simposio lettori copertina

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venerdì 8 maggio 2020

RECENSIONE: TIZIANA AGNATI - ARTEMISIA GENTILESCHI


Sinossi:
Un dossier dedicato ad Artemisia Gentileschi. Nel sommario "La fortuna di Artemisia", "Un talento precoce", "Firenze, Genova e Venezia", "Roma: 16221630", "Tra Napoli e l'Inghilterra". Come tutte le monografie della collana "Dossier d'art", una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.

Commento:
Una biografia d'arte che si propone di essere schematica e completa e di compendiare le notizie sulla Gentileschi, ma che a parer mio non raggiunge l'obiettivo sperato. Sempre secondo l'opinione di una non addetta ai lavori, questa breve biografia è sì oggettiva e si legge rapidamente, ma risulta confusionaria e asettica: se non fosse per l'utile quadro cronologico non avrei saputo seguire una linea temporale e, nonostante non sia il primo scritto che leggo su quest'artista, ad un certo punto mi sono sentita spaesata. Non la consiglio né la sconsiglio: ha i suoi pregi, ma io non ne sono rimasta soddisfatta.

Opera recensita: "Artemisia Gentileschi" di Tiziana Agnati
Editore: Giunti, 2014
Genere: Dossier
Pagine: 52
Prezzo: 4,90 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


giovedì 16 maggio 2019

RECENSIONE: CATENA FIORELLO - TUTTE LE VOLTE CHE HO PIANTO


Sinossi:
Nell'autunno tiepido di una Messina dalle spiagge ormai deserte, Flora corre ogni mattina sul bagnasciuga: il vento, il sole, la pioggia, le nuvole, il rumore del mare sono divenuti per lei compagni indispensabili. Una disciplina che le dona calma, adesso che, a quasi quarant'anni, sta cercando di riprendere le redini della sua vita. Il matrimonio con Antonio, sposato da giovanissima, è andato in frantumi dopo l’ennesimo tradimento di lui, sempre in cerca di nuove avventure che non approdano mai a nulla. Eppure Flora non riesce a dimenticarlo e vacilla ogni volta che lui torna a corteggiarla, alimentando le illusioni della figlia quindicenne Bianca. Ma la sua vita è già abbastanza complicata, con un bar da gestire e una madre anziana che non ha mai superato la morte del marito e, soprattutto, la perdita di Giovanna, la sorella maggiore di Flora: bellissima, indomabile e carismatica, uccisa a vent'anni in un tragico incidente. E adesso Flora trema vedendo che la figlia Bianca, per uno strano destino, coltiva il sogno di diventare attrice proprio come un tempo Giovanna. Ma a scombinare di nuovo le carte, un giorno arriva Leo, con la sua aria da James Dean e un passato che lo lega a quei luoghi, dove sta per produrre un film. E con i suoi modi affascinanti, si insinua pericolosamente nei pensieri di Flora... Ma perché Leo sembra sapere tante cose su di lei? Cosa si nasconde dietro il suo interesse per Flora? Può realmente fidarsi di quest’uomo così misterioso? Commovente e carico di passione: un romanzo per chi non ha mai smesso di credere nella vita e nell'amore.

Commento:
Qualche sera fa, guardando il telegiornale, ho ascoltato di sfuggita l'intervista in cui Catena Fiorello – autrice che non avevo mai letto prima d'ora, ma che mi incuriosiva da tempo – presentava il suo ultimo libro, Tutte le volte che ho pianto. Il titolo in altri tempi mi avrebbe scoraggiata o quantomeno fuorviata, ma, sarà che sono in un momento di particolare sensibilità, sarà che mi ha attirato l'ambientazione, sarà stato qualcosa che ha detto l'autrice… fatto sta che l'ho cercato… e l'ho divorato in una notte.
Tutte le volte che ho pianto è un romanzo intenso, che racconta la storia di Flora, una donna normale perché eccezionale, come tante altre donne. Flora ha trentasei anni, una figlia adolescente - Bianca -, un cane – Pulce -, una madre da accudire e un matrimonio dal quale sta cercando di liberarsi; è proprietaria di un bar vicino al tribunale di Messina che gestisce con Mauro, il collaboratore che tutti i titolari vorrebbero. Proprio nel suo bar, una mattina, capita uno strano cliente che la guarda fisso, la chiama per nome senza che si siano presentati e che dice di conoscerla… Flora non sa chi sia, però le capita di pensarlo sempre più spesso. Ecco, ora starete pensando "ok, il classico romanzetto rosa da due soldi zeppo di clichés e banalità varie"… e invece no, perché le cose si complicano: Leo – così si chiama l'uomo del mistero – mostra di sapere cose sul passato di Flora che in pochi conoscono e le rivelazioni che le farà sono destinate a cambiare più di una vita. Al contrario di ciò che lascerebbe presagire il titolo, Flora non è una a cui piaccia frignare, eppure piange abbastanza spesso, perché la sua vita è stata costellata da dolori da cui è difficile staccarsi, da perdite che non si possono superare indenni… e sarà passando attraverso la sofferenza, attraverso il dolore e la mancanza che questa giovane madre dovrà cambiare ancora le proprie prospettive, imparando di nuovo ad affidarsi, a mettere da parte le paure e le ansie, a pensare un po' di più a se stessa senza colpevolizzarsi per le proprie manchevolezze. Sarà solo con l'appoggio di chi la ama che Flora potrà comprendere che il dolore è inevitabile, ma che ci rende più forti e che da esso qualche volta può nascere anche qualcosa di buono. In Tutte le volte che ho pianto, Catena Fiorello affronta con tatto, sensibilità e decisione temi importanti come l'amore, la morte, gli errori giovanili, l'adolescenza, la malattia, la famiglia, la vecchiaia, l'omosessualità, la perdita di una persona cara. In una Sicilia bellissima, ammantata di modernità eppure intrisa di saggezza popolare, spicca la figura di Flora che ha concesso poco a se stessa e tanto alla vita, di una madre, moglie, amica, imprenditrice, ma soprattutto donna, con la paura di sbagliare, di togliere agli altri, di fare passi avventati, di tornare ad amare. Ma, anche se sembra una frase fatta, l'amore trionfa sempre e c'è un tempo per ogni cosa: basta saper cogliere le occasioni e lasciarsi cullare dalle onde della vita.


Opera recensita: "Tutte le volte che ho pianto" di Catena Fiorello
Editore: Giunti, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Messina, Sicilia
Pagine: 272
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 24 ottobre 2017

RECENSIONE: GIULIA CAMINITO - LA GRANDE A


Sinossi:

Italiani in terra d'Africa: esotismo, borghesi e avventurieri. Un mondo sconosciuto, un romanzo sorprendente. Giada è una bambina considerata da tutti

perennemente manchevole, troppo minuta, "una raganella", che vive malvolentieri a casa degli zii in provincia di Milano. Da che sua madre se n'è andata

per trafficare con camion, alcolici e bar nelle colonie italiane in terra d'Africa, Giada non pensa ad altro che a raggiungerla in quella che lei chiama

"la Grande A", una terra che immagina piena di meraviglie e di promesse. Ma una volta giunta ad Assab, una cittadina avvolta nell'arsura e nell'aria salmastra,

la vita sembra ruotare solo intorno al piccolo bar che Adi gestisce fino a notte fonda, dove Giada fa molte nuove conoscenze: da Hamed, il garzone che

non sa scrivere, a Orlando, il compagno della madre animato dalla retorica fascista vecchio stampo; dalla gazzella Checco, che vive in casa come un animale

domestico, a Giacomo Colgada, un giovane italiano farfallone che sembra la copia di un attore del cinema. Ed è proprio con lui che inizia la vera storia

di Giada: il matrimonio imposto da Adi, le insidie di suocera e nuora, la fortuna economica, il boom del Circolo Juventus di Addis Abeba, gli incredibili

viaggi con la jeep nel deserto, i dolorosi chiaroscuri di Giacomo che obbligano Giada al continuo raffronto con una donna dura e intraprendente come sua

madre.

 

Commento:

In casa della zia a Legnano, con la guerra che entra dalla finestra e ruba il cibo, lì dov’è considerata la piccola, l’ultima ruota del carro, Giada sogna di raggiungere la madre in Africa o, come la chiama lei, nella “Grande A”. Quando arriva ad Assab, però, scopre che ad aspettarla non c’è una vita da principessa, ma un letto duro e turni massacranti al bar della madre. Giada si adatta presto alla nuova situazione: è con sua madre che ammira, ha fatto amicizia con Ahmed e con la gazzella Checco e presto si sposerà con Giacomo, il ricco giovane viaggiatore che ha tante storie da raccontare. Ma la vita non è tutta rose e fiori: Giacomo e Giada si conoscono appena eppure sono marito e moglie e ben presto le incomprensioni vengono a galla. Nonostante Giada si adatti alle abitudini ed agli umori del marito, questi si innamora di un’altra, così lei rimane sola, con un figlio ed impossibilitata a separarsi da Giacomo. In una terra che non è la sua Giada dovrà di nuovo ricorrere al suo spirito di adattamento e ricostruirsi la vita ancora una volta… e non sarà l’ultima.

Questo libro racconta il vissuto degli italiani in Etiopia ed Eritrea nell’immediato Dopoguerra, fino agli anni 60, fatto di contraddizioni, ostentazione, orgoglio, ma anche voglia di godersi la vita. E Giada rappresenta a pieno la società in cui vive, indipendente, proiettata verso il futuro, amante dei fasti e del bel mondo… ma soprattutto desiderosa di stabilità ed affermazione.

“La grande A” è uno spaccato realistico e a tratti impietoso di un periodo storico e di una realtà di cui si parla poco. Se proprio volessi trovare una piccola pecca a questo libro, direi che manca il punto di vista dei nativi, degli africani. Ma possiamo sempre sperare in un secondo libro dell’autrice sull’argomento. Questo, intanto, è ottimo.

 

Opera recensita: “La grande A” di Giulia Caminito

Editore: Giunti, 2016

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Legnano-Etiopia-Ravenna-Roma

Pagine: 288

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 16 gennaio 2017

RECENSIONE: BRENDA NOVAK - ALASKA (EVELYN TALBOT VOL. 1)


Sinossi:

Stanno accadendo strane cose nel piccolo villaggio di Hilltop, remota località dell’Alaska dove l'inverno è così gelido da ottenebrare le coscienze. Da

quando, tre mesi prima, è stata aperta Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza che ospita con finalità scientifiche i più feroci serial

killer d'America, nessuno dorme più sonni tranquilli e a nulla servono le rassicurazioni di Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige

l'istituto insieme al collega Fitzpatrick.

Soprattutto quando nella neve avviene un macabro ritrovamento: i resti di una donna, orrendamente martoriata. Per il giovane sergente Amarok è la conferma

di ciò che ha sempre temuto: portare un branco di efferati assassini a pochi metri dalle loro case e dalle loro famiglie è stata una decisione estremamente

pericolosa. Ma la sua fermezza si scontra con il fascino fragile e misterioso di Evelyn, il cui passato nasconde il più nero e atroce degli incubi.

E mentre una violenta tormenta di neve si abbatte sul paese rendendo impossibili i collegamenti e le comunicazioni, la psichiatra ha più di un motivo per

pensare che quel primo omicidio sia un messaggio destinato proprio a lei e che l'ombra del passato la stia per raggiungere ancora una volta.

 

Quali sono gli ingredienti per confezionare un thriller veloce, non troppo impegnativo, ma comunque gradevole? Li troviamo tutti in questo libro di Brenda Novak, primo della serie con protagonista la dottoressa Evelyn Talbot: un villaggio ai confini del mondo dove nessuno vorrebbe andare perché troppo isolato, freddo, buio e sperduto in mezzo al nulla; una tormenta di neve che blocca in casa tutti (o quasi); una prigione di massima sicurezza in cui sono rinchiusi i criminali seriali più pazzi e pericolosi degli Stati Uniti; un paio di omicidi efferati al punto giusto per scatenare il sospetto ed il panico; una storia d’amore complicata tra una psichiatra e l’unico sergente incaricato delle indagini… direi che il thriller è pronto per essere servito… e, a dirla tutta, non è neanche così male!

Evelyn Talbot è una bella psichiatra trentaseienne tormentata dal suo passato: a sedici anni è quasi morta per mano del suo fidanzato psicopatico che è ancora latitante e sembra seguirla ovunque vada. Sembra averla seguita anche qui, a Hilltop, un paesino dell’Alaska perso nel bel mezzo del nulla, in cui Evelyn si è trasferita per costruire Hannover house, una prigione di massima sicurezza in cui i criminali più pericolosi del Paese vengono studiati da un team di psichiatri molto preparati e competenti. Proprio qui, in questo tranquillo paesino immerso dalla neve, vengono uccise due donne, entrambe dipendenti di Hannover House; i loro corpi vengono ritrovati solo in parte e tutto farebbe pensare che l’autore dei delitti sia proprio Jasper, l’antico persecutore di Evelyn che sembra tornato per distruggerla. Ad occuparsi delle indagini c’è il sergente Murphy, da tutti soprannominato Amarok, un ventinovenne del posto, molto coraggioso ed intelligente, ma inesperto riguardo agli omicidi. Tra lui e la psichiatra c’era stato un inizio di relazione, stroncata dalle paure di lei, ma l’attrazione è ancora forte, molto… troppo forte per poter essere domata. Mentre, a piccoli passi, Evelyn ed Amarok cercano di costruire il loro futuro, la prigione di Hannover House è scossa dall’interno: dubbi, insinuazioni, doppiogioco… chi sa cosa? E come distinguere la verità dall’invenzione?

Un thriller ben scritto, molto scorrevole anche se all’inizio si fa un po’ fatica ad ingranare… forse avrei trattato meglio la storia tra Amarok ed Evelyn che sembra procedere a scossoni, un po’ abbozzata e discontinua. Ma mi è piaciuta la struttura generale del libro e la storia che, sebbene usi un’ambientazione non proprio originale, riesce a renderla peculiare a suo modo. Il ritmo, controllato in modo costante per buona parte del libro, subisce un’impennata (necessaria a parer mio) nel finale che lo eleva dalla piatta banalità.

Non è un thriller impegnativo, ma è una buona lettura per un weekend invernale, magari mentre fuori piove o, a dirittura, nevica!

 

Opera recensita: “Alaska (Evelyn Talbot vol. 1)” di Brenda Novak

Editore: Giunti, 2016

Genere: thriller

Ambientazione: Alaska

Pagine: 468

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 5 gennaio 2017

RECENSIONE: MOHAMED SALMAWY - COLAZIONE AL CAIRO


Sinossi:

Doha è una donna altolocata, una stilista riconosciuta che si muove tra feste esclusive ai piani alti dei grattacieli, lontana dai recenti avvenimenti

politici che scuotono il Cairo. Un giorno, però, bloccata nel traffico di piazza Tahrir, rischia di perdere l'aereo che deve portarla in Italia dove per

la prima volta ha l'occasione di presentare la sua collezione di moda al jet-set internazionale. Con l'aiuto del marito, influente membro del partito al

governo, riesce ad arrivare in tempo in aeroporto e a partire. In aereo incontra il prof. Al-Ziny, esponente del partito progressista e avversario politico

del consorte che, nonostante le iniziali ritrosie di Doha, si dimostra abile e affascinante conversatore. Arrivati a Roma si separano ma, complice il destino,

si ritrovano in un ristorante di Trastevere e dopo cena, accompagnandola in albergo, Al-Ziny le regala una rosa. Doha ha abbassato ormai tutte le difese

e si abbandona al fascino dell'uomo. Comincia allora a nutrire dei dubbi sul proprio lavoro, sulle proprie convinzioni politiche e sul proprio matrimonio.

Intanto in Egitto la situazione politica si fa sempre più difficile tanto che al loro ritorno Al-Ziny viene arrestato. E Doha prende una decisione che

cambia la sua vita mentre cambiano i destini del suo paese. Sull'incalzare dei movimenti della primavera araba, un romanzo sulla forza della passione che

travolge e sgretola anche le convinzioni più profonde. Titolo originale: ''Agnihatu-l-faràsha'' (2011).

 

“Colazione al Cairo” è un romanzo breve e delicato, la cui lettura somiglia al battito d’ali di una farfalla. L’autore, Mohamed Salmawy, racconta due storie tra loro molto diverse che si intrecciano nel finale, la storia della bella Doha e del giovane Ayman, entrambi impegnati, anche se in modo diverso, a trovare se stessi.

Siamo in Egitto, un Paese sull’orlo della rivolta, in cui regna l’insoddisfazione ed il malcontento per l’azione del Partito al governo e per le condizioni in cui vive la gente comune. Per le strade del Cairo piene di manifestanti si aggirano anche i due protagonisti di questo libro, entrambi troppo presi dalle loro vite per interessarsi ai problemi del Paese. Doha è la bella moglie di un esponente del partito al governo, è una stilista di moda, bella, ma insoddisfatta da una vita che non ha scelto e nella quale è ingabbiata. Ayman, invece, è un giovane studente ingannato dal padre che gli ha sempre fatto credere che la madre fosse morta. Ayman scopre che la donna, invece, è ancora viva e decide di ritrovarla, anche a costo di andare contro tutto e tutti. Mentre lui viaggia verso Tanta alla ricerca della madre, Doha vola verso l’Italia per presentare la sua collezione di abiti ispirati alle farfalle. Il posto accanto al suo, in aereo, è occupato da un uomo strano e carismatico, il professor Al-Zini, che Doha non conosce, ma che presto le diverrà indispensabile. Proprio grazie ad una conversazione in aereo, infatti, Doha avrà modo di riflettere su se stessa, su chi è e cosa vuole. Sarà questo il punto di partenza verso la sua rinascita, la sua trasformazione da corpo racchiuso in un bozzolo a farfalla dai colori sgargianti in grado di spiegare le ali verso la libertà e, finalmente, verso l’amore.

Questo è un romanzo di riscatto, di rinascita, di ricerca delle proprie origini personali, familiari e storiche. Doha e Ayman sono, loro malgrado, i simboli di un Paese che non è più disposto a sottostare alle scelte altrui, un Egitto, quello della Primavera Araba, che lotta contro la tirannia ed il mal governo e vuole liberarsi dall’oppressione. E’ una lettura che consiglio per i temi trattati, anche se mi resta qualche perplessità. Trovo che, per tornare alla simbologia della farfalla, questo romanzo sia ancora in bozzolo e che non sia sbocciato: vista la forza dei temi affrontati mi sarei aspettata maggiore intensità, sia nell’amore tra Doha e il professore, sia nella descrizione delle rivolte studentesche e popolari. Forse, più che i concetti in sé, a frenare il romanzo è proprio lo stile di scrittura di Salmawy: leggendo queste pagine pensavo che le avesse scritte un giovane esordiente, ma guardando la biografia dell’autore ho scoperto che non è affatto così! Il libro è scritto con una prosa fin troppo chiara, didascalica, quasi edulcorata… mi aspettavo uno stile trascinante, invece sembra che Salmawy abbia paura di sbilanciarsi!

 Comunque… a parte quest’aspetto, il libro è buono e ve lo consiglio: è una lettura breve ed interessante, magari come spunto per approfondire leggendo altro.

 

Opera recensita: “Colazione al Cairo” di Mohamed Salmawy

Editore: Giunti, 2012

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Egitto – Italia

Pagine: 224

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 31 ottobre 2016

RECENSIONE: VAMBA - IL GIORNALINO DI GIAN BURRASCA


Sinossi:

TORNA IL GIORNALINO PIU' DIVERTENTE DI TUTTI I TEMPI! Ogni giorno Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca, annota in un diario gli avvenimenti della sua vita e della vita della sua famiglia. Naturalmente, poiché è stato educato a non mentire mai, dice sempre la verità, anche quella che non dovrebbe o potrebbe dire, o che le sorelle e i loro fidanzati, poi mariti, non vorrebbero si sapesse. E, certo, combina un sacco di guai per merito dei quali viene chiuso nel collegio Pierpaoli dove non solo non si educa, bensì diviene l'anima di una ribellione contro la falsa e tirannica disciplina che vi è imposta da una ridicola ma prepotente coppia di proprietari-direttori. Il diario diviene così la protesta e la rivolta di un ragazzo contro il mondo conformista e soffocante dei ''grandi''. Non per nulla Vamba dedicò il Giornalino ''ai ragazzi d'Italia perché lo facciano leggere ai loro genitori''. Diffusa in ogni pagina del diario c'è una scintillante comicità tutta toscana

 

Avevo bisogno di una lettura divertente, non impegnativa, che mi permettesse di svagarmi e di farmi due sane risate, così ho deciso di leggere “il giornalino di Gian Burrasca”, un libro per ragazzi che mancava dalle mie letture d’infanzia: beh, obiettivo centrato in pieno!

E’ il 20 settembre e per il suo nono compleanno Giannino Stoppani, anche detto Gian Burrasca, riceve in regalo un giornalino (quello che oggi noi chiameremmo diario segreto) sul quale scrivere le sue memorie ed appuntare i suoi pensieri. Mai regalo fu più gradito per il nostro Giannino che di avventure da raccontare ne ha a bizzeffe… forse, però, gli mancano le persone a cui confidarle. Per sei mesi, quasi quotidianamente, Giannino riporta nel giornalino le sue “burlette”, i suoi pensieri, le sue tante “disgrazie”: la sua famiglia non perde occasione per prendersela con lui e punirlo, anche quando le sue azioni vengono fatte a fin di bene! Giannino è un anticonformista, un ribelle cui piace divertirsi, che non sopporta la noia e non tollera le ingiustizie e le falsità. E’ per questo che dice sempre la verità, ad ogni costo, anche se questa sua schiettezza gli ha procurato più bastonate che ringraziamenti. Com’è accaduto, per esempio, quella volta che ha suggerito alla zia Bettina, venuta in visita a casa sua, di andarsene prima della festa da ballo organizzata dalle sue sorelle perché queste le sarebbero state infinitamente grate… o quella volta che ha confidato all’avaro Signor Venanzio tutti i soprannomi affibiatigli dai suoi familiari: il vecchio Venanzio è quasi sordo, non può sentirli e Giannino crede di fargli un servigio rivelandogli i discorsi altrui.

Giannino, in realtà, non comprende l’ipocrisia e l’incoerenza degli adulti, non capisce perché un ragazzo non possa divertirsi con degli scherzi senza conseguenze, non riesce ad entrare nell’ottica degli ideali borghesi ed austeri della sua famiglia che poi sono quelli caratteristici dell’Italia dei primi Novecento. Sì, è vero, Giannino è una vera e propria peste, ma è anche sfortunato e, nonostante le sue tante marachelle, suscita tenerezza nella sua ingenuità e nel suo candore fanciullesco.

Questo libro, poi, è rivoluzionario per l’epoca in cui è stato scritto: uscì a puntate nel 1907-1908 e fu poi pubblicato nel 1920 suscitando, in un’Italia intrisa di moralismo e borghesismo, la riprovazione dei perbenisti del tempo che vedevano nella figura di Gian Burrasca un’incitazione alla ribellione ed insubordinazione dei ragazzi. Niente di più falso! Si tratta, al contrario, di un’opera di formazione rivoluzionaria per l’epoca e molto, molto attuale anche oggi: attraverso gli occhi di Giannino vediamo l’Italia con i suoi problemi di allora e di oggi, con le sue convenzioni sociali, la malasanità, la malagiustizia, i metodi di correzione ed educazione dei ragazzi totalmente fallimentari (si pensi al collegio Pierpaoli). Inoltre Giannino ci fa capire una cosa importantissima: spesso punire senza spiegare non è la soluzione perché, come ci spiega il nostro monello, i ragazzi si devono correggere non usando i bastoni perché quelli feriscono la carne ma non tolgono l’idea!

Questo libro, come scrive Luigi Bertelli in arte Vamba, era dedicato ai ragazzi perché lo facciano leggere agli adulti ed è, oggi più che mai, una lettura assolutamente istruttiva per grandi e piccoli. Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio caldamente di leggerlo: è divertentissimo e fa riflettere molto!

 

Opera recensita: “il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba

Editore: Giunti junior

Genere: letteratura per ragazzi

Ambientazione: Firenze, Roma

Pagine: 288

Prezzo: 7,90 €

Consigliato: sì.

 

sabato 1 ottobre 2016

RECENSIONE: CHRISTINA BAKER KLINE - LE COSE CHE NON SO DI TE


Sinossi:

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’ incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.

La storia di un’amicizia che incanta e commuove.
Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.


 

Dal 1854 al 1929 circa duecentomila bambini sono stati trasportati dalle città orientali degli Stati Uniti al Mid-west a bordo dei “treni degli orfani”. Si trattava di bambini senza famiglia, spesso figli di immigrati italiani, polacchi, irlandesi, per i quali si cercava una famiglia pronta a prenderli in affidamento, ad adottarli. Spesso, però, l’adozione era solo una scusa per avere manod’opera gratuita, lavoranti, servi, quasi schiavi.

La protagonista di questo libro è proprio una di quei bambini: il suo nome originario era Niamh, tipico nome irlandese, poi cambiato in Dorothy ed infine in Vivian. La donna, che ora ha 91 anni, racconta la sua storia a Molly, una diciassettenne ribelle per necessità, orfana anche lei, ma le cui radici affondano nella storia degli indiani d’America. Molly si stupisce nel notare quanti punti hanno in comune le due storie, la sua e quella di Vivian, perennemente in viaggio, in lotta per sopravvivere, con la continua paura di perdere tutto, anche quel poco che si è costruito, e con il crescente bisogno di un po’ di calore, comprensione e pace.

Il libro è diviso tra presente e passato, tra la storia di Molly e la sua neonata amicizia con Vivian e la storia della donna, lunga e travagliata, che dal treno degli orfani del 1929 l’ha portata fino a qui, in una bella casa del Maine, ottant’anni dopo. La storia di Vivian, o Niamh, è davvero struggente ed emozionante, inoltre, raccontandole con la prima persona singolare (come se a parlare fosse Vivian), Christina Baker Kline descrive le angherie e i soprusi subiti e ci porta ad immedesimarci nell’angoscia di questa bambina forte e straordinaria. La storia di Molly, sebbene sia d’impatto, è meno sconvolgente, forse perché più vicina a noi e quindi più nota, ma ha comunque il giusto peso nella trama e fa da filo conduttore e.

La scrittura della Baker Kline è chiara e lineare, particolarmente intensa e coinvolgente nei capitoli in cui parla Vivian. Una lettura che fa riflettere su temi profondi come l’immigrazione, l’adozione, l’amicizia, ma soprattutto il rispetto per gli altri. Consigliato davvero a tutti e preparatevi perché la lacrimuccia scende in più punti!

 

Opera recensita: “le cose che non so di te” di Christina Baker Kline

Editore: Giunti, 2014

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Stati Uniti (Maine, Minnesota)

Pagine: 336

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì.