simposio lettori copertina

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giovedì 4 agosto 2016

RECENSIONE: ALMUDENA GRANDES - TROPPO AMORE


Sinossi:

UNA MATTINA COME TANTE, AD ACCOGLIERE MARIA JOSÉ SÀNCHEZ SUL POSTO DI LAVORO È UNA TELEFONATA CHE LA RIPORTA INDIETRO DI QUALCHE ANNO, AI TEMPI IN CUI ERA UNA RAGAZZA CON I CAPELLI MOLTO LUNGHI E UNA SPICCATA VOCAZIONE ARTISTICA. A RITUFFARLA IN QUEI GIORNI È LA VOCE DI JAIME, IL VECCHIO COMPAGNO DELL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI, CHE LE ANNUNCIA LA MORTE DI MARCOS, UN COMUNE AMICO. JAIME E MARCOS. VECCHI COMPAGNI, MA NON SOLO. DIETRO I LORO NOMI SI SQUARCIA UN PASSATO CHE NON È MAI PASSATO: ODORE DI ACQUARAGIA, DI HASHISH, DI CORPI SUDATI, IMMAGINI DI UN TRIANGOLO AMOROSO. TRE RAGAZZI, TRE DIVERSI TALENTI CHE, PROCEDENDO INSIEME, AVEVANO SCOPERTO IL PIACERE, PROVATO IL SENSO DEL POSSESSO, L'EBBREZZA DELLA SFIDA ALLE CONVENZIONI. UN LEGAME FORTE, UNA PASSIONE TOTALE CHE SBOCCIANDO SI CONSUMA, E CONSUMA CHI NE È TRAVOLTO. ROMANZO DI SENTIMENTI E NOSTALGIE, "TROPPO AMORE" È SOPRATTUTTO LA STORIA DI UNA FORMAZIONE ARTISTICA ED EROTICA, AI TEMPI DELLA MADRID ESALTANTE ED ECCESSIVA DELLA MOVIDA.

 

Maria Jose lavora in una grande casa d’aste, compra e vende opere d’arte, quelle opere che forse, se in passato avesse creduto un po’ più in se stessa, magari avrebbe dipinto. E’ annoiata, apatica, indifferente agli altri, non ricorda neanche i nomi delle tante persone con cui ha a che fare ogni giorno. Perciò, quando una mattina la sua segretaria le passa una telefonata annunciandole il nome del chiamante lei pensa subito ad un abbaglio, ad un’omonimia… chi la chiama non può essere quel Jaime che non vede da tanti anni e che ha amato tanto… e invece sì, è proprio lui e ciò che deve dirle non è piacevole: il loro amico Marcos è morto, si è suicidato.

La notizia scuote Maria Jose che si tuffa nei ricordi e, nelle 24 ore che passano tra la chiamata di Jaime e il funerale, ripercorre con la mente quegli anni, quel 1984 che ha vissuto così intensamente e che ricorda come il periodo migliore della sua vita.

Maria Jose, Jaime e Marcos hanno vissuto un rapporto che da semplice ménage-à-trois si è trasformato in un amore segreto, diverso, completo. Le manchevolezze dell’uno si compensavano nelle capacità dell’altro e tutti i pezzi si incastravano in un puzzle stupendo… ma purtroppo le cose belle spesso non sono destinate a durare a lungo… così un bel giorno il fragile equilibrio del trio si rompe e le vite dei tre ragazzi non saranno mai più le stesse, non saranno mai più complete perché mancherà sempre una parte del gruppo.

Il libro è scorrevole, scritto con uno stile diretto ma non lapidario, descrittivo e pieno di particolari, ma chiaro e lucido. Una storia che raccoglie la leggerezza della vita da studenti, la svogliatezza e la precarietà di tutti gli artisti boemiens, una buona dose di tensione erotica e una serie di problemi, di disagi psicologici che fanno riflettere. Tuttavia, nonostante sia interessante e ben scritto, questo libro non mi ha convinto fino in fondo… non so bene perché, ma non mi ha trasmesso quel pathos che, credo, l’autrice volesse instillare nel lettore attraverso le riflessioni di Jose, i suoi sensi di colpa, le incertezze ed infine il senso di abbandono e di fine.

In definitiva, ve lo consiglio per una lettura non impegnata: si legge in un giorno e si dimentica altrettanto velocemente… almeno, questa è la mia attuale impressione!

 

Opera recensita: “troppo amore” di Almudena Grandes

Editore: Guanda, 2011

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Madrid, 1984-1985

Pagine: 166

Consigliato: sì/no.

 

lunedì 1 agosto 2016

RECENSIONE: SILVIA RONCHEY - IPAZIA, LA VERA STORIA.


Sinossi:

"C'era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d'Egitto il cui nome era Ipazia." Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. La sua femminile eminenza accese l'invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte. Fu aggredita, denudata, dilaniata. Il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell'impero romano bizantino: il cristianesimo. Perché? Con rigore filologico e storiografico e grande abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce in tutti i suoi aspetti l'avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, sullo sfondo del tumultuoso passaggio di consegne tra il paganesimo e il cristianesimo. Partendo dalle testimonianze antiche, l'autrice ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall'antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo e orientamento.

Per citare un famoso film con Massimo Troisi, pensavo fosse un romanzo storico e invece era un saggio storiografico! Eh sì perché, fuorviata dalla quarta di copertina, pensavo di trovarmi di fronte ad un romanzo o ad un testo divulgativo in cui si raccontava la storia di Ipazia, la sua vita e poi la sua morte atroce. Invece no, la storia di Ipazia c’è, ma è prevalentemente nella prima parte del libro (circa 60 pagine). Per il resto l’autrice, docente universitaria e bizantinista di professione, raccoglie ed analizza con dedizione, passione e dovizia di particolari tutte le fonti storiografiche che parlano di Ipazia, partendo dagli autori suoi contemporanei per arrivare a Diderot. Ed in effetti, nel corso dei secoli, di questa donna filosofa, scienziata, matematica, si è parlato tanto ed in toni contrastanti e molta della sua fama è arrivata ai giorni nostri per via del modo in cui è stata uccisa: assalita mentre tornava da una lezione, denudata, fatta a brandelli, data alle fiamme. Tutto questo per ordine dell’allora Patriarca di Alessandria, il Vescovo Cirillo che nutriva invidia per il potere, la bellezza, l’intelligenza di Ipazia.

Silvia Ronchey ci rende edotti dei tanti modi in cui la storiografia tardo antica, medievale e moderna ha descritto quest’abominio: i più vicini al cristianesimo cirilliano lo vedono a dirittura come legittimo, gli avversari di Cirillo invece lo reputano deprecabile, i più lontani dal cristianesimo lo usano come argomentazione contro questa religione… Sta di fatto che quello di Ipazia è considerato il primo assassinio del fanatismo cristiano. Il libro è suddiviso in tre parti: “chiarire i fatti”, dove l’autrice ci racconta la storia di Ipazia ed il contesto storico-culturale in cui ha operato; “tradire i fatti”, in cui si parla delle numerose fonti storiografiche che narrano di lei; “interpretare i fatti”, in cui l’autrice mette ancora in luce i contrasti nelle interpretazioni storiografiche in relazione all’epoca ed alla corrente religiosa da cui lo storico proviene.

Ora, al di là del mio errore iniziale, il libro è interessante, se preso per quello che è, ossia un saggio documentato e puntuale delle fonti storiografiche che parlano di Ipazia. Perciò, se siete interessati a questo tipo di lettura non posso che consigliarvelo; se invece vi aspettate un romanzo o un testo divulgativo non è questo il libro che fa per voi.

 

Opera recensita: “Ipazia, la vera storia” di Silvia Ronchey

Editore: Rizzoli, 2010

Genere: saggio storiografico

Ambientazione: Alessandria d’Egitto

Pagine: 318

Consigliato: sì/no

Consigli correlati: Film “Agorà” di Alejandro Amenabar.

 

 

sabato 30 luglio 2016

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

martedì 26 luglio 2016

RECENSIONE: WULF DORN - LA PSICHIATRA


Sinossi:

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare all'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...

 

Chi può dire cosa è vero e cosa non lo è? E chi ci assicura che sapere la verità sia sempre la cosa migliore? Sono questi gli interrogativi davanti ai quali ci pone questo thriller psicologico.

E’ lunedì mattina e la giovane psichiatra Ellen Roth arriva al lavoro in ritardo. Ha appena accompagnato in aeroporto il suo collega e compagno Chris che parte per una lunga vacanza in Australia con un amico. Ellen è turbata perché prima di partire Chris le ha strappato una promessa: occuparsi di una nuova paziente, giunta da poco in clinica, alla quale lui tiene molto perché pensa che sia in pericolo. Ellen va a farle visita e trova una donna in evidente stato di choc, chiusa in se stessa, con chiari segni di maltrattamenti che, a suo dire, le sono stati procurati dall’uomo nero, il temibile personaggio delle fiabe. Ellen nota che la donna parla con una voce infantile, come se fosse regredita allo stato di bambina. Anche quando si allontana da lei Ellen non riesce a non pensare alle sue condizioni e a cosa o chi possa averla ridotta così. Il giorno successivo, però, la paziente senza nome è scomparsa e nessuno sembra averla mai vista, a parte Ellen e Chris che però è irraggiungibile in Australia. Ellen comincia a cercarla e contemporaneamente riceve strane telefonate ed avvertimenti di vario tipo da un uomo che sembra essere collegato alla donna sconosciuta. Da qui comincerà un percorso pericoloso ed oscuro che porterà Ellen ad una sconvolgente, remota ed amara verità dalla quale le sarà molto difficile venire fuori indenne. Ad aiutarla in questo percorso c’è solo il suo collega Mark che si rivelerà la sua unica ancora di salvezza.

Il libro è scritto con stile scorrevole, la tensione è palpabile ad ogni pagina e cresce di pari passo con il baratro buio verso cui si ha sempre l’impressione di precipitare. Un thriller psicologico in piena regola con tanto di colpi di scena finali, non uno, ma molti in rapida successione. La storia, che per buona parte del libro sembra essere quasi ordinaria, “normale”, assume connotati assolutamente imprevisti. Mi è piaciuto? Sì, molto, l’ho letto d’un fiato e ve lo consiglio!

 

Opera recensita: “La psichiatra” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2010

Genere: triller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 399

Consigliato: sì.

 

domenica 24 luglio 2016

RECENSIONE: SARA RATTARO - SPLENDI PIù CHE PUOI


Sinossi:

L'amore non chiede il permesso. Arriva all'improvviso. Travolge ogni cosa al suo passaggio e trascina in un sogno. Così è stato per Emma, quando per la prima volta ha incontrato Marco che da subito ha capito come prendersi cura di lei. Tutto con lui è perfetto. Ma arriva sempre il momento del risveglio. Perché Marco la ricopre di attenzioni sempre più insistenti. Marco ha continui sbalzi d'umore. Troppi. Marco non riesce a trattenere la sua gelosia. Che diventa ossessione. Emma all'inizio asseconda le sue richieste credendo siano solo gesti amorevoli. Eppure non è mai abbastanza. Ogni occasione è buona per allontanare da lei i suoi amici, i suoi genitori, tutto il suo mondo. Emma scopre che quello che si chiama amore a volte non lo è. Può vestire maschere diverse. Può far male, ferire, umiliare. Può far sentire l'altra persona debole e indifesa. Emma non riconosce più l'uomo accanto a lei. Non sa più chi sia. E non sa come riprendere in mano la propria vita. Come nascondere a sé stessa e agli altri quei segni blu sulla sua pelle che nessuna carezza può più risanare. Fino a quando nasce sua figlia, e il sorriso della piccola Martina che cresce le dà il coraggio di cambiare il suo destino. Di dire basta. Di affrontare la verità. Una verità difficile da accettare, da cui si può solo fuggire. Ma il cuore, anche se è spezzato, ferito, tormentato, sa sempre come tornare a volare. Come tornare a risplendere. Più forte che può.

 

Da qualche mese è uscito, per Garzanti, l’ultimo libro della scrittrice genovese Sara Rattaro, intitolato “splendi più che puoi”.

Il titolo farebbe pensare ad un romanzo leggero, da ombrellone, magari una storia sentimentale da “e tutti vissero felici e contenti”, di quelle che piacciono tanto alle donne perché le fanno piangere e sognare. Beh, non è proprio così, ma qualcosa di vero in questa descrizione c’è: questo libro fa piangere le donne, ma di rabbia e di dolore. Sara Rattaro, infatti, racconta la storia di Emma, una ragazza come tante che sposa l’uomo sbagliato e che questo errore lo paga caro, fino in fondo.

Marco, suo marito, quello che la ricopriva di attenzioni e sembrava sempre sapere ciò di cui lei avesse bisogno, proprio lui la picchia, la tiene segregata in una casa di montagna per sei anni, la chiude al freddo di una cantina buia, le impedisce di parlare con i genitori e con l’ufficio. Ma Emma, dopo sofferenze indicibili riesce a liberarsi da questa prigione privata. Lo fa per Martina, la figlia nata da questo matrimonio infelice, perché lei non debba subire ciò che sta passando lei, perché Martina si salvi ed abbia una vita vera, come le altre bambine.

Il dramma di Emma è privato, interiore, lei lo nasconde a se stessa ed agli altri, dapprima perché si illude che sia passeggero, poi per paura. Ma la follia di un uomo malato è più forte di una donna sola, impaurita e debilitata. Così la vita di Emma non sarà facile neppure quando, finalmente, riuscirà a venirne fuori: sarà sempre spaventata, perseguitata dall’ombra di Marco, della famiglia di lui che sa e non vuole vedere, del passato e anche del futuro. Non sarà facile per Emma e per Martina superare quegli anni durissimi e ricominciare a splendere.

Il libro è ben scritto, si legge d’un fiato sia per la prosa scorrevole ed intensa dell’autrice, sia per l’importanza e l’attualità del tema trattato. Tuttavia, ho letto altri due romanzi di Sara Rattaro e quest’ultimo è quello che mi ha coinvolto meno: è come se l’autrice, che pure ci ha abituati a storie forti raccontate con grande intensità e sensibilità, non fosse qui riuscita a tirar fuori tutte le emozioni della storia. E’ come se ci fosse qualcosa che non è ancora uscito dalla mente di Emma e che quindi non è arrivato sulle pagine. Mi ha emozionato meno, nonostante fossi molto toccata dal tema. Ad ogni modo questa è una valutazione soggettiva, quindi comunque ve lo consiglio.

 

Opera recensita: “splendi più che puoi” di Sara Rattaro

Editore: Garzanti, narratori moderni, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione una città italiana e il paesino di San Biagio

Pagine: 250

Consigliato: sì.