simposio lettori copertina

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giovedì 4 novembre 2021

RECENSIONE: ALEX MICHAELIDES - LE VERGINI

Sinossi:

Ci sono professori capaci di incantare e far scoprire universi interi. È il caso dell'eccentrico, coltissimo Edward Fosca, il cui corso di tragedia greca è seguito con passione quasi ossessiva. Tanto che alcune studentesse, conquistate e rapite da quelle storie antiche, hanno fondato una setta segreta: Le vergini. Ma le ombre dei miti classici arrivano a minacciare gli alti saloni e le guglie gotiche di Cambridge. E quando alcune ragazze vengono ritrovate uccise molti degli indizi conducono proprio al professor Fosca.

 

Commento:

Le vergini è un thriller psicologico interessante, scorrevole, intenso. Racconta la storia di una psicoterapeuta inglese di origine greca, Mariana, rimasta vedova da poco di un marito che amava e che non riesce a dimenticare. L'unico affetto che le rimane è Zoe, la nipote che ha cresciuto come una figlia. Zoe studia a Cambridge, nel college dove la stessa Mariana ha studiato e conosciuto Sebastian, l'uomo che poi ha sposato. Una sera la donna riceve una chiamata di Zoe che, sconvolta, le comunica che è stato ritrovato un cadavere che forse potrebbe essere della sua migliore amica. C'è qualcosa che Zoe non le sta dicendo, tuttavia, e Mariana è intenzionata a scoprire di che si tratta, perciò parte da Londra alla volta di Cambridge per starle accanto. Sin da subito i suoi sospetti cadono su Edward Fosca, un affascinante e carismatico docente di tragedia greca. Tutto sembra ricondurre a lui… e intanto altre ragazze muoiono. "Le vergini" è un thriller che mi è piaciuto: ho apprezzato la trama, le sottotrame, la scrittura elegante e calda, quasi accogliente, per quanto il contenuto sia sinistro; ho apprezzato meno la caratterizzazione dei personaggi che, tuttavia, si compensa con i tanti colpi di scena e le svolte inattese. Un libro che consiglio, vedrete come le pagine scorreranno via e non vedrete l'ora di saperne di più. Io, per il momento, non vedo l'ora di recuperare il primo romanzo di quest'autore, La paziente silenziosa, un bestseller che non ho ancora mai letto. Se è bello quanto questo… beh, avrò letto un buon thriller.

 

 

 

Opera recensita: "Le vergini" di Alex Michaelides

Editore: Einaudi, 2021

Traduttore: Seba Pezzani

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 30 agosto 2021

RECENSIONE: JANELLE BROWN - PICCOLE COSE PREZIOSE

Sinossi:

Nina vive a Los Angeles. Cresciuta con la madre, un'esperta truffatrice, da sempre osserva le vite dei ricchi come uno spettacolo a lei precluso. Neanche la laurea in Storia dell'arte, ottenuta nonostante numerose difficoltà, le è valsa il riscatto che si aspettava. Ma ora che la madre si è ammalata, Nina ha bisogno di soldi. E così trova, finalmente, il modo di sfruttare quel pezzo di carta e il tempo passato a guardare quelle sfavillanti vetrine. Del resto, sono gli stessi ricchi di L.A. a fare sfoggio del lusso di cui sono circondati. E quella che sembra solo una foto su Instagram, per Nina diventa una finestra da cui identificare mobili, quadri, pezzi d'antiquariato di enorme valore. Dopodiché, per lei e il fidanzato Lachlan è fin troppo facile intrufolarsi nelle vite − e nelle case − delle vittime, e portare via oggetti da cui ricavare milioni di dollari. Eppure c'è un profilo che Nina, da tempo, si limita a osservare: quello di Vanessa Liebling, ereditiera e influencer. Quando Nina scopre che la ragazza si è ritirata a Stonehaven, la sua magione sulle fredde rive del lago Tahoe, capisce di aver trovato la vittima perfetta. Ma l'incontro tra Nina e Vanessa porterà a galla un passato comune e mai risolto, sepolto per anni nei meandri di Stonehaven. E la stessa Nina, così esperta delle vite altrui, dovrà riconoscere che in fondo anche la propria non è che una sequela di abili finzioni.

 

Commento:

Consigliato da praticamente tutte le riviste di gossip che quest'estate hanno elaborato liste di libri da leggere sotto l'ombrellone, Piccole cose preziose di Janelle Brown è un thriller psicologico gradevole, lento e mai troppo adrenalinico, che ha un grande pregio: parla dei social, del loro impatto sulle nostre vite e lo fa con cognizione di causa. Analizza tutto attraverso un parallelo vecchio quanto il mondo, quello fra la scaltra ed intelligente Nina Ross che per vivere tra mille difficoltà cede ai guadagni facili truffando ignari ricchi con la mania del selfie artistico e la ricca ereditiera influencer Vanessa Liebling, che per vivere ha bisogno dell'approvazione effimera dei suoi followers. Il risultato dell'incrocio di queste due vite sarà un confronto impietoso per entrambe e forse anche per noi che non siamo esenti dalla social mania. E vengono naturali tante domande: quante vite abbiamo o crediamo di avere? In quanti mondi viviamo, tanti quanti i profili che apriamo sui social? E in quale dei tanti profili viviamo? Quale vestito indossiamo? Chi finiamo per essere, davvero, noi? E cosa genera questa mania di postare, documentare, dare in pasto a sconosciuti ogni momento della nostra vita? Forse dal bisogno spasmodico di piacere, di sentirsi apprezzati, di sentirsi qualcuno… E poi c'è l'altra faccia della medaglia: chi ci guarda, ci osserva, ci segue, ci studia, cosa vede in noi? Cosa vuol vedere o crede di sapere? Quale potere crede di poter esercitare su di noi? Tanti, troppi interrogativi sui quali, se non trova proprio una risposta, questo libro ci induce a riflettere nella nostra dimensione più personale.

 

Opera recensita: "Piccole cose preziose" di Janelle Brown

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 478

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 29 dicembre 2020

RECENSIONE: SEBASTIAN FITZEK - IL LADRO DI ANIME

Sinossi:

Tutto accade in una notte, la Vigilia di Natale. In una lussuosa clinica psichiatrica fuori Berlino, mentre la neve scende copiosa rendendo il luogo ancora più isolato, medici e pazienti si rendono conto con orrore che il maniaco che da tempo terrorizza la città, il cosiddetto "Ladro di anime", si trova all'interno della struttura. Di lui si conoscono soltanto i tremendi effetti provocati da un misterioso trattamento in grado di spezzare la volontà delle sue vittime, riducendole a meri involucri umani, e gli ambigui indovinelli che lascia dietro di sé come macabra firma. L'unica via di salvezza sarà affrontarlo tutti insieme: ma il piccolo gruppo, guidato da Caspar, ricoverato in seguito a un'inspiegabile amnesia che ha cancellato completamente il suo passato, si troverà a far fronte a qualcosa di assolutamente inaspettato e terribile. Mentre il tempo scorre inesorabile nel tentativo di neutralizzare il Ladro di anime, Caspar viene folgorato con sempre maggior frequenza da scene della sua vita precedente, che progressivamente fanno luce sulla sua identità e sulla sua drammatica storia personale, costringendolo a uno sconvolgente viaggio negli abissi più oscuri della propria psiche...

 

Commento:

Angoscioso, incalzante, oscuro, Il ladro di anime di Sebastian Fitzek è uno dei thriller psicologici più originali e interessanti che abbia mai letto. È ambientato quasi interamente in una clinica psichiatrica nei boschi vicino a Berlino, in una tempestosa notte prenatalizia, ambientazione perfetta per l'epilogo macabro, surreale e terribile di una storia lunga e triste. Nessuno dei protagonisti – tranne, ovviamente, l'assassino – sospetta nulla dell'apocalisse che si scatenerà fra poco, ma nessuno di loro avrà modo o tempo di scordarne gli effetti: il ladro di anime è in azione e persegue il suo folle, ambizioso progetto senza trovare ostacoli. Un thriller molto intenso, inframmezzato qua e là da pochi balzi nell'oggi utili soprattutto per mettere in pausa la tensione costantemente crescente, per far prendere al lettore un respiro che gli permetta di sostenere il precipitare degli eventi e la lotta convulsa con l'assassino prima di tornare ad immergervisi completamente.

Ben scritto, molto ben congegnato, decisamente consigliato a chi ama il genere e crede di poterlo reggere.

 

Opera recensita: "Il ladro di anime" di Sebastian Fitzek

Editore: Elliot, prima ed. 2009

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 300

Prezzo: 13,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

domenica 25 ottobre 2020

RECENSIONE: HELENE FLOOD - LA TERAPEUTA

Sinossi:

Sara, psicologa trentenne, gestisce uno studio privato per giovani problematici nella nuova grande casa che sta ristrutturando insieme al marito Sigurd, ambizioso architetto sempre oberato di lavoro. Un giorno, dopo aver lasciato un messaggio telefonico alla moglie in cui dice di aver raggiunto un paio di amici per una breve vacanza, Sigurd scompare nel nulla. Gli amici confermano che lo stavano aspettando ma che non è mai arrivato a destinazione. Dov'è finito? Perché ha mentito? Sara non ha idea di cosa sia successo e, mentre le ore passano, la rabbia comincia a trasformarsi in paura. Quando la polizia inizia finalmente a interessarsi alla scomparsa, la donna diventa uno dei principali sospettati perché ha cancellato definitivamente e troppo in fretta il messaggio vocale del marito. Sara si ritrova dunque sola nella casa da sogno rimasta incompiuta, dove ogni stanza diventa sempre meno ospitale e sempre più inquietante, anche lo studio dove riceve i pazienti. Ma è sola davvero? Non riesce infatti a scrollarsi di dosso la sensazione di essere osservata, è convinta che gli oggetti spariscano e ricompaiano misteriosamente e di sentire dei passi in soffitta durante la notte. È davvero così o è lei che sta perdendo lucidità? Mentre verità terribili vengono alla luce, Sara trova sempre più difficile gestire la propria vita e i propri pensieri. Può fidarsi della sua memoria? Riuscirà lei, esperta nell'interpretare le emozioni e le intenzioni degli altri, a guardare davvero dentro se stessa? E dove può considerarsi veramente al sicuro?

 

Commento:

Ambientato nella fredda Norvegia, in una Oslo quasi primaverile che offre di sé un'immagine lontana dalle classiche capitali europee, una città dove ciascuno sembra vivere isolato, chiuso dentro se stesso e circondato dal nulla fisico e da rari e freddi contatti sociali, La terapeuta è un buon thriller psicologico che mantiene una tensione costante e controllata e che riesce a regalare anche più di qualche brivido. Sara e Sigurd sono una giovane coppia che sta cercando, con fatica, di conquistarsi la sua indipendenza ed il suo equilibrio. Quando il vecchio nonno di lui muore lasciando loro la sua casa grande e di valore, i due intravedono in quest'insperata fortuna l'ottimo punto di partenza per cominciare a costruire la loro famiglia: con la ristrutturazione della casa, il lavoro di entrambi e magari l'arrivo di un figlio ce la faranno. Ma le cose non vanno proprio così bene, tutto sembra essere più difficile di quanto sperassero, tutto sembra andare a rilento… così quando Sigurd le comunica che andrà in montagna con gli amici per il weekend, Sara non è triste, anzi è quasi grata di poter restare sola e prendersi un po' di tempo per sé. Vedrà i suoi pazienti, poi mangerà da sola, farà spinning, guarderà Netflix, berrà vino bianco e… e poi basta, chi lo sa, chi vivrà vedrà. Ma i piani di entrambi i coniugi per il weekend ben presto si riveleranno sin troppo rosei. Lei scoprirà che il marito le ha mentito; lui… lui scomparirà nel nulla. Dov'è Sigurd? Se non era con gli amici come aveva detto, dov'era diretto? E come mai il suo tubo portadocumenti prima non c'era e poi è ricomparso? E di chi sono quei passi in mansarda? Cosa sta succedendo davvero? Sara non lo sa, non capisce più cosa sia reale e cosa sia frutto della sua immaginazione… e noi con lei. Helene Flood ci conduce per i meandri di una storia familiare intricata, fra insoddisfazione e rancori mai davvero sopiti, fra pericoli insospettabili e giustizieri per cui la legge è solo un pezzo di argilla da modellare a proprio piacimento. Un buon thriller psicologico che induce a riflettere su quanto possiamo realmente dire di conoscere noi stessi e le persone che abbiamo accanto.

 

Opera recensita: "La terapeuta" di Helene Flood

Editore: Mondadori, 2020

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

domenica 29 marzo 2020

RECENSIONE: LESLEY KARA - LE VOCI DEGLI ALTRI


Sinossi:
Flintstead-on-Sea è una di quelle cittadine inglesi così piccole, così silenziose, così tremendamente perfette, che le vite dei suoi abitanti sono strette come in una morsa, tra la pioggia incessante e il mare sempre grigio. E per Joanna Critchley, mamma single che vi è appena tornata con il suo bambino, la morsa è ancora più dolorosa: non conosce più nessuno in città, e trova difficile farsi accettare dalle temibili mamme della scuola.
È per questo che, quando per caso sente dire da una di loro che la famigerata Sally McGowan, che a dieci anni commise un terribile omicidio e da allora ha vissuto sotto altra identità, si è ritirata proprio a Flintstead, non resiste alla tentazione di usare quell'informazione. È la sera del book club, e, sentendosi ancora una volta esclusa, Joanna butta lì il suo prezioso pettegolezzo. Quella che innescherà è una spirale crescente di sospetto, follia e paura, che ben presto le sfuggirà di mano.
E mentre diverse donne vengono accusate, e Jo si sentirà sempre più in colpa per aver diffuso la voce, una verità molto scomoda si farà strada. Una verità pericolosa, sia per lei che per il suo bambino. E Joanna imparerà a sue spese che quando si mettono in giro le voci sbagliate, dopo non si torna indietro.
Tensione, minaccia e sospetto si respirano a pieni polmoni in un thriller che vi sorprenderà, uno dei grandi bestseller inglesi dell'anno.

Commento:
Una trama non proprio originale, una protagonista non proprio simpatica, una vicenda ghiotta che risveglia la curiosità e una buona dose di suspense fanno di Le voci degli altri un discreto thriller, una buona lettura di evasione con spunti di riflessione. Le tematiche affrontate sono molte, dagli abusi in famiglia alla potenza di un pettegolezzo pronunciato a mezza bocca, alla menzogna e alla vendetta. C'è tutto questo, sotto la coltre nebbiosa di una cittadina assopita nella sua quotidianità: basta sollevare un po' il tappeto ed ecco venir fuori la meschinità dell'essere umano, fatto di egoismi e sospetti. Un buon modo, questo thriller, di procurarsi qualche sano brivido accompagnato da qualche altrettanto sano insegnamento.

Opera recensita: "Le voci degli altri" di Lesley Kara
Editore: Piemme, 2020
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 320
Prezzo: 18,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8
Colonna sonora sperimentata: Mary J. Blidge.


mercoledì 18 dicembre 2019

RECENSIONE: DENNIS LEHANE - L'ISOLA DELLA PAURA


Sinossi:
A chi arriva dal mare l'isola non fa una bella impressione. Una macchia scura in mezzo alla foschia, alberi macilenti e radi a interromperne il grigiore. Ma è difficile aspettarsi di meglio da un luogo come quello. Anche perché l'agente federale Teddy Daniels sa che lo attende un incarico delicato: una paziente dell'Ashecliffe Hospital, istituto per la detenzione e la cura dei criminali psicopatici, è scomparsa e le sue preoccupanti condizioni psichiche ne rendono più che urgente il ritrovamento.
Ma su quell'isola, che un uragano travolge impedendo qualunque collegamento con la terra ferma, niente è davvero ciò che sembra: cosa succede veramente in quell'ospedale? E che cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta inspiegabilmente scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani? Forse, invece, è qualcosa di torbido che lo tocca più nel profondo, e che riguarda i fantasmi che da tempo lo tormentano, da quando l'adorata moglie è morta tragicamente in un incendio doloso. E quanto più Teddy si avvicina alla verità, tanto più la morsa si stringe intorno a lui. Fino al magistrale colpo di scena, che lascerà il lettore con il fiato sospeso anche dopo aver divorato l'ultima pagina.

Commento:
Teddy e Chuck sbarcano a Shutter Island per dare manforte nel ritrovamento di Rachel Solando, una paziente scomparsa dall'Hashecliffe Hospital in circostanze anomale. Teddy e Chuck sono agenti federali e l'ospedale è, in realtà, un istituto psichiatrico dal quale è decisamente difficile fuggire… eppure la donna, con forti disturbi psichici, sembra esserci riuscita. Mentre continuano le ricerche, però, Teddy rivela di aver – diciamo così – sperato ardentemente che gli affidassero quel caso per avere occasione di recarsi in quell'ospedale: c'è un paziente, lì, che Teddy ha validi motivi per voler incontrare. Ma troppe stranezze, casualità, circostanze sospette si susseguono in questa storia dall'epilogo tutt'altro che scontato. Se dapprima il libro appare monotono, quasi piatto, verso la metà arriva la svolta e la narrazione ha un'impennata che getta le cose in una prospettiva completamente diversa da quella cui si è indotti a pensare all'inizio. L'ultima pagina, poi, proprio quando ci sembrava di aver capito tutto, ci ridà in pasto ai dubbi… e nulla, davvero nulla, potrà essere dato per scontato.
Un thriller psicologico di prim'ordine, al quale non darò, tuttavia, una votazione altissima: ci sono state, infatti, alcune cose – specie nello stile e nella prosa – che mi hanno lasciato perplessa. Comunque, come non consigliarlo? E come non consigliare, soprattutto, il film che ne è stato tratto? Questo è uno dei pochi casi in cui forse ho preferito il film, Shutter Island appunto.

Opera recensita: "L'isola della paura" di Dennis Lehane
Editore: Piemme, prima ed. 2003
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: un'isola nell'oceano atlantico, al largo della costa orientale degli Stati Uniti
Pagine: 348
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 19 agosto 2019

RECENSIONE: S. K. TREMAYNE - LA GEMELLA SILENZIOSA


Sinossi:
A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l'isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell'isola nel mare della Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l'inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, stranamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: "Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarle l'anima. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?

Commento:
Ammetto di aver atteso tanto prima di leggere questo romanzo, nonostante fosse lì ad attendermi da più di due anni, perché c'era qualcosa che mi portava istintivamente a diffidare; lo vedevo troppo simile ad altri thriller che non avevo apprezzato. Ed in effetti avevo più o meno ragione. Non è andata così male: il libro si fa leggere e tutto sommato è anche ben scritto, inoltre l'ambientazione – (un'isoletta della Scozia difficile da raggiungere, l'inverno freddo, il vento forte) forse un po' stereotipata – è comunque suggestiva e si presta bene a un thriller. Tutto il resto, però, manca dell'originalità che sarebbe servita a questo libro per differenziarsi, per risaltare rispetto alla media dei thriller "da banco". Genitori distrutti dal dolore per la perdita di una delle due gemelle, gemelle identiche e con strani legami telepatici che non sembrano essersi interrotti dopo la morte di una delle due, confusione, smarrimento, matrimonio in crisi, recriminazioni, sensi di colpa, problemi di alcool… c'è tutto per confezionare un buon minestrone già scaldato. Intendiamoci, il libro in sé non è affatto brutto, però è troppo uguale a tanti altri perché lo possa consigliare. Se mi si chiedesse:"perché tra milioni di thriller dovrei scegliere questo?" io non credo che riuscirei a trovare motivazioni sufficienti. Per il resto, se vi capita tra le mani ed avete voglia di un thriller, in mancanza di meglio va più che bene per assolvere al suo compito. Sarò crudele, ma bisogna pur fare una selezione in un genere che si sta espandendo a perdita d'occhio, no? E ci sono tanti thriller davvero particolari e meritevoli da consigliare. In sintesi, per me né promosso né bocciato, senza infamia e senza lode.

Opera recensita: "La gemella silenziosa" di S. K. Tremayne
Editore: Garzanti, 2015
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Inghilterra-Scozia
Pagine: 307
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


sabato 29 dicembre 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA FIGLIA SBAGLIATA


Sinossi:
Megan Collier è una ragazzina "difficile": timida, solitaria, piena di rabbia. Rabbia soprattutto nei confronti dei genitori, Bett e Tate, divorziati da poco e troppo presi da se stessi per accorgersi di lei. Fortuna che ora c'è il dottor Peters, il suo nuovo psicanalista. Gli sono bastate poche sedute per stregare Megan: con il suo sguardo magnetico e la voce ferma e suadente, è il solo che riesca a far crollare le barriere della ragazza. Finché un giorno, all'improvviso, Megan scompare. Adesso i suoi genitori dovranno per forza accorgersi di quella figlia che non si erano mai preoccupati di conoscere, e che forse ha voluto fuggire proprio da loro. Ma Megan non è scappata: ben presto, infatti, dietro la sua sparizione si profila una lucida trama di ricatto e vendetta, ordita da qualcuno in grado di tenere in scacco Megan, e abilissimo a scavare nel passato della famiglia Collier. Se vogliono salvare la figlia, e scoprire chi li ricatta e perché, Tate e la sua ex moglie dovranno scendere negli inferi del proprio passato, camminando loro stessi, insieme al misterioso ricattatore, in bilico sul sottile confine tra realtà e follia.

Commento:
E' sabato mattina e Megan parcheggia la sua Tempo per recarsi a quell'inutile seduta con lo psicoterapeuta che sostituisce il suo medico consueto. E' convinta che sarà una perdita di tempo come i precedenti incontri, ma ben presto capisce che forse qualcosa di diverso e di buono c'è: ad accoglierla nello studio c'è un giovane medico dalla voce straordinaria: suadente, consolatoria, rassicurante. Un medico molto diverso dal vecchio e noioso predecessore, che sembra scavarle nei pensieri, sembra riuscire a tirar fuori la sua rabbia e soprattutto sembra conoscerla meglio di chiunque altro. Ma la realtà non è mai rosea come può sembrare: ormai, quando Megan si accorge che quest'uomo l'ha drogata, è troppo tardi. Riusciranno Beth e Tate, i suoi genitori separati, a capire che non è scappata come potrebbe sembrare e a trovarla in tempo? E soprattutto… chi l'ha rapita? E perché?
Un thriller psicologico non originalissimo, ma ansiogeno sin dalla prima pagina. Non è uno dei libri migliori di Deaver, ma è comunque ben scritto e ben congegnato. Come dico sempre: è comunque un libro di Deaver! Lo consiglio come lettura "leggera", se avete voglia di qualche buon brivido e comunque di una morale: sì, perché anche i thriller – checché ne pensino alcuni – insegnano qualcosa, e qui si parla di incomunicabilità tra genitori e figli e dell'importanza vitale delle parole.

Opera recensita: "La figlia sbagliata" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2010
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Virginia-Stati Uniti
Pagine: 358
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 6 maggio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - PIETà PER GLI INSONNI


Sinossi:

Un tornado spaventoso sta per abbattersi sul New England. Michael Hrubek, gigante schizofrenico e folle stupratore, evade dal manicomio criminale per vendicarsi

della donna che lo ha inchiodato. Lo scatenarsi della natura fa da contrappunto alla più forsennata delle fughe e alla più spietata delle cacce all'uomo.

 

Commento:

Forse a qualcuno il paragone sembrerà azzardato, ma secondo me più che da Deaver questo romanzo sembra scritto da Stephen King, sarà per l’ambientazione molto “americana” e molto anni 90, sarà perché i due autori hanno in comune una caratteristica importante: la meticolosità che quasi sconfina nel puntiglio con cui trattano qualunque aspetto delle loro storie. Paragoni a parte, a Deaver va il merito di aver saputo mescolare il thriller psicologico e l’avventura on the road, creando un thriller ricco di suspense che sa tanto di romanzo americano. Tutto si svolge in una notte, una notte difficile su più fronti e per molte persone: da un lato una violenta bufera sta per abbattersi sul New England facendo tracimare il fiume ed il lago prospiciente la proprietà degli Aceson a Rigeton, quindi Lise, il marito Ouen e la sorella Portia devono affrettarsi a metterla al sicuro il più possibile; dall’altro proprio a casa loro sta dirigendosi Michael Rubeck, una montagna d’uomo affetto da schizofrenia paranoide ed evaso dall’ospedale psichiatrico dov’era in cura. Tra inseguimenti all’ultima astuzia, lavoro di braccia per trascinare sacchi di sabbia e creare sbarramenti all’acqua che minaccia di mandare in fumo le fatiche di una vita, ricordi passati e recenti e cose non dette, si sviluppa una storia coinvolgente e serrata. I colpi di scena non mancano, anche se stavolta posso vantarmi – una volta tanto – di aver capito cosa non quadrava ben prima del finale. E comunque, ancora una volta, Deaver ci dimostra con le sue storie che nulla è necessariamente come appare… nulla può essere dato per scontato… non è mai detta l’ultima parola, finché non si gira l’ultima pagina. Nella mia classifica personale “Pietà per gli insonni” non è in cima ai libri di Deaver, ma è comunque un buon thriller. Lo consiglio a chi predilige le ambientazioni aperte a quelle metropolitane.

Opera recensita: “Pietà per gli insonni” di Jeffery Deaver

Editore: Bur, prima ed. 1994

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 448

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

lunedì 15 gennaio 2018

RECENSIONE: ILARIA TUTI - FIORI SOPRA L'INFERNO


Sinossi:

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa

si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente

è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e

ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato

dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia,

ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»

Questo non è soltanto l’esordio di una scrittrice di grandissimo talento. Non è soltanto un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva.

Questo è il debutto di una protagonista indimenticabile per la sua straordinaria umanità, il suo spirito indomito, la sua rabbia e la sua tenerezza.

 

Sinossi:

Ecco… ancora una volta mi trovo a recensire un libro per niente facile da analizzare, un libro così peculiare che l’unico aggettivo che userei per definirlo è “sorprendente”. La mia recensione sarà, quindi, molto personale.

Tanto premesso, confesso che ad incuriosirmi, prima ancora della trama del libro, è stato il gran parlare che se ne sta facendo: mi ci sono avvicinata con la mia solita diffidenza perché volevo capire se fosse il solito caso editoriale in stile “Ragazza del treno” con tanto fumo e poco arrosto, o se ne valesse davvero la pena. Altro punto che mi ha dato qualche perplessità all’inizio è stato leggere, nelle note biografiche, che l’autrice ama i romanzi di Donato Carrisi che, invece, non rientra propriamente nei miei autori preferiti… capite quindi con che preconcetti mi approcciavo alla lettura!

 Ed in effetti l’influenza di Carrisi in questo libro si sente, soprattutto all’inizio: il linguaggio usato dall’autrice, come quello di Carrisi, è molto articolato, a volte non proprio lineare, ma mentre Carrisi mi dà sempre l’impressione di dire in modo troppo elaborato cose che richiederebbero molte meno parole, ho capito ben presto che i concetti espressi e le descrizioni contenute in queste pagine non avrebbero potuto trovare registro linguistico più appropriato. Ho fatto in fretta, quindi, ad abituarmi allo stile e ad entrare nella vicenda che, vi assicuro, è tutt’altro che banale e, ancora adesso, a lettura ultimata, mi lascia scossa per la sua crudezza e veridicità.

C’è un’indagine di polizia, c’è una serie di delitti, c’è un assassino che non rientra in nessuna categoria psicologica predefinita perché a volte uccide e a volte lascia vive le sue vittime, ci sono simboli difficili da codificare, c’è una comunità poco collaborativa ed abituata a sbrigarsela da sola e quindi poco tollerante nei confronti di poliziotti di città che vengono a rovistare nei suoi segreti. E poi c’è un territorio affascinante e malevolo, una terra portentosa e respingente, e c’è una donna, Teresa Battaglia, che porta nel nome tutta la sua essenza. E’ il commissario a capo dell’indagine, ha una mente veloce ed allenata che è la sua arma migliore perché le permette di capire le persone, la loro sofferenza, le emozioni che le spingono a commettere un delitto. Ma prima che un poliziotto, Teresa è soprattutto una persona, con pregi e difetti, con un corpo acciaccato dall’età, dalle sofferenze passate ma non sopite e da una malattia incipiente che minaccia di toglierle ciò che ha di più caro: la lucidità. Schietta, arguta, dura, Teresa non vuole piacere per forza; eppure, nonostante i suoi modi tutt’altro che accoglienti, tutti le portano rispetto, considerazione ed ammirazione. Perché? Perché non è solo brava nel suo lavoro: è dotata di una grande empatia e di una profonda umanità. E non potrebbe essere che lei l’unica persona in grado di capire un colpevole così fuori dalle righe, un carnefice-vittima, una sorta di “angelo vendicatore”, un padre che protegge i propri cuccioli.

E con queste premesse, come si può non consigliare questa lettura? Un’altra cosa che mi ha convinta in questo libro è il profondo legame con il territorio in cui è ambientato: una terra meravigliosa e ostile che, come il grembo di una madre, accoglie e protegge chi la abita e respinge con forza chi vuole violarla.

Come credo abbiate intuito, questo libro ha un’anima sua, una sua malia intrinseca, che pur attrae e cattura il lettore disturbando la quiete dell’anima. Un thriller psicologico scritto con penna sicura che di certo farà ancora parlare (bene) di sé. Ci sono elementi, infatti, che farebbero pensare ad un seguito o magari ad una saga… personalmente, a questo punto, me lo auguro perché, fidatevi, oltre a quello che vi ho anticipato, c’è molta più carne al fuoco. Perciò non lasciatevi sviare da parole come “esordio”, o “debutto”… questo è un thriller maturo, vale la pena di leggerlo e di lasciarsi sorprendere.

 

Opera recensita: “Fiori sopra l’inferno” di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2018

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Friuli, al confine con l’Austria

Pagine: 366

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto: 9.

 

 

 

 

 

 

giovedì 28 dicembre 2017

RECENSIONE: WULF DORN - IL MIO CUORE CATTIVO


Sinossi:

C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore

mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda

di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un

abisso che parole come «arresto cardiaco» non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non sa cosa ha fatto in quel vuoto. Ma sa che sarebbe stata

capace di tutto… Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato

casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare

senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima

del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui

non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi propri lei stessa…

Incalzante, avvincente, il nuovo psicothriller di Wulf Dorn spiazza il lettore lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 

Commento:

Dorotea, che preferisce essere chiamata Doro, è una diciottenne con una capacità particolare, la sinestesia: per lei ogni persona ha un colore, il bruno ambrato della madre, l’avorio del padre, il tranquillizzante color sabbia per il dottor Nord, lo stabilizzante marrone terra fresca del dottor Fornstner, il rosso per la follia. Rosso follia come quella che ricollega a quattordici mesi prima, quando suo fratello è morto: Doro non ricorda quasi nulla di quella sera, sa solo che i suoi l’avevano obbligata a fargli da baby sitter, che lei avrebbe voluto andare a una festa, e poi sente una voce inquietante che le chiede cos’ha fatto. Ma lei, lei che tutti considerano pazza, non lo sa cos’ha fatto, non lo ricorda. Trasferitasi con la madre in un’altra città, dopo i mesi in ospedale psichiatrico, Doro prova a recuperare l’equilibrio, a riprendere in mano la sua quotidianità, a recuperare il rapporto con la madre e a farsi nuovi amici. Ma qualcosa di strano accade nella nuova casa: in piena notte, nel capanno del suo giardino, Doro trova un ragazzo ferito che le chiede aiuto dicendo di essere inseguito da un demonio. Quando però Doro va a chiedere aiuto il ragazzo scompare: è l’unica ad averlo visto e lo spettro della pazzia la perseguita. Nessuno le crede… ma qualcuno la aiuta nelle ricerche: Julian, il vicino di casa figlio del suo nuovo psichiatra, David, il ragazzo del lido dove va a lavorare, lo stesso dottor Nord… ma man mano che le “visioni” e le scoperte aumentano la credibilità di Doro diminuisce e la sua storia sembra sempre più assurda, sempre più frutto di una mente malata. Ma questo ragazzo esiste davvero o è solo un’allucinazione di Doro? E chi ha maltrattato il cane Nero? E chi c’era nella cantina della vecchia fabbrica? Troppe domande e troppe poche persone a dover trovare le risposte, fino a quando  la sinestesia di Doro e la sua tenacia saranno le sue uniche armi. Un thriller incalzante, inquietante, con un finale imprevedibile. Un altro esercizio di stile del grande Wulf Dorn che non delude mai.

Consigliato a chi ama i thriller psicologici, a chi non disdegna velocità e pathos e a chi ama lasciarsi sedurre e sorprendere dalla storia anche se qualche volta potrebbe risultare poco verosimile.

 

 

Opera recensita: “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 352

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.

 

sabato 22 luglio 2017

RECENSIONE: WULF DORN - INCUBO


Sinossi:

Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente

d'auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi

dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella

zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l'indiziato

principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia

del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente, Incubo è il nuovo psicothriller di

Wulf Dorn.

 

Commento:

Se, come me, amate i thriller psicologici non potete non conoscere Wulf Dorn, lo scrittore tedesco che esordì con “La psichiatra” e da allora non ha più smesso di analizzare le paure che si nascondono nella mente umana. L’analisi di queste paure, che Dorn ci regala in forma di thriller accattivanti ed inquietanti, è l’oggetto anche di questo libro, “incubo”, ambientato a Falhemberg, cittadina in cui si svolgono molti dei thriller di Dorn. La Walth Klinik, la clinica psichiatrica che troviamo spesso, qui è solo sullo sfondo, ma c’è, come c’è anche il dottor Jan Forstner che abbiamo conosciuto già in altri romanzi di quest’autore. Il vero protagonista, però, è Simon Strote, un sedicenne sopravvissuto ad un pauroso incidente d’auto nel quale sono morti i genitori. A seguito dell’incidente Simon viene ricoverato alla Walth Klinik per disturbi traumatici, difficoltà ad accettare l’accaduto ed incubi ricorrenti che lo perseguitano anche quando, mesi dopo, esce dalla clinica. Simon è praticamente solo, non ha più una casa, ha perso i genitori… gli sono rimasti solo una zia, il fratello Michael e Caro, una ragazzina che conosce appena arrivato a casa della zia. Sono queste le basi da cui Dorn si muove per architettare un thriller di prim’ordine nel quale le paure, la difficoltà di accettare il cambiamento, il terrore della solitudine sono gli elementi fondamentali. E ancora una volta Dorn ci ricorda che la realtà non è mai come sembra…

Consiglio questo libro agli amanti del mistero della psiche umana, a chi è disposto a provare qualche brivido per inseguire una storia e provare, magari, a scoprire un colpevole prima dell’autore. Anche se con Dorn non è esattamente una passeggiata. I suoi libri trasudano un senso di angoscia, di ineluttabilità, di sgomento sin dalla prima riga, ma probabilmente è proprio questo che affascina e cattura.

 

Opera recensita: “Incubo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Falhemberg, Germania

Pagine: 361

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì.

 

domenica 30 aprile 2017

RECENSIONE: ANN MORGAN - LA GEMELLA SBAGLIATA


Sinossi:

Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen

decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po' troppo pericoloso:

scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare,

mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera,

quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non

tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l'incubo...

Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con

cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie

ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco.

Una lettura tesa e avvincente, che vi farà girare le pagine vorticosamente, e che fa di Ann Morgan una delle voci più sorprendenti del thriller psicologico.

 

Commento:

Un gioco d’infanzia, uno scambio di persona, una famiglia complicata, equilibri fragili ed una buona dose di stranezze sono gli ingredienti di questo libro all’apparenza stupefacente, ma in fin dei conti abbastanza prevedibile.

Questa, in estrema sintesi, è la mia opinione personale sull’esordio letterario dell’inglese Ann Morgan, “la gemella sbagliata”, pubblicato da Piemme pochi mesi fa. La storia si sviluppa tra Londra e Manchester, con una piccola parentesi olandese e la protagonista e voce narrante è Helen, o Smudge, anche se da anni per tutti lei è Ellie. Cos’è successo? Tutto comincia quando Helen ed Ellie hanno sette anni e sono due gemelle fisicamente identiche, ma con personalità molto diverse. Helen è sempre stata la leader, quella che fa tutto perfettamente, la gioia della mamma. Ellie, invece, è sempre stata quella con dei problemi, la ritardata, quella che fa guai e rovina sempre tutto. Helen tiranneggia la sorella, la tratta duramente, le mette contro le amiche, non perde occasione per deriderla, per darle una lezione, per sottoporla a nuovi giochi inventati da lei. E proprio uno di questi giochi cambierà la vita di entrambe: un giorno Helen propone ad Ellie di scambiarsi i ruoli, i vestiti, le personalità… la cosa sembra funzionare, nessuno nota lo scambio, neanche la loro madre impegnata a flirtare con il suo nuovo compagno che sceglie proprio quel giorno per trasferirsi nella loro casa… Ellie, perciò, prende lo scambio sul serio, al punto di non voler più tornare indietro. E quando Helen prova a dire la verità, Ellie sfrutta ciò che tutti dicevano di lei prima: è una stupida che vuole attirare l’attenzione ed inventa sempre storie assurde. Così Ellie si appropria della vita di Helen, bella, soddisfacente, normale. E ad Helen cosa resta? Il vuoto, l’incomprensione, lo sgomento. Da questo gioco le due ragazze non torneranno più indietro, finendo per restare intrappolate l’una nella vita dell’altra. Cosa accadrà? Come andrà a finire questa storia balorda ed incredibile, ma purtroppo plausibile?

Che dire…? Questo libro ha scatenato in me sensazioni contrastanti: all’inizio, dopo poche pagine, mi ero quasi convinta che non mi sarebbe piaciuto, che non avrei sopportato i continui salti temporali tra presente e passato, né il degrado e lo squallore in cui la protagonista vive nel presente. Proseguendo nella lettura, però, la curiosità di completare il puzle mi ha portata a ricredermi: la storia regge fino alla fine in modo dignitoso ed apprezzabilissimo, sebbene il finale non mi abbia del tutto soddisfatta. Il merito da riconoscere ad Ann Morgan è quello di aver saputo caratterizzare i personaggi in modo equilibrato e verosimile, in particolare differenziando le due gemelle al punto giusto; inoltre la storia non cade mai nel patetico e non si esagera mai né in positivo, né in negativo. Così la sensazione di degrado che si avverte per la vita della protagonista si supera leggendo di situazioni in cui lei è stata bene; allo stesso modo i salti temporali diventano più tollerabili e sono sostituiti dalla curiosità di sapere cos’ha condotto alla situazione attuale. I difetti, come già accennato, sono la scarsa originalità ed il tono sempre piuttosto prevedibile della storia. In realtà, a mio modesto parere, questo libro non è propriamente un thriller: non saprei in che altro genere inserirlo, ma qui non c’è un colpevole da scoprire, non c’è un colpevole da smascherare. C’è una storia paradossale, con degli aspetti psicologici importanti da analizzare, ma null’altro.

Detto questo, sebbene non sia un thriller psicologico con la suspense di Wulf Dorn, è comunque un buon libro, che incuriosisce e si fa leggere piacevolmente. Un’ottima lettura per un week-end, senza grossi colpi di scena o stravolgimenti di sorta. Consigliato, dunque, ma senza troppe pretese!

 

Opera recensita: “la gemella sbagliata” di Ann Morgan

Editore: Piemme, 2017

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 396

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 30 novembre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - PHOBIA


Sinossi:

Londra, una fredda notte di dicembre nell'elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare

via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l'uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen,

ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l'auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari

della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l'uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey,

il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche

la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente

e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all'unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d'infanzia Mark Behrendt, psichiatra

che conosce gli abissi dell'animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra

divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l'uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

 

E’ il meno psicologico e, a mio parere il meno avvincente fra i thriller di Wulf Dorn che ho letto finora, ma non per questo è meno bello! E’ la storia della giovane Sarah e di suo figlio Harvey, che in una fredda notte di dicembre si ritrovano in casa uno sconosciuto con il viso sfregiato da orribili cicatrici. L’uomo è entrato in casa con le chiavi di Stephen, il marito di Sarah, partito quel pomeriggio per un viaggio di lavoro; l’uomo indossa i suoi vestiti, ha la sua valigia e la sua macchina, dice di essere Stephen e conosce la quotidianità di Sarah ed Harvey come se avesse sempre vissuto con loro. Da questo momento per Sarah cominceranno giorni di terrore, incertezza, paura. E’ proprio questa paura che è al centro dell’intera storia, la paura che viene dal passato e che, dal giorno in cui si è dimessa dalla casa editrice in cui lavorava, segue Sarah come un’ombra: è la paura di fallire, di non essere all’altezza. Ed è proprio questa paura che lo sconosciuto con le cicatrici vuole combattere, anche se Sarah ancora non lo sa. Ora è spaventata per sé e per il figlio e vuole ad ogni costo trovare suo marito. La polizia, però, non le crede e l’unica persona che può aiutarla è il suo amico d’infanzia, lo psichiatra Mark Berendt, che da sempre ha un’attitudine naturale a capire le persone. Casualmente anche lui è a Londra, venuto dalla Germania per il funerale del suo relatore, ma quando Sarah lo cerca per chiedergli aiuto scopre che anche lui ha subito un’esperienza traumatica dalla quale fatica ad uscire. Mark, infatti, può capire benissimo, meglio di chiunque altro, cosa si prova quando uno sconosciuto entra d’improvviso nella tua vita e ti ruba la tranquillità.

Chi ha letto “la psichiatra” ricorderà certamente l’anticonformista dottor Mark Berendt, in servizio alla Walt Klinik; lo ritroviamo in questo romanzo con più esperienze e più turbamenti. Cambio di ambientazione, dunque, per Dorn che dalla grigia Germania si sposta nella piovosa Londra per una storia altrettanto intricata ed apparentemente inspiegabile. Qui, al contrario dei libri precedenti, non abbiamo una vera e propria devianza psichica, ma “solo” l’ossessione di uno sconosciuto che definire “pazzo” sarebbe troppo banale: come ci insegna Dorn, infatti, bisogna sempre chiedersi il perché delle azioni che ci sembrano folli ed indagare nel profondo dell’animo umano per capirne il significato. Ma questo è soprattutto un libro che affronta le paure, quelle ataviche che si annidano dentro ognuno di noi e che inesorabilmente condizionano la nostra vita. E poi ci sono anche le paure sociali, quelle che ci impediscono di guardare con serenità un volto deturpato, quelle che minano la nostra tranquillità, i nostri equilibri sempre precari, quelle che non accettiamo perché sarebbe troppo duro sopportarne le conseguenze…

Anche in “Phobia” Dorn fa un’analisi a tutto tondo della psiche umana e delle sue mille sfaccettature. Sebbene, come anticipavo all’inizio, mi sia sembrato il meno avvincente tra i thriller di quest’autore, probabilmente per alcune lunghe digressioni che avrei evitato, “phobia” non è meno affascinante e profondo: ancora una volta Dorn ci mostra che la verità può essere più complessa di quanto immaginiamo e che dietro ad ogni azione possono celarsi i motivi più disparati, ma comunque un motivo c’è sempre e spetta a noi ricercarlo.

Ad ogni modo, bello… consigliato.

 

Opera recensita: “Phobia” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Londra

Pagine: 324

Prezzo: 16,60 €

Consigliato: sì.

 

martedì 25 ottobre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - IL SUPERSTITE


Sinossi:

Prima del silenzio. Una notte d’inverno, la strada ghiacciata, neve tutt’intorno, un’auto sbanda, si schianta contro un albero, il guidatore è gravemente ferito. Aveva appuntamento con lo sconosciuto che poche ore prima aveva rapito suo figlio Sven, mentre era fuori casa con il fratello maggiore. Adesso tutto è inutile: l’uomo sa che sta per morire. E sa che anche suo figlio morirà. Dopo il silenzio. Da ventitré anni lo psichiatra Jan Forstner vive con l’angoscia della scomparsa del fratellino. Tutto ciò che gli resta è un registratore che Jan aveva portato con sé la notte in cui erano usciti insieme e dove sono incise le ultime parole di Sven: «Quando torniamo a casa?» E poi il silenzio. E gli incubi che da quella notte non hanno smesso di tormentarlo. La notte in cui il padre è morto in un incidente d’auto.
La vita di Jan si riassume tutta in quella notte: ha studiato psichiatria come suo padre, si è specializzato in criminologia e ora è tornato al punto di partenza: alla Waldklinik, la clinica dove lavorava il padre e dove adesso lavorerà anche lui. Vorrebbe ricominciare a vivere, lasciarsi alle spalle l’incubo, ma quando una paziente della clinica si suicida, Jan si trova coinvolto in un’indagine che svelerà un segreto atroce rimasto sepolto per ventitré anni…
Un intreccio cupo e misterioso, un thriller inquietante e avvincente: il nuovo romanzo di Wulf Dorn.

 

Vi ho già parlato di Wulf Dorn e dei suoi thriller a prova di brivido, quando ho recensito per voi “La psichiatra” e “follia profonda”. Bene, “il superstite” cronologicamente si incastra proprio tra questi due romanzi: successivo alla psichiatra e prequel di follia profonda e vi assicuro che i punti in comune sono sorprendentemente numerosi. Ma andiamo con ordine.

Anche in questo caso l’ambientazione è Fhalemberg, immaginaria cittadina della Germania dove la vita sembra ruotare intorno alla Waldklinik, la clinica psichiatrica dove lavora Jan Forstner. Il giovane psichiatra è tornato nella sua città d’origine dopo 23 anni di assenza: se n’era allontanato dopo la tragica morte del padre e la scomparsa del suo fratellino Sven, di sei anni, nella quale Jan era stato direttamente coinvolto. I due fratelli erano insieme quella fredda notte di gennaio del 1985 nel parco innevato di Fhalenberg. Erano lì perché Jan voleva stabilire un contatto con una ragazza fuggita dalla clinica la notte precedente e morta davanti ai suoi occhi proprio in quel parco. Ma poi, in un attimo di distrazione di Jan, il fratellino si era volatilizzato, scomparso nel nulla. Sono questi i fatti con cui  Jan, oggi trentacinquenne, deve fare i conti da 23 anni e che sembrano sempre più legati a nuove morti sospette verificatesi in concomitanza con il suo ritorno in città ed in clinica. Leggendo l’intreccio imbastito, come al solito magistralmente, da Dorn si ha come l’impressione di entrare in un effetto domino, una spirale di morte che appare sempre più inestricabile ed inarrestabile, in un crescendo di rischio e suspense. Tutto, in queste pagine, sembra avvolto nell’immobilità del silenzio, coperto da una fitta coltre di neve, ma se il ghiaccio si spezzasse e il silenzio venisse squarciato l’esplosione sarebbe molto forte, quasi assordante.

Dorn ci ha abituati ad intrecci articolati, a rompicapo in cui nulla può considerarsi definito e fino alla fine può accadere davvero di tutto: anche in questo caso il colpo di scena finale è simile ad un boato, tanto più che per tre quarti del libro si è certi di aver individuato il colpevole. Mettendo a confronto i precedenti thriller che ho letto di Dorn, devo ammettere che questo è leggermente più lento e con meno picchi di tensione, ma non è meno affascinante, specie quando si arriva alla fine e si ha una visione d’insieme. In definitiva, probabilmente meno brillante rispetto ad altri, ma comunque consigliatissimo! Un consiglio ulteriore: se vi è possibile, leggete i libri in ordine di pubblicazione per cogliere meglio tutti i punti di contatto. Buona lettura e… buon brivido!

 

Opera recensita: “il superstite” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2011

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 440

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Consigli correlati: “la psichiatra” e “follia profonda” dello stesso autore.

 

martedì 18 ottobre 2016

RECENSIONE: LARS KEPLER - L'IPNOTISTA


Sinossi:
Si chiama Erik Maria Bark ed era l'ipnotista più famoso di Svezia. Poi qualcosa è andato storto e la sua vita è stata a un passo dal crollo. Ha promesso pubblicamente di non praticare mai più l'ipnosi e per dieci anni ha mantenuto quella promessa. Fino a oggi. Oggi è l'8 dicembre, è una notte assediata dalla neve ed è lo squillo del telefono a svegliarlo di colpo. A chiamarlo è Joona Linna, un commissario della polizia criminale con l'accento finlandese. C'è un paziente che ha bisogno di lui. È un ragazzo di nome Josef Ek che ha appena assistito al massacro della sua famiglia: la mamma e la sorellina sono state accoltellate davanti ai suoi occhi, e lui stesso è stato ritrovato in un lago di sangue, vivo per miracolo. Josef è ricoverato in grave stato di choc, non comunica con il mondo esterno. Ma è il solo testimone dell'accaduto e bisogna interrogarlo ora. Perché l'assassino vuole terminare l'opera uccidendo la sorella maggiore di Josef, scomparsa misteriosamente. C'è solo un modo per ottenere qualche indizio: ipnotizzare Josef subito. Mentre attraversa in auto una Stoccolma che non è mai stata così buia e gelida, Erik sa già che infrangerà la sua promessa. Accetterà di ipnotizzare Josef. Perché, dentro di sé, sa di averne bisogno. Sa quanto gli è mancato il suo lavoro. Sa che l'ipnosi funziona. Quello che l'ipnotista non sa è che la verità rivelata dal ragazzo sotto ipnosi cambierà per sempre la sua vita. Quello che non sa è che suo figlio sta per essere rapito...

 

Siamo in Svezia, è dicembre, pioggia e neve sono presenze costanti. Tutto, in questo libro, contribuisce a creare un’atmosfera di freddo. E’ un freddo avvolgente, che dà i brividi, che penetra nel profondo, esattamente come fa Erik Maria Bark, l’ipnotista più bravo e famoso di Svezia, durante le sedute del suo gruppo di ipnosi: conduce i suoi pazienti in un viaggio nel profondo dei loro ricordi per indurli a guardare ciò che li ha traumatizzati. Ma qualcosa va storto ed Erik è costretto a sospendere le sedute e promette di non esercitare mai più l’ipnosi. Mantiene la promessa per dieci anni, fino alla notte in cui il commissario Joona Linna lo chiama chiedendogli di ipnotizzare un giovane paziente gravemente ferito, Josef Ek. Il ragazzo ha visto uccidere i suoi genitori e la sorellina Lisa, ma c’è ancora Eveline, la sorella maggiore da salvare e l’unico a poterli aiutare è proprio Josef. Erik lo ipnotizza e ciò che scopre innescherà un’escalation di violenza inaudita ed inaspettata e la vita di Erik e della sua famiglia sarà in crescente pericolo.

Passato e presente si incontrano e si intrecciano in un crescendo di tensione, una matassa intricata che, più ci si addentra nella storia, più appare inspiegabile e difficile da dipanare.

Un thriller psicologico assolutamente consigliato, da divorare nelle fredde sere d’inverno, lasciandosi catturare completamente dalla storia, dai personaggi e dallo stile freddo, asettico, senza fronzoli di Lars Kepler che, quasi in una cronaca spietata, racconta il presente di Erik e Zimone fatto di incomprensioni e cose non dette, del loro figlio Benjamin che rischia la vita per colpa di un passato incombente e minaccioso, e del commissario Joona Linna, bello, coraggioso ed enigmatico poliziotto dal melodioso accento finlandese che, quando ha ragione (il che accade spesso) non perde occasione di farlo notare a chi ha davanti.

Un thriller che mi è piaciuto molto, il primo della serie scritta da Lars Kepler, pseudonimo di una coppia di scrittori svedesi che ha scalato le classifiche di vendita nel 2010 diventando, a giusta ragione, un caso editoriale. E poi come si fa a non adorare le atmosfere nordiche, il freddo, l’apparente ordine e silenzio che avvolge ogni cosa, caratteristiche tipiche dei thriller scandinavi? Stupendo, consigliatissimo!

 

Opera recensita: “L’ipnotista” di Lars Kepler

Editore: Longanesi, 2010

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Svezia

Pagine: 585

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 18 agosto 2016

RECENSIONE: WULF DORN - FOLLIA PROFONDA


Sinossi:

Un mazzo di bellissime rose rosse senza biglietto. Un inquietante disegno sotto il tergicristallo dell’auto… Lo psichiatra Jan Forstner è l’oggetto delle attenzioni insistenti di una sconosciuta. All’inizio pensa si tratti semplicemente dei sentimenti innocui di una paziente. Ma quando un amico giornalista, che stava per fargli delle rivelazioni sconvolgenti che lo riguardavano da vicino, viene trovato barbaramente ucciso, Forstner comincia a temere di essere il bersaglio finale di una pazza omicida. Una stalker che non si ferma davanti a nulla pur di ottenere ciò che vuole. E ciò che vuole è lui, Jan, per sempre... Dal re del thriller psicologico tedesco, una nuova sconvolgente storia di tensione e di follia.

 
Tensione elettrica dalla prima all’ultima pagina in questo thriller psicologico dell’autore tedesco Wulf Dorn. Vi ho già parlato di lui qui sul blog quando ho recensito “la psichiatra”, il suo stupendo  romanzo d’esordio. Beh, devo dire che qui in “follia profonda” ho trovato conferma della bravura di Dorn.
Siamo sempre in Germania, a Fahlenberg, nella Valt Clinic, nota clinica psichiatrica in cui lavora Jan Forstner. Proprio il giovane psichiatra diventa l’oggetto dell’ossessione amorosa di una donna che lo perseguita senza farsi vedere. Questa donna fantasma, che si fa chiamare Jana, ha in mente un piano che coinvolge Jan e, in preda al suo delirio allucinato, non si fermerà davanti a niente e nessuno pur di raggiungerlo. Lo ha già dimostrato uccidendo un uomo, un giornalista che, prima di morire, aveva chiesto un appuntamento a Jan. Da qui si dipanerà una trama ricca di colpi di scena, una storia folle basata sullo stalking, sulla paura e su una strana forma di “vero amore”.
Un libro che si legge d’un fiato, nel quale si è convinti di aver capito tutto, di conoscere il responsabile di quest’orrore, ma si finisce per accorgersi che ci si era inevitabilmente sbagliati. Trovo che Wulf Dorn sia un genio dello psicothriller, assolutamente imprevedibile e straordinariamente folle. 430 pagine di tensione crescente, incredulità e puro brivido. Stupendo, consigliatissimo!
N.B. Sconsigliato a persone troppo razionali, cardiopatiche o facilmente suggestionabili! Ovviamente scherzo, ma non troppo! :)
 
 
Opera recensita: “follia profonda” di Wulf Dorn
Editore: Corbaccio, 2012
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Germania
Pagine: 429
Consigliato: sì.
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Libri: “la psichiatra” dello stesso autore.