simposio lettori copertina

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mercoledì 20 ottobre 2021

RECENSIONE: GABRIEL BERGMOSER - PREDE

    Sinossi:

Quattro sconosciuti, un'isolata stazione di servizio nel cuore dell'Australia, un unico terribile incubo a occhi aperti. Un romanzo che dà corpo ai mostri che vivono in mezzo a noi.

Non c'è un posto dove correre, né uno in cui nascondersi.

Frank è il proprietario di una stazione di servizio su un'autostrada poco frequentata nell'Australia rurale. Allie, sua nipote, viene mandata a stare con lui per l'estate per piegarne il comportamento ribelle, ma i due non parlano molto. Simon è un ragazzo sognatore e idealista, schiavo del fascino dell'esplorazione on the road e alla disperata ricerca di qualcosa. Maggie è la giovane donna che unirà i loro destini, qualcuno il cui viaggio personale porterà su tutti loro un terrore inimmaginabile.

 

Commento:

Si può nuocere ad altri, procurare dolore, uccidere per il semplice gusto di farlo, per mero divertissement? Sembra incredibile, eppure sì, è possibile e purtroppo, in certi contesti, accade. Il giovane e pluripremiato autore australiano Gabriel Bergmoser porta in un libro l'orrore che l'uomo può scatenare verso l'altro uomo in modo assolutamente immotivato, salvo che per l'unica ragione del suo divertimento turbato, negato, ostacolato. Quando un equilibrio consolidato, ma fragile, si spezza l'unica alternativa possibile è il caos, l'apocalisse, l'inferno. E in quella stazione di benzina nel nulla di un'Australia selvaggia, quello che accadrà è proprio questo: l'inferno in terra. Non lo immaginava Frank, il vecchio e burbero proprietario, quando quella mattina ha preparato la colazione per la nipote e l'ha lasciata sola in casa per andare ad aprire la stazione; non lo sospettava minimamente Allie, la nipote di Frank, quando l'ha raggiunto in tarda mattinata per pura noia e fame; non se l'aspettava di certo la giovane coppia fermatasi a fare rifornimento e mangiare qualcosa… non lo sapevano neppure Simon e Magge, quando le loro strade si sono incrociate dentro un pub. Eppure è accaduto e bisogna farci i conti. "Prede" è un romanzo duro, durissimo, grottesco, splatter, per stomaci forti. Per leggerlo c'è bisogno di lasciar andare la ragione e stare a vedere quel che succede alla prossima pagina, senza aspettarsi nulla, ma essendo pronti a tutto, perché quando la ragione lascia il campo alla follia, allora sì che può succedere davvero di tutto. Non piacerà a tutti, questo libro, alcuni lo troveranno esagerato, altri ripugnante, altri – come me – inverosimile, ma affascinante. Perché davanti all'orrore possiamo provare le sensazioni più diverse, ma difficilmente riusciremo a distogliere lo sguardo, perché l'orrore è parte delle nostre paure più profonde, è parte di noi.

 

Opera recensita: "Prede" di Gabriel Bergmoser

Editore: Sperling & Kupfer, 2021

Traduttore: Chiara Brovelli

Genere: horror, thriller

Ambientazione: Australia

Pagine: 288

Prezzo: 17,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

giovedì 6 agosto 2020

RECENSIONE: CHARLOTTE WOOD - IL WEEKEND


Sinossi:
“Nello stesso istante sollevarono una mano per ripararsi gli occhi, con un movimento che Adele aveva visto centinaia, migliaia di volte in quei decenni
di amicizia. Le rivide com’erano un tempo, due ragazze animate dalla determinazione e dalla bellezza. Per loro provava un amore inspiegabile. Un sentimento
quasi fisico. E sapeva di averle appena liberate da una sorta di maleficio.”
Jude, Wendy e Adele, tre donne settantenni, hanno un triste compito: svuotare la casa delle vacanze di Sylvie, che è morta di recente. Sono amiche da sempre,
eppure adesso sembrano non ricordare il perché: era Sylvie a tenerle unite e in equilibrio tra loro. Jude è precisa e severa, non si lascia mai andare;
Wendy è spesso tra le nuvole e si ostina a portare ovunque il vecchio cane Finn; Adele sogna ancora un futuro da attrice ed è in perenne attesa dell’occasione
giusta. Così, durante un caldo e piovoso weekend sulla costa australiana, mentre il fantasma di Sylvie appare alle tre donne in luoghi e momenti impensabili,
emergono conflitti e antichi rancori, segreti e tradimenti. Ma sono le bugie che le amiche raccontano a se stesse a mettere a dura prova il loro rapporto.
Con tenerezza, umorismo e un’inattesa vena surreale, Charlotte Wood svela il mistero e la forza dell’amicizia, e le inquietudini dell’età matura. Ma quando
il passato si colora di tutte le sfumature del vissuto, allora il futuro si illumina, e tenendosi per mano le protagoniste riescono a vincere la paura,
sicure di poter contemplare insieme un nuovo orizzonte.
Questo libro è per chi in vacanza fruga nella valigia dei compagni di viaggio, per chi (non) ha paura di Virginia Woolf, per chi cerca una risposta negli
occhi fiduciosi di un cane, e per chi è rimasto a riva per tutta la vita e, davanti al bagliore dorato dell’acqua, trova il coraggio di abbandonarsi al
richiamo dell’oceano.

Commento:
In ogni gruppo di amici c'è, inevitabilmente, qualcuno che fa da collante, che compatta le differenze e le asperità di tutti. Nel gruppo di amiche protagoniste di questo romanzo, il collante è Sylvie, o meglio, era Sylvie. Sylvie è morta da un anno e le sue tre amiche ultrasettantenni si ritrovano nel weekend di Natale per svuotare la casa che la sua compagna metterà in vendita. Non è una vacanza, lo precisa continuamente la severa Jude, ma sono lì per lavorare. Tuttavia, appare ben presto chiaro che, dopo quarant'anni di amicizia, qualcosa sembra essersi incrinato: Sylvie è morta e con lei sembrano andati via anche i freni che consentivano l'armonia del gruppo. Si sa che in ogni relazione tra esseri umani ci sono piccoli segreti, invidie, dissapori che, per il quieto vivere, vengono taciuti, appianati, sopportati. Ora in quella casa sul mare in una località turistica australiana, le anime delle tre donne vengono fuori in tutta la loro perfidia, egoismo, particolarità; tutto sembra accentuarsi e per tutta la lettura si ha l'impressione che si arriverà ineluttabilmente a uno scontro, una catastrofe, una svolta negativa. Ebbene, il punto di rottura arriva, i nodi vengono al pettine, ma è proprio in questo frangente, in quello più basso, estremo e doloroso, che tutte ritrovano la forza di un'amicizia durata quarant'anni. Tutte e tre hanno sofferto, tutte e tre hanno dei fallimenti di cui, anche se tentano di nasconderli o negarli, sono consapevoli; tutte e tre hanno difetti e cose da farsi perdonare. Ma è proprio quando tutto sta per rompersi irrimediabilmente che il rapporto si mostra nella sua autenticità.
Personaggi vividi, ben caratterizzati, un'ambientazione claustrofobica, una scrittura capace di instillare tensione ad ogni pagina, sono gli ingredienti di un romanzo profondamente sincero, che tratta l'amicizia e la vecchiaia in modo assolutamente non convenzionale. Una lettura consigliata a chi abbia voglia di un romanzo diverso dal solito.


Opera recensita: "Il weekend" di Charlotte Wood
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 240
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 7 giugno 2020

RECENSIONE: AMY WITTING - LA LETTRICE TESTARDA


Sinossi:
Isobel ha nove anni e il suo compleanno si avvicina. Ma, come ogni volta, non ci saranno regali per lei. C’è solo una cosa che fa volare Isobel lontano dalle rigide regole che la famiglia le impone: leggere. Ma deve farlo di nascosto perché sua madre crede che non sia un’attività adatta a una bambina, che dovrebbe limitarsi a riordinare la casa e a preparare la cena. Isobel cresce alimentando la sua passione segreta di notte, alla luce di una flebile candela.
Finché, a sedici anni, la sua vita non cambia radicalmente, quando è costretta a lasciare tutto, cercarsi un lavoro e una nuova sistemazione. È la prima volta che Isobel si scontra con il mondo. Con un mondo che non è solo la sua famiglia e il suo quartiere. È convinta di non avere gli strumenti per relazionarsi con gli altri. Le sembra di dire la cosa sbagliata, si sente fuori luogo. In fondo sua madre l’ha fatta sempre sentire così. Tanto che, quando incontra un gruppo di ragazzi che amano i libri come lei e passano le serate a discuterne, Isobel all’inizio rimane in silenzio. Ora che finalmente è in un contesto in cui può essere sé stessa, in cui può parlare liberamente di letteratura, ha paura. Ma piano piano le parole di Byron, Auden e Dostoevskij fanno breccia nelle sue insicurezze e le insegnano il coraggio di dire quello che pensa. Di far valere la propria opinione senza nascondere la cultura che si è costruita negli anni con le sue letture. Di aprire il cassetto in cui riposa il suo sogno. Il sogno di prendere una penna in mano e liberare quel flusso di parole che ha trattenuto per troppo tempo. Perché anche per una donna tutto è possibile.

Commento:
Nella sua vita, Isobel ha imparato presto che, oltre ai canonici dieci, esiste anche un undicesimo comandamento: Non essere diverso. Lei diversa lo è, o pensa di esserlo, perché da sempre l'hanno fatta sentire così, diversa, inadeguata, inferiore, sbagliata. La prima a perpetrarle questo torto imperdonabile è stata proprio sua madre, una madre che – sì, è possibilissimo – odiava profondamente sua figlia e non faceva niente per nascondere i suoi sentimenti. Una madre il cui odio luccicava ardente e vivo negli occhi lucidi e spietati; una madre che faceva di tutto per denigrare ed umiliare sua figlia preferendole, sempre e comunque, la sorella. Una figlia, Isobel, che della vita conosce poco o nulla, una bambina diventata grande in fretta, come infretta apprese la calma interiore, la "grazia divina"; una figlia con un'unica, insopprimibile passione: la lettura. Isobel leggeva ovunque, qualsiasi cosa, in modo compulsivo ma a suo modo metodico; era molto avanti nelle letture rispetto alla sua età. Una passione questa, che la giovane deve alimentare di nascosto, quasi fosse un reato, un qualcosa di cui vergognarsi. Non va meglio neanche quando Isobel cambia casa, trasferendosi in un pensionato e cominciando a lavorare. Ma un pomeriggio ecco la svolta: nel caffè in cui si è seduta a leggere Isobel, arriva un gruppo di giovani che discute di libri e poesia e lo fa apertamente, senza nascondersi. Allo shock iniziale Isobel reagisce dapprima con timida titubanza, poi si avvicina con una scusa e poi viene inglobata nel gruppo senza troppi giri di parole. Sarà questo cambiamento che le darà la forza e la spinta, molti anni dopo, di provare a perseguire il suo sogno, quello di scrivere, quello di mettere su carta la sua "fabbrica di parole".
La lettrice testarda è un libro scomodo, che non ha paura di affrontare in modo elegante tematiche spinose. È un libro di cui parlare, un libro su cui discutere, un libro su cui riflettere. Sono tanti gli spunti che Amy Witting ci fornisce con prosa intima e sicura, a cominciare dall'esitazione nell'accettare l'emancipazione femminile, ai rapporti non idilliaci tra genitori e figli, alla letteratura e alla sua importanza nel delineare la via della conoscenza e della comprensione della realtà. Pubblicato per la prima volta nel 1989, La lettrice testarda è un libro da leggere, assolutamente.

Opera recensita: "La lettrice testarda" di Amy Witting
Editore: Garzanti, 2020 (prima ed. originale, 1989)
Ambientazione: non definita, probabilmente Australia
Pagine: 176
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 27 dicembre 2019

RECENSIONE: MARKUS ZUSAK - IL PONTE D'ARGILLA


Sinossi:
Dopo 12 anni di silenzio, il 9 ottobre 2018, in contemporanea mondiale, torna Markus Zusak, l'autore di Storia di una ladra di libri, con il suo nuovo, attesissimo romanzo, Il ponte d'argilla.
Sono seduto, e penso, e batto. Batto sui tasti. Scrivere non è mai facile, ma diventa più semplice se hai qualcosa da dire. Lasciare che vi parli di nostro fratello. Il quarto dei ragazzi di Dunbar, Clay. Perché quello che sto per raccontarvi accadde a lui. E, tramite Clay, cambiammo anche noi. Tutti.
C'erano stati anche un nonno con la passione per i miti greci, una nonna e la sua macchina da scrivere, un pianoforte consegnato nel posto sbagliato, una ragazza con le lentiggini che amava le corse dei cavalli, e un padre che, dopo la morte della moglie, aveva abbandonato i suoi cinque figli: Matthew, Rory, Henry, Clay e Tommy. I fratelli Dunbar. Costretti a vivere soli, e a definire da soli le regole della propria esistenza. E quando il padre tornerà sarà Clay l'unico dei fratelli che accetterà di aiutarlo e costruire con lui un ponte, concreto e metaforico nello stesso tempo: lo farà per la sua famiglia, per il loro passato, per il loro futuro, per espiare le colpe, per affrontare il dolore. Lo farà perché lui è l'unico che conosce tutta la storia, e per questo è obbligato a sperare. Ma fino a che punto Clay potrà portare avanti la più difficile di tutte le sue corse? Quanti degli ostacoli che la vita gli ha posto davanti riuscirà a superare? Quanta sofferenza può sopportare un ragazzo? Dodici anni dopo Storia di una ladra di libri, Markus Zusak torna con un romanzo di lancinante bellezza, che non ha paura di commuovere e che lo conferma come uno dei più importanti autori della scena letteraria mondiale: la storia di Clay, dei suoi fratelli e della sua famiglia è di quelle destinate a incidere a lungo nell'immaginario collettivo, per la densità di vita e sentimenti, per il racconto travolgente, per la voce acuta, calda e suggestiva.

Commento:
Ve lo ricordate Storia di una ladra di libri, il bellissimo romanzo con protagonista una bambina nella Germania nazista? Ecco, il suo autore, Markus Zusak, non ha scritto solo quel libro, ma anche altri romanzi destinati ad un pubblico di ragazzi. Il ponte d'argilla, invece, pur parlando sempre di ragazzi, è destinato indubbiamente ad un pubblico adulto. E non potrebbe che essere così, vista l'importanza e la profondità dei temi affrontati. Di cosa si parla qui? Di amore, di morte, di emigrazione, malattia, sogni, ragazzi, abbandono… ma sopra ogni cosa, qui si parla di famiglia. Di famiglie che sopravvivono a tutto, anche alla morte, di legami fraterni indistruttibili, di ponti costruiti da un ragazzo e da suo padre, "l'assassino"; di corse a perdifiato, scommesse, placcaggi e notti su un materasso all'aria aperta, sotto le stelle, a scambiarsi il cuore.
Il ponte d'argilla, il ponte di Clay, è un libro particolare… se dovessi dire l'aggettivo che ho avuto in mente leggendo, direi che è un libro maschio, ruvido a tratti, ma crepuscolare, profondo, nostalgico in altri punti; è un romanzo che parla di affetto come sanno fare gli uomini, i giovani uomini che hanno dovuto crescere in fretta, con quella timidezza, quel riservo che dà a tutto un tocco di poesia. La storia ci viene raccontata da Matthew, il figlio più responsabile, che a distanza di anni batte tutto sulla "Vecchia MDS" perché niente vada dimenticato. È la storia di una famiglia, di un giovane uomo, Michael Dunbar, che dapprima si innamora di una ragazza del suo paese, poi quando lei si allontana, trova il coraggio di riemergere dalle sue ferite e di conoscere una giovane donna, Penelope, arrivata in Australia da poco, dalla Polonia, e di formare con lei una famiglia. È la storia, questa, di quella famiglia numerosa e felice e di come la morte sia entrata nella loro casa e vi abbia soggiornato a lungo. È la storia, questa, di un ragazzo, Clay, quello che sorrideva sempre, delle sue corse, del suo amore, di un ponte costruito con l'argilla. È un libro, questo, che ricorda vagamente – per stile e descrizioni – i romanzi americani della prima metà del Novecento, sebbene sia ambientato in Australia. È un libro da leggere? Forse, non tutti, probabilmente, lo apprezzeranno. Io, insomma, direi che è un libro discreto, non brilla né sfigura… quindi tutto sommato ve lo consiglio.

Opera recensita: "Il ponte d'argilla" di Markus Zusak
Editore: Frassinelli, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 504
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 18 luglio 2019

RECENSIONE: M. L. STEDMAN - LA LUCE SUGLI OCEANI


Sinossi:
Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l'alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull'isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d'improvviso la quiete dell'alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l'oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d'attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell'ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro.

Commento:
Quando il mare porta la piccola Lucy sull'isoletta di Janus, a Isabel non sembra vero di aver ricevuto un tale miracolo: dopo ben tre aborti spontanei, l'arrivo di quel grazioso fagottino le sembra un segno mandato da Dio. A nulla valgono gli avvertimenti e le flebili opposizioni del marito Tom, il guardiano del faro, che le ricorda che devono segnalare il naufragio della barca su cui la piccola è arrivata col padre morto: accecata dall'amore, Isabel non sente ragioni, deve badare al bene di Lucy, la bambina resterà con loro. E così, giorno dopo giorno, per quasi quattro anni la bambina porta nel cuore dei giovani genitori adottivi una luce almeno pari a quella del Faro di Janus che nelle notti di tempesta illumina la via delle barche che solcano i due oceani, l'impetuoso Australe e il placido Indiano. Ma la vita viene inesorabilmente a chiedere il conto alla coppia felice: Anna, la madre biologica di Lucy, non ha mai smesso di sperare che la figlioletta e il marito tornassero a casa, non ha mai smesso di cercarli. Comunque vada a finire, è inevitabile che questa storia spezzi il cuore a qualcuno. Perché l'amore e il dolore possono rendere le persone più umane, ma talvolta possono anche renderle più egoiste: chi è la vera madre di Lucy? Isabel che l'ha amata ed accudita con devozione o Anna che non ha mai smesso di cercarla? E il vero padre? Frank che è morto per strapparla all'ira cieca degli uomini o Tom che l'ha salvata da morte certa? E la piccola? Chi penserà a ciò che vuole lei? E soprattutto, cos'è meglio per lei?
La luce sugli oceani è un libro straziante, leggendo il quale è impossibile non commuoversi: con la sua prosa lineare e vivida, l'autrice ha creato un legame forte con i personaggi, mettendoci nelle condizioni di empatizzare con loro, con tutti loro, anche con quelli che apprezziamo meno. Non c'è colpevole, non c'è giusto o sbagliato, il confine tra bene e male è qui annullato, cancellato dalla furia delle onde. Non vince nessuno in questa storia, tutti perdono qualcosa e forse non si sarebbe potuto pensare a un finale diverso da quello scritto, sebbene doloroso e triste. Questa è una storia di amore, totalizzante e profondo, di dolore, perdita, senso di colpa, egoismo, tenacia. Un libro da leggere e da lasciar sedimentare in profondità. Difficile da dimenticare.

Opera recensita: "La luce sugli oceani" di M. L. Stedman
Editore: Garzanti, 2012
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 370
Prezzo: 17,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 24 maggio 2019

RECENSIONE: MATT HAIG - COME FERMARE IL TEMPO


Sinossi:
Neil Gaiman Pensate a un uomo che dimostra quarant’anni, ma che in realtà ne ha più di quattrocento. Un uomo che insegna storia nella Londra dei giorni nostri, ma che in realtà ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. Ciò potrebbe sembrare una fortuna… ma è una maledizione. Cosa succederebbe infatti se le persone che amate invecchiassero normalmente mentre voi rimanete sempre gli stessi? Sareste costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare continuamente identità per cercare il vostro posto nel mondo e sfuggire ai pericoli che la vostra condizione comporta. Così Tom, portandosi dietro questo oscuro segreto, attraversa i secoli dall’Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell’età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Oggi Tom ha una buona copertura: insegna ai ragazzi di una scuola, raccontando di guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Tom deve ad ogni costo difendere l’equilibrio che si è faticosamente costruito. E sa che c’è una cosa che non deve assolutamente fare: innamorarsi.

Commento:
Come si fa ad imparare il modo giusto di vivere? E' una questione di tempo, di esperienze vissute, di atteggiamento, di incontri? E' fondamentalmente questo il tema centrale di questo libro: nel 2018 Tom ha l'aspetto di un quarantenne, ma in realtà ha 436 anni. La sua è una disfunzione che ritarda notevolmente l'invecchiamento, portando lui e quelli come lui a vivere più vite e di conseguenza più ingiustizie, più orrori, più dolore. Dolore, soprattutto perché non è facile separarsi da chi si ama, non è facile continuare a vivere per molti, molti anni, dopo che le persone a cui tieni sono invecchiate e poi morte. E non è facile neppure costruire qualcosa di duraturo se si deve sempre scomparire dopo un determinato numero di anni per non creare sospetti. E' in quest'incertezza, segnata da dolori antichi e perdite mai sopite, che vive Tom; ma Tom è stanco di fuggire, vuole solo una vita banale, tranquilla, defilata e soprattutto vuole ritrovare una persona cara che ha la sua stessa disfunzione e che lui ha dovuto abbandonare secoli fa. E' questo che lo spinge a sopravvivere ancora in una società profondamente cambiata.
Come fermare il tempo è un libro originale, che, però, mi ha coinvolto poco: i concetti espressi, soprattutto sul finale, sono profondi e degni di riflessione, ma la storia, per quanto ben scritta, non mi ha catturato e mi è sembrata, nel complesso, poco credibile. Una lettura gradevole, in definitiva, ma che non ricorderò.


Opera recensita: "Come fermare il tempo" di Matt Haig
Editore: E/O, 2018
Genere: fantascienza
Ambientazione: Inghilterra-Australia
Pagine: 360
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


mercoledì 30 gennaio 2019

RECENSIONE: JOAN LINDSAY - PICNIC A HANGING ROCK


Sinossi:
Hanging Rock, la roccia vulcanica che sorge isolata e improvvisa nella macchia australiana a nord di Melbourne, fu davvero teatro, nel 1900, dell'evento narrato in questo libro: la scomparsa mai spiegata di due fanciulle e una matura insegnante di college seguita dalla immediata rovina di tante esistenze a quelle vite collegate (o, usando la stessa cifra del racconto: la vendetta della pietra nera su chi credeva di forzarne la potenza e il mistero). Ma darne una lettura simbolica - pur nella molteplicità di simboli, che nelle pagine si offrono e si ritraggono -, dei rapporti segreti e numinosi tra il genere umano e la Madre terra, è fare qualcosa che forse Joan Lindsay non si proponeva. «Se Picnic a Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per proprio conto. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nel 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza» scrive l'autrice, accennando alla forte intenzione di consegnare alla memoria, non tanto un fatto straordinario, denso di significati, ma un mito. Cioè a dire un evento originario, vivente e da vivere al di là del tempo, presente come modello e ammonizione. E in effetti, ciò che fu di Miranda, bella come un cigno, di Marion, della signorina Greta McCraw e di tutte le persone connesse aIl'Appleyard College possiede del mito l'incanto semplice e autosufficiente. Di uno dei rarissimi miti moderni, venuto inevitabilmente dall'ultima terra che l'uomo ha diviso con le viventi forze primordiali.

Commento:
Se avessi cominciato a leggere questo libro saltando la quarta di copertina probabilmente avrei pensato:"Woow" che bel thriller" e "ma che fantasia fervida ha l'autrice!". Invece l'ho letta – prima e dopo aver finito il libro – e posso dirvi che lo stupore rimane come anche la bravura dell'autrice che, anzi, è accresciuta se si pensa che, checché ne scrivano gli editori, a tutt'oggi non vi sono fonti univoche sul fatto che l'evento narrato sia realmente accaduto. Ed il bello di questo libro, la sua particolarità e il suo valore, è proprio questo: l'autrice voleva raccontarci qui un mito moderno, uno scenario plausibile ed i suoi reali o possibili sviluppi. Ciò che rende memorabile questo libro non è la trama, pure resa interessante e avvincente dall'ambientazione e dalla crescente tensione narrativa, ma l'intravedere collegamenti, trame retrostanti, intrecci e concatenazioni di eventi che costruiscono un disegno inquietante perché, appunto, possibile. Il fatto da cui partire è questo: il 14 febbraio del 1900, il giorno di San Valentino, venti ragazze di un esclusivo collegio australiano e le loro insegnanti fanno una gita ad Hanging rock, una suggestiva conformazione rocciosa della zona. Non si sa come, ma due ragazze e un'insegnante scompaiono, non faranno più ritorno dal picnic. Da qui comincia una serie di eventi – alcuni strettamente collegati ed altri apparentemente staccati da questo evento primario – che in pochi mesi cambieranno la vita di molte persone coinvolte. L'autrice in queste pagine ci racconta cose, mette in relazione eventi, e riesce – fatto per me quasi miracoloso – a non farci soffermare sul fatto che siano reali  o inventati, a farci accettare come insoluto un caso che non sappiamo nemmeno con certezza se sia mai esistito, a farci andar bene il fatto che non tutto sia spiegato, chiarito, delineato. Tutta la razionalità qui è assorbita, fagocitata dalla fascinazione della storia, dalle sue possibili interpretazioni, dalle sfumature occulte che la pervadono. E per assurdo ci si lascia distogliere dal destino delle scomparse e travolgere dagli eventi, sempre più pressanti, sempre più angoscianti. Un libro bellissimo, dall'atmosfera opprimente e rarefatta, dal ritmo non incalzante ma comunque implacabile. Pagine scritte benissimo, con una prosa studiata per non brillare, ma per lasciare la ribalta alla trama. Un libro che, per le suggestioni che mi ha creato, mi ha ricordato "il giardino delle vergini suicide" di Eugenides, "La donna in bianco" di Collins e perfino "Il castello di Otranto" di Walpole. Assolutamente da leggere.

Opera recensita: "Picnic a Hanging rock" di Joan Lindsay
Editore: Sellerio, prima ed. 1967
Genere: mistery
Ambientazione: Australia, 1900
Pagine: 296
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 6 gennaio 2017

RECENSIONE: KYOICHI KATAYAMA - GRIDARE AMORE DAL CENTRO DEL MONDO


Sinossi:

Sakutaro sta andando in Australia, ma la sua non è una gita qualunque: porta con sé le ceneri di Aki, morta a soli diciassette anni di leucemia. L'Australia

è la terra che Aki ha sempre sognato ed è là che lui disperderà le sue ceneri. Comincia così il racconto di Sakutaro, che rievoca il loro primo incontro,

gli appuntamenti dopo la scuola, il lento e dolce avvicinamento tra i due ragazzi. E infine la malattia, il ricovero, la disperata fuga dall'ospedale...

Da questo romanzo, grande successo in Giappone, Taiwan e Corea, sono stati tratti un film, una serie televisiva e dei manga.

 

Un libro delicato, eppure molto intenso questo di Kyoichi Katayama. E’ la storia di due ragazzi, Sakutaro ed Aki, costretti ad affrontare un dolore più grande di loro: la malattia e la morte.

L’io narrante è proprio il diciassettenne Sakutaro che rievoca per noi i tutti i ricordi legati ad Aki, la ragazza che ha amato tanto e che amerà per sempre, nonostante la leucemia abbia stroncato la sua giovane vita. Sakutaro ed Aki si conoscono da quando avevano dodici anni: hanno frequentato la scuola insieme, la compagnia era la stessa, sono diventati molto amici e, col passare degli anni, si sono innamorati. Quello di Aki e Sakutaro è l’amore puro e fortissimo tra due adolescenti che credono di conoscersi, ma finiscono per scoprirsi attraverso l’altro; è quel sentimento indissolubile che farebbe compiere follie per compiacere l’altra metà della nostra anima. Ma ad unire queste due anime non è solo l’amore: l’ombra scura della malattia che colpisce Aki rafforza il loro legame al punto che dopo la sua morte Sakutaro, non riuscirà neppure a disfarsi delle ceneri della ragazza perché lei è lì, con lui, dovunque c’è lui.

Quella contenuta in questo libro è una storia forte e drammatica, raccontata con sorprendente lucidità e pacatezza da un ragazzo di diciassette anni che, a differenza di molti suoi coetanei, si trova ad affrontare la morte a cuore aperto ed a dover convivere con la perdita della persona amata. Tanti e profondi sono gli interrogativi che Sakutaro si pone nelle lunghe conversazioni con il saggio nonno, davanti ad un bicchiere di Bordeaux; tanto è il coraggio che dovrà trovare dentro di sé per lasciar andare la sua Aki e continuare a vivere.

Leggendo questo libro mi è venuto in mente “colpa delle stelle” di John Green, altro libro che affronta il tema dell’amore adolescenziale e della malattia. Impossibile non fare paragoni: beh… personalmente trovo che, sebbene anche “colpa delle stelle” sia un buon libro, questo di Katayama sia più bello perché ha un approccio meno forte, ma ugualmente intenso. Lettura consigliata, sebbene sia tutt’altro che allegra.

 

Opera recensita: “Gridare amore dal centro del mondo” di Kyoichi Katayama

Editore: Salani, prima ed. 2006

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Giappone-Australia

Pagine: 183

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.