simposio lettori copertina

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mercoledì 9 dicembre 2020

RECENSIONE: SUSAN VREELAND - L'AMANTE DEL BOSCO

    Sinossi:

Vera e propria icona, prima di Georgia O'Keeffe e Frida Kahlo, dell'arte del secolo scorso, Emily Carr nacque in Canada, nella Columbia britannica. Appartenente al celebre Gruppo dei Sette, artisti canadesi che propugnavano un ritorno della pittura alla bellezza della natura, Emily, come Artemisia Gentileschi e come numerose altre donne protagoniste della storia dell'arte, condusse un'esistenza segnata dal drammatico conflitto con le ottuse convenzioni sociali e i pregiudizi dell'epoca. Lei, donna bianca della buona società vittoriana, amava vivere tra le tribù indiane della Colombia britannnica, e condividerne lo stile di vita "selvaggio". Il ritratto di una donna che cercava di catturare nell'arte il cuore selvaggio della vita.

 

Commento:

Ho conosciuto letterariamente Susan Vreeland non molto tempo fa, leggendo lLa passione di Artemisia, coinvolgente romanzo in cui la Vreeland raccontava benissimo la storia della pittrice Artemisia Gentileschi. Quando ho deciso di leggere anche L'amante del bosco, romanzo in cui l'autrice racconta la vita e la storia di un'altra artista, Emily Carr, avevo ancora freschi i ricordi e le sensazioni positive suscitatemi dal precedente romanzo. Qual è stata, perciò, la delusione quando non ho ritrovato, leggendo, lo stesso tono appassionato, la stessa forza narrativa, lo stesso dinamismo nello stile e nel fluire della storia! Davvero a malincuore devo dire che questo romanzo, pur non essendo brutto o mal scritto, non mi è piaciuto quanto il precedente. So che non si dovrebbero fare paragoni così stringenti, ma sinceramente, l'unico pregio che mi sento di attribuire a questo libro è di avermi fatto conoscere Emily Carr e la sua storia che, pur senza volerne sminuire l'importanza, per quanto la Vreeland si impegni a descriverla, non ha lo stesso portato emozionale di quella della Gentileschi. Il libro, tranne per qualche pagina interessante che tuttavia non riguardava l'arte in senso stretto, mi è risultato pesante da leggere e, in alcuni tratti, persino noioso e ridondante. Non mi sento, perciò, di consigliarlo a pieno, tuttavia lo salvo per chiunque sia interessato a farsi un'idea di chi fosse Emily Carr e delle storie che ha voluto raccontare attraverso la sua arte.

 

Opera recensita: "L'amante del bosco" di Susan Vreeland

Editore: Neri Pozza, 2004

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Canada

Pagine: 462

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

          

giovedì 8 ottobre 2020

RECENSIONE: STELLA STOLLO - LE IMPRESSIONI DI BERTHE

    Sinossi:

Un romanzo ispirato alla vita della pittrice Berthe Morisot, la "maga dell'Impressionismo". Nel marzo del 1896, a un anno esatto dalla morte di Berthe Morisot, viene organizzata la prima retrospettiva a lei dedicata, con 394 opere tra dipinti e disegni, dal gallerista Durand-Ruel. Per tre giorni gli amici più cari di Berthe, Renoir, Degas, Monet e Mallarmé, affiancati da Julie e da Edma, rispettivamente la figlia e la sorella della pittrice, lavorano senza posa per allestire l'esposizione. Mentre gli artisti discutono animatamente, in disaccordo sulla sistemazione ideale delle opere nelle sale della galleria l'attenzione di Julie viene attratta da alcuni quadri; rivive cosi la storia professionale e personale di Berthe, a cominciare dal suo primo incontro col grande artista Edouard Manet e dalla loro reciproca passione, fino al matrimonio della donna con Eugene, fratello del pittore.

 

Commento:

Credo che un libro che parli di arte possa definirsi "buono" quando riesce a far vedere ciò che descrive solo con le parole, senza bisogno di allegare le immagini. Non so – non mi risulta – che in Le impressioni di Berthe ci siano le immagini dei quadri descritti, però posso sostenere, a ragion veduta, che si tratta di un ottimo libro: con la sua scrittura ricchissima, ricercata, perfetta, Stella Stollo è riuscita a far immaginare i quadri ad una persona che non solo non ne ha rimpianto l'assenza e non ha avuto necessità di cercarli, ma non li ha mai visti e mai li vedrà. Ma chi pensa che in questo libro si parli solo di arte e di quadri si sbaglia di grosso: qui si racconta la storia di una donna, di una pittrice professionista, della maga dell'arte Berthe Morrisod per troppo tempo dimenticata o ricordata solo come cognata e modella del grande Edouard Manet. Probabilmente pochi sanno che Berthe era lei stessa una grande artista e che tra lei e Manet c'era una passione proibita, un'attrazione irresistibile, un desiderio bruciante e totalizzante. Stella Stollo descrive tutto questo in modo magistrale, dando vita ai sentimenti, dipingendone quadri meravigliosi solo con le parole. In un alternarsi di flash-back e momenti successivi alla morte di Berthe, ne riviviamo la storia, i sentimenti, le impressioni in un caleidoscopio di colori, sfumature, vibrazioni che ci fanno conoscere e amare questa donna coraggiosa, libera, indipendente ed anticonformista. Un'ottima biografia romanzata, davvero.

 

Opera recensita: "Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo

Editore: Graphofeel, 2018

Genere: biografia romanzata

Ambientazione: Francia, seconda metà dell'Ottocento

Pagine: 297

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

martedì 11 agosto 2020

RECENSIONE: DONNA TARTT - IL CARDELLINO


Sinossi:
Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall’acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale.
Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l’innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo. Tra le luci dell’Upper East Side di New York e la desolazione della periferia di Las Vegas, tra capolavori rubati e fughe vertiginose lungo i canali di Amsterdam, Il cardellino è un romanzo meravigliosamente scritto che si legge come un thriller. Primo assoluto nelle classifiche di Stati Uniti, Francia e Olanda, osannato dalla critica in patria come all’estero, è l’evento letterario dell’anno.

Commento:
Ho sentito e letto, per anni, lodi sperticate e quasi unanimi su questo romanzo e, in linea generale, non posso discostarmi dalla massa nel definirlo un buon romanzo: lo è, senza dubbio. Tuttavia, se in barba alla prolissità della Tartt volessi sintetizzare il mio commento in due parole, credo che direi "bello., ma…" e farei spallucce per chiarire meglio il punto di vista. Concretizzando e rendendo a parole il mio pensiero alquanto criptico, Il cardellino è un romanzo originale, lungo, complesso, che racconta la storia tristissima e realistica di un bambino di tredici anni, Theo Decker, che vede trasformarsi una normale mattina al museo nell'evento più tragico della sua vita, un evento che gliela cambierà irrimediabilmente, la vita. È il lungo memoir, il racconto sincero e senza filtri di un trentenne che rivive la sua vita dai tredici anni in poi, in un'autoanalisi onesta e spietata attraverso i primi mesi a New York presso la casa della famiglia di un amico, al folle periodo a Las Vegas, al tentativo fallito di riprendere i rapporti col padre, alla conoscenza con quello che diverrà uno dei suoi più grandi amici, al ritorno rocambolesco e drammatico nella sua città, al nuovo inizio, arrancando negli anni difficili dell'adolescenza, attraverso esperienze segnanti che lo macchieranno in modo indelebile. Sono tante le persone intorno a lui, tutte con un ruolo importante nella sua crescita, nel suo plasmarsi verso la persona che sarà. Ma più di tutto, ciò che risalta in questa storia è il rapporto con gli oggetti, e in particolare con gli oggetti d'arte, con gli oggetti che emanano bellezza. È come se per Theo fossero ancore tangibili e immutabili, reliquie, amuleti da preservare con la massima cura, quasi con sacralità, perché capaci di risollevarlo, di opporsi al brutto del mondo che lo circonda. È forte, la storia di Theo, è bella, a tratti commovente, a tratti adrenalinica, molto molto spesso estremamente triste. Eppure… non so cosa, in queste pagine, non mi abbia del tutto convinta: forse l'eccessiva lentezza e ripetitività di alcuni tratti, forse alcune scelte narrative un po' azzardate (la seconda parte, con Boris, l'escamotage dei vuoti di memoria…, la trasferta in Olanda…), forse anche lo spiegone finale mi ha irritata perché non l'ho trovato in linea con tutto il resto del romanzo e, in particolare, con il modo di raccontare di Theo. In definitiva, per quanto mi riguarda, Il cardellino è un ottimo romanzo che consiglio, ma che non è riuscito a sfondare la pur fragile barriera del mio cuore letterario e a conquistarmi.

Opera recensita: "Il cardellino" di Donna Tartt
Editore: Rizzoli, ed. originale 2013
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti-Olanda
Pagine: 896
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 8 maggio 2020

RECENSIONE: TIZIANA AGNATI - ARTEMISIA GENTILESCHI


Sinossi:
Un dossier dedicato ad Artemisia Gentileschi. Nel sommario "La fortuna di Artemisia", "Un talento precoce", "Firenze, Genova e Venezia", "Roma: 16221630", "Tra Napoli e l'Inghilterra". Come tutte le monografie della collana "Dossier d'art", una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.

Commento:
Una biografia d'arte che si propone di essere schematica e completa e di compendiare le notizie sulla Gentileschi, ma che a parer mio non raggiunge l'obiettivo sperato. Sempre secondo l'opinione di una non addetta ai lavori, questa breve biografia è sì oggettiva e si legge rapidamente, ma risulta confusionaria e asettica: se non fosse per l'utile quadro cronologico non avrei saputo seguire una linea temporale e, nonostante non sia il primo scritto che leggo su quest'artista, ad un certo punto mi sono sentita spaesata. Non la consiglio né la sconsiglio: ha i suoi pregi, ma io non ne sono rimasta soddisfatta.

Opera recensita: "Artemisia Gentileschi" di Tiziana Agnati
Editore: Giunti, 2014
Genere: Dossier
Pagine: 52
Prezzo: 4,90 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


sabato 4 gennaio 2020

RECENSIONE: TRACY CHEVALIER - LA DAMA E L'UNICORNO


Sinossi:
È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

Commento:
Davvero una buona lettura! Scritto molto bene, piacevolissimo da leggere, coinvolgente nella storia e nei personaggi molto ben delineati. Ho letto ed apprezzato anch'io "la ragazza con l'orecchino di perla" e non saprei dire quale dei due libri preferisco... entrambe le storie sono allo stesso livello, ma mentre "la ragazza con l'orecchino di perla" è più "pesante", questo ha tinte più fresche e leggiadre. I personaggi, come dicevo, sono ben definiti e ci si affeziona alle loro storie. Nutro simpatia per il pittore Nicolas, il classico "scupafemmine" dal cuore grande, ma per motivi personali la dolce, ma tenace Aliénore è il mio personaggio preferito: mi ci riconosco molto perchè, essendo anch'io non vedente dalla nascita, capisco a pieno e condivido quasi sempre il suo modo di ragionare e di agire! Anche la cecità in questo libro viene affrontata con un taglio grintoso e sbarazzino che mi piace molto! Assolutamente consigliato!

Opera recensita: "La dama e l'unicorno" di Tracy Chevalier
Editore: Neri Pozza
Genere: narrativa straniera
Pagine: 286
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 28 gennaio 2019

RECENSIONE: MARIA CRISTINA MASELLI - SIGISMONDO E ISOTTA. UNA STORIA D'AMORE


Sinossi:
È il 1437 quando per la prima volta Isotta degli Atti posa lo sguardo su Sigismondo Pandolfo Malatesta. Lui, ventenne, è il turbolento e ambizioso signore di Rimini e di Fano, lei, una bambina di soli cinque anni, figlia di un piccolo nobile della zona. Isotta cresce nel mito di Sigismondo e grazie alla carica del padre, consigliere economico del signore di Rimini, ha la possibilità di rivederlo. Dopo sette anni dal primo incontro comincia a nascere in loro un sentimento fortissimo. Ma Sigismondo è sposato con Polissena Sforza, e Isotta è stata cresciuta per essere moglie e non amante. Questo il conflitto che renderà tortuoso il percorso di due anime complementari, lei nella perenne ricerca di conferme, lui disposto a dimostrarle i propri sentimenti attraverso l'arte, la parola e l'idea. Quando, dopo la morte di Polissena Sforza, la ragion di Stato sembra volere una nuova nobile moglie accanto a Sigismondo, anche le ultime certezze dei due innamorati paiono vacillare. Inoltre, la vita e lo stesso ruolo del signore di Rimini sono ostacolati da intrighi, avidità, inganni, legami di sangue e di morte, a cui si aggiunge l'odio dei suoi due più acerrimi e potenti nemici: Federico da Montefeltro e papa Pio II, che usa lo splendore umanista del Tempio Malatestiano per condannare il signore di Rimini.
Sarà proprio nel momento più difficile della vita di Sigismondo - abbandonato anche dai più fedeli alleati - che l'amore incondizionato e gratuito di Isotta si rivelerà salvifico e porterà a cambiare il destino delle loro vite.

Commento:
Un'ode accorata e spassionata all'amore che supera il tempo, gli ostacoli, gli intrighi, i dubbi: questo libro non potrebbe essere più simile alla storia che racconta, difficilmente sarebbe stato possibile raggiungere un livello più alto di compenetrazione tra le pagine, l'evocatività delle parole, la maestria della scrittura e l'amore grande e imperituro che i due protagonisti hanno vissuto e vogliono tramandarci. Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e Isotta Degli Atti all'apparenza non avrebbero potuto essere più lontani e diversi: così forte, sicuro e spavaldo lui e così leggiadra, incerta, ingenua lei. Eppure è bastato poco, appena una carezza innocente, a far sì che due volontà intrepide si incontrassero e non si separassero più. Non fu facile per il grande condottiero signore di Rimini affermare il suo amore per la giovane Isotta, graziosa ma di più basso lignaggio; non fu facile per questi due amanti superare matrimoni, inimicizie, maldicenze, remore morali… ma proprio quando tutto sembrava perduto, l'amore fu per loro l'unica ancora cui aggrapparsi per resistere all'invidia, all'avidità, ai giochi di potere. Una storia vera, questa, che arriva a noi nei secoli attraverso l'arte e la bellezza per ricordarci che c'è sempre una speranza, quali che siano le sorprese che la vita ci riserva. "Sigismondo e Isotta" è un romanzo bellissimo che unisce magistralmente storia, amore e arte per raccontarci una storia stupenda, coinvolgente e commovente con protagonisti e luoghi indimenticabili. Una lettura appassionante che consiglio, un corposo romanzo in cui perdersi e dal quale diventerà difficile staccarsi.


Opera recensita: "Sigismondo e Isotta. Una storia d'amore" di Maria Cristina Maselli
Editore: Piemme, 2018
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Rimini, 1437-1474
Pagine: 612
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 24 maggio 2018

RECENSIONE: MICHEL BUSSI - NINFEE NERE


Sinossi:

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della

località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura.

La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre.

Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe

dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è

costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi

di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta

al lettore distinguere il vero dal falso.

 

Commento:

“Ninfee nere”… che dire di questo giallo francese intriso d’arte e di cultura? Dirò che è davvero singolare, che è inconsueto e che non mi è piaciuto.

Non è affatto brutto, intendiamoci! E’ solo che non mi ha catturata, non mi ha colpita ed in alcuni punti l’ho trovato assurdamente banale e noioso. Tutto ruota intorno al paesino di Giverny, alla pittura di Monet la cui presenza ingombrante si avverte ancora, anche a distanza di oltre settant’anni. Una serie di morti, tutte inspiegabili e tutte avvenute con lo stesso modus operandi, scuotono la’ordinata routine del paese. C’è una donna, un’anziana ombra nera, che vede e sa tutto, ma che sembra invisibile agli altri, tanto gli occhi si sono abituati a vederla aggirarsi con passo claudicante per le strade tanto conosciute. Quale sarà la chiave di questa storia? Dove porterà il nastro argentato dei ricordi?

L’atmosfera chiusa del paesino di provincia che i tanti turisti non riescono a portar via, la presenza di Monet e l’ombra della vecchia signora, il concatenarsi degli eventi, la superficialità dell’ispettore… tutto questo contribuisce a dare alle pagine un che di claustrofobico ed un senso di catastrofe imminente e ineluttabile. Nonostante questo, però, la tensione non aumenta quasi mai, è come se nulla svegliasse il lettore dal torpore sonnolento del paese… e il finale, imprevisto ed inaspettato, non getta l’attesa chiarezza sulla storia. Un'altra cosa, poi, non mi permette di dare un giudizio positivo a questo giallo: a me piace – ma è solo questione di gusto personale – che alla fine della lettura di un giallo/thriller il cerchio si chiuda, i pezzi del puzzle si incastrino… qui, però, pur con tutto l’impegno e la condiscendenza possibile, qualcosa proprio non torna.

Non consiglio né sconsiglio apriori questo libro… se intravedete una minima possibilità che i “difetti” che io vi ho riscontrato possano essere superati e che possa piacervi… dategli una chance. Io, dal canto mio, mi terrò la mia perplessità.

 

Opera recensita: “Ninfee nere” di Michel Bussi

Editore: E/O, 2011

Genere: giallo

Ambientazione: Giverny-Normandia, Francia

Pagine: 394

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

giovedì 21 dicembre 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - OGNI STORIA E' UNA STORIA D'AMORE


Sinossi:

L’amore salva?

Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva?

Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di

risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti:

muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti,

o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe

condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare

un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock,

condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare

il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni

storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole

molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla

donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove

dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare

il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato

su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo

uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e

diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

 

Commento:

Beh, direi che la quarta di copertina racconta già tanto di questo ultimo, bellissimo, libro di Alessandro D’avenia. Qualcuno ha detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna: niente di più vero. Ce lo confermano molte delle storie raccontate in queste pagine dalla consueta maestria di D’Avenia nel creare emozioni. Già nel penultimo libro, “L’arte di essere fragili”, D’avenia affrontava il tema della felicità, della bellezza, della poesia dialogando con Leopardi. In quest’ultima opera il viaggio nella conoscenza dell’animo umano attraverso la letteratura continua e si evolve: con passo esperto l’autore ci porta ad incontrare tante donne, famose e meno famose, compagne di artisti noti, artiste loro stesse, tutte con le loro storie d’amore, di vita, di morte, di gioia, di dolore. Perché amare vuol dire conoscere l’altro, permettergli di conoscerci, è far sì che l’altro non muoia, è imparare a vivere. Così conosciamo tante forme d’amore, inquiete, servili, amorevoli, combattive, distruttive, costruttive, tenaci, passionali, egoistiche, tante quante sono le storie, tutte diverse, racchiuse in questo libro. Per farci da guida, da filo conduttore in questo viaggio nel tempo, nello spazio e soprattutto nell’arte, D’avenia sceglie un mito che ama molto, quello di Orfeo ed Euridice contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio. E così, attraverso le tappe di questo racconto nel racconto, conosciamo la potenza dell’errore, dell’egoismo di un poeta che preferisce la musa all’amata, ed il mestoso strazio del sacrificio d’amore.

Una lettura complessa, ma importante, un gioco di emozioni tutte forti e spesso tra loro contrastanti create con parole che affascinano ed invitano a proseguire nel viaggio. Un libro consigliato perché appassiona ed accresce la sete di conoscenza e, soprattutto, perché sa di bellezza e di meraviglia.

 

Opera recensita: “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 30 novembre 2017

RECENSIONE: ORHAN PAMUK - IL MIO NOME E' ROSSO


Sinossi:

Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti e illustratori al lavoro nel Palazzo del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo Nero è disposto a

tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.

 

Commento:

Semplicemente meraviglioso. Un libro che è insieme romanzo storico, giallo, libro d’arte, poema epico e storia di fantasia. Siamo nella misteriosa ed infida Istanbul, città il cui fascino di luci ed ombre non muta nei secoli. Tra queste strade e queste case piene della più varia umanità, vengono compiuti due efferati omicidi, entrambi legati fra loro ed al mondo della miniatura, nonché ad un libro misterioso che il Sultano ha ordinato ad un vecchio maestro miniaturista. Proprio il mistero sui disegni e sulla storia scatena la curiosità e la gelosia dei miniaturisti che tra loro si considerano come fratelli, ma che non perdono occasione per affermare la loro bravura e la superiorità rispetto agli altri. Ad infiammare questo clima di ostilità più o meno latenti si insinuano le malignità di certi predicatori che sobillano le folle e, nondimeno, la diffidenza verso il nuovo stile europeo che il sultano sembra preferire rispetto all’antica arte della miniatura tramandata per secoli. Chi avrà commesso gli omicidi? Chi avrà trafugato l’ultimo disegno con il ritratto del Sultano? Il compito di scovare l’assassino sarà affidato al giovane Nero Efendi, tornato in città dopo dodici anni ed ancora molto innamorato della bella Secure, figlia del maestro miniaturista incaricato di illustrare il libro segreto. Arte, storia, mitologia, religione si fondono in una storia fatta di tante storie, raccontate dal coro di voci dei protagonisti – reali o fantastici – di questa storia. Così la trama principale si mescola ai ricordi dei vecchi maestri miniaturisti, ai poemi epici che stanno alla base della cultura persiana e medioorientale, alle descrizioni dei diversi stili adottati dagli antichi maestri persiani, da quelli di Erath, dai cinesi ed ora dagli europei. Tutto questo genera una mescolanza di culture e di epoche che, agli occhi inesperti di un lettore digiuno di arte e bellezza, risulta di un fulgore abbagliante che stordisce. La penna sapiente di Pamuk ci regala una lunga boccata di tranquillità pur raccontandoci storie per nulla tranquille. Anche mentre vaghiamo nella notte infida tra i vicoli più neri e fatiscenti non possiamo non sentire l’aura protettiva di una città che avvolge ed ammalia. Un libro davvero ben scritto, forse un po’ complesso perché parla di cose non proprio alla nostra portata, ma che coinvolge ed appassiona. “Il mio nome è rosso” si fa leggere velocemente nonostante le numerose vicende descritte, le storie parallele, i tanti riferimenti artistici e mitologici. E nonostante tutta quest’arte, non veniamo distolti dalla ricerca dell’assassino che, vi assicuro, confonde e destabilizza.

Lettura altamente consigliata, nonostante la sua difficoltà.

 

Opera recensita: “Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk

Editore: Einaudi, prima ed. 1998-prima ed. italiana 2001

Genere: giallo storico

Ambientazione: Istanbul, 1591

Pagine: 450 (ed. 2005)

Prezzo: 13,50 € (ed. 2005)

Consigliato: sì.

 

mercoledì 22 novembre 2017

RECENSIONE: DANIEL SANCHEZ PARDOS - IL SEGRETO DI GAUDì


Sinossi:

Ottobre 1874. Dopo diversi anni di esilio a Londra, Gabriel Camarasa, è appena rientrato con la famiglia in una Spagna sconvolta dalle lotte dinastiche.

A Barcellona i Camarasa sono tornati per volontà del padre, proprietario di un giornale scandalistico, «Notizie illustrate». Gabriel non va molto d’accordo

con il padre, né apprezza la rivista che lui finanzia, se non fosse per la bella illustratrice che ci lavora, l’affascinante e sfuggente Fiona Begg, alla

quale è legato da un complicato rapporto che ha radici nel periodo londinese. Per un caso fortuito, Gabriel incontra uno studente del secondo anno di Architettura,

un giovane tanto strano quanto brillante, Antoni Gaudí. Affascinato da lui e dall’aurea di mistero che sembra circondarlo, Gabriel non si accorge della

strana situazione che si sta creando in casa sua, delle preoccupazioni sempre più grandi che sembrano gravare su suo padre, finché la situazione non precipita

e il suo mondo non si capovolge. E Gabriel si trova a dover rispondere a domande terribili… Suo padre ha fatto davvero quello di cui è accusato? E soprattutto:

chi è veramente Antoni Gaudí? Dove passa le sue notti quando di lui si perdono le tracce? Perché sembra conoscere così bene i bassifondi di Barcellona

e frequenta individui così poco raccomandabili? Quale segreto conosce che potrebbe portare addirittura alla distruzione della celebre Cattedrale del Mare?

Gabriel può veramente fidarsi di lui e della bellissima Fiona?

 

 

Commento:

Barcellona 1874. Mentre cresce il fermento per una situazione politica instabile e destinata a cambiare a breve, strani avvenimenti accadono intorno alla famiglia del giovane Gabriel Camarasa, neostudente di architettura tornato nella sua città da appena due settimane dopo un lungo e forzato periodo londinese. Testimone involontario del primo di questi eventi, un incendio al giornale concorrente a quello dei Camarasa, è il giovane studente dall’abbigliamento impeccabile e dall’acuta osservazione, Antoni Gaudì. Ben presto tra Gabriel e Antoni nascerà una forte amicizia, destinata a durare e a condurli attraverso situazioni che nessuno dei due avrebbe immaginato di vivere. L’instabilità politica, gli intrighi di potere, i tradimenti sono molto più vicini di quanto l’ingenuo Gabriel Camarasa potesse mai credere e, con l’aiuto del nuovo amico, il giovane scoprirà cose della sua famiglia e di se stesso che forse avrebbe preferito non sapere, fino a giungere ad un finale rocambolesco e sorprendente che rischia di sconvolgere la storia.

Attraverso la voce, gli occhi, i pensieri di Gabriel Camarasa, ci muoviamo tra i vicoli di una città senza tempo, in bilico tra passato e futuro, viva, misteriosa e affascinante come poche, che mescola sapientemente miseria e nobiltà, tradizione e progresso, bellezza e sudiciume. Sempre attraverso Gabriel, conosciamo un personaggio straordinario, dalle mille risorse e sfaccettature, capace di parlare con la stessa naturalezza con un mendicante, una signora borghese e una ballerina dai dubbi costumi, un uomo non convenzionale, dall’intelligenza sottile e poliedrica, che si interessa con egual intensità di architettura, fotografia ed esoterismo, ma anche un uomo dal grande cuore capace di farsi stregare da un’inglese dalla fluente chioma fulva. Tutto questo e molto altro è Antoni Gaudì, l’artista che tanto ha fatto parlare di sé per le sue opere e per l’innovatività delle sue teorie. Daniel Sanchez Pardos ce lo presenta qui come uomo, come ragazzo, prima ancora che come artista, regalandoci un ritratto a tutto tondo della sua personalità e del contesto storico e culturale in cui vive. Questo giallo storico dall’andatura pacata e inarrestabile ci riporta in una Barcellona antica e moderna al cui interno pulsano le anime più diverse: carlisti, anarchici, neoborbonici, repubblicani, artisti, mendicanti, strilloni, giornalisti, nobili.

La scrittura sicura e ben dosata di Sanchez Pardos permette di soffermarsi a pensare, ad immaginare, di affezionarsi ai personaggi ben delineati, di vivere insieme a Gabriel e Antoni gli eventi normali e straordinari raccontati in queste pagine. Una lettura gradevole che regala qualche bella emozione.

 

Opera recensita: “Il segreto di Gaudì” di Daniel Sanchez Pardos

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: giallo storico

Ambientazione: Barcellona, 1874

Pagine: 462

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 5 ottobre 2017

RECENSIONE: DAVID EBERSHOFF - THE DANISH GIRL


Sinossi:

Giovani e talentuosi, Einar Wegener e sua moglie Greta vivono nella romantica Copenaghen di inizio Novecento, accomunati dalla passione per l'arte: paesaggista

lui, ritrattista molto richiesta lei. Finché un giorno Greta, per completare un ritratto, chiede al marito riluttante di posare in abiti femminili. A poco

a poco, l'ipnotico pennello di Greta, animata da un'improvvisa ispirazione, e il morbido contatto della stoffa sulla pelle di Einar, lo sospingono in un

mondo sconosciuto, mettendo in moto un cambiamento che nessuno dei due avrebbe mai potuto sospettare. Quel giorno il giovane scopre che la sua anima è

divisa in due: da una parte Einar, l'artista malinconico e innamorato di sua moglie, dall'altra Lili, una donna mossa da un prepotente bisogno di vivere.

E Einar si trova di fronte a una scelta radicale: decidere quale delle due sacrificare...

 

Commento:

Da tanto tempo volevo leggere questo libro, incuriosita dall’omonimo film e dalla storia di Gerda (o Greta), Einar e Lili. Ed eccomi qua, a lettura ultimata, con un bel problema. Sì, perché questo è un libro tutt’altro che facile da recensire: la storia raccontata è così forte, controversa, stupefacente che trovare le parole giuste per renderla al meglio è una piccola impresa.

Einar e Greta sono marito e moglie, giovani artisti, lui dipinge paesaggi, paludi e brughiere, lei fa ritratti di personaggi famosi. Un bel giorno la modella del ritratto di Greta non può posare e l’artista chiede al marito di indossare le scarpe e le calze per permetterle di ritrarre le gambe. E’ questa la scintilla che riporta a galla una parte dell’anima di Einar che era dentro di lui da sempre, sin da quand’era ragazzino, ma che era nascosta sotto un temperamento schivo ed un corpo particolarmente aggraziato. E’ l’anima di una donna che da quel momento si chiamerà Lili e che sempre più spesso farà visita a Greta finendo per spazzar via Einar. Ma Lili non è, come superficialmente si potrebbe pensare, un capriccio o una finzione: Lili esiste nel corpo di Einar, prova sentimenti indipendenti da lui e preme per uscire, come dimostrano le sempre più frequenti emorragie: una chiara ribellione della parte femminile del corpo di Einar. Ben presto Greta ed Einar-Lili cominciano a consultare dei medici perché trovino una soluzione che permetta a tutti di vivere questa situazione al meglio e di ritrovare un equilibrio, ma nessuno sembra capire quale sia la reale condizione di Einar… nessuno tranne un professore tedesco che finalmente trova la soluzione, drastica ma definitiva.

Inevitabilmente il cambiamento nella vita di tutti coloro che sono intorno a Lili sarà radicale, ma alla fine, dopo non poche tribolazioni, ognuno troverà una dimensione, una soddisfazione, un posto accettabile nel mondo… tutti, anche Einar.

La storia di Lili, raccontata in questo libro con una buona dose di fantasia, è in realtà una vicenda realmente accaduta in Danimarca all’inizio del Novecento ed è stata di esempio ed ispirazione per molte persone transessuali e non. Il coraggio di Lili e di Gerda ha spinto molte persone ad essere se stesse e credo che il messaggio che questo libro vuole lanciare sia proprio questo: un invito ad essere noi stessi, a lasciar uscire la parte più vera di noi, facendo una scelta ed affrontandone le conseguenze, anche se a volte ciò è tutt’altro che facile e comporta delle rinunce.

Passando all’aspetto puramente stilistico, direi che Ebershoff ha scritto questa storia in modo magistrale, dando il giusto spazio ai personaggi, alle loro riflessioni e sensazioni, facendoci vivere questa vicenda con loro, passo passo, come se fossimo lì a guardare. Tutto questo è reso ancora più appassionante da una prosa semplice, ma ad effetto. Una lettura scorrevole e coinvolgente che, per quanto mi riguarda, ha pienamente soddisfatto le aspettative. Consigliato, è ovvio!

 

 

Opera recensita: “The Danish girl” di David Ebershoff

Editore: Giunti, 2016

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Danimarca-Francia-California, anni 20

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: assolutamente sì.

 

giovedì 29 settembre 2016

RECENSIONE: BRUNELLA SCHISA - LA DONNA IN NERO


Sinossi:

EDOUARD MANET HA TRENTASEI ANNI ED È UNO DEI PIÙ AFFERMATI PITTORI DI FRANCIA QUANDO INCONTRA BERTHE MORISOT, VENTISETTENNE DALL'INQUIETA BELLEZZA ALLA RICERCA DI UN PROPRIO SPAZIO NEL MONDO DELL'ARTE. DA QUEL MOMENTO LE LORO VITE SONO UNITE DA UN LEGAME INDISSOLUBILE. SULLO SFONDO DI UN EPOCA IN CUI ESPLODONO CAMBIAMENTI RADICALI, BRUNELLA SCHISA, CON RIGORE STORICO E SENSIBILITÀ DI NARRATRICE, METTE IN SCENA UN TRAVOLGENTE RAPPORTO A DUE CHE SPRIGIONA IL PROFUMO DEI GRANDI ROMANZI D'AMORE, UNA PARTITA DI PASSIONI E DI INTELLIGENZE FATTA DI CORPI E IMMAGINI, DI LUCE E COLORE, DI PAROLE ED EMOZIONI, DI EROTISMO E TENSIONE. UN RAPPORTO CHE HA SEGNATO IN MODO INDELEBILE IL DESTINO DEI PROTAGONISTI: QUELLO DI UN UOMO E UN ARTISTA TORMENTATO E IMMORTALE, E QUELLO DI UNA DONNA LIBERA E ROMANTICA, CHE SAREBBE DIVENTATA LA PIÙ GRANDE PITTRICE DELL'OTTOCENTO.

 

Parigi, seconda metà dell’Ottocento. Tra mostre d’arte, correnti pittoriche diverse, caffè e salotti dove si discute di cultura e di politica, nasce l’amicizia e poi l’amore tra due artisti accomunati da un temperamento forte e tenace e da un’anima tormentata ed insoddisfatta.

Si tratta di Edouard Manet, l’artista più denigrato dell’epoca, irriverente, testardo, passionale, geniale, e Berte Morisot, bruna affascinante ed altera, personalità apparentemente algida e scostante, ma in realtà romantica ed altrettanto tormentata.

Sono loro le due figure in primo piano in questo romanzo: il pittore e la sua modella, l’uomo e la donna. Sullo sfondo di una Parigi che in poco tempo si ritrova dal lusso elegante dei salons alla desolazione infernale della guerra, il rapporto tra Berte ed Edouard cresce indipendentemente dalla loro volontà, fino ad avvolgerli in un legame indissolubile al quale sarà difficile sottrarsi. La figura chiave del libro è indiscutibilmente Berte: bella, inaccessibile e tenace nel perseguire il suo obiettivo di diventare una pittrice. Berte non ha paura di ribellarsi alle convenzioni sociali che le imporrebbero di cercare marito e sposarsi: preferisce impegnarsi con tutta se stessa nel lavoro finchè non avrà trovato un uomo che ama e che ricambia il suo amore. Questo, almeno, è ciò che dice a se stessa ed alla famiglia… ma la realtà è un’altra: Berte è innamorata di un uomo sposato, di un donnaiolo impenitente, di un artista pazzo e geniale, del suo amico Edouard Manet. Lei ha paura della forza del sentimento che prova per il pittore e cerca di sottrarvisi, ma non sa che la paura è reciproca: anche l’uomo combatte contro l’amore travolgente che prova per la sua musa, la sua donna in nero. I due si cercano e si respingono in un crescendo di passione e tensione erotica che esplode in un amore travolgente e totalizzante.

Con una prosa delicata ed impalpabile come i tocchi di Berte, Brunella Schisa tratteggia questa storia a tinte contrapposte: i colori tenui ed eleganti della Parigi bene si contrappongono al nero intenso, simbolo della femminilità e della passione proibita, intervallati dal grigio della guerra e della distruzione. Lo fa indugiando nelle descrizioni dell’ambientazione e nella narrazione particolareggiata degli avvenimenti quotidiani, permettendoci di conoscere i protagonisti da una prospettiva più intima, senza mai sconfinare nella volgarità o nell’indiscrezione.

All’inizio e per buona parte del libro si ha l’impressione di osservare una storia che scivola via senza intoppi e si ha perfino il timore che il tutto si riduca a mero fumo senza mai arrivare ad una svolta. Tuttavia, pagina dopo pagina, si impara ad affezionarsi a questi personaggi e ci si ritrova coinvolti nella spirale delle emozioni di Berte, fino al momento in cui il romanzo sboccia con sensualità dirompente. Lettura consigliata a chi ama i romanzi storici che parlano d’arte e che non si limitano ad una fredda esposizione dei fatti, ma che mescolano la realtà storica all’immaginazione. Una bella storia d’altri tempi che profuma d’amore.

 

Opera recensita: “la donna in nero” di Brunella Schisa

Editore: Garzanti, 2006

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi 1868-1872

Pagine: 235

Prezzo: 15,60 €

Consigliato: sì.

 

martedì 31 maggio 2016

GEISHA=ARTISTA! 4 LIBRI A CONFRONTO!


Attenzione attenzione! Il post di oggi è atipico: non è una recensione, ma piuttosto un “articolo”, un insieme di riflessioni personali su quattro libri che trattano lo stesso argomento in modi diversi.

Premessa: amo l’Oriente… mi affascina e mi inquieta allo stesso tempo, perché è l’incontro di tante culture, alcune profondamente diverse dalle nostre. Adoro leggere libri ambientati in India, Cina, Afganistan ecc. Ma c’è un Paese, in particolare, che mi attrae con tutto il suo fascino: è il Giappone. Un aspetto particolare della cultura e della società giapponese che mi ha sempre affascinato è la figura delle Geishe, queste donne tanto belle quanto misteriose, delle quali si sa tutto e niente. Su di loro si sono dette tante cose, alcune vere, altre assurdamente false ed offensive… perciò ho deciso di documentarmi leggendo quanti più libri possibile sull’argomento.

Tutto è cominciato quando, pochi anni fa, ho visto il meraviglioso film “Memorie di una Geisha” che al momento è uno dei miei preferiti in assoluto. Visto che il film mi era tanto piaciuto ho deciso di leggere il libro da cui è tratto… stesso risultato! Romanzo stupendo, storia raccontata con vibrante passione ed ardore. Peccato che, per quanto bello, il libro in realtà contenga delle inesattezze… inoltre è stato scritto da un americano che, talvolta, non riesce a staccarsi dal modo occidentale di vedere determinate cose. Queste sono state le principali critiche mosse al romanzo di Arthur Golden e, da quel che ho letto, la prima a discostarsi dal libro è stata proprio la ex Geiko che è stata la fonte di Golden, Mineko Iwasaki che ha a sua volta scritto un suo libro. Spinta dalla curiosità ho letto anche questo, si intitola “storia proibita di una Geisha” ed è proprio l’autobiografia di Mineko Iwasaki. Differenze tra i due libri? Memorie di una geisha è un romanzo ed è affascinante per la trama (a volte distante dalla realtà) e per l’approccio, appunto, romanzato, con cui la storia viene raccontata. Storia proibita di una geisha, invece, non è un romanzo, ma piuttosto un saggio in forma di autobiografia, pertanto ha richiami storici e culturali più puntuali e precisi. Senza contare che si tratta di una storia vera raccontata in prima persona dalla protagonista.

Una storia vera è anche quella raccontata in “la virtù femminile” della monaca giapponese Harumi Setouchi che, in forma di romanzo, racconta la storia lunga e travagliata della sua vita. La Geisha Tami, bella, sensuale, ammirata da uomini e donne, ha il coraggio di seguire i propri desideri, di uscire dal sistema per seguire l’amore, fino alla sconvolgente decisione di ritirarsi, ancora giovane, in un tempio diventando monaca e ponendo fine ai turbamenti del corpo. Potremmo dire che questo libro è una via di mezzo tra i primi due: racconta la realtà del mondo del fiore e del salice con l’ardente sensualità che si può trovare solo in un romanzo.

L’ultimo libro che ho letto è stato, invece, “Diario di una maiko”, che porta la firma dell’italiana Miriam Bendia. Si tratta del diario di Sotori, una quindicenne dei giorni nostri (il racconto è ambientato tra il 2005 e il 2007) che decide di diventare una Geisha e racconta in queste pagine l’inizio del suo apprendistato come Maiko, le incertezze, i sacrifici, le perplessità che stanno dietro alla decisione di diventare Geisha… perché, come sembra volerci dire Sotori, non è tutto oro quel che luccica. Diventare Geisha vuol dire fare sacrifici, sottostare a regole ferree, ore ed ore di lezioni e preparativi interminabili, non cedere alla stanchezza, non lasciarsi abbattere da nulla, nascondere i propri desideri e le proprie emozioni dietro una maschera bianca.

Potremmo dire che con questi libri è possibile fare un excursus temporale della cultura e della società giapponese dagli inizi del Novecento ad oggi: “La virtù femminile” infatti abbraccia il periodo dal 1912 agli anni 90; “Memorie di una Geisha” narra il periodo pre e post seconda guerra mondiale; “Storia proibita di una Geisha” invece è ambientato negli anni 50 e 60 (Mineko è nata nel 1949) mentre “Diario di una Maiko” è ambientato tra il 2005 e il 2007.

Veniamo ora alle mie considerazioni personali: quelli che ho apprezzato di più sono stati, indubbiamente, i due romanzi perché, sebbene presentino qualche “licenza letteraria” sono molto coinvolgenti e trasmettono quel patos che fa entrare il lettore dentro quel mondo, dentro le case da thè, le case di Geisha, per le strade di Kioto o di Osaka, nonché nella stessa mente e nel cuore delle protagoniste.

“Storia proibita di una geisha”, invece, mi è risultato più indigesto, ma solo perché Mineko proprio non riesce a starmi simpatica: è arrogante, presuntuosa, riservata ed altera e questo non ha nulla a che vedere con il fatto di essere Geisha, era così da quand’era piccola! Ma, badate bene,  queste sono solo idee personali che mi sono venute leggendo. Tuttavia il libro ha il pregio di spiegare e chiarire molti aspetti tecnici sul mondo delle Geiko che nei romanzi sono a volte inesatti o travisati. Lo stesso merito deve darsi a “Diario di una Maiko” che, tuttavia, è il libro che mi ha convinto meno. Perché? Innanzitutto perché sì, è un diario nel quale Sotori raccoglie le sue sensazioni, ma si capisce subito che è stato scritto per essere letto dal pubblico. Quale ragazza, infatti, riporterebbe nel suo diario personale alcune digressioni sul teatro o sulle diverse danze tradizionali degne di una guida turistica?

E poi non so… mi sembra più impreciso ed incompiuto, specie sul sistema interno delle Geishe e delle Maiko, aspetto che è trattato meglio in altri libri. Tuttavia quest’ultimo libro fornisce una chiusura temporale sui cambiamenti del sistema nei nostri giorni, molto meno rigido e chiuso rispetto al passato, e chiarisce definitivamente alcuni dubbi, come ad esempio quello sul discussissimo Misuage, ossia la vendita della verginità della Maiko al miglior offerente, che sancirà poi il suo passaggio da Maiko a Geisha. Non vi dico di più altrimenti non leggete il libro.

Ciò che, però, posso dire in linea generale è che Geisha vuol dire artista, la parola è formata da Gei=arte e Sha=donna… donna d’arte. Perché la Geisha non va ASSOLUTAMENTE MAI confusa con la prostituta? Perché la seconda vende il suo corpo, la prima il suo TALENTO ARTISTICO e per questo ci vuole tanta, ma tanta preparazione e anni di sacrificio!

Ora, tornando ai libri… io vi ho detto la mia… a voi la scelta… io, fossi in voi, li leggerei tutti e quattro!