simposio lettori copertina

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Visualizzazione post con etichetta Brasile. Mostra tutti i post
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venerdì 28 agosto 2020

RECENSIONE: JORGE AMADO - GABRIELLA, GAROFANO E CANNELLA


Sinossi:
Profuma di garofano e ha la pelle color della cannella la bella mulatta che Nacib vede un giorno al mercato degli schiavi. Incantato dalla sua prorompente sensualità, l'arabo Nacib l'assume come cuoca, rendendola ben presto regina della sua vasta casa. Ma Gabriella, selvatica e ingenua, non sa distinguere, perché l'amore è per lei un fatto spontaneo: ama Nacib, ma si dona anche ad altri, senza malizia alcuna... Jorge Amado si serve del suo sguardo per raccontare i personaggi, i colori, i profumi dello Stato di Bahia all'inizio del Novecento: talmente bello e luminoso da sembrare un paradiso terrestre.

Commento:
I libri di Jorge Amado sono proprio come le notti bahiane che riviviamo fra le sue righe: infinite, sfiancanti, esaltanti, con quella vena di malinconia e di perdita quando spunta il primo bagliore dell'alba ed è il momento di rientrare a casa. Proprio così sono i suoi libri: un bailamme di personaggi, luoghi, situazioni, odori, sapori, colori, suoni, una profusione di emozioni che travolge i sensi e sfianca il lettore che ne rimane invariabilmente intrappolato ed ammaliato. Anche Gabriella, garofano e cannella non fa eccezione: è un libro densissimo di vita, di storie, di sensualità che se all'inizio spiazza e disorienta, alla fine lascia piacevolmente sfiniti per il gran correre e il gran vivere e tristi per l'imminente e inevitabile ritorno alla realtà fuori dalle pagine. E la protagonista, la bellissima e fenomenale cuoca mulatta Gabriella è solo una parte di questa invasione dei sensi: protagonista indiscusso, come in tutti i romanzi di Amado, è il Brasile, la società brasiliana e in questo caso quella della regione del cacao e della città di Ilhéus nel 1925. Amado, da bravo descrittore dell'anima di una città, prende come centro del romanzo il bar Vesuvio, il più frequentato ad ogni ora del giorno e della notte, gestito dall'arabo Nacib. È qui, sotto lo sguardo vigile e l'orecchio attento del gestore, che confluiscono le due grandi storie raccontate in queste pagine: quella di una città che lottò per il progresso, per liberarsi dall'ipocrisia e dalle usanze violente e sanguinarie del governo dei fazendeiros (i colonnelli del cacao), e quella di una giovane donna, una bellissima, ingenua bambina nata per i fornelli e giunta in città come migrante dal deserto del Sertao, assunta come cuoca da un arabo bello e triste e portatrice di amore e gioia in chiunque la incontrasse. La città, ovviamente, è Ilhéus, l'arabo è proprio Nacib e la giovane cuoca è, l'avrete capito, la nostra Gabriella. Cosa dire di più senza far torto alla storia? Niente, è una storia da leggere, da scoprire, in cui immergersi senza pensare, da cui lasciarsi travolgere ed ammaliare, come una passione color della cannella, come una cucina dai sapori che stordiscono, come un profumo che intontisce, magari di garofano. Questo libro, inspiegabilmente, mi è piaciuto leggermente meno di Dona Flor e i suoi due mariti, il primo di Amado che lessi, che rimane il mio preferito e con cui pure ci sono molti punti in comune. Tuttavia lo consiglio davvero a chi ami quest'autore, il Brasile e la letteratura latinoamericana. Preparatevi, però, a lasciarvi travolgere senza opporre resistenza.


Opera recensita: "Gabriella, garofano e cannella" di Jorge Amado
Editore: Mondadori, prima ed. 1958
Genere: letteratura sudamericana
Ambientazione: Brasile
Pagine: 504
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE: JORGE AMADO - SANTA BARBARA DEI FULMINI


Sinossi:
Questo apologo allegro e scanzonato ha per protagonista la stravagante figura di una santa munita, secondo la tradizione, di un mazzetto di fulmini: santa Barbara. Un bel giorno la sua statua viene fatta trasportare dal Reconcavo a Bahia per una esposizione d'arte sacra. Ma già durante il breve viaggio, su un peschereccio, la statua comincia a dar segni di irrequietezza: per rimettere a posto alcune situazioni che non le vanno a genio, al momento dell'attracco prende vita e, assunto l'aspetto di Yansà, signora dell'uragano e della guerra, se ne va in giro per le strade, seminando panico e raccogliendo reverenti omaggi. Siamo negli anni della dittatura militare, e la sparizione della statua getta nello scompiglio la polizia e la stampa.

Commento:
La statua di Santa Barbara, quella dei fulmini, è in viaggio verso Bahia. La attende con trepidazione don Massimiliano Von Bruden, direttore del museo di arte sacra, per inserirla come pezzo forte della sua mostra. Ma prima dell'apertura della stessa, e poco importa lo scompiglio che creerà, la Santa ha ben altri progetti, ha un lavoro da fare: ha un paio di situazioni da sistemare fra i bahiani, deve aggiustare cose storte, portare il bene e insegnare la gioia di vivere. E' per far questo che, appena sbarcata, prende vita e se ne va in giro indisturbata nelle vesti non della Santa, ma della sua corrispondente Orixa, regina del Candomblé, signora delle guerre e dei temporali. Va a trovare le sue figlie, nipote e zia, Manela e Adalgisa, entrambe infelici e intrappolate da convinzioni retrograde e fanatiche dalle quali l'Orixa deve liberarle. E qui la incontriamo noi, fra i bahiani, in un carnevale di situazioni familiari, lavorative, diatribe ecclesiastiche, gelosie e complotti… toccherà a lei, in forma di Santa o di Orixa, sistemare tutto e far finire ogni pena in una grande, fantasmagorica festa collettiva di liberazione, come accade nella più tipica tradizione bahiana e brasiliana.
E, come in tutte le storie di Amado, i culti, le classi sociali, le appartenenze si mescolano in una festa di tutti e per tutti, in una fratellanza universale per le strade di questa Bahia capitale del sogno che, ad ogni libro in più che leggo di quest'autore, sogno sempre più di visitare.
Chissà perché, quando si parla di Amado, si pensa sempre ai "soliti" tre titoli – Gabriela, Dona Flor, Teresa Batista – e nessuno nomina mai questa Santa Barbara dei fulmini, così potente nell'evocare una cultura sfaccettata ed affascinante come quella brasiliana. Non si tratta di un libro facile, perché, proprio come una danza indiavolata del Candomblé, si passa da una storia all'altra in un carosello di esagerazione ed eccessi; tuttavia pazienza se all'inizio il libro risulterà un po' confusionario, pazienza se si farà fatica a districarsi tra i nomi di persone e quelli delle divinità… sarà pur sempre emozionante tuffarsi in questo caleidoscopio di vitalità.

Opera recensita: "Santa Barbara dei fulmini" di Jorge Amado
Editore: Garzanti, prima ed. originale 1988
Genere: letteratura Sudamericana
Ambientazione: Brasile
Pagine: 381
Prezzo: 12,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

giovedì 19 aprile 2018

RECENSIONE: JORGE AMADO - DONA FLOR E I SUOI DUE MARITI


Sinossi:

Il romanzo ruota attorno alla vedovanza di dona Flor e al suo lutto stretto, vissuto nel ricordo di Vadinho, delle loro ambizioni, del fidanzamento e dello

sposalizio. Coglie l'intimità della giovane vedova, il suo riserbo, le sue notti insonni e la sua insoddisfazione. Racconta di come arrivò onorata al suo

secondo matrimonio, quando il fardello del defunto cominciava a pesare sulle sue spalle, e di come visse in pace e armonia, senza dispiaceri né soprassalti,

con il suo bravo secondo marito, nel mondo della farmacologia e della musica. E mentre lei brilla nei salotti e il coro dei vicini le ricorda la sua felicità,

Vadinho, nel suo corpo astrale, la visita, la corteggia, le elargisce gioie eccezionali e consigli formidabili.

 

Commento:

Cosa vi viene in mente se dico “Brasile”? Beh, di certo i colori, i sapori, la sensualità, le feste, i bagordi… e in questo libro c’è tutto ciò che assoceremmo al Brasile e c’è molto, molto di più.

C’è la vivacità e quel perenne velo di malinconia di un Paese e di un popolo in cui convivono le anime più diverse, l’estrema povertà e l’estrema ricchezza, la lussuria, la perdizione ed anche una radicata cultura popolare fatta di buona cucina, superstizione e una buona dose di magia. E’ questa la ricetta che Jorge Amado ci fornisce nella cronaca della vita e dei patimenti della bella Flor, maestra di arte culinaria, dapprima sposata a Vadino, eclettico viveur, fedele amico della roulette e frequentatore assiduo di bische e case di piacere – poi vedova onesta e pudica squassata da notti insonni in preda a desideri ardenti ed inconfessabili, poi sposa felice e pacifica del buon dottor Teodoro, infine preda di fantasmi e vittima dell’eterna lotta tra corpo e spirito. Tutto questo ci dà Jorge Amado, tutto condito con quell’ironia mordace e burlona tipica di chi è abituato a vivere la vita fino in fondo, intensamente, ed è maestro nell’arte di arrangiarsi sempre e comunque. Pagine che traboccano di carnalità, passione sfrenata descritta senza inibizioni, cronaca dettagliata e goduriosa della vita della bella ed interessante Flor. Lettura piacevole e con parecchi spunti di approfondimento. Tutto bene, se non fosse che questo libro ha un unico, grande difetto: è davvero troppo, troppo, troppo lungo! La nota di demerito per quanto mi riguarda è proprio questa: tutto interessante, sì, ma oltre cinquecento pagine sono davvero troppe ed anche la penna virtuosa e irriverente di Amado alla lunga finisce per stancare… a fine lettura, giuro, non ne potevo più! Nonostante quest’handicap, tuttavia, consiglio la lettura di questo libro, perché è un’iniezione di buon umore e semplicità e permette di immergersi in una cultura completamente sui generis in tutte le sue sfaccettature. Bello, nonostante la lunghezza eccessiva in definitiva mi è piaciuto.

 

 

 

 

Opera recensita: “Dona Flor e i suoi due mariti” di Jorge Amado

Editore: Garzanti, prima ed. 1966

Genere: letteratura Sud Americana

Ambientazione: Bahia, Brasile

Pagine: 524

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

domenica 6 agosto 2017

RECENSIONE: IDRA NOVEY - LA DONNA CHE SPARì CON UN LIBRO


Sinossi:

È l’ora di pranzo in un piccolo parco della periferia di Copacabana. Una donna rotondetta con i capelli grigi legati sulla nuca si ferma sotto un mandorlo.

In mano ha una valigia e in bocca un sigaro. Sale su un ramo dell’albero e lentamente si inerpica fino in cima. Questa è l’ultima volta che Beatriz Yagoda,

famosa scrittrice brasiliana, è stata vista. Di lei non c’è più traccia. Emma Neufeld però, la sua traduttrice americana, non è convinta. La scena della

scomparsa ricorda troppo da vicino uno dei primi racconti della sua autrice. Una donna che non lascia mai niente al caso. Beatriz è per lei una seconda

madre, una maestra di vita. Non può essere semplicemente sparita. Deve trovarla, e l’unico modo è prendere il primo aereo per Rio de Janeiro e mettersi

sulle sue tracce. Lei è l’unica che può decifrare tutti gli indizi. Quando arriva in Brasile però Emma scopre di non essere sola. Alla disperata ricerca

di Beatriz ci sono anche i suoi due figli, Raquel e Markus, e Rocha, il suo editore, deciso ad approfittare il più possibile dell’attenzione dei media.

Trascinata dall’imprevedibile corso degli eventi, l’improbabile brigata si trova ben presto riunita in un albergo a Salvador de Bahia. Ma cercare di decifrare

le tracce che Beatriz ha disseminato nei suoi libri si rivela più pericoloso del previsto. Perché anche un pericoloso aguzzino sta cercando la famosa scrittrice

per un debito di gioco. E trovarla potrebbe anche significare ucciderla… La donna che sparì con un libro è l’esordio sublime di una voce unica nel suo

genere. Appena uscito negli Stati Uniti è stato celebrato come uno dei libri più originali e innovativi dalla critica più prestigios,a e il «New York Times»

l’ha definito la scoperta dell’anno. Idra Novey, scrittrice e poetessa, sa regalarci un’avventura letteraria densa e originale che mescola magia e mistero

con calibrate pennellate di stile. Un romanzo sui libri e chi ama scrivere, ma ancora di più per chi ama leggere.

 

Commento:

Prima prova romanzesca per una scrittrice e poetessa brasiliana, Idra Novey. “La donna che sparì con un libro” è un giallo che induce alla riflessione: è la storia di Beatriz, una scrittrice piena di debiti di gioco che decide di scomparire e lo fa in modo spettacolare, seguendo le scene descritte nei suoi libri.

La cercano in tanti e non tutti hanno fini pacifici: c’è anche chi, infatti, è disposto a uccidere per vedere soddisfatto il suo credito… perciò non è solo Beatriz ad essere in pericolo.

Il mio giudizio? Beh, questo libro prometteva bene, ma poi, a lettura ultimata, devo dire che mi ha un po’ delusa. Lo definirei un libro in fieri, un libro che forse avrebbe meritato qualche pagina in più, qualche dettaglio, approfondimento… andava reso più organico. La mia opinione, infatti, è che sia un libro potenzialmente ricco di contenuti che però restano accennati, nebulosi. Che sia una scelta dell’autrice? A me quest’aspetto non è piaciuto, perciò non lo consiglio né lo boccio… resta nel limbo. Un appunto di pregio deve essere fatto all’ambientazione: è il primo poliziesco ambientato in Brasile che mi capita di leggere e devo dire che mi ha incuriosita, mi piacerebbe saperne di più di questo Paese con tutte le sue controversie.

 

Opera recensita: “La donna che sparì con un libro” di Idra Novey

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Brasile

Pagine: 246

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì/no.