simposio lettori copertina

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venerdì 17 settembre 2021

RECENSIONE: LUCY DILLON - IL TEMPO DELLE NUOVE POSSIBILITà

    Sinossi:

Dall'autrice del Rifugio dei cuori solitari e di Piccoli passi di felicità una storia sull'importanza di guardare sempre avanti e di cercare nuove occasioni di crescita senza mai dimenticare da dove veniamo e ciò che siamo stati: molto spesso è proprio il passato a indicarci quale strada imboccare.

Un atelier da rilanciare. Un compagno di avventure furbo e affettuoso. Una nuova vita da scoprire passo dopo passo.

Se c'è una cosa che Lorna ha imparato dall'amica Betty è che il coraggio è un abito da indossare con disinvoltura, anche quando tremiamo dalla paura. La stessa che ora la trattiene dall'aprire la porta della galleria d'arte che ha acquistato per realizzare il sogno di fare l'artista a Longhampton, dove è nata e cresciuta. Per fortuna non è sola ad affrontare questa nuova avventura. Accanto a lei c'è un amico dalle lunghe orecchie morbide e dal musetto curioso: è Rudy, il bassotto che Betty le ha affidato e che, al pari della sua precedente padrona, non sembra temere l'incertezza che accompagna i grandi cambiamenti. Con i suoi occhioni neri, invita Lorna a non perdersi d'animo e a scorgere le mille possibilità che un ritorno alle origini può riservarle. Se è vero che Longhampton è il luogo dove il suo cuore si è spezzato per la prima volta e uno scomodo segreto ha messo radici, è altrettanto vero che è l'unico posto in cui si è sentita davvero a casa. L'unico in cui ha conosciuto il calore di una famiglia unita e ha provato il sapore dolce del vero amore. Per questo, come le ricorda ogni giorno Rudy scodinzolandole attorno e non perdendola mai di vista, è giusto che Lorna abbia scelto di tornare dove tutto è cominciato. Le basta varcare la soglia dell'atelier e lasciare che tutto vada come deve andare. Perché solo qui, rivisitando il passato e trovando la forza di sciogliere i nodi irrisolti, Lorna riuscirà a far entrare di nuovo la luce nella propria vita e a dare spazio alla promessa di una felicità in grado di durare per sempre.

 

Commento:

Il tempo delle nuove possibilità è un romanzo gradevole, scorrevole, non troppo impegnato né troppo sdolcinato che parla di quanto il coraggio di buttarsi, di provare possa diventare energia positiva e motore di buone idee condivise. Un buon romanzo inglese dal sapore tutto autunnale, pieno di cani, arte, colori e tazze di thè, con protagoniste normali, con pregi e difetti, in grado di unirsi, di fare rete per cambiare le cose e, soprattutto, per cambiare se stesse e il corso che ha preso la loro vita. Lorna, Tiffany, Joyce e tutte le altre, cani compresi, tengono buona compagnia e mettono di buon umore senza troppe smancerie. Un romanzo "Feel good", "Self help", "Uplit" o comunque vogliate chiamare questo nuovo filone narrativo che mette al centro il benessere delle persone attraverso le storie… da leggere nei prossimi mesi, nei lunghi pomeriggi d'autunno o d'inverno con un plaid, un bollitore sempre acceso e possibilmente il tepore e la compagnia di un pelosetto.

 

Opera recensita: "Il tempo delle nuove possibilità" di Lucy Dillon

Editore: Garzanti, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 420

Prezzo: 19,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 7 agosto 2021

COMMENTO: LEV TOLSTOJ - GUERRA E PACE

    Sinossi:

Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche - dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 - è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo». Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

Commento:

Ci sono, nell'immaginario di ogni lettore, libri mitologici che tutti sognano, un giorno o l'altro, di leggere e soprattutto di concludere. Per me Guerra e pace è sempre stato uno di questi. L'ho cominciato, armata di coraggio, a marzo scorso insieme ad un gruppo di lettori. La prima parte, scorrevole e leggera, mi aveva appassionata, ma all'aumentare della difficoltà trovavo mille scuse, letture più urgenti, impegni reali e sempre meno voglia di leggere. Ho riprovato a proseguire a più riprese, ma evidentemente non era ancora giunto il momento. Ormai, però, nella mia mente si era piantato il seme della sfida, così per questo agosto in cui sapevo di avere più tempo e la mente più libera, me lo sono posto come obiettivo e sorprendentemente ce l'ho fatta prima del previsto: l'ho finito, in solitaria, in appena cinque giorni. Obiettivo raggiunto, dunque, ma so già che la mia storia con questo libro non finisce qui: non lo recensirò, non ne sono in grado, per lo meno in questo momento. Sarebbe facile per me buttare lì quattro cose lette e rilette sull'analisi storica della guerra, sulle peculiarità dei personaggi… ma non voglio farlo, né tantomeno ho intenzione di gridare al capolavoro, non perché non lo sia, ma perché per dirlo dovrei averlo compreso ed assimilato completamente e mi rendo conto che per farlo avrei bisogno almeno di un altro paio di letture. Francamente, non è una cosa che farò presto, tuttavia posso dire di averlo apprezzato, di essermi appassionata alle storie raccontate, un po' meno alla parte saggistica e prettamente argomentativa che Tolstoj – ricordando vagamente Hugo nei Miserabili – inframmezza alla narrazione. Lo rileggerò, magari fra molti anni, perché so cosa aspettarmi e soprattutto perché sento che quest'epopea così complessa eppure appassionante ha ancora molto da darmi. Per ora sono soddisfatta, ma solo per ora.

 

Opera recensita: "Guerra e pace" di Lev Tolstoj

Editore: Garzanti, 2007 (prima ed. italiana 1891)

Genere: romanzo storico, saggio

Ambientazione: Russia, 1805-1820

Pagine: 1472

Prezzo: 16,00 €Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

      

martedì 22 giugno 2021

PIER PAOLO PASOLINI - AMADO MIO. PRECEDUTO DA ATTI IMPURI

    Sinossi:

«Se è dalla mia vita che ho raccolto il materiale di questo libro, vuol dire che non ho avuto paura di farlo… E se ho avuto, al contrario, troppo coraggio, prego il lettore di indignarsi contro la violenza, non contro l’anomalia dell’amore.»

I due brevi romanzi Atti impuri e Amado mio testimoniano la giovinezza friulana di Pier Paolo Pasolini. Per trent’anni, come fossero una colpa, sono rimasti inediti, sempre sul punto di essere pubblicati ma inesorabilmente tenuti nascosti al tenero e innocente animo della madre. Amado mio è il racconto compiuto di uno scandaloso incontro estivo, un amore apparentemente fallito tra spiagge e balli pomeridiani. Atti impuri – testo ricavato da tormentate stesure dattiloscritte – narra invece le giornate di un giovane professore che descrive l’ossessione del suo eros e insieme l’impegno a trasmettere l’amore per la poesia ai ragazzi del paese. Al tempo stesso autonomi testi letterari e preziosi documenti, con queste opere Pier Paolo Pasolini ci offre un’autobiografia in via di trasformarsi in vero e proprio romanzo e «preso nei lacci dell’“anomalia” dei suoi amori, ci dà», come scrive Attilio Bertolucci, «due idilli, e insieme elegie, della gioventù».

 

Commento:

Questo volume, che comprende due romanzi brevi, è il mio primo, concreto e compiuto approccio alle opere di Pier Paolo Pasolini. Ho incontrato, in queste pagine, un narratore schietto eppure trattenuto, sincero e passionale eppure accorto nell'esporre i suoi – o gli altrui – tormenti. Quelli qui contenuti sono racconti molto intimi ed altrettanto espliciti della frenesia amorosa, del desiderio fisico, della ricerca della pienezza in un corpo da parte di un professore (in atti impuri) e di un giovane (in Amado mio). C'è, qui, un racconto dell'amore omosessuale che evidenzia da un lato l'irrinunciabilità ed insopprimibilità del desiderio, dall'altro la coscienza del fatto che si tratta di qualcosa di malvisto, peccaminoso, mal tollerato. Si notano ancora, soprattutto in Atti impuri, sprazzi di compassione del narratore verso le "vittime" della sua passione, quasi che non volesse traviarle, tormentarle, sporcarle. Ma c'è, altresì, l'impossibilità di rinunciare a loro. Un'opera tormentata, estremamente moderna e avanti rispetto al periodo in cui fu scritta,  che, narrativamente parlando, ci regala un punto di vista lucido ed autentico su qualcosa che ancora oggi si fa colpevolmente sin troppa fatica a decifrare.

 

Opera recensita: "Amado mio" preceduto da "Atti impuri" di Pierpaolo Pasolini

Editore: Garzanti, prima ed. 1982

Genere: narrativa-autobiografia

Ambientazione: Friuli-Veneto

Pagine: 216

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 25 maggio 2021

RECENSIONE: ALICE BASSO - IL GRIDO DELLA ROSA (ANITA BO 02)

    Sinossi:

Torino, 1935. Mancano poche settimane all'uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell'Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l'è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

 

Commento:

Pochi giorni fa Alice Basso ci ha regalato il secondo, atteso capitolo della nuova serie ambientata nel 1935 con protagonista la ventenne, irriverente, esuberante Anita Bo. La ritroviamo, appena due mesi dopo l'inizio del nuovo lavoro alle Edizioni Monné, molto più saggia e cresciuta e, soprattutto, con una nuova, grande passione per i gialli, quelli delle riviste ed anche quelli veri. Non può esimersi ormai, la nostra Anita, dall'interessarsi alle questioni – in cui le capiti d'imbattersi e, in quel periodo, erano parecchie - in cui sia stata perpetrata un'ingiustizia. Quando sente parlare di Gioia Bratti, una ragazza madre sordomuta rimasta uccisa mentre cercava di entrare nella villa in cui si festeggiava l'adozione del suo bambino, Anita non può fare a meno di dispiacersi per la giovane, ma anche di notare che ci sono delle incongruenze. Notazione confermata dal suo datore di lavoro Sebastiano Satta Ascona che, casualità, a quella festa era presente e di incongruenze e stranezze ne ha viste anche lui… Quando poi, a casa della professoressa – nonché sua amica – Candida Fiorio, Anita ascolta i racconti commossi e indignati di Diana, l'amica di Gioia, il quadro si complica e si fa oscuro… l'ingiustizia c'è stata, bisogna solo capire chi l'ha commessa. E fosse facile, specialmente in un periodo in cui tutti vedono tutto e di muoversi liberamente non se ne parla, figurarsi di indagare, specie per una donna, anzi, un'avvenente ventenne di buona famiglia… Ma la giustizia deve trionfare, anche fosse solo tra le pagine di una rivista, così Anita e Sebastiano escogitano piani, trovano alleati anche improbabili, si avventurano in luoghi proibiti… tutto pur di scoprire la verità e denunciare, seppur clandestinamente, l'ennesimo misfatto. Tutto, tranne mettere a rischio gli amici: è questo il loro unico cruccio, è questo ciò che cercano di evitare… o almeno ci provano. L'amicizia, la condizione femminile, la moralità ipocrita sono alcuni dei temi chiave di questo giallo storico leggero, scanzonato eppure profondamente toccante. La giusta prosecuzione di una serie che ci regala e ci regalerà sempre nuove emozioni, ma anche spunti sulla storia, la letteratura, le usanze, le tradizioni, il folclore, le voci e i silenzi di un'epoca oscura, ma che va conosciuta. Il grido della rosa lascia aperte molte porte che speriamo vengano, se non chiuse almeno varcate, in un prossimo libro, atteso almeno quanto lo era questo. Bella serie, da leggere.

 

Opera recensita: "Il grido della rosa" di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2021

Genere: giallo storico, seriale

Ambientazione: Torino, 1935

Pagine: 304

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

martedì 4 maggio 2021

RECENSIONE: VALERIA USALA - LA RINNEGATA

                    Sinossi:

Siamo l'inerzia di un fiore reciso; il vigore nelle sue radici, trapiantate in terre straniere. Siamo l'impeto di un fuoco ardente; la quiete nelle sue ceneri, raccolte in cumuli sparsi.

 

Commento:

La rinnegata, il bel romanzo d'esordio della scrittrice sarda Valeria Usala, è la storia di un coraggio profondo, radicato, convinto, che si tramanda più e meglio dei geni, del sangue, dei lineamenti, della storia di una vita non vissuta insieme. Maria, Teresa, Gavina, Maddalena… donne di età diverse accomunate da quell'ardimento che le spinge a tenere alta la testa anche davanti ai soprusi, a non piegarsi all'interesse, alla tentazione, al sopore, al rancore. Coraggio di essere se stesse, si chiama, ed è quello che dà loro la forza di essere diverse. Diverse da come gli altri vorrebbero che fossero, di opporsi ad una comunità che cerca di piegarle con l'arma più potente, il pregiudizio. Il pregiudizio è un'arma pericolosa perché è infido, si annida nelle menti fino a corroderle, si cela dietro un falso sorriso, si maschera dietro un'attenzione non richiesta, si potenzia passando di bocca in bocca facendosi legge inderogabile, sentenza di condanna, sputo vischioso che insozza di sé ciò che era limpido. Contro quest'arma infallibile dovette combattere Teresa, per tutta la vita, fino ad una morte ingiusta e inspiegabile, vittima della bramosia cieca di chi non poteva vincerla a viso aperto, di chi non poteva accettare un rifiuto, di chi non conosceva affatto l'onestà, di chi non sopportava di non vedere in lei i propri peccati. Una donna bellissima e fiera che, dopo l'ennesima prova subita dalla vita, decide di non assecondare le convenzioni e per questo deve pagare.

Con una scrittura potente, fatta di immagini vivide e sentimenti forti raccontati da parole precise, Valeria Usala racconta una storia antica che sa di caldo, quiete e vento, di strade silenziose ed ombre dietro le persiane, di lingue di fuoco e parole come serpenti. Quella raccontata in queste pagine è una storia intensa che parla di donne, uomini, comunità e pregiudizi e che, per questo, non può andare dimenticata.

 

 

Opera recensita: "La rinnegata" di Valeria Usala

Editore: Garzanti, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sardegna

Pagine: 208

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

mercoledì 10 febbraio 2021

RECENSIONE: SAMANTHA M. BAILEY - UNA MADRE NON SBAGLIA

Sinossi:

«Per favore, prendi la mia bambina.» Sono queste le parole che una sconosciuta rivolge a Morgan mentre aspetta la metropolitana per tornare a casa. Una sconosciuta che le mette in braccio una neonata. Una sconosciuta che, all'improvviso, compie un gesto inaspettato: si lascia cadere sotto il treno in arrivo. Morgan non ha nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo. Non ha idea del perché quella donna l'abbia scelta per affidarle la figlia. Per lei è un giorno come un altro, con la stessa routine di sempre. Invece, all'improvviso, tutto cambia. Quando la polizia la interroga, Morgan racconta quello che è successo. Ma non c'è alcun testimone, sull'affollata banchina della stazione, che confermi la sua versione. Nessuno ha visto la donna consegnarle la neonata. Nessuno ha visto la donna compiere quel gesto estremo di sua volontà. Credere a Morgan diventa addirittura impossibile quando dalle indagini risulta che non può avere bambini, pur desiderandoli con tutta sé stessa. E adesso ne ha una tra le braccia, anche se non sua. Morgan diventa allora la prima sospettata, costretta a difendere la sua innocenza. L'unica possibilità che le resta è scoprire perché è finita in quell'incubo. Scoprire chi era quella donna, perché sembrava conoscere i suoi desideri più nascosti. Perché non tutto quello che appare casuale lo è. Non tutto quello che appare oggettivo lo è. E quando è il caso a guidare il destino non si sa mai dove può portare. Un romanzo venduto in oltre dieci paesi. Un romanzo in vetta alle classifiche per mesi. Un romanzo protagonista di un passaparola inarrestabile. Un romanzo dalla premessa spiazzante. Tutti nella vita di ogni giorno ci siamo trovati sulla banchina di treni, metropolitane o autobus: dopo la lettura di questo libro la nostra attesa non sarà più la stessa.

 

Commento:

Una madre non sbaglia è un ottimo thriller d'esordio che unisce il giusto livello di tensione ad un coinvolgimento profondo, dato dalle tematiche attuali e sentite, affrontate dall'autrice con tatto ma anche con franchezza. Il desiderio di essere madre, la paura di non saper fare bene che diventa ossessione, i pericoli che minacciano la bambina accresciuti da un evento proveniente dal passato della madre… e poi l'amicizia, l'ambizione, il senso di colpa… tutti ingredienti perfetti per costruire un thriller attuale, moderno, coinvolgente. Le protagoniste sono credibili così come anche i personaggi di contorno; la storia si sviluppa su due tempi paralleli, il presente con le vicende di Morgan e della piccola Queen e il passato prossimo con il racconto di Nicole, colei che da donna in carriera si è trasformata in una mamma alterata e poi nell'ombra di se stessa. Cosa l'ha condotta a questa trasformazione terminata con la morte? Di cosa aveva paura Nicole? O di chi?

Un buon thriller che consiglio sia a chi ama il genere, sia a chi apprezza le storie al femminile.

 

Opera recensita: "Una madre non sbaglia" di Samantha Bailey

Editore: Garzanti, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 252

Prezzo: 17,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

mercoledì 4 novembre 2020

RECENSIONE: BETH MORREY - LA SECONDA VITA DI MISSY CARMICHAEL

Sinossi:

La mia casa è grande. Troppo grande. Ma io non sento la solitudine. La mia vita mi piace così. Uguale, giorno dopo giorno. Non ho bisogno degli altri. La maggior parte di loro, comunque, non si accorge di me. E io non faccio nulla perché questo accada. Eppure una mattina al parco qualcuno si è avvicinato. Due donne mi hanno vista persa nei miei pensieri e mi hanno offerto un caffè. Niente di che. Un piccolo gesto. Qualcosa che nessuno faceva per me da tanto tempo. Una gentilezza dopo la quale nulla è stato come prima. La mia seconda vita ha avuto inizio. La mia casa non è più così grande, se intorno al tavolo della cucina siamo in tanti. Com’era una volta. Le mie passeggiate sono diventate più lunghe, se fatte con qualcuno accanto. Ho aperto uno spiraglio nel guscio in cui mi ero rifugiata. Ma all’inizio l’ho richiuso subito, per paura che qualcuno potesse conoscere i segreti che non ho mai confessato a nessuno. Sono sempre stata brava a nasconderli. A poco a poco, però, ho scoperto la magia del fidarsi e del lasciar andare. Anche gli sbagli. Anche il dolore. Perché le persone sono pronte non solo a giudicare, ma anche a starti vicino. Basta permetterglielo. Una protagonista come non ne avete mai conosciute. Un esordio con un successo planetario come non avveniva da anni. Una storia pronta a cambiarvi la vita come non è mai accaduto finora. Dopo aver scalato le classifiche a pochi giorni dall’uscita, dopo aver riempito di recensioni entusiastiche le pagine culturali dei principali giornali del mondo, dopo aver fatto innamorare i lettori, anche i più esigenti, dopo essere state scelte per la trasposizione cinematografica, finalmente arrivano in Italia Beth Morrey e la sua Missy Carmichael. Preparatevi a conoscerla, sarà con voi per sempre, sul vostro comodino e nel vostro cuore.

 

Commento:

Missy vive sola nella sua grande casa-mausoleo, ripiegata su se stessa, chiusa a riccio, penetrabile solo verso i suoi sensi di colpa, la sua rabbia, il suo radicato malessere. Missy si crogiola nel commiserarsi ripercorrendo ricordi ed errori di sessant'anni di vita insieme al marito Leo e ai figli Melanie e Alister. Missy cammina per strada facendo le cose, pensando i pensieri, frequentando i luoghi che sarebbero piaciuti al suo marito perduto, pensando a ciò che scriverà, una volta a casa, nella mail al figlio lontano, rimuginando sulle parole furiose che due anni prima ha scambiato con la figlia Melanie. E dopo tanto macerarsi in questo stato di prostrazione psicologica e annegare il dolore nell'alcool, un giorno il suo corpo non ce la fa più, dice basta, cede e Missy sviene in pubblico, al parco. La soccorrono due donne, Angela e Silvie, tanto diverse tra loro e da lei,  due donne che, anche se Missy non lo sa ancora, diventeranno due delle sue più preziose amiche nonché le artefici dell'avvio della sua seconda vita. Sarà grazie a loro che Missy si ritroverà a prendersi cura di un cane che le riempirà la casa e la vita, costringendola ad uscire e permettendole di incontrare tante persone che diventeranno suoi amici. Sarà grazie a quest'apertura via via sempre maggiore che Missy riuscirà a guardare se stessa e la sua vita in un modo diverso, più indulgente e positivo. Da donna sola e respingente si riscoprirà gentile, allegra e disposta a lasciarsi aiutare. Questa la storia raccontata in La seconda vita di Missy Carmichael, romanzo di esordio di Beth Morrey che rientra a pieno titolo nel filone letterario Feel Good. Un libro discreto, gradevole, ma con un grande difetto: non avere nessun pregio. Non è originale, non brilla per nessuna particolarità, è un libro che si legge, fa compagnia, svolge il suo compito di spandere benessere, ma è un benessere momentaneo, un libro che non rimane, non si ricorda a lungo. Per questo motivo il mio consiglio è di leggerlo, ma solo se avete voglia di una lettura di questo tipo, rassicurante, pacificante, ma nulla di più. Discreto, bellino, ma non bello, tantomeno bellissimo.

 

Opera recensita: "La seconda vita di Missy Carmichael" di Beth Morrey

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 336

Prezzo: 17,90 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7

      

domenica 11 ottobre 2020

RECENSIONE: RUTA SEPETYS - L'ORIZZONTE CI REGALERà LE STELLE

Sinossi:

Madrid, 1957. Da anni la Spagna è stretta nella morsa della dittatura franchista. Nel paese la tensione è palpabile e per sopravvivere esiste un'unica parola d'ordine: silenzio. Quello imposto dal regime che decide come ci si deve comportare per evitare terribili punizioni. E che Daniel, giovane fotoreporter, cerca di catturare nei suoi scatti, nonostante non gli sembrino mai abbastanza incisivi. Mai efficaci. Finché un giorno il suo obiettivo inquadra il volto di una donna: è diversa dalle altre, ha gli occhi fieri e cammina a testa alta come se non avesse paura di niente e di nessuno. Si chiama Ana e con il suo coraggio sprona Daniel a non arrendersi e a perseverare nel suo ruolo di testimone per scuotere l'indifferenza del mondo. Insieme, si aggirano per quartieri desolati, dove la lunga ombra della dittatura oscura ogni cosa. In luoghi dove si consumano separazioni forzate che intere famiglie sono costrette ad accettare senza batter ciglio. Senza nemmeno provare a opporsi. Non importa quanto sia pericoloso e quali rischi potrebbero correre: Ana e Daniel non sono disposti ad arrendersi di fronte a un destino che può e deve essere cambiato. Ma si tratta di una battaglia piena di difficili prove da superare, che presto li costringerà a fare i conti con un segreto che li riguarda da molto vicino. Un segreto che, se portato alla luce, trasformerà ogni cosa e li legherà per sempre.

 

Commento:

C'è una storia ufficiale, palese, nota, ormai in qualche modo accettata, quella che si studia a scuola, su cui si discute, su cui si può avere un'opinione; poi c'è una storia nascosta, quasi dimenticata, passata sotto silenzio, quella che non trova posto nei libri dedicati, che è forse ancora troppo recente e dolorosa per poterne parlare, quella su cui ancora si sa troppo poco per poterne discutere. Le vicende raccontate in questo romanzo storico fanno parte di un capitolo di questa storia, in particolare di quello che riguarda la Spagna franchista, la Spagna post seconda guerra mondiale, post guerra civile. In questa più che in altre storie la parola d'ordine è silenzio, segreto, oblio.

Siamo a Madrid nel 1957, l'anno in cui el Caudillo ha riaperto le frontiere della Spagna agli stranieri, ma non a tutti gli stranieri: solo a certi americani facoltosi, diplomatici, politici, titolari di grosse aziende che possano investire in Spagna. Nessuna filantropia, dunque, solo accordi economici e commerciali. C'è, però, bisogno di un posto per accoglierli, questi americani: così, a due passi dall'ambasciata statunitense sorge il lussuoso Castellana Hilton hotel. E' lì che lavora come cameriera Ana, la protagonista femminile di questa storia, figlia di insegnanti repubblicani morti per difendere l'istruzione e la democrazia. E sempre al Castellana arriva anche Daniel, giovane protagonista maschile, texano, anticonformista figlio di un magnate del petrolio, amante della fotografia. Da qui, da un incontro fortuito nella suite del Castellana, ha inizio la loro storia, una storia di amore, amicizia, fiducia, ma anche ingiustizia, sopruso, violenza, dolore. Il dolore delle madri che vedevano morire misteriosamente i loro figlioletti, il dolore di chi vorrebbe fare delle domande e non può, di chi vorrebbe urlare ma deve tenere la bocca chiusa, di chi viene fermato dai corvi della guardia civil e rischia la vita all'angolo di una strada, il dolore di chi vorrebbe denunciare ma non ha voce. La contraddizione, lo stridore tra i due mondi, tra i ricchi americani e chi deve arrangiarsi per mantenere un lavoro, tra chi vive nell'agio e non può capire e chi vive in una baracca è evidente, come lo è quello tra la Spagna che Franco vuole mostrare agli americani e la Spagna vera, reale, che neanche i suoi accoliti vogliono guardare in faccia. E ci vuole la forza e la determinazione di un giovane fotografo americano per mostrarla al mondo. Ma basterà, il suo coraggio, per superare anche i timori di chi ha già perso troppo?

Un romanzo molto ben scritto, di agevole lettura per tutti, adulti ed adolescenti: Ruta Sepetys, con la forza delle sue parole e della sua scrittura per immagini, è un'ottima autrice cross over, da consigliare non solo agli adulti, ma anche agli adolescenti che vogliano un approccio diverso alla storia, specie a certa storia.

 

Opera recensita: "L'orizzonte ci regalerà le stelle" di Ruta Sepetys

Editore: Garzanti, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Spagna

Pagine: 496

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

venerdì 7 agosto 2020

RECENSIONE: GIORGIO SCERBANENCO - LA SABBIA NON RICORDA


Sinossi:
Siamo in estate, sulle spiagge dell'Adriatico. Un uomo giace sulla sabbia con la gola squarciata. Comincia così l'incalzante "giallo italiano" di Scerbanenco. Ma chi ha ucciso il povero Giannuzzo, un ometto dall'apparenza innocua che in realtà terrorizzava tanta gente? Anche gli innocenti mentono, o tacciono. E così, inevitabilmente, al primo segue un secondo omicidio. Protetto da questa rete di omertà, l'assassino attende con pazienza che passi la tempesta. Ma non sa che il suo nome è stato scritto sulla sabbia.

Commento:
L'estate è il momento giusto per recuperare gialli e thriller in attesa da tempo. Con questo spirito mi sono avvicinata a La sabbia non ricorda, titubante perché l'avevo cominciato e interrotto per noia un anno fa, ma rincuorata dalla lettura di Venere privata dello stesso autore intercorsa nel frattempo. A lettura ultimata posso affermare senza dubbio che, se si entra nel mood dei tempi dilatati di Scerbanenco e si affronta la lettura con l'idea di prendersi il giusto tempo, ci si troverà ben presto di fronte ad un ottimo giallo, uno di quelli con la G maiuscola. La sabbia non ricorda è ambientato in Friuli, tra Lignano e Latisana: è proprio sulla spiaggia di Lignano che viene ritrovato il corpo di Giannuzzo Masetta, giovane siciliano ucciso da una coltellata alla gola. A trovarlo è Gertrude Leuter, una giovane ingegnera tedesca in vacanza a Lignano. Costei, conoscendo il Masetta, si spaventa perché avrebbe avuto motivi per non amare il giovane, magari non per ucciderlo, ma chi può dirlo? In più aveva già pagato il conto del Camping dove alloggiava con l'intenzione di partire proprio quella mattina, particolare che agli occhi della polizia italiana avrebbe deposto a suo sfavore. La giovane, spaventata, fa un gesto inconsulto: prende il coltello che giaceva accanto al cadavere, lo getta in mare e se ne va, alla volta della corriera che l'avrebbe riportata ad Amburgo. Nel frattempo, in una villa a Latisana, il giovane Roberto Arrighi medita la fuga: conosceva il morto e proprio la sera del delitto i due si erano incontrati, si erano prima picchiati e poi riappacificati, tanto che l'Arrighi, di famiglia facoltosa, gli aveva dato anche molti soldi. Tutti questi particolari gli facevano temere che la polizia potesse cercarlo ed arrestarlo, pertanto voleva rendersi irreperibile con la sua compagna, la bella ed infida Irene Prasin. Michela Loré, giovane ospite della sua casa per riprendersi da una forte depressione, lo convince a non fuggire, assicurandogli che il padre Silvestro e l'amico fraterno Alberto, entrambi poliziotti di alto rango, l'avrebbero aiutato a chiarire la sua posizione. Ma, una volta placato l'Arrighi, rimarrà da risolvere il delitto: chi ha ucciso, infine, Masetta? E perché? Sarà proprio Alberto a scoprire il piano dell'assassino, un piano astuto e nevrotico degno di un criminale incallito.
La sabbia non ricorda è un giallo autoconclusivo che ci permette di approfondire la conoscenza di un autore troppo poco conosciuto e consigliato, nonché di leggere un giallo ben architettato e finemente studiato, un'opera veramente valida.

Opera recensita: "La sabbia non ricorda" di Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti, 2000
Genere: giallo
Ambientazione: Friuli Venezia-Giulia
Pagine: 277
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 2 agosto 2020

RECENSIONE: ELISABETTA BRICCA - CERCANDO VIRGINIA


Sinossi:
Cortona, 1976. La luce è flebile, ma a Emma, rannicchiata nel fienile, basta per immergersi nelle pagine dei libri che è costretta a leggere di nascosto. Lontano dagli occhi del padre che la vorrebbe impegnata nelle faccende domestiche. Finora è riuscita a proteggere il suo segreto. Ma quando si rende conto di non poter più continuare, preferisce andarsene e accettare un posto da cameriera offertole da una ricca aristocratica di origini inglesi che si fa chiamare "signora Dalloway". Per Emma quel lavoro rappresenta l’occasione unica di conquistare l’indipendenza. Ciò che non si aspetta è di trovare nella signora Dalloway un mentore, oltre che un’amica fidata. Fin dai primi giorni di servizio, la donna si accorge della curiosità che accende l’animo di Emma. È per questo che decide di proporle delle ore di lettura condivisa alla scoperta di una delle prime scrittrici femministe della storia: Virginia Woolf. Così, sfogliando «Una stanza tutta per sé«, «Le tre ghinee», «Diario di una scrittrice», Emma si nutre delle parole illuminate di Virginia e inizia a coltivare il sogno di una vita in cui è lei a scegliere il proprio destino. Ma per realizzarlo deve prima combattere contro chi tenta in ogni modo di ostacolarla e tenerla lontano dai libri. Solo così potrà davvero trovare la sua personale Virginia e, in lei, la voce per esprimere ciò che sente dentro. Elisabetta Bricca ci consegna uno straordinario romanzo di formazione che è un inno al potere salvifico della letteratura. E insieme un elogio al coraggio di tutte le donne che sono disposte a sacrificare anche gli affetti e la stabilità di un’esistenza convenzionale per combattere l’ingiustizia e vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti.

Commento:
Emma Stefani, la protagonista di questo bellissimo romanzo, è un fiore, un bocciolo che, con l'indirizzo giusto, la cura giusta, può diventare un fiore splendido, sgargiante e deciso. Emma è cresciuta subendo le vessazioni del padre, l'impotenza della madre che ha già rinunciato a combattere prima ancora di iniziare, le occhiate libidinose degli uomini. Solo in suo fratello Settimio Emma troverà una spalla e un aiuto. E sarà proprio lui, quando la situazione diventerà gravissima per Emma, ad aiutarla a fuggire da un ambiente che, invece di proteggerla e spalleggiarla, le era ostile: la porta in paese, a Cortona, da un'amica, una donna di origini inglesi, molto ricca e misteriosa, che si fa chiamare Signora Dalloway. Sarà questa donna la vera salvezza dell'anima libera, pervicace e appassionata di Emma: osservandola, la donna comprenderà il suo amore per i libri e la sua refrattarietà ad ogni costrizione, così comincia a leggere con lei e le fa conoscere quella che ben presto diverrà una musa ispiratrice condivisa, Virginia Woolf. Le parole illuminate della scrittrice inglese saranno la guida per i pensieri abbozzati e ancora confusi di Emma e le daranno la forza di affrontare una realtà scomoda e difficile, permettendole di scoprirsi donna forte, indipendente e volitiva, proprio come in passato era la sua mentore, la signora Dalloway. Ma saranno tante le sfide che Emma dovrà affrontare ancora e noi con lei… a fine lettura, davvero, stenterete a riconoscere la ragazza fiera ma dimessa che era partita dalle letture clandestine nel fienile di casa. Elisabetta Bricca racconta una storia verosimile, intensa, piena di energia; una storia che è un inno alla forza delle donne, al potere che ciascuna ha dentro di sé che ha bisogno solo di un po' di incoraggiamento per esplodere in tutta la sua potenza. È un inno ad unirsi, parlarsi, confrontarsi, leggere, impegnarsi, non piegare la testa, non concedere più di ciò che si vuole concedere, non permettere a nessuno – uomo o donna che sia – di giudicarci o di condizionare le nostre scelte. Un bel romanzo per le donne e sulle donne, che ha come guida una voce illustre, quella della coraggiosa Virginia.


Opera recensita: "Cercando Virginia" di Elisabetta Bricca
Editore: Garzanti, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Toscana-Inghilterra
Pagine: 240
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 21 luglio 2020

RECENSIONE: ALICE BASSO - IL MORSO DELLA VIPERA


Sinossi:
Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l'altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un'anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l'unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l'intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.

Commento:
Quella che inaugura la seconda serie nata dalla vulcanica mente di Alice Basso, è una storia bellissima. Al di là della trama interessante, della crescita narrativa e stilistica dell'autrice (che era già brava, ma qui supera se stessa), delle implicazioni storico-culturali raccontate, Il morso della vipera è una storia bellissima in primo luogo perché è contro gli stereotipi, in secondo luogo perché come al solito Alice Basso compie un gran bel lavoro di divulgazione letteraria che, di questi tempi di conformismo narrativo, è preziosissimo.
Quanto agli stereotipi, beh, ci metterete poco a capire che Anita, la protagonista di questa storia, smonta a piè pari quello della ragazzetta bella e oca, perché è bella, Anita, e si fa passare per svenevole, ma solo quando le conviene, perché altrimenti è pratica, sveglia, curiosa, irriverente. Altro stereotipo smontato è quello della bella che si accompagna con la brutta ma intelligente per opportunismo o peggio, pietà: Anita si accompagna a Clara – la sua migliore amica non proprio avvenente – perché insieme queste due ragazze intelligenti sono una forza, ma separate sarebbero niente, perse, finite. E poi c'è Corrado, il fidanzato di Anita, e Sebastiano Satta Ascona, forse il personaggio più interessante dell'intero romanzo insieme alla professoressa Candida Fiorio… e poi ci sono i genitori di Anita, la signora Metella, la sua vicina… tutti personaggi che, a loro modo, abbattono stereotipi e rendono la Torino dei tempi del Duce una città un po' più vivibile, pur nelle difficoltà. Quanto al lavoro di divulgazione letteraria cui accennavo sopra, invece, beh, attraverso la conversione di Anita ai libri, ai gialli, alla poesia – che di per sé ha qualcosa di magico e meravigliosamente reale – Alice Basso permette anche a noi, lettori del 2020 che poco conosciamo la storia della letteratura gialla, gli autori che popolavano il panorama letterario dell'epoca, le restrizioni imposte dal regime fascista al giallo, di saperne di più. E fidatevi, anche per chi come me è un appassionato dell'argomento, è una lettura interessantissima e ricchissima di spunti. Poi, a parte stereotipi e divulgazione, Anita ha una voce tutta sua, incantevole nella sua schiettezza, affascinante come tutte le voci dei personaggi che riempiono queste pagine. La freschezza di una giovane donna che vuole emanciparsi, fare esperienza, rendersi indipendente contrasta e stride con un sistema che la vorrebbe relegata in casa, angelo del focolare, madre e moglie devota e dedita solo alla casa e alla prole. Tante, varie e profonde le riflessioni sulla condizione della donna nel ventennio, che anche da sole meriterebbero la lettura. Infine, da lettrice della prima ora di Alice Basso, dopo le remore e il dispiacere per la fine della serie di Vani Sarca, non posso dire di non essere soddisfatta da questa nuova serie, da questi nuovi personaggi, da un'ambientazione così stimolante. Sarà davvero un piacere leggere ancora di Anita e Sebastiano e della loro avventura per rendere più libera e pulita la nostra società.


Opera recensita: "Il morso della vipera" di Alice Basso
Editore: Garzanti, 2020
Genere: giallo storico, seriale
Ambientazione: Torino, anni '30
Pagine: 302
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 11 luglio 2020

RECENSIONE: JANET SKESLIEN CHARLES - LA BIBLIOTECA DI PARIGI


Sinossi:
Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

Commento:
Non tesserò lodi sperticate su questo romanzo che è stato pubblicato in Italia appena un mese fa e si preannuncia già un caso editoriale. Dirò che è un buon romanzo, questo sì, e di buoni romanzi che non hanno paura di parlare di guerra da vicino ce ne sono tanti. Questo, in particolare, si concentra sulla Seconda Guerra Mondiale in Francia, a Parigi, in una Ville Lumière occupata dai nazisti, mutata nella sua essenza di città accogliente, ospitale, viva. C'è un posto, in particolare, in cui il senso di appartenenza, accoglienza e parità tra culture si respira più che in ogni altro luogo: è l'American Library di Parigi. È qui che lavora Odile, la protagonista di questa storia, una giovane donna innamorata dei libri che lavora come bibliotecaria proprio all'ALP e proprio in quegli anni disastrosi. È lei che ci racconta le privazioni, l'ansia per i familiari, la solidarietà, l'amicizia, ma anche la delazione, la colpa, la vigliaccheria, la meschinità della gente. La biblioteca rimase aperta per tutta la durata della guerra, baluardo di cultura, sapere e condivisione, a protezione dei libri, della conoscenza, delle storie. Attraverso gli occhi di Odile viviamo la guerra nella Parigi quotidiana, la scarsità di cibo, la corrispondenza che non arriva, i tedeschi che si appropriano dei locali, i francesi che si accomodano in case non loro… e gli ebrei e gli stranieri che, nonostante le restrizioni sempre più pressanti, vogliono ancora leggere, come fosse la loro unica ancora di salvezza. Tutta questa storia Odile l'avrebbe seppellita nel suo cuore per non rivangarla mai più, se nella sua vita non fosse arrivata Lily, molti anni dopo. Una ragazzina che ha molto da imparare e una gran curiosità e una donna attempata, gentile ma riservata: un'accoppiata realistica e tenera.
La biblioteca di Parigi, come dicevo, è un buon romanzo, basato su fatti realmente accaduti, ricerche e fedeli ricostruzioni storiche sulle vite di chi all'American Library ci ha lavorato davvero in quel periodo: alcuni personaggi, come scopriamo con piacere nella postfazione, sono esistiti davvero. Tuttavia, l'impressione è che voglia trattare troppi argomenti, soprattutto nella parte ambientata in America, e finisca per farlo in modo superficiale… in ogni caso, non guizza mai, coinvolge ma non avvince. Una buona lettura, sicuramente consigliata per la valenza storica e gli spunti di approfondimento, ma non più di questo: non lo definirei né una storia unica, né un capolavoro, né un romanzo che fa sognare, come pure ho visto fare. Ma in fondo, questa è solo l'opinione di una lettrice, smentibile ed ignorabile.

Opera recensita: "La biblioteca di Parigi" di Janet Skeslien Charles
Editore: Garzanti, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Parigi, 1939-1944; Stati Uniti, 1983
Pagine: 400
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 13 giugno 2020

RECENSIONE: ABBIE GREAVES - PER TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA


Sinossi:
Il silenzio può essere più forte di mille bugie. È per questo che Frank un giorno, senza preavviso, decide di smettere di parlare alla moglie Margot. La ama da quarant’anni, ogni istante più del primo. Insieme sono tutto, e da sempre sono convinti che l’amore sia sufficiente. Ma arriva il momento in cui non è più così: Frank continua a condividere con Margot il momento della cena, si sveglia nello stesso letto, ma nemmeno il più piccolo sussurro esce dalla sua bocca. Con gli occhi le fa capire che il sentimento non è mutato, ma null’altro. La donna non ha idea di quale possa essere il motivo di quel cambiamento e ogni sua richiesta di spiegazioni cade inesorabilmente nel vuoto. Per questo Margot decide di fare qualcosa di altrettanto estremo: prende delle pillole. Troppe pillole. In quel preciso momento Frank capisce che non può perderla, che non esistono bugie tanto gravi da allontanarlo da lei per sempre. Perché anche nel matrimonio più sincero e più solido ci sono delle ombre, delle verità che, per proteggere l’altro, si è deciso di tacere. Quando si pronuncia quella fatidica promessa si crede davvero che essa sia forte a sufficienza da superare qualunque cosa. Ma ogni giorno è una nuova sfida. Ogni passo verso una nuova famiglia da creare è un salto nel vuoto. Ogni progetto condiviso è un azzardo. In nome di quell’amore si può sbagliare. Perché nulla più dell’amore ci fa fallire nel tentativo di fare la cosa giusta.

Commento:
Questo romanzo, uscito solo pochi giorni fa per Garzanti, è un esordio potente, scritto con una prosa cristallina, senza sbavature né incertezze, da una penna sicura e molto, molto sensibile. È forte, in queste pagine, la sensazione che sia la storia stessa, questa storia agrodolce e così comune, a voler uscire, a voler essere raccontata, letta, assorbita, interiorizzata.
Frank e Maggie sono due persone comuni che più comuni non si può: potrebbero tranquillamente essere i miei o i vostri genitori. Due persone che si conoscono, si piacciono e per una serie di circostanze decidono di sposarsi, di sostenersi a vicenda e di superare tutte le difficoltà. Il loro matrimonio va avanti per quarant'anni e di difficoltà ce ne saranno tante, alcune molto importanti, ma in qualche modo, a vederli dall'esterno, Frank e Maggie sembrano farcela, sembrano superare tutto ciò che investe la loro famiglia. Internamente, però, tra di loro e singolarmente, sono distrutti, prostrati, la loro anima sanguina. C'è un fallimento che pesa sulla coscienza di entrambi anche se tra loro non ne parlano: la deriva tormentata della loro unica, amatissima figlia. Per ragioni diverse il peso della colpa e del fallimento logora queste due vite fino a condurle a un gesto estremo: Frank, da un giorno all'altro, smette di parlare alla moglie; il sentimento, l'amore furioso, l'affetto inesauribile c'è ancora, ma lui non proferisce più neanche un mugugno. Sei mesi dopo, la donna ingurgita otto pillole del suo sonnifero. È solo quando sta per perderla che Frank capisce che, qualunque peso porti sulla coscienza, non può perdere la sua Maggie. E comincia a parlare… parlare… parlare.
Per tutti i giorni della mia vita è un romanzo, è vero, ma la potenza e il realismo dei sentimenti e delle vicende raccontate lo rende più simile ad un memoriale, ad una confessione: è una storia di fantasia che potrebbe tranquillamente essere vera… purtroppo. Un plauso particolare all'autrice che, cosa ancor più rara in un'opera prima, ha saputo raccontare così bene i sentimenti e rendere così vividi i suoi personaggi, al punto che sembra davvero di conoscerli; ottimo, poi, il lavoro del traduttore Stefano Beretta che ci ha regalato tutta l'intensità evocativa di questa prosa splendida. Lettura emozionalmente impegnativa, ma senza dubbio consigliata.

Opera recensita: "Per tutti i giorni della mia vita" di Abbie Greaves
Editore: Garzanti, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 288
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 7 giugno 2020

RECENSIONE: AMY WITTING - LA LETTRICE TESTARDA


Sinossi:
Isobel ha nove anni e il suo compleanno si avvicina. Ma, come ogni volta, non ci saranno regali per lei. C’è solo una cosa che fa volare Isobel lontano dalle rigide regole che la famiglia le impone: leggere. Ma deve farlo di nascosto perché sua madre crede che non sia un’attività adatta a una bambina, che dovrebbe limitarsi a riordinare la casa e a preparare la cena. Isobel cresce alimentando la sua passione segreta di notte, alla luce di una flebile candela.
Finché, a sedici anni, la sua vita non cambia radicalmente, quando è costretta a lasciare tutto, cercarsi un lavoro e una nuova sistemazione. È la prima volta che Isobel si scontra con il mondo. Con un mondo che non è solo la sua famiglia e il suo quartiere. È convinta di non avere gli strumenti per relazionarsi con gli altri. Le sembra di dire la cosa sbagliata, si sente fuori luogo. In fondo sua madre l’ha fatta sempre sentire così. Tanto che, quando incontra un gruppo di ragazzi che amano i libri come lei e passano le serate a discuterne, Isobel all’inizio rimane in silenzio. Ora che finalmente è in un contesto in cui può essere sé stessa, in cui può parlare liberamente di letteratura, ha paura. Ma piano piano le parole di Byron, Auden e Dostoevskij fanno breccia nelle sue insicurezze e le insegnano il coraggio di dire quello che pensa. Di far valere la propria opinione senza nascondere la cultura che si è costruita negli anni con le sue letture. Di aprire il cassetto in cui riposa il suo sogno. Il sogno di prendere una penna in mano e liberare quel flusso di parole che ha trattenuto per troppo tempo. Perché anche per una donna tutto è possibile.

Commento:
Nella sua vita, Isobel ha imparato presto che, oltre ai canonici dieci, esiste anche un undicesimo comandamento: Non essere diverso. Lei diversa lo è, o pensa di esserlo, perché da sempre l'hanno fatta sentire così, diversa, inadeguata, inferiore, sbagliata. La prima a perpetrarle questo torto imperdonabile è stata proprio sua madre, una madre che – sì, è possibilissimo – odiava profondamente sua figlia e non faceva niente per nascondere i suoi sentimenti. Una madre il cui odio luccicava ardente e vivo negli occhi lucidi e spietati; una madre che faceva di tutto per denigrare ed umiliare sua figlia preferendole, sempre e comunque, la sorella. Una figlia, Isobel, che della vita conosce poco o nulla, una bambina diventata grande in fretta, come infretta apprese la calma interiore, la "grazia divina"; una figlia con un'unica, insopprimibile passione: la lettura. Isobel leggeva ovunque, qualsiasi cosa, in modo compulsivo ma a suo modo metodico; era molto avanti nelle letture rispetto alla sua età. Una passione questa, che la giovane deve alimentare di nascosto, quasi fosse un reato, un qualcosa di cui vergognarsi. Non va meglio neanche quando Isobel cambia casa, trasferendosi in un pensionato e cominciando a lavorare. Ma un pomeriggio ecco la svolta: nel caffè in cui si è seduta a leggere Isobel, arriva un gruppo di giovani che discute di libri e poesia e lo fa apertamente, senza nascondersi. Allo shock iniziale Isobel reagisce dapprima con timida titubanza, poi si avvicina con una scusa e poi viene inglobata nel gruppo senza troppi giri di parole. Sarà questo cambiamento che le darà la forza e la spinta, molti anni dopo, di provare a perseguire il suo sogno, quello di scrivere, quello di mettere su carta la sua "fabbrica di parole".
La lettrice testarda è un libro scomodo, che non ha paura di affrontare in modo elegante tematiche spinose. È un libro di cui parlare, un libro su cui discutere, un libro su cui riflettere. Sono tanti gli spunti che Amy Witting ci fornisce con prosa intima e sicura, a cominciare dall'esitazione nell'accettare l'emancipazione femminile, ai rapporti non idilliaci tra genitori e figli, alla letteratura e alla sua importanza nel delineare la via della conoscenza e della comprensione della realtà. Pubblicato per la prima volta nel 1989, La lettrice testarda è un libro da leggere, assolutamente.

Opera recensita: "La lettrice testarda" di Amy Witting
Editore: Garzanti, 2020 (prima ed. originale, 1989)
Ambientazione: non definita, probabilmente Australia
Pagine: 176
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 28 maggio 2020

RECENSIONE: GIORGIO SCERBANENCO - VENERE PRIVATA


Sinossi:
"Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo." (Dalla prefazione di Luca Doninelli). In appendice "Io, Vladimir Scerbanenko".

Commento:
Venere privata è il primo romanzo di Giorgio Scerbanenco con cui mi confronto e, a giudicare dai presupposti non incoraggianti (ne avevo cominciato un altro tempo fa, ma l'avevo lasciato lì in attesa di tempi migliori), è andata molto bene. Venere privata è il primo romanzo con protagonista il dottor, o meglio, ex dottor Duca Lamberti, è ambientato a Milano negli anni Sessanta e la differenza di epoca si sente e non poco (basti pensare alla concezione oltremodo dispregiativa degli omosessuali). Duca Lamberti è da poco uscito di prigione e non ha un lavoro: era medico, ma in seguito a ciò che ha fatto e per cui ha scontato la sua pena, non lo sarà mai più; l'amico Càrrua, in forze alla polizia, gli trova un lavoro presso il ricco ingegnere Auseri: Lamberti dovrà fare da medico, da carceriere e da amico al giovane figlio dell'uomo, che da un anno passa le sue giornate ad ubriacarsi e quando non è ubriaco è depresso e frustrato. Costretto dalle necessità, nonostante il lavoro sia tutt'altro che gradevole, Lamberti accetta e dimostra subito la sua competenza. In breve tempo riesce in ciò che al padre del ragazzo non era riuscito: si fa dire la causa del malessere interiore che divora il giovane, di cui l'alcolismo è solo un sintomo. Ciò che pian piano scoprirà lo porterà a condurre un'indagine clandestina su un pericoloso affare di tratta delle bianche, prostituzione con diramazioni in mezza Europa. Lamberti dimostrerà in molti frangenti un sangue freddo invidiabile, una gran capacità di capire e prevedere i comportamenti delle persone, un buon fiuto da poliziotto e una sua ruvida e schiva, ma preziosa sensibilità. Per chi, come me, non abbia mai letto Scerbanenco questo romanzo può essere un ottimo punto di partenza, a patto, però, di non farsi scoraggiare da un inizio tutt'altro che al cardiopalma: ho intuito che Scerbanenco è così, un Disel, parte in sordina ma stupisce cammin facendo finché ci si ritrova tramortiti senza nemmeno aver capito quando la storia ci aveva coinvolti. Perché? Perché i romanzi che hanno l'obiettivo di raccontare la dura, cruda, nera realtà sono così: niente effetti speciali, solo bieco realismo, forse talvolta appena appena forzato.


Opera recensita: "Venere privata" di Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti, prima ed. 1966
Genere: noir, seriale
Ambientazione: Milano
Pagine: 246
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.