simposio lettori copertina

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sabato 30 luglio 2016

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

RECENSIONE: STEPHEN KING - MISERY


Sinossi:

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver "eliminato" Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di "resuscitarla" in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo' essere peggio della morte...

 

Oggi vi parlo di un romanzo che è considerato tra i migliori del celebre scrittore Stephen King: si tratta di Misery, da cui è stato tratto anche un film con l’attrice Katy Bates come protagonista femminile.

La storia è ambientata in casa di Annie Wilkes, una grottesca ex infermiera squilibrata che soccorre e cura Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, vittima di un brutto incidente stradale.

E’ qui che, proprio in apertura del libro, Paul si sveglia dalla nube densa causatagli dai farmaci che Annie gli ha somministrato dopo il trauma. E’ in questa casa che Paul resta per mesi, prigioniero della follia di Annie. La donna, dopo aver appreso della morte del suo personaggio letterario preferito, la trovatella Misery, costringe lo scrittore a resuscitarla. A questo scopo Annie sottopone il povero Paul ad una serie sempre più macabra di sevizie, avvantaggiata dal fatto che, avendo subito gravi traumi alle gambe in seguito all’incidente, l’uomo dipende totalmente da lei. Via via che il numero delle pagine del manoscritto cresce accanto alla macchina da scrivere, cresce in Paul anche la rabbia e il desiderio di vendetta.

 Il romanzo si sviluppa quindi in un’escalation di scene crudeli, macabre, ai limiti del reale, fino all’epilogo tragico ed insieme liberatorio.

Ora, è il momento delle considerazioni personali: so di andare controcorrente rispetto al resto dei siti, blog, forum che parlano di questo libro, ma a me Misery non è piaciuto! O meglio, mi è piaciuto molto meno di quanto mi aspettassi. L’ho trovato lento, troppo statico, per buona parte del libro ho fatto fatica a trovare interesse nei personaggi e nella sorte di Paul. Solo verso la fine il ritmo ha cominciato ad alzarsi e  mi è risultato più facile finire la lettura. Non nego che sia un buon libro, stiamo pur sempre parlando di Stephen King, ma ho letto di meglio anche dello stesso autore. Soprattutto, non mi sento di definirlo “thriller, ma piuttosto lo inquadrerei nel genere noir.

La mia, comunque, è un’opinione personale e, visto che mi ritrovo ad essere una voce fuori dal coro, non mi sento di non consigliarlo a fatto… perciò lo consiglio con molte remore.  

 

Opera recensita: “Misery” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1987

Genere: noir

Ambientazione: Colorado (U.S.A.)

Pagine: 382

Consigliato: sì/no.

 

martedì 26 luglio 2016

RECENSIONE: WULF DORN - LA PSICHIATRA


Sinossi:

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare all'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...

 

Chi può dire cosa è vero e cosa non lo è? E chi ci assicura che sapere la verità sia sempre la cosa migliore? Sono questi gli interrogativi davanti ai quali ci pone questo thriller psicologico.

E’ lunedì mattina e la giovane psichiatra Ellen Roth arriva al lavoro in ritardo. Ha appena accompagnato in aeroporto il suo collega e compagno Chris che parte per una lunga vacanza in Australia con un amico. Ellen è turbata perché prima di partire Chris le ha strappato una promessa: occuparsi di una nuova paziente, giunta da poco in clinica, alla quale lui tiene molto perché pensa che sia in pericolo. Ellen va a farle visita e trova una donna in evidente stato di choc, chiusa in se stessa, con chiari segni di maltrattamenti che, a suo dire, le sono stati procurati dall’uomo nero, il temibile personaggio delle fiabe. Ellen nota che la donna parla con una voce infantile, come se fosse regredita allo stato di bambina. Anche quando si allontana da lei Ellen non riesce a non pensare alle sue condizioni e a cosa o chi possa averla ridotta così. Il giorno successivo, però, la paziente senza nome è scomparsa e nessuno sembra averla mai vista, a parte Ellen e Chris che però è irraggiungibile in Australia. Ellen comincia a cercarla e contemporaneamente riceve strane telefonate ed avvertimenti di vario tipo da un uomo che sembra essere collegato alla donna sconosciuta. Da qui comincerà un percorso pericoloso ed oscuro che porterà Ellen ad una sconvolgente, remota ed amara verità dalla quale le sarà molto difficile venire fuori indenne. Ad aiutarla in questo percorso c’è solo il suo collega Mark che si rivelerà la sua unica ancora di salvezza.

Il libro è scritto con stile scorrevole, la tensione è palpabile ad ogni pagina e cresce di pari passo con il baratro buio verso cui si ha sempre l’impressione di precipitare. Un thriller psicologico in piena regola con tanto di colpi di scena finali, non uno, ma molti in rapida successione. La storia, che per buona parte del libro sembra essere quasi ordinaria, “normale”, assume connotati assolutamente imprevisti. Mi è piaciuto? Sì, molto, l’ho letto d’un fiato e ve lo consiglio!

 

Opera recensita: “La psichiatra” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2010

Genere: triller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 399

Consigliato: sì.

 

domenica 24 luglio 2016

RECENSIONE: SARA RATTARO - SPLENDI PIù CHE PUOI


Sinossi:

L'amore non chiede il permesso. Arriva all'improvviso. Travolge ogni cosa al suo passaggio e trascina in un sogno. Così è stato per Emma, quando per la prima volta ha incontrato Marco che da subito ha capito come prendersi cura di lei. Tutto con lui è perfetto. Ma arriva sempre il momento del risveglio. Perché Marco la ricopre di attenzioni sempre più insistenti. Marco ha continui sbalzi d'umore. Troppi. Marco non riesce a trattenere la sua gelosia. Che diventa ossessione. Emma all'inizio asseconda le sue richieste credendo siano solo gesti amorevoli. Eppure non è mai abbastanza. Ogni occasione è buona per allontanare da lei i suoi amici, i suoi genitori, tutto il suo mondo. Emma scopre che quello che si chiama amore a volte non lo è. Può vestire maschere diverse. Può far male, ferire, umiliare. Può far sentire l'altra persona debole e indifesa. Emma non riconosce più l'uomo accanto a lei. Non sa più chi sia. E non sa come riprendere in mano la propria vita. Come nascondere a sé stessa e agli altri quei segni blu sulla sua pelle che nessuna carezza può più risanare. Fino a quando nasce sua figlia, e il sorriso della piccola Martina che cresce le dà il coraggio di cambiare il suo destino. Di dire basta. Di affrontare la verità. Una verità difficile da accettare, da cui si può solo fuggire. Ma il cuore, anche se è spezzato, ferito, tormentato, sa sempre come tornare a volare. Come tornare a risplendere. Più forte che può.

 

Da qualche mese è uscito, per Garzanti, l’ultimo libro della scrittrice genovese Sara Rattaro, intitolato “splendi più che puoi”.

Il titolo farebbe pensare ad un romanzo leggero, da ombrellone, magari una storia sentimentale da “e tutti vissero felici e contenti”, di quelle che piacciono tanto alle donne perché le fanno piangere e sognare. Beh, non è proprio così, ma qualcosa di vero in questa descrizione c’è: questo libro fa piangere le donne, ma di rabbia e di dolore. Sara Rattaro, infatti, racconta la storia di Emma, una ragazza come tante che sposa l’uomo sbagliato e che questo errore lo paga caro, fino in fondo.

Marco, suo marito, quello che la ricopriva di attenzioni e sembrava sempre sapere ciò di cui lei avesse bisogno, proprio lui la picchia, la tiene segregata in una casa di montagna per sei anni, la chiude al freddo di una cantina buia, le impedisce di parlare con i genitori e con l’ufficio. Ma Emma, dopo sofferenze indicibili riesce a liberarsi da questa prigione privata. Lo fa per Martina, la figlia nata da questo matrimonio infelice, perché lei non debba subire ciò che sta passando lei, perché Martina si salvi ed abbia una vita vera, come le altre bambine.

Il dramma di Emma è privato, interiore, lei lo nasconde a se stessa ed agli altri, dapprima perché si illude che sia passeggero, poi per paura. Ma la follia di un uomo malato è più forte di una donna sola, impaurita e debilitata. Così la vita di Emma non sarà facile neppure quando, finalmente, riuscirà a venirne fuori: sarà sempre spaventata, perseguitata dall’ombra di Marco, della famiglia di lui che sa e non vuole vedere, del passato e anche del futuro. Non sarà facile per Emma e per Martina superare quegli anni durissimi e ricominciare a splendere.

Il libro è ben scritto, si legge d’un fiato sia per la prosa scorrevole ed intensa dell’autrice, sia per l’importanza e l’attualità del tema trattato. Tuttavia, ho letto altri due romanzi di Sara Rattaro e quest’ultimo è quello che mi ha coinvolto meno: è come se l’autrice, che pure ci ha abituati a storie forti raccontate con grande intensità e sensibilità, non fosse qui riuscita a tirar fuori tutte le emozioni della storia. E’ come se ci fosse qualcosa che non è ancora uscito dalla mente di Emma e che quindi non è arrivato sulle pagine. Mi ha emozionato meno, nonostante fossi molto toccata dal tema. Ad ogni modo questa è una valutazione soggettiva, quindi comunque ve lo consiglio.

 

Opera recensita: “splendi più che puoi” di Sara Rattaro

Editore: Garzanti, narratori moderni, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione una città italiana e il paesino di San Biagio

Pagine: 250

Consigliato: sì.

 

giovedì 21 luglio 2016

RECENSIONE: STEPHEN KING - CUJO


Sinossi:

A Castle Rock, una sonnolenta cittadina del Maine, la vita scorre sui soliti binari. Cujo, il docile San Bernardo del meccanico, scorrazza libero per la campagna, finché una notte il suo padroncino, aprendo la porta del ripostiglio, non vede emergere dalle tenebre due occhi infuocati. Chi è la creatura diabolica che da quel momento comincia a seminare ovunque terrore e desolazione? È forse Cujo che, diventato idrofobo, si è trasformato nell'incarnazione stessa del male?

 

Non senza imbarazzo, confesso che questo è il primo libro di King che leggo. Finora i suoi romanzi hanno sempre suscitato in me una certa diffidenza reverenziale mista ad un poco celato terrore… era come se fossi consapevole del fatto che leggerli non sarebbe stata proprio una passeggiata. E infatti non mi sbagliavo: questo primo romanzo, Cujo, non ha smentito i miei timori iniziali, ma ciò che mi ha piacevolmente colpita è stato il fatto che questo terrore mi sia piaciuto. Mi sono piaciuti gli autentici brividi che l’orribile storia di Donna e Tad mi ha fatto provare.

Chi sono Donna e Tad? E chi è Cujo? Eh, avete ragione, forse è meglio partire dall’inizio.

Una notte di giugno del 1980 il quattrenne Tad Trenton viene svegliato dall’impellente stimolo di fare pipì e, una volta a letto, vede due occhi fiammeggianti emergere dal suo armadio, nel buio della sua stanza. Il mostro rivela a Tad di essere l’incarnazione di Frank Dodd, il poliziotto che pochi anni prima aveva scosso la tranquilla cittadina uccidendo diverse persone. I genitori, Donna e Vic, prontamente accorsi alle sue urla di terrore, non vedono nessun mostro e non gli credono, ma ben presto cominciano ad accadere strane cose in casa. Poco tempo dopo questa strana storia Vic, il padre di Tad, parte per un viaggio di lavoro molto importante e lascia Donna e Tad da soli. La Pinto di Donna ha qualche problema così la donna la porta all’officina di Joe Camber, un burbero meccanico che vive fuori città. E’ così che Donna e Tad incontreranno Cujo, il grande Sanbernardo di cento chili da tutti descritto come un cane docilissimo, ma che, per effetto della rabbia, si trasformerà in un mostro crudele e spietato che ucciderà quattro persone. Cujo è da cinque anni con Brett, il figlio del meccanico, ma appare chiaro tra le righe che nella sua vita precedente era proprio Frank Dodd, morto a Castle Rock esattamente cinque anni prima. L’estenuante duello di nervi che Donna Trenton ingaggia con la bestia è tanto straziante quanto coinvolgente: non si può fare a meno di stare incollati alle quasi quattrocento pagine di questo romanzo provando un misto di sensazioni: orrore, paura, angoscia crescente, partecipazione per il dolore di Vic e per l’ansia di Donna, affetto e tenerezza per il piccolo Tad, comprensione per Charity, la moglie di Joe Camber e un costante, crescente brivido che gela il corpo ad ogni assalto del cane-mostro, nonostante la torrida estate descritta da King. La canicola estiva è un elemento importante nell’evolversi di tutta la storia: è quel dettaglio che fa da collante, accomunando e spiegando tutte le situazioni, le scelte, a dirittura i pensieri. Il tutto è condito da una scrittura magistrale, una suspense sapientemente dosata, con momenti di autentico panico alternati a pagine di calma piatta, ricordi, considerazioni che non fanno altro che accrescere la curiosità. Lettura assolutamente consigliata a chi non abbia paura di affrontare i mostri che attaccano dall’esterno ma soprattutto quelli che si annidano dentro di noi, nelle nostre paure ed insicurezze.

  

 

Opera recensita: “Cujo” di Stephen King

Editore: Sperling Paperback 1992

Genere: horror, fantasy

Ambientazione: Castle Rock (Maine, Stati Uniti) 1980

Pagine: 376

Consigliato: sì.

 

martedì 19 luglio 2016

RECENSIONE: PATRICK MCGRATH - FOLLIA


Sinossi:

Le storie d'amore contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni". Inghilterra, 1959. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera - la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell'ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile - finché lentamente non ne emergono le ragioni nascoste.

 

Il tema della follia è stato affrontato da svariati punti di vista sia nella letteratura che nelle arti visive o nel cinema; il libro di cui vi parlo oggi lo tratta dal punto di vista dell’ossessione sessuale morbosa.

Siamo in Inghilterra nel 1959. In un manicomio vittoriano poco distante da Londra è rinchiuso Edgar, un uomo che ha ucciso la moglie deturpandone il corpo. Prima di essere rinchiuso nell’istituto, Edgar era un artista, uno scultore ed è proprio grazie a questa sua particolarità che entra in contatto con Stella Raphael, la bella moglie del vicedirettore dell’ospedale, che trascorre le sue giornate sola ed insoddisfatta del suo ruolo, vagando per l’orto che Edgar sta risistemando. Non appena l’uomo, consapevole del proprio fascino, si rende conto di suscitare l’attrazione di Stella, architetta un piano che gli permetta dapprima di rabbonire il marito psichiatra, poi a dirittura di evadere. Stella non si accorge del secondo fine di Edgar e cade nella trappola: si innamora di lui di un amore imprudente, spregiudicato ed irrinunciabile. Da qui comincerà per lei una discesa inesorabile verso il baratro: gradualmente Stella perderà tutto, la famiglia, il rispetto degli altri ed infine la ragione.

La lenta ed angosciante distruzione della vita di Stella ci viene raccontata posteriori da Peter, l’anziano psichiatra che ha in cura Edgar e che è da tempo amico di Stella: sarà lui a curarla quando, dopo mesi di crescente disagio, Stella toccherà il fondo e sarà ricoverata nello stesso ospedale dove aveva conosciuto Edgar.

L’analisi clinica di Peter è minuziosa, il racconto viene riportato fedelmente, con molti dettagli che consentono di imaginare visivamente la scena e di immedesimarsi nei pensieri dei protagonisti. Il narratore non ci risparmia neppure le sue considerazioni a margine del racconto che contribuiscono a riportare chi legge ad un accenno di obiettività, scongiurando il rischio di perdersi nel delirio dei comportamenti e dei pensieri insani dei personaggi.

Ciò che mi ha colpito maggiormente durante la lettura è stata la capacità di McGrath di entrare contemporaneamente nella mente malata di Stella ed Edgar analizzandone con sorprendente lucidità il fluire dei pensieri e contemporaneamente di vestire i panni dello psichiatra-narratore che affronta il racconto senza dare mai giudizi morali. Peter è, in particolare, il mio personaggio preferito, la chiave di volta di tutto il romanzo, a dispetto delle apparenze: a lettura terminata, infatti, mi ritrovo a riflettere sul suo modus operandi, sulle ripercussioni personali che la storia ha avuto su di lui e sul grado di obiettività da lui effettivamente tenuto durante la cura di Stella e la narrazione.

Va sottolineata, ad ogni modo, la straordinaria maestria dimostrata dall’autore nello scandagliare gli animi di tutti e i coinvolti e nel descriverli così chiaramente. Al di là della trama, che in effetti non brilla per originalità, ciò che realmente mi ha colpita è proprio la struttura e lo stile del romanzo. Un’avvertenza: come potrete immaginare in questo romanzo non si respira un’aria gioiosa e calda. Si percepisce, nel grigiore suscitato dai toni e dalle ambientazioni, un senso di ineluttabilità che fa chiaramente presagire situazioni di pieno disagio ed eventi funesti. Quando vi appresterete a leggerlo, perciò, saprete cosa aspettarvi, ma credo che questa sia una caratteristica comune alla maggior parte dei romanzi psicologici.

Mi sento di consigliare questo libro? Sì… perché l’animo umano non smette mai di stupirci: sembra imprevedibile, eppure ha dei meccanismi precisi che, a ben guardare, sono simili per ognuno di noi… solo che non ne siamo coscenti finchè non ci capita di sfiorare da vicino certe situazioni difficili.

 

Opera recensita: “Follia” di Patrick McGrath

Editore: Adelphi, 1998

Genere: romanzo psicologico

Ambientazione: Inghilterra, 1959

Pagine: 294

Consigliato: sì.

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