simposio lettori copertina

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domenica 22 novembre 2020

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - L'APPELLO

    Sinossi:

E se l'appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po' di più chi lo porta? Allora la risposta "presente!" conterrebbe il segreto per un'adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna. Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l'appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky... Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa. A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D'Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l'essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l'inizio di una rivoluzione? L'Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all'allegoria politico-sociale e alla storia di formazione –, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un'orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro.

 

Commento:

Chiamare le cose – e le persone – col loro nome vuol dire dar loro una collocazione, un posto nel mondo, vederle, dar loro l'importanza che meritano. Da troppo tempo i docenti di una classe di un liceo scientifico di una città indeterminata si erano dimenticati di chiamare per nome i loro dieci alunni, i dieci casi disperati rinchiusi in quella classe-ghetto. E loro, i ragazzi, erano completamente spaesati, avevano perso la fiducia nella scuola, ultimo baluardo di cultura, ultima certezza in un mondo al rovescio che confonde, ignora e divora. Poi in classe è entrato un professore di scienze, Omero Romeo, uno che quei ragazzi voleva conoscerli davvero, vederli attraverso le loro storie, il loro volto, i tumulti del loro cuore. Così, prima di cominciare la lezione vera e propria, ha cominciato a fare l'appello… in un modo diverso, che ha prodotto risultati straordinari: i ragazzi, proprio quelli cui sembra sempre non fregare niente, quelli disinteressati, persi, bruciati, hanno risposto in modo grandioso, con un entusiasmo contagioso, virale. L'appello è uscito, per loro volontà, dai confini della classe diffondendosi nel mondo tra l'entusiasmo e l'ostracismo. E così le persone, le vite, le storie hanno ripreso il posto che spettava loro, al centro della scuola, della famiglia, della società. L'appello ha scosso le menti, anche quelle più refrattarie e chiuse, creando bellezza, condivisione, energia.

Amo la prosa ricercata di Alessandro D'avenia, sin dal suo primo romanzo non ho mai smesso di meravigliarmi di fronte al suo modo di dire le cose, di raccontare la scuola, gli adolescenti, i professori, la cultura, la bellezza. Tuttavia questo libro l'ho concluso con fatica… non perché non mi sia piaciuto o perché non sia bello, anzi! I concetti espressi, la visione della scuola, l'energia dei ragazzi, le loro storie e le loro difficoltà… sono tutte cose importantissime raccontate, come sempre, con grande perizia, coinvolgimento e sensibilità. Però in queste pagine c'è qualcosa di troppo che mi ha disturbata… ho fatto fatica a capire cosa fosse, ma poi ci sono arrivata: c'è troppa cecità. Troppi riferimenti alla condizione del professor Romeo, troppa autoironia qualche volta buttata lì a sproposito ("Sono cieco, potrò permettermi di non guardare in faccia nessuno"…), troppo uso della cecità come giustificazione, come motivo della redenzione, quasi a rievocare una conversione sulla via di Damasco che, francamente, dopo un po' rischia di scricchiolare e non reggere più come "espediente narrativo". E badate, queste cose le dico da cieca e per di più molto autoironica. è vero, io cieca lo sono dalla nascita mentre Romeo lo è diventato da appena cinque anni, quindi qualche mio "collega" mi smentirà, ma non è da ciechi rimarcare la propria condizione in ogni frase. Questo continuo uso delle locuzioni "sono cieco" o "da quando sono cieco"… appesantisce, snerva e rende meno realistico il fluire della storia. E aggiungo questo, a beneficio di chi legga il libro prima di questo mio scritto: non so se per chi abbia perso la vista da adulto sia diverso, ma io non ho necessità di toccare il volto delle persone che ho davanti… non mi serve. Per conoscere chi ho vicino mi basta ascoltare le sue parole, anche quelle che non dice: sta lì il segreto, non necessariamente nelle pieghe del volto. Ma questo è un mio pensiero, legato alla mia esperienza, magari altri la pensano – e vivono – diversamente.

In definitiva, il romanzo di D'avenia è molto bello e molto intenso, leggetelo se, come me, siete suoi lettori affezionati, ma non lo consiglio a chi non abbia ancora mai letto niente di quest'autore.

 

Opera recensita: "L'appello" di Alessandro D'avenia

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: una città non definita

Pagine: 348    

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5.

          

venerdì 7 settembre 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - COSE CHE NESSUNO SA


Sinossi:
Margherita ha quattordici anni e sta per varcare una soglia magica e misteriosa: l'inizio del liceo. Un mondo nuovo da esplorare e conquistare, sapendo però di poter contare sulle persone che la amano. Ma un giorno, tornata a casa, ascolta un messaggio nella segreteria telefonica: è di suo padre, che non tornerà più a casa. Margherita ancora non sa che affrontando questo dolore si trasformerà a poco a poco in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell'ostrica per l'attacco di un predatore marino. Accanto a lei ci sono la madre, il fratellino vivace e sensibile e l'irriverente nonna Teresa. E poi Marta, la compagna di banco sempre sorridente, e Giulio, il ragazzo più cupo e affascinante della scuola. Ma sarà un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri, a indicare a Margherita il coraggio di Telemaco nell'"Odissea": così che il viaggio sulle tracce del padre possa cambiare il suo destino.

Commento:
Di solito mi tengo lontana dai libri che parlano di adolescenza: non li amo, difficilmente trovo qualcuno che sappia parlare di quel periodo facendomelo sentire vicino, guardandolo con i miei occhi. Però questo libro lo ha scritto D'avenia, ormai una garanzia per me, infatti l'ho divorato: mi ha fatto sorridere, commuovere, emozionare e, soprattutto, mi ha fatto immedesimare nella storia di questi ragazzi così coraggiosi eppure così fragili, che ancora non sanno come affrontare la vita, ma provano comunque a intraprendere il loro viaggio rischiando tutto. E mi sono immedesimata anche nella vicenda di questo giovane professore, immerso, quasi soffocato dall'amore per i suoi libri, che però non riesce a lasciarsi leggere e trovare dalla vita vera. Perché la vita "è nu filu", ci stiamo in bilico avanzando ogni giorno a piccoli passi; uno sbaglio rischia di farci precipitare, ma sta a noi cercare la forza per risalire la china e trovarla dentro di noi e nell'affetto delle persone che ci circondano. Bellissimi i riferimenti all'Odissea e, in particolare, alla storia di Telemaco, figlio che intraprende il suo personale viaggio alla ricerca del padre per mezzo del quale imparerà a conoscere se stesso. In definitiva, un ottimo libro che, più che di adolescenza, parla di vita, di relazioni sociali, familiari, di coppia, generazionali… e parla della sfida di vivere ogni giorno, secondo le proprie possibilità, imparando dai propri errori. Consigliatissimo, come tutti i libri di Alessandro D'avenia che, oltre ad essere piacevolissimi da leggere, sono anche molto istruttivi, dati i tantissimi riferimenti letterari, musicali e cinematografici che vi si trovano.


Opera recensita: "Cose che nessuno sa" di Alessandro D'Avenia
Editore: Mondadori, 2011
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano-Genova e limitrofi
Pagine: 332
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 21 dicembre 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - OGNI STORIA E' UNA STORIA D'AMORE


Sinossi:

L’amore salva?

Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva?

Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di

risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti:

muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti,

o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe

condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare

un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock,

condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare

il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni

storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole

molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla

donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove

dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare

il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato

su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo

uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e

diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

 

Commento:

Beh, direi che la quarta di copertina racconta già tanto di questo ultimo, bellissimo, libro di Alessandro D’avenia. Qualcuno ha detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna: niente di più vero. Ce lo confermano molte delle storie raccontate in queste pagine dalla consueta maestria di D’Avenia nel creare emozioni. Già nel penultimo libro, “L’arte di essere fragili”, D’avenia affrontava il tema della felicità, della bellezza, della poesia dialogando con Leopardi. In quest’ultima opera il viaggio nella conoscenza dell’animo umano attraverso la letteratura continua e si evolve: con passo esperto l’autore ci porta ad incontrare tante donne, famose e meno famose, compagne di artisti noti, artiste loro stesse, tutte con le loro storie d’amore, di vita, di morte, di gioia, di dolore. Perché amare vuol dire conoscere l’altro, permettergli di conoscerci, è far sì che l’altro non muoia, è imparare a vivere. Così conosciamo tante forme d’amore, inquiete, servili, amorevoli, combattive, distruttive, costruttive, tenaci, passionali, egoistiche, tante quante sono le storie, tutte diverse, racchiuse in questo libro. Per farci da guida, da filo conduttore in questo viaggio nel tempo, nello spazio e soprattutto nell’arte, D’avenia sceglie un mito che ama molto, quello di Orfeo ed Euridice contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio. E così, attraverso le tappe di questo racconto nel racconto, conosciamo la potenza dell’errore, dell’egoismo di un poeta che preferisce la musa all’amata, ed il mestoso strazio del sacrificio d’amore.

Una lettura complessa, ma importante, un gioco di emozioni tutte forti e spesso tra loro contrastanti create con parole che affascinano ed invitano a proseguire nel viaggio. Un libro consigliato perché appassiona ed accresce la sete di conoscenza e, soprattutto, perché sa di bellezza e di meraviglia.

 

Opera recensita: “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 22 marzo 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - L'ARTE DI ESSERE FRAGILI. COME LEOPARDI PUò SALVARTI LA VITA.


Sinossi:

In un dialogo intimo e travolgente con il nostro più grande poeta moderno, Alessandro D'Avenia porta a magnifico compimento l'esperienza di professore,

la passione di lettore e la sensibilità di scrittore per accompagnarci in un viaggio esistenziale sorprendente.

"Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della

gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa,

grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che

glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato

di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione

dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere

ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso

profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese...

Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.

 

Commento:

Alessandro D’Avenia è un professore di lettere al liceo, è uno scrittore seguito da lettori di tutte le età, ma soprattutto è un uomo di trentanove anni con un amore per la letteratura, la poesia, la bellezza. Nei suoi precedenti libri D’Avenia ha affrontato temi importanti come la malattia, la morte, la figura importantissima di Padre Pino Puglisi (suo insegnante di religione al liceo), ma la costante di tutte le sue opere è l’attenzione che dedica all’adolescenza. Anche in questo suo ultimo libro ne parla diffusamente, cercando di dare ai ragazzi (e non solo) un insegnamento: è possibile trovare la felicità, è possibile vivere la propria vita con gioia, è possibile usare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino come opportunità di crescita. Basta lasciarsi rapire… tutto sta in un incontro con qualcosa, con qualcuno.

Di cosa parla, in fin dei conti, questo libro? Di felicità, di bellezza, di gratitudine, di vita. Ma D’Avenia non ne parla dall’alto di una cattedra, con superiorità, in modo freddo ed aulico! Lo fa attraverso la sua esperienza personale di docente e scrittore che ogni giorno riceve le testimonianze di vita di tanti ragazzi; ma soprattutto attraverso la sua esperienza di ragazzo di diciassette anni che un giorno fu rapito dalle parole di un poeta, Leopardi, che sentiva sue. Questo rapimento gli ha salvato la vita e dura ancora oggi. Nelle lettere contenute in questo libro D’Avenia ringrazia Leopardi per tutto ciò che ha scritto, per i personaggi che ha creato e nei quali non è difficile riconoscersi. Molti considerano questo poeta come lo “sfigato”, il pessimista cosmico, ma D’Avenia ci mostra come, invece, egli fosse un “predatore di felicità”, un’anima sensibile, profonda, in grado di vedere oltre le apparenze, di descrivere con i suoi versi la bellezza, sia essa naturale o spirituale.

Ripercorrendo le opere di Leopardi noteremo come egli non sia poi così lontano da noi, da ciò che anche noi viviamo ogni giorno, dalle fasi della nostra vita… e non sarà difficile immergerci nella natura da lui così magistralmente descritta; e d’improvviso questo giovane sfigato con la gobba lo sentiremo vicino, un compagno di vita, di gioie e di sofferenze.

Con la sua collaudata maestria nell’uso delle parole, D’Avenia ci dona non solo un’immagine nuova e più vera di Leopardi, ma un’ancora per i giorni bui e per quelli luminosi, una riserva inesauribile di emozioni: la letteratura. Ma l’insegnamento più grande che si può trarre da queste pagine affascinanti è questo: per affrontare al meglio la vita bisogna lasciarsi rapire da qualcosa o da qualcuno, che sia Leopardi, il Rap, i film, lo sport, bisogna vivere le proprie passioni e condividerle con gli altri. Solo così potremo intraprendere la strada verso la felicità e fare della nostra fragilità un’arte.

A conclusione, un piccolo consiglio personale: questo libro, a mio parere, ha bisogno di almeno due letture. Come tutte le cose belle, infatti, la prima lettura si fa d’un fiato: le parole, le pagine, i concetti hanno un fascino che stordisce e dal quale non ci si può staccare. E’ necessario, però, assorbirne il senso profondo con una seconda lettura, magari più attenta, calma e ragionata. Solo così, infatti, ci si potrà soffermare con attenzione sulle citazioni leopardiane e sulla loro estrema attualità ed aderenza al testo. Detto questo, ovviamente mi sento di consigliare questo libro e di fare i miei complimenti al professor Alessandro D’Avenia che, ancora una volta, mi ha emozionata.

 

Opera recensita: “l’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori, 2016

Genere: epistolario

Ambientazione: non definita

Pagine: 216

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.