simposio lettori copertina

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giovedì 6 agosto 2020

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - CHI TROPPO VUOLE (MAZZACANI 03)

Sinossi:

In una baraccopoli di immigrati vicino a Foggia viene scoperta una fossa comune con cinque corpi sepolti parecchi anni prima, una testa in decomposizione (quella di un mafioso della Sacra Corona Unita, Gianni Palano) e il cadavere ancora caldo di Paula, una prostituta rumena, a cui il killer ha intagliato una stella sulla fronte accanto al foro di entrata del proiettile, quasi volesse lasciare una firma. Nelle ore successive, a Bari viene ucciso il candidato alla carica di governatore regionale Marcellino Danza, foggiano, erede di un impero politico insieme a sua sorella, la baronessa Danza. Teresa Buonamica, capo della Direzione Regionale Antimafia di Puglia, apre un’indagine nel tentativo di svelare il complicato rebus che lega tutti quei morti. Quando Mazzacani viene tirato in causa, non dirà tutto quello che sa, ovvero di aver riconosciuto nell’intaglio a stella la mano di chi ha messo fine alla Banda dei Santi, la formazione di banditi non affiliati alla Sacra Corona Unita di cui era a capo. Comincerà così, con il secondo Luigi Mascione sempre al fianco, la sua personale caccia all’uomo in cerca di vendetta. Come un cerchio del passato che si chiude, il terzo caso del bandito Mazzacani racconta gli intrighi politici, gli interessi economici e le strategie criminali che brillano nel sole del Tavoliere.

 

 

Commento:

In Puglia il clima è caldo: ci sono le elezioni regionali, serve l'appoggio di tutti, anche di quei personaggi di cui di solito non si vorrebbe sbandierare l'amicizia. Poi si sa, certi personaggi amano il comando, se ci sono intrighi e manovre poco chiare loro ci sguazzano, conoscono tutti, possono essere utili. Di solito, questi soggetti però sono suscettibili, hanno un prezzo alto, bisogna tenerseli buoni, farseli amici. Così, quando un candidato governatore viene ucciso, è inevitabile chiedersi a chi abbia pestato i piedi, con chi fosse in combutta, chi voleva fargli del male. E si palesa l'urgenza di serrare i ranghi, trovare un altro candidato forte, sponsorizzarlo, muovere fili, sentire amici, stringere accordi… E nel frattempo, alle porte di Foggia, un incendio ad alcune baracche ha portato alla luce una fossa con alcuni cadaveri, uno dei quali, recente, appartiene ad una prostituta rumena, e una testa mozzata che decisamente non avrebbe dovuto essere lì: è riconducibile alle cosche sacriste del brindisino, in particolare alla faida ai vertici tra De Guido e Senese. Ma cosa c'entra Zi Nino De Guido che peraltro è in carcere a Lecce e Oronzo Senese qui, nel Gargano? Che ruolo ha il Tricheco – il boss di Manfredonia - e soprattutto il dottor Brenna, il faccendiere della Ndrangheta in tutta questa storia? E soprattutto, perché qualcuno cerca di tirare in mezzo anche Carlo Mazzacani e Luigi Mascione? Queste le domande che, da fronti diversi, si pongono la procuratrice della DRAP Teresa Buonamica e il suo fido agente Carlucci, Miriam del Re, una giornalista sveglia e intraprendente, e non ultimo lo stesso Mazzacani, lui che in mezzo alle diatribe dei sacristi proprio non ci vuole stare. A forza di indagare, cercare tra le righe, seguire tracce, ciascuno troverà le sue risposte, anche se per qualcuno il prezzo da pagare sarà molto, molto alto. E intanto si delinea un quadro complesso, un equilibrio labilissimo che può saltare in aria da un momento all'altro, basta una pallottola all'uomo sbagliato, una parola di troppo, uno sgarbo anche minimo e la bomba sarà innescata. Ma se non si cede all'impulsività, se si sa aspettare e si agisce nel modo e nei tempi giusti, tutto troverà il suo posto, arriveranno le risposte e, per chi la cerca, anche la vendetta.

Chi troppo vuole è la terza indagine tutta speciale del bandito Mazzacani e del suo secondo, il gigante Luigi Mascione, due che non bisogna cercare di fregare, due che non bisogna provare a tirare in mezzo perché loro hanno la loro etica, i loro obiettivi e soprattutto sanno usare il cervello e, a modo loro, pure il cuore. In una Puglia bellissima, martoriata e più viva che mai, il confine tra giustizia e legge, tra verità e interesse è sempre più labile. Nessuno è perfetto, ma ciascuno, a suo modo, fa il meglio che può per onorare il suo personale concetto di giustizia: lo fa la Buonamica, supponente e competente come pochi; lo fa Carlucci, seppur con lo sguardo velato dai suoi preconcetti; lo fanno Mazzacani e Mascione con cui, sebbene uccidano, sparino, brighino come gli altri, è impossibile non empatizzare. Un altro capitolo di una saga appassionante che, dietro la fiction, racconta problemi, situazioni, dinamiche estremamente concrete e reali in una terra ben lontana dall'essere solo una vetrina per turisti. Consiglio certamente Chi troppo vuole, ma a chi ne fosse incuriosito consiglio di leggere prima i precedenti due volumi, Tutto torna e Nessuno uccide la morte.

 

Opera recensita: "Chi troppo vuole. Mazzacani trova la sua vendetta" di Leonardo Palmisano

Editore: Fandango, 2020

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Puglia        

Pagine: 256

Prezzo: 17,00 €

Co    nsigliato: sì

                Voto personale: 8,5.

 

    

giovedì 29 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - NESSUNO UCCIDE LA MORTE (MAZZACANI 02)


Sinossi:
È quasi Natale quando Elia Colucci, camorrista malato di Sla, sparisce mentre sta andando a incontrare in una valle della Calabria gli 'ndranghetisti, con cui deve discutere del futuro di Tamburi, il rione di Taranto di cui è a capo, l'unico rimasto fedele alle famiglie napoletane. Ad accompagnarlo il suo giovane fidanzato Matteo Maltempo che in Valle d'Itria gestisce un commercio illegale di alcolici sotto la copertura di una comunità spirituale. Dopo quell'incontro, di Colucci si perdono le tracce, mentre di Maltempo viene ritrovato il cadavere che porta i segni inequivocabili di una tortura violenta, quasi si fosse trattato di un omicidio rituale. Carlo Mazzacani è stato costretto a rimanere in Sardegna, lontano dal suo compare Luigi Mascione, ma alla notizia della scomparsa di Elia decide di tornare: Elia è un amico, quando il bandito è stato in pericolo lo ha sempre aiutato. Mentre camorristi e 'ndranghetisti cercano di spartirsi la Valle d'Itria e la procuratrice Buonamica collabora con la Pm di Catanzaro per venire a capo dell'assassinio di Maltempo, Mazzacani si mette alla ricerca di Elia, determinato a trovarlo prima dei suoi molti nemici e prima delle forze dell'ordine. Ma qualcosa in quello che scopre non lo convince, la chiave per risolvere questo caso è nascosta tra i trulli della comunità con cui faceva affari Maltempo e tra i segreti della sua guida spirituale, una misteriosa vecchia signora di nome Alina Desiati. Con «Nessuno uccide la morte» Leonardo Palmisano ci regala la seconda avventura del bandito più scorretto, più ricercato e più leale della letteratura italiana. Un thriller su amore e amicizia.

Commento:
L'ultima volta che l'avevamo incontrato, in estate, Carlo Mazzacani era in Sardegna, tra le braccia di Isabella Udda. E lì lo ritroviamo qualche mese dopo, in mano una bottiglia di vino rosso invece che bianco, inquieto ed annoiato, impossibilitato a lasciare l'isola per le restrizioni che gli ha posto la procuratrice Buonamica. Se vuole rimanere libero, Mazzacani deve restare lontano da Mascione, il Gigante, il suo socio, quindi non può tornare in Puglia. Ma davanti al richiamo dell'amicizia, per Mazzacani non c'è divieto che tenga: quando scopre che si sono perse le tracce di Elia Colucci, il suo amico fraterno a capo del clan che domina Taranto, Mazzacani torna in Puglia e si mette alla sua ricerca. Ma sono in tanti a cercare Colucci e quando viene ritrovato il cadavere trucidato del suo giovane compagno, Matteo Maltempo, gli interrogativi si fanno ingombranti. La situazione è instabile, la piazza è molto ambita, la faida tra napoletani e calabresi per il dominio su Taranto e sui traffici di droga sull'Adriatico è apertissima, le cosche locali sgomitano prepotentemente, gli equilibri sono instabili e polizia e procura devono muoversi in fretta. Ma a Carlo Mazzacani il potere non interessa, lui i Boss li ritiene infidi e ottusi, lui tiene solo alla libertà e agli amici. Non lo capiscono, l'agente Carlucci e la procuratrice Buonamica, che a lui interessa solo questo. Lo sa bene, invece, il Gigante, Luigi Mascione, che sarà al suo fianco in questa ricerca serrata e pericolosa. E sembra banale da dire, ma è bella questa saga che ha per protagonista un bandito, un indipendente, uno corretto tra gente che non si fa scrupoli a fare sgambetti, scavalcare, forzare, ingannare, uccidere per il potere. E' bella perché Leonardo Palmisano è riuscito nella difficile impresa di raccontare con lucido disincanto un mondo duro e implacabile, senza però tralasciare il territorio, i personaggi con le loro fragilità, i valori che guidano le loro scelte. E non si può non parteggiare, non legarsi – in qualche modo – a questa coppia di banditi leali e con un codice di valori personali che li identifica e che li distingue dagli altri. E pazienza se la parte dei "cattivi" - o quantomeno antipatici - la fanno i tutori dell'ordine e della legge.
Ha tanto da dire, Mazzacani, perciò non vedo l'ora di leggere ancora di lui, di Mascione, della mia Puglia e… perché no, anche della Buonamica che (mannaggia a iddhra) mi fa sempre venire voglia di dolce! 😊

Opera recensita: "Nessuno uccide la morte. Mazzacani sulle tracce di Colucci" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 286
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 26 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - TUTTO TORNA. LA PRIMA INDAGINE DEL BANDITO MAZZACANI


Sinossi:
Maria, l’adorata nipotina del boss di Sacra Corona Unita Nino De Guido, detto ‘Zi Nino, è stata rapita. Un solo uomo può ritrovarla, uno a cui non è rimasto niente da perdere perché ha già perso tutto, un fantasma. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non si è mai affiliato alla Sacra Corona, e per questo è stato punito. La sua banda è stata massacrata e lui è fuori dal giro.
Sulle tracce della bambina, c’è anche un losco commissario che tiene in scacco Mazzacani e che lo costringe a lavorare per lui come prezzo per la sua scomoda libertà. Ad affiancare Mazzacani nella sua ricerca, un membro della sua vecchia banda, il Gigante, e una giovane Pm che nella storia vuole vederci chiaro, a costo di scontrarsi con pezzi deviati della giustizia. La bambina è probabilmente finita nelle maglie del traffico pedopornografico. Durante la lunga ricerca, il bandito incrocia e scappa da pezzi interi della criminalità organizzata del sud Italia – la Sacra corona unita, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Mafia albanese e l’Anonima sequestri, incontra le cosche in guerra che si spartiscono il territorio con la connivenza dei politici e gli affari, soprattutto quelli legati alla legalizzazione della marijuana.
La prima indagine del bandito Mazzacani inaugura l’esordio alla narrativa di uno dei giornalisti d’inchiesta più talentuosi del paese. Leonardo Palmisano unisce le sue competenze di giornalista di cronaca giudiziaria e malavita con il piacere e il piglio del racconto d’azione. Un romanzo che guarda alla grande serialità televisiva americana, da Breaking bad a True detective, passando per le nostrane Montalbano e Suburra. Mazzacani non è un eroe, non è un giusto, e per questo riuscirà a portare il lettore dove nessun commissario lo ha mai portato prima.

Commento:
Noir cruento, giallo italiano, thriller ricco di suspense, possibile sceneggiatura per una serie Crime… non è facile classificare questo primo caso di Carlo Mazzacani, perché probabilmente va al di là di sottogeneri e sottocategorie. E per la verità anche parlare di "caso" forse in questo frangente è improprio: Carlo Mazzacani non è un tutore della legge, non è un magistrato, non è un "buono" nel senso universale del termine. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non ha mai voluto affiliarsi alla Sacra Corona Unita perché ama la libertà, vuole agire per proprio conto, si muove nei meandri, nella zona grigia tra cosche e Stato, tra la banda dei Santi e la DRAP – la procura antimafia di Puglia. E' qui che lo troviamo all'inizio del romanzo, tirato di nuovo in mezzo alla mischia  da colui che lo tiene in scacco, il corrottissimo commissario Curiale che ha bisogno di lui perché Mazzacani sa molte cose. Accanto a lui c'è il Gigante, Luigi Mascione, ex pugile socio del bandito: sarà a loro che si rivolgerà Zi Nino de Guido per ritrovare Maria, la sua nipotina rapita e sequestrata. Tra agguati e trappole, tra un bicchiere di bianco e un tiro al piattello, con le cosche nemiche e la procura alle calcagna, Mazzacani dovrà brigare molto per sapere dove si trova la ragazzina e anche qualora la trovi… beh, nulla è detto e mai niente e nessuno è ciò che sembra. Un noir crudo, duro e realistico, ambientato tra le province di Brindisi e Bari, nella terra di mezzo in cui Camorra, 'Ndrangheta e mafie estere puntano al dominio. Un libro che avvince e cattura, forse per il linguaggio spesso indurito da espressioni in dialetto anche stretto, forse per la tensione crescente, forse per la particolarità che contraddistingue il romanzo, ossia il fatto che qui non ci sono personaggi "buoni", ma tutti cattivi, alcuni meno di altri… persino la golosa e ambiziosa procuratrice Buonamica non si fa scrupoli ad usare, quando serve,  metodi rischiosi e spregiudicati a danno di altri. Con sicurezza e competenza Leonardo Palmisano affronta l'intricata rete dei rapporti tra famiglie e clan della SCU in una terra che troppo spesso ne dimentica la presenza silenziosa, ma efficace. E tra equilibri fragili e regole antichissime che cedono il posto a nuovi metodi, ancora una volta Mazzacani scopre che la libertà si paga a caro prezzo e che nessuno, per quanto sia potente, frega la morte… e che tutto torna nella vita, anche l'amore.


Opera recensita: "Tutto torna. La prima indagine del bandito Mazzacani" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2018
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 223
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 20 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - ASCIA NERA. LA BRUTALE INTELLIGENZA DELLA MAFIA NIGERIANA


Sinossi:
Leonardo Palmisano continua a indagare la nuova criminalità e lo fa con il suo stile lucido e implacabile come le mafie che incontra nel suo viaggio all’inferno. Per questo nuovo libro ha deciso di affrontare la schiavitù sessuale e la tratta degli esseri umani incontrando una delle organizzazioni più pericolose degli ultimi anni. La chiamano Black Axe, Ascia Nera, ed è nata negli anni Settanta all’università di Benin City, in Nigeria, come una confraternita di studenti. All’inizio è una gang a metà tra un’associazione religiosa (li chiamano culti) e una banda criminale, che stabilisce riti d’iniziazione e impone ai suoi affiliati di portare un copricapo, un basco con un teschio e due ossa incrociate, come il simbolo dei corsari. Oggi invece è una nuova mafia e i tentacoli di questa organizzazione sono arrivati anche in Italia, dove i boss nigeriani hanno iniziato a dettare legge nei sobborghi delle nostre città. Dopo Ghetto Italia e Mafia Caporale Leonardo Palmisano conclude la sua trilogia sullo sfruttamento con Ascia Nera, un’inchiesta sul campo fatta di incontri e interviste alle vittime e ai carnefici di un’organizzazione spietata che sta diventando una delle minacce più concrete alla sicurezza del nostro paese.

Commento:
Interessante ed inconsueto questo saggio-inchiesta dello scrittore e sociologo pugliese Leonardo Palmisano che affronta lo spinoso e poco conosciuto argomento della mafia nigeriana in Italia. Negli anni Settanta, all'università di Benin City, in Nigeria, nasce un movimento studentesco, il Neo Black Movement, che in modo rapido ed efficace diventa un'organizzazione mafiosa internazionale: è quella che oggi conosciamo come Black Axe, Ascia nera, una delle più floride, radicate, estese e pericolose espressioni della mafia moderna. E' un'organizzazione invisibile, tentacolare, tecnologicamente avanzata; si crea una larga base di consenso in patria "prendendosi cura" dei suoi appartenenti, pagando spese legali e andando a trovare chi è in carcere, pensando alle famiglie, aiutando i giovani a studiare ed inserendoli poi lavorativamente nell'organizzazione. La sua forza? E' priva di qualunque carattere familiaristico, è meritocratica – chi fa bene e dimostra solidità, affidabilità, testa fa carriera -, investe sui giovani ma fa conto sugli adepti della prima ora per acquisire consenso e rispettabilità. Incredibilmente, sembrerebbe un buon sistema economico, avanzato e accorto, se non fosse volto al crimine e allo sfruttamento di esseri umani. Sì, perché ogni attenzione, ogni favore dell'organizzazione non fa altro che accrescere il già smisurato debito – economico oltre che di gratitudine – che già grava dalla nascita su ogni africano. Ed è così che i giovani partono, diretti verso l'Italia, l'Europa, l'Asia; prostitute e spacciatori, commercianti, riciclatori, agenti di "cambio", informatici… una gerarchia in continuo mutamento, una rete capillare e funzionale, un sistema intelligente ed organizzato, chirurgico e invisibile e per questo terribilmente pericoloso e implacabile. Non si fugge da una trappola del genere, non c'è via di scampo.
Ma i tentacoli di Ascia nera non si limitano certo al "piccolo crimine": se le cose vanno così bene, perché non estendersi, perché non commerciare voti, armi, diamanti, petrolio, articoli infinitamente più redditizi delle persone? E così l'organizzazione si procura contatti con i luoghi dello smercio, politici, ma anche altri mafiosi. Quella nigeriana è una mafia nuova, che ha avuto bravi maestri e li ha superati come succede ad ogni ottimo allievo. Leonardo Palmisano ce la descrive qui in un racconto appassionante, fatto di interviste ai diretti interessati, vittime e carnefici che sempre sono a loro volta vittime, ma qualche volta sono anche compiaciuti della "bravura" dei loro capi e della funzionalità del sistema cui appartengono. Questo non è per niente un saggio demagogico o teorico: questo è uno scritto importante perché diretto, partecipato, comprensibile, di forte impatto umano e sociale. Ho apprezzato molto lo stile di Palmisano che mi ha ricordato un altro saggio meraviglioso, La frontiera del compianto Alessandro Leogrande: anche qui ritrovo la competenza unita alla partecipazione personale e soprattutto alla franchezza di chi sa e vuole farsi leggere e capire da tutti. Leonardo Palmisano non è nuovo alla trattazione di questi temi: tra le sue molte pubblicazioni, prima di Ascia Nera, aveva scritto Ghetto Italia e Mafia caporale, quindi questo è solo l'ultimo libro di un'ideale e triste trilogia sullo sfruttamento degli esseri umani nel nostro Paese. Per quanto mi riguarda, recupererò presto gli altri suoi libri.


Opera recensita: "Ascia nera. La brutale intelligenza della Mafia nigeriana" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2019
Genere: saggio, inchiesta
Pagine: 218
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.