simposio lettori copertina

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mercoledì 5 gennaio 2022

RECENSIONE: ANDRé ACIMAN - MARIANA

 

Sinossi:

        «Al buio non facevamo nulla di male. Al buio non sapevamo neppure chi fossimo. Tu mi parlavi, io ti parlavo, ma chissà cosa ci dicevamo, non aveva importanza, eravamo come sonnambuli, incolpevoli per quello che avevamo fatto nella più profonda oscurità della notte.»

Mariana, l'io narrante di questo romanzo, è una giovane della provincia americana appena arrivata in Italia per trascorrere alcuni mesi di studio all'accademia d'arte. La prima sera, al ricevimento di benvenuto, incontra Itamar. Fa il pittore, è bello e carismatico, ed è un seduttore impenitente. Sebbene consapevole che una relazione con un uomo del genere è destinata a finire male, Mariana non può fare a meno di innamorarsene. Immediatamente e perdutamente. Quando lui comincia a trattarla in modo ambiguo, sparendo e riapparendo all'improvviso, Mariana è disarmata. Per reazione a questo scostante atteggiamento, si cela dietro un'apparenza fredda e distaccata, fino a quando un incontro casuale con lui in pubblico la farà vacillare... André Aciman, cantore odierno dell'attrazione, si è ispirato a Lettere di una monaca portoghese, il libro-scandalo pubblicato sotto pseudonimo che per il realismo e l'audacia nel raccontare la passione amorosa, alla fine del XVII secolo segnò una vera svolta letteraria. Ci consegna così, riportandola all'oggi, la storia di un amore totale, un acuto romanzo psicologico contrassegnato da un eros spietato, inesorabile, che inganna e ferisce, ma a cui è impossibile resistere.

 

Commento:

Cosa dire su questo breve romanzo di André Aciman? Che è ambientato in Italia, ma potrebbe essere ambientato ovunque nel mondo, tanto poco conta l'ambientazione in queste pagine; che è scritto in prima persona, o meglio, nella forma di una lettera che Mariana, l'io narrante, scrive più a se stessa che al suo amante, per riordinare idee e reazioni e cristallizzare, se non affrontare, quello che è accaduto con Itamar. Che dire ancora? Che richiama, nell'idea di fondo, nell'ispirazione e nel nome della protagonista, un libro che fece scalpore secoli fa; ha un'ottima quarta di copertina, che invoglia alla lettura, ma che il romanzo in sé non mi ha suscitato alcuna emozione se non un crescente disagio dato dalla sensazione di non comprendere, man mano che scorrevano le pagine, dove volesse condurci l'autore, quale fosse il suo messaggio, quale il fine di questa missiva tanto accorata e delirante quanto inutile, in primis per la scrivente. Mi dispiace, ma non mi sento di consigliarlo, giacché non solo ritengo di non averne capito la ratio, ma penso che ci sia poco da capire in fin dei conti… non ho trovato particolari degni di nota nel registro linguistico o nella narrazione, non mi ha colpito per la trama o l'originalità di qualche dettaglio… non lo consiglio perché non trovo motivi per farlo.

 

Opera recensita: "Mariana" di André Aciman

Editore: Guanda, 2021

Traduttore: Valeria Bastia

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Italia

Pagine: 128

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

martedì 10 agosto 2021

RECENSIONE: PATRICK MODIANO - DORA BRUDER

Sinossi:

31 dicembre 1941, sul "Paris-Soir" appare un annuncio: si cercano notizie di una ragazza di quindici anni, Dora Bruder. A denunciarne la scomparsa sono i genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia. Quasi cinquant'anni dopo, per caso, Patrick Modiano si imbatte in quelle poche righe di giornale, in quella richiesta d'aiuto rimasta sospesa. Non sa niente di Dora, ma è ugualmente spinto sulle sue tracce. Modiano cerca di ricostruirne la vita, i motivi che l'hanno spinta a scappare e segue l'ombra di Dora per le vie di una città che conosce e ama, nei luoghi che hanno vissuto la guerra e l'occupazione, fino al drammatico epilogo ad Auschwitz. Qui, dove comincia la Storia degli uomini, si chiude per sempre la storia privata di Dora in mezzo a quella di un milione di altre vittime.

 

Commento:

"Dora Bruder" non è un vero romanzo perché è l'autore che racconta la sua esperienza nel ricercare una giovane donna ebrea partendo da un annuncio di cinquant'anni prima, ma è come se lo fosse. È come se fosse un romanzo per quanto è intensa e coinvolgente, se pur breve – o forse per questo – l'esperienza di lettura. In poco più di cento pagine, Modiano riesce a calarsi e a calarci negli anni bui della Seconda Guerra mondiale, nell'inverno freddo tra il 41 e il 42, in quel senso di orrore sublimato e perpetuato che sempre si prova nel leggere le testimonianze più toccanti relative a quel periodo. La ricerca di una giovane donna sconosciuta da parte dell'autore è un modo, quasi un pretesto, per ripercorrere quegli anni, ma anche per provare a trovare un senso ad alcune vicende successive, personali, legate alla vita ed alla famiglia dell'autore. Mi ha colpito, in modo particolare, un passo in cui Modiano cita I miserabili e racconta le sensazioni che ha provato leggendo quelle pagine e trasponendole nella realtà… mi ha colpito perché ho ritrovato esattamente i miei stessi pensieri, le stesse identiche cose che ho provato io leggendo l'opera di Hugo… un déjà-vu fortissimo che mi ha molto avvicinata a Modiano. Tornando a Dora Bruder, un libro che certamente consiglio, aiutato probabilmente dalla sua brevità: con una scrittura asciutta e mirata, Modiano condensa emozioni diverse e contenuti di grande interesse mostrando una sensibilità trattenuta a stento e un animo introverso e pronto a recepire nel profondo le impressioni della realtà circostante e ad immedesimarsi nel vissuto e nel dolore altrui. Un bellissimo libro, davvero.

 

Opera recensita: "Dora Bruder" di Patrick Modiano

Editore: Guanda, 2011

Genere: narrativa francese

Ambientazione: Parigi

Pagine: 136

Prezzo: 14,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

venerdì 23 ottobre 2020

RECENSIONE: BRUNO ARPAIA - IL PASSATO DAVANTI A NOI

Sinossi:

Forse le passioni di un'epoca non possono essere raccontate a un'altra. Eppure la voce che narra questa storia di ragazzi e ragazze che crescono negli anni Settanta in un paesino del Sud ha il timbro forte e consapevole di chi non può più tacere. È una nitida voce corale, quella di Alberto Malinconico, di Angelo Malecore e dei loro amici. Per loro, il punto di svolta è l'11 settembre 1973, quando il telegiornale trasmette le immagini del golpe in Cile. Come si fa a non esserne colpiti? Così, in quella stagione di lotte operaie, di austerità, di battaglie per la legge sul divorzio, tra le prime ragazze e le bravate con gli amici, matura la coscienza politica e la voglia di cambiare. E sono i volantini, i cortei, le interminabili discussioni in sezione, i concerti rock, le manifestazioni a Roma e a Bologna, gli scontri con la polizia, i viaggi in autostop a Londra, il vento del femminismo, la liberazione sessuale. Finché la lotta armata e la repressione dello Stato non chiudono bruscamente il futuro verso il quale quei ragazzi credevano che la Storia li sospingesse.

 

Commento:

Era da tanto che cercavo un romanzo che mi raccontasse in modo puntuale, approfondito ed accurato gli Anni di Piombo, che mi desse un punto di vista accorato su quel periodo, un punto di vista di chi quegli anni difficili li ha vissuti. Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia è questo, è un romanzo – non obbligato quindi alla verità storica – che racconta con puntiglio e talvolta prolissità, ma di certo con ardimento e schiettezza gli eventi che avvennero in Italia e nel mondo dal 1972 al 1980. Lo fa dal punto di vista di un gruppo di giovani di un paesino del Sud, alle porte di Napoli, ai piedi del Vesuvio; giovani impegnati politicamente, attivi nella lotta e nella vita. A raccontare tutto, guidato dalla voglia di ripercorrere i ricordi, di tirar fuori il dolore e il male, di raccontare l'irraccontabile, è, a distanza di più di vent'anni, uno di loro, Alberto Malinconico. Lo fa con la disperazione di chi ha bisogno di esorcizzare il dolore, i dubbi, gli interrogativi, i tarli che si porta dentro da troppo tempo e che lo corrodono dall'interno. Così ripercorre i giri sulla Diane con gli amici, le ragazze, i concerti dei collettivi, l'attacchinaggio, le mille mila riunioni di cellula, l'impegno, i discorsi, i manifesti, i volantini ciclostilati… poi le cazzate, i viaggi all'avventura, i giorni e le notti senza orari, interminabili come sembrava la vita. E poi l'università, le agitazioni, la lotta armata, i morti e i sensi di colpa… e il futuro incerto, il sindaco e le sue manfrine, i treni sulla vesuviana, il femminismo… tutto insieme, tutto in ordine, tutto, proprio tutto.

Il passato davanti a noi è un libro importante, ma anche parecchio complesso: non è una lettura facile, ci sono tanti eventi che si susseguono rapidamente, c'è un bel carico emozionale e tanto, tantissimo su cui riflettere. Però è una lettura utile, oltre che appassionante, sia per chi quegli anni li ha vissuti, sia per chi li conosce solo de relato. Un libro pregevole che racconta con perizia una pagina oscura, eppure bellissima, della storia italiana, percorsa da quell'"inquietudine incurabile" che ha fatto tanto bene e tanto male al nostro Paese e che, in qualche modo, ne ha cambiato per sempre il futuro.

 

Opera recensita: "Il passato davanti a noi" di Bruno Arpaia

Editore: Guanda, 2006

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Campania, anni 70

Pagine: 507

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 28 settembre 2020

RECENSIONE: NICK HORNBY - PROPRIO COME TE

Sinossi:

Lucy è un'insegnante di lettere, quarantaduenne, con due figli e un ex marito che con molta difficoltà cerca di essere almeno un padre decente. L'amica Emma le invidia la sua condizione di single, che – immagina – le consentirà ben presto di fare sesso con una persona con cui non l'ha mai fatto prima, e si impegna instancabilmente nel darle consigli non richiesti. Ma Lucy non è pronta per una nuova storia, o forse non ha nessuna voglia di cominciarne una con un uomo che, sulla carta, sarebbe perfetto per lei: divorziato, bianco, colto, di mezza età. Passa senza convinzione da un deprimente appuntamento al buio a una cena con uno scrittore un po' troppo pieno di sé. Finché nella sua vita entra Joseph. È il ragazzo che lavora al banco della macelleria, ma fa anche il babysitter e l'allenatore di calcio. Però il suo sogno è diventare deejay. È troppo giovane per Lucy. È di colore. Ah, e forse voterà a favore della Brexit. Insomma, Joseph e Lucy non potrebbero essere più diversi, quindi tra loro non funzionerà mai. O invece sì? Sullo sfondo di una storia d'amore piena di colpi di scena, arricchita da personaggi irresistibili perché incredibilmente veri, c'è la Londra divisa dalla scelta sull'Europa, che sembra spaccare il mondo in due: in famiglia, sul lavoro e in tutte le relazioni. Nick Hornby ci racconta, con la sua ironia sempre carica di profondità, che c'è un modo per vivere nelle differenze, per superare i pregiudizi, in amore come in politica. E che per fare un pezzo di strada insieme forse non è necessario, e nemmeno desiderabile, trovare qualcuno che sia proprio come te.

 

Commento:

Proprio come te, l'ultimo di Nick Hornby, è un romanzo ironico, senza pretese, di quella leggerezza non ostentata che gli vale quell'aura di autenticità che tanti scrittori anelerebbero e che invece Hornby raggiunge senza sforzo. In Proprio come te Hornby racconta, senza ostentazione, i problemi di una coppia un po' sui generis, ma meno anomala di quanto i protagonisti pensino; una coppia composta da una quarantaduenne e un ventiduenne, lei bianca, attraente, insegnante, separata, con due figli; lui di colore, atletico, amante della musica, senza vincoli a parte la famiglia. Due persone che si sentono inadeguate, che vivono male il fatto di piacersi, di star bene insieme, di fare sesso e di volere che la reciproca compagnia non si esaurisca in una notte e via. La storia dei due progredisce a piccoli passi, con molti tentennamenti e complessi da parte di entrambi, con sullo sfondo una Londra poco metropoli e molto paesone, assillata dalla Brexit, dai suoi effetti e dal terrore di fare la scelta sbagliata. Pian piano, però, tutto si stabilizza e soprattutto i due protagonisti capiscono, grazie ad influenze esterne, che non è poi così sbagliato stare insieme, anche se si è diversi da ciò che gli stereotipi sembrerebbero imporre. Un romanzo gradevole sulle differenze e sulla necessità di abbatterle, sugli stereotipi e su come molto spesso siamo noi ad alimentarli. Non un capolavoro, ma sicuramente una lettura interessante.

 

 

Opera recensita: "Proprio come te" di Nick Hornby

Editore: Guanda, 2020

Genere: narrativa inglese

Ambientazione: Inghilterra, 2016-2019

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

      

venerdì 5 giugno 2020

RECENSIONE: COSTANZA RIZZACASA D'ORSOGNA - NON SUPERARE LE DOSI CONSIGLIATE


Sinossi:
«Non c’è un problema che un farmaco non curi, mamma lo dice sempre. A casa nostra non si parla, si prendono medicine. Così lei mi dà il Dulcolax ogni sera perché sono una bambina grassa. Due compresse, quattro, otto. E io non so che legame ci sia tra il Dulcolax e una bambina grassa, visto che non dimagrisco...»
C’è un peso che non si può perdere, anche quando l’hai perso tutto. Matilde lo sa: la mamma, bulimica, passa le giornate a vomitare; lei ha cominciato a ingrassare quando aveva sei anni ed è affamata da una vita. A scuola elemosina biscotti, a casa ruba il pane, e intanto sogna che le taglino la mano. Ottanta chili a sedici anni, a diciotto quarantotto; Matilde va in America a studiare, splende, ma la fame e la paura le vengono dietro. Finché, dopo la morte della madre, il tracollo finanziario del padre e una relazione violenta, supera i centotrenta chili. E quando esce, c’è sempre qualcuno che la guarda con disprezzo. Allora Matilde si chiude in casa per tre anni, e sui social si finge normale. Ma che vuol dire normale?

Commento:
Ci sono libri folgoranti, che ti catturano dalla prima pagina e non ti mollano più; ci sono libri che all'inizio ti lasciano perplessa, che continui a leggere per capire dove vogliono arrivare e senza neanche accorgertene ti ritrovi a girare l'ultima pagina e realizzi che ne sei rimasta soggiogata; ci sono, poi, libri che no, proprio non riescono a conquistarti – nonostante siano tutt'altro che brutti – ma che consigli lo stesso perché affrontano argomenti di cui è necessario parlare. Non superare le dosi consigliate fa parte di quest'ultima categoria, almeno per me. Il libro affronta un tema spinoso e, purtroppo, poco dibattuto: l'obesità ed in particolare il Binge Eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata, ossia quel disturbo alimentare che porta chi ne è affetto a mangiare fino ad ingrassare moltissimo, salvo poi perdere tantissimo peso e di nuovo ingrassare. Matilde, la protagonista di questa storia, ha sempre amato mangiare, sin da quand'era una bambina, in particolare da dopo la nascita del fratellino Leo. Adesso, a 46 anni, è obesa (pesa 130 kg) ed analizza la sua vita e le fasi che l'hanno contraddistinta, a partire dalla famiglia disfunzionale per arrivare al periodo universitario, alle relazioni sbagliate, alle violenze, ai problemi sul lavoro. Un'analisi impietosa e imparziale, lucida, completa e complessa che fa parte del percorso che oggi, consapevolmente ha indeciso di intraprendere per accettarsi così com'è. Il libro affronta un tema, quello della bulimia e del BED, di cui si parla troppo poco ed in termini errati: se l'anoressia, dopo tanto tempo, è giunta oggi ad una sorta di accettazione, di metabolizzazione del problema, non così per i disturbi che portano ad essere grassi. Una lettura interessante, sì, ma molto, troppo ridondante: un flusso di coscienza a tratti asistematico e disordinato che a tratti ho faticato a portare a termine. Lo consiglio, tuttavia, per il tema affrontato… non posso dire, però, di aver apprezzato lo stile.


Opera recensita: "Non superare le dosi consigliate" di Costanza Rizzacasa D'Orsogna
Editore: Guanda, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Italia-America
Pagine: 272
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


domenica 31 maggio 2020

RECENSIONE: HELEN ZAHAVI - SPORCO WEEKEND


Sinossi:
Chi è Bella, la protagonista dell'esplosivo romanzo di Helen Zahavi? Una donna molto giovane ma già molto provata; una creatura trascurabile perché si è trascurata, accettando passivamente il ruolo che la vita – gli uomini – le hanno di volta in volta imposto. Ma un giorno, mentre se ne sta nel suo umido, misero seminterrato di Brighton a rimuginare sulle minacce sessuali che uno sconosciuto le rivolge al telefono, ecco che in lei nasce improvviso il desiderio di rivalsa. Da questo momento Bella si trasforma da vittima passiva delle voglie maschili in soggetto attivo di una inflessibile giustizia femminile. Siamo alle soglie di un weekend sorprendente, quello che si prepara per gli incauti uomini che si sono trovati sul cammino di Bella, e non hanno potuto fare a meno di apprezzarne le grazie. Un weekend sorprendente e terribile.

Commento:
"Questa è la storia di Bella, che una mattina si svegliò e si rese conto di non poterne più." È questo il folgorante incipit di Sporco weekend, romanzo noir scritto dall'anglopolacca Helen Zahavi e pubblicato per la prima volta nel 1992. La protagonista, Bella, è una giovane donna che, fino al giorno in cui capì di non poterne più, era sempre stata disponibile, servizievole, accomodante, paurosa. Gli uomini potevano chiederle, dirle, farle ciò che volevano senza che lei riuscisse a ribellarsi, sommersa com'era dalla paura. Come quello che abitava di fronte al suo seminterrato, che la spiava, osservava la sua figura muoversi dietro le sottili tendine tirate, la chiamava per telefono sussurrandole sconcezze. Tutto questo fino al giorno in cui proprio quell'uomo che fino ad allora era rimasto uno sconosciuto, uno dei tanti, aveva osato avvicinarla mentre lei era seduta su una panchina al parco. Era arrivato, si era seduto accanto a lei non invitato ed aveva cominciato a parlarle. Ecco, quello era stato il giorno in cui per la prima volta Bella aveva sentito dentro di sé qualcosa di nuovo, di vivo crescere, crescere, crescere sempre più. Pensava che dentro di lei non ci fosse più niente, invece no, qualcosa c'era: c'era l'ira. Un'ira cieca eppure lucida, spietata, chirurgica è ciò che trasforma la donna impaurita e sottomessa in una nuova Bella, implacabile vendicatrice di se stessa e dell'intero genere femminile. Per la durata di un weekend, Bella diventa la giustiziera delle donne, le oppresse, le sottomesse, le succubi, le insultate, le stuprate, le picchiate, le circuite, le non libere. Non libere di camminare per la strada da sole, di notte, senza sentirsi osservate, fischiate, apostrofate, abbordate, attaccate. Quelle non libere di bere un drink al bar di un hotel senza che qualcuno si sieda accanto a loro, strusci il suo corpo al loro fianco e attacchi bottone per poi, immancabilmente, invitarle a salire; quelle non libere di accettare un passaggio in auto per un tragitto di cinque minuti senza che un uomo allunghi le mani o peggio; quelle non libere di passare la notte in un vicolo con addosso solo la loro povertà, senza che ragazzetti ben vestiti si accaniscano contro di loro… quelle non libere di passeggiare su un molo deserto senza che un maniaco tenti di assassinarle per puro piacere, il suo personalissimo piacere.
Sarcastico, grottesco, scabroso, Sporco weekend racconta tutto questo con nero realismo e implacabile ironia; lo racconta a noi, a te, donna, che pieghi la testa e fuggi impaurita se senti dei passi alle tue spalle; a te, uomo, che cammini per la tua strada scrollando le spalle e distogliendo lo sguardo. Che non ti capiti mai, quando in qualche modo offendi una donna, di incontrare una Bella.

Opera recensita: "Sporco Weekend" di Helen Zahavi
Editore: Guanda, prima ed. 1992
Genere: noir
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 212
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 16 maggio 2020

RECENSIONE: AROA MORENO DURáN - COSE CHE SI PORTANO IN VIAGGIO

Sinossi:
Katia è nata nella Berlino del secondo dopoguerra, in una famiglia di comunisti spagnoli fuggiti dopo la Guerra civile. Insieme alla sorella vive un'infanzia tutto sommato serena, pur tra le numerose difficoltà: l'incontenibile malinconia della madre, la testardaggine del padre, convinto sostenitore dello Stato socialista, e una valigia intoccabile, nascosta sotto il letto, piena di ricordi di cui le figlie devono restare all'oscuro. Nel 1971 Katia lascia clandestinamente la DDR proprio come clandestinamente vi erano entrati i suoi genitori, per seguire un ragazzo dell'«altro lato» di cui si è innamorata, dando ascolto al più irragionevole degli istinti. Non ha ancora vent'anni e quella decisione la separa per sempre dal solo passato che possiede. La sua è una scelta che si configura come un tradimento: fuggendo Katia tradisce la famiglia, la propria storia, il paese in cui è nata, e commette un'azione imperdonabile, che la condanna a vivere senza un'identità, senza le radici che ha dovuto strappare per oltrepassare il Muro... Quali sono le cose che porterà con sé in un viaggio come questo, da cui non c'è ritorno?

Commento:
Ci sono tanti motivi per intraprendere un viaggio. Lo si può fare per svago, vacanza, lavoro, salute, fuga, salvezza. Manuel e Isabel, tra il 1938 e il 1946, il loro Paese lo lasciarono per salvarsi: comunisti, appena sposati, fuggirono dalla Spagna in guerra per rifugiarsi clandestinamente in Germania, a Berlino Est. Tutti i loro ricordi, quelli materiali, sono relegati in una valigia di cartone nascosta sotto il letto, una valigia che non si deve aprire, mai. A Berlino Est sono nate e vivono le loro figlie, Katia e Martina, due sorelle molto diverse, ma accomunate da quei genitori così reticenti a parlare, così amorevoli ma chiusi, riservati, diversi dagli altri, dai tedeschi, perché diverso è il loro vissuto. Sono tante le cose che in casa di Katia non si possono fare e probabilmente è proprio questo senso di rischio, di curiosità che la spinge ad assecondare le attenzioni di un giovane dell'"altro lato": non lo conosce, ma già sente per lui un sentimento che la travolge e che, qualche anno dopo, la spingerà a compiere un viaggio irreversibile. Per lui, per un istinto giovanile, per un colpo di testa, Katia taglierà i ponti con tutto ciò che conosce, con il poco che ha, con la sua famiglia e intraprenderà un suo viaggio personale per passare dall'"altro lato". Cosa porterà con sé? Poche, pochissime cose e una valigia di immagini, ricordi, sensi di colpa. Cosa troverà ad attenderla? Non lo sa.
Quello scritto da Aroa Moreno Durán è un romanzo lieve, fine, delicato che nasconde dietro la patina del non detto la forza della rinuncia, del rischio e l'ineluttabilità dell'irreversibile. Perché quando la scelta da fare condiziona gli altri non è mai senza conseguenze, non è mai indolore e i prezzi da pagare si decuplicano. Un libro da leggere perché tratta alcune pagine poco discusse di storia europea, lo fa dal punto di vista del romanzo, con un tono intimista e forse un po' edulcorato, ma comunque lo fa… è una voce in più e noi di voci che raccontino la storia abbiamo sempre bisogno.

Opera recensita: "Cose che si portano in viaggio" di Aroa Moreno Duràn
Editore: Guanda, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Germania, 1956-1992
Pagine: 169
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

sabato 10 agosto 2019

RECENSIONE: YUKIO MISHIMA - SETE D'AMORE


Sinossi:
Rimasta vedova, e ridottasi ad accettare il ruolo di amante dell'anziano suocero per pigra condiscendenza, la giovane Etsuko si accende d'amore per l'innocente sensualità di Saburo. Ne nasce una passione erotica cieca e irragionevole, un'umiliante caricatura della felicità, che porterà solo al piacere sottile del dolore, alla punizione atroce, al totale annientamento.

Commento:
Con il modo lieve ed elegante di affrontare sentimenti e pulsioni che è tipicamente giapponese, Yukio Mishima racconta, in questo libro, la passione che travolge la giovane vedova Etsuko nei confronti del giovane Saburo, dipendente presso la casa del suocero dove anch'essa vive. Mentre accondiscende passivamente alle attenzioni del vecchio suocero, Etsuko si crogiola nella sua infelicità e si strugge, nemmeno tanto segretamente, di passione per il giovane e aitante Saburo. Purtroppo, però, la vicenda è destinata a non finire in modo felice, come lascia presagire una serie di indizi, comportamenti, reticenze descritte benissimo da Mishima; tutto si sviluppa quindi in un crescendo di tensione erotica fino a giungere ad un finale nonostante tutto inatteso e coinvolgente. Una seduzione fatta di sguardi, malintesi, toni di voce, schermaglie… l'erotismo di Mishima qui ha quell'eleganza, quella levità dal sapore antico che non svela, non lascia vedere più del necessario; la lettura è quindi scorrevole, piacevole come lucido raso liscio sulla pelle. Interessante, poi, il personaggio di Etsuko, passionale e controversa, capace di sentimenti forti e contrapposti e di repentini cambi di umore: anche solo il suo carattere meriterebbe un approfondimento a sé. Lettura consigliata, dunque: una ventata di refrigerio nonostante il tema… caldo.

Opera recensita: "Sete d'amore" di Yukio Mishima
Editore: Guanda, prima ed. 1950
Genere: letteratura giapponese
Ambientazione: Giappone
Pagine: 269
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 27 febbraio 2019

RECENSIONE: SOFI OKSANEN - LA PURGA


Sinossi:
1992. Estonia occidentale. Aliide vive sola nella sua fattoria. In paese non vuole abitare più nessuno, scappano tutti a Tallinn. Sono rimasti solo i vecchi come lei, qualche ubriacone e una banda di teppisti sfaccendati. Da quando i russi se ne sono andati hanno cominciato a fare brutti scherzi. Forse è una di loro la ragazza che Aliide vede stesa in cortile una mattina, gettata in terra come un mucchio di stracci. Si chiama Zara, parla estone ma è straniera e racconta di un lavoro da cameriera in Canada, di un marito violento e di una fuga a piedi nella notte che l'ha portata fino alla casa di Aliide. Ma non è vero niente, non è finita lì per caso, era proprio quella la fattoria di cui tanto le avevano parlato. Man mano che le due donne si conoscono, tra sospetti e ostilità, e si svela il legame tra loro, dal passato riemerge una tragedia famigliare fatta di desiderio, rivalità e tradimenti andata in scena nei primi anni dell'occupazione sovietica, all'epoca delle purghe staliniane e della disperata resistenza dei partigiani estoni. Alternando le vicissitudini lontane di Aliide a quelle recenti di Zara, Sofi Oksanen fa scorrere parallele due storie di violenze sulle donne, di umiliazioni, compromessi e colpe inconfessabili, in un crescendo di tensione e orrore che riesce a tenere mirabilmente insieme la suspense di un thriller, l'indagine psicologica e l'urgenza di raccontare con onestà una pagina drammatica della storia europea.

Commento:
Zara e Aliide, due donne con vite diverse eppure in qualche modo simili, entrambe segnate dalla violenza che dà vita al coraggio. Due generazioni a confronto in un cerchio familiare che si chiude. Mentre fugge dai suoi aguzzini Zara sa che l'unico posto in cui può andare in quella terra straniera è la casa di Aliide, una donna che non conosce, della quale ha solo sentito parlare. La aiuterà o la venderà ai suoi inseguitori? Zara non lo sa, ma non ha scelta: deve tentare. Aliide dal canto suo si vede piombare in giardino questa ragazzina spaurita, lei che da anni vive da sola nella sua casa-cimelio: è diffidente, ma la ragazza ha qualcosa di famigliare. Due storie che si incrociano in una più ampia che riguarda una pagina importante della storia europea, quella dell'Estonia tra gli anni 40 e gli anni 80, che in pochi conoscono.
Personalmente non ho amato questo libro, sebbene abbia una buona struttura narrativa… non ho provato alcuna empatia con i personaggi, neppure con quelli più provati.; non solo, qualcosa nello stile della Oksanen mi ha disturbato, non mi ha trasmesso il pathos che mi sarei aspettata da una storia come questa. Però la mia non è una bocciatura: c'è una storia nazionale fra queste pagine che non avrei conosciuto se non avessi letto questo libro. Lo consiglio per questo e perché, in fin dei conti, anche il racconto delle vite dei personaggi regge.

Opera recensita: "La purga" di Sofi Oksanen
Editore: Guanda, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Estonia
Pagine: 393
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


martedì 24 luglio 2018

RECENSIONE: PAUL AUSTER - NEL PAESE DELLE ULTIME COSE


Sinossi:
Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il droghiere, il vicino di casa) e gli oggetti (le auto, lo spazzolino, la caffettiera, la gomma da cancellare) sono a rischio di estinzione. Una mattina ti alzi e non c'è più il postino o lo schiaccianoci. E non solo il tuo, ma quello di tutti. Qualsiasi rimasuglio diventa allora l'oggetto più prezioso del mondo, soprattutto per i "cacciatori di oggetti", persone in grado di uccidere per accaparrarsi, che so, un mozzicone di matita. La prima edizione italiana di questo romanzo è stata pubblicata nel 1996 da Guanda.

Commento:
Libro davvero singolare, nel quale Paul Auster ci presenta un ambientazione post-apocalittica, certamente distopica, nella quale tutto è distruzione, tutto è perdita e bisogna diventare duri, previdenti, astuti e pronti a tutto per sopravvivere. Lo capisce a sue spese Anna, la voce narrante di questo libro impostato in forma di lunga lettera, che parte per la Città della distruzione alla ricerca di suo fratello William partito per quel luogo e disperso da tempo, e si ritrova in un luogo in cui ogni giorno si lotta contro la morte e dal quale non sarà facile uscire.
Non so dire, in verità, se questo libro mi sia o non mi sia piaciuto: credo, però, che nasconda molti spunti di riflessione (come ad esempio l'idea che tutto questo sia una forma di espiazione dei peccati del passato) e che meriti una rilettura. Ad ogni modo non è un libro banale e può risultare interessante se si ha la pazienza di seguire l'autore.

Opera recensita: "Nel paese delle ultime cose" di Paul Auster
Editore: Einaudi-Guanda, prima ed. italiana 1996
Genere: fantascienza
Ambientazione: non definita
Pagine: 172
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7.


venerdì 20 luglio 2018

RECENSIONE: HELENA JANECZEK - LA RAGAZZA CON LA LEICA


Sinossi:
Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Commento:
Un libro che sta letteralmente facendo incetta di premi e che, da quando è stato pubblicato, sta facendo parlare di sé. Racconta la storia di una fotografa, Gerda Taro, del suo rapporto con Robert Capa, del suo egocentrismo e del suo essere completamente fuori da ogni schema.
Un racconto, questo, affidato alle voci, ai vissuti, ai ricordi degli amici e dei conoscenti della coppia di fotografi, spesso ricordi intimi, non sempre lusinghieri. L'impressione generale che ho avuto su questo libro non è stata delle migliori: certamente è un libro studiato, sofferto, complesso. E' però anche un libro freddo, a mio parere troppo freddo, che in fin dei conti non ci fa arrivare né a conoscere Gerda e il suo pensiero, né gli altri personaggi, né tantomeno il contesto storico-sociale in cui si muovono che già da solo sarebbe stato un interessante approfondimento. In definitiva, a me non è piaciuto, non mi ha coinvolto né emozionato.
Tuttavia, non mi sento di bocciarlo apriori perché… se è stato tanto osannato, qualcuno ci avrà visto qualcosa di buono… perciò se vi ispira provate a leggerlo, magari alla fine avrete un'opinione opposta alla mia.

Opera recensita: "La ragazza con la Leica" di Helena Janeczek
Editore: Guanda, 2017
Genere: biografia-romanzo storico
Ambientazione: Europa
Pagine: 320
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


domenica 24 giugno 2018

RECENSIONE: FERNANDO ARAMBURU - ATRIA


Sinossi:

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili

nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro

figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre

in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente

rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato... Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito,

il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini

di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi

chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.

 

Commento:

Questo libro non è facile da leggere. Non lo è per tanti motivi: bisogna superare le difficoltà legate ai tanti termini in Euskera, la lingua diffusa nel Paìs Vasco; bisogna abituarsi allo stile particolarissimo di Aramburu, diretto, spigoloso, “smozzicato” ma funzionale per calarsi nella storia; bisogna mettere in conto le oltre seicento pagine che, credetemi, sono tante se si ha a che fare con una vera e propria guerra di nervi e di proiettili. Se si supera tutto questo, però, si sarà premiati e si conoscerà un ottimo esempio di letteratura moderna, un romanzo duro, uno spaccato di realtà difficile da immaginare che Aramburu tratteggia con estrema schiettezza e lucidità. Quella raccontata in “Patria” è la storia di una terra che per tanto tempo è stata intrisa del sangue dei suoi abitanti, di un popolo – quello basco – che ha esacerbato l’idea di indipendenza innescando, per mano dell’Eta,  un vero e proprio conflitto armato. Un conflitto fisico, ideologico e mentale che non si combatteva su un campo di battaglia, bensì per le strade, nei bar, nelle case, nei volti e nei cuori della gente. Se si veniva presi di mira dall’Eta, da un giorno all’altro si diventava indigesti, fastidiosi, bersagli dell’odio, della diffidenza, della vigliaccheria di chi non ha coraggio di dire “No, non mi sta bene, quell’uomo è mio amico”. E così muoiono amicizie di decenni, si sgretola la fama di un uomo buono, si impedisce ai figli di parlarsi, si tagliano di netto tutti i più comuni rapporti di cortesia e questo può uccidere prima e più di un proiettile sparato da un ragazzo del paese in un giorno di pioggia. E chiedere perdono, poi, diventa difficile, specie se si è testardi, orgogliosi e mal disposti ad ammettere di aver sbagliato, di essersi lasciati deviare da un’idea.

Stupende, emergono in queste pagine, le figure femminili: le madri e le figlie, apparentemente forti, ma in realtà fragili, portatrici di idee travolgenti e totalizzanti, giuste o sbagliate che siano.

Un romanzo stupendo, con personaggi che grazie all’ottima caratterizzazione di Aramburu impariamo a conoscere con tutti i loro difetti. Un libro che parla di amicizia, ideali, guerra, amore. Una lettura non facile, ma decisamente meritevole.  

 

 

 

Opera recensita: “Patria” di Fernando Aramburu

Editore: Guanda, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Spagna, Paìs Vasco

Pagine: 640

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

martedì 19 giugno 2018

RECENSIONE: REINALDO ARENAS - PRIMA CHE SIA NOTTE


Sinossi:

Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili per il regime castrista, che perseguitò Reinaldo Arenas, lo incarcerò, lo colpì negli affetti e lo condannò

a un umiliante programma di riabilitazione. Arenas riuscì a fuggire, ma l’esilio gli rivelò altri orrori: l’ambiguità presente nel mondo degli esuli cubani,

così come l’ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana. Nella sua struggente autobiografia, uno dei massimi scrittori

cubani delle ultime generazioni ripercorre tutta la sua esistenza, la lotta per la sopravvivenza, gli interrogatori, la fuga, la malattia. Congedandosi

tuttavia, prima del suicidio, con parole in cui risuona uno slancio di speranza e libertà.

 

Commento:

Scrittore, omosessuale, controrivoluzionario, semplicemente uomo. Reinaldo Arenas è uno dei tantissimi intellettuali cubani che hanno vissuto dall’interno il regime dittatoriale di Fidel Castro e ne hanno denunciato gli abusi e le atrocità pagando un prezzo altissimo. Reinaldo Arenas non si risparmia e non ci risparmia nulla: ci racconta tutto della sua vita – a partire da quando aveva due anni – in modo semplice, diretto, con quella schiettezza tipica dei veri latini, abituati a dire pane al pane e vino al vino senza peli sulla lingua. Così conosciamo nel dettaglio tutte le vicissitudini di Arenas, dall’infanzia in campagna, all’adolescenza durante la dittatura di Batista, alla rivoluzione Castrista, al reclutamento come tecnico contabile. Ci sono, in questo lungo e dettagliato racconto, alcuni punti incrollabili della vita di Arenas: il rapporto strettissimo con la natura, la carica erotica dirompente e quasi insostenibile, il senso di ribellione che si oppone all’oppressione ed alla proibizione… l’amore per il mare, il rischiare continuamente barcamenandosi ogni giorno fra traditori, delatori, ipocriti e pochi amici veri… la scrittura come denuncia e veicolo di rabbia, amore, informazione. Un libro che ho divorato, che fa venire voglia di conoscere, di leggere, di sapere, che coinvolge e non annoia mai. Consigliatissimo.

 

 

Opera recensita: “Prima che sia notte” di Reinaldo Arenas

Editore: Guanda, prima ed. 1990

Genere: autobiografia

Ambientazione: Cuba-Stati Uniti

Pagine: 325

Prezzo: 13,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5

 

venerdì 1 giugno 2018

RECENSIONE: ARUNDHATI ROY - IL DIO DELLE PICCOLE COSE


Sinossi:

"Il dio delle piccole cose" narra la vicenda di una donna che lascia il marito violento e torna a casa con i suoi due bambini, i gemelli Estha e Rahel,

maschio e femmina. Ma nell'India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come Ammu si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta;

a maggior ragione se commette l'errore imperdonabile di innamorarsi di un paria. Non è dunque una vita facile quella toccata ai due gemelli, legati nel

profondo da "un'unica anima siamese". Attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale

dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.

 

Commento:

Non è la prima volta, purtroppo, che un libro da molti definito “capolavoro” poi finisce per non piacermi. E’ il caso di “Il Dio delle piccole cose”, primo, famosissimo libro di Arundhati Roy, ambientato nell’India degli anni 60. In realtà i presupposti perché apprezzassi questo libro c’erano: c’è la cultura e la società indiana con tutte le sue contraddizioni, c’è l’ambientazione che di per sé è un’esperienza multisensoriale da fare, c’è la storia d’amore con differenza di classe, c’è anche un po’ di mistero.

Eppure, ciò che mi ha reso davvero indigesta questa lettura è stato, probabilmente, lo stile in cui è stata scritta: ho trovato il romanzo estremamente confuso, con una trama forse volutamente frammentata, difficile da seguire e da ricostruire, anche per via dei frequentissimi salti temporali spesso privi di alcuna indicazione per orientarsi. Risultato: ho fatto molta fatica per tre quarti del libro. Salverei, probabilmente, il finale, che però non basta per farmi consigliare questa lettura, neanche con il beneficio del dubbio.

Probabilmente è un mio limite personale, ma a me piacciono i libri con una trama visibile, magari con flash-back e salti temporali, ma comunque devo poter seguire la storia. Quindi, in questo caso, a malincuore non consiglio questo libro sul quale pure avevo buone aspettative. Peccato.

 

Opera recensita: “Il Dio delle piccole cose” di Arundhati Roy

Editore: Guanda, 1997

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: India

Pagine: 360

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

venerdì 6 aprile 2018

RECENSIONE: ANDRé ACIMAN - CHIAMAMI COL TUO NOME


Sinossi:

"Chiamami col tuo nome" è il racconto dell'attrazione improvvisa e travolgente che sboccia tra due ragazzi, il diciassettenne Elio, figlio di un professore

universitario, in vacanza con la famiglia nella loro villa in Riviera e un giovane ospite, invitato per l'estate, il ventiquattrenne Oliver, che sta lavorando

alla sua tesi postdottorato. Quell'estate della metà degli anni Ottanta viene rievocata, a distanza di vent'anni, dal più giovane dei protagonisti. Sconvolti

e totalmente impreparati di fronte allo scoppiare di questa passione, i due inizialmente tentano di simulare indifferenza, ma con l'avanzare dei giorni

vengono travolti da un'inesorabile corrente di ossessione e paura, seduzione e desiderio, il vero protagonista del romanzo: "Il desiderio che è in noi,

e non è necessariamente riferito all'altro. Piuttosto l'altro rappresenta la promessa di un avvicinamento alla soddisfazione di questo bramare...". Quello

che Elio e Oliver proveranno in quei giorni estivi e sospesi in Riviera e durante un'afosa notte romana sarà qualcosa che loro stessi sanno non si ripeterà

mai più: un'intimità totale, assoluta, un'esperienza che li segnerà per tutta la vita.

 

Commento:

A distanza di vent’anni Elio ricorda l’estate che gli cambiò la vita. No, non è un’esagerazione, perché quello che provò a diciassette anni per il ventiquattrenne Oliver, giunto a casa sua per sei settimane, non lo dimenticherà più. Quando comincia un amore? Esiste un momento esatto in cui scocca la scintilla e comincia l’attrazione? Elio non lo sa, non sa dire quando sia cominciato, ma il desiderio che lo spinge verso Oliver, duro, fisico, irruento come i suoi anni, non si può ignorare né, per quanto ci si provi, negare. Lui ed Oliver provano ad evitarsi, a mostrare indifferenza, a soffocare la passione in altri corpi, ma nulla, la voglia reciproca di perdersi nell’altro è troppo forte. Un amore intenso come la gioventù, abbagliante come un’assolata mattina d’estate, fugace come il tempo che i due ragazzi hanno a disposizione, eppure duraturo e indimenticabile. E a distanza di vent’anni i due, che ormai sono uomini fatti, ancora se la ricordano quell’estate, quei luoghi dello spirito, i momenti rubati, gli affetti condivisi, e quella voglia di giocare ancora dicendosi “chiamami col tuo nome”. Questo è un romanzo d’amore, queste sono pagine traboccanti di passione, desiderio, scoperta di sé, del proprio corpo e della propria sessualità. E, nonostante all’inizio il linguaggio estremamente diretto possa disturbare, ben presto ci si lascia assorbire dall’incedere della storia, dalla bellezza delle descrizioni, dalla moltitudine dei sentimenti e dalla loro forza dirompente. E sì, ci si può emozionare anche vivendo sulla carta un amore altrui. Lettura consigliata.

 

Opera recensita: “Chiamami col tuo nome” di André Aciman

Editore: Guanda, 2008

Genere: narrativa contemporanea

Ambientazione: Riviera ligure-anni Ottanta

Pagine: 271

Prezzo: 15,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

giovedì 4 agosto 2016

RECENSIONE: ALMUDENA GRANDES - TROPPO AMORE


Sinossi:

UNA MATTINA COME TANTE, AD ACCOGLIERE MARIA JOSÉ SÀNCHEZ SUL POSTO DI LAVORO È UNA TELEFONATA CHE LA RIPORTA INDIETRO DI QUALCHE ANNO, AI TEMPI IN CUI ERA UNA RAGAZZA CON I CAPELLI MOLTO LUNGHI E UNA SPICCATA VOCAZIONE ARTISTICA. A RITUFFARLA IN QUEI GIORNI È LA VOCE DI JAIME, IL VECCHIO COMPAGNO DELL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI, CHE LE ANNUNCIA LA MORTE DI MARCOS, UN COMUNE AMICO. JAIME E MARCOS. VECCHI COMPAGNI, MA NON SOLO. DIETRO I LORO NOMI SI SQUARCIA UN PASSATO CHE NON È MAI PASSATO: ODORE DI ACQUARAGIA, DI HASHISH, DI CORPI SUDATI, IMMAGINI DI UN TRIANGOLO AMOROSO. TRE RAGAZZI, TRE DIVERSI TALENTI CHE, PROCEDENDO INSIEME, AVEVANO SCOPERTO IL PIACERE, PROVATO IL SENSO DEL POSSESSO, L'EBBREZZA DELLA SFIDA ALLE CONVENZIONI. UN LEGAME FORTE, UNA PASSIONE TOTALE CHE SBOCCIANDO SI CONSUMA, E CONSUMA CHI NE È TRAVOLTO. ROMANZO DI SENTIMENTI E NOSTALGIE, "TROPPO AMORE" È SOPRATTUTTO LA STORIA DI UNA FORMAZIONE ARTISTICA ED EROTICA, AI TEMPI DELLA MADRID ESALTANTE ED ECCESSIVA DELLA MOVIDA.

 

Maria Jose lavora in una grande casa d’aste, compra e vende opere d’arte, quelle opere che forse, se in passato avesse creduto un po’ più in se stessa, magari avrebbe dipinto. E’ annoiata, apatica, indifferente agli altri, non ricorda neanche i nomi delle tante persone con cui ha a che fare ogni giorno. Perciò, quando una mattina la sua segretaria le passa una telefonata annunciandole il nome del chiamante lei pensa subito ad un abbaglio, ad un’omonimia… chi la chiama non può essere quel Jaime che non vede da tanti anni e che ha amato tanto… e invece sì, è proprio lui e ciò che deve dirle non è piacevole: il loro amico Marcos è morto, si è suicidato.

La notizia scuote Maria Jose che si tuffa nei ricordi e, nelle 24 ore che passano tra la chiamata di Jaime e il funerale, ripercorre con la mente quegli anni, quel 1984 che ha vissuto così intensamente e che ricorda come il periodo migliore della sua vita.

Maria Jose, Jaime e Marcos hanno vissuto un rapporto che da semplice ménage-à-trois si è trasformato in un amore segreto, diverso, completo. Le manchevolezze dell’uno si compensavano nelle capacità dell’altro e tutti i pezzi si incastravano in un puzzle stupendo… ma purtroppo le cose belle spesso non sono destinate a durare a lungo… così un bel giorno il fragile equilibrio del trio si rompe e le vite dei tre ragazzi non saranno mai più le stesse, non saranno mai più complete perché mancherà sempre una parte del gruppo.

Il libro è scorrevole, scritto con uno stile diretto ma non lapidario, descrittivo e pieno di particolari, ma chiaro e lucido. Una storia che raccoglie la leggerezza della vita da studenti, la svogliatezza e la precarietà di tutti gli artisti boemiens, una buona dose di tensione erotica e una serie di problemi, di disagi psicologici che fanno riflettere. Tuttavia, nonostante sia interessante e ben scritto, questo libro non mi ha convinto fino in fondo… non so bene perché, ma non mi ha trasmesso quel pathos che, credo, l’autrice volesse instillare nel lettore attraverso le riflessioni di Jose, i suoi sensi di colpa, le incertezze ed infine il senso di abbandono e di fine.

In definitiva, ve lo consiglio per una lettura non impegnata: si legge in un giorno e si dimentica altrettanto velocemente… almeno, questa è la mia attuale impressione!

 

Opera recensita: “troppo amore” di Almudena Grandes

Editore: Guanda, 2011

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Madrid, 1984-1985

Pagine: 166

Consigliato: sì/no.