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domenica 19 gennaio 2020

RECENSIONE: JING-JING LEE - STORIA DELLA NOSTRA SCOMPARSA


Sinossi:
Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.
Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.

Commento:
Nessuno credeva che la guerra fra Cina e Giappone sarebbe arrivata sin lì… in fondo, cosa importa ai giapponesi di un'isoletta come Singapore? E invece, inesorabile, la guerra arriva, miete le sue vittime e porta con sé il suo carico di miseria, sofferenza, umiliazioni. Nel cielo di Singapore si vedono sempre meno aerei alleati e sempre più bombe giapponesi; i poveri diventano sempre più poveri, disoccupati e affamati; i soldati invadono città e villaggi e li depredano di cose e persone… donne, soprattutto. È proprio così che il destino avverso porta via la sedicenne Wang Di alla sua famiglia: un giorno, i soldati arrivano al villaggio a bordo di camion, intimano a tutti di uscire di casa e prendono con sé le donne più giovani… il loro destino? Diventare donne di conforto, meri strumenti di soddisfazione sessuale dei soldati giapponesi, segregate in cubicoli con sempre meno cibo e nessuna possibilità di scappare. Poi la guerra finisce e, a quelle di loro che tornano a casa, tocca anche sopportare l'onta del disprezzo altrui, dell'emarginazione, della damnatio: agli occhi della brava gente, famiglie comprese, sono donne di malaffare, sarebbe stato meglio che fossero morte. E a cosa serve, allora aver sofferto? Se lo chiede spesso Wang Di, il cui nome indica già da solo il suo non essere desiderata (significa speranza di un fratellino), se lo chiede a cos'è servito sopportare stringendo i denti, non abbandonarsi al dolore, ma dopo un po' smette di farsi domande, si chiude nel silenzio, china la testa e sposa un uomo buono, anche lui segnato dalla guerra. E qui la ritrova Kevin, un tredicenne introverso che ha appena perso la nonna cui era legatissimo; la trova sola e smarrita, proprio come lui: due anime affini con una storia da raccontare e molti fili da riannodare. È proprio grazie a Kevin, infatti, che Wang Di riuscirà a redimersi da se stessa.
Storia della nostra scomparsa racconta una storia semisconosciuta e lo fa con la delicatezza della sobrietà: Jing-Jing Lee non si fa mai prendere la mano da sentimentalismi che renderebbero artefatta la storia: non ne ha bisogno, perché con il suo fluire pacato e intimo, questa storia ci entra nel cuore in punta di penna ed è destinata a rimanerci a lungo.

Opera recensita: "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee
Editore: Fazi, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Singapore
Pagine: 400
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 15 luglio 2019

RECENSIONE: LISA SEE - LE RAGAZZE DI SHANGHAI


Sinossi:
Nella Shanghai di fine anni Trenta, una "Parigi d'Oriente" in pieno fermento culturale, le sorelle Pearl e May vivono una vita agiata e serena. Hanno ventuno e diciotto anni e sono molto unite, pur essendo diversissime: Pearl, nata nell'anno del drago, è tenace e ha uno spiccato senso del dovere, mentre May, nata nell'anno della pecora, ha un carattere più docile. La loro famiglia, grazie alle attività del padre, gode dei privilegi della borghesia di Shanghai: una bella casa, servitori a disposizione e denaro per comprare abiti eleganti e frequentare i locali alla moda. Le due sorelle non hanno bisogno di lavorare e fanno le modelle per hobby, posando per un giovane pittore. Fino a che tutto cambia. Fino a che, un giorno infausto, il padre perde l'intero patrimonio al gioco e si vede costretto a vendere le proprie figlie, dandole in spose a due fratelli cinesi che vivono a Los Angeles. Mentre i bombardamenti giapponesi imperversano sulla loro città, Pearl e May intraprendono un viaggio lungo e travagliato che le porterà nel Sud della Cina e poi, attraversato il Pacifico, nella Città degli Angeli. Qui, nei sobborghi di Chinatown, avrà inizio per loro un nuovo capitolo: la ricerca infaticabile dell'amore in un matrimonio con uno sconosciuto, l'insidioso richiamo di Hollywood, la lotta quotidiana contro le discriminazioni e la nascita di una nuova vita in cui riporre speranze che si credevano perdute...

Commento:
Devo essere sincera, questo è uno dei pochi libri di cui, a fine lettura, non ho un'opinione chiara. So che mi è piaciuto e che lo consiglio, ma non saprei spiegare oggettivamente perché. E' ovvio che non mi è piaciuta la dicotomia profonda tra i primi capitoli in cui le ragazze sono avvolte in un'opulenza fatua ed effimera, e il resto del libro in cui il dolore, l'incertezza ed un senso di catastrofe imminente regnano sovrani. Non mi è piaciuto, inoltre, questo continuo affidarsi al destino che con il peggiorare della situazione a Chinatown si trasforma in autentico vittimismo e in qualche caso sfocia in tragedia, che sembra essere tipico dei cinesi di quegli anni… va bene l'influenza dello Zodiaco sul carattere, vanno bene anche gli amuleti, ma quando si tratta del proprio futuro occorre, talvolta, prendere in mano la propria vita e magari osare! Sembra invece che qui i personaggi, dopo essere scappati dalla Madrepatria in guerra per salvarsi la vita o, in qualche caso, per fare affari, attendano sempre che da quel luogo di conflitti e profondi cambiamenti qualcuno venga a salvarli, getti loro un'ancora, salvo poi – a giorni alterni – aborrire anche solo l'idea di tornare in Cina e dichiarare eterna fedeltà agli Stati Uniti pretendendo da questi protezione e diritti. Strettamente collegato a questa riflessione è, inoltre, il giudizio – per me un dubbio irrisolto – sulle due sorelle, Pearl e May, le due vere protagoniste di questa storia. Le due ragazze, molto legate, ma anche molto diverse tra loro, all'inizio del libro appaiono frivole, avvezze ai piaceri del bello e facile, volutamente staccate dalla realtà che le circonda, tanto da non riuscire a prevedere né tantomeno affrontare il tracollo familiare che le attende; poi, quando la vita le costringe a misurarsi con qualcosa che neppure l'osservatore più avveduto avrebbe mai potuto prevedere, reagiscono in modo opposto: Pearl, la più intelligente ed assennata si ritrova ingabbiata nell'impotenza e dovrà essere May, la più ribelle e frivola a tirare la carretta. Sarà probabilmente in questo momento che si formeranno i loro caratteri e si determinerà il loro approccio alle scelte successive. Giunte in America, comunque, entrambe risultano a loro modo slegate dalla realtà che vivono, non pienamente consapevoli, e nel momento cruciale, al punto di rottura che inevitabilmente arriverà, nessuna delle due risulterà vincitrice morale. Sono loro, a ben guardare, il reale motivo di interesse del libro: al di là delle vicende storiche della Cina degli anni 30 e dei rapporti tra Cina, Giappone e America negli anni 40 e 50, è l'evoluzione di Pearl e May – come sorelle e come donne calate in società diverse da quella in cui sono cresciute, sottoposte a sfide e prove sempre nuove – il reale motivo per cui leggere questo romanzo.
Ma Le ragazze di Shanghai è, come ci ricorda l'autrice nei ringraziamenti, prima di tutto un romanzo storico che affronta con cura, delicatezza e profondità le drammatiche vicende della guerra tra Cina e Giappone che travolse la prima negli anni 30 e 40, l'immigrazione negli Stati Uniti di un numero impressionante di cittadini cinesi nei modi più disparati, la creazione di una nuova, instabile, società Sinoamericana, i contrasti con il nuovo potere comunista, la repressione, l'intolleranza. In questo senso si può tranquillamente trovare una vena di attualità in questo romanzo: è una storia, come ce ne sono tante anche in epoca moderna, di viaggio, immigrazione, abbandono, perdita, dolore, adattamento, sofferenza, non accettazione, intolleranza, mancata integrazione. In definitiva, i motivi e gli spunti che inducano a leggere questo romanzo non mancano. Lisa See, poi, ha il pregio di raccontare con delicatezza realtà anche truci e in continuo cambiamento delle quali si conosce poco; lo fa documentandosi, ascoltando racconti, testimonianze, usando l'immaginazione, immedesimandosi nei sentimenti dei suoi personaggi. Ne vengono fuori storie di rara bellezza, vivide ed appassionate.


Opera recensita: "Le ragazze di Shanghai" di Lisa See
Editore: Longanesi, 2009
Genere: narrativa orientale
Ambientazione: Cina-America
Pagine: 383
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

mercoledì 27 dicembre 2017

RECENSIONE: SHI YANG SHI -CUORE DI SETA


Sinossi:

Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po' di nausea,

e mi spaventavo ogni volta che l'aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie

coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di mían hūatáng, 'cotone caramella', lo zucchero filato che spiluccavo,

in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali. Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Oūzhōu, l'Europa, insieme a Mama, mia

madre...

Inizia così l'avventura di Shi Yang Shi in Italia, un mondo sul quale ha spesso fantasticato ma che scoprirà fin da subito molto diverso da come lo aveva

immaginato. Dopo un viaggio interminabile, infatti, il piccolo Yang, in Cina studente brillante e figlio unico adorato di genitori benestanti, si ritrova

a Milano, senza il padre, costretto a dormire insieme a Mama su giacigli improvvisati nella cucina di una famiglia di conoscenti, alle prese con una lingua

di cui non sa nemmeno una parola e circondato da lǎowài, stranieri dagli occhi grandi e naso grosso che si assomigliano un po' tutti. Tutto per lui è nuovo

e difficile, e dopo solo pochi mesi che sembrano però una vita intera, i suoi sogni di bambino si sono già accartocciati l'uno dopo l'altro di fronte alla

realtà. A mano a mano che questo accade, lo strappo che la partenza da Jǐnán ha prodotto nel suo giovane cuore di seta avanza, inesorabile e silenzioso.

Perché la sua anima è divisa, in bilico, tra la vecchia vita in Cina e la nuova in Yìdàlì, tra vecchie e nuove abitudini, tra la voglia di rispettare la

tradizione e la famiglia e il desiderio di affermare se stesso, realizzando i suoi sogni. Come se dentro di lui germogliasse invisibilmente un seme biforcuto,

che non sa se svilupparsi verso l'obbedienza o la ribellione. Nel raccontarci i tentativi fatti per raggiungere un equilibrio faticoso quanto delicato,

Yang ci trasporta nel suo mondo multicolore di giovane cinese cresciuto in Italia regalandoci una storia che sa essere amara, ma anche divertente e piena

di speranza.

 

Commento:

Shi Yang Shi, oggi attore trentottenne, ci racconta la sua storia di immigrato clandestino, di bambino arrivato in Italia dalla Cina con la madre per migliorare la condizione sociale della famiglia.

In Cina la sua era una famiglia benestante e lui era uno studente modello, il primo della classe. Ma quando, dopo varie peregrinazioni, Yang arriva a Milano è costretto a vivere in condizioni miserevoli, a ringraziare lo zio per l’ospitalità, a dormire su una branda, a parlare con Baba – il padre – solo da lontano al telefono della rosticceria dello zio dove lavora con la madre. E a scuola non riesce a brillare, non conosce l’italiano, non riesce a farsi degli amici, il suo essere ammirato per l’impegno nello studio si trasforma in sinonimo di derisione da parte dei compagni… Yang cresce e soffre, diviso tra la voglia di ribellarsi e la pressione della responsabilità di onorare la famiglia di cui è l’unico erede. Ma non c’è solo la difficoltà di adattarsi, c’è anche l’adolescenza che irrompe confondendo, agitando, accrescendo lo strappo fatto con la partenza al suo cuore di seta. Così cominciano i conflitti, le tensioni sessuali, le incomprensioni con i genitori… ma pian piano qualcosa cambia e Yang comincia a capire che deve essere lui a prendere in mano le redini della sua vita, a dover decidere per il suo futuro. Così affronta la sua omosessualità, cambia percorso di studi, comincia a decidere per sé e ritorna a volare alto come un dragone.

Questa è una storia di distacchi e partenze, di turbamenti e piccole vittorie personali, di crescita, di cambiamento e di speranza per il futuro. Un libro breve ma intenso, una lettura gradevole che sa di tradizione, cultura e voglia di farcela. Consigliato!

 

Opera recensita: “Cuore di seta” di Shi Yang Shi

Editore: Mondadori, 2017

Genere: autobiografia

Ambientazione: Cina-Italia

Pagine: 166

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.