simposio lettori copertina

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venerdì 25 giugno 2021

RECENSIONE: HARLAN COBEN - FUGA

            Sinossi:

L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata. Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa. E lei fugge. Di nuovo. E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio. Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso...

 

Commento:

Non avrebbe mai immaginato, il ricco, tranquillo, pacato, solido consulente ed analista finanziario Simon Greene, di ritrovarsi a prendere a pugni il ragazzo di sua figlia, a Central Park, a favore di telecamera. Non avrebbe mai immaginato di dover inseguire quella figlia di cui è sempre stato orgoglioso per le strade buie e fetide della droga, in un degrado senza fondo che avrebbe messo in pericolo lei, lui, la loro famiglia e quel fragile equilibrio costruito in tanti anni. Non avrebbe mai immaginato, Simon Greene, di doverla andare a cercare, quella figlia, rimestando nel torbido cocktail di debolezze, fragilità, avidità, depravazione, abuso… eppure, se vuole salvare lei, la sua famiglia e se stesso, deve farlo. Ad aiutarlo c'è Elena Ramirez, la miglior detective privata sulla piazza. Non l'ha assunta lui, ma un altro padre, in un'altra città, che come lui sta cercando suo figlio. Sarà Elena ad arrivare a Simon unendo i fili di un'intricata rete di misteri che scoperchierà un vaso di Pandora pieno di morte, sofferenza e perversione, nel fondo – o se vogliamo, al culmine – del quale c'è sempre la fame di potere e l'ego smisurato di qualcuno che non si fa scrupoli a sfruttare le fragilità altrui.

Fuga di Harlan Coben è un buon thriller che scorre discreto per 400 pagine, una narrazione lenta e metodica che ci conduce con andatura rassicurante per le anse fangose della miseria umana. Cosa ci sarà dopo la prossima curva?

Uno stand alone – sì, ne esistono ancora in questo mondo pullulante di serie – che si fa leggere gradevolmente, con colpi di scena nei punti giusti e una tensione sempre controllata e ben calibrata. Non certo il thriller dal page turning incalzante, ma di sicuro una buona lettura che, per chi vuole coglierli, dà anche velati spunti di riflessione.

 

Opera recensita: "Fuga" di Harlan Coben

Editore: Longanesi, 2021

Genere: thriller

Pagine: 400

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 19 giugno 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - FIGLIA DELLA CENERE

Sinossi:

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» 
Dopo Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.

 

Commento:

Ritrovare Teresa Battaglia è, ormai, un piacere cui è difficile sottrarsi, tantomeno rinunciare: questa commissaria dall'autorevolezza naturale e dall'umanità debordante ha conquistato i cuori di tanti lettori, compreso il mio, sin dalla sua prima comparsa in Fiori sopra l'inferno. La ritroviamo, in questo nuovo romanzo, più provata, fragile, coraggiosa che mai: la sua malattia è giunta ad un punto cruciale, che le rende difficile – se non impossibile – continuare nel suo lavoro. Teresa lo sapeva che questo momento sarebbe arrivato e che sarebbe stato difficile, ma non immaginava che a complicare le cose ci sarebbe stato il passato, un passato struggente e pericoloso, un nodo doloroso che le cambiò la vita e che resta ancora da sciogliere… un nodo incarnato da un uomo che ha ucciso e salvato e che torna a far parlare di sé.

Figlia della cenere è un noir diverso dai precedenti della serie, sebbene ugualmente intenso e trascinante: è diverso perché il suo fascino non si concentra tanto sulla natura circostante, sul territorio, sul male che viene da fuori, quanto invece su quello che tocca Teresa da vicino, da dentro. È un romanzo profondamente introspettivo, una specie di resa dei conti che ci permette di conoscere meglio Teresa, il suo passato, ciò che l'ha resa la roccia che è, per poter scendere all'inferno con lei, per tenerla per mano mentre affronta i suoi demoni. Non è l'ultima volta che la incontriamo, per fortuna: il finale è più che aperto e guida verso nuovi spunti, nuovi sviluppi e – c'è da scommetterlo – nuove emozioni.

 

Opera recensita: "Figlia della cenere" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

mercoledì 20 gennaio 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LUCE DELLA NOTTE

Sinossi:

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile.

 

Commento:

Luce della notte, il terzo capitolo della stupenda saga che Ilaria Tuti dedica alla commissaria Teresa Battaglia e al suo Friuli, è un romanzo coraggioso. Coraggioso come chi decide di affrontare il buio, gli spettri, la notte dell'anima e del cuore.

Coraggioso come Chiara, la bambina della storia, che non si sottrae al sogno che la mette di fronte a un'atrocità più grande di qualsiasi cosa lei possa tollerare; coraggioso come Giulia, la mamma di Chiara, che illumina la notte in cui è costretta la figlia con colori, luci, fiabe e speranza instancabile; coraggioso come Teresa Battaglia, l'anziana commissaria che affronta se stessa e il suo destino ogni giorno e non ha paura di seguire un'intuizione e rischiare tutto; coraggioso persino come il giovane e supponente Marini, che nonostante tutto si affida alla sua commissaria e la segue rischiando anche lui. È coraggioso, questo romanzo, proprio come lo è la sua autrice, capace di ndare oltre il dolore, di affrontarlo con un'arma potente, la scrittura, che diventa catarsi, che diventa salvezza. Luce della notte è una storia su come affrontare la paura scavando dentro se stessi per trovare la forza di attraversare la notte. È una storia di bambini coraggiosi e di madri che li aspettano e condividono con loro la sofferenza; è una storia di coraggio. Leggetela, come e più degli altri romanzi di Ilaria Tuti.

 

Opera recensita: "Luce della notte" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Friuli

Pagine: 256

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.     

giovedì 17 dicembre 2020

RECENSIONE: BO SVERNSTROM - VICTIMS

Sinossi:

Quando il corpo mutilato di un uomo viene trovato in un fienile a nord di Stoccolma, l'ispettore capo Carl Edson e la sua squadra si preparano per quella che – nonostante l'insolita e atroce crudeltà verso la vittima – sembrerebbe un'indagine per omicidio abbastanza semplice. Questa sensazione, però, dura molto poco: avvicinandosi al corpo, si rendono conto che l'uomo è ancora vivo. Ma anche questo, sfortunatamente, dura molto poco: trasportata d'urgenza in ospedale, la vittima muore in circostanze misteriose. Forse il killer è tornato a finire il lavoro? Sulla scena del crimine accorre prima di tutti gli altri colleghi Alexandra Bengtsson, tenace giornalista di cronaca nera, a caccia di notizie. Ed è proprio lei a fare una curiosa scoperta: un mazzo di chiavi che potrebbe essere collegato all'assassino e che la trascina al centro delle indagini. Mentre la polizia dà la caccia all'artefice del crimine, nuovi cadaveri vengono rinvenuti in circostanze analoghe al primo. Il team investigativo ora sa che il caso è tutt'altro che di routine e che è solo questione di tempo prima che il killer colpisca di nuovo, in modi sempre più efferati. Resta da capire, e in fretta, qual è lo schema che collega le vittime e chi le ha prese di mira. Carl e Alexandra sono risucchiati nel vortice delle indagini che porteranno alla luce un passato oscuro e violento, ponendo una domanda alla quale sembra impossibile rispondere: chi è la vittima e chi è davvero il criminale?

 

Commento:

Perplessità. È fondamentalmente questa la sensazione che ho provato durante quasi tutta la lettura di questo thriller svedese. Dico "quasi tutta" perché all'inizio ho provato noia: avevo l'impressione di leggere qualcosa di già letto, un copione trito e ritrito che immaginavo già dove sarebbe andato a parare. Il colpo di scena che ha fatto svoltare la storia c'è effettivamente stato, ma nulla che sia riuscito a risollevare le sorti di un thriller che non brilla mai, che non emoziona mai più del minimo sindacale… Victims non è scritto male, non è nemmeno un brutto thriller, ma semplicemente è un thriller che non coinvolge quanto dovrebbe. Per non parlare poi dei buchi narrativi (specialmente verso la fine) e della superficialità della caratterizzazione dei personaggi… incolori e stereotipati, tutti, assassino compreso. Non mi sento di bocciarlo del tutto, ma non è certamente tra i migliori che abbia letto. Si poteva fare di più.

 

Opera recensita: "Victims" di Bo Svernstrom

Editore: Longanesi, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 464

Prezzo: 19,60 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

              

sabato 14 novembre 2020

RECENSIONE: LARS KEPLER - L'UOMO DELLO SPECCHIO

Sinossi:

Una ragazza è stata uccisa nel parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma, in piena notte. Sulla scena del crimine restano i chiari segni di un’esecuzione in piena regola.
Ma chi può aver voluto infliggerle una morte così spettacolare e crudele?
Se lo chiede il commissario Joona Linna mentre scopre che la vittima era sparita nel nulla un pomeriggio di cinque anni prima, e da allora non si era più saputo nulla di lei.
Joona deve ricucire i pezzi di questa storia dai contorni sempre più inquietanti, trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia il prima possibile. Ma come fare? Da dove partire se nessuno sa, nessuno ha visto?
Eppure qualcuno deve avere visto, qualcuno che forse non vuole parlare o non riesce a parlare. Qualcuno che per qualche oscuro motivo dev’essere aiutato a ricordare, perché il segreto è imprigionato nel buio della sua mente. Ed è per questo che Joona, bloccato in un labirinto di specchi, decide di infrangere ancora una volta le regole della polizia. Perché sa di non avere altra scelta, deve ricorrere all’aiuto di un professionista che in passato gli ha fornito la chiave per arrivare alla verità: il dottor Erik Maria Bark, meglio conosciuto come l’Ipnotista...
Teso, veloce, beffardo. L’uomo dello specchio è il nuovo attesissimo romanzo della coppia più amata del thriller scandinavo.

 

Commento:

Non è mai facile recensire i thriller di Lars Kepler, perché… perché succedono così tante cose, tutte intrecciate, su vari piani… e poi perché sono sempre così tesi, incalzanti, al cardiopalma che davvero non si ha il tempo di metabolizzare un colpo di sceno che subito siamo al centro dell'azione. Però è sempre un gran piacere, per me che amo i thriller dinamici, attivi e imprevedibili, leggere Kepler e ritrovare il commissario Joona Linna, la sua Svezia, i casi cruenti, complicati e pericolosi in cui è implicato. Ero quindi molto contenta quando ho saputo dell'uscita di questo ottavo volume della serie a lui dedicata… così contenta che il libro è uscito il 12, l'altro giorno, ed io l'ho già terminato nonostante fossero 552 pagine. Ed ora, a fine lettura, posso dire che ancora una volta Lars Kepler, ossia i coniugi Ahndoril, non mi ha delusa: c'è tutto, l'azione, la crudezza, il fattore psicologico, quello sociale. Sì, perché non bisogna dimenticare che i thriller non sono mai una semplice caccia al colpevole, ma affrontano temi importanti che riguardano la società e il vivere civile. In questo caso, oltre alla miriade di temi secondari, quello chiave sono le donne, la loro libertà e soprattutto la loro costrizione, le violenze, gli abusi. Chi li compie li nasconde dietro qualunque giustificazione, Lars Kepler qui ne illumina alcune e lo fa a suo modo… d'impatto. Non consiglio questo libro a tutti: lo consiglio solo a chi abbia già letto gli altri sette volumi della serie ed a chi sia certo di poter/voler affrontare un certo tipo di narrazione che, davvero, non risparmia nessun dettaglio, neanche il più macabro.

 

Opera recensita: "L'uomo dello specchio" di Lars Kepler

Editore: Longanesi, 2020

Genere: thriller psicologico, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 552

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

martedì 6 ottobre 2020

RECENSIONE: IMOGEN KEALEY - LIBERAZIONE

Sinossi:

Agli occhi degli Alleati è un’impavida combattente per la libertà, una leggenda delle operazioni speciali, una donna completamente fuori dagli schemi. Per la Gestapo, un fantasma, un’ombra, la persona più ricercata al mondo. Ma all’inizio, Nancy Wake non è altro che una giovane donna arrivata a Marsiglia dopo un’infanzia difficile in Australia. Nel cuore più antico della città affacciata sul Mediterraneo ha conosciuto e sposato Henri, l’uomo che ama perdutamente. Ma non appena la Francia entra in guerra, il suo sprezzo del pericolo e la fede nei valori della democrazia e della libertà la spingono a prendere parte alla Resistenza contro i nazisti. Diventa così la temibile spia nota come il Topo Bianco. Con una taglia di centomila franchi sulla testa, è fra i principali ricercati della Gestapo. Quando i tedeschi che le danno la caccia arrestano il marito e lo torturano per avere sue notizie, Nancy fugge in Gran Bretagna. Qui si unisce agli agenti segreti inglesi con cui pianifica il ritorno in Francia per unirsi ai combattenti della Resistenza nell’Alvernia. E sarà un ritorno degno di un personaggio memorabile. Perché lei è pronta a tutto pur di sconfiggere i tedeschi e liberare la Francia. Ed è pronta a dare la vita pur di salvare il marito… Romanzo storico emozionante e avventuroso, Liberazione è ispirato alle vicende di un personaggio realmente esistito. Emancipata, indomabile, in anticipo sui tempi, la pluridecorata donna simbolo della Resistenza rivive in queste pagine che narrano senza un attimo di tregua le dure battaglie per vincere i pregiudizi, le fughe nei boschi sotto i colpi dei mitra, il disperato tentativo di capovolgere le sorti della guerra sino a un epilogo capace di sorprendere e di commuovere. Imogen Kealey è uno pseudonimo dietro il quale si celano Darby Kealey, scrittore e produttore per il cinema e le serie tv residente a Los Angeles, e Imogen Robertson, scrittrice londinese e autrice di romanzi storici. Da Liberazione, bestseller internazionale uscito in più di venti Paesi, sarà presto tratto un film prodotto e interpretato da Anne Hathaway.

 

Commento:

Liberazione è uno di quei (rari) libri che ti prendono dalla prima all'ultima riga, che ti catturano con un dettaglio, una parola, un'immagine e non ti lasciano più. Con il ritmo incalzante e il passo sostenuto di chi non può perdere tempo, conosciamo Nancy Wake, la bella, tenace, irruenta Nancy Wake che si guadagna sul campo cariche, meriti, ma soprattutto rispetto e amicizia. Nulla è stato facile per lei, sin da quand'era una bambina, in Australia, con una madre che la definiva un mostro senza colpoferire. Scappata di casa a sedici anni, si trasferisce in America, poi in Europa, per fare la giornalista. Insieme al marito, che amerà profondamente fino alla fine, lotta con la resistenza, a Marsiglia, contro i tedeschi. Quando il marito viene arrestato comincia per lei un'Odissea di lotta, impegno, combattimento che la condurrà a capo dei maquisards per conto degli inglesi. Una donna che ha dato tanto all'Europa, un simbolo di coraggio, tenacia, forza, ribellione. Una figura ammirevole che non conoscevo e che ho scoperto grazie a questo bellissimo romanzo di Imogen Kealey. Un romanzo che consiglio perché, davvero, una volta cominciata la lettura sarà difficile staccarsene.

 

Opera recensita: "Liberazione" di Imogen Kealey

Editore: Longanesi, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Francia, seconda guerra mondiale

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

  

domenica 20 settembre 2020

RECENSIONE: ILARIA TUTI - FIORE DI ROCCIA

Sinossi:

Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini - diavoli bianchi, li chiamano - ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.» Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.

I riflettori si accendono sulle donne che nelle guerre sono spesso dimenticate o almeno lo sono state per anni. Dopo Chiara Carminati ci pensa Ilaria Tuti, con Fiore di roccia, a farle tornare indiscusse protagoniste della storia. La scrittrice friulana diventata celebre per i suoi noir con protagonista Teresa Battaglia, abbandona, almeno temporaneamente, il celebre commissario per raccontare altre figure femminile che sono state dimenticate per decenni: le Portatrici. Pochi sanno infatti che durante la Prima guerra mondiale, bambine, donne, anziane scalavano le montagne per raggiungere i soldati al fronte, pronte a portare loro viveri, medicinali, munizioni e tutto ciò di cui potevano avere bisogno. Il viaggio di ritorno spesso era più triste perché le Portatrici erano costrette a portare barelle con i soldati feriti o, molte volte, da seppellire. La guerra inghiottì la vita di tante donne, totalmente votate al fronte, attente ai richiami di avviso, alle missioni da compiere in segreto. Questo compito spettava soprattutto a quelle bambine, ragazze o anziane che vivevano vicino alle vallate più battute dalla guerra e verso le cime il loro sguardo andava continuamente perché lì combattevano i loro uomini e lì sentivano di dover andare.

 

Commento:

Che Ilaria Tuti fosse una bravissima scrittrice lo sapevo già, l'avevo già appurato con i suoi due romanzi precedenti, di tutt'altro genere rispetto a questo. Con Fiore di roccia, però, ho avuto modo di apprezzare ancora di più un aspetto presente anche negli altri romanzi, ma qui ancora più accentuato: la sua grande sensibilità e umanità. Fiore di roccia è un romanzo bellissimo che rende omaggio alle donne, alle portatrici carniche che durante la Prima guerra mondiale diedero un contributo fondamentale al sostentamento e alla sopravvivenza dei nostri uomini al fronte, alle comunicazioni con le loro famiglie e alla cura di chi non ce l'ha fatta; a tutte le donne che, al pari degli uomini, hanno combattuto e combattono per un mondo migliore, più libero, paritario e civile; alle donne che la guerra non la volevano, ma che l'hanno vissuta e combattuta lo stesso. Con la sua prosa poetica, ricca e ricercata, Ilaria Tuti dipinge un quadro vivido delle emozioni, dei sentimenti, dei paesaggi e degli scenari vissuti da Agata Primus e dalle sue compagne portatrici: ci racconta con incredibile vividezza la fatica di trasportare le gerle sulla schiena, il pericolo e la responsabilità che queste donne sentivano sulle spalle, il loro grande cuore, la tenacia, la forza, la dignità, la bontà; ci racconta il fronte, la paura, il rischio, la notte del paesaggio e del cuore; ci racconta le amicizie indimenticabili, gli amori, le ingiustizie e la morte. Un romanzo stupendo, da leggere assolutamente, che consacra una grande autrice italiana contemporanea.

 

Opera recensita: "Fiore di roccia" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Friuli

Pagine: 320

Prezzo: 18,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

giovedì 26 settembre 2019

RECENSIONE: FRANK GARDNER - CRISIS


Sinossi:
Luke Carlton è un ex marine delle forze armate britanniche ora sotto contratto con l’MI6, dove porta a termine missioni ad alto rischio. Inviato nella giungla colombiana per indagare sull’omicidio di un ufficiale dei servizi segreti britannici, Luke si ritrova in breve tempo avvolto nelle spire di un complotto di terrificanti dimensioni internazionali. Qualcuno gli sta dando la caccia. Catturato e sottoposto a orribili torture, Luke riesce fortunosamente a fuggire dalla morsa di uno dei più potenti e spietati cartelli della droga del Sudamerica e dal suo leader assetato di vendetta. Stremato dalla prigionia, deve raccogliere tutte le proprie forze per prevenire un disastro senza precedenti. Il bersaglio è nientemeno che Londra, l’arma sembra fra le più diaboliche mai concepite e il piano che si va scoprendo appare tanto ingegnoso da indurre alla resa... Ma la corsa contro il tempo è appena iniziata e Luke non può sottrarsi.
In questo romanzo, che segna il suo esordio nella narrativa, Frank Gardner mette a frutto la lunga esperienza di inviato di guerra e di esperto di sicurezza internazionale. Combinando le conoscenze da insider, la tecnologia più avanzata e un senso della suspense non comune, dà linfa a un thriller rapido, denso di azione, cinematografico e terribilmente attuale.

Commento:
Quasi quasi mi dispiace per questo povero thriller capitato sul mio iPad proprio mentre sono alle prese con la trilogia di Art Keller di Don Winslow: purtroppo l'argomento è lo stesso è non posso non fare paragoni. Il paragone, in questo caso è impietoso e va tutto a danno di Gardner: Crisis, il libro di cui parliamo, è una spy story ambientata tra la Colombia e l'Inghilterra. Luke Carlton, Marine in servizio all'MI6 – cellula dei servizi segreti britannici – deve scoprire cos'è accaduto nella giungla colombiana, perché un altro agente dei servizi è stato ucciso, su cosa indagava e qual è la misteriosa arma in viaggio verso il Regno Unito. Per farlo rischierà di farsi uccidere da uno dei più pericolosi cartelli della droga, Los Inocentes, capeggiati da El Pobrecito, uno stereotipato capo sanguinario, crudele, grasso, viziato, incapace di far nulla senza i suoi luogotenenti. Intanto l'Inghilterra è sempre più in pericolo. Ok, trama avvincente – direte voi – almeno sulla carta. Sì, peccato che il tutto venga sviluppato con una prevedibilità abbastanza sconcertante: non c'è stato un momento, durante la lettura, in cui sia rimasta sorpresa in positivo per una scelta, un'evoluzione della trama, una caratteristica innovativa dei personaggi… tutto va, immancabilmente, secondo copione. E chi ama questo genere di storie sa che questo non è mai, assolutamente, un bene: chi legge spy stories, thriller d'azione, thriller in generale, ama farsi scioccare, restare colpito dalla storia, ama sentire scorrere fiumi di adrenalina nelle vene… di sicuro non vuole leggersi più di cinquecento pagine sapendo già cosa succederà!
A peggiorare il quadro già non proprio positivo ci sono altri due-tre aspetti dubbi: in primis una lentezza atavica che l'autore – dopo essersi perso tra luoghi comuni e scelte narrative che finiscono nel nulla - riesce a scrollarsi solo nell'ultima parte di romanzo (e vorrei ben vedere); poi, è chiaro, a furia di girare la chiave e premere l'acceleratore il motore si accende, l'azione alla fine decolla… però che fatica! Altro aspetto da analizzare è una scarsa caratterizzazione dei personaggi… Avete presente quando ad una cena si dice "Assaggio poco di tutto" e poi si finisce per non aver mangiato nulla o quantomeno a non essersi saziati? Ecco, più o meno questa è la sensazione che ho provato pensando ai personaggi di questo libro, il protagonista in testa: sappiamo poco di tutti, ma niente, realmente, di nessuno.
Altro particolare degno di nota: l'autore non è un novellino, non è uno che si è improvvisato scrittore ieri ed oggi ha pubblicato una spy story. E' un inviato di guerra nonché esperto di sicurezza nazionale, quindi l'argomento lo conosce bene, dall'interno… E dunque, cos'è successo qui? Personalmente non saprei, ma di sicuro so che semmai dovesse esserci un secondo volume, semmai questa dovesse diventare una serie, io non leggerei oltre. E ripeto, mi dispiace, perché c'erano buone premesse, il libro in sé non è brutto, è forse un po' troppo prevedibile… non lo boccerò completamente, perché in fondo si fa leggere, ma non me la sento di consigliarlo.

Opera recensita: "Crisis" di Frank Gardner
Editore: Longanesi, 2019
Genere: thriller, spy story
Ambientazione: Colombia-Inghilterra
Pagine: 544
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.

mercoledì 24 luglio 2019

RECENSIONE: ILARIA TUTI - NINFA DORMIENTE


Sinossi:
Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d'improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l'inferno, ogni giorno l'inferno mi abita e mi divora. Perchè c'è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l'ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa. Dopo Fiori sopra l'inferno - l'esordio italiano del 2018 più amato dai lettori - torna la straordinaria Teresa Battaglia: un carattere fiero e indomito, a tratti brusco, sempre compassionevole. Torna l'ambientazione piena di suggestioni, una natura fatta di boschi e cime montuose, di valli isolate e di bellezze insospettabili. Tornano soprattutto il talento, l'immaginazione e la scrittura piena di grazia di una grande autrice.

Commento:
E' difficile esprimere lucidamente le emozioni evocate da questo libro: sono troppe e tutte forti. Teresa Battaglia, l'inferno con cui lotta ogni giorno – quello fuori e quello dentro di sé -, il sentimento materno verso la sua squadra e verso quell'ispettore più debole degli altri eppure più simile a lei, tutto in questo libro scatena sin dalle prime pagine un profluvio di sensazioni che impediscono di staccarsene, anche a lettura ultimata.
Teresa Battaglia è tornata, più malandata di quando l'avevamo lasciata, eppure sempre combattiva, guerriera; stavolta è alle prese con un caso anomalo, uno di quelli che oggi si chiamano Cold cases, ma che in realtà è una "morte antica": un quadro che si credeva scomparso viene ritrovato e, sottoposto a perizia per stabilirne valore ed autenticità, rivela un legame di sangue che riporta a settant'anni prima, alle lotte partigiane nei boschi del Carso. Ma le radici di questa storia triste e dalla forza dirompente vanno cercate nei riti che per millenni hanno unito le donne in una catena di vita, morte, potere, salvezza e dolore. Spetterà a Teresa e alla sua squadra, con nuovi acquisti che nascondono pregi e difetti e con le vite private squassate da nuovi sviluppi, riportare la pace in una valle violata.
Lo avevamo già sperimentato in Fiori sopra l'inferno, ne abbiamo la conferma in Ninfa dormiente: Teresa Battaglia, la squadra, l'ambientazione sono ormai indimenticabili perché restano intrappolate nel cuore di chi legge le loro storie; tutto merito della scrittura di Ilaria Tuti che, ancora una volta, ci conduce a passo sicuro tra le insidie di una natura lussureggiante e selvaggia, tra le pieghe di una cultura al femminile, di un misticismo soverchiante che ha fatto del mistero e del saper custodire i segreti la propria arma di sopravvivenza. Ma davvero, non bastano le parole per descrivere tutto questo, bisogna leggerlo… fantastico!

Opera recensita: "Ninfa dormiente" di Ilaria Tuti
Editore: Longanesi, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Friuli, confine con la Slovenia, valle di Resia
Pagine: 380
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


lunedì 15 luglio 2019

RECENSIONE: LISA SEE - LE RAGAZZE DI SHANGHAI


Sinossi:
Nella Shanghai di fine anni Trenta, una "Parigi d'Oriente" in pieno fermento culturale, le sorelle Pearl e May vivono una vita agiata e serena. Hanno ventuno e diciotto anni e sono molto unite, pur essendo diversissime: Pearl, nata nell'anno del drago, è tenace e ha uno spiccato senso del dovere, mentre May, nata nell'anno della pecora, ha un carattere più docile. La loro famiglia, grazie alle attività del padre, gode dei privilegi della borghesia di Shanghai: una bella casa, servitori a disposizione e denaro per comprare abiti eleganti e frequentare i locali alla moda. Le due sorelle non hanno bisogno di lavorare e fanno le modelle per hobby, posando per un giovane pittore. Fino a che tutto cambia. Fino a che, un giorno infausto, il padre perde l'intero patrimonio al gioco e si vede costretto a vendere le proprie figlie, dandole in spose a due fratelli cinesi che vivono a Los Angeles. Mentre i bombardamenti giapponesi imperversano sulla loro città, Pearl e May intraprendono un viaggio lungo e travagliato che le porterà nel Sud della Cina e poi, attraversato il Pacifico, nella Città degli Angeli. Qui, nei sobborghi di Chinatown, avrà inizio per loro un nuovo capitolo: la ricerca infaticabile dell'amore in un matrimonio con uno sconosciuto, l'insidioso richiamo di Hollywood, la lotta quotidiana contro le discriminazioni e la nascita di una nuova vita in cui riporre speranze che si credevano perdute...

Commento:
Devo essere sincera, questo è uno dei pochi libri di cui, a fine lettura, non ho un'opinione chiara. So che mi è piaciuto e che lo consiglio, ma non saprei spiegare oggettivamente perché. E' ovvio che non mi è piaciuta la dicotomia profonda tra i primi capitoli in cui le ragazze sono avvolte in un'opulenza fatua ed effimera, e il resto del libro in cui il dolore, l'incertezza ed un senso di catastrofe imminente regnano sovrani. Non mi è piaciuto, inoltre, questo continuo affidarsi al destino che con il peggiorare della situazione a Chinatown si trasforma in autentico vittimismo e in qualche caso sfocia in tragedia, che sembra essere tipico dei cinesi di quegli anni… va bene l'influenza dello Zodiaco sul carattere, vanno bene anche gli amuleti, ma quando si tratta del proprio futuro occorre, talvolta, prendere in mano la propria vita e magari osare! Sembra invece che qui i personaggi, dopo essere scappati dalla Madrepatria in guerra per salvarsi la vita o, in qualche caso, per fare affari, attendano sempre che da quel luogo di conflitti e profondi cambiamenti qualcuno venga a salvarli, getti loro un'ancora, salvo poi – a giorni alterni – aborrire anche solo l'idea di tornare in Cina e dichiarare eterna fedeltà agli Stati Uniti pretendendo da questi protezione e diritti. Strettamente collegato a questa riflessione è, inoltre, il giudizio – per me un dubbio irrisolto – sulle due sorelle, Pearl e May, le due vere protagoniste di questa storia. Le due ragazze, molto legate, ma anche molto diverse tra loro, all'inizio del libro appaiono frivole, avvezze ai piaceri del bello e facile, volutamente staccate dalla realtà che le circonda, tanto da non riuscire a prevedere né tantomeno affrontare il tracollo familiare che le attende; poi, quando la vita le costringe a misurarsi con qualcosa che neppure l'osservatore più avveduto avrebbe mai potuto prevedere, reagiscono in modo opposto: Pearl, la più intelligente ed assennata si ritrova ingabbiata nell'impotenza e dovrà essere May, la più ribelle e frivola a tirare la carretta. Sarà probabilmente in questo momento che si formeranno i loro caratteri e si determinerà il loro approccio alle scelte successive. Giunte in America, comunque, entrambe risultano a loro modo slegate dalla realtà che vivono, non pienamente consapevoli, e nel momento cruciale, al punto di rottura che inevitabilmente arriverà, nessuna delle due risulterà vincitrice morale. Sono loro, a ben guardare, il reale motivo di interesse del libro: al di là delle vicende storiche della Cina degli anni 30 e dei rapporti tra Cina, Giappone e America negli anni 40 e 50, è l'evoluzione di Pearl e May – come sorelle e come donne calate in società diverse da quella in cui sono cresciute, sottoposte a sfide e prove sempre nuove – il reale motivo per cui leggere questo romanzo.
Ma Le ragazze di Shanghai è, come ci ricorda l'autrice nei ringraziamenti, prima di tutto un romanzo storico che affronta con cura, delicatezza e profondità le drammatiche vicende della guerra tra Cina e Giappone che travolse la prima negli anni 30 e 40, l'immigrazione negli Stati Uniti di un numero impressionante di cittadini cinesi nei modi più disparati, la creazione di una nuova, instabile, società Sinoamericana, i contrasti con il nuovo potere comunista, la repressione, l'intolleranza. In questo senso si può tranquillamente trovare una vena di attualità in questo romanzo: è una storia, come ce ne sono tante anche in epoca moderna, di viaggio, immigrazione, abbandono, perdita, dolore, adattamento, sofferenza, non accettazione, intolleranza, mancata integrazione. In definitiva, i motivi e gli spunti che inducano a leggere questo romanzo non mancano. Lisa See, poi, ha il pregio di raccontare con delicatezza realtà anche truci e in continuo cambiamento delle quali si conosce poco; lo fa documentandosi, ascoltando racconti, testimonianze, usando l'immaginazione, immedesimandosi nei sentimenti dei suoi personaggi. Ne vengono fuori storie di rara bellezza, vivide ed appassionate.


Opera recensita: "Le ragazze di Shanghai" di Lisa See
Editore: Longanesi, 2009
Genere: narrativa orientale
Ambientazione: Cina-America
Pagine: 383
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

giovedì 13 giugno 2019

RECENSIONE: MAURIZIO MAGGI - LA CODA DEL DIAVOLO


Sinossi:
È una rara notte di temporali, in Sardegna, quando arriva il mostro. La ragazza era riuscita a fuggire, ma lui, il suo rapitore e aguzzino, l'ha inseguita e l'ha uccisa, incurante del fatto che a pochi metri di distanza ci fosse una pattuglia della polizia. Per questo, subito arrestato, il mostro viene portato immediatamente in carcere. Lì, ad attenderlo, c'è un mondo chiuso fra mura spesse e sbarre di ferro alle finestre. Lì, soprattutto, c'è Sante. E l'arrivo di quell'assassino è forse l'occasione di redimersi che Sante attende da tutta la vita. Sante ha un segreto, una colpa da espiare, un passato da cui scappare. Eppure, Sante è in prigione per sua stessa volontà. Perché lui non è un carcerato, ma una guardia. La sua è una condanna autoinflitta. Ma quella notte tutto cambia. Può un peccato cancellarne un altro? Perché quel mostro è ricco e protetto. Ha agganci altolocati. Se la caverà, dice a Sante l'avvocato della madre della vittima. L'assassino ne uscirà, a meno che Sante non intervenga. E lo uccida. L'avvocato promette a Sante un alibi, una copertura, una via d'uscita e soprattutto tanti soldi. Uccidere è la cosa giusta? Si chiede Sante. Ma il giorno dopo, nulla di tutto ciò ha più importanza. Perché il mostro è stato ucciso e tutti i sospetti cadono proprio su di lui, su Sante. Che, da quel momento, non ha altra scelta che la fuga... E la ricerca della verità. Un conflitto morale che ci porta a chiederci: noi cosa faremmo? E una verità che emerge poco a poco in un quadro sempre più sconvolgente.

Commento:
Il carcere è totalizzante, ti invade, il suo odore si fa spazio, riempie e sovrasta tutto il resto; non importa da quale parte stai, lui ti si attacca addosso e nessuna parte è quella giusta. Per Sante Moras il carcere è la vita reale, sia perché lì ci lavora, è un agente scelto della penitenziaria, sia perché lui il carcere se lo sente dentro… da diciassette anni. E' per questo che non gli pesa abitare da solo nella torre della ex colonia militare; è per questo che non si lamenta quando il direttore – che ce l'ha in antipatia – gli appioppa le consegne più ingrate e i turni più sfiancanti. Come quella notte, quella in cui il Mostro, quello che ha ucciso con un'ammazzabuoi una tredicenne che teneva segregata da mesi, arriva nel suo carcere, alla Nera, nel Sud della Sardegna. Qualcuno gli ha proposto di ucciderlo… sarebbe facile, un'iniezione, alibi, soldi, in più è uno scarto umano, un rifiuto della società… se Sante non lo uccide il Mostro la farà franca, conosce la gente giusta e si sa come va la giustizia……. E mentre ancora Sante sta pensando, l'uomo muore, proprio nel suo turno. E' ovvio, l'hanno incastrato. Che fare se non fuggire? Non sarebbe nemmeno la prima volta… e Sante corre per i boschi di una Sardegna bucolica e aspra, corre con il suo addestramento da ex militare, la sua bravura ad osservare, a capire, un talento raro quello del fuggiasco… ma Sante ha avuto una vita per imparare, specie a fuggire da se stesso. Però lui, Sante, non sa ancora che non è finita, che la vittima non era l'unica prigioniera, che il Mostro non era l'unico assassino… Ed eccolo di nuovo, il bivio, tra verità e vendetta, tra giustizia ed egoismo.
Un thriller ricco d'azione, in cui i buoni non sono mai del tutto buoni e i cattivi, beh, quelli non hanno limiti alla perversione… un po' come nella vita reale. Tra pedofilia, bullismo ed interessi economici, Maurizio Maggi ci conduce, in una corsa a perdifiato, in un'isola in cui la natura è protagonista indiscussa in tutti i suoi elementi. Ed anche quando la claustrofobia si trasforma in angoscia e l'incertezza muta in spaesamento, la tensione non cala mai. D'altronde chi è inseguito non può permettersi distrazioni. Libro consigliato a chi ama il dinamismo e la velocità e non disdegna un po' d'avventura.

Opera recensita: "La coda del diavolo" di Maurizio Maggi
Editore: Longanesi, 2018
Genere: thriller
Ambientazione: Sardegna
Pagine: 352
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 28 maggio 2019

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - LETTERE CONTRO LA GUERRA


Sinossi:
Il volume raccoglie una serie di lettere inedite e alcune comparse sul "Corriere della Sera". Con queste corrispondenze - da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull'Himalaya - Tiziano Terzani comincia un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione", bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.

Commento:
Lettere contro la guerra. Un titolo che mi attirava da un po', specialmente perché scritto da un autore che stimo e con cui spesso concordo. E' diventato per me imprescindibile leggere questo libro dopo la lettura di La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci… i più attenti ne ricorderanno la recensione. Lì scrivevo, fra le altre cose, che di solito diffido dalle verità assolute e che non mi piacciono le generalizzazioni. Ecco, qui, nel libro di Terzani, non ci sono verità assolute, non ci sono neppure riflessioni personali spacciate per verità assolute, non ci sono neppure giudizi né incitamenti all'"armiamoci e partite!". Ci sono invece, com'è consuetudine per questo grande conoscitore del mondo, riflessioni personali trasportate come tali e come tali consegnate al lettore per invitarlo a riflettere. C'è, soprattutto, la volontà di conoscere e capire l'altro, intenderne le ragioni, andare al di là dei fatti fino alla radice delle cose. C'è, in queste lettere scritte subito dopo l'11 settembre, una riflessione su cosa possa aver portato i musulmani ad attaccare l'America e, attenzione, Terzani non li giustifica, non li assolve per nulla, ma si pone con l'atteggiamento che gli è tipico e che lo ha condotto per decenni al cospetto di poveri e potenti: l'ascolto, il dialogo, la comprensione, il discernimento, la piena libertà di pensiero e giudizio. E quest'atteggiamento non può che essere dettato dalla volontà di convivere con chi la pensa diversamente, che è poi, in estrema sintesi, un profondo desiderio di pace e pacificazione. Ecco perché Terzani, in questa come in ogni altra sua opera, ci ricorda che non esiste una guerra che possa porre fine alle altre guerre, che non c'è una guerra giusta e che non c'è mai un vincitore e un vinto, che i torti sono sempre difficili da individuare e le ragioni mai davvero definitive. E ci ricorda, una volta di più, che a noi spetta decidere quale atteggiamento usare verso il nostro futuro: a noi spetta decidere se porci in contrasto con l'altro o se volerlo conoscere con spirito di parità. Un altro libro importante, da tenere a monito per i momenti in cui l'ira sembra debordare ed accecarci. L'odio non genera altro che odio… ricordiamocelo sempre.

Opera recensita: "Lettere contro la guerra" di Tiziano Terzani
Editore: Longanesi, prima ed. 2002
Genere: raccolta di lettere
Ambientazione: Europa-Asia
Pagine: 196
Prezzo: 13,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 10 maggio 2019

RECENSIONE: VALENTINA D'URBANO - ISOLA DI NEVE


Sinossi:
2004. A ventotto anni, Manuel sente di essere già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L’unico luogo disposto ad accoglierlo è Novembre, l'isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra a Manuel il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. Del destino di Andreas e del suo prezioso e antico strumento si sa pochissimo.L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di una donna: Tempesta. 1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre, senza alcuna possibilità di fuggire. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. Sull’isola non si fa che parlare del nuovo prigioniero, ma la sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata sui cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, contravvenendo alle regole, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella di Andreas, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei. Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.

Commento:
Quella di Neve, Andreas, Libero, Livia è una storia dura e toccante, una storia che poteva attecchire davvero solo su un'isola chiusa in se stessa, spigolosa come le sue rocce, corrosa come il mare che la lambisce, le dà da vivere e regola i ritmi dei suoi abitanti. E' proprio quel mare, che separa l'isola di Novembre dalle promesse della terraferma, a diventare ponte tra due persone, Neve e Andreas, che più diverse non potrebbero essere. E quello che fu lo sussuravano in tanti, ma nessuno poteva saperlo davvero o anche solo provare a capirlo. Ci è voluta l'ostinazione di una giovane ragazza tedesca, Edith, e del provato e sconvolto Manuel, più di cinquant'anni dopo, per smuovere la polvere e far risuonare di nuovo la melodia di due anime. Questa potrebbe essere una storia comune, piena di musica, sì, ma non particolarmente originale, se a scriverla non fosse stata un'autrice con la determinazione, l'acume e la forza narrativa di Valentina D'urbano: solo la ruvida lucidità del suo stile impedisce a questa storia di scadere nel melodrammatico e le dà la tempra giusta per risultare non solo credibile, ma anche commovente. La scrittura di Valentina D'urbano è cresciuta, si sente in questo libro tutta la sua maturità, tuttavia qui, a mio parere, manca qualcosa: manca quel graffio che, sin dal primo libro, ha sempre reso inconfondibile la penna tagliente di Valentina D'urbano. Ecco perché personalmente non posso annoverare Isola di Neve tra i migliori libri di quest'autrice, sebbene sia un ottimo libro scritto benissimo. I personaggi – pochi, ben delineati e con una caratterizzazione forte -, l'ambientazione, la musica, però, li ricorderò a lungo… lettura, comunque, assolutamente consigliata.


Opera recensita: "Isola di Neve" di Valentina D'urbano
Editore: Longanesi, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Isola di Novembre
Pagine: 320
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 7 maggio 2019

RECENSIONE: ISRAEL JOSHUA SINGER - I FRATELLI ASHKENAZI


Sinossi:
Israel Joshua Singer, fratello di Isaac Singer, affronta il tema dell'ascesa e della decadenza borghese, attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell'ebraismo polacco, lungo l'arco di quasi un secolo. Un romanzo di impianto pienamente ottocentesco in cui lo sviluppo borghese si accompagna alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori ai dissidi nazionali dell'impero zarista e al suo sfacelo, per arrivare alla rivoluzione e alla costituzione dell'inquieta e caotica repubblica polacca. Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

Commento:
Di Israel Joshua Singer avevo letto da poco un altro meraviglioso romanzo, La famiglia Karnowski. Avendolo molto apprezzato, mi sono avvicinata a I fratelli Ashkenazi con fiducia, nonostante le oltre 700 pagine di lunghezza: non mi sbagliavo. Vi ho ritrovato tutta l'immediatezza e la franchezza di esposizione di Singer, nonché il suo modo di ragionare sempre onesto, schietto e diretto, il suo sarcasmo poco velato, la sua capacità di descrivere una città – in questo caso Lodz, nata da un villaggio addormentato e diventata il centro dell'industria polacca – e una società. In particolare, mentre La famiglia Karnowski partiva dalla situazione degli ebrei polacchi a inizio secolo e si spostava con loro nella terra dei gentili, qui Singer rimane a Lodz e si sofferma proprio nel descrivere quella comunità di chassidici chiassosi, pii, intraprendenti che sembrano essere in ogni dove, ma soprattutto sono i padroni del settore tessile. Da qui parte la narrazione di mpiù mezzo secolo di storia, di vita, di lotta. Sì, perché se La famiglia Karnowski era il romanzo delle emozioni, I fratelli Ashkenazi è proprio il romanzo della lotta, della rivoluzione operaia, della sollevazione di classe, dell'intraprendenza, del riscatto e delle sue conseguenze. Il tutto viene raccontato dettagliatamente seguendo – o prendendo quasi a pretesto, ad esempio – le vicissitudini di due fratelli, Simcha Meyer e Jacob Bunim Ashkenazi, due gemelli fra loro molto diversi ed entrambi protagonisti della vita di Lodz in quei decenni. Sarnno soprattutto le vicende del primo dei due, Simcha Meyer, a riempire pagine e pagine di racconto; conosceremo la sua ambizione sconfinata, la forza della sua determinazione e la crudeltà dell'uomo contro l'altro uomo… perché non basta, a volte, essere ricchi, industriali, potenti, guadagnarsi dal primo all'ultimo centesimo: se si appartiene al popolo che è stato puntato come capro espiatorio c'è poco da fare… è la guerra degli ultimi fra gli ultimi questa, è la guerra che strappa il fratello dalle braccia del fratello, che usa le idee per trionfare e poi le sotterra con l'ascia del potere.
Un libro complesso, non sempre facile, ma sicuramente un romanzo appassionante e di sconcertante attualità, che chiunque non sia accecato dall'ego ed abbia un minimo di coscienza sociale dovrebbe leggere. E una volta di più questo libro conferma che Israel Joshua Singer è un narratore eccezionale. Consigliato.


Opera recensita: "I fratelli Ashkenazi" di Israel Joshua Singer
Editore: Longanesi, prima ed. originale 1937
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Polonia, Russia, prima metà del Novecento
Pagine: 761
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


venerdì 29 marzo 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING - UNICO INDIZIO LA LUNA PIENA


Sinossi:
A Tarker’s Mills infuria una tormenta di neve, ma non è una novità in questo periodo dell’anno. Il segnalatore ferroviario Arnie Westrum è stato costretto a fermarsi e a rifugiarsi nella baracca degli attrezzi. Inganna il tempo giocando con poca convinzione a carte. Il vento infuria prepotente fuori dalla porta e ha il sinistro suono di un ululato. Vento o ululato? Ad Arnie non importa, finché un rumore sordo lo distrae dalle carte e dal maltempo. Il rumore si ripete ancora. Una, due, tre volte. Alla fine la porta cede e tra le schegge di legno appare una figura inquietante e spaventosa: un lupo gigantesco contro il quale Arnie può soltanto vibrare il piccone, prima di essere massacrato e fatto a pezzi. È una notte di luna piena, e la bestia non ha intenzione di fermarsi qui…

Commento:
Questo romanzo breve o racconto lungo è una delle opere meno note di King, eppure, a ben guardare, è indicativa: rivela la bravura di King – notoriamente conosciuto per romanzi corposi – nel confezionare una storia credibile e agghiacciante anche in poche pagine. Questo libro in origine avrebbe dovuto avere la forma di un calendario illustrato, con un delitto al mese per 12 mesi. Nella sua stesura definitiva è diventato un romanzo breve in cui è rimasta la ciclicità del calendario, sono rimasti i delitti, ma c'è anche una storia alle spalle. Tutto si verifica nel paesino di Tarker's Mills nell'arco di un anno. Ogni mese, nella notte del plenilunio, qualcuno muore, ucciso da una bestia tanto crudele quanto misteriosa, uno strano lupo mannaro dalle fattezze vagamente umane. Nessuno sopravvive per raccontare come sia fatto, nessuno tranne Marty, un ragazzino paraplegico che, testardo e incurante del pericolo, in una notte di luna piena si ritrova fuori di casa. La bestia appare e gli si avventa contro, ma tra paura e coraggio, Marty riesce a sopravviverle e a riconoscerla. Da questo momento Marty è deciso a svelarne l'identità.
Un romanzo breve in cui manca molta della suspense e del pathos delle storie del Re, ma in cui si possono scorgere, sebbene accennati, i suoi tratti salienti. Al momento sembra fuori catalogo, io l'ho scovato in una collezione di libri presi da tempo – ma se riuscite a trovarlo, ve lo consiglio.

Opera recensita: "Unico indizio, la luna piena" di Stephen King
Editore: Longanesi, prima ed. 1983
Genere: fantascienza, horror
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 144
Prezzo: al momento fuori catalogo
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


domenica 6 gennaio 2019

RECENSIONE: LARS KEPLER - LAZARUS


Sinossi:
La polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri: nel suo appartamento sono stati ritrovati i resti di corpi a diversi stadi di decomposizione, compreso il cranio della moglie del commissario della polizia criminale svedese Joona Linna. La tomba della donna, morta di cancro qualche anno prima e sepolta in Finlandia, è stata profanata. Le cose si complicano quando a Rostock, in Germania, viene scoperto il cadavere di uno stupratore: nel suo telefono compare il numero di Joona Linna. Due giorni prima di essere ucciso l’uomo ha chiamato il commissario, che ora da Stoccolma giunge sulla scena del crimine per partecipare alle indagini. Il tratto che accomuna entrambe le vittime dall’oscuro passato – il profanatore di Oslo, lo stupratore di Rostock – è la presenza di segni di flagellazione sulla schiena: la firma di Jurek Walter, il peggior serial killer della storia europea. Ma non è possibile, perché Jurek Walter è morto da tempo. Saga Bauer, commissario dei Servizi segreti svedesi e grande amica di Joona, gli ha sparato tre colpi al petto al termine di un lungo inseguimento. Il corpo è finito in mare, ma in seguito la perizia medico-legale ha confermato tutto. Il DNA non mente. E un serial killer non può tornare in vita come Lazzaro. Ma il dubbio si è ormai insinuato nella mente di Joona Linna, mentre cresce vertiginosamente il numero delle vittime marchiate con la stessa, identica firma.

Commento:
"Ristabilire l'ordine": era questo l'obiettivo del serial killer Jurek Walter, un uomo geniale e diabolico con una spiccata propensione alla menzogna, alla sopraffazione, alla violenza, all'indagine nelle tenebre degli altri. Ma Jurek Walter è morto. Lo dicono tutti, ma Joona Linna, il commissario che per anni gli ha dato la caccia sacrificando la vita sua e dei suoi cari, non ne è più così sicuro. Troppe morti sospette sembrano ricollegarsi a lui, troppi cadaveri portano i segni del suo passaggio… c'è di sicuro un complice, ma Jurek è davvero stato ucciso? O sarà forse riuscito a sopravvivere con l'ennesima astuzia? Joona cerca di proteggere la figlia fuori dalla Svezia, ma chi rimane a combattere Walter sarà altrettanto pronto a non cadere nei suoi maligni sotterfugi? Quasi seicento pagine di tensione narrativa a livelli vertiginosi rendono questo sesto caso della fortunata saga di Joona Linna perfettamente all'altezza delle aspettative. Nulla è scontato, non c'è lieto fine qui e non c'è fine alla violenza e alla sofferenza. Chi legge Lars Kepler ed ha letto i precedenti thriller già lo sa e se è arrivato a questo punto ha accettato l'escalation di crudezza che sembra aumentare ad ogni episodio. E' una discesa agli inferi che non lascia tregua e non fa sconti, per chi vuole davvero guardare la crudeltà senza scandalizzarsi e girare il capo. Consigliato ad appassionati del thriller con la T maiuscola, per stomaci forti.


Opera recensita: "Lazarus" di Lars Kepler
Editore: Longanesi, 2018
Genere: thriller
Ambientazione: Svezia-Olanda
Pagine: 576
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 2 gennaio 2019

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - LA FINE è IL MIO INIZIO


Sinossi:
Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos’è stata la sua vita e di cos’è la vita: «Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto», dice. Così, all’Orsigna, sotto un albero a due passi dalla gompa, la sua casetta in stile tibetano, in uno stato d’animo meraviglioso, racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. Ai giovani in particolare ricorda l’importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi. La sua proverbiale risata e la tonalità inimitabile della sua voce, che qui si è cercato di restituire intatte, lasciano trasparire la serenità di chi non lotta più, felice di un’esistenza fortunata, ricca di avventura e amore. Questo libro è un testo unico che racchiude tutti i suoi libri precedenti, ma anche li precede e li supera. «Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.»

Commento:
A sessantasei anni, sapendo che sta per arrivare il momento di "lasciare il corpo", Tiziano Terzani vuole parlare, vuole raccontare al figlio ciò che questi non sa della vita del padre. Questa lunga chiaccherata durata tre mesi è l'occasione per i due di dialogare su temi importantissimi quali, per citarne solo alcuni, la morte, la necessità di essere "altro", di non accontentarsi di una visione parziale del mondo, di non basarsi solo su ciò che ci viene detto ma di "andare a vedere"… e poi si parla di giornalismo, dell'importanza di fare un buon lavoro che sia quello che sentiamo di voler fare, non quello a cui ci costringono le circostanze. E' un libro densissimo questo, come e più di tutti gli altri scritti da Terzani: è il suo lascito alla famiglia e al mondo, forte, intimo, diretto; è la storia di una persona normale che ha avuto il coraggio di essere libero da tutto, anche da se stesso.
Una lettura che mi sento di consigliare a chi non è digiuno della scrittura di Terzani: non credo che si possa affrontare questo libro se non si conosce almeno in parte chi è stato quest'uomo, cosa ha scritto e come la pensava. E', però, un libro da leggere perché non parla solo della vita di Tiziano: parla anche – e soprattutto - della nostra.

Opera recensita: "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani
Editore: Longanesi, 2006
Genere: autobiografia
Ambientazione: Orsigna-Mondo
Pagine: 480
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 4 settembre 2018

RECENSIONE: LARS KEPLER - IL PORTO DELLE ANIME


Sinossi:
Jasmin è una donna, una madre, un soldato dell’esercito svedese di stanza in Kosovo. Vive per l’amore del figlio Dante, che ha avuto da un suo commilitone, un uomo poco affidabile che cerca di affogare nell’alcol e nella droga gli orrori della guerra. Jasmin in Kosovo è stata ferita gravemente, e durante il ricovero in ospedale, mentre lottava tra la vita e la morte, la sua anima si è trovata per qualche giorno in un’affollata e misteriosa città portuale dove tutti i cartelli sono scritti in cinese e dove ha visto imbarcarsi, per non tornare mai più, uno dei suoi uomini. Ma Jasmin è forte e sa come tornare dalla città misteriosa, sa che si deve stare molto attenti a non farsi rubare la targhetta d’argento che ti mettono al collo quando arrivi nella città misteriosa, perché è il lasciapassare per il ritorno. Due anni dopo la prima esperienza nella città dei morti, Jasmin ci ritorna di nuovo con il figlio: hanno avuto un incidente d’auto e solo lei riesce ad allontanarsi per tornare di nuovo nel mondo dei vivi, lontano dal porto delle anime. Dante è molto più grave, dev’essere operato, e Jasmin non può abbandonarlo nella città misteriosa: deve tornare, lottare per quello che ha di più caro, in un terribile gioco di morte che rischia di vederla sconfitta.

Commento:
Dove andiamo quando moriamo? Al di là delle convinzioni religiose di ciascuno, nessuno può veramente dirlo con certezza. Tuttavia coloro che sono stati in coma o hanno subito un arresto cardiaco non fatale raccontano di luci, persone, luoghi mai visti.
E' da questi racconti che prende le mosse "Il porto delle anime", il primo thriller di Lars Kepler non appartenente alla saga di Joona Linna. E' la storia di Jasmin che, per varie ragioni, ha avuto contatto più volte con la "città portuale", il luogo di transizione dove approda chi si trova tra la vita e la morte. Quando ritorna in sé e racconta ciò che ha visto, però, Jasmin viene creduta pazza, internata, allontanata temporaneamente dal figlio Dante. Tuttavia, proprio in occasione di un pauroso incidente stradale che rischia di costare la vita al figlio, Jasmin riesce a dimostrare – prima a se stessa e poi ad altri – che ciò che vede nel coma è reale, esiste davvero e non è un semplice sogno o il frutto di una psicosi. Anche il mondo intermedio, però, presenta i suoi misteri, al contrario di ciò che immaginiamo essere un luogo idilliaco e di pace assoluta. Spetterà a Jasmin risolverne alcuni se vorrà riportare alla vita suo figlio.
Soffermandoci per un momento sulle questioni stilistiche, questo libro è diverso da ciò a cui ci ha abituato Lars Kepler: freddezza, razionalità, colpi di scena… Eppure si trovano, nel corso della storia, elementi famigliari come il ritmo serrato, la tattica militare, la padronanza delle armi, l'elevata capacità descrittiva.
Passando ora alle considerazioni personali… beh, sono confusa. Mai come in questo caso non so dire se questo libro mi sia piaciuto o meno: non mi piace la scarsa aderenza con la realtà, non mi piace l'atmosfera surreale che pervade tutte le pagine, sono stata tentata di abbandonarlo ancor prima di arrivare a metà… però poi l'incalzare della storia mi ha coinvolta mio malgrado, mi sono ritrovata immersa in un thriller a quelli cui sono abituata, sebbene ambientato in un mondo incorporeo e irragiungibile se non con una morte temporanea (almeno stando a quanto si dice qui, poi chi può dire quale sia la realtà?). Quindi… non mi sento, in coscienza, di consigliarlo, ma se questa storia in qualche modo vi ha incuriosito… perché no? Non è brutto o mal scritto… è solo un po' troppo inverosimile per i miei gusti. Magari non lo è per i gusti di qualcun altro!


Opera recensita: "Il porto delle anime" di Lars Kepler
Editore: Longanesi, 2015
Genere: thriller
Ambientazione: Svezia-"città portuale"
Pagine: 360
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


giovedì 28 giugno 2018

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - UN'IDEA DI DESTINO


Sinossi:

"Cosa fa della vita che abbiamo un'avventura felice?" si chiede Tiziano Terzani in questa opera, che racconta con la consueta potenza riflessiva l'esistenza

di un uomo che non ha mai smesso di dialogare con il mondo e con la coscienza di ciascuno di noi. In un continuo e appassionato procedere dalla Storia

alla storia personale, viene finalmente alla luce in questi diari il Terzani uomo, padre, marito. Scopriamo così che l'espulsione dalla Cina per "crimini

controrivoluzionari", l'esperienza deludente della società giapponese, i viaggi in Thailandia, URSS, Indocina, Asia centrale, India, Pakistan non furono

soltanto all'origine delle grandi opere che tutti ricordiamo. Furono anche anni fatti di dubbi, di nostalgie, di una perseverante ricerca della gioia,

anni in cui dovette talvolta domare "la belva oscura" della depressione. E proprio attraverso questo continuo interrogarsi, Terzani maturava una nuova

consapevolezza di sé, affidata a pagine più intime, meditazioni, lettere alla moglie e ai figli, appunti, tutti accuratamente raccolti e ordinati dall'autore

stesso, fino al suo ultimo commovente scritto: il discorso letto in occasione del matrimonio della figlia Saskia, intriso di nostalgia per la bambina che

non c'è più e di amore per la vita, quella vita che inesorabilmente cambia e ci trasforma.

 

Commento:

Questo libro, il terzo che leggo di Terzani, lo colloca di diritto fra i miei autori preferiti. Questo non perché “Un’idea di destino” sia un libro trascendentale - anzi, mi è piaciuto meno di altri – ma perché mi ha permesso di avvicinarmi al Terzani uomo, con pregi e difetti, dubbi, esaltazioni, manie e preoccupazioni di un uomo.

Si tratta, in pratica, di una serie di diari scritti da Tiziano dal 1981 al 2003. Appunti di vita curati personalmente da lui, che raccontano passo passo le sue emozioni, i pensieri fugaci e quelli ricorrenti, le antipatie e le simpatie per i popoli, i Paesi e gli uomini che incontra nei suoi infiniti viaggi. Un materiale inesauribile che, dopo la sua morte, è stato selezionato e riordinato in un diario intimo del Terzani uomo, un racconto reale e vero e per questo prezioso. Grazie a questo libro andiamo oltre gli scritti di viaggio, le testimonianze, i racconti, le prese di posizione e le manifestazioni di pensiero e conosciamo un giornalista, sì, uno scrittore sì, ma anche un marito, un padre, un uomo che affronta depressione, malattia, voglia di farla finita, paura di non avere abbastanza tempo, voglia di stare solo e bisogno di immergersi sempre, ancora una volta in più, nel mondo e nelle cose per capire, descrivere e raccontare fino all’ultimo giorno.

Adoro quest’uomo, il suo modo di affrontare la vita e, talvolta, di chiudersi ad essa. Ecco perché non posso non consigliare questo libro. Tuttavia è necessaria una precisazione: non ritengo conveniente approcciarsi a Terzani per la prima volta con questo libro. Si tratta di diari, da leggere solo se già si conosce la scrittura e il pensiero dell’autore. “Un’idea di destino” è, però, ottimo per chi, come me, voglia consolidare la conoscenza e portarla ad un livello più profondo. Libro non facile, ma davvero un’ottima lettura!

 

 

Opera recensita: “Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria” di Tiziano Terzani

Editore: Longanesi, 2014

Genere: diari

Ambientazione: mondo

Pagine: 484

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

martedì 15 maggio 2018

RECENSIONE: LARS KEPLER - IL CACCIATORE SILENZIOSO


Sinossi:

E da poco calata la notte quando Sofia entra nella grande villa fuori Stoccolma dove l'aspetta il suo cliente. Un cliente molto facoltoso, ma per lei nuovo.

Forse è per questo che Sofia avanza circospetta come un animale selvatico. Mentre percorre lentamente l'ampio salone buio, cercando di registrare ogni

dettaglio, Sofia non immagina chi sia veramente l'uomo che l'ha scelta per quella notte. E nemmeno immagina che di lì a poco si troverà faccia a faccia

con il terrore. Perché un killer spietato e meticoloso, che non lascia tracce né indizi, e si muove con apparente infallibilità, è entrato in azione ed

è pronto a colpire ancora. Restringere la cerchia delle potenziali prossime vittime è un autentico incubo per le forze dell'ordine, perché nel mirino del

killer potrebbero esserci personalità molto in vista nel Paese. Ma agire allo scoperto potrebbe avere conseguenze terribili. «Per risolvere l'enigma, alla

polizia non resta che richiamare Joona Linna, l'ex commissario che da due anni si trova rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Kumla per un vecchio

conto in sospeso. Joona Linna e l'agente speciale Saga Bauer sono costretti a collaborare in segreto per fermare il «cacciatore silenzioso» prima che sia

troppo tardi. Prima di finire loro stessi tra gli obiettivi di una morte annunciata. Prima che il cacciatore riduca anche loro a un silenzio senza fine...

 

 

Commento:

Cruento. E’ questo l’aggettivo che mi viene subito in mente per descrivere questo thriller, il quinto della saga con protagonista Joona Linna, nata dalla penna dei due coniugi che si nascondono dietro lo pseudonimo di Lars Kepler.

Se in altri thriller della stessa saga avevamo avuto più notizie su Joona e sul suo passato, qui l’attenzione è per lo più concentrata sul caso da risolvere, che di per sé è già abbastanza complicato. La trama non brilla per originalità e non ci sono colpi di scena stupefacenti, ma il ritmo serratissimo e la crudezza del racconto catturano il lettore e lo avvincono per seicento pagine senza tentennamenti. Il killer, in questo caso, non è un derelitto, non è un individuo ai margini della società, tutt’altro: si insinua nell’upper class della Stoccolma che conta per meglio cacciare le sue prede. In apparenza agisce in modo inspiegabile, ma in realtà ha un piano meticoloso e perfetto da seguire e farà di tutto per portarlo a termine senza sentire ragioni. E intanto continua la proficua collaborazione tra il nostro ex commissario Joona Linna e l’agente speciale della Sapo Saga Bauer: una coppia affiatatissima che porta a casa il risultato a qualunque costo, senza mai sottrarsi al pericolo. Come avevo già scritto parlando di “Nella mente dell’ipnotista”, la crudezza degli scenari delineati da Kepler cresce in un’escalation sorprendente ed inquietante ad ogni volume. Si ha sempre l’impressione di aver raggiunto il limite della crudeltà umana, ma nell’episodio successivo l’asticella si alza ancora dimostrandoci che ci eravamo sbagliati. Questo, ovviamente, non piace a tutti, perciò se siete suggestionabili o non amate i crimini particolarmente efferati – peraltro descritti minuziosamente – lasciate perdere, questa saga non fa per voi. Se invece tutto questo non vi spaventa e pensate che valga la pena per un bel po’ di brivido allora accomodatevi: Joona vi sorprenderà.

 

Opera recensita: “Il cacciatore silenzioso” di Lars Kepler

Editore: Longanesi, 2016

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 633

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.