simposio lettori copertina

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domenica 17 ottobre 2021

RECENSIONE: ERRI DE LUCA - IN NOME DELLA MADRE

Sinossi:

L'adolescenza di Miriam/Maria smette da un'ora all'altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c'è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. L'amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt'altro. Miriam/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille. L'enorme mistero della maternità. Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa, la grazia umana di un destino che la comprende e la supera. De Luca al vertice della sua sapienza narrativa.

 

Commento:

Un giorno di marzo, in un paesino della Galilea, il vento di maestrale porta la voce e la figura di un uomo dinanzi a una giovane donna, vergine, promessa ad un uomo che ama e che sposerà a settembre. Si tratta di un messaggero, lei non lo sa ancora ma è un angelo che, col vento, ha portato un seme che germoglia già nel suo ventre senza opera d'uomo. La vergine si chiama Miriam, è bella, si sente piena, calma e leggera e con dignità confessa l'accaduto al suo fidanzato: il misterioso visitatore le ha detto "Tu sei benedetta fra tutte le donne". Josef, il suo futuro sposo, potrebbe rompere la promessa, ma non vuole farlo: le crede e, per salvarla, progetta menzogne. Un angelo, in sogno, gli indicherà la strada e, mettendosi contro la legge e fronteggiando la gogna della sua comunità, sposerà Maria come stabilito, benché lei sia incinta di un figlio non suo. Un colpo di vento in un giorno di marzo cambierà le loro vite e quelle dell'intera umanità. La storia di Maria, giovane vergine di Nazaret che diede i natali a Gesù Cristo è qui raccontata con grande semplicità. Erri De Luca rivisita la vicenda, dall'Annunciazione alla notte fatidica nella grotta di Betlemme, partendo dalle fonti evangeliche e narrando una storia nota con parole nuove, piene di bellezza, voluttà, sentimento, a riprova che, se ben dosate, sacralità e sensualità possono convivere, parti vive della stessa storia, della stessa donna, dello stesso embrione di famiglia. "In nome della madre" è un romanzo breve, brevissimo, dalla lettura agevole, che fa venir voglia di rileggere l'intera Bibbia, se fosse raccontata allo stesso modo. Una narrazione che restituisce al lettore un'immagine fresca e al contempo sacra di Maria che rivive in queste pagine in tutto il suo fulgore.

 

 

Opera recensita: "In nome della Madre" di Erri De Luca

Editore: Feltrinelli, 2006

Genere: religione, romanzo breve, narrativa italiana

Ambientazione: Israele

Pagine: 79

Prezzo: 7,50 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 19 agosto 2020

RECENSIONE: GEORGES BERNANOS - DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA


Sinossi:
Il giovane parroco di Ambricourt si rivolge al suo gregge come «un povero mendicante che va di porta in porta a mano tesa senza aver animo neppure di bussare», preoccupato e stupito dalla noia, dal disamore, dall'aridità della piccola comunità a lui affidata. La sua vita quotidiana è ridotta all'essenziale, il suo corpo, goffo e magrissimo, è minato da un male incurabile: proprio questo sacerdote "vincente" su di sé e sugli altri è per Bernanos il simbolo di una religiosità autentica. Una forza e una dignità incrollabili sostengono infatti il giovane prete che, pur sperimentando dentro di sé l'angoscia del dubbio, è capace di riaccostarsi alla pienezza della fede, accettando e facendo accettare agli altri, in uno slancio d'amore, il suo destino.

Commento:
Diario di un curato di campagna è un libro difficile, complicato, uno di quelli che vanno riletti in più fasi della vita con la certezza che ad ogni lettura ricaveremo qualcosa di diverso, qualcosa di più da queste pagine. Pagine intrise di religiosità, fede, dubbio, aridità, noia, malignità, grettezza, amore; pagine da cui traspare una profonda conoscenza dell'animo umano. Il giovane curato della parrocchia di Ambricourt è diverso dagli altri preti che, con piglio cattedratico, sembrano adattarsi alla noia, al disamore, all'aridità che accomunano tutte le parrocchie. Egli crede ancora nel Dio che serve e cerca di indurre, con le parole e con le azioni, anche i suoi parrocchiani a tornare alla fede. La giovane età e questo suo essere diverso, questo suo voler indottrinare, ricondurre le pecorelle al gregge, gli attirano gli sguardi perplessi, le voci maligne, gli scherni dei fedeli e persino l'avversione di dei nobili del paese. Nonostante una salute tutt'altro che rosea, il curato compie il suo lavoro e il suo percorso di maturazione nella fede con zelo e coscenziosità, interrogandosi sul suo operato, riflettendo sulle sue giornate e sugli accadimenti della comunità. Ma se l'anima può essere guidata dall'amore di Dio, il corpo è traditore…
La lettura di questo libro, impegnativa e per nulla rilassante specie nella parte iniziale, è interessante perché consente, una volta di più, di confrontarsi con l'animo umano, le sue perversioni, l'abiezione, la meschinità, confrontate con un'anima semplice che ancora crede nella rettitudine e nella bontà.

Opera recensita: "Diario di un curato di campagna" di Georges Bernanos
Editore: Mondadori, prima ed. italiana 1946
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Francia
Pagine: 270
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


domenica 5 luglio 2020

RECENSIONE: ATIQ RAHIMI - I PORTATORI D'ACQUA


Sinossi:
Nel cuore dell'Afghanistan, protetta dalle cime dell'Hindu Kush, sorge la fertile valle di Bamiyan. Dalle loro nicchie millenarie scavate in una parete di roccia, due gigantesche statue di Buddha dominano il paesaggio e il sole le colora di sfumature straordinarie a ogni alba, a ogni tramonto. Ma è l'11 marzo 2001: nella valle di Bamiyan il sole non può illuminare altro che tristi macerie. 11 marzo 2001. È mattina a Parigi. Tom si alza e si prepara a partire per Amsterdam. Tom, che in realtà si chiama Tamim, è afghano, vive in esilio in Francia e fa il rappresentante. Soffre di paramnesia: ha sempre la sensazione di aver già visto, già vissuto la sua vita. È sposato con Rina: ha deciso che quel giorno la lascerà per Nuria, la giovane e misteriosa amante che lo aspetta in Olanda. Ma quando arriva ad Amsterdam, Nuria è scomparsa. Sarà l'ambigua Rospinoza, una carismatica amica della ragazza, a dargli le risposte che sta cercando? Per Tom quella giornata piú di ogni altra assume quasi i contorni di un sogno. 11 marzo 2001. È mattina a Kabul. Yussef si alza per svolgere come sempre il suo lavoro di portatore d'acqua. Se non lo farà, i talebani lo puniranno duramente con novantanove frustate sulla schiena. Yussef è povero, analfabeta, e tutti lo scherniscono trattandolo da eunuco. Prima di partire in esilio, suo fratello gli ha affidato la moglie Shirin. La donna è taciturna e apatica: Yussef si tormenta e vorrebbe aiutarla, ma assurde convenzioni gli impongono di non avere pietà per una donna abbandonata. E di tacere l'affetto proibito che prova per lei. Quel giorno, mentre i talebani distruggono i Buddha di Bamiyan in quanto icone non musulmane, Shirin scompare. Sarà l'enigmatico Lala Bahari, commerciante sikh convertito al buddismo, il custode delle risposte che Yussef sta cercando? Per Yussef quella giornata particolare assume quasi i contorni di un sogno.

Commento:
Capitano libri, sulla strada di ogni lettore, che ci si sente di voler consigliare, ma non si riesce a razionalizzare il perché: non si può dire che ci siano piaciuti tanto da consigliarli senza remore, né che l'esperienza di lettura sia stata negativa al punto di "bocciarli". I portatori d'acqua è uno di questi: mi è piaciuto abbastanza, ma non so perché. Forse sarà merito dell'ambientazione, quell'Afganistan di cui ho letto molto e che sempre mi attrae, o magari la storia tra Tom e Nuria e le sue titubanze a lasciare la moglie, o forse sono stati tutti i riferimenti a religione e desiderio, un binomio respingente che tuttavia può trovare posto nello stesso romanzo. Atiq Rahimi crea, in queste pagine, un equilibrio fragilissimo fatto di amore, fede, cultura, politica, incertezza, necessità di recuperare la propria libertà, di sgravarsi da un peso che schiaccia la schiena, di conoscere se stessi e scoprire l'amore. Un equilibrio fatto di tradizione ed esilio, di oppressione e desiderio di fuga, il tutto visto attraverso le vite di due uomini, entrambi afgani, che più diversi non si potrebbe eppure accomunati da molte, molte cose. Un romanzo singolare, che in una dimensione onirica e nebulosa, racconta due facce di un mondo pieno di contraddizioni, ma sicuramente affascinante e da approfondire.

Opera recensita: "I portatori d'acqua" di Atiq Rahimi
Editore: Einaudi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Kabul-Parigi-Amsterdam
Pagine: 192
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7.


domenica 24 febbraio 2019

RECENSIONE: ENZO CASAMENTO - ACUBA: TRAPPOLA DA UN ALTRO MONDO


Sinossi:
Un mix sorprendente di azione, avventura, mistero, thriller. Una narrazione fantasy che crea un mondo coerente e credibile allo scopo di stimolare riflessioni
su temi fondamentali dell’esistenza. Luca Contero, un brillante scienziato in grave difficoltà, decide di farla finita. L’incontro con la giovane ed enigmatica
Eva lo pone di fronte alla drammatica scelta di cambiare completamente vita, ma c’è un prezzo da pagare per questa scelta. La coppia deve risolvere un
caso assolutamente impossibile; migliaia di investigatori altamente specializzati e in possesso delle risorse più avanzate, non sono riusciti in mesi di
indagini a scovare il minimo indizio. Dietro gli inspiegabili avvenimenti si cela una mente raffinata e malvagia, estremamente potente, che ha predisposto
una trappola micidiale. L’intera umanità è in pericolo, Luca lotta disperatamente ma non sa cosa lo attende. Da mesi ai primi posti nelle classifiche Amazon.
Un bestseller che si distingue per la profondità dei contenuti.

Commento:
Per anni ho provato pregiudizi verso tutto ciò che era fantasy, distopico o anche semplicemente fantascientifico. Da qualche tempo, oltre a rendermi conto dell'assurdità di queste mie barriere mentali, ho cominciato ad apprezzare questo genere letterario perché, se ben scritto, permette di approcciarsi in modo intelligente, graduale e soprattutto personale con molte delle controversie che oggi affliggono la nostra società. "Acuba: trappola da un altro mondo" è proprio l'esempio di ciò che intendo: è un ottimo romanzo, a cavallo fra thriller, distopia, fantascienza, fantasy, affronta tematiche spinose quali, tra le altre, la fede, la religione, la presenza di forze sovrannaturali, ma più in generale l'accettazione di realtà diverse da quella che conosciamo e lo fa in modo oculato e credibile. Per quanto il mondo creato sia complesso e quasi folle a doverlo immaginare, la storia ha una sua logica, pone interrogativi profondi e soprattutto mostra che non vi è un unico modo di vedere le cose, che il mondo non è necessariamente diviso fra bene o male, che tra bianco e nero possono esserci molte tonalità intermedie, che ad ogni scelta corrispondono sempre delle conseguenze e che ogni guadagno presuppone un prezzo o una rinuncia, che giudicare secondo parametri predeterminati non sempre è la soluzione più giusta o, quantomeno, non l'unica via possibile.
Un libro, questo, che mi sento di consigliare perché fa riflettere e consente di andare oltre la storia, già di per sé appassionante.

Opera recensita: "Acuba, trappola da un altro mondo" di Enzo Casamento
Editore: Created space indipendent platform, 2016
Genere: fantascienza
Ambientazione: Stati Uniti-Brescia
Pagine: 307
Prezzo: 10,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 29 novembre 2018

RECENSIONE: FRANCINE RIVERS - RISCATTO D'AMORE


Sinossi:
RISCATTO D'AMORE È UNA STORIA APPASSIONANTE E COINVOLGENTE, ENTUSIASMANTE E COMMOVENTE. LA VITA DI PERDIZIONE DI ANGEL, IL RITRATTO DI UN'UMANITÀ SPIETATA E PRIVA DI SENTIMENTI, ED IL CONTRASTO CON LA FIGURA DI MICHAEL, FANNO DI QUESTO LIBRO UN RACCONTO PARTICOLARMENTE AVVINCENTE, CHE MANTERRÀ ACCESO L'INTERESSE DEL LETTORE FINO ALL'ULTIMA PAGINA. LA TRAMA: LA CORSA ALL'ORO IN CALIFORNIA. 1850. UN TEMPO IN CUI GLI UOMINI SI VENDEVANO L'ANIMA PER UN SACCHETTO DI POLVERE D'ORO E LE DONNE VENDEVANO I PROPRI CORPI PER AVERE UN POSTO DOVE DORMIRE. ANGEL, VENDUTA COME PROSTITUTA ALL'ETÀ DI OTTO ANNI, RIESCE A SOPRAVVIVERE MANTENENDO VIVO L'ODIO DENTRO DI SÈ. SONO GLI UOMINI CHE LA USANO QUELLI CHE ODIA DI PIÙ. IL SUO FASCINO E LA SUA BELLEZZA SONO TALI DA RENDERLA L'OGGETTO DEL DESIDERIO PIÙ AMBITO, E GLI UOMINI DEVONO SBORSARE DIVERSE ONCE D'ORO PER ASPIRARE AI SUOI FAVORI. EPPURE NESSUNO CONOSCE IL SUO PASSATO E NEMMENO IL SUO VERO NOME: PER ANGEL È SUOLO SACRO CHE NESSUNO POTRÀ MAI CALPESTARE. POI INCONTRA MICHAEL HOSEA. UN UOMO MOLTO PARTICOLARE. DIVERSO. CHE NON CORRISPONDE A NESSUNO DEGLI SCHEMI CHE ANGEL CONOSCE ORMAI A MEMORIA. MICHAEL L'HA AMATA FIN DAL PRIMO MOMENTO CHE HA POSATO GLI OCCHI SU DI LEI, E SA CHE QUESTA È LA DONNA CHE DIO VUOLE DARGLI COME COMPAGNA - NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE - FINCHÈ LA MORTE NON LI SEPARI. LENTAMENTE, GIORNO DOPO GIORNO, NONOSTANTE LA RESISTENZA CHE LEI OPPONE STRENUAMENTE, IL SUO CUORE DI GRANITO GELIDO COMINCIA A SCIOGLIERSI. UN TRAVOLGENTE SENTIMENTO DI INDEGNITÀ E DI TIMORE ACCOMPAGNA PERÒ QUESTO SUO INASPETTATO INTENERIMENTO. E COSÌ ANGEL FUGGE. RITORNA NELLE TENEBRE. LONTANA DALL'AMORE INCALZANTE DI MICHAEL, ATTERRITA DALLA VERITÀ CHE NON PUÒ PIÙ NEGARE: LA SUA GUARIGIONE COMPLETA DEV'ESSERE OPERA DI COLUI CHE L'AMA PERSINO PIÙ DI MICHAEL... DI COLUI CHE NON LA ABBANDONERÀ MAI.

Commento:
"Riscatto d'amore" è un libro importante. Non lo è perché è scritto particolarmente bene o perché è un libro di successo, non è nessuna delle due cose. E' importante perché, al netto dei – a mio parere tanti – difetti di scrittura, è una storia che pone degli interrogativi importanti che riguardano la sfera più personale di ciascuno di noi. Non si può, leggendo questo libro, non farsi delle domande circa l'amore, la fede, la propria capacità di sopportare e perdonare, come comanda Dio, settanta volte sette. C'è, in questo libro, un qualcosa che disturba e che mi fa tentennare sul consigliarne o meno la lettura: probabilmente è l'eccessiva lentezza della trama, o probabilmente è che alla lunga la sua inverosimilianza si manifesta. Ci sono, in questa storia, sentimenti troppo estremizzati, personaggi troppo stereotipati che fanno perdere alla vicenda tutti i connotati che potrebbero darle una parvenza di credibilità. Nondimeno, però, questo romanzo è bello, perché bello e profondo è il messaggio che lascia. Però un consiglio: leggetelo solo se avete molta pazienza, molto tempo e molta voglia di mettere in discussione la vostra fede: è strapieno, fino all'inverosimile, di richiami biblici più che espliciti.

Opera recensita: "Riscatto d'amore" di Francine Rivers
Editore: Anastasis, 2007
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: America-metà Ottocento
Pagine: 480
Prezzo: 23,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE: JORGE AMADO - SANTA BARBARA DEI FULMINI


Sinossi:
Questo apologo allegro e scanzonato ha per protagonista la stravagante figura di una santa munita, secondo la tradizione, di un mazzetto di fulmini: santa Barbara. Un bel giorno la sua statua viene fatta trasportare dal Reconcavo a Bahia per una esposizione d'arte sacra. Ma già durante il breve viaggio, su un peschereccio, la statua comincia a dar segni di irrequietezza: per rimettere a posto alcune situazioni che non le vanno a genio, al momento dell'attracco prende vita e, assunto l'aspetto di Yansà, signora dell'uragano e della guerra, se ne va in giro per le strade, seminando panico e raccogliendo reverenti omaggi. Siamo negli anni della dittatura militare, e la sparizione della statua getta nello scompiglio la polizia e la stampa.

Commento:
La statua di Santa Barbara, quella dei fulmini, è in viaggio verso Bahia. La attende con trepidazione don Massimiliano Von Bruden, direttore del museo di arte sacra, per inserirla come pezzo forte della sua mostra. Ma prima dell'apertura della stessa, e poco importa lo scompiglio che creerà, la Santa ha ben altri progetti, ha un lavoro da fare: ha un paio di situazioni da sistemare fra i bahiani, deve aggiustare cose storte, portare il bene e insegnare la gioia di vivere. E' per far questo che, appena sbarcata, prende vita e se ne va in giro indisturbata nelle vesti non della Santa, ma della sua corrispondente Orixa, regina del Candomblé, signora delle guerre e dei temporali. Va a trovare le sue figlie, nipote e zia, Manela e Adalgisa, entrambe infelici e intrappolate da convinzioni retrograde e fanatiche dalle quali l'Orixa deve liberarle. E qui la incontriamo noi, fra i bahiani, in un carnevale di situazioni familiari, lavorative, diatribe ecclesiastiche, gelosie e complotti… toccherà a lei, in forma di Santa o di Orixa, sistemare tutto e far finire ogni pena in una grande, fantasmagorica festa collettiva di liberazione, come accade nella più tipica tradizione bahiana e brasiliana.
E, come in tutte le storie di Amado, i culti, le classi sociali, le appartenenze si mescolano in una festa di tutti e per tutti, in una fratellanza universale per le strade di questa Bahia capitale del sogno che, ad ogni libro in più che leggo di quest'autore, sogno sempre più di visitare.
Chissà perché, quando si parla di Amado, si pensa sempre ai "soliti" tre titoli – Gabriela, Dona Flor, Teresa Batista – e nessuno nomina mai questa Santa Barbara dei fulmini, così potente nell'evocare una cultura sfaccettata ed affascinante come quella brasiliana. Non si tratta di un libro facile, perché, proprio come una danza indiavolata del Candomblé, si passa da una storia all'altra in un carosello di esagerazione ed eccessi; tuttavia pazienza se all'inizio il libro risulterà un po' confusionario, pazienza se si farà fatica a districarsi tra i nomi di persone e quelli delle divinità… sarà pur sempre emozionante tuffarsi in questo caleidoscopio di vitalità.

Opera recensita: "Santa Barbara dei fulmini" di Jorge Amado
Editore: Garzanti, prima ed. originale 1988
Genere: letteratura Sudamericana
Ambientazione: Brasile
Pagine: 381
Prezzo: 12,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

domenica 13 maggio 2018

RECENSIONE: HEINRICH BOLL - OPINIONI DI UN CLOWN


Sinossi:

Con pantomime teatrali, con telefonate e incontri, un clown lancia accuse feroci all'opulenta società della Germania occidentale, che sembra aver smarrito

ogni valore. Un libro del '63, che suscitò polemiche e dibattiti.

 

Commento:

Bonn, 1962. Hans Schnier torna nel suo appartamento dopo un viaggio di lavoro che rischia di segnare la fine della sua carriera: è salito sul palco ubriaco ed è scivolato durante un numero ed ora ha all’attivo un bel ginocchio gonfio, un’umiliazione cocente e un solo marco in tasca. Hans è un clown – “definizione ufficiale: attore comico, non iscritto nei registri di nessuna Chiesa” -; ha una forte tendenza alla malinconia ed al vittimismo ed è da sempre la pecora nera della sua precisissima e impeccabile famiglia perché non fa mai mistero delle proprie opinioni. Proprio di queste opinioni è, infatti, imperniato l’intero libro – che racconta una vicenda che si svolge in un arco temporale di poche ore, ma che è frutto di anni di rabbia repressa, ingiustizie, rancore, senso di colpa. Senso di colpa ed abbandono, soprattutto, sono i sentimenti dominanti nelle ore che passiamo nell’appartamento di Hans, tra telefonate deliranti, ricordi, accuse a tutto e tutti ma soprattutto alla Chiesa cattolica, alla famiglia, ai prelati, ai falsi amici, a Maria. Sì, a Maria, perché Maria ha lasciato Hans, e da quando lei non c’è più tutto va a rotoli e lui non ha più pace. E da qui le invettive contro la Chiesa che gliel’ha portata via, contro il matrimonio che è solo un pezzo di carta che non serve a nulla, contro quelli che con sermoni e “principi dell’ordine” l’hanno ingabbiata nelle loro regole e nelle convenzioni sociali e l’hanno convinta che lui non andava bene per lei.

Fra il rancore e l’amarezza, il bisogno di soldi e di affetto, Hans ripercorre in un delirio di pensieri e azioni la sua vita, la sua storia con Maria, il suo essere miscredente, gli attriti con la madre, il suo lavoro. Così facendo ci regala una descrizione approfondita ed una critica forte ed estremamente lucida di un Paese, la Germania, che si affanna rialzandosi, ricostruendosi un futuro negando aprioristicamente il passato, affondando l’anima in credo e valori con radici corrotte e marce che finiscono per essere solo una facciata, come un bel manifesto insozzato dai bisogni di un cane. Una lettura interessante e profonda, un libro da leggere e rileggere e, senza dubbio, su cui riflettere.

 

Opera recensita: “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll

Editore: Mondadori, prima ed. 1963

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Germania, anni 60

Pagine: 232

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

martedì 19 dicembre 2017

RECENSIONE: GIUSEPPE BERTO - LA GLORIA


Sinossi:

E se Giuda Iscariota non fosse il peggior traditore che sia mai esistito, ma il più santo tra i santi? Attraverso le pagine de «La gloria» conosciamo un

Giuda giovane, forte e coraggioso, che interroga e cerca con impazienza «qualche barlume di rivelazione, segni sottili» che gli indichino la presenza del

Messia. Come Giuda, anche Gesù sbaglia, si arrabbia, è umano, e gli apostoli non sono uomini soggiogati dalla fede ma affascinati dall'uomo, dal suo ascendente,

dalla speranza che egli sia chi dice di essere, in mezzo a una moltitudine di altri presunti redentori. Giuda è l'uomo che vive per la morte, la propria

e quella di Gesù, che lo accoglie con il compito pubblico di tesoriere, ma con quello segreto di tradirlo, quando dovrà compiersi il suo destino. Ciò che

afferma è che la morte è l'essenza stessa del Cristianesimo e che «all'origine dei prodigi c'è sempre il male». Giuda compie con il tradimento un ultimo

dovere d'amore, pagando con la dannazione un atto per cui era stato predestinato dalle Scritture. Ecco il Giuda di Giuseppe Berto: un martire condannato

all'eterna infamia con la sola colpa di essere stato scelto in funzione di un tradimento da compiersi affinché la Gloria di Dio potesse realizzarsi.

 

Commento:

In questo libro Giuseppe Berto ci pone di fronte al racconto della vita e morte di Gesù ricostruito in modo insolito, dal punto di vista di Giuda Iscariota, colui che passò alla storia per aver tradito il Messia. Con audacia narrativa, in una lettera-racconto indirizzato a Gesù, Berto affida a Giuda un’altra versione della storia: quella in cui Giuda tradisce Gesù come ultimo atto d’amore, consegnando completamente il suo destino a colui che crede essere “l’Unto”, il Messia. Giuda ci rivela l’esistenza di un patto fra lui e Gesù, dipinge per noi un Gesù arrogante, vanitoso, un incantatore che ammalia le folle con il suo carisma e con parole apparentemente magnifiche, ma in definitiva vuote e contraddittorie. Anche coloro che sono con lui non spiccano per intelligenza o devozione, e sarebbero pronti a tradirlo o abbandonarlo se trovassero un’offerta migliore, mentre lui, Giuda, il primo dei suoi servitori viene trattato come l’ultimo. Nonostante ciò, egli si sottopone alla dannazione eterna, per permettere che si compia la gloria di Dio, perché è vero che Gesù è luce e lui tenebra, ma la luce non potrebbe essere distinta se non esistesse la tenebra.

Un libro particolare, una lettura non facile né per contenuti né, soprattutto, per stile narrativo. Tuttavia questo, come altri libri, può essere un tassello importante in un percorso di conoscenza e discernimento della religione cristiana e della fede. Un buon libro sicuramente, lo consiglio, anche se personalmente l’ho trovato meno coinvolgente di altre opere con lo stesso tema.

 

Opera recensita: “La gloria” di Giuseppe Berto

Editore: Neri Pozza, prima ed. 1978

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Palestina-Israele

Pagine: 199 (ed. 2017

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 27 ottobre 2017

RECENSIONE: JOSE SARAMAGO - IL VANGELO SECONDO GESù CRISTO


Sinossi:

Il Gesù Cristo di Saramago, da alcuni cristiani ortodossi ritenuto blasfemo, è un carattere fortemente spirituale, ma in tutto e per tutto umano, che incarna

i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale di uomo. Il figlio di Dio, dalla nascita a Betlemme alla morte sul Golgota, affronta le medesime

esperienze descritte nel Vangelo, qui però narrate secondo una prospettiva terrena, con spirito critico e senso logico. In questa storia non c'è fede nei

miracoli, bensì coscienza di trovarsi in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. La serie di disgrazie,

stragi e morti che costellano l'esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un'occasione

per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male, sulla problematicità di fare il giusto tramite l'ingiusto, sull'imperscrutabilità del senso della

vita umana e sulla sconcertante ambiguità della natura divina.

 

Commento:

Questo è il terzo libro di Saramago con cui ho modo di confrontarmi, perciò ero preparata alla sua prosa scorrevole solo in apparenza, alla bizzarria delle sue trovate narrative, all’ironia sottile ma mordace di cui sono pervasi i suoi scritti. Tuttavia non pensavo che tutte queste caratteristiche potessero essere applicate, peraltro in modo così radicale e con così tanto successo, alla religione. Ciò che Saramago fa in questo libro, infatti, è rileggere (ed in molti casi riscrivere) la storia di Gesù Cristo basandosi sui fatti narrati nei Vangeli, ma modificando radicalmente la concezione di Gesù, di Dio, a dirittura del diavolo.

Il risultato è un nuovo “Vangelo” molto meno mitizzato di quello originario e con personaggi e vicende analizzati in modo molto più umano. Lo stesso Gesù è un bambino, un ragazzo, un uomo con tutte le ansie, le paure, le incertezze, le pulsioni umane. Egli si dimostra fallibile, incerto, iracondo, ingiusto e non più solo ed esclusivamente esempio di virtù. Dio, poi, viene raffigurato da Saramago in una veste diversa da quella che oggi ci presenta la Chiesa, ma molto più vicina alla raffigurazione originaria della Bibbia: abbiamo così un Dio volubile, distante, a volte spietato, spesso cinico, in qualche modo anche lui più “umano”.

Il grande pregio di questo libro, a mio parere, è la forza di andare controcorrente rispetto al solito buonismo che adottiamo quando parliamo di Dio; Saramago non ha paura di osare e di reinventare i personaggi che sono alla base della fede cristiana portando allo scoperto pensieri che a volte sono stati anche nostri, solo che abbiamo esitato a renderli noti ai più.

Credo che questo libro vada letto per quello che è, semplicemente un romanzo che vuole far riflettere, e non vada inteso come un tentativo di sovvertire i dogmi della Chiesa. Io l’ho letto e l’ho apprezzato molto perché mi ha permesso di guardare gli insegnamenti religiosi da un punto di vista inedito, anticonformista e molto, molto acuto… perciò mi sento di consigliarlo a tutti, a chi crede ed a chi non crede, perché è un romanzo che fa riflettere e di riflettere su ciò in cui crediamo non dovremmo stancarci mai.

 

Opera recensita: “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago

Editore: Bompiani-Mondadori-Einaudi-Feltrinelli, prima ed. italiana 1993

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Palestina

Pagine: 351 (ed. Feltrinelli)

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 27 aprile 2017

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - TRE FIGLIE DI EVA


Sinossi:

Peri ha trentacinque anni, tre figli, un marito e una vita agiata nella città dov'è nata, Istanbul. Si sta recando a una cena lussuosa quando le viene

rubata la borsa. Lei reagisce, i ladri scappano e dalla borsa cade una vecchia polaroid in cui compaiono quattro volti: un uomo e tre giovani ragazze a

Oxford. Una è Shirin, bellissima iraniana, atea e volitiva; la seconda è Mona, americana di origini egiziane, osservante, fondatrice di un gruppo di musulmane

femministe e poi Peri, cresciuta osservando il laico secolarismo del padre e la devota religiosità islamica della madre, incapace di prendere posizione

sia nella disputa famigliare sia nel suo stesso conflitto interiore. Tre ragazze, tre amiche con un retroterra musulmano, eppure così diverse: la Peccatrice,

la Credente e la Dubbiosa. L'uomo nella foto invece è Azur, docente di filosofia ribelle e anticonformista, e sostenitore del dubbio come metodo di comprensione

della realtà. A Oxford la giovane Peri cercava la sua «terza via», la stessa che predicava e professava Azur, di cui si innamora. Sarà questo incontro

a sconvolgerle la vita, fino allo scandalo che la riporterà in Turchia. "Tre figlie di Eva" è un romanzo intenso e ambizioso che affronta e indaga temi

importanti come la spiritualità, la politica, l'amicizia, i sogni infranti e la condizione della donna. Ma soprattutto è un romanzo sulla Turchia contemporanea,

su quei contrasti che agitano oggi il paese - nelle parole di Elif Shafak - «delle potenzialità inespresse».

 

Commento:

Elif Shafak ha la capacità di affrontare temi importanti con la giusta dose di serietà e leggerezza. Su questo libro, dopo le prime trenta pagine, non avrei scommesso, ma ora, a lettura terminata, devo ricredermi: è un buon libro che tratta argomenti spinosi senza esagerare con la pesantezza.

E’ la storia di Peri, una giovane donna turca cresciuta in una famiglia divisa tra le idee progressiste del padre e quelle iper religiose e conservatrici della madre. Da sempre Peri, con la sua intelligenza viva e curiosa, ha cercato di capire, di conoscere Dio e la sua ricerca raggiunge il culmine quando va a studiare ad Oxford ed incontra il professor Azur. Quest’uomo eclettico, questo docente di filosofia fuori dalle righe che insegna ad entrare “nella mente di Dio e Dio nella mente” sconvolge la psiche di Peri già provata da tanti traumi e da una pressione costante, derivante da una vita fatta di sensi di colpa, passata a mediare tra i genitori, nella continua incapacità di prendere posizione. E Peri finisce per crollare e trascina con sé tutti, l’amato professore, le amiche Shirin e Mona, il giovane disturbato Troy, la sua stessa famiglia. Peri scappa da Oxford, torna ad Istanbul ed erige un muro tra il passato ed il futuro. Tutto torna a galla per caso, per colpa di un incidente prima di una cena importante, una di quelle serate che in un modo o nell’altro, ti cambiano la vita.

Il tema portante di questo libro è la riflessione culturale sulla religione, sull’approccio che ogni credente ha con la propria fede e con quella degli altri. Una parte importante delle pagine di questo romanzo è dedicata proprio ai pensieri di Peri, ai litigi tra la peccatrice Shirin e la credente Mona ed alle lezioni del professor Azur con le loro domande ed il calderone di esperienze e novità che porta con sé. E poi c’è un aspetto che è sottilmente presente in tutto il libro: l’esaltazione delle contraddizioni. Le contraddizioni le troviamo nella famiglia di Peri, nella città in cui vive (Istanbul è la città delle contraddizioni per eccellenza), nel paragone tra la caotica ed instabile Istanbul e la rassicurante ed ordinata Oxford, tra la società turca dei tempi moderni, divisa tra conservazione e progresso. Credo che tutta questa contrapposizione sia stata incrementata dall’autrice proprio per sottolineare i concetti religiosi espressi nel libro. Nel complesso devo dire che “tre figlie di Eva” ha confermato le aspettative, mi è piaciuto, mi ha incuriosita e l’ho letto volentieri. E’ un libro che fa riflettere, pone molti interrogativi profondi ed attuali, perciò merita di essere letto. Lo stile della Shafak, poi, incentiva la lettura perché è camaleontico: si adatta ad ogni situazione, è moderno e spigliato quando serve, ed all’occorrenza è serio e profondo. Lettura consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “tre figlie di Eva” di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2016

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Istanbul-Oxford

Pagine: 448

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.