simposio lettori copertina

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venerdì 31 dicembre 2021

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - BLANCA

    Sinossi:

Il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori sono alle prese con un caso spinoso: l’omicidio di un pregiudicato, due sparizioni, una donna ritrovata in un cratere e tutto sembra collegarsi. L’uno è un ostinato uomo del popolo, l’altro un piedipiatti che si da arie da aristocratico, ma è solo quando alla coppia si unisce Blanca, ipovedente specialista di intercettazioni che le indagini prendono il largo: bellissima, costretta dal buio che l’avvolge a percepire con gli altri sensi ciò che la circonda e i tremiti degli uomini. I tre scopriranno presto una trama criminale che dai vicoli della città vecchia arriva alle grandi piazze del centro, senza risparmiare nessuno, senza nessuna pietà.

 

Commento:

Pubblicato per la prima volta da Flaccovio Editore nel 2009 e ripubblicato da E/O nel 2013, Blanca è il primo volume della serie di gialli, scritta da Patrizia Rinaldi, con protagonista la soprintendente Blanca Occhiuzzi. Da questa serie di gialli è stata liberamente… molto, troppo liberamente tratta l'omonima serie tv andata in onda su Rai 1 tra fine novembre e metà dicembre. Uno e un solo merito ha, per quanto mi riguarda, la fiction: avermi fatto scoprire i gialli (al momento quattro con un quinto in uscita a breve) che, lo dico senza mezzi termini, sono di gran lunga migliori. Ma veniamo a questo primo romanzo: è il passe-par-tout che ci fa entrare nel mondo di Blanca, del commissario Martuscello – uomo di popolo, ironico, sagace e testardo – e dell'ispettore Liguori – che pur venendo da ambienti più altolocati ha scelto un mestiere che lo porta in strada, a mischiarsi con ben altra umanità. Ciascuno di loro, in combutta con gli altri personaggi – primo fra tutti Carità – contribuisce a creare un mondo pennellato con varie sfumature di colore ed ombra, con vaghi, occasionali, eterei lampi di luce, gentilezza, cuore. In questo mondo incerto ed infido si muove sicura Blanca Occhiuzzi, ipovedente e molto conscia di sé, delle proprie capacità, bisogni e possibilità (contrariamente alla Wonder woman tratteggiata nella fiction). La protagonista della storia è lei, certo, ma la sua comparsa sulla scena è magistralmente calata nel contesto: Blanca non è mai primadonna, mai presenza ingombrante o sproporzionata rispetto agli altri personaggi; Patrizia Rinaldi riesce a farla risultare naturale nel proprio posto di lavoro e nell'ottica di un'indagine e della soluzione di un caso. L'altra grande protagonista di questo giallo – e di questa serie – è Napoli, anzi Napoli e Pozzuoli trattate come unicum, l'una che si allunga e ingloba l'altra come in uno stato mentale più che un luogo geografico. L'ambientazione gioca qui un ruolo importantissimo perché è parte della mentalità dei personaggi, né determina pensieri, pulsioni, approcci e movimenti e non può davvero essere ignorata o, peggio, sostituita con una qualunque città di mare. Altra componente fondamentale che rende unici i gialli della Rinaldi è il linguaggio: uno stile particolarissimo, estremamente barocco, ricercato sì, ma al contempo passionale, centrato, preciso. Ecco, questo può essere un particolare ostico, all'inizio, nella lettura, ma ben presto la difficoltà iniziale si supera perché è impossibile non immergersi nel contesto e lasciarsi prendere dall'incedere della storia. Decisamente una bella scoperta è stata, per me, questa serie di gialli così singolari ed inconsueti, così bella che ho già letto il secondo volume e presto procederò con gli altri.

 

Opera recensita: "Blanca" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2013 – prima ed. Flaccovio, 2009

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli

Pagine: 208

Prezzo: 9,99 (ed. 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

venerdì 24 maggio 2019

RECENSIONE: MATT HAIG - COME FERMARE IL TEMPO


Sinossi:
Neil Gaiman Pensate a un uomo che dimostra quarant’anni, ma che in realtà ne ha più di quattrocento. Un uomo che insegna storia nella Londra dei giorni nostri, ma che in realtà ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. Ciò potrebbe sembrare una fortuna… ma è una maledizione. Cosa succederebbe infatti se le persone che amate invecchiassero normalmente mentre voi rimanete sempre gli stessi? Sareste costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare continuamente identità per cercare il vostro posto nel mondo e sfuggire ai pericoli che la vostra condizione comporta. Così Tom, portandosi dietro questo oscuro segreto, attraversa i secoli dall’Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell’età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Oggi Tom ha una buona copertura: insegna ai ragazzi di una scuola, raccontando di guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Tom deve ad ogni costo difendere l’equilibrio che si è faticosamente costruito. E sa che c’è una cosa che non deve assolutamente fare: innamorarsi.

Commento:
Come si fa ad imparare il modo giusto di vivere? E' una questione di tempo, di esperienze vissute, di atteggiamento, di incontri? E' fondamentalmente questo il tema centrale di questo libro: nel 2018 Tom ha l'aspetto di un quarantenne, ma in realtà ha 436 anni. La sua è una disfunzione che ritarda notevolmente l'invecchiamento, portando lui e quelli come lui a vivere più vite e di conseguenza più ingiustizie, più orrori, più dolore. Dolore, soprattutto perché non è facile separarsi da chi si ama, non è facile continuare a vivere per molti, molti anni, dopo che le persone a cui tieni sono invecchiate e poi morte. E non è facile neppure costruire qualcosa di duraturo se si deve sempre scomparire dopo un determinato numero di anni per non creare sospetti. E' in quest'incertezza, segnata da dolori antichi e perdite mai sopite, che vive Tom; ma Tom è stanco di fuggire, vuole solo una vita banale, tranquilla, defilata e soprattutto vuole ritrovare una persona cara che ha la sua stessa disfunzione e che lui ha dovuto abbandonare secoli fa. E' questo che lo spinge a sopravvivere ancora in una società profondamente cambiata.
Come fermare il tempo è un libro originale, che, però, mi ha coinvolto poco: i concetti espressi, soprattutto sul finale, sono profondi e degni di riflessione, ma la storia, per quanto ben scritta, non mi ha catturato e mi è sembrata, nel complesso, poco credibile. Una lettura gradevole, in definitiva, ma che non ricorderò.


Opera recensita: "Come fermare il tempo" di Matt Haig
Editore: E/O, 2018
Genere: fantascienza
Ambientazione: Inghilterra-Australia
Pagine: 360
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


giovedì 24 maggio 2018

RECENSIONE: MICHEL BUSSI - NINFEE NERE


Sinossi:

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della

località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura.

La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre.

Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe

dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è

costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi

di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta

al lettore distinguere il vero dal falso.

 

Commento:

“Ninfee nere”… che dire di questo giallo francese intriso d’arte e di cultura? Dirò che è davvero singolare, che è inconsueto e che non mi è piaciuto.

Non è affatto brutto, intendiamoci! E’ solo che non mi ha catturata, non mi ha colpita ed in alcuni punti l’ho trovato assurdamente banale e noioso. Tutto ruota intorno al paesino di Giverny, alla pittura di Monet la cui presenza ingombrante si avverte ancora, anche a distanza di oltre settant’anni. Una serie di morti, tutte inspiegabili e tutte avvenute con lo stesso modus operandi, scuotono la’ordinata routine del paese. C’è una donna, un’anziana ombra nera, che vede e sa tutto, ma che sembra invisibile agli altri, tanto gli occhi si sono abituati a vederla aggirarsi con passo claudicante per le strade tanto conosciute. Quale sarà la chiave di questa storia? Dove porterà il nastro argentato dei ricordi?

L’atmosfera chiusa del paesino di provincia che i tanti turisti non riescono a portar via, la presenza di Monet e l’ombra della vecchia signora, il concatenarsi degli eventi, la superficialità dell’ispettore… tutto questo contribuisce a dare alle pagine un che di claustrofobico ed un senso di catastrofe imminente e ineluttabile. Nonostante questo, però, la tensione non aumenta quasi mai, è come se nulla svegliasse il lettore dal torpore sonnolento del paese… e il finale, imprevisto ed inaspettato, non getta l’attesa chiarezza sulla storia. Un'altra cosa, poi, non mi permette di dare un giudizio positivo a questo giallo: a me piace – ma è solo questione di gusto personale – che alla fine della lettura di un giallo/thriller il cerchio si chiuda, i pezzi del puzzle si incastrino… qui, però, pur con tutto l’impegno e la condiscendenza possibile, qualcosa proprio non torna.

Non consiglio né sconsiglio apriori questo libro… se intravedete una minima possibilità che i “difetti” che io vi ho riscontrato possano essere superati e che possa piacervi… dategli una chance. Io, dal canto mio, mi terrò la mia perplessità.

 

Opera recensita: “Ninfee nere” di Michel Bussi

Editore: E/O, 2011

Genere: giallo

Ambientazione: Giverny-Normandia, Francia

Pagine: 394

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.