simposio lettori copertina

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venerdì 31 dicembre 2021

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - TRE, NUMERO IMPERFETTO (BLANCA OCCHIUZZI 02)

Sinossi:

Non è un fascicolo come gli altri quello che un giorno compare sulla scrivania del commissario Martusciello: il corpo senza vita del cantante napoletano Gennaro Mangiavento, in arte Jerry Vialdi, viene trovato allo stadio San Paolo di Napoli; il cadavere di una donna misteriosa al Bentegodi di Verona. I corpi composti in posizione fetale, l'assenza di segni di violenza, la sfida lanciata ai tutori della legge, metodo e follia nel celare in bella vista un segreto inconfessabile. La polizia brancola nel buio, ma non la sovrintendente Blanca Occhiuzzi: bellissima, senza vista dalla nascita, costretta dal buio che l'avvolge a percepire con gli altri sensi ciò che la circonda e i tremiti degli uomini. Sarà lei, questa volta, a prendere per mano Martusciello, e a guidarlo col suo intuito sensuale nel buio della mente dell'assassino. Una scrittura trasgressiva, allusiva, densa di misteri e doppi sensi, con una musicalità esotica, quasi esoterica.

 

Commento:

Attenzione, nella quarta di copertina c'è un errore significativo: Blanca non è "priva di vista dalla nascita", ma è ipovedente e lo è diventata a seguito di certe vicende. Detto questo, "Tre, numero imperfetto" è il secondo capitolo della saga di Blanca Occhiuzzi, quello in cui si cominciano ad approfondire i personaggi, i loro caratteri e le evoluzioni delle loro dinamiche interpersonali. Questa storia, francamente, mi è piaciuta meno rispetto alla precedente, l'ho trovata meno coinvolgente, ma anche questa è stata una buona lettura, propedeutica ai capitoli che verranno. Restano ferme le considerazioni che ho espresso nella recensione al primo volume, ossia l'importanza dell'ambientazione, la singolarità del linguaggio che è un po' la cifra distintiva dei gialli di questa serie, nonché la perfetta dimensione in cui è inserita Blanca rispetto al contesto. Da notare, in aggiunta, la grande musicalità che tutto, in questi gialli, contribuisce a creare: leggendo si ha quasi l'impressione di ascoltare un buon blues, ritmato, sincopato, vellutato ma incisivo e pregnante.

 

Opera recensita: "Tre, numero imperfetto" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2012

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli, Verona

Pagine: 192

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

      

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - BLANCA

    Sinossi:

Il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori sono alle prese con un caso spinoso: l’omicidio di un pregiudicato, due sparizioni, una donna ritrovata in un cratere e tutto sembra collegarsi. L’uno è un ostinato uomo del popolo, l’altro un piedipiatti che si da arie da aristocratico, ma è solo quando alla coppia si unisce Blanca, ipovedente specialista di intercettazioni che le indagini prendono il largo: bellissima, costretta dal buio che l’avvolge a percepire con gli altri sensi ciò che la circonda e i tremiti degli uomini. I tre scopriranno presto una trama criminale che dai vicoli della città vecchia arriva alle grandi piazze del centro, senza risparmiare nessuno, senza nessuna pietà.

 

Commento:

Pubblicato per la prima volta da Flaccovio Editore nel 2009 e ripubblicato da E/O nel 2013, Blanca è il primo volume della serie di gialli, scritta da Patrizia Rinaldi, con protagonista la soprintendente Blanca Occhiuzzi. Da questa serie di gialli è stata liberamente… molto, troppo liberamente tratta l'omonima serie tv andata in onda su Rai 1 tra fine novembre e metà dicembre. Uno e un solo merito ha, per quanto mi riguarda, la fiction: avermi fatto scoprire i gialli (al momento quattro con un quinto in uscita a breve) che, lo dico senza mezzi termini, sono di gran lunga migliori. Ma veniamo a questo primo romanzo: è il passe-par-tout che ci fa entrare nel mondo di Blanca, del commissario Martuscello – uomo di popolo, ironico, sagace e testardo – e dell'ispettore Liguori – che pur venendo da ambienti più altolocati ha scelto un mestiere che lo porta in strada, a mischiarsi con ben altra umanità. Ciascuno di loro, in combutta con gli altri personaggi – primo fra tutti Carità – contribuisce a creare un mondo pennellato con varie sfumature di colore ed ombra, con vaghi, occasionali, eterei lampi di luce, gentilezza, cuore. In questo mondo incerto ed infido si muove sicura Blanca Occhiuzzi, ipovedente e molto conscia di sé, delle proprie capacità, bisogni e possibilità (contrariamente alla Wonder woman tratteggiata nella fiction). La protagonista della storia è lei, certo, ma la sua comparsa sulla scena è magistralmente calata nel contesto: Blanca non è mai primadonna, mai presenza ingombrante o sproporzionata rispetto agli altri personaggi; Patrizia Rinaldi riesce a farla risultare naturale nel proprio posto di lavoro e nell'ottica di un'indagine e della soluzione di un caso. L'altra grande protagonista di questo giallo – e di questa serie – è Napoli, anzi Napoli e Pozzuoli trattate come unicum, l'una che si allunga e ingloba l'altra come in uno stato mentale più che un luogo geografico. L'ambientazione gioca qui un ruolo importantissimo perché è parte della mentalità dei personaggi, né determina pensieri, pulsioni, approcci e movimenti e non può davvero essere ignorata o, peggio, sostituita con una qualunque città di mare. Altra componente fondamentale che rende unici i gialli della Rinaldi è il linguaggio: uno stile particolarissimo, estremamente barocco, ricercato sì, ma al contempo passionale, centrato, preciso. Ecco, questo può essere un particolare ostico, all'inizio, nella lettura, ma ben presto la difficoltà iniziale si supera perché è impossibile non immergersi nel contesto e lasciarsi prendere dall'incedere della storia. Decisamente una bella scoperta è stata, per me, questa serie di gialli così singolari ed inconsueti, così bella che ho già letto il secondo volume e presto procederò con gli altri.

 

Opera recensita: "Blanca" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2013 – prima ed. Flaccovio, 2009

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli

Pagine: 208

Prezzo: 9,99 (ed. 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

martedì 21 settembre 2021

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL VISITATORE NOTTURNO

        Sinossi:

La paura può trasformare il risveglio nel peggiore degli incubi. Questo il tipo di angoscia di cui si nutre lo psicopatico che ha tolto il sonno agli abitanti di Manhattan. Scivola negli appartamenti nel cuore della notte, sposta qualche oggetto, osserva la vittima dormire. Poi se ne va. I segni del suo passaggio sono quasi impercettibili: nessuna violenza fisica, solo lievi manomissioni dello spazio con cui si appropria dell'intimità altrui, sconvolgendola. Si fa chiamare il Fabbro, ed è in grado di violare qualsiasi serratura. Scassinare, per lui, è arte e ragione di vita. Un'ossessione al servizio di un gioco perverso che la polizia di New York non sa decifrare. E per calarsi nelle profondità impastate di follia di una mente criminale, ancora una volta, non c'è nessuno come Lincoln Rhyme, chiamato a investigare insieme ad Amelia Sachs, moglie e inseparabile collega. Ma le indagini subiscono una battuta d'arresto quando Rhyme, finito sotto accusa per errori commessi in un caso precedente, viene sollevato dall'incarico con effetto immediato. Ci vorrà ben altro, tuttavia, per tenere lontano dall'azione il miglior criminologo sulla piazza.

 

Commento:

Il visitatore notturno è il sedicesimo volume della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs ed arriva, tre anni dopo Il taglio di Dio, proprio al momento giusto, proprio quando stavamo cominciando a pensare – con tristezza e sconforto crescenti – che Deaver volesse concludere o abbandonare la serie, che stesse per perdere mordente. Sono particolarmente lieta di constatare che non è affatto così: quella di Rhyme è la mia serie preferita in assoluto e, dopo la prova – per quanto mi riguarda deludente – della nuova serie con Colter Shaw, anelavo un ritorno alle origini. Ebbene, Il visitatore notturno è stato proprio un ritorno a casa: ho ritrovato tutto ciò che mi appassiona in questa serie, la tensione continua, i colpi di scena dietro ogni angolo, la sensazione di non sapere mai cosa accadrà alla prossima pagina, l'astuzia e la genialità di Rhyme e del "cattivo" di turno che stavolta è il "fabbro", un Sosco sin troppo narcisista per i miei gusti, uno che, pur essendo bravo, si compiace troppo e commette degli errori… nulla a che vedere con l'Orologiaio. Rhyme e i suoi, invece, sono in grande spolvero e i meccanismi narrativi scorrono alla perfezione: è stato proprio un piacere ritrovarsi nella confort zone che credevo perduta ed ancor più piacevole è stato intuire che non sarà l'ultima volta che incontreremo Lincoln e gli altri. C'è ancora tanto da scoprire e da vivere, tanti criminali da scovare grazie alle prove scientifiche, al ragionamento logico, al lavoro di squadra e alle diverse abilità di un team affiatato e collaudato… Inoltre non ho ancora voglia di rinunciare al modo tutto speciale, lucido e perspicace, che Deaver ha di affrontare questioni sociali spinose, dibattute e spesso scottanti: è un maestro e non si smentisce mai, neanche quando parla di social, problemi di sicurezza e complottisti dell'ultima ora. Un ottimo ritorno, dunque, che fa ben sperare per il futuro.

 

Opera recensita: "Il visitatore notturno" di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: Rosa Prencipe

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: New York

Pagine: 464

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

domenica 22 agosto 2021

RECENSIONE: KATRINE ENGBERG - ALI DI VETRO

    Sinossi:

    Nella fontana più antica di Copenaghen galleggia il cadavere nudo di una donna: è morta altrove, dissanguata, e le telecamere di sorveglianza della zona hanno registrato una figura incappucciata che all'alba la scaricava nell'acqua da una bici da carico. Le indagini vengono affidate a Jeppe Kørner, al quale spetta il difficile compito di ricostruire come l'assassino sia riuscito a portare a termine un omicidio tanto scenografico in piena area pedonale. Tanto più che questa volta non c'è Anette Werner al suo fianco: la collega sta tentando di imparare a convivere con il suo nuovo e inatteso ruolo di mamma, nonostante l'istinto della poliziotta non la lasci in pace. È proprio lei a spingerlo a esplorare gli angoli più bui della capitale danese e a penetrare il cuore del suo sistema sanitario, fino al confronto con responsabili e collaboratori di un istituto rivolto a giovani con problemi psichici, che porta l'armonioso nome di "Residenza La farfalla". Gente che sembra avere un'idea molto personale di cosa significhi dare assistenza a chi ne ha bisogno. Ma Jeppe avrà anche l'occasione di entrare in contatto con chi sta dall'altra parte: quelli che la società non è in grado di accogliere, i "malati" che nessuno vuole perché rovinano l'immagine di comunità ordinata a cui i "sani" aspirano. Ragazzi non integrati in grado di dimostrargli che la fragilità può nascondere una grande forza, e che anche con le ali spezzate è possibile volare.

 

Commento:

Secondo, atteso episodio della serie con il tormentato Jeppe Korner e la scoppiettante ed irrequieta Anette Werner, ambientata nella bella ed elegante Copenaghen. Stavolta l'assistente di polizia Jeppe Korner dovrà confrontarsi con una serie di omicidi particolarmente truculenti, legati a doppio filo ad un istituto chiuso da anni, la Residenza La farfalla. Dovrà occuparsene da solo, visto che Anette, la sua compagna di squadra, non è in servizio perché ha appena partorito una bimba. Ma gli altri membri della sua squadra non sono Anette e per lei la bimba, per quanto desiderata, è difficile da gestire… le manca troppo il lavoro. Così, mentre Jeppe annaspa in un'indagine che lo condurrà in un vicolo cieco, lei indaga per conto proprio. Entrambi, per vie parallele, incontreranno una realtà tanto avvilente quanto realistica, quella dei ragazzi con problemi psichici, quella dei reparti in cui vengono – o dovrebbero essere – curati, quella degli interessi che ruotano attorno ad un paziente dal futuro compromesso.

Ali di vetro poteva essere un thriller migliore, se ci fosse stato maggior approfondimento sui personaggi e se si fosse andati un po' più a fondo nella trama… ma è un libro che fa riflettere, fa pensare, perciò lo consiglio, nell'attesa di un terzo capitolo di questa saga che ha molto potenziale ma che ancora non decolla.

 

Opera recensita: "Ali di vetro" di Katrin    e Engberg

Editore: Marsilio, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Copenaghen, Danimarca

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 14 luglio 2021

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - REGINA ROSSA

Sinossi:

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un'intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l'aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell'intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell'auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell'unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c'è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.

 

Commento:

"Regina Rossa" è il titolo del primo capitolo di una trilogia che sta spopolando in Spagna e in altri Paesi del mondo, ma è anche il nome di un personaggio importante del romanzo, Antonia Scott. È lei la "regina rossa", parte di un progetto internazionale della massima riservatezza che si occupa di catturare criminali di alto livello in tutta Europa. Ma Antonia non è solo questo: è la persona con il più alto QI al mondo, è una mente che sta al di sopra delle menti, e nonostante questo è molto umana. Da tre anni ha deciso di non lavorare più per il progetto, ma a quanto pare ora c'è bisogno di lei: un ragazzino è stato ucciso seguendo uno strano rituale e una donna è stata sequestrata. Cos'hanno in comune? Sono i figli di due tra i personaggi più ricchi ed influenti d'Europa e forse del mondo e… ai loro genitori è stato chiesto un riscatto quantomai inconsueto, segreto e pesante da pagare. Chi c'è dietro questi crimini? A scoprirlo è chiamata proprio Antonia insieme al malcapitato ispettore Jon Gutierrez, sua spalla ed aiuto – suo malgrado – in questa storia apparentemente statica e già letta, ma che in realtà, senza che ce ne accorgiamo, ci attira in un vortice di tensione. Un romanzo con poca caratterizzazione dei personaggi – aspetto perdonabile visto che è il primo di una serie – e inesistente introspezione psicologica. Un thriller godibile, da leggere se non si vuol stare troppo a pensare… ottimo per l'estate, in cui qualche brivido che tuttavia non impegni troppo i neuroni cotti dal sole è sempre gradito.

 

Opera recensita: "Regina rossa" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 430

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

domenica 20 giugno 2021

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - NERO LUCANO

        Sinossi:

La vista che si presenta di fronte a Viola Guarino, anatomopatologa chiamata per un sopralluogo sulla scena del delitto, è orribile: un uomo con la testa spaccata, letteralmente, in due. È un ingegnere di origini lucane che da tempo abita a Varese, tornato al paese per affari. Ma quali affari? La sua efficientissima segretaria – e forse amante – ne ha perso per ore le tracce proprio alla vigilia di un accordo milionario. E la moglie Leda, che detesta la Basilicata, si mostra vaga fino al punto di essere sospetta.

Le fin troppo sensibili «antenne» di Viola, un po’ scienziata e un po’ strega, colgono una tensione erotica più torbida rispetto a un semplice triangolo – o quadrato – extraconiugale. O forse si sta lasciando influenzare dal ritorno del sostituto procuratore Loris Ferrara, irresistibile e sfuggente come il giorno in cui si sono incontrati – e come il giorno in cui si sono lasciati? Prima che possa fare ordine tra prove, intuizioni e sentimenti, però, si scopre un nuovo cadavere. C’è stata un’altra vittima, prima dell’ingegnere. L’assassino firma i suoi crimini lasciando al suo passaggio tracce che sembrano sberleffi: una mappa del territorio fin troppo dettagliata, una pagina dalla Divina Commedia. Non c’è dubbio che colpirà ancora.

Una Matera invernale e inquietante, di straordinario fascino tra tempeste e gravine, fa da sfondo a una corsa contro il tempo sulle tracce di un serial killer implacabile. Per inseguirlo, in sella alla sua moto, Viola Guarino dovrà attraversare diverse sfumature di nero: dentro e fuori dall’animo umano.

 

Commento:

Fascinazione, malia, sensualità, inquietudine, brivido, mistero… sono solo alcuni degli elementi – anzi, delle sensazioni intense – che ritroviamo in Nero lucano, il secondo romanzo con protagonista l'anatomopatologa Viola Guarino. Mentre, sul piano sentimentale, confusione, smarrimento, amarezza e voglia di ribellione si mescolano ad una tensione erotica quasi opprimente, una scia nera guida i passi della dottoressa un po' strega che ama parlare con la gente, sentire cosa gli altri hanno da dire o, molto più spesso, non vorrebbero dire. Istinto, sesto senso, preveggenza, profonda sensibilità, capacità di decifrare altri segni, predisposizione a cogliere sollecitazioni metafisiche unite al legame viscerale con la sua terra e la sua gente si uniscono al rigore scientifico: un mix perfetto che rende Viola Guarino la migliore, ma anche la più chiaccherata, guardata con sospetto, osservata speciale. Ma che Viola sia tenace e sappia fare bene il suo lavoro è un fatto, perciò quando le viene sottoposto il cadavere di un ingegnere grottolese lei deve capire, guardare ciò che gli altri non colgono, ascoltare ciò che gli altri non sentono… e lo stesso farà con le altre vittime, finché non arriverà, non senza fatica e tribolazioni,  alla soluzione del caso. Tra personaggi ingombranti e figure eteree, si viaggia in bilico tra la bellezza crepuscolare e struggente delle terre del  Sud d'inverno e quel senso di imminente tragedia che precede la morte violenta. Incontrare Viola Guarino vuol dire immergersi in un mondo a metà tra l'estrema concretezza e la volatilità di una sensazione, vuol dire lasciarsi guidare tra le pagine che raccontano il fascino nero di una terra stordente ed ammaliatrice. Un viaggio dal quale è difficile tornare nello stesso stato di quando si era partiti e dal quale è altrettanto difficile staccarsi: l'auspicio è di ritrovarla presto in nuove storie, Viola Guarino, perché la voglia di incontrarla e di percorrere con lei, a bordo della sua moto, vie antiche che sanno di terra e di storia, è davvero tanta.

 

Opera recensita: "Nero lucano" di Piera Carlomagno

Editore: Solferino, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Basilicata

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 19 giugno 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - FIGLIA DELLA CENERE

Sinossi:

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» 
Dopo Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.

 

Commento:

Ritrovare Teresa Battaglia è, ormai, un piacere cui è difficile sottrarsi, tantomeno rinunciare: questa commissaria dall'autorevolezza naturale e dall'umanità debordante ha conquistato i cuori di tanti lettori, compreso il mio, sin dalla sua prima comparsa in Fiori sopra l'inferno. La ritroviamo, in questo nuovo romanzo, più provata, fragile, coraggiosa che mai: la sua malattia è giunta ad un punto cruciale, che le rende difficile – se non impossibile – continuare nel suo lavoro. Teresa lo sapeva che questo momento sarebbe arrivato e che sarebbe stato difficile, ma non immaginava che a complicare le cose ci sarebbe stato il passato, un passato struggente e pericoloso, un nodo doloroso che le cambiò la vita e che resta ancora da sciogliere… un nodo incarnato da un uomo che ha ucciso e salvato e che torna a far parlare di sé.

Figlia della cenere è un noir diverso dai precedenti della serie, sebbene ugualmente intenso e trascinante: è diverso perché il suo fascino non si concentra tanto sulla natura circostante, sul territorio, sul male che viene da fuori, quanto invece su quello che tocca Teresa da vicino, da dentro. È un romanzo profondamente introspettivo, una specie di resa dei conti che ci permette di conoscere meglio Teresa, il suo passato, ciò che l'ha resa la roccia che è, per poter scendere all'inferno con lei, per tenerla per mano mentre affronta i suoi demoni. Non è l'ultima volta che la incontriamo, per fortuna: il finale è più che aperto e guida verso nuovi spunti, nuovi sviluppi e – c'è da scommetterlo – nuove emozioni.

 

Opera recensita: "Figlia della cenere" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

martedì 25 maggio 2021

RECENSIONE: ALICE BASSO - IL GRIDO DELLA ROSA (ANITA BO 02)

    Sinossi:

Torino, 1935. Mancano poche settimane all'uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell'Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l'è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

 

Commento:

Pochi giorni fa Alice Basso ci ha regalato il secondo, atteso capitolo della nuova serie ambientata nel 1935 con protagonista la ventenne, irriverente, esuberante Anita Bo. La ritroviamo, appena due mesi dopo l'inizio del nuovo lavoro alle Edizioni Monné, molto più saggia e cresciuta e, soprattutto, con una nuova, grande passione per i gialli, quelli delle riviste ed anche quelli veri. Non può esimersi ormai, la nostra Anita, dall'interessarsi alle questioni – in cui le capiti d'imbattersi e, in quel periodo, erano parecchie - in cui sia stata perpetrata un'ingiustizia. Quando sente parlare di Gioia Bratti, una ragazza madre sordomuta rimasta uccisa mentre cercava di entrare nella villa in cui si festeggiava l'adozione del suo bambino, Anita non può fare a meno di dispiacersi per la giovane, ma anche di notare che ci sono delle incongruenze. Notazione confermata dal suo datore di lavoro Sebastiano Satta Ascona che, casualità, a quella festa era presente e di incongruenze e stranezze ne ha viste anche lui… Quando poi, a casa della professoressa – nonché sua amica – Candida Fiorio, Anita ascolta i racconti commossi e indignati di Diana, l'amica di Gioia, il quadro si complica e si fa oscuro… l'ingiustizia c'è stata, bisogna solo capire chi l'ha commessa. E fosse facile, specialmente in un periodo in cui tutti vedono tutto e di muoversi liberamente non se ne parla, figurarsi di indagare, specie per una donna, anzi, un'avvenente ventenne di buona famiglia… Ma la giustizia deve trionfare, anche fosse solo tra le pagine di una rivista, così Anita e Sebastiano escogitano piani, trovano alleati anche improbabili, si avventurano in luoghi proibiti… tutto pur di scoprire la verità e denunciare, seppur clandestinamente, l'ennesimo misfatto. Tutto, tranne mettere a rischio gli amici: è questo il loro unico cruccio, è questo ciò che cercano di evitare… o almeno ci provano. L'amicizia, la condizione femminile, la moralità ipocrita sono alcuni dei temi chiave di questo giallo storico leggero, scanzonato eppure profondamente toccante. La giusta prosecuzione di una serie che ci regala e ci regalerà sempre nuove emozioni, ma anche spunti sulla storia, la letteratura, le usanze, le tradizioni, il folclore, le voci e i silenzi di un'epoca oscura, ma che va conosciuta. Il grido della rosa lascia aperte molte porte che speriamo vengano, se non chiuse almeno varcate, in un prossimo libro, atteso almeno quanto lo era questo. Bella serie, da leggere.

 

Opera recensita: "Il grido della rosa" di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2021

Genere: giallo storico, seriale

Ambientazione: Torino, 1935

Pagine: 304

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

lunedì 17 maggio 2021

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - L'UOMO DEL PORTO (VANINA GUARRASI 04)

Sinossi:

Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta.

Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, era un tipo solitario, che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. Niente debiti, né legami con la malavita. Eppure qualcuno lo ha ucciso, lasciando il suo corpo nel letto dell’Amenano, un corso d’acqua che secoli fa un’eruzione dell’Etna ha ricoperto di lava e che ora scorre sotto il centro storico della città. Vanina Guarrasi – la cui esistenza si è complicata, casomai ce ne fosse bisogno, per via di una minaccia di morte giunta dalla mafia palermitana – prende in mano l’indagine. Di indizi, nemmeno l’ombra. Il mistero è assai complesso, e forse ha le sue radici nel passato ribelle della vittima. Per risolverlo, però, Vanina potrà contare ancora una volta sull’aiuto dell’impareggiabile commissario in pensione Biagio Patanè.

 

Commento:

Maggio… maggio è un bel mese per tutti i lettori perché sono tante le novità editoriali che ci giungono fra le mani. Per me, da qualche anno, maggio è sinonimo di un appuntamento letterario che attendo con aspettative e trepidazione: quello con il vicequestore Vanina Guarrasi. Mi sono ormai affezionata a questa sbirra palermitana che lavora nella stupenda Catania – una città che da tanto mi attira inspiegabilmente – e che adoro per i suoi modi spicci, un po' scostanti, ma anche per la tenacia, l'impulsività, la convivialità mai esagerata o ostentata che sa generare, il profondo senso di umanità che promana da lei, da chi la circonda e persino dall'ambientazione così suggestiva e peculiare. In questa quarta indagine la ritroviamo alle prese con l'omicidio di un professore di filosofia, irreprensibile e impegnato nel sociale, uno che davvero non dava motivo di essere inviso a nessuno… eppure è stato ucciso. Ma, per quanto sia interessante ed intricata l'indagine, quel che più ci inchioda alle pagine è la vicenda personale di Vanina che – come immaginerà chi ha letto il giallo precedente, La salita dei saponari – è sotto scorta. E chi la conosce lo sa che per Vanina una situazione del genere, con limitazioni, regole, controllo è a dir poco insostenibile. Parlavo prima di senso di umanità… bene, quello che si genera attorno a Vanina in quest'episodio, con doni inaspettati, carinerie commoventi e gesti di grande empatia non si può chiamare in altro modo se non… umanità, famiglia, casa. E sarà che a me piacciono le storie in cui si respira quest'aria di famiglia anche dove famiglia non c'è, dove oltre all'indagine c'è un lato umano che non va mai a soverchiare la trama gialla ma che anzi con essa si compenetra… sarà per Vanina, sarà per Catania, per il cibo, la Sicilia, tutti i personaggi, la scrittura così sobria, discreta eppure profonda e accogliente… sarà come sarà, ma Vanina è diventata una dei miei personaggi preferiti degli ultimi anni… l'aspetto ad ogni uscita e non mi stancherei mai di leggerla, mi piacerebbe conoscerla tanto che quasi rimpiango che non esista davvero. Questo quarto libro lo consiglio a chi abbia già letto i precedenti… questa è una di quelle serie in cui è meglio non fare i furbetti e balzare già all'ultimo libro senza aver letto gli altri… non ve lo consiglio, non l'apprezzereste. Una serie, questa, che va gustata come un buon vino accompagna una ricca cena: portata dopo portata, senza abbuffarsi né scolarsi la bottiglia… lentamente, così dura più a lungo.

 

Opera recensita: "L'uomo del porto" di Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Catania, Sicilia

pPagine: 328

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

          

lunedì 29 marzo 2021

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - SANGUE INQUIETO

        Sinossi:

Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d'agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant'anni prima. Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un'indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste scuramente intrecciate.

 

Commento:

Sangue inquieto, quinto capitolo della bellissima serie Le indagini di Cormoran Strike, è un giallone lungo e corposo su cui ho un'opinione quantomai controversa. Adoro tutto di questa serie, i protagonisti, i comprimari, il modo di indagare lento e pacato, le descrizioni di luoghi, eventi e personaggi in modo a dir poco puntuale, la cura dei dettagli, persino la lunghezza dei romanzi che permette di dedicare alla lettura il giusto tempo… stavolta, però, in più punti mi sono sentita persa, smarrita, persino sul punto di chiudere il libro e rimandare la lettura ad un altro momento… cosa impensabile, per quanto mi riguarda, per un poliziesco. Il problema principale che poi racchiude tutti gli altri, a mio parere, è che Galbraith – alias J. K. Rowling, lo ricordiamo per i più smemorini – ha decisamente voluto strafare: un tomo di più di mille pagine con quella narrazione lenta che tanto mi era piaciuta nei romanzi precedenti, ma anche con una quantità di personaggi, storie, cambi di versione, ricordi mutevoli… decisamente difficile da seguire e da gestire. Ho avuto, in più punti, l'impressione che ci fosse uno stallo nella trama, non vedevo vie d'uscita. Il finale, poi, l'ho trovato sorprendente, sì, ma non incisivo quanto avrei sperato dopo cotanto impianto narrativo… per capirci, avrei voluto qualcosa che mi facesse saltare dalla sedia, che mi facesse pensare "ah, ecco dove voleva arrivare, magia magia!"… non l'ho trovata.

Ecco, dopo questa sfilsa di considerazioni non propriamente esaltanti, vengo ora a dirvi che il romanzo mi è comunque piaciuto. Cosa mi sia piaciuto di preciso non lo so neanch'io, ma non mi sento di dire che sia un flop, una battuta d'arresto né tantomeno che abbandonerò la serie. Anzi, continuerò a leggere i volumi che arriveranno con la stessa voracità, ad attenderli con la stessa trepidazione, sebbene anche con un pizzico di timore in più per ciò che mi attenderà. Strike e Robin li ho trovati in sintonia come e più del solito, il cold case era interessante sebbene vi prendessero parte troppi personaggi… dai, tutto sommato, non un cattivo libro.

 

Opera recensita: "Sangue inquieto" di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 1104

Prezzo: 24,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 20 gennaio 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LUCE DELLA NOTTE

Sinossi:

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile.

 

Commento:

Luce della notte, il terzo capitolo della stupenda saga che Ilaria Tuti dedica alla commissaria Teresa Battaglia e al suo Friuli, è un romanzo coraggioso. Coraggioso come chi decide di affrontare il buio, gli spettri, la notte dell'anima e del cuore.

Coraggioso come Chiara, la bambina della storia, che non si sottrae al sogno che la mette di fronte a un'atrocità più grande di qualsiasi cosa lei possa tollerare; coraggioso come Giulia, la mamma di Chiara, che illumina la notte in cui è costretta la figlia con colori, luci, fiabe e speranza instancabile; coraggioso come Teresa Battaglia, l'anziana commissaria che affronta se stessa e il suo destino ogni giorno e non ha paura di seguire un'intuizione e rischiare tutto; coraggioso persino come il giovane e supponente Marini, che nonostante tutto si affida alla sua commissaria e la segue rischiando anche lui. È coraggioso, questo romanzo, proprio come lo è la sua autrice, capace di ndare oltre il dolore, di affrontarlo con un'arma potente, la scrittura, che diventa catarsi, che diventa salvezza. Luce della notte è una storia su come affrontare la paura scavando dentro se stessi per trovare la forza di attraversare la notte. È una storia di bambini coraggiosi e di madri che li aspettano e condividono con loro la sofferenza; è una storia di coraggio. Leggetela, come e più degli altri romanzi di Ilaria Tuti.

 

Opera recensita: "Luce della notte" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Friuli

Pagine: 256

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.     

lunedì 11 gennaio 2021

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - I QUATTRO CANTONI (LOLITA LOBOSCO 08)

Sinossi:

Bari, inizio di dicembre, mancano pochi giorni a San Nicola. Mentre la commissaria Lolita Lobosco e il suo nuovo amore Giancarlo Caruso si godono la notte in una casetta di pescatori a Polignano, nella vicina Torre a Mare un uomo viene ammazzato nella sua villetta; sul corposaranno trovate tracce di orrende sevizie. La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un muro: due uomini di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo. Quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine, il caso sembra chiuso, ma l'origine etnica dei presunti assassini non fa che soffiare sul fuoco di un clima di odio e razzismo strisciante. Solo Lolita – che continua a dividere le sue passioni tra relazioni complicate, cucina del Sud e dedizione alla giustizia – non è convinta dell’esito delle indagini: alcuni dettagli non quadrano proprio. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, cominciano a insanguinare la città. Un filo sembra legare queste morti misteriose, e la bella commissaria cercherà cercherà di dipanarlo a rischio della sua carriera, e della sua stessa vita. In una Puglia fascinosa e crepuscolare, va in scena una     nuova avventura della spavalda poliziotta barese, che la consacra come originale protagonista della commedia noir all'italiana.

 

Commento:

Mi è piaciuto davvero tanto, quest'ultimo (per ora) romanzo della serie con Lolita Lobosco: è quello che mi è piaciuto di più, quello che più mi ha coinvolta. Ed effettivamente i requisiti per essere un ottimo romanzo li ha tutti: personaggi ben caratterizzati, una serie consolidata, una città insospettatamente enigmatica in cui il rosso del Natale alle porte si mescola con quello del sangue… e poi il cibo, le tribolazioni, il mistero. E di mistero qui ce n'è davvero tanto: questa serie, già bella ab initio, è cresciuta ad ogni capitolo ed è diventata sempre più nera, cosa che, personalmente, non posso che apprezzare. I quattro cantoni è la più noir delle indagini della sceriffa in Louboutin, quella in cui lei stessa rischia di più, quella che la riappacifica con la squadra, con l'amore e forse con se stessa. Consigliato, come tutta la serie.

 

 

Opera recensita: "I quattro cantoni" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2020

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 270

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 26 dicembre 2020

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - VERITà IMPERFETTE

Sinossi:

La scienza investigativa a volte non basta. Anche al più esperto dei detective è capitato quel caso in cui ogni certezza si sgretola, le ipotesi si dissolvono. Per fortuna, però, ci sono uomini come il cacciatore di ricompense Colter Shaw, che arriva quando gli eventi stanno per precipitare, in missioni che parrebbero disperate, se non impossibili, e risolve. Lui non segue le regole, ma ha un prezioso decalogo ereditato dal padre che comprende la valutazione delle probabilità, i calcoli basati sulle percentuali e un largo uso delle tecniche di sopravvivenza. Questa volta lo vediamo in azione a Chicago, sulle tracce di una pittrice svanita nel nulla dopo un weekend lontano dal marito, e poi in Kansas, al fianco della polizia, a contrattare con un folle per la vita di un ostaggio. Due sfide insospettabilmente complesse per la mente inquieta di Colter, che dovrà ricorrere a tutte le sue risorse per setacciare il terreno d’indagine alla ricerca di una conclusione. Tra frammenti di verità imperfette, dove nulla è come appare.

 

Commento:

Quelli contenuti in Verità imperfette sono due racconti, brevi e tutto sommato gradevoli, con protagonista Colter Shaw, il cacciatore di ricompense, il nuovo (si fa per dire) personaggio creato da Deaver. Si sarà forse intuito, dal sarcasmo delle righe precedenti, che non amo particolarmente Colter Shaw e la serie a lui dedicata… questi racconti confermano la mia idea, sebbene – trattandosi di opere brevi – le incongruenze e le voragini che costellano i primi due romanzi della serie non si notano. Si tratta in definitiva di due lavori per Colter, uno a Chicago a ritrovare una moglie artista scomparsa nel nulla, l'altro nel Kansas, nell'America centrale, alla ricerca di una ragazzina scappata da casa. Mentre cerca quest'ultima fuggitiva, Shaw si imbatte in un altro caso per cui darà una mano alla polizia del luogo… ma lo farà a modo suo.

Due racconti gradevoli, ripeto, ma non propriamente il top per questo autore dalla fantasia inesauribile.

 

Opera recensita: "Verità imperfette" di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2020

Genere: raccolta di racconti, seriale    

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 128

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5.

          

venerdì 18 dicembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - DOPO TANTA NEBBIA (LOLITA LOBOSCO 07)

Sinossi:

Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo –mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone... Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

 

Commento:

Nel settimo romanzo della serie, la nostra commissaria – ormai promossa questora – si ritrova ben due casi fra capo e collo e per di più in due città diverse. Come sa bene chi ha letto Mare nero, il romanzo precedente a questo, Lolita è stata promossa questore a Padova, ma non è facile, per una barese D.O.C. che ama il sole, il mare, il calore, abituarsi alla nebbia e all'intolleranza. Lolita ha nostalgia della sua città, degli odori, dei sapori, dell'affetto; non ha legato con i sottoposti, non si trova bene nell'appartamento troppo grande che le è stato destinato; non ha nessuno con cui confidarsi. Provvidenziale e risolutivo sarà il consiglio del vicequestore Caruso, un siculo affascinante e perspicace che alla nostra Lolì sembra tenerci parecchio. Sul piano lavorativo, il caso con cui Lolita si deve confrontare è tutt'altro che facile e la soluzione non sarà indolore. Un ragazzo è scomparso e, tranne suo nonno, nessuno sembra occuparsene: è scomparso mesi prima, in orario scolastico, ma gli inquirenti non hanno seguito il protocollo e la questione è caduta nel dimenticatoio. Il nonno del ragazzo, però, non si rassegna e interpella direttamente la questora che, ovviamente, si prende a cuore la questione, tantopiù che sulla sorte del ragazzo ha da subito un brutto presentimento. Le circostanze – e una determinazione ferrea – la riportano poi a Bari dove dovrà affrontare la scomparsa di una musicista dalla doppia vita. È durante quest'indagine che Lolita fa un incontro che, c'è da scommetterci, avrà risvolti positivi anche nei prossimi romanzi. E Caruso? Anche lui di certo lo ritroveremo, visto che di mollare Lolita proprio non se ne parla.

Un altro episodio della briosa, ma al contempo impegnata, serie di Lolita Lobosco che fra leggerezza e ironia affronta come sempre temi importanti: il bullismo, i giovani, la droga, il senso di colpa, le scelte sbagliate… e anche l'amore, la cucina, la femminilità. Un'altra storia accattivante fra giallo e rosa che mi conduce dritta verso l'ultimo – per ora – capitolo della serie, I quattro cantoni, che leggerò a brevissimo.

 

Opera recensita: "Dopo tanta nebbia" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2017

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Padova-Bari

Pagine: 208

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

giovedì 3 dicembre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - LA STREGA

    Sinossi:

Marie Wall, celebrata star di Hollywood, è tornata a Fjällbacka per le riprese di un film su Ingrid Bergman di cui è la protagonista, e in paese non si parla d'altro. Trent'anni prima, quando era ancora una ragazzina, Marie e la sua amica del cuore erano state accusate di aver ucciso la piccola Stella, una bambina di appena quattro anni, la cui morte aveva profondamente scosso l'intera comunità. Quando alle porte di Fjällbacka, dove ora riecheggiano i suoni dell'estate, un'altra bambina scompare misteriosamente nelle stesse circostanze, il ricordo di quei drammatici eventi riaffiora con forza. Può davvero essere una coincidenza? Per capire se esiste un collegamento tra passato e presente, Patrik Hedström e la sua squadra devono disseppellire verità taciute per lunghi anni. Ed Erica, che al caso Stella lavora già da un po', ha intenzione di fare di tutto per aiutare la polizia, mettendo a disposizione la sua principale abilità: quella di scavare a fondo nei vecchi casi di omicidio, cercando di scoprire che cos'è realmente accaduto e, soprattutto, perché. Intanto, intorno a loro cresce la paura, paura dell'ignoto e del diverso, che esaspera il clima di sospetto e alimenta un odio che arde come fuoco. In una rinnovata caccia alle streghe, quella stessa terra che secoli prima era stata illuminata da innumerevoli roghi, innalzati in nome di una folle lotta contro il demonio, minaccia di bruciare ancora, e di perdersi in un'immensa oscurità.

 

Commento:

La strega è un giallo moderno, crudo, toccante, con frequenti incursioni nel passato – com'è d'uso per Camilla Lackberg – e in questo caso tra il 1671 e il 1672. È in quegli anni che si fece più intensa e cruenta la caccia alle streghe che riguardò, come tutta Europa, anche la Svezia e in particolare la zona di Fjallbacka. La parte moderna della storia non ha direttamente a che fare con le streghe, ma a sua volta si snoda fra gli anni ottanta e i giorni nostri e porta con sé il suo bel carico di problemi. Se l'omicidio di una bambina – anzi due – non fosse abbastanza, in questo libro la Lackberg affronta temi caldi come l'immigrazione, il disagio giovanile, i sensi di colpa, le stragi e l'uso indiscriminato delle armi. Come sempre, l'autrice rivela una grande attenzione verso le problematiche e le evoluzioni della società e una grande sensibilità nell'affrontarne le paure e le contraddizioni. Qualche pagina e qualche ridondanza in meno avrebbero probabilmente giovato alla leggibilità del romanzo, ma La strega rimane comunque un'ottima opera capace di travalicare il genere letterario e di porre all'attenzione anche dei più reticenti problemi e contraddizioni presenti in Svezia come in tutto il mondo occidentale. A giudicare dal finale e dal fatto che non sono stati pubblicati volumi successivi a questo negli ultimi tre anni, sembrerebbe quasi che la Lackberg volesse chiudere qui la serie di Erica Falk e Patrik Edstrom… beh, sarebbe un peccato. Sarebbe bello se, dopo o contemporaneamente alla serie di Faye Adelheim, tornassero in libreria le storie di Erica, Patrik, Martin, Anna e tutti gli altri.

 

Opera recensita: "La strega" di Camilla Lackberg

Editore: Marsilio, 2017

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 688

Prezzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 7 ottobre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - IL DOMATORE DI LEONI

Sinossi:

L'inverno è particolarmente gelido, e le vie di Fjällbacka sono quasi deserte: i ristoranti affollati, il porto brulicante di barche e i turisti a passeggio sono solo un ricordo. Mentre l'intero paesino che guarda al Mare del Nord sembra in letargo, una ragazza vaga confusa nel bosco carico di neve. È ferita, procede incespicando a piedi scalzi, gli occhi simili a due buchi neri in un viso bianchissimo. La sua fuga ha fine quando, raggiunta la strada, un'auto la investe, uccidendola. All'arrivo di Patrik Hedström e della sua squadra di investigatori, la giovane vittima è già stata identificata. Di lei si erano perse le tracce da quattro mesi. Ma il suo corpo porta i segni di un'inimmaginabile violenza che nessun incidente può spiegare, e il pensiero di Patrik corre subito alle altre adolescenti, così simili tra loro, misteriosamente scomparse negli ultimi due anni. Potrebbe davvero esserci un collegamento? Intanto, Erica Falck è alle prese con un nuovo libro. Sta facendo ricerche su un'oscura tragedia famigliare che ha portato alla morte di un uomo, una vecchia storia che, iniziata con il festoso arrivo di un circo, con il passare del tempo si è trasformata sempre più in una macabra leggenda senza risposte. Tra le due indagini potrebbe esistere un punto di contatto, un segreto custodito per amore che negli anni ha generato e sostenuto una spirale di odio incomprensibile: mai come questa volta Erica e Patrik dovranno scavare negli abissi del male più impenetrabile, diabolicamente protetto da un'apparente normalità.

 

Commento:

Un'altra storia interessante nata dalla prolifica penna di Camilla Lackberg, un altro giallo ambientato nella cittadina di Fjallbacka, nel sud della Svezia, affacciata sul Mare del Nord; un altro giallo con Patrik Edstrom ed Erica Falk. Il domatore di leoni è un altro giallo in cui la Lackberg affronta la tematica della parità di genere e lo fa a modo suo, dimostrandone ancora una volta una latitanza se non inesistenza. Cinque ragazze scomparse, una ritrovata in fin di vita con lesioni terribili. Fin dove arriva la perversione, l'odio, la malvagità? Con questo libro non potremo che chiedercelo. Purtroppo, anche se la storia e buona e scritta in modo competente, con prosa sicura, il problema che riscontro in molti dei gialli di quest'autrice è la ripetitività del plot, che porta le storie ad appiattirsi, a risultare quasi prevedibili e un po' tutte simili. Però sono gialli che si fanno leggere e che suscitano curiosità, perciò continuo a consigliarli e soprattutto a leggerli.

 

Opera recensita: "Il domatore di leoni" di Camilla Lackberg

Editore: Marsilio, 2016

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 464

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 16 settembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - SPAGHETTI ALL'ASSASSINA (LOLITA LOBOSCO 05)

Sinossi:

Per cucinare gli spaghetti all'assassina, il piatto più famoso di Bari, ci vuole la padella in ferro nero che si trova solo nella città vecchia. Ed è proprio lì che sorge il ristorante di Colino Stramaglia, inventore della famosa ricetta. Una mattina di primavera, all'apertura del locale, il grande chef viene trovato morto ammazzato in maniera talmente efferata da far sospettare un torbido movente passionale. Quale grave sgarbo avrebbe commesso l'illustre personaggio per meritare una fine così orrenda? E quanti misteri si celano dietro al mondo sempre più competitivo dell'alta cucina? Fra le persone informate sui fatti, un affascinante cuoco algerino, una spogliarellista brasiliana e un capocameriere con un'aria da becchino uscito da un film western. A indagare è il commissario Lolita Lobosco, che stavolta trova imbrattate di sangue le sue due attività preferite: l'amore e la cucina. Sullo sfondo di una città sempre più pulp, una nuova intricata indagine, con fosche tinte da noir mediterraneo, metterà a dura prova l'abilità e l'istinto della caparbia investigatrice barese.

 

Commento:

Spaghetti all'assassina, il quinto capitolo della serie con Lolita Lobosco, è un giallo tendente al noir, ed in particolare al noir mediterraneo. Sensualità. Esotismo, amore e soprattutto cucina sono gli ingredienti di una buona ricetta dal gusto piccante, ben bilanciato e non troppo dolciastro… è un piacere ritrovare Lolita, le sue manie, i suoi problemi e quel nonsoché che la rende irresistibile e unica. Dall'alto delle sue Louboutin percorre a passi decisi la strada della giustizia, prendendo di tanto in tanto qualche abbaglio, ma usando sempre l'intelligenza, l'intuito e il cuore. Sono queste le sue carte vincenti, nel lavoro come nella vita. Stavolta la vittima è un famoso chef donnaiolo che aveva inventato proprio l'Assassina… ucciso, peraltro, in un modo inconsueto ma altamente allusivo: l'incaprettamento. Non sarà facile per Lolita districarsi tra gli indizi che non arrivano e le insidie della vita privata che, peraltro, è abbastanza – sin troppo – discussa lì alla omicidi. Un giallo con risvolti noir che ridà forza alla serie impedendole di appiattirsi su se stessa. Ho apprezzato particolarmente una sorta di ridimensionamento della vena rosa: pur apprezzando molto le vicende sentimentali di Lolita, in qualche caso, nei libri precedenti, mi aveva vagamente disturbato che la trama sentimentale invadesse e talvolta rubasse la scena al giallo, Bene, in Spaghetti all'assassina ciò non accade. È un libro che consiglio, che mi è piaciuto e che mi riporta decuplicata la voglia di continuare a leggere di Lolita. Perciò… à bientot!

 

Opera recensita: "Spaghetti all'assassina" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2015

Genere: Giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 192

Prezzo: 12,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

martedì 25 agosto 2020

RECENSIONE: JOHN CONNOLLY - TUTTO CIò CHE MUORE (CHARLIE PARKER 01)


Sinossi:
Charlie Parker, detto Bird, lavora come detective privato a New York dopo aver lasciato la polizia in seguito a una terribile esperienza: l'assassinio della giovane moglie e della loro bambina di tre anni. Il caso di cui si occupa, la sparizione di una coppia di ragazzi, lo porta a contatto con un mondo di orrori e violenze inaudite. E, soprattutto, lo porta a individuare la figura di un sadico serial killer, che strappa la pelle del viso alle sue vittime dopo averle mutilate.

Commento:
Cadaveri, cadaveri e ancora cadaveri. In nessuno dei molti thriller che ho letto finora credo di aver mai visto il numero di morti che ho incontrato in questo primo capitolo della corposa serie di Charlie Bird Parker. E il particolare sorprendente – ma neanche tanto – è che… la cosa non mi è dispiaciuta, nel senso che il romanzo è, nella sua folle implausibilità, del tutto plausibile. Mi spiego meglio, è necessario: Charlie "Bird" Parker era uno sbirro di New York, uno sbirro alcolista con una figlia di tre anni, Jennifer, e una moglie, Susan, con cui i rapporti si erano dolorosamente raffreddati proprio a causa della bottiglia. Charlie Parker era, dunque, uno sbirro, poi una sera, rientrando a casa dal bar, ha trovato in casa la morte: Susan e Jennifer erano state barbaramente uccise, scorticate, accecate e mutilate. Da quel giorno Bird non ha mai più toccato un sorso d'alcool, non è più stato un poliziotto e, soprattutto, non ha smesso di cercare l'assassino. Mesi dopo l'omicidio, una duplice traccia mette in moto Bird: da un lato la scomparsa di due ragazzi lo conduce in Virginia e poi di nuovo a New York, alle prese con un orrore indicibile le cui vittime, da trent'anni, sono dei bambini; dall'altro c'è una vecchia, Tante Marie, a New Orleans, che ha avuto la visione di una ragazza dispersa nella palude, morta ricevendo lo stesso macabro trattamento di Susan e Jennifer. Il killer, ora lo sa, è il Viaggiatore e non ha intenzione di fermarsi. Passando attraverso vari stadi di orrore e di violenza, l'ormai investigatore privato Charlie Parker, accompagnato da pochi amici e molti nemici, si mette sulle tracce di questo assassino che sembra aver superato ogni forma di razionalità, ogni parvenza di legame con la ragione e che sembra avere una macabra predilezione per l'arte, oltre che elevate conoscenze mediche. Un primo incontro con un personaggio assolutamente interessante, un investigatore che non ha paura di ammettere le proprie debolezze, che non ha paura di gettarsi nella mischia e di sporcarsi le mani, che non ha paura di guardare in faccia il male per combatterlo, anche se questo significa rimanerne permeato. Credo che leggerò ancora di lui, tuttavia devo avvisarvi: questa non è una lettura per tutti. Se non reggete l'orrore, il sangue, la morte violenta, questo libro non fa per voi. Se cercate per forza una spiegazione razionale alla follia umana, questo libro non fa per voi, perché a certe cose davvero, non si può trovare spiegazione: bisogna solo affrontarle, continuare a leggerle, perché potrebbe accadere, purtroppo, che qualcosa di simile accada nella realtà… quindi, meglio essere preparati.

Opera recensita: "Tutto ciò che muore" di John Connolly
Editore: Rizzoli, 2000 – Time Crime, 2015
Genere: hard-boiled, seriale
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 464
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 8 agosto 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - GIOCO PERICOLOSO (LOLITA LOBOSCO 04


Sinossi:
Una nuova indagine del commissario Lolita Lobosco. Durante la partita decisiva per la qualificazione in serie A del Bari, al san Nicola muore un giocatore. Una morte naturale, si direbbe, però con qualche mistero di troppo. Pochi mesi dopo, infatti, il commissario Lolita, indagando su quello che a tutti è sembrato un incidente, si imbatte in un intrigo internazionale destinato a colpire le fondamenta del calcio italiano. Un losco mix di sport e malavita che rischia di sconvolgere anche la vita di Lolì.

Commento:
In una Bari dalla vitalità smorzata dalla crisi economica, poche cose restano alla gente per sperare, far festa ed esultare. E quando una delle più sacre, il calcio e più specificamente la biancorossa Bari calcio, viene insozzata dal torbido, allora anche l'aria natalizia è funesta e sottotono. Funesto, sottoterra e nero come l'uva è pure il morale della commissaria Lolì, alla quale non c'è che dire, l'amore non sorride proprio. Le cose con Giovannisuo – il bel sostituto procuratore Panebianco, per intenderci – non vanno bene per niente e la solitudine si sa, si fa sentire specie sotto le feste e specie per una che non è fatta per stare sola. E tuttavia, ben presto Lolì dovrà sforzarsi di distogliere i pensieri foschi dall'amoresuo e concentrarsi sul lavoro: c'è un'indagine complessa ad attenderla, un'indagine a cui è arrivata lei, col suo fiuto sbirresco che le cose che non vanno gliele fa intuire da lontano. Quando il capitano del Bari Domenico Scatucci muore in campo durante il decisivo derby Bari-Lecce, tutti sono sgomenti, ma nessuno può ancora immaginare cosa salterà fuori diversi mesi dopo, in seguito alla morte di uno che col calcio sembrava non c'entrare nulla, Vittorio Lamuraglia, un vecchio amico di Lolita che peraltro ci aveva parlato giusto prima che venisse investito da un camion. Ciò che viene fuori è, a tutti gli effetti, un intrigo internazionale, anzi mondiale, che scuote il calcio, i giocatori, i tifosi, dalla Lega Pro ai Mondiali. E tutto passa per Bari, per i quartieri degradati e per quelli della Bari bene, per la malavita e l'élite… gente losca e figure insospettabili, tutti uniti nella venerazione del dio denaro. Fra incontri piacevoli tra colleghe, turbamenti amorosi, vino e piatti succulenti, il commissario Lolì conclude un'altra indagine che, stavolta, la mette seriamente – sebbene inconsapevolmente – in pericolo. Ma lei va dritta sulla sua strada, sulle sue Loboutin tacco 12 e a noi piace così, impavida, che prende la vita di petto, con gioie, dolori e rogne.
Gioco pericoloso, il quarto capitolo di questa bella serie, è un giallo-rosa godibile, che forse mi è piaciuto un filo meno dei precedenti, ma semplicemente perché non riesco a farmi piacere Giovannimio e il suo modo così incolore di vivere l'amore. Detto questo, ancora un giallo esuberante, leggero ma non troppo, piacevole da leggere. Lolita e Gabriella Genisi non deludono mai.

Opera recensita: "Gioco pericoloso" di Gabriella Genisi
Editore: Sonzogno, 2014
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Bari
Pagine: 191
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 4 agosto 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - IL SEGRETO DEGLI ANGELI


Sinossi:
Decisa a cominciare una nuova vita, Ebba fa ritorno a Valö, la splendida isola della sua infanzia affacciata sulle casette bianche e le rocce scoscese di Fjällbacka, nell'idillio dell'arcipelago svedese. Vuole rimettere a posto la colonia che le appartiene e che non ha più rivisto dal giorno in cui, una vigilia di Pasqua di molti anni prima, la sua famiglia scomparve nel nulla, lasciando dietro di sé solo una tavola apparecchiata a festa e una bambina di un anno che vagava smarrita. Nessuno li rivide più; nessuno fu mai in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto. Un mistero che da sempre stuzzica la curiosità di Erica Falck, ora entusiasta all'idea di poter riprendere in mano la sua personale indagine su quell'oscura storia. Sembra però che per Ebba non ci sia pace. Qualcuno vuole allontanarla, disposto a qualsiasi cosa per proteggere il segreto dell'isola. Dopo un incendio scoppiato nella notte, le minacce si fanno sempre più incalzanti: Ebba ha già perso tutto, eppure c'è ancora qualcuno che desidera la sua morte. A Erica e Patrik non resta che unire le forze per trovare le ragioni di un rancore che gli anni non hanno placato, cominciando da un debole indizio: vecchie tracce di sangue che i lavori di restauro hanno portato alla luce nella colonia di Valö. Una sorta di filo rosso che si snoda a ritroso, conducendo a un passato lontano quando, all'inizio del secolo scorso, Fjällbacka conobbe una misteriosa «fabbricante di angeli».

Commento:
Ottavo libro della serie I delitti di Fjallbacka, Il segreto degli angeli è un buon giallo che, come molti di questa serie, strizza l'occhio al noir: sono sempre più presenti le implicazioni socio-politiche nelle complesse trame architettate da Camilla Lackberg. In quest'ennesima storia ambientata nell'arcipelago di Fjallbacka, una storia di colpe e pesanti eredità familiari si intreccia a vicende politiche, segreti e dolorosi episodi recenti, in un mix complicato, ma tutto sommato piacevole. In questo più che in altri romanzi della serie ho avuto l'impressione di perdermi nel caos di trame e sottotrame, anche considerando quelle familiari e private dei poliziotti e di Erica Falk e Patrik Edstrom, ma come sempre la quadra si trova e tutte le tessere vanno al loro posto. Un buon giallo, sebbene forse non il migliore della serie.

Opera recensita: "Il segreto degli angeli" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2015
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Svezia
Pagine: 480
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.