simposio lettori copertina

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lunedì 26 luglio 2021

RECENSIONE: NAMWALI SERPELL - CAPELLI, LACRIME E ZANZARE

                    Sinossi:

1904. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, c’è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell’hotel dall’altra parte del fiume, un esploratore di nome Percy M. Clark, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano. Questo innesca un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolgono tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca, una mista) i cui membri si scontrano e s’incontrano nel corso del secolo, nel presente e oltre. Con il susseguirsi delle generazioni, le storie di queste famiglie – i loro trionfi, i loro errori, le perdite e le speranze – emergono attraverso un panorama di storia, fiaba, romanticismo e fantascienza. Da una donna ricoperta di peli a un’altra afflitta da una cascata infinita di lacrime, a storie d’amore proibite e ardenti storie politiche, a meraviglie tecnologiche nostrane come afronauti, microdroni e vaccini virali, questo avvincente e indimenticabile romanzo è una testimonianza del nostro desiderio di creare e attraversare i confini e una meditazione sul lento e grandioso passare del tempo.

 

Commento:

Cos'hanno in comune fra loro capelli, lacrime e zanzare? Apparentemente nulla, ma, fidatevi, c'entrano molto, molto più di quanto si possa pensare. Di sicuro c'entrano nella storia raccontata nel libro cui danno il titolo, il folgorante esordio letterario di Namwali Serpell da molti – troppi – accostato addirittura a Cent'anni di solitudine. Senza voler cercare a tutti i costi paragoni impegnativi, mi sento di affermare che Capelli, lacrime e zanzare è un libro impegnativo, una saga familiare appassionante, un buon romanzo storico con tracce di distopia sul finale, un ottimo esordio letterario e, non da ultimo, un interessante modo di conoscere la storia di un popolo, tanto variegato, di un territorio che ruota attorno a un fiume (lo Zambesi) e di una Nazione nata da appena sessant'anni e segnata dal colonialismo europeo del primo Novecento e da profondi dissidi e contraddizioni interni, dati dalle tante etnie conviventi in un territorio non poi così vasto. Tutto comincia da un errore e finisce in un errore, tutto comincia in un hotel nel 1904 in cui un inglese supponente e razzista viene in contatto con un albergatore italiano, e finisce con tre ragazzi di etnie diverse che cercano di cambiare il corso di una storia già scritta. Nel mezzo c'è la vita, c'è un groviglio di storie, esperienze che si intrecciano, destini che si incrociano… ci sono amori, lotte politiche, privazioni, compromessi, tragedie personali, progetti, tradimenti… c'è tutto quello di cui è fatto un vissuto, moltiplicato per il vivere d'un intero popolo. La storia di un Paese raccontata tra verità e fantasia, in un romanzo intenso, impegnativo, ma molto piacevole da leggere. Consigliato.

 

Opera recensita: "Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

Editore: Fazi, 2021

Genere: saga familiare, romanzo storico, distopico

Ambientazione: Zambia

Pagine: 650

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 14 luglio 2021

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - REGINA ROSSA

Sinossi:

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un'intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l'aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell'intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell'auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell'unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c'è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.

 

Commento:

"Regina Rossa" è il titolo del primo capitolo di una trilogia che sta spopolando in Spagna e in altri Paesi del mondo, ma è anche il nome di un personaggio importante del romanzo, Antonia Scott. È lei la "regina rossa", parte di un progetto internazionale della massima riservatezza che si occupa di catturare criminali di alto livello in tutta Europa. Ma Antonia non è solo questo: è la persona con il più alto QI al mondo, è una mente che sta al di sopra delle menti, e nonostante questo è molto umana. Da tre anni ha deciso di non lavorare più per il progetto, ma a quanto pare ora c'è bisogno di lei: un ragazzino è stato ucciso seguendo uno strano rituale e una donna è stata sequestrata. Cos'hanno in comune? Sono i figli di due tra i personaggi più ricchi ed influenti d'Europa e forse del mondo e… ai loro genitori è stato chiesto un riscatto quantomai inconsueto, segreto e pesante da pagare. Chi c'è dietro questi crimini? A scoprirlo è chiamata proprio Antonia insieme al malcapitato ispettore Jon Gutierrez, sua spalla ed aiuto – suo malgrado – in questa storia apparentemente statica e già letta, ma che in realtà, senza che ce ne accorgiamo, ci attira in un vortice di tensione. Un romanzo con poca caratterizzazione dei personaggi – aspetto perdonabile visto che è il primo di una serie – e inesistente introspezione psicologica. Un thriller godibile, da leggere se non si vuol stare troppo a pensare… ottimo per l'estate, in cui qualche brivido che tuttavia non impegni troppo i neuroni cotti dal sole è sempre gradito.

 

Opera recensita: "Regina rossa" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 430

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 7 luglio 2021

RECENSIONE: ELIZABETH STROUT - AMY E ISABELLE

Sinossi:

Vincitrice del Premio Pulitzer 2009 con il romanzo Olive Kitteridge, Elizabeth Strout ha esordito con Amy e Isabelle nel 1998. È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale. Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto. Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima. Lieve e spietato, impreziosito da una scrittura cristallina, Amy e Isabelle è un indimenticabile romanzo sui legami affettivi e la paura di amare.

 

Commento:

Conoscevo già Elizabeth Strout per aver letto, un po' di tempo fa, Olive Kitteridge, il suo romanzo certamente più famoso. Di quella lettura ho un ricordo piacevole, ma molto vago… so per certo, però, che non sarà lo stesso per Amy e Isabelle: questo libro è decisamente difficile da scordare, almeno per me… mi è piaciuto molto di più, mi ha coinvolta emotivamente, ha toccato corde profonde.

È la storia di una madre e una figlia adolescente che, dopo aver vissuto quasi in simbiosi per sedici anni (questa l'età di Amy), si ritrovano d'improvviso ad odiarsi, acerrime nemiche, presenze ostili obbligate a convivere. Tutto cambia, improvvisamente, quando Isabelle scopre delle cose su Amy che le fanno capire che la figlia che credeva di conoscere è cresciuta, maturata, sta emancipandosi da lei ed anzi contro di lei. Quella figlia cui ha dedicato la vita è, in realtà, una sconosciuta ribelle ed ostile che forse la odia, di sicuro le si rivolta contro e non vuole parlarle. Cosa ha scatenato quest'onda d'urto? Ad un primo sguardo potremmo dire che è stato l'amore, ma indagando un po' più a fondo scopriremo che tutto si deve alla paura. Paura di non essere all'altezza l'una dell'altra, all'altezza della società di una piccola cittadina di provincia, all'altezza delle aspettative del prossimo, di se stesse, dell'uomo che si desidera e si crede di amare. Paura di fallire, di non proteggere abbastanza, di deludere chi ci è caro, paura che gli errori del passato si ripetano e si tramandino.

Amy e Isabelle è un romanzo toccante e bruciante sull'adolescenza e il rapporto madre-figlia, ma anche sulla necessità di vivere la propria vita senza costrizioni, libere da pregiudizi o condizionamenti sociali, economici, religiosi, culturali… una necessità che non è superficiale e frivola, ma che è parte del bisogno di autodeterminarsi che riguarda intimamente ognuno di noi.

 

Opera recensita: "Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout

Editore: Fazi, prima ed. 2000

Genere: narrativa americana

Ambientazione: New England, Stati Uniti

Pagine: 474

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

mercoledì 30 giugno 2021

RECENSIONE: CARMEN KORN - QUANDO IL MONDO ERA GIOVANE

    Sinossi:

Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. Gerda e suo marito Heinrich Aldenhoven vivono a Colonia, nella casa ereditata a Pauliplatz, insieme ai figli Ursula e Ulrich e alle cugine non sposate di Heinrich, che hanno perso il loro appartamento sotto i bombardamenti. Heinrich gestisce una galleria d’arte, ma gli affari al momento vanno male: in troppi non hanno più le pareti dove appendere i quadri. La situazione è difficile anche ad Amburgo, dove l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt dormono nella stanzetta accanto alla cucina da quando hanno lasciato il letto alla figlia Nina e al nipotino Jan. Il bambino ha cinque anni e non ha mai incontrato il padre, Joachim, disperso in Russia da anni nonostante Nina continui a sperare nel suo ritorno. E infine c’è Margarethe, nata Aldenhoven, che si è trasferita da Colonia a Sanremo, dove ha sposato Bruno, figlio di una ricca famiglia di commercianti di fiori; la vita tra le bellezze della riviera ligure sembra spensierata, ma la presenza della suocera, matriarca misogina che gestisce il patrimonio di famiglia, è molto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?
Il primo capitolo della nuova saga in due volumi firmata Carmen Korn: un’emozionante storia corale, un decennio all’insegna della rinascita, tre famiglie a cui affezionarsi.

 

Commento:

Se ci guardiamo indietro, gettando uno sguardo d'insieme al Novecento, non ci sarà difficile convenire che la storia di questo secolo si divide in due grossi blocchi: prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Quei cinque anni e mezzo e i vent'anni precedenti fanno da spartiacque fra il mondo di prima e il mondo d'oggi. Il decennio che va dal 1950 al 1959 fu, perciò, un periodo cruciale per la nascita e la formazione della società che conosciamo e nella quale viviamo, fu quasi una nuova giovinezza del mondo, fatta di tante novità, voglia di riprendersi, ma anche di strascichi insoluti e ferite profonde. Carmen Korn, in questo romanzo, analizza proprio quel decennio di profondi cambiamenti e lo fa dal punto di vista di tre famiglie, diverse ma tra loro legate, residenti in tre città: gli Aldenoven da Colonia, i Bortfel da Amburgo e i Canna da Sanremo. Le vicende familiari loro e delle persone che con loro hanno a che fare si intrecciano indissolubilmente con la storia dell'Europa postbellica. Ci affezioneremo, come già è accaduto nella Trilogia del secolo, a questi nuovi personaggi e vorremo sapere altro di loro, saremo curiosi di conoscere l'evoluzione delle loro vite. E infatti Carmen Korn non ci delude: è già previsto un secondo volume di questa storia tutta da leggere.

Opera recensita: "Quando il mondo era giovane" di Carmen Korn

Editore: Fazi, 2021

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Germania-Italia, anni 50

Pagine: 590

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 2 giugno 2021

RECENSIONE: SUSY GALLUZZO - QUELLO CHE NON SAI

Sinossi:

Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, tra loro si rompe qualcosa. Ella così inizia a sfogarsi scrivendo un diario rivolto alla propria madre, morta quindici anni prima: pagina dopo pagina, racconta delle crepe che si allargano fino a incrinare in modo irreversibile i delicati equilibri familiari, si addentra nei propri ricordi per riportare a galla vecchi e nuovi conflitti, rimpianti e sensi di colpa, per trovare infine la forza di affrontare la verità e ricominciare. Viaggio negli equilibri precari di una famiglia all’apparenza perfetta, Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l'autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Susy Galluzzo ha scritto un libro intenso che affronta un tema tabù con grande abilità e coraggio meditando in maniera profonda sul lato oscuro che è in ognuno di noi e su quello che una donna non confesserebbe mai, neppure a se stessa.

 

Commento:

Lo confesso: sono in difficoltà. Non so bene come raccontare questo romanzo, non so come parlarne senza risultare banale o riduttiva, non so dire – neanche dopo 240 pagine – per chi parteggerei fra la madre e la figlia, fra Michela e Ilaria… ma so che ho cominciato a leggere Quello che non sai ieri sera intorno alle 22:00 e stanotte sono andata a dormire oltre le 3:00 perché sapevo che non sarei mai riuscita a dormire senza averlo finito; so che è un romanzo bellissimo, ma che definirlo così è oltremodo sminuente; so che non sono madre, ma questo libro lo consiglierei a tutte le madri e a tutte le figlie. Lo consiglierei alle madri che sentono di non farcela, che si sentono in colpa perché probabilmente non stanno dando tutte loro stesse ai figli, che non si sentono capite ed hanno paura a dire che non li sopportano più, i loro figli. E poi lo consiglierei a tutte quelle figlie che "mia madre è una strega/arpia/fallita/depressa/stupida", che "non la sopporto più" etc. etc. etc. Può, una madre, arrivare a detestare sua figlia? Può arrivare ad ingaggiare una lotta di sopravvivenza con il sangue del suo sangue? Può, un bel giorno, decidere che basta così, che non ce la fa più, che è ora di riprendersi la propria vita? E d'altra parte, fino a che punto una figlia può pretendere attenzioni, comprensione, abnegazione dalla propria madre? Domande che parrebbero inconcepibili, persino innaturali, folli a chiunque di noi non si sia trovato nella situazione di Michela, la protagonista e voce narrante del libro, e di sua figlia Ilaria. Ma leggetela, la sua storia, provateci… e vi assicuro che non vi sarà poi così facile rispondere. Un romanzo profondo, intenso, scritto in una forma originale e toccante, una storia che si distingue dalla massa e non si fa dimenticare facilmente. Di pregi ne ha molti, ma su tutti quello che ho apprezzato di più è proprio l'avermi messa in condizione di non riuscire a decidere da quale parte stare e, quindi, di avermi di fatto impedito di giudicare. E non accade proprio così nella vita reale? Non accade, forse, di ritrovarsi a dar ragione alla figlia e alla madre e, egualmente, torto ad entrambe? E, prima ancora, chi siamo noi per giudicare le vite e le scelte altrui? Sono tante le cose che non so, specie sulla maternità e su come si gestisca il rapporto tra genitori e figli stando dall'altra parte della barricata… ma so che questo romanzo ve lo consiglio, davvero.

 

Opera recensita: "Quello che non sai" di Susy Galluzzo

Editore: Fazi, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

              

martedì 23 marzo 2021

RECENSIONE: PITCHAYA SUDBANTHAD - SOTTO LA PIOGGIA

    Sinossi:

Nell’inquieta città di Bangkok c’è una casa. Nel corso di duecento anni è stata plasmata dall’inesorabile scorrere del tempo e si è legata a molte vite: un medico missionario che rimpiange il natio New England ma trova la forza di non soccombere al caos vibrante del Siam del diciannovesimo secolo, una donna mondana del secondo dopoguerra che si sposa, diventa madre e padrona di casa senza avere alcun sospetto del futuro solitario che l’attende; un pianista jazz dell’era del rock che, perseguitato dai propri fantasmi, viene chiamato a placare gli spiriti che aleggiano nella casa; un’ex militante politica che, nel presente, cerca di superare la lunga ombra del suo passato. Mentre la città, vera protagonista, prende vita, i destini dei suoi abitanti si sfiorano o si scontrano, modificandosi l’uno con l’altro; il tempo collassa, e queste esistenze convergono, collegate dal sangue, dalla memoria, dal desiderio, dal caso e dalle forze voraci che creano e ricostruiscono la stessa città, anfibio in continua trasformazione. Fino a che, nella Bangkok del futuro, sommersa, una banda di adolescenti guida i turisti e gli ex residenti attraverso i monumenti inondati d’acqua, vendendo loro fazzoletti per asciugare le lacrime versate su luoghi che nemmeno ricordano.
Un romanzo d’esordio fulminante, che ritrae le suggestioni lontane di una Bangkok inedita, girandola di luci e colori, odori e sapori, in continuo mutamento verso un finale ineludibile.

 

Commento:

Sotto la pioggia è un romanzo particolarissimo che ci porta a conoscere una terra lontana che ci affascina, ma della quale conosciamo poco: la Tailandia. In questo suo romanzo d'esordio, lo scrittore Pitchaya Sudbanthad fa un vero e proprio omaggio alla storia della sua terra e in particolare della città di Bangkok, la capitale dai tanti nomi e dalle tante vite, una per ogni volta che questa città ha dovuto piegarsi, inabissarsi e poi rialzarsi. Dal XIX secolo ad oggi, persino a domani, questa terra e il popolo che la abita hanno dovuto rialzarsi tante volte, opporsi a chi voleva prevaricarli, cercando un equilibrio che permettesse di non dimenticare, ma di continuare a vivere attutendo la prossima, inevitabile caduta. E questo equilibrio, questo viaggio interiore ed esteriore fra il popolo e la città passa inevitabilmente dall'acqua: acqua infingarda che inonda e sommerge, acqua tollerante che lava e purifica, acqua accogliente che culla e dà pace, acqua rigenerante che dà equilibrio ed energia. L'acqua è l'elemento portante di questa storia, la chiave per conoscere i personaggi, i luoghi, le storie, le vicissitudini, per andare su e giù nel tempo senza restare impantanati.

Sotto la pioggia è un romanzo organico, una narrazione corale in cui il tempo diventa fluido, il genere non esiste, esistono solo una terra e il suo popolo fatto di tante persone, ricordi, gioie, dolori. Una lettura intensa, interessante e gradevole che ci riporta a luoghi esotici che però conosciamo solo superficialmente e che, in verità, avrebbero tanto da raccontarci.

 

Opera recensita: "Sotto la pioggia" di Pitchaya Sudbanthad

Editore: Fazi, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Tailandia

Pagine: 382

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 8.

      

mercoledì 13 gennaio 2021

RECENSIONE: MIGUEL DE UNAMUNO - NEBBIA

Sinossi:

Un grande classico della letteratura del Novecento, pubblicato nel 1914, che i lettori riscopriranno con gioia. Separato dai traffici della vita, il giovane, benestante Augusto Pérez, gran passeggiatore e giocatore di scacchi, conduce la sua esistenza oziosa perennemente avvolto nella vibrante atmosfera delle sue fantasticherie. Neanche l'incontro casuale con Eugenia, una graziosa insegnante di pianoforte, sarà sufficiente a riportarlo con i piedi sulla terra. Più che di Eugenia, infatti, l'uomo è innamorato del suo sogno d'amore, del fantasma di verità e di bellezza che la fantasia gli ha dipinto nel segreto del cuore. Ma il sognatore Augusto, a sua volta, non è che il sogno di uno scrittore, Miguel de Unamuno, che comparirà nell'opera quando il primo si recherà a chiedergli conto del suo destino. Ed entrambi, autore e personaggio, non sono forse altro che un sogno di Dio, destinati a dissolversi al suo risveglio.

 

Commento:

Nebbia. Mai titolo fu più appropriato e calzante per questo romanzo di Unamuno. Nebbia è quella in cui vive perennemente il protagonista, Augusto Pérez, un buono, un teorico, un filosofo, un metafisico, un illuso che vaga sperso nell'alto dei suoi pensieri senza accorgersi della realtà che lo circonda. Un bel giorno, durante una passeggiata, Augusto incappa in un paio di occhi, comincia a seguire la loro proprietaria e cade folle d'amore per lei. Ben presto, però, capisce che il suo amore non si ferma ad una donna sola, ma si appiccica ad altre donne, a molte donne diversissime tra loro, come se Eugenia – così si chiama la proprietaria del primo paio d'occhi – avesse sbloccato il rubinetto dell'amore di Augusto che ora sparge sogni amorosi a getto continuo. La situazione si fa scomoda, poi surreale, poi triste, ma proprio quando Augusto sta per prendere l'ultima, dirimente decisione della sua vita, compare Unamuno che gli cambia i piani in corsa.

Nebbia è un romanzo particolarissimo, nel quale si fa fatica ad immedesimarsi oggi data la grande diversità di contesto in cui fu scritto (1914, prima della Grande Guerra), ma che tuttavia risulta gradevole – tranne in alcuni capitoli davvero allucinanti – e fa riflettere. Provvidenziale e salvifica è l'ironia micidiale con cui Unamuno condisce buona parte della sua Nivola rendendola leggibile e tutto sommato godibile anche a più di un secolo di distanza.

 

Opera recensita: "Nebbia" di Miguel De Unamuno

Editore: Fazi, prima ed. originale 1914

Genere: letteratura spagnola

Ambientazione: Spagna

Pagine: 257

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

venerdì 30 ottobre 2020

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA LEGGE E LA SIGNORA

Sinossi:

"La legge e la signora", opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s'improvvisa detective: è convinta dell'innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti "inadatti a una donna", riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate. Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vitt    oriana.

 

Commento:

Sebbene conservi un fondo di ambigua reticenza a staccarsi da certe convenzioni sociali di paternalistica natura, La legge e la signora è un romanzo giallo che contiene in sé una sfida e una promessa. La sfida è quella di una donna, di una giovane moglie che sfida l'intero sistema maschilistico che le impedirebbe di compiere azioni, leggere documenti, persino pensare in modo libero e scevro da ogni condizionamento o preconcetto; la promessa è quella di un'emancipazione femminile ancora di là da venire, ma che si incammina a grandi falcate e che trova in Valeria Macallan una sua degna promotrice. Questa giovane donna vissuta nelle campagne del Nord dell'Inghilterra presso uno zio vicario, sposa Eustace Woodville sapendo di lui ben poco oltre all'amore sincero e reciproco che li lega. In circostanze del tutto fortuite Valeria scopre che il marito in realtà l'ha sposata sotto falso nome per nascondere l'ignominia legata alla sua vera identità: l'uomo è stato vittima del cosiddetto "verdetto scozzese", un artificio giuridico per il quale, a seguito di un processo, si viene assolti per insufficienza di prove. Eustace, accusato dell'omicidio per avvelenamento della prima moglie, non è risultato di fatto né colpevole né innocente e, macchiato per sempre dall'onta, ha tentato di nascondere la verità alla sua nuova moglie. Vedendo scoperta la menzogna, perpetrata più per vigliaccheria che per malafede, decide di allontanarsi da lei nella convinzione che la scoperta comprometterà per sempre la serenità della loro vita matrimoniale. Valeria, al contrario, guidata dal suo amore per Eustace, da una volontà di ferro e da un profondissimo senso della giustizia, è più che determinata a scoprire cos'è accaduto realmente e a trovare lei la prova che scagionerà suo marito. Una figura femminile di tutto rispetto, quella di Mrs Valeria Macallan, un'investigatrice che ricorda tanto la protagonista di Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier per determinazione, fiducia verso il compagno  e temperamento volitivo. Eroine più coraggiose e indomite dei loro compagni uomini che si dimostrano fiacchi, vigliacchi, rassegnati all'ingiustizia della vita. Figure femminili che racchiudono in sé un esempio di forza di volontà e una reale promessa di emancipazione.

 

 

Opera recensita: "La legge e la signora" di Wilkie Collins

Editore: Fazi, prima ed. originale 1874

Genere: giallo classico

Ambientazione: Londra, Edimburgo

Pagine: 401

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

sabato 25 luglio 2020

RECENSIONE: MAZO DE LA ROCHE - IL GIOCO DELLA VITA


Sinossi:
È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.
Il gioco della vita è il secondo capitolo della saga di Jalna: una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo, seconda solo a Via col vento fra i bestseller all’epoca della prima uscita.

Commento:
è un vero piacere ritornare, dopo un anno, nella maestosa, affascinante, animatissima Yalna e ritrovare tutti i suoi abitanti, alle prese con le gioie, le difficoltà, i turbamenti della vita. La vasta proprietà con l'antica dimora al centro, perfettamente incastonata negli sconfinati e meravigliosi paesaggi del Canada è un ventre accogliente per chi vi è nato e cresciuto, un ventre dal quale è difficile staccarsi. Famiglia e casa sono un corpo unico, una muraglia compatta che non tollera distacchi, diserzioni, diaspore: il concetto di unione familiare è sacro per questo clan Adelinocentrico. Sì, perché al centro del progetto, a dominare tutti con dispotico, affettuoso piglio tirannico c'è lei, la nonna ultracentenaria, l'indistruttibile, testarda, arguta Adeline Court che settant'anni prima, insieme al suo capitano Philip Whitehoak, ha creato la proprietà e fondato la famiglia. Tutto ruota sempre intorno a lei, al suo volere, alle sue decisioni. Tutti i membri della famiglia con le loro personalità più o meno forti, con le ambizioni, gli errori, i colpi di testa, i guai, orbitano intorno a questa donna tenace e volitiva che è una calamita naturale. Ma Adeline è sempre più provata, la fine della sua vita si sta approssimando, nello sgomento generale e una questione ben più venale sta per interessare tutta la famiglia: già da tempo Adeline ha dichiarato che, alla sua morte, il patrimonio spetterà ad una sola persona perché non vuole che sia fatto a fette come una torta. Chi, dunque, si aggiudicherà questa lauta eredità? A scapito di chi? E sarà poi, davvero, una fortuna questo lascito ingombrante? Nelle more, però, la vita a Yalna continua, con le angustie, i dissapori e i tanti non detti che pure affliggono una famiglia unita. Sapranno, i Whitehoak, sopravvivere agli scossoni e agli imprevisti rimanendo uniti, senza lasciare indietro nessuno? Una storia affascinante raccontata con una prosa ammaliante, elegante, vibrante… tutti aggettivi con cui si può descrivere anche Yalna stessa. Il gioco della vita è il giusto seguito ad un primo volume denso e ricco come Yalna, ed entrambi i capitoli vanno a comporre una saga familiare che si delinea preziosa e imperdibile. Spero di leggere presto le nuove vicende dei Whitehoak, spero di tornare presto anch'io nel ventre accogliente, anche se talvolta opprimente, di Yalna.


Opera recensita: "Il gioco della vita" di Mazo de la Roche
Editore: Fazi, 2020
Genere: letteratura americana, saga familiare in più capitoli
Ambientazione: Canada, anni '20
Pagine: 480
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 2 luglio 2020

RECENSIONE: RAMIRO PINILLA - L'ALBERO DELLA VERGOGNA


Sinossi:
All’indomani della vittoria di Franco, il piccolo paesino di Gexto, nei Paesi Baschi, è un luogo paralizzato dalla paura: rappresaglie ed esecuzioni da parte di “quelli della Falange” sono all’ordine del giorno, e poco a poco gli uomini stanno scomparendo: alcuni sono caduti in guerra, altri vengono portati via in passeggiate dalle quali non si fa più ritorno, oppure fucilati di fronte alle loro famiglie, fra le grida delle loro donne. Ma chi c’è dall’altra parte? Altri uomini. Questa è la storia di Rogelio Cerón, uno di loro, un falangista ventenne che fa quello che fa senza sapere bene perché. Un giorno uccide un maestro repubblicano sotto lo sguardo del figlio, un bambino di dieci anni; per lui niente sarà mai più lo stesso, quegli occhi gli rimarranno impressi nella memoria per sempre: occhi fissi, freddi, che non piangono, ma che promettono vendetta.
Trent’anni dopo, gli abitanti del paesino si chiederanno quale mistero si celi dietro la figura solitaria del “pover’uomo della baracca”, che da molto tempo conduce una vita da eremita prendendosi cura di un albero di fico, sopportando in silenzio l’assedio di un vicino convinto che sotto la pianta ci sia un tesoro. Cosa si nasconde, realmente, sotto quell’albero? Qual è il suo significato?
Per la prima volta nelle librerie italiane questo memorabile romanzo di Ramiro Pinilla, autore di culto del Novecento spagnolo riscoperto grazie a Fernando Aramburu. Un romanzo magistrale sulla vendetta e sul perdono, sulle sconfitte e le umiliazioni, sulla memoria di un popolo, le ferite di un’intera generazione e la forza dirompente della Storia, che entra nella quotidianità e la stravolge.

Commento:
Gexto è un paesino costiero dei Paesi Baschi. È qui che si svolge la storia raccontata da Ramiro Pinilla. La storia di Rogelio Ceròn, di Pedro Alberto, Luis, Eduardo, Salvador, i falangisti che seminarono il terrore uccidendo, nel 37, molti rossi, socialisti, repubblicani, al grido di Franco, Franco, Franco e Viva la Spagna, Viva la Nuova Spagna; la storia di Cipriana che, da donna del Puerto viejo, abituata a dare pane al pane e vino al vino, si è ritrovata moglie di un sindaco delatore messo lì da qualcuno cui ha fatto da informatore, di Cipriana che non ci sta e cerca di salvare un giovane falangista incerto e smarrito; la storia di Gabino, un bambino con la tempra di un  uomo vero, che a dieci anni si vede portar via padre e fratello dai falangisti e che, con il suo sguardo freddo e pieno d'odio, promette vendetta e inchioda un uomo alle sue colpe. Per oltre trent'anni Rogelio ricorderà lo sguardo nero di quel bambino, per oltre trent'anni veglierà su quell'albero di fico che una notte, dopo che gli avevano ucciso mezza famiglia, quel bambino piantò e curò con devozione. Un accordo tacito, ma indissolubile, capace di resistere al tempo, alla noia, all'oblio, perché fatto di paura, colpa, responsabilità, senso del dovere. Una storia incredibile, ma tenera e commovente; un esempio di come la Storia non sia solo il relitto d'un tempo andato, non si limiti solo a qualche pagina studiata a scuola, ma sia fatta di anime, corpi, sangue, coraggio, ardimento, forza, sacrificio, errori, conti da pagare. La storia è qualcosa che altri hanno vissuto e che noi dobbiamo proteggere, preservare e tramandare. L'albero della vergogna è una lettura che di storia è intrisa, perciò leggetelo, non ve ne pentirete.

Opera recensita: "L'albero della vergogna" di Ramiro Pinilla
Editore: Fazi, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna, Paesi Baschi, 1937-1966
Pagine: 280
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 24 maggio 2020

RECENSIONE: VIGDIS HJORTH - EREDITà


Sinossi:
Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord. Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni. Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile. Premiato dai librai norvegesi come miglior libro dell’anno, in vetta alle classifiche di vendita per mesi, osannato dalla critica internazionale, Eredità è il romanzo con cui la norvegese Vigdis Hjorth ha raggiunto la fama mondiale. Lirica riflessione sul trauma e sulla memoria, è al tempo stesso il furioso racconto della lotta di una donna per la sopravvivenza.

Commento:
Eredità è un romanzo lento, di una lentezza necessaria: è una storia che impone al lettore di prendersi del tempo; il ritmo della narrazione detta quello della lettura, così che anche il lettore più vorace si ritroverà – suo malgrado – a prendersi delle pause. Eredità è un romanzo che richiede attenzione, come la richiedono i fatti che racconta, come l'ha richiesta per una vita ciò che la protagonista, Bergljot, aveva da raccontare e che la sua famiglia non ha mai voluto sentire.
Bergljot ha un segreto che risale alla sua infanzia, lo aveva rimosso, depositato nei recessi della mente, poi un giorno, per una casualità degna del destino, la verità le è esplosa nella mente ed ha preteso di venire fuori, di essere raccontata, metabolizzata, analizzata. Ma quando Bergljot ha provato a coinvolgere la sua famiglia in questo percorso, nessuno ha voluto starla a sentire, nessuno tranne, forse, suo fratello maggiore, Bard, che aveva motivi personali per darle credito. Così, dato che non volevano minimamente considerare la possibilità che l'assunto da cui parte il suo percorso fosse vero, Bergljot si allontana dai suoi familiari, taglia i ponti per quanto possibile, e decide di prendersi cura di se stessa. Va in analisi, ha una vita sentimentale travagliata, beve un po' più del consentito, ma nonostante non sia facile, a più di cinquant'anni Bergljot ha raggiunto una sorta di equilibrio, anche grazie all'aiuto dei figli e degli amici che le sono costantemente accanto. Poi succedono delle cose all'interno della sua famiglia d'origine, cose che richiedono la sua attenzione, la sua presenza… e tutto torna a galla, dolorosamente; tutti i nodi irrisolti, le incomprensioni, l'incompatibilità caratteriale, l'incapacità della sorella Astrid di mutare punto di vista, la pochezza della madre, l'odio della sorella minore Asa… viene tutto alla luce, di nuovo. E di nuovo Bergljot si ritrova in balia dell'incubo, di nuovo mette in discussione tutto, a partire da se stessa.
Vigdis Hjorth, l'autrice di questo libro così singolare, è bravissima nel tenere le fila di una narrazione complessa; non dimentica dettagli, non permette alla trama di sfilacciarsi o all'attenzione di calare… ci fa entrare nella vita di Bergljot a poco a poco, in punta di piedi, ma quando ne usciremo sarà con le ossa rotte e con tante riflessioni in più, con tante domande, anche su cose che riguardano il nostro vissuto personale. La riflessione che probabilmente ha condotto la Hjorth a scrivere così questa storia – e ciò che rende Eredità un romanzo di alta letteratura – è che gli eventi cruciali della vita di ognuno accadono in pochi, brevi momenti, ma per analizzarli, comprenderli, accettarli ci vuole un'esistenza intera e talvolta non basta neppure. Un romanzo complesso che ci costringe a guardarci dentro, perché ogni famiglia ha la sua storia, ogni famiglia ha i suoi segreti e i suoi punti d'ombra. Ed è proprio questa vicinanza di Bergljot, la plausibilità del suo racconto, il fatto che possa essere avvicinato all'esperienza di vita di ciascuno di noi, che conquista.

Opera recensita: "Eredità" di Vigdis Hjorth
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 374
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9
Colonna sonora sperimentata: Pearl Jam.


domenica 19 gennaio 2020

RECENSIONE: JING-JING LEE - STORIA DELLA NOSTRA SCOMPARSA


Sinossi:
Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.
Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.

Commento:
Nessuno credeva che la guerra fra Cina e Giappone sarebbe arrivata sin lì… in fondo, cosa importa ai giapponesi di un'isoletta come Singapore? E invece, inesorabile, la guerra arriva, miete le sue vittime e porta con sé il suo carico di miseria, sofferenza, umiliazioni. Nel cielo di Singapore si vedono sempre meno aerei alleati e sempre più bombe giapponesi; i poveri diventano sempre più poveri, disoccupati e affamati; i soldati invadono città e villaggi e li depredano di cose e persone… donne, soprattutto. È proprio così che il destino avverso porta via la sedicenne Wang Di alla sua famiglia: un giorno, i soldati arrivano al villaggio a bordo di camion, intimano a tutti di uscire di casa e prendono con sé le donne più giovani… il loro destino? Diventare donne di conforto, meri strumenti di soddisfazione sessuale dei soldati giapponesi, segregate in cubicoli con sempre meno cibo e nessuna possibilità di scappare. Poi la guerra finisce e, a quelle di loro che tornano a casa, tocca anche sopportare l'onta del disprezzo altrui, dell'emarginazione, della damnatio: agli occhi della brava gente, famiglie comprese, sono donne di malaffare, sarebbe stato meglio che fossero morte. E a cosa serve, allora aver sofferto? Se lo chiede spesso Wang Di, il cui nome indica già da solo il suo non essere desiderata (significa speranza di un fratellino), se lo chiede a cos'è servito sopportare stringendo i denti, non abbandonarsi al dolore, ma dopo un po' smette di farsi domande, si chiude nel silenzio, china la testa e sposa un uomo buono, anche lui segnato dalla guerra. E qui la ritrova Kevin, un tredicenne introverso che ha appena perso la nonna cui era legatissimo; la trova sola e smarrita, proprio come lui: due anime affini con una storia da raccontare e molti fili da riannodare. È proprio grazie a Kevin, infatti, che Wang Di riuscirà a redimersi da se stessa.
Storia della nostra scomparsa racconta una storia semisconosciuta e lo fa con la delicatezza della sobrietà: Jing-Jing Lee non si fa mai prendere la mano da sentimentalismi che renderebbero artefatta la storia: non ne ha bisogno, perché con il suo fluire pacato e intimo, questa storia ci entra nel cuore in punta di penna ed è destinata a rimanerci a lungo.

Opera recensita: "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee
Editore: Fazi, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Singapore
Pagine: 400
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 12 gennaio 2020

RECENSIONE: GORE VIDAL - GIULIANO


Sinossi:
Pubblicato per la prima volta nel 1964, Giuliano è uno dei romanzi di maggiore successo di Gore Vidal. La fortuna ininterrotta che i lettori gli hanno tributato dalla sua uscita e gli apprezzamenti favorevoli della critica letteraria lo fanno annoverare tra le opere di narrativa più importanti della letteratura americana del Novecento. Il romanzo racconta la vita privata e politica di Giuliano, l’imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tentò di soffocare la diffusione del cristianesimo e di restaurare il culto degli dèi, passando per questo motivo alla storia con l’appellativo di “Apostata”. Morirà assassinato nel 363, tre anni dopo essere diventato imperatore, avendo completamente fallito la realizzazione del suo progetto. Il racconto di Vidal comincia diciassette anni dopo la morte di Giuliano e prende le mosse dalla corrispondenza tra due potenti e influenti uomini politici del tempo. Senza scrupoli, portati a privilegiare gli intrighi della politica e del potere, non esitano a farcire le loro lettere di osservazioni malevole, pettegolezzi e maliziose digressioni che interpolano al diario scritto dall’imperatore, destinato a essere la sua autobiografia. Nelle pagine di Giuliano troviamo così l’affascinante rappresentazione di un conflitto politico e religioso in cui già si profila il declino dell’Impero Romano; ma troviamo, soprattutto, il sentimento di un’epoca, raffigurato con maestria e con l’inconfondibile stile di Gore Vidal. Nella lotta senza speranza contro il cristianesimo ormai trionfante, nel tentativo – che egli stesso sa essere destinato a fallire – di restaurare una religione che lo spirito del tempo non sente più sua, si nasconde il tormento di un’anima spaventata e smarrita di fronte al futuro. Un sentimento che appartiene a ogni epoca e che fa della tragica parabola dell’imperatore romano una storia attuale anche ai giorni nostri.

Commento:
Ho appena terminato la lettura di questo corposo volume di Gore Vidal, un autore che non conoscevo, e in me albergano sensazioni diverse, confuse, contrastanti. Comincio col dirvi che si tratta di un romanzo storico non facile da leggere, non perché l'argomento sia complesso, ma perché richiede un'attenzione pressoché costante e una buona dose di volontà ed interesse per il periodo storico trattato, ossia la fase dell'Impero romano successiva a Costantino e precedente a Graziano e Teodosio (tardo Impero, quindi). Aggiungiamo che l'imperatore di cui si narra qui la vita è – a torto - uno dei meno conosciuti e studiati… ma perché dico "a torto"? Perché Giuliano l'Apostata, stando a quanto ci dice qui Vidal che si è ampiamente documentato, fu un uomo interessante sia per le vicissitudini che ne condizionarono la vita e il pensiero, sia per l'apporto filosofico alla discussione religiosa che portò ai suoi tempi. Andiamo con ordine: fin da quando Giuliano era bambino, l'Imperatore regnante, Costanzo, uccise suo padre e rinviò ad un secondo momento la morte sua e di suo fratello Gallo. Capite bene che per tutta la prima parte della sua vita, per parecchi anni, Giuliano aveva sulla testa la spada di Damocle della sentenza di Costanzo, che, essendo peraltro suo famigliare, lo controllava da vicino e determinava l'andamento della sua vita quotidiana. Per questo Giuliano dovette abbracciare la fede cristiana, salvo poi discostarsene appena possibile per rivolgersi al culto dei "Veri dèi", dapprima segretamente, poi sempre più apertamente. Fu questo suo sconfessare la fede cristiana a valergli la nomea di Apostata, nonché non poche rimostranze da parte dei galilei, senza contare l'impossibilità di professare la propria fede pubblicamente per molto tempo. Quando poi, insospettatamente per lui, divenne imperatore furono proprio le diatribe religiose l'unico motivo di ostilità e fonte di complotti e tentativi di attentare alla sua vita. Per il resto Giuliano fu studioso di filosofia, ma anche valente ed assennato generale; fu un uomo mite e un Augusto clemente, giusto e deciso; cercò di cambiare molti usi dissennati della Corte e ridurre sprechi e favoritismi; non ebbe mai tentennamenti nelle sue idee, né paura di essere diverso, di tirar dritto per la sua strada, secondo la sua morale irreprensibile. Sono questi alcuni dei tratti che lo rendono così interessante e che fanno del libro di Gore Vidal un'opera pregevole ed assolutamente da consigliare. Se poi aggiungiamo che si tratta di un libro tutto sommato scorrevole (tolte le difficoltà che evidenziavo all'inizio) e che la scrittura è di valore, ironica, elegante, acuta, direi che Giuliano è davvero un buon libro. Per quanto mi riguarda, purtroppo, non è scattata l'intesa che mi porterà a leggere altro di Vidal – almeno per il momento – però ciò non toglie che abbia apprezzato molto i tantissimi stimoli che questa lettura mi ha dato per approfondimenti futuri: importante è, infatti, la discussione sulle origini del cristianesimo e le tante visioni e interpretazioni fornite da Giuliano-Vidal sulla sua dottrina. Insomma, consigliatissimo!

Opera recensita: "Giuliano" di Gore Vidal
Editore: Fazi, prima ed. originale 1964
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Impero Romano
Pagine: 586 (Ed. Fazi 2017)
Prezzo: 19,50 € (ed. Fazi 2017)
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 3 gennaio 2020

RECENSIONE: FRANCO FAGGIANI - IL GUARDIANO DELLA COLLINA DEI CILIEGI


Sinossi:
Il guardiano della collina dei ciliegi, ispirato a una storia vera, ripercorre le vicende di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che, dopo una serie di vicissitudini e incredibili avventure, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi.
Nato a Tamana, nel Sud del Giappone, Shizo venne notato giovanissimo per l’estrema abilità nella corsa. Grazie al sostegno dell’Università di Tokyo e agli allenamenti con Jigoro Kano, futuro fondatore del judo, Shizo ebbe modo di partecipare alle Olimpiadi svedesi del 1912 dove l’imperatore alla guida del paese, desideroso di rinforzare i rapporti diplomatici con l’Occidente, inviò per la prima volta una delegazione di atleti. Dopo un movimentato e quasi interminabile viaggio per raggiungere Stoccolma, Shizo, già dato come favorito e in buona posizione nella maratona, a meno di sette chilometri dal traguardo, mancò il suo obiettivo e, per ragioni misteriose anche a se stesso, sparì nel nulla dandosi alla fuga. Da qui ha inizio la storia travagliata di espiazione e conoscenza che porterà il protagonista di questo libro dapprima a nascondersi per la vergogna e il disonore dopo aver deluso le aspettative dell’imperatore, poi a trovare la pace come guardiano di una collina di ciliegi. Intrecciando realtà e fantasia, il romanzo di Franco Faggiani descrive la parabola esistenziale di un uomo che, forte di una rinnovata identità, sarà pronto a ricongiungersi con il proprio destino saldando i conti con il passato.

Commento:
Ho voluto cominciare il nuovo anno con questo libro per due motivi, del tutto slegati tra loro, ma simbolici e ben augurali per me: questo libro mi è stato donato e questo libro, pur essendo stato scritto da un autore italiano, ha in sé tutta la calma del Giappone. E proprio questa calma saggia e posata cercavo io all'inizio di quest'anno, la stessa calma che Shizo Kanakuri, il protagonista, cerca e trova sotto la protezione della collina dei ciliegi. Shizo viene fuori da un'esperienza traumatica, porta sulle spalle un'oppressione, un senso di colpa, di sconfitta difficile da sostenere: un ragazzo abituato alla natura, che ama correre a perdifiato nelle sue montagne, in mezzo ai boschi, nel silenzio, viene all'improvviso catapultato alle olimpiadi. Un peso non indifferente, soprattutto per chi è abituato all'obbedienza, alla disciplina e a non deludere mai le aspettative di nessuno. Shizo manca l'obiettivo, fallisce miseramente e per la vergogna fugge passando per esperienze travagliate, fino ad approdare per caso in quell'oasi dei sensi che è la collina dei ciliegi. Qui passa decenni, si costruisce una vita, finché qualcuno non torna a stanarlo.
Il libro è una storia di fantasia, ispirata però da una storia vera, quella – appunto – di Shizo Kanakuri: il maratoneta nella realtà non andrà in nessuna collina dei ciliegi, ma probabilmente se l'avesse fatto ne avrebbe senza dubbio tratto giovamento. Il guardiano della collina dei ciliegi è un libro che sa di libertà, di tempo ben speso, di viaggi col pensiero e serena accettazione e conoscenza di sé e del mondo. Bellissima esperienza di lettura che consiglio.

Opera recensita: "Il guardiano della collina dei ciliegi" di Franco Faggiani
Editore: Fazi, 2019
Genere: narrativa
Ambientazione: Giappone-Svezia, 1912-1967
Pagine: 232
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 20 luglio 2019

RECENSIONE: CHEVY STEVENS - NON TI LASCERò


Sinossi:
Un uomo molto attraente che ti porta in vacanza in un resort di lusso: il mare cristallino, la spiaggia bianchissima, un luogo paradisiaco. Un sogno, per Lindsey. Almeno in apparenza. Nella realtà, il matrimonio di Lindsey è un incubo. Andrew è un uomo morboso: qualunque gesto della moglie, anche involontario, può scatenare la sua rabbiosa gelosia e farlo diventare violento. Beve molto e ha minacciato di ucciderla, se scappa. Una notte, Lindsey riesce finalmente a fuggire portando con sé la figlia. Non torneranno più. Il marito verrà arrestato in seguito a un incidente e per lei e la bambina inizierà un periodo di pace. Undici anni dopo, Lindsey è una piccola imprenditrice, e la sua vita e quella della figlia adolescente scorrono tranquille in una nuova città. Lei frequenta un gruppo di sostegno e ha un nuovo fidanzato, Greg, che la ama più di quanto lo ami lei. Fino a quando Andrew non viene scarcerato e cominciano ad accadere cose strane, una serie di incidenti sempre più misteriosi.
Lei e Sophie sono nei guai o si sta solo suggestionando? È Andrew che vuole fargliela pagare per ogni giorno trascorso dietro le sbarre? È tornato per mantenere la sua promessa? D’altronde, chi altro potrebbe essere…? Con una scrittura accattivante e frenetica, che avvolge il lettore e lo lascia senza fiato, Chevy Stevens ci porta negli abissi dell’ossessione amorosa e dei legami sbagliati.

Commento:
Chi l'ha detto che i polizieschi non affrontano problemi sociali? Questo thriller, per esempio, ne affronta molti. E' una triste, ma purtroppo comune, storia di violenza domestica causata dall'alcolismo di Andrew, marito di Lindsey e padre di Sophie, che degenera in qualcosa di più. Andrew è attraente, intelligente, sembra un filantropo, ma ha un piccolo difetto: quando beve diventa cattivo e siccome lo fa spesso la vita della giovane moglie, Lindsey, si trasforma in una trappola, una terribile, folle corsa verso la catastrofe. Quando, una notte, finalmente Lindsey riesce a scappare portando con sé la figlioletta Sophie, si sente finalmente libera dal marito, ma la libertà dura poco: Andrew quella stessa notte ha commesso un'imprudenza che avrà conseguenze gravi. Undici anni dopo, dopo la prigione per Andrew e numerosi trasferimenti per le due donne, i fantasmi di quella notte tornano a sconvolgere l'equilibrio duramente conquistato di Lindsey e Sophie. L'incubo torna ad avvilupparle insieme alla paura, ma stavolta le donne non sono sole: ci sono tanti amici che tengono al loro benessere e alla loro incolumità… chissà che qualcuno non ci tenga anche troppo, però.
Nonostante non sia proprio originalissima, questa storia tiene incollati alle pagine: sembra un modo di dire, una frase da spot promozionale, però è vero. Attraverso l'uso della prima persona, Chevy Stevens acutizza la percezione di ciò che accade a Lindsey e sua figlia rendendo tutto molto più realistico. Non ci sono forzature, l'autrice non strafà, però riesce a dosare bene la tensione creando un ottimo thriller che, per di più, affronta anche problemi importanti che affliggono la nostra società. Si parla di alcolismo, di violenza domestica, ma si parla anche di rapporto tra genitori e figli, situazioni problematiche, adolescenza, fiducia reciproca. Un libro che consiglio proprio perché, oltre ad essere molto ben scritto, si colloca perfettamente al centro dei problemi della nostra società e li affronta in modo dignitoso, senza vittimismi o toni eccessivamente severi o magnanimi. C'è, di fondo, un grande senso di responsabilità in tutti i personaggi: chi sbaglia, qualunque sia l'errore, se ne assume la responsabilità. Molto intelligente l'idea di inserire questo concetto spesso dimenticato in un thriller.

Opera recensita: "Non ti lascerò" di Chevy Stevens
Editore: Fazi, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Canada
Pagine: 428
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 15 luglio 2019

RECENSIONE: ERSKINE CALDWELL - FERMENTO DI LUGLIO


Sinossi:
Estate, Georgia, estremo Sud degli Stati Uniti. Tra i campi di cotone oppressi dall’afa, l’iroso abbaiare dei cani, i cespugli gialli di polvere ai bordi delle strade, si svolge una drammatica caccia all’uomo. Katy Barlow accusa ingiustamente Sonny Clark di stupro e la comunità precipita subito nella paura. Da una parte il negro braccato, con gli occhi sbarrati dal terrore; dall’altra i suoi inseguitori, di giorno in giorno più determinati e feroci: le due facce di un mondo sinistro e crudele, protagoniste di una vicenda fitta di avvenimenti sempre più rapidi e convulsi, fino al tragico finale in cui tutti precipitano e che tutti sommerge. Fermento di luglio, pubblicato nel 1940 è il volume conclusivo del “ciclo del Sud”, un romanzo di denuncia di grande impatto, in cui Erskine Caldwell vi fotografò con estremo nitore la mentalità e l’ambiente dove era nato e continuava a prosperare il razzismo.

Commento:
Verso la mezzanotte di una calda notte di luglio, lo sceriffo di un paesino della Georgia viene svegliato da uno dei suoi due aiutanti che lo incita a raggiungerlo al più presto: sembra che Sonny Clark, un giovane nero raccoglitore di cotone, abbia violentato Katy Barlow, una signorina bianca di famiglia contadina. Quello che segue, a partire dallo sceriffo che per tutta risposta se ne va a pescare per non trovarsi invischiato nella caccia al nero, è allucinante. La quasi totalità degli abitanti della contea dà per scontato che il fattaccio sia avvenuto, nonostante la ragazza sulle prime non dica nulla; basta che lo affermino un pastore ed una distinta signora che ha creato una petizione per rimandare tutti i neri in Africa. Non esiste processo, né sommario né reale, non esiste possibilità di replica o di spiegazione per il ragazzo: il tutto si trasforma in un climax di fame e sete di sangue, vendetta, rivalsa che travolge tutti e dal singolo nero si estende ben presto all'intera "razza nera". E, per citare il titolo di un altro noto romanzo, è Cronaca di una morte annunciata, tanto più che nessuno vuol prendersi la responsabilità di fermare questa carneficina, questo lurido gioco al massacro.
Fermento di luglio è un romanzo importante, di grande impatto emotivo, in cui non c'è pietà, riscatto, speranza: c'è solo la spietata realtà dei fatti. La scrittura lineare e metodica, nonché lucida e a tratti sarcastica di Caldwell, è esattamente quel che ci vuole per raccontare questa storia. Il suo stile viene spesso messo a confronto con quello di Steinbeck – che pure io amo molto -, ma mentre in Steinbeck c'è nobiltà d'animo, fini lodevoli, volontà di riscatto, qui no, non c'è nulla di tutto questo: basti pensare che non c'è, in tutto il romanzo, un personaggio che sia totalmente, assolutamente positivo. E' un romanzo che consiglio, una lettura d'impatto che di certo vi segnerà.

Opera recensita: "Fermento di luglio" di Erskine Caldwell
Editore: Fazi, prima ed. originale 1940
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 260
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.