Attenzione attenzione! Il post di oggi è atipico: non è una recensione, ma
piuttosto un “articolo”, un insieme di riflessioni personali su quattro libri
che trattano lo stesso argomento in modi diversi.
Premessa: amo l’Oriente… mi affascina e mi inquieta allo stesso tempo, perché
è l’incontro di tante culture, alcune profondamente diverse dalle nostre. Adoro
leggere libri ambientati in India, Cina, Afganistan ecc. Ma c’è un Paese, in
particolare, che mi attrae con tutto il suo fascino: è il Giappone. Un aspetto
particolare della cultura e della società giapponese che mi ha sempre
affascinato è la figura delle Geishe, queste donne tanto belle quanto
misteriose, delle quali si sa tutto e niente. Su di loro si sono dette tante
cose, alcune vere, altre assurdamente false ed offensive… perciò ho deciso di
documentarmi leggendo quanti più libri possibile sull’argomento.
Tutto è cominciato quando, pochi anni fa, ho visto il meraviglioso film
“Memorie di una Geisha” che al momento è uno dei miei preferiti in assoluto.
Visto che il film mi era tanto piaciuto ho deciso di leggere il libro da cui è
tratto… stesso risultato! Romanzo stupendo, storia raccontata con vibrante
passione ed ardore. Peccato che, per quanto bello, il libro in realtà contenga
delle inesattezze… inoltre è stato scritto da un americano che, talvolta, non
riesce a staccarsi dal modo occidentale di vedere determinate cose. Queste sono
state le principali critiche mosse al romanzo di Arthur Golden e, da quel che
ho letto, la prima a discostarsi dal libro è stata proprio la ex Geiko che è
stata la fonte di Golden, Mineko Iwasaki che ha a sua volta scritto un suo
libro. Spinta dalla curiosità ho letto anche questo, si intitola “storia
proibita di una Geisha” ed è proprio l’autobiografia di Mineko Iwasaki.
Differenze tra i due libri? Memorie di una geisha è un romanzo ed è
affascinante per la trama (a volte distante dalla realtà) e per l’approccio,
appunto, romanzato, con cui la storia viene raccontata. Storia proibita di una
geisha, invece, non è un romanzo, ma piuttosto un saggio in forma di
autobiografia, pertanto ha richiami storici e culturali più puntuali e precisi.
Senza contare che si tratta di una storia vera raccontata in prima persona
dalla protagonista.
Una storia vera è anche quella raccontata in “la virtù femminile” della
monaca giapponese Harumi Setouchi che, in forma di romanzo, racconta la storia
lunga e travagliata della sua vita. La Geisha Tami, bella, sensuale, ammirata
da uomini e donne, ha il coraggio di seguire i propri desideri, di uscire dal
sistema per seguire l’amore, fino alla sconvolgente decisione di ritirarsi,
ancora giovane, in un tempio diventando monaca e ponendo fine ai turbamenti del
corpo. Potremmo dire che questo libro è una via di mezzo tra i primi due: racconta
la realtà del mondo del fiore e del salice con l’ardente sensualità che si può
trovare solo in un romanzo.
L’ultimo libro che ho letto è stato, invece, “Diario di una maiko”, che
porta la firma dell’italiana Miriam Bendia. Si tratta del diario di Sotori, una
quindicenne dei giorni nostri (il racconto è ambientato tra il 2005 e il 2007)
che decide di diventare una Geisha e racconta in queste pagine l’inizio del suo
apprendistato come Maiko, le incertezze, i sacrifici, le perplessità che stanno
dietro alla decisione di diventare Geisha… perché, come sembra volerci dire
Sotori, non è tutto oro quel che luccica. Diventare Geisha vuol dire fare
sacrifici, sottostare a regole ferree, ore ed ore di lezioni e preparativi
interminabili, non cedere alla stanchezza, non lasciarsi abbattere da nulla,
nascondere i propri desideri e le proprie emozioni dietro una maschera bianca.
Potremmo dire che con questi libri è possibile fare un excursus temporale
della cultura e della società giapponese dagli inizi del Novecento ad oggi: “La
virtù femminile” infatti abbraccia il periodo dal 1912 agli anni 90; “Memorie
di una Geisha” narra il periodo pre e post seconda guerra mondiale; “Storia
proibita di una Geisha” invece è ambientato negli anni 50 e 60 (Mineko è nata
nel 1949) mentre “Diario di una Maiko” è ambientato tra il 2005 e il 2007.
Veniamo ora alle mie considerazioni personali: quelli che ho apprezzato di
più sono stati, indubbiamente, i due romanzi perché, sebbene presentino qualche
“licenza letteraria” sono molto coinvolgenti e trasmettono quel patos che fa
entrare il lettore dentro quel mondo, dentro le case da thè, le case di Geisha,
per le strade di Kioto o di Osaka, nonché nella stessa mente e nel cuore delle
protagoniste.
“Storia proibita di una geisha”, invece, mi è risultato più indigesto, ma
solo perché Mineko proprio non riesce a starmi simpatica: è arrogante,
presuntuosa, riservata ed altera e questo non ha nulla a che vedere con il
fatto di essere Geisha, era così da quand’era piccola! Ma, badate bene,
queste sono solo idee personali che mi sono
venute leggendo. Tuttavia il libro ha il pregio di spiegare e chiarire molti
aspetti tecnici sul mondo delle Geiko che nei romanzi sono a volte inesatti o
travisati. Lo stesso merito deve darsi a “Diario di una Maiko” che, tuttavia, è
il libro che mi ha convinto meno. Perché? Innanzitutto perché sì, è un diario
nel quale Sotori raccoglie le sue sensazioni, ma si capisce subito che è stato
scritto per essere letto dal pubblico. Quale ragazza, infatti, riporterebbe nel
suo diario personale alcune digressioni sul teatro o sulle diverse danze
tradizionali degne di una guida turistica?
E poi non so… mi sembra più impreciso ed incompiuto, specie sul sistema
interno delle Geishe e delle Maiko, aspetto che è trattato meglio in altri
libri. Tuttavia quest’ultimo libro fornisce una chiusura temporale sui
cambiamenti del sistema nei nostri giorni, molto meno rigido e chiuso rispetto
al passato, e chiarisce definitivamente alcuni dubbi, come ad esempio quello
sul discussissimo Misuage, ossia la vendita della verginità della Maiko al
miglior offerente, che sancirà poi il suo passaggio da Maiko a Geisha. Non vi
dico di più altrimenti non leggete il libro.
Ciò che, però, posso dire in linea generale è che Geisha vuol dire artista,
la parola è formata da Gei=arte e Sha=donna… donna d’arte. Perché la Geisha non
va ASSOLUTAMENTE MAI confusa con la prostituta? Perché la seconda vende il suo
corpo, la prima il suo TALENTO ARTISTICO e per questo ci vuole tanta, ma tanta
preparazione e anni di sacrificio!
Ora, tornando ai libri… io vi ho detto la mia… a voi la scelta… io, fossi in
voi, li leggerei tutti e quattro!