simposio lettori copertina

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sabato 20 ottobre 2018

RECENSIONE: LOUIS-FERDINAND CéLINE - VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE


Sinossi:
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della "folla solitaria", le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un'opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.

Commento:
Finora avevo letto parole più che positive su questo romanzo e, per carità, lungi da me parlarne male. Non saprei spiegare cosa mi aspettassi di preciso, ma posso di certo dire che ho concluso la lettura con fatica, quasi certamente non per colpa del libro. Intendiamoci: "Viaggio al temine della notte" non è affatto un libro brutto; è, però, un libro singolare, difficile da inquadrare e da seguire, è la storia di un viaggio nell'abbrutimento dell'umanità, di quell'umanità che, qualunque cosa accada, sopravviverà anche a se stessa. Céline ripercorre, in queste pagine, la sua stessa vita, fra la guerra, la laurea in medicina, il lavoro nelle borgate di Parigi, passando per l'esperienza in Africa e in America. Racconta, Céline, nei panni di un uomo forse più sventurato di quanto fu lui, un Ferdinand sboccato, delirante, fornicatore impunito, un maestro nell'arte di arrangiarsi e di fuggire, uno che nella sua vita ha concluso poco, nel lavoro, nelle relazioni e in amore. Racconta tutto questo, Céline, con un linguaggio e uno stile disturbanti, sfrontati, scritti per vomitar fuori tutto l'amaro e il marcio, scritti con lucida meticolosità, non allo scopo di piacere, ma forse, questo sì, per stupire e tramortire. E, stando al numero di ammiratori e detrattori di quest'opera, ci riesce.
Io, personalmente, mi aspettavo qualcosa di più lineare – epico ed eroico sì, singolare sì, ma lineare – perciò non mi sento di annoverare questo libro tra i capolavori che rileggerei domani. Però… chi sono io per sconsigliare uno che è considerato da (quasi) tutti un genio indiscusso? Come al solito dico questo: provate a leggerlo, vi farete un'idea vostra che, in fin dei conti, è la cosa più importante.

Opera recensita: "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline
Editore: Corbaccio, prima ed. 1932
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Francia-Africa-America
Pagine: 575
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


giovedì 11 ottobre 2018

RECENSIONE: EDITH WHARTON - L'ETà DELL'INNOCENZA


Sinossi:
Al centro di questo romanzo c'è una figura di donna tenera, eppure volitiva, desiderosa di affermare la propria individualità, disposta ad affrontare molto in nome della libertà di amare l'uomo che ha scelto e destinata a veder naufragare il suo sogno contro l'ostile rifiuto di una società schiava dei pregiudizi. La cornice è il dorato mondo dell'aristocrazia newyorkese di fine secolo, un mondo brillante e animatissimo che però condanna senza remissione alla solitudine chiunque voglia sottrarsi alle sue convenzioni.

Commento:
Quando pensiamo ai romanzi dell'Ottocento, la nostra mente va automaticamente al perbenismo inglese della Austen et similia… ma chi l'avrebbe mai detto che anche al di là dell'Oceano la buona società fosse altrettanto snob, pretenziosa e ammanierata? Personalmente l'ho scoperto grazie a questo romanzo della scrittrice statunitense Edith Wharton, nota per essere stata anticonformista rispetto al rigido codice imposto dalla New York bene di fine Ottocento che qui ci viene descritto così bene. L'autrice ci regala un ritratto realistico ed impietoso dell'"aristocrazia" newyorkese – le cui origini tanto aristocratiche poi non erano – seguendo le vicende del giovane avvocato Newland Archer e della contessa Olenska. Lui è un trentenne che sotto una maschera di disciplina e irreprensibilità nasconde un animo ribelle e irrequieto; sta per sposarsi con la giovane ed apparentemente semplice e angelica May Welland quando incontra la giovane cugina di lei, Hellen Olenski, e pian piano se ne innamora. Lei, Hellen, è una donna energica, volitiva eppure insicura, che nasce con una tempra forte, ma che ha sofferto ed ha paura di scottarsi ancora.
Le premesse per un romanzo di livello ci sarebbero tutte, però… a mio parere non è così. L'unica cosa che mi sento di salvare è l'ambientazione e la descrizione accurata del contesto socio-culturale del romanzo; per il resto la trama è debole e non decolla mai… non sono riuscita a farmi piacere nessuno dei personaggi, troppo indecisi, troppo poco incisivi, incapaci di scegliere, di vivere la propria passione. Neppure tra i personaggi secondari ce n'è uno che mi abbia veramente colpita, togliendo la vecchia Mingot che da sola non può reggere un romanzo di trecento pagine. Anche il finale, sebbene spieghi cos'è stato delle vite di quasi tutti i protagonisti, non rende giustizia ad una storia che quasi non esiste. Perciò, con tutta la mia delusione, lo consiglio solo a chi, interessato dai romanzi dell'Ottocento, voglia fare un confronto con altri contesti ed altre ambientazioni… nulla di più.



Opera recensita: "L'età dell'innocenza" di Edith Wharton
Editore: Corbaccio/Bur/Newton Compton, ed. originale 1920
Genere: letteratura americana
Ambientazione: New York, XIX secolo
Pagine: 323 (ed. Bur 2008)
Prezzo: 9,00 € (Ed. Bur 2008)
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


martedì 5 giugno 2018

RECENSIONE: WULF DORN - GLI EREDI


Sinossi:

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale,

Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio.

Però i due esperti del lato oscuro della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente

su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuto dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader,

trentadue anni, capelli biondi; nell’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità.

Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da non riuscire

quasi a smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi

e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il

collega: qualcosa di terribile, che supera ogni sua aspettativa. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo

qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

 

Commento

Wulf Dorn è uno dei miei autori di thriller preferiti, in particolare Wulf scrive thriller psicologici spesso davvero inquietanti e con un alto grado di fattori inspiegabili al loro interno. Il pregio dei suoi libri, però, è sempre stato che alla fine, per quanto assurda, la spiegazione c’era sempre e di solito lasciava spiazzati ma rendeva la storia plausibile. Beh, in questo suo ultimo libro, purtroppo, la spiegazione non è all’altezza dell’assurdità della trama.

Intendiamoci, se questo libro fosse stato etichettato come fantascientifico, non avrebbe brillato per originalità, ma forse sarebbe stato bellissimo, ma un thriller, per quanto parli di psicosi e disturbi della mente, non può discostarsi tanto dalla realtà. E’ vero, e lo stesso Dorn ce lo dice nella prefazione, che lo spunto viene dalla realtà e che molti dei fatti narrati negli intermezzi sono tratti da fatti realmente accaduti nel 2016… ed anche il messaggio di fondo, il fatto che i bambini vanno rispettati e che troppo spesso sono vittime di soprusi inaccettabili, non basta a far reggere la trama, almeno a mio parere.

Mi dispiace, ma secondo me purtroppo Wulf Dorn stavolta è inciampato in qualcosa di troppo poco realistico per poter risultare credibile… no, non lo consiglio.

 

 

Opera recensita: “Gli eredi” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Germania

Pagine: 324

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: no

Voto personale: 6,5.

 

giovedì 28 dicembre 2017

RECENSIONE: WULF DORN - IL MIO CUORE CATTIVO


Sinossi:

C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore

mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda

di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un

abisso che parole come «arresto cardiaco» non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non sa cosa ha fatto in quel vuoto. Ma sa che sarebbe stata

capace di tutto… Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato

casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare

senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima

del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui

non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi propri lei stessa…

Incalzante, avvincente, il nuovo psicothriller di Wulf Dorn spiazza il lettore lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 

Commento:

Dorotea, che preferisce essere chiamata Doro, è una diciottenne con una capacità particolare, la sinestesia: per lei ogni persona ha un colore, il bruno ambrato della madre, l’avorio del padre, il tranquillizzante color sabbia per il dottor Nord, lo stabilizzante marrone terra fresca del dottor Fornstner, il rosso per la follia. Rosso follia come quella che ricollega a quattordici mesi prima, quando suo fratello è morto: Doro non ricorda quasi nulla di quella sera, sa solo che i suoi l’avevano obbligata a fargli da baby sitter, che lei avrebbe voluto andare a una festa, e poi sente una voce inquietante che le chiede cos’ha fatto. Ma lei, lei che tutti considerano pazza, non lo sa cos’ha fatto, non lo ricorda. Trasferitasi con la madre in un’altra città, dopo i mesi in ospedale psichiatrico, Doro prova a recuperare l’equilibrio, a riprendere in mano la sua quotidianità, a recuperare il rapporto con la madre e a farsi nuovi amici. Ma qualcosa di strano accade nella nuova casa: in piena notte, nel capanno del suo giardino, Doro trova un ragazzo ferito che le chiede aiuto dicendo di essere inseguito da un demonio. Quando però Doro va a chiedere aiuto il ragazzo scompare: è l’unica ad averlo visto e lo spettro della pazzia la perseguita. Nessuno le crede… ma qualcuno la aiuta nelle ricerche: Julian, il vicino di casa figlio del suo nuovo psichiatra, David, il ragazzo del lido dove va a lavorare, lo stesso dottor Nord… ma man mano che le “visioni” e le scoperte aumentano la credibilità di Doro diminuisce e la sua storia sembra sempre più assurda, sempre più frutto di una mente malata. Ma questo ragazzo esiste davvero o è solo un’allucinazione di Doro? E chi ha maltrattato il cane Nero? E chi c’era nella cantina della vecchia fabbrica? Troppe domande e troppe poche persone a dover trovare le risposte, fino a quando  la sinestesia di Doro e la sua tenacia saranno le sue uniche armi. Un thriller incalzante, inquietante, con un finale imprevedibile. Un altro esercizio di stile del grande Wulf Dorn che non delude mai.

Consigliato a chi ama i thriller psicologici, a chi non disdegna velocità e pathos e a chi ama lasciarsi sedurre e sorprendere dalla storia anche se qualche volta potrebbe risultare poco verosimile.

 

 

Opera recensita: “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 352

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 22 novembre 2017

RECENSIONE: DANIEL SANCHEZ PARDOS - IL SEGRETO DI GAUDì


Sinossi:

Ottobre 1874. Dopo diversi anni di esilio a Londra, Gabriel Camarasa, è appena rientrato con la famiglia in una Spagna sconvolta dalle lotte dinastiche.

A Barcellona i Camarasa sono tornati per volontà del padre, proprietario di un giornale scandalistico, «Notizie illustrate». Gabriel non va molto d’accordo

con il padre, né apprezza la rivista che lui finanzia, se non fosse per la bella illustratrice che ci lavora, l’affascinante e sfuggente Fiona Begg, alla

quale è legato da un complicato rapporto che ha radici nel periodo londinese. Per un caso fortuito, Gabriel incontra uno studente del secondo anno di Architettura,

un giovane tanto strano quanto brillante, Antoni Gaudí. Affascinato da lui e dall’aurea di mistero che sembra circondarlo, Gabriel non si accorge della

strana situazione che si sta creando in casa sua, delle preoccupazioni sempre più grandi che sembrano gravare su suo padre, finché la situazione non precipita

e il suo mondo non si capovolge. E Gabriel si trova a dover rispondere a domande terribili… Suo padre ha fatto davvero quello di cui è accusato? E soprattutto:

chi è veramente Antoni Gaudí? Dove passa le sue notti quando di lui si perdono le tracce? Perché sembra conoscere così bene i bassifondi di Barcellona

e frequenta individui così poco raccomandabili? Quale segreto conosce che potrebbe portare addirittura alla distruzione della celebre Cattedrale del Mare?

Gabriel può veramente fidarsi di lui e della bellissima Fiona?

 

 

Commento:

Barcellona 1874. Mentre cresce il fermento per una situazione politica instabile e destinata a cambiare a breve, strani avvenimenti accadono intorno alla famiglia del giovane Gabriel Camarasa, neostudente di architettura tornato nella sua città da appena due settimane dopo un lungo e forzato periodo londinese. Testimone involontario del primo di questi eventi, un incendio al giornale concorrente a quello dei Camarasa, è il giovane studente dall’abbigliamento impeccabile e dall’acuta osservazione, Antoni Gaudì. Ben presto tra Gabriel e Antoni nascerà una forte amicizia, destinata a durare e a condurli attraverso situazioni che nessuno dei due avrebbe immaginato di vivere. L’instabilità politica, gli intrighi di potere, i tradimenti sono molto più vicini di quanto l’ingenuo Gabriel Camarasa potesse mai credere e, con l’aiuto del nuovo amico, il giovane scoprirà cose della sua famiglia e di se stesso che forse avrebbe preferito non sapere, fino a giungere ad un finale rocambolesco e sorprendente che rischia di sconvolgere la storia.

Attraverso la voce, gli occhi, i pensieri di Gabriel Camarasa, ci muoviamo tra i vicoli di una città senza tempo, in bilico tra passato e futuro, viva, misteriosa e affascinante come poche, che mescola sapientemente miseria e nobiltà, tradizione e progresso, bellezza e sudiciume. Sempre attraverso Gabriel, conosciamo un personaggio straordinario, dalle mille risorse e sfaccettature, capace di parlare con la stessa naturalezza con un mendicante, una signora borghese e una ballerina dai dubbi costumi, un uomo non convenzionale, dall’intelligenza sottile e poliedrica, che si interessa con egual intensità di architettura, fotografia ed esoterismo, ma anche un uomo dal grande cuore capace di farsi stregare da un’inglese dalla fluente chioma fulva. Tutto questo e molto altro è Antoni Gaudì, l’artista che tanto ha fatto parlare di sé per le sue opere e per l’innovatività delle sue teorie. Daniel Sanchez Pardos ce lo presenta qui come uomo, come ragazzo, prima ancora che come artista, regalandoci un ritratto a tutto tondo della sua personalità e del contesto storico e culturale in cui vive. Questo giallo storico dall’andatura pacata e inarrestabile ci riporta in una Barcellona antica e moderna al cui interno pulsano le anime più diverse: carlisti, anarchici, neoborbonici, repubblicani, artisti, mendicanti, strilloni, giornalisti, nobili.

La scrittura sicura e ben dosata di Sanchez Pardos permette di soffermarsi a pensare, ad immaginare, di affezionarsi ai personaggi ben delineati, di vivere insieme a Gabriel e Antoni gli eventi normali e straordinari raccontati in queste pagine. Una lettura gradevole che regala qualche bella emozione.

 

Opera recensita: “Il segreto di Gaudì” di Daniel Sanchez Pardos

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: giallo storico

Ambientazione: Barcellona, 1874

Pagine: 462

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

sabato 22 luglio 2017

RECENSIONE: WULF DORN - INCUBO


Sinossi:

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente

d'auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi

dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella

zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l'indiziato

principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia

del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente, Incubo è il nuovo psicothriller di

Wulf Dorn.

 

Commento:

Se, come me, amate i thriller psicologici non potete non conoscere Wulf Dorn, lo scrittore tedesco che esordì con “La psichiatra” e da allora non ha più smesso di analizzare le paure che si nascondono nella mente umana. L’analisi di queste paure, che Dorn ci regala in forma di thriller accattivanti ed inquietanti, è l’oggetto anche di questo libro, “incubo”, ambientato a Falhemberg, cittadina in cui si svolgono molti dei thriller di Dorn. La Walth Klinik, la clinica psichiatrica che troviamo spesso, qui è solo sullo sfondo, ma c’è, come c’è anche il dottor Jan Forstner che abbiamo conosciuto già in altri romanzi di quest’autore. Il vero protagonista, però, è Simon Strote, un sedicenne sopravvissuto ad un pauroso incidente d’auto nel quale sono morti i genitori. A seguito dell’incidente Simon viene ricoverato alla Walth Klinik per disturbi traumatici, difficoltà ad accettare l’accaduto ed incubi ricorrenti che lo perseguitano anche quando, mesi dopo, esce dalla clinica. Simon è praticamente solo, non ha più una casa, ha perso i genitori… gli sono rimasti solo una zia, il fratello Michael e Caro, una ragazzina che conosce appena arrivato a casa della zia. Sono queste le basi da cui Dorn si muove per architettare un thriller di prim’ordine nel quale le paure, la difficoltà di accettare il cambiamento, il terrore della solitudine sono gli elementi fondamentali. E ancora una volta Dorn ci ricorda che la realtà non è mai come sembra…

Consiglio questo libro agli amanti del mistero della psiche umana, a chi è disposto a provare qualche brivido per inseguire una storia e provare, magari, a scoprire un colpevole prima dell’autore. Anche se con Dorn non è esattamente una passeggiata. I suoi libri trasudano un senso di angoscia, di ineluttabilità, di sgomento sin dalla prima riga, ma probabilmente è proprio questo che affascina e cattura.

 

Opera recensita: “Incubo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Falhemberg, Germania

Pagine: 361

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 9 dicembre 2016

RECENSIONE: ANDRES PASCUAL - IL CANTO DELLE PAROLE PERDUTE


Sinossi:

Nagasaki, agosto 1945. Kazuo, un ragazzo occidentale adottato da una famiglia giapponese, e Junko, figlia di una maestra di ikebana, si sono ripromessi

di incontrarsi su una collina per suggellare il loro amore adolescente con un haiku. Pochi minuti prima dell'appuntamento, la bomba atomica trasforma la

città intera nell'inferno. Tokyo, febbraio 2011. Emilian Zäch, architetto svizzero in crisi, funzionario delle Nazioni Unite e sostenitore dell'energia

nucleare, conosce una gallerista di arte giapponese ossessionata dall'idea di rintracciare il primo amore della nonna. Due storie parallele, destinate

a incrociarsi in un finale che sorprende. Un libro sulla forza dell'amore capace di superare ogni cosa. Una storia di speranza e determinazione, di abbandono

e di coraggio, un romanzo sull'importanza di non dimenticare le tragedie del passato per affrontare le sfide del presente e scrivere il nostro futuro.

 

Siamo in Giappone, a Nagasaki, agosto 1945. Due adolescenti si incontrano ogni giorno su una collina. Lui è Kazuo, olandese di nascita, ma giapponese d’adozione, è in preda ad emozioni contrastanti: un conflitto interiore tra l’amore per i suoi veri genitori morti da tempo ed il rispetto e la devozione dovuti alla famiglia che lo ha adottato e che lo tratta amorevolmente. Lei è Junko, bella come una principessa, figlia di una maestra di Ikebana. I due ragazzi sono innamorati. Lui osserva con un binocolo ciò che accade a valle, nel campo 14, dove i giapponesi tengono rinchiusi alcuni prigionieri occidentali; lei legge misteriosi Haiku che fanno parte di un gioco, di una serie di quattro, l’ultimo dei quali ha un messaggio preciso. Ma mentre si recano all’appuntamento in cui sarà svelato il quarto Haiku e durante il quale entrambi sperano di potersi finalmente baciare, una luce accecante squarcia il cielo ed un vento caldo ed infernale travolge tutto e tutti trasformando Nagasaki in un luogo spettrale di morte e malattia. E’ la bomba atomica lanciata dagli americani sulla città, dopo la quale nulla sarà più come prima. I due ragazzi non riescono ad incontrarsi ma non smettono di cercarsi, nonostante la desolazione, la morte e le mille peripezie che dovranno affrontare per sopravvivere, per sfuggire ai cerchi concentrici delle radiazioni che espandono l’alone di morte sulla città.

. Più di 65 anni dopo, in una galleria di Tokyo, Mei, la nipote di Junko incontra Emilian, un architetto svizzero favorevole all’uso del nucleare come energia alternativa ed è a lui che si rivolge per cercare Kazuo, il grande amore della nonna che sta ormai per morire. Dopo i primi, inevitabili scontri iniziali i due cominciano a seguire gli indizi che portano verso l’uomo avvolto in un alone di mistero, ma le ricerche si rivelano più ardue del previsto. La storia prosegue alternandosi tra presente e passato, acquistando contorni via via più definiti, fino ad un finale inaspettato e dolceamaro.

Beh… che dire? Nonostante non sia stato scritto da un giapponese, questo libro trasuda giappone da ogni riga! L’autore, Andres Pascqual, infatti è spagnolo, ma come afferma lui stesso nella prefazione, ama moltissimo il Paese del sole nascente, senza tempo e senza spazio, senza principio né fine. La storia, presa di per sé, non brilla per originalità, soprattutto nella parte ambientata al presente: mi vengono in mente diversi libri che hanno a che fare con il Giappone e che utilizzano quest’espediente narrativo (penso a “il gusto proibito dello zenzero” o “l’amante giapponese”). Tuttavia, soprattutto nella narrazione delle vicende del passato, è una storia molto intensa e coinvolgente: sembra di vivere quei giorni insieme a Kazuo, sembra quasi di vedere quella città distrutta, di penetrare in quel silenzio assordante che è sgomento, vita e morte insieme. Ho molto apprezzato, inoltre, lo stile delicato e lineare con cui l’autore ha narrato sia lo ieri sia l’oggi, dando l’idea dell’inesorabilità del destino e del fluire del tempo che segue un suo corso inarrestabile. E così, leggendo questo libro, ci si perde in un luogo di pace al di là del tempo, ed anche le più terribili sofferenze sembrano il viatico per una meta ambita, le prove da superare prima del riposo e della pace.

Lettura consigliata, dunque… l’ho davvero apprezzato!

 

Opera recensita: “il canto delle parole perdute” di Andres Pascual

Editore: Corbaccio, 2012

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Giappone-Svizzera, 1945-2011

Pagine: 391

Prezzo: 16,40 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 30 novembre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - PHOBIA


Sinossi:

Londra, una fredda notte di dicembre nell'elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare

via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l'uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen,

ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l'auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari

della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l'uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey,

il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche

la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente

e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all'unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d'infanzia Mark Behrendt, psichiatra

che conosce gli abissi dell'animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra

divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l'uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

 

E’ il meno psicologico e, a mio parere il meno avvincente fra i thriller di Wulf Dorn che ho letto finora, ma non per questo è meno bello! E’ la storia della giovane Sarah e di suo figlio Harvey, che in una fredda notte di dicembre si ritrovano in casa uno sconosciuto con il viso sfregiato da orribili cicatrici. L’uomo è entrato in casa con le chiavi di Stephen, il marito di Sarah, partito quel pomeriggio per un viaggio di lavoro; l’uomo indossa i suoi vestiti, ha la sua valigia e la sua macchina, dice di essere Stephen e conosce la quotidianità di Sarah ed Harvey come se avesse sempre vissuto con loro. Da questo momento per Sarah cominceranno giorni di terrore, incertezza, paura. E’ proprio questa paura che è al centro dell’intera storia, la paura che viene dal passato e che, dal giorno in cui si è dimessa dalla casa editrice in cui lavorava, segue Sarah come un’ombra: è la paura di fallire, di non essere all’altezza. Ed è proprio questa paura che lo sconosciuto con le cicatrici vuole combattere, anche se Sarah ancora non lo sa. Ora è spaventata per sé e per il figlio e vuole ad ogni costo trovare suo marito. La polizia, però, non le crede e l’unica persona che può aiutarla è il suo amico d’infanzia, lo psichiatra Mark Berendt, che da sempre ha un’attitudine naturale a capire le persone. Casualmente anche lui è a Londra, venuto dalla Germania per il funerale del suo relatore, ma quando Sarah lo cerca per chiedergli aiuto scopre che anche lui ha subito un’esperienza traumatica dalla quale fatica ad uscire. Mark, infatti, può capire benissimo, meglio di chiunque altro, cosa si prova quando uno sconosciuto entra d’improvviso nella tua vita e ti ruba la tranquillità.

Chi ha letto “la psichiatra” ricorderà certamente l’anticonformista dottor Mark Berendt, in servizio alla Walt Klinik; lo ritroviamo in questo romanzo con più esperienze e più turbamenti. Cambio di ambientazione, dunque, per Dorn che dalla grigia Germania si sposta nella piovosa Londra per una storia altrettanto intricata ed apparentemente inspiegabile. Qui, al contrario dei libri precedenti, non abbiamo una vera e propria devianza psichica, ma “solo” l’ossessione di uno sconosciuto che definire “pazzo” sarebbe troppo banale: come ci insegna Dorn, infatti, bisogna sempre chiedersi il perché delle azioni che ci sembrano folli ed indagare nel profondo dell’animo umano per capirne il significato. Ma questo è soprattutto un libro che affronta le paure, quelle ataviche che si annidano dentro ognuno di noi e che inesorabilmente condizionano la nostra vita. E poi ci sono anche le paure sociali, quelle che ci impediscono di guardare con serenità un volto deturpato, quelle che minano la nostra tranquillità, i nostri equilibri sempre precari, quelle che non accettiamo perché sarebbe troppo duro sopportarne le conseguenze…

Anche in “Phobia” Dorn fa un’analisi a tutto tondo della psiche umana e delle sue mille sfaccettature. Sebbene, come anticipavo all’inizio, mi sia sembrato il meno avvincente tra i thriller di quest’autore, probabilmente per alcune lunghe digressioni che avrei evitato, “phobia” non è meno affascinante e profondo: ancora una volta Dorn ci mostra che la verità può essere più complessa di quanto immaginiamo e che dietro ad ogni azione possono celarsi i motivi più disparati, ma comunque un motivo c’è sempre e spetta a noi ricercarlo.

Ad ogni modo, bello… consigliato.

 

Opera recensita: “Phobia” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Londra

Pagine: 324

Prezzo: 16,60 €

Consigliato: sì.

 

martedì 25 ottobre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - IL SUPERSTITE


Sinossi:

Prima del silenzio. Una notte d’inverno, la strada ghiacciata, neve tutt’intorno, un’auto sbanda, si schianta contro un albero, il guidatore è gravemente ferito. Aveva appuntamento con lo sconosciuto che poche ore prima aveva rapito suo figlio Sven, mentre era fuori casa con il fratello maggiore. Adesso tutto è inutile: l’uomo sa che sta per morire. E sa che anche suo figlio morirà. Dopo il silenzio. Da ventitré anni lo psichiatra Jan Forstner vive con l’angoscia della scomparsa del fratellino. Tutto ciò che gli resta è un registratore che Jan aveva portato con sé la notte in cui erano usciti insieme e dove sono incise le ultime parole di Sven: «Quando torniamo a casa?» E poi il silenzio. E gli incubi che da quella notte non hanno smesso di tormentarlo. La notte in cui il padre è morto in un incidente d’auto.
La vita di Jan si riassume tutta in quella notte: ha studiato psichiatria come suo padre, si è specializzato in criminologia e ora è tornato al punto di partenza: alla Waldklinik, la clinica dove lavorava il padre e dove adesso lavorerà anche lui. Vorrebbe ricominciare a vivere, lasciarsi alle spalle l’incubo, ma quando una paziente della clinica si suicida, Jan si trova coinvolto in un’indagine che svelerà un segreto atroce rimasto sepolto per ventitré anni…
Un intreccio cupo e misterioso, un thriller inquietante e avvincente: il nuovo romanzo di Wulf Dorn.

 

Vi ho già parlato di Wulf Dorn e dei suoi thriller a prova di brivido, quando ho recensito per voi “La psichiatra” e “follia profonda”. Bene, “il superstite” cronologicamente si incastra proprio tra questi due romanzi: successivo alla psichiatra e prequel di follia profonda e vi assicuro che i punti in comune sono sorprendentemente numerosi. Ma andiamo con ordine.

Anche in questo caso l’ambientazione è Fhalemberg, immaginaria cittadina della Germania dove la vita sembra ruotare intorno alla Waldklinik, la clinica psichiatrica dove lavora Jan Forstner. Il giovane psichiatra è tornato nella sua città d’origine dopo 23 anni di assenza: se n’era allontanato dopo la tragica morte del padre e la scomparsa del suo fratellino Sven, di sei anni, nella quale Jan era stato direttamente coinvolto. I due fratelli erano insieme quella fredda notte di gennaio del 1985 nel parco innevato di Fhalenberg. Erano lì perché Jan voleva stabilire un contatto con una ragazza fuggita dalla clinica la notte precedente e morta davanti ai suoi occhi proprio in quel parco. Ma poi, in un attimo di distrazione di Jan, il fratellino si era volatilizzato, scomparso nel nulla. Sono questi i fatti con cui  Jan, oggi trentacinquenne, deve fare i conti da 23 anni e che sembrano sempre più legati a nuove morti sospette verificatesi in concomitanza con il suo ritorno in città ed in clinica. Leggendo l’intreccio imbastito, come al solito magistralmente, da Dorn si ha come l’impressione di entrare in un effetto domino, una spirale di morte che appare sempre più inestricabile ed inarrestabile, in un crescendo di rischio e suspense. Tutto, in queste pagine, sembra avvolto nell’immobilità del silenzio, coperto da una fitta coltre di neve, ma se il ghiaccio si spezzasse e il silenzio venisse squarciato l’esplosione sarebbe molto forte, quasi assordante.

Dorn ci ha abituati ad intrecci articolati, a rompicapo in cui nulla può considerarsi definito e fino alla fine può accadere davvero di tutto: anche in questo caso il colpo di scena finale è simile ad un boato, tanto più che per tre quarti del libro si è certi di aver individuato il colpevole. Mettendo a confronto i precedenti thriller che ho letto di Dorn, devo ammettere che questo è leggermente più lento e con meno picchi di tensione, ma non è meno affascinante, specie quando si arriva alla fine e si ha una visione d’insieme. In definitiva, probabilmente meno brillante rispetto ad altri, ma comunque consigliatissimo! Un consiglio ulteriore: se vi è possibile, leggete i libri in ordine di pubblicazione per cogliere meglio tutti i punti di contatto. Buona lettura e… buon brivido!

 

Opera recensita: “il superstite” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2011

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 440

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Consigli correlati: “la psichiatra” e “follia profonda” dello stesso autore.

 

mercoledì 12 ottobre 2016

RECENSIONE: SOMALY MAM - IL SILENZIO DELL'INNOCENZA


Sinossi:

Mi chiamo Somaly; o, per lo meno, così mi chiamo adesso. Come tutti, in Cambogia, di nomi ne ho avuti parecchi. Un nome deriva da una scelta provvisoria, lo si cambia come si cambia vita se la sfortuna si accanisce contro di noi, per esempio. Ma non mi ricordo bene dei nomi che ho avuto quando ero piccola. Del resto, non ricordo quasi niente della mia prima infanzia; non so granché delle mie origini e ho ricostruito a posteriori, da vaghi ricordi, quel minimo di storia che sto per raccontarvi... Nata nella poverissima campagna cambogiana, dove i genitori arrivano a vendere i propri figli all'età di cinque o sei anni per pochi soldi, Somaly Mam, oggi trentacinquenne, ha vissuto parte dell'adolescenza in un bordello, in condizione di schiavitù. Violentata, picchiata e torturata, è riuscita a sottrarsi al suo destino e insieme al marito Pierre Legros ha creato nel 1997 un'associazione no-profit, la AFESIP (Agir pour les femmes en situation précaire) che dalla Cambogia, dove ha la sede principale, si è rapidamente sviluppata in Tailandia, Vietnam e Laos. Nonostante abbia subito numerose minacce, finora Somaly Mam è riuscita a salvare dalla prostituzione e dalla schiavitù migliaia di ragazze. "Il silenzio dell'innocenza" racconta la sua storia, la storia di migliaia di persone come lei, il dolore e la rabbia, ma anche la speranza che il mondo possa cambiare.

 

Duro, crudo, angosciante proprio come la storia che racconta. Questo libro è un pugno nello stomaco dal quale è difficile riprendersi. Tuttavia leggerlo serve: serve a noi per capire che il mondo non è solo quello civilizzato ed ordinato che ruota intorno a noi, ma anche quello povero, disastrato e corrotto in cui vivono milioni di persone poco al di là del nostro naso. E serve anche a Somaly Mam che lo ha scritto: dobbiamo dimostrarle che le infinite sofferenze che ha vissuto non sono state vane. Anche scrivere questo libro e ricordare le atrocità di cui è stata vittima per lei è stato difficile: non ricorda quasi nulla della sua infanzia, ricorda solo gli odori, i colori ed i sapori della foresta e del villaggio in cui ha trascorso i primi anni della sua vita. Dall’età di otto anni è stata venduta, costretta a lavorare per portare soldi ad un vecchio che li spendeva in alchool e la picchiava, ma al quale lei doveva rispetto. E’ stata violentata più e più volte, venduta da un bordello all’altro, il suo corpo ha subito le umiliazioni più atroci da cambogiani e bianchi di ogni fazione politica o etnia. Ma è riuscita ad uscirne, con sommi sforzi e difficoltà indicibili che le hanno lasciato segni indelebili ed ha fondato un’associazione, l’Afesip, che si occupa di salvare quante più bambine e raggazze possibile dal traffico delle donne e dal giro della prostituzione.

I suoi nemici più grandi sono la corruzione, l’indifferenza, la mentalità ristretta e la grande pressione economica. Ma lo sono anche il doppiogioco della polizia, i poteri forti di personalità intoccabili, la lentezza nell’arrivo dei fondi, la burocrazia che seppellisce la speranza. Eppure lei non si è arresa, nonostante le minacce di morte rivolte a lei, alla sua famiglia ed ai suoi collaboratori, Somaly porta avanti la sua battaglia: salvare quante più ragazze possibile ed aiutarle a raggiungere un’indipendenza finanziaria attraverso il reinserimento sociale e professionale.

Questo libro, in cui Somaly racconta in prima persona la sua storia, è una testimonianza forte e dura da mandar giù, soprattutto per noi occidentali che poco sappiamo del degrado e dell’umiliazione ancora così presente e radicata in certe parti del mondo. Confesso che non è stato facile portare a termine la lettura, sia per lo stile a tratti non esattamente scorrevole, sia per la crudezza delle vicende raccontate. Tuttavia credo che non bisogna sottrarsi a storie come questa: conoscere è il primo passo per cambiare le cose, anche nel nostro piccolo, anche attraverso le pagine di un libro.

Perciò vi dico: farà male, ma leggetelo.

 

Opera recensita: “il silenzio dell’innocenza” di Somaly Mam

Editore: Corbaccio, 2007

Genere: autobiografia

Ambientazione: Cambogia

Pagine: 192

Prezzo: 13,60 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 18 agosto 2016

RECENSIONE: WULF DORN - FOLLIA PROFONDA


Sinossi:

Un mazzo di bellissime rose rosse senza biglietto. Un inquietante disegno sotto il tergicristallo dell’auto… Lo psichiatra Jan Forstner è l’oggetto delle attenzioni insistenti di una sconosciuta. All’inizio pensa si tratti semplicemente dei sentimenti innocui di una paziente. Ma quando un amico giornalista, che stava per fargli delle rivelazioni sconvolgenti che lo riguardavano da vicino, viene trovato barbaramente ucciso, Forstner comincia a temere di essere il bersaglio finale di una pazza omicida. Una stalker che non si ferma davanti a nulla pur di ottenere ciò che vuole. E ciò che vuole è lui, Jan, per sempre... Dal re del thriller psicologico tedesco, una nuova sconvolgente storia di tensione e di follia.

 
Tensione elettrica dalla prima all’ultima pagina in questo thriller psicologico dell’autore tedesco Wulf Dorn. Vi ho già parlato di lui qui sul blog quando ho recensito “la psichiatra”, il suo stupendo  romanzo d’esordio. Beh, devo dire che qui in “follia profonda” ho trovato conferma della bravura di Dorn.
Siamo sempre in Germania, a Fahlenberg, nella Valt Clinic, nota clinica psichiatrica in cui lavora Jan Forstner. Proprio il giovane psichiatra diventa l’oggetto dell’ossessione amorosa di una donna che lo perseguita senza farsi vedere. Questa donna fantasma, che si fa chiamare Jana, ha in mente un piano che coinvolge Jan e, in preda al suo delirio allucinato, non si fermerà davanti a niente e nessuno pur di raggiungerlo. Lo ha già dimostrato uccidendo un uomo, un giornalista che, prima di morire, aveva chiesto un appuntamento a Jan. Da qui si dipanerà una trama ricca di colpi di scena, una storia folle basata sullo stalking, sulla paura e su una strana forma di “vero amore”.
Un libro che si legge d’un fiato, nel quale si è convinti di aver capito tutto, di conoscere il responsabile di quest’orrore, ma si finisce per accorgersi che ci si era inevitabilmente sbagliati. Trovo che Wulf Dorn sia un genio dello psicothriller, assolutamente imprevedibile e straordinariamente folle. 430 pagine di tensione crescente, incredulità e puro brivido. Stupendo, consigliatissimo!
N.B. Sconsigliato a persone troppo razionali, cardiopatiche o facilmente suggestionabili! Ovviamente scherzo, ma non troppo! :)
 
 
Opera recensita: “follia profonda” di Wulf Dorn
Editore: Corbaccio, 2012
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Germania
Pagine: 429
Consigliato: sì.
Consigli correlati:
Libri: “la psichiatra” dello stesso autore.

 

martedì 26 luglio 2016

RECENSIONE: WULF DORN - LA PSICHIATRA


Sinossi:

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare all'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...

 

Chi può dire cosa è vero e cosa non lo è? E chi ci assicura che sapere la verità sia sempre la cosa migliore? Sono questi gli interrogativi davanti ai quali ci pone questo thriller psicologico.

E’ lunedì mattina e la giovane psichiatra Ellen Roth arriva al lavoro in ritardo. Ha appena accompagnato in aeroporto il suo collega e compagno Chris che parte per una lunga vacanza in Australia con un amico. Ellen è turbata perché prima di partire Chris le ha strappato una promessa: occuparsi di una nuova paziente, giunta da poco in clinica, alla quale lui tiene molto perché pensa che sia in pericolo. Ellen va a farle visita e trova una donna in evidente stato di choc, chiusa in se stessa, con chiari segni di maltrattamenti che, a suo dire, le sono stati procurati dall’uomo nero, il temibile personaggio delle fiabe. Ellen nota che la donna parla con una voce infantile, come se fosse regredita allo stato di bambina. Anche quando si allontana da lei Ellen non riesce a non pensare alle sue condizioni e a cosa o chi possa averla ridotta così. Il giorno successivo, però, la paziente senza nome è scomparsa e nessuno sembra averla mai vista, a parte Ellen e Chris che però è irraggiungibile in Australia. Ellen comincia a cercarla e contemporaneamente riceve strane telefonate ed avvertimenti di vario tipo da un uomo che sembra essere collegato alla donna sconosciuta. Da qui comincerà un percorso pericoloso ed oscuro che porterà Ellen ad una sconvolgente, remota ed amara verità dalla quale le sarà molto difficile venire fuori indenne. Ad aiutarla in questo percorso c’è solo il suo collega Mark che si rivelerà la sua unica ancora di salvezza.

Il libro è scritto con stile scorrevole, la tensione è palpabile ad ogni pagina e cresce di pari passo con il baratro buio verso cui si ha sempre l’impressione di precipitare. Un thriller psicologico in piena regola con tanto di colpi di scena finali, non uno, ma molti in rapida successione. La storia, che per buona parte del libro sembra essere quasi ordinaria, “normale”, assume connotati assolutamente imprevisti. Mi è piaciuto? Sì, molto, l’ho letto d’un fiato e ve lo consiglio!

 

Opera recensita: “La psichiatra” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2010

Genere: triller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 399

Consigliato: sì.