simposio lettori copertina

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martedì 1 giugno 2021

RECENSIONE: LUCILLA AGOSTI - SE ESPLODI FALLO PIANO

            Sinossi:

Nella vita di Carla sembra non mancare niente: due figli, un lavoro che le piace e un marito, Filippo, che crede di amare. Eppure basta un messaggio ambiguo trovato per caso nello smartphone di Filippo per infrangere l'apparente equilibrio in cui per anni ha nascosto le proprie fragilità. La sua rabbia esplode come un vasetto di marmellata scagliato contro il muro. Anche se le convenzioni borghesi in cui è immersa le richiedono invece compostezza, le suggeriscono di "esplodere piano". Carla inizia così il percorso accidentato per rimettere insieme i pezzi di un'esistenza andata in frantumi. Chi era e cosa desiderava davvero? Che fine aveva fatto quel Filippo di cui si era innamorata anni prima, con cui aveva deciso di costruire una famiglia? E perché uno dei suoi figli continuava a non parlare? Passerà da conversazioni senza filtri con la madre davanti a una tazza fumante di tè verde ad avventure erotiche tanto eclatanti quanto tenere (indimenticabile la scena in hotel con un attore porno). Muovendosi sempre in quell'equilibrio precario come quando si cammina coi tacchi sottili su una strada di ciottoli.

 

Commento:

Se esplodi, fallo piano… di questo romanzo mi aveva, innegabilmente, colpito il titolo: ironico, irriverente, quasi sarcastico, ma veritiero. Tante volte mi sono ritrovata a riflettere con rammarico su negazionismo dei sentimenti a cui ci obbliga la società, o forse, che siamo noi stessi ad infliggerci quotidianamente. Se un evento ti sconvolge la vita puoi esplodere, ma piano, senza rumore, strepiti o tumulti: non esiste che ti stracci le vesti o dai di matto, devi comunque mantenere quel minimo di decenza, ragionevolezza, contegno, per non dare scandalo, per non dare in escandescenza, per non (dis)turbare gli altri… Ma chi l'ha detto? Chi diamine ha deciso che bisogna tenersi tutto dentro, essere sempre precise, ragionevoli, impeccabili? Ecco, è stato un po' questo il pensiero che mi ha spinta verso questo romanzo… e forse erano troppo alte le mie aspettative, forse ho dato per presupposto che avrei trovato questo stesso pensiero nelle pagine, non so… fatto sta che sono rimasta delusa. Mi aspettavo altro, mi aspettavo un'altra profondità, un altro sentire, un po' di… di più. Per carità, il romanzo è gradevole da leggere, ben scritto, attuale, ma speravo di ritrovarmici di più, di empatizzare con almeno uno dei personaggi… invece no. Però voi leggetelo… leggetelo perché, anche se non è la mia, quella di Carla, Filippo e Simona è una storia comune… fin troppo, a dire il vero. È una storia su cui riflettere perché, anche se non ne ha dati a me, può fornire molti spunti per riflettere su chi vogliamo essere e che direzione vogliamo dare alla nostra vita.

 

Opera recensita: "Se esplodi fallo piano" di Lucilla Agosti

Editore: Mondadori, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Milano

Pagine: 168

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

mercoledì 27 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - LA DISCIPLINA DI PENELOPE

            Sinossi:

Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata. Va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell’autunno milanese.

Faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre.

Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera.

Comincia così un’appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna.

Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità.

Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

 

Commento:

Penelope Spada è una donna tosta, decisa, intransigente. Era un pubblico ministero, poi qualcosa di sbagliato le ha portato via la sua carriera e parte dei suoi ricordi. Ora è una "specie di investigatore privato" senza licenza, vive da sola, passa serate prive di senso nei letti di uomini sconosciuti e sempre diversi, mangia sano e beve decisamente troppo. Quando un certo Mario Rossi le chiede di indagare – invece che su una bega coniugale o un furtarello da niente – sull'omicidio di sua moglie, la sua onestà e la sua franchezza la spingono a rifiutare il caso. Però c'è qualcosa che la attira in quella storia, che peraltro è già stata archiviata sebbene in malo modo. Così si lascia convincere dall'amico cronista di nera Zanardi, richiama Rossi e guarda gli atti. Non avrebbe voluto tornare a rimestare in storie che avessero qualche attinenza col suo lavoro passato, eppure il richiamo della caccia è troppo forte, così Penelope comincia ad indagare. Fortuna che ha ancora qualche amico a cui poter chiedere favori, altrimenti sarebbe stata dura, senza mezzi. Comunque, la testardagine, la lucidità e il fiuto Penelope Spada non li ha persi in quell'incidente e qualcosa, nel torpore di un'indagine chiusa, si muove. Un monito la guiderà e la porterà a risolvere il caso: mai saltare alle conclusioni.

La disciplina di Penelope è un giallo gradevole, che si fa leggere senza problemi e si archivia senza troppi rimpianti: è un buon giallo, scritto bene, ma non lo si può definire appassionante. Certezze ne abbiamo poche: possiamo supporre che ciò che non ci è stato rivelato in questo libro lo ritroveremo in un futuro secondo capitolo, o comunque in una prosecuzione della serie; possiamo immaginare che sapremo di più su Penelope Spada, qualcosa in più dei dettagli che sapientemente l'autore ha lasciato cadere qua e là quasi per caso… se non fosse così, dubito che ricorderemo a lungo questa donna alla quale non abbiamo avuto il tempo materiale di affezionarci, giacché l'abbiamo conosciuta a stento. Il mio voto è comunque positivo, ma è più che altro un incoraggiamento, un voler sperare in un prosieguo migliore. Per ora lo consiglio, poi vedremo.

 

Opera recensita: "La disciplina di Penelope" di Gianrico Carofiglio

Editore: Mondadori, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Milano

Pagine: 192

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

      

venerdì 10 luglio 2020

RECENSIONE: CLAUDIA PETRUCCI - L'ESERCIZIO


Sinossi:
Giorgia incontra Filippo a una festa di laurea: lui si innamora della sua fragilità, lei si sente rassicurata dalla normalità di quel ragazzo laureato in Lettere, che ha dovuto rinunciare al giornalismo per dedicarsi al bar dei genitori. Come molti coetanei, la loro vita di coppia si scontra con ambizioni negate e costanti problemi economici, così Giorgia non riesce più a trattenere la sua inquietudine, che esplode quando ritrova per caso Mauro, il suo vecchio maestro di teatro. La recitazione era già stata per lei l'ancora di salvezza nei momenti più bui del suo passato, e il palco ora sembra finalmente riaccenderla. Ma incendiare un'anima irrequieta può diventare un esercizio rischioso se l'attrice protagonista perde di vista il confine tra realtà e finzione. Filippo e Mauro si troveranno complici e avversari al tempo stesso, sedotti da un gioco pericoloso per riconquistare Giorgia: scrivere il copione per la sua vita perfetta.

Commento:
Giorgia, Filippo, Mauro. Mauro, Giorgia, Filippo. Filippo, Mauro, Giorgia. Giorgia, Giorgia, Giorgia.
Giorgia è il fulcro di questa storia. Lei, la sua malattia, la sua esistenza, il suo essere è il perno delle vite dei personaggi di questo romanzo. Giorgia, che con le sue azioni e soprattutto le sue omissioni, condizionerà la vita di Filippo e cambierà quella di Mauro; Giorgia che, prima attrice della compagnia, si prende la scena col suo dolore, le sue stranezze, la sua fragilità, la sua forza. Giorgia che, divorata da un mostro che le cresce dentro, fa un gesto inconsulto, finisce in clinica e anche da lì impone l'attenzione su di sé al punto che Filippo, il suo ragazzo, e Mauro, il suo amico e maestro di teatro, inventano un piano, una prova, un esercizio per farla ritornare in vita, per farla ricordare, per far sì che torni quella che era prima. Ma una persona, per quanto si cerchi di plasmarla secondo il nostro sentire, non sarà mai ciò che era. Sarà solo la proiezione di ciò che noi vogliamo che sia, solo la proiezione dal vero di ciò che noi conosciamo di lei. Per quanto provino a tracciare i contorni della sua vita, Filippo e Mauro dovranno fare i conti con l'essenza di Giorgia, perché, accada quel che accada,  Giorgia è se stessa, corpo e mente unici e divergenti dall'immagine che gli altri hanno di lei. E spetta solo a lei decidere come gestire il suo personaggio.
L'esercizio è un ottimo esordio letterario, un'opera prima originale, scritta con penna sicura, senza giocare su sentimentalismi facili, luoghi comuni o stereotipi. Tuttavia – e da qui la valutazione personale non altissima – ne sono uscita oltremodo turbata, angosciata, stremata. Per tutta la durata della lettura non sono riuscita ad entrare nelle pagine, né ad empatizzare con nessuno dei personaggi: c'era sempre qualcosa che mi disturbava, che mi respingeva, senza per questo indurmi ad abbandonare la lettura. Credo sia, però, una mera questione di sensibilità diverse oltre che di gusto narrativo, ecco perché consiglio comunque la lettura. A prescindere dalle remore e dai gusti personali che non mi portano a promuoverlo a pieno, L'esercizio è un libro particolare e a suo modo audace, che si distingue in una narrativa italiana troppo uguale a se stessa. Perciò… se vi capita, dategli una possibilità, magari incontra il vostro gusto di lettori che può essere diverso dal mio.

Opera recensita: "L'esercizio" di Claudia Petrucci
Editore: La nave di Teseo
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano
Pagine: 333
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


giovedì 28 maggio 2020

RECENSIONE: GIORGIO SCERBANENCO - VENERE PRIVATA


Sinossi:
"Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo." (Dalla prefazione di Luca Doninelli). In appendice "Io, Vladimir Scerbanenko".

Commento:
Venere privata è il primo romanzo di Giorgio Scerbanenco con cui mi confronto e, a giudicare dai presupposti non incoraggianti (ne avevo cominciato un altro tempo fa, ma l'avevo lasciato lì in attesa di tempi migliori), è andata molto bene. Venere privata è il primo romanzo con protagonista il dottor, o meglio, ex dottor Duca Lamberti, è ambientato a Milano negli anni Sessanta e la differenza di epoca si sente e non poco (basti pensare alla concezione oltremodo dispregiativa degli omosessuali). Duca Lamberti è da poco uscito di prigione e non ha un lavoro: era medico, ma in seguito a ciò che ha fatto e per cui ha scontato la sua pena, non lo sarà mai più; l'amico Càrrua, in forze alla polizia, gli trova un lavoro presso il ricco ingegnere Auseri: Lamberti dovrà fare da medico, da carceriere e da amico al giovane figlio dell'uomo, che da un anno passa le sue giornate ad ubriacarsi e quando non è ubriaco è depresso e frustrato. Costretto dalle necessità, nonostante il lavoro sia tutt'altro che gradevole, Lamberti accetta e dimostra subito la sua competenza. In breve tempo riesce in ciò che al padre del ragazzo non era riuscito: si fa dire la causa del malessere interiore che divora il giovane, di cui l'alcolismo è solo un sintomo. Ciò che pian piano scoprirà lo porterà a condurre un'indagine clandestina su un pericoloso affare di tratta delle bianche, prostituzione con diramazioni in mezza Europa. Lamberti dimostrerà in molti frangenti un sangue freddo invidiabile, una gran capacità di capire e prevedere i comportamenti delle persone, un buon fiuto da poliziotto e una sua ruvida e schiva, ma preziosa sensibilità. Per chi, come me, non abbia mai letto Scerbanenco questo romanzo può essere un ottimo punto di partenza, a patto, però, di non farsi scoraggiare da un inizio tutt'altro che al cardiopalma: ho intuito che Scerbanenco è così, un Disel, parte in sordina ma stupisce cammin facendo finché ci si ritrova tramortiti senza nemmeno aver capito quando la storia ci aveva coinvolti. Perché? Perché i romanzi che hanno l'obiettivo di raccontare la dura, cruda, nera realtà sono così: niente effetti speciali, solo bieco realismo, forse talvolta appena appena forzato.


Opera recensita: "Venere privata" di Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti, prima ed. 1966
Genere: noir, seriale
Ambientazione: Milano
Pagine: 246
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 21 febbraio 2020

RECENSIONE: SILVIA BOTTANI - IL GIORNO MANGIA LA NOTTE


Sinossi:
Sullo sfondo di una Milano buia e perturbante, le vite di Naima, ragazza marocchina con la passione per la kick boxe che lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare, Giorgio, ex pubblicitario dipendente dall'alcol e separato dalla moglie, e suo figlio Stefano, giovane avvocato rampante e militante neofascista, si intrecciano per caso, dopo un incidente, portando a galla una dura realtà segnata da contraddizioni e mescolanze.

Commento:
Quanto può essere difficile mantenere intatta l'idea che abbiamo di noi quando la vita, gli incontri, il destino, le scelte, le persone ci dimostrano che è falsa? Quant'è difficile mantenere saldo ciò in cui pensavamo di credere quando i sentimenti invadono il cuore e ci portano in direzione "ostinata e contraria"? Cosa si fa quando le differenze, fino a un attimo fa così nette ed eclatanti, di colpo si annullano ed assumono contorni sempre più sfuocati e insensati? Quant'è difficile ammettere con se stessi di essersi sbagliati? Giorgio, Stefano, Naima sperimenteranno sulla loro pelle (letteralmente) la potenza di questi interrogativi dopo che un evento drammatico eppure comune ha stabilito un punto di incontro: è sera e Fadila, la madre di Naima, ha appena lasciato un'amica e sta tornando a casa a piedi, da sola, come fa sempre. Proprio quella sera, però, qualcosa cambia nel breve tragitto che la donna compie di solito in perfetta sicurezza: Giorgio, incastrato e stritolato nel suo circolo vizioso fatto di gioco, alcool e debiti, punta la sua borsetta. Probabilmente non ha mai rubato prima, viene da una famiglia benestante, ma proprio quella sera scatta qualcosa nella sua testa. Fadila cade a terra, durante l'aggressione viene trascinata in strada ed investita da un'auto che sopraggiunge. Naima, sua figlia, sconvolta dall'accaduto, nei giorni successivi interviene di fronte ad un torto che un ragazzo ganese subisce in palestra ed affronta Stefano, figlio di Giorgio. È questo il punto di contatto, una situazione imprevista, fortuita eppure plausibile, destinata a sconvolgere certezze e far convergere destini fino ad allora troppo lontani. Perché sono proprio gli incontri casuali a cambiarci la vita e no, non c'è niente di retorico in questo.
Il giorno mangia la notte è un esordio letterario bellissimo, un romanzo che, dalle prime pagine, ci costringe a calarci in un ambiente opprimente, angoscioso, sin troppo realistico tanto da essere tangibilmente reale, ci porta a fare i conti con un'ineluttabilità soverchiante, ma soprattutto con le nostre paure, i punti deboli, le fragilità, le domande a cui non vogliamo o non sappiamo dare risposta… perché la risposta è nascosta dentro di noi, in un punto troppo buio e segreto per andarla a cercare. Silvia Bottani ci spinge, sempre, in ogni pagina, a fare i conti con quel buio, a far sì che si apra qualcosa dentro di noi, quel qualcosa che consente alla luce di entrare ed illuminare i cantucci più neri, al giorno di mangiare la notte. Dire che lo consiglio… è eufemistico.

Opera recensita: "Il giorno mangia la notte" di Silvia Bottani
Editore: Sem, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano
Pagine: 277
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 28 dicembre 2019

RECENSIONE: ARISA - IL PARADISO NON è UN GRANCHè. STORIA DI UN MOTIVETTO ORECCHIABILE


Sinossi:
Questa è la storia di una ragazza che aveva un sogno, lo ha realizzato, però poi non è felice come credeva. Ma andiamo con ordine. Marisa viene dal Sud. Il Sud vero però, non quello di tarantelle e "deliziosi spaghetti ai ricci di mare" che si immaginano i milanesi. Il suo è un Sud di superstizioni, chiusure, ricatti morali e sensi di colpa coltivati con cura fin da bambini. E certi pesi, per quanto lontano tu possa volare, te li senti sempre appiccicati addosso. La passione per la musica porta Marisa a Roma, dove vive assieme al fidanzato Tano una vita che più che alla Bohème somiglia a un musicarello di Gianni Morandi. Come in un film poi arriva il successo, i soldi, i fan. Ma anche le incomprensioni, le delusioni, la solitudine. L'amara consapevolezza che non basta realizzare un sogno per essere felici. Per fortuna che Marisa ha una marcia in più, un modo tutto originale di guardare il mondo. Cantante e personaggio televisivo, con questo suo romanzo di esordio Arisa dimostra la freschezza e l'ironia che l'hanno resa celebre. La storia di Marisa, chiaramente fitta di spunti autobiografici, diventa così anche una parabola sulla difficoltà di trovare una propria strada, una propria dimensione, un posto, grande o piccolo, in cui essere finalmente felici.

Commento:
Beh… non c'è molto da dire su questo libro… è una lettura scorrevole, di intrattenimento, di evasione. Non aggiunge né toglie niente a ciò che sapevamo su Arisa, sulla precarietà del mondo d'oggi, specie per i giovani e specie per il mondo dello spettacolo; non aggiunge molto neanche su quello che sappiamo del Sud noi meridionali, per la verità. Ci sono, è innegabile, molte cose vere in queste pagine, ma in sostanza non è questo il libro che vi farà conoscere meglio il Sud, i giovani che emigrano per fare fortuna e qualche volta ci riescono, la birra tedesca o le colazioni internazionali. Però, a suo modo, in modo leggero come alcune sue canzoni, Arisa ci fa riflettere sulla società di oggi, sulla vita che tanti di noi conducono e su quella che immaginano di condurre, salvo poi voler tornare indietro se, per caso o per fortuna, riescono a raggiungerla. Lettura d'evasione, ripeto, per passare poche ore senza fatica, ma portandosi comunque dietro qualcosa a cui pensare.

Opera recensita: "Il paradiso non è un granché. Storia di un motivetto orecchiabile" di Arisa
Editore: Mondadori, 2012
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: San Giovanni al Monte-Roma-Milano-Berlino
Pagine: 171
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


mercoledì 21 agosto 2019

RECENSIONE: PIERGIORGIO PULIXI - LO STUPORE DELLA NOTTE


Sinossi:
Se la incontri non la dimentichi, perché il commissario Rosa Lopez è pronta a sacrificare un ostaggio per riportare la situazione in parità. La ricordano ancora in Calabria, dove si è fatta le ossa nella guerra alle cosche. Non la dimenticano oggi, a Milano. Lettere minatorie e proiettili nella cassetta della posta sono il premio per una carriera che l'ha condotta ai vertici dell'Antiterrorismo. Ma dietro la scorza da superpoliziotta, Rosa cova il tormento: il suo compagno è in coma, vittima di un attentato. E non c'è solo il senso di colpa, ci sono anche le frequentazioni con quelli del Lovers Hotel, il luogo che non esiste, in cui niente è proibito e quando qualcuno deve cantare si attacca la musica della tortura. La sbirra, però, non può cedere alla donna. Una minaccia gravissima incombe sulla città: la più perfida delle menti criminali ha ordito un piano di morte. Lo chiamano il Maestro e insegna l'arte della guerra. Per fermarlo, la Lopez scivolerà in una spirale di ricatti, tradimenti e vendette. Considerato la voce under 40 più brillante del noir italiano, Piergiorgio Pulixi si avvale di fonti confidenziali per esplorare gli oscuri rovesci delle strutture di pubblica sicurezza. In una metropoli caleidoscopio delle vanità dell'Occidente, nelle cui strade l'eroina scorre a fiumi e impazzano le gang di "latinos", mentre i milanesi hanno smesso di ammazzare al sabato per trasformarsi in potenziali bersagli, tutto quello che credete di sapere vi apparirà sconosciuto.

Commento:
Sì, lo so, forse arrivo tardi… però è bravo Pulixi! E' bravo a creare e mantenere alta la tensione e l'attenzione; è bravo a non far mai perdere di tono un thriller con una miriade di personaggi che guizzano, sfuggono, si nascondono, agiscono nell'ombra; è bravo a cavalcare l'onda lunga e drammatica del terrorismo islamico in Italia, dell'incertezza, della paura, senza mai risultare scontato o prevedibile. In questa spy-story dal sapore vagamente americano ma fortemente speziata all'orientale, trovano spazio molte anime: c'è spazio per il coraggio di chi, come Rosa Lopez e la sua squadra, deve affrontare una minaccia pericolosa e concreta che incombe sempre più sinistra sulle sorti di una città e di un Paese intero; c'è posto per chi, come Tom Dooley, agisce nell'ombra e al di là della legge per combattere quella e altre minacce internazionali con metodi poco ortodossi; c'è posto per le paure, le insicurezze, il dolore del rifiuto che tanti ragazzi, donne, uomini stranieri provano ogni giorno sulla loro pelle per colpa dell'intolleranza; c'è posto anche per chi, come il Maestro, questi sentimenti li sfrutta, li usa per un proprio tornaconto personale, mascherandoli spesso dietro la fede, la religione, dando loro il nome di una guerra giusta. Ma esiste una guerra giusta? E ci credono davvero quelli che si preparano ad adempiere alla propria missione? O forse vogliono solo qualcosa in cui credere? Un motivo per continuare a vivere?
Cosa c'è dietro un buon thriller ben scritto, se non la voglia, il bisogno di affrontare ed esorcizzare le più grandi paure della gente? E ci riesce bene Piergiorgio Pulixi in questa spy-story avvincente ed incalzante, ci riesce perché ci prospetta, come in un videogame in realtà aumentata, una situazione non reale, ma verosimile… nella quale si verifica lo scenario peggiore, proprio quello che tutti temiamo. E pazienza se qualche cosa sembra forzata, se qualche dettaglio sembra un po' troppo fantascientifico… perché, le nostre fantasie più oscure non sono forse popolate di creature in realtà inesistenti?
Se la paura non la puoi vincere, devi trovare un modo per conviverci, per tenerla a bada… e leggere Lo stupore della notte  mi sembra proprio un ottimo modo per iniziare a farlo.

Opera recensita: "Lo stupore della notte" di Piergiorgio Pulixi
Editore: Rizzoli, 2018
Genere: thriller, spy-story
Ambientazione: Milano
Pagine: 360
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 15 agosto 2019

RECENSIONE: GIACOMO CARDACI - ZUCCHERO E CATRAME


Sinossi:
Cesare è un bambino che chiacchiera e gioca a Memorycon il suo circolo multietnico di Barbie, ha scelto Inesdetta Lines come amica per non rimanere da solo in filaa scuola, passa i suoi pomeriggi con una anziana che locosparge di profumo, detestata dai suoi genitori perché fomen­ ta le sue stramberie. La sua vita di paesesarebbe potuta continuare sempre uguale, se astravolgerla non fosse arrivato il trasferimento di tutta lasua famiglia in un monolocale ai bordi miserabili traMilano e Cinisello.Al piano di sopra, però, abita Gabbo,da cui Cesare, ormai cresciuto, è dannatamente eccitato,perché Gabbo è tutto ciò che Cesare vorrebbe essere:uno deciso a prendersi dalla vita tutto, costi quel checosti. Per questo, quando suo padre viene arrestato, lamadre si rifugia nel letto, il fratello scompare, Cesaredecide di risalire dal fondale del proprio abbandonoseguendo le tracce di Gabbo. Per entrare nel giro, però,Cesare deve smettere di essere Cesare, dire di sì a ognitipo di richiesta ma anche abbandonarsi a unafascinazione morbosa simile a quella che prova perGabbo. Una fascinazione che lo eccita come lo zuccheroed è ripugnante come il catrame, e che alla fine glichiederà un conto molto, forse troppo, salato. GiacomoCardaci torna al romanzo con una storia feroce, a trattispiazzante, in cui i margini opachi tra disonestà,innocenza, odio, rabbia, si dissolvono, e i lettori sarannomessi di fronte ai desideri inconfessabili che sinascondono in ognuno di noi.

Commento:
Cosa porta un ragazzo introverso, un adolescente dai capelli chiari e la faccia pulita, a dover scontare tre anni di carcere? Come ci arriva, un ragazzo così, a commettere un reato? Ce lo spiega subito, Cesare, che il crimine non nasce mai dal nulla, non è mai un petardo isolato, lanciato nel niente: ha radici lunghe e pelose che scavano dentro, nel profondo, e lasciano sgorgare, crescere, sedimentare l'odio. Prima di cominciare la scuola, di andare in quel brutto collegio che piaceva tanto alla madre, Cesare era se stesso. E come avrebbe potuto non esserlo? Era un piccolo oratore, sensibile, solitario, a soldatini e macchinine preferiva di gran lunga le Barbies; si prendeva cura di loro, le vestiva, le pettinava, ci parlava. A sua madre questo non piaceva molto, ma comunque lo lasciava fare; suo padre, invece, appena lo vedeva giocarci gliele sequestrava o peggio, le buttava via. Un giorno, però, qualcun altro ha scoperto il suo segreto e no, non l'ha presa bene. Chi avrebbe dovuto educare, spingere verso l'inclusione e l'accettazione, aveva invece reagito ghettizzando, punendo, umiliando, accusando. E' da lì, da quell'ingiustizia fatta alla sua Miss Raperonzolo, che dentro Cesare nasce il seme dell'odio. Un seme che cresce davanti alla vergogna di suo fratello, agli insulti e agli sberleffi dei compagni e che trabocca col trasferimento della famiglia a Milano dove i soldi sono pochi e i rischi tanti. Ma a Milano Cesare incontra Gabbo, un ragazzo sicuro, spavaldo, forte, così diverso da lui. Inevitabilmente Cesare ne è attratto, a dirittura se ne innamora. Ma il rapporto con Gabbo non decolla, suo padre è stato arrestato per i suoi loschi traffici, la madre è annichilita, il fratello distante. Cesare è solo, in preda all'odio peggiore, quello contro se stesso… e cade. Cade giù, sempre più in fondo, nei rapporti con gli altri, nelle azioni, nei pensieri, nell'autostima. Ecco come ci si arriva, infine, al crimine. Ci si arriva smettendo di essere se stessi, spingendosi sempre un po' più in là, allontanandosi dai propri sogni e desideri per soddisfare spasmodicamente quelli degli altri, nella necessità fisica di piacere, di essere approvati, parte di qualcosa, non più soli… nel bisogno totalizzante, fisiologico e insopprimibile di un po' d'amore. E si potrebbe dare la colpa alla famiglia sfasciata, alla scuola che svolge male il suo compito, a chi non è mai stato davvero a sentirlo quel ragazzo dai capelli chiari che parla come una femmina. E si può dare la colpa alla periferia, al degrado, alla tecnologia, a questa società marcia che spinge sempre a voler avere di più in una smania di individualismo e potere. Ma la verità è che forse non serve più, non serve colpevolizzare aposteriori, non si può giudicare tenendo conto solo della legge, non si può lasciare un ragazzo in balia dei propri demoni in ossequio a convenzioni sociali create, poi, da chi? E storie come quella di Cesare si conoscono poco, ma è terrificante pensare a quanto siano vergognosamente quotidiane, presenti, ad incancrenirci accanto senza che noi non solo non facciamo nulla, ma a volte non ce ne accorgiamo neppure. E allora grazie, grazie a chi, come Giacomo Cardaci, attraverso la cultura, la scrittura, più raramente i media, ci impone di guardarle e di guardarci in faccia.
Zucchero e catrame è una batosta, un colpo secco, un romanzo cupo, claustrofobico, intenso, lucido, profondo, necessario, perché senza clamori, con parole dirette ed esplicite, chiamando le cose col loro nome e parlando il linguaggio della gente, ci mette davanti a ciò verso cui di solito voltiamo lo sguardo. Non lo consiglio a chi non sa guardare oltre la sua moralità, a chi si assolve sempre e comunque, a chi direbbe "Io non c'entro", a chi "Eh ma questi ragazzi"… a tutti gli altri, buona lettura!


Opera recensita: "Zucchero e catrame" di Giacomo Cardaci
Editore: Fandango, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Friuli-Milano
Pagine: 282
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.