simposio lettori copertina

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venerdì 21 febbraio 2020

RECENSIONE: SILVIA BOTTANI - IL GIORNO MANGIA LA NOTTE


Sinossi:
Sullo sfondo di una Milano buia e perturbante, le vite di Naima, ragazza marocchina con la passione per la kick boxe che lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare, Giorgio, ex pubblicitario dipendente dall'alcol e separato dalla moglie, e suo figlio Stefano, giovane avvocato rampante e militante neofascista, si intrecciano per caso, dopo un incidente, portando a galla una dura realtà segnata da contraddizioni e mescolanze.

Commento:
Quanto può essere difficile mantenere intatta l'idea che abbiamo di noi quando la vita, gli incontri, il destino, le scelte, le persone ci dimostrano che è falsa? Quant'è difficile mantenere saldo ciò in cui pensavamo di credere quando i sentimenti invadono il cuore e ci portano in direzione "ostinata e contraria"? Cosa si fa quando le differenze, fino a un attimo fa così nette ed eclatanti, di colpo si annullano ed assumono contorni sempre più sfuocati e insensati? Quant'è difficile ammettere con se stessi di essersi sbagliati? Giorgio, Stefano, Naima sperimenteranno sulla loro pelle (letteralmente) la potenza di questi interrogativi dopo che un evento drammatico eppure comune ha stabilito un punto di incontro: è sera e Fadila, la madre di Naima, ha appena lasciato un'amica e sta tornando a casa a piedi, da sola, come fa sempre. Proprio quella sera, però, qualcosa cambia nel breve tragitto che la donna compie di solito in perfetta sicurezza: Giorgio, incastrato e stritolato nel suo circolo vizioso fatto di gioco, alcool e debiti, punta la sua borsetta. Probabilmente non ha mai rubato prima, viene da una famiglia benestante, ma proprio quella sera scatta qualcosa nella sua testa. Fadila cade a terra, durante l'aggressione viene trascinata in strada ed investita da un'auto che sopraggiunge. Naima, sua figlia, sconvolta dall'accaduto, nei giorni successivi interviene di fronte ad un torto che un ragazzo ganese subisce in palestra ed affronta Stefano, figlio di Giorgio. È questo il punto di contatto, una situazione imprevista, fortuita eppure plausibile, destinata a sconvolgere certezze e far convergere destini fino ad allora troppo lontani. Perché sono proprio gli incontri casuali a cambiarci la vita e no, non c'è niente di retorico in questo.
Il giorno mangia la notte è un esordio letterario bellissimo, un romanzo che, dalle prime pagine, ci costringe a calarci in un ambiente opprimente, angoscioso, sin troppo realistico tanto da essere tangibilmente reale, ci porta a fare i conti con un'ineluttabilità soverchiante, ma soprattutto con le nostre paure, i punti deboli, le fragilità, le domande a cui non vogliamo o non sappiamo dare risposta… perché la risposta è nascosta dentro di noi, in un punto troppo buio e segreto per andarla a cercare. Silvia Bottani ci spinge, sempre, in ogni pagina, a fare i conti con quel buio, a far sì che si apra qualcosa dentro di noi, quel qualcosa che consente alla luce di entrare ed illuminare i cantucci più neri, al giorno di mangiare la notte. Dire che lo consiglio… è eufemistico.

Opera recensita: "Il giorno mangia la notte" di Silvia Bottani
Editore: Sem, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano
Pagine: 277
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 21 novembre 2019

RECENSIONE: CHRISTINE LEUNENS - IL CIELO IN GABBIA


Sinossi:
Il cielo in gabbia racconta l’inesauribile fertilità della bugia attraverso la vertiginosa ambiguità dei suoi protagonisti, ma riflette anche sul labile confine tra volontà di possesso e amore. Christine Leunens rivela uno stile ironico, pungente, pronto a cambiare repentinamente prospettiva per offrirci un nuovo scorcio di libertà “da un cielo in gabbia”
Nel 1938, anno dell’annessione austriaca al Reich, Johannes Betzler è un timido adolescente. Il ragazzo, dopo anni di propaganda a scuola, sedotto dal fascino del Führer, abbraccia l’ideale nazista. Diventa un membro della Gioventù hitleriana, ma a soli diciassette anni, sfigurato da un’esplosione, è costretto a ritirarsi.
Nella sua grande casa a Vienna fa una scoperta devastante. I suoi genitori, fervidi antinazisti, nascondono dietro a un finto muro Elsa, una giovane donna ebrea. Johannes, feroce antisemita, comincia a spiarla, eccitato dall’idea di poter controllare il destino di chi ha imparato a odiare. Elsa, costretta nella soffitta, dipinge e sogna a occhi aperti guardando un angolo di cielo dalla finestra. Ben presto l’astio iniziale di Johannes si trasforma in interesse, poi amore e infine ossessione.
Tra i due si instaura una sorta di “gioco amoroso”, fatto di brevi battute e lunghi silenzi, slanci d’affetto, dispetti e accese discussioni. Elsa è prigioniera del suo nascondiglio e delle attenzioni di lui, ma la sua mente è libera di viaggiare. Johannes, invece, per quanto libero, si scopre sempre più prigioniero dell’ossessione per lei.
Improvvisamente la guerra finisce, Vienna si trasforma, e Johannes si accorge che, caduto il nazismo, Elsa non ha più motivo di rimanere lì. Così, per non perdere quella particolarissima relazione, che spazia tra passione e follia, dipendenza e indifferenza, decide di non farle scoprire la verità, manipolandola a suo favore.

Commento:
Claustrofobia. È questa la sensazione prevalente che ho provato leggendo questo libro sul quale non è facile esprimere un giudizio.
Il cielo in gabbia è ciò che, dal cubicolo in cui era nascosta, vedeva Elsa, una giovane donna ebrea che la famiglia Betzler ha protetto durante la seconda guerra mondiale. Il figlio dei Betzler, Johannes, giovane ed insicuro che trova forza ed identificazione negli insegnamenti nazisti, la scopre e, se dapprima è diviso tra la vergogna di ospitare un'ebrea in casa sua e l'eccitazione di poter decidere la vita di una nemica, in seguito si innamora di colei che gli hanno insegnato ad odiare, fino a divenirne ossessionato. E quando la guerra, dopo aver cambiato completamente le sorti dei Betzler e dell'intera Vienna, finisce, Johannes capisce che se le dice che il nazismo è stato sconfitto e che è libera, Elsa se ne andrà e lui la perderà per sempre. Forse è proprio da qui, da questa scelta cruciale, che comincerà la sua carriera di mentitore seriale. Mentire divverà per Johannes un'abitudine oltre che una necessità, la sua mente produrrà menzogne in modo quasi autonomo, indipendente dal suo raziocinio. E l'ossessione per Elsa non tramonterà, non gli passerà mai. Ma quali conseguenze hanno prodotto le sue bugie? Cosa prova, pensa, vede, sa, sente Elsa? È sicuro, Johannes, di conoscere davvero la donna per cui prova un amore così turbolento e morboso? Una storia di fantasia che, per quanto è assurda e folle, potrebbe tranquillamente essere vera: Christine Leunens riesce ad imbastire, senza mai tralasciare la cura e l'attenzione per i fatti storici, una trama verosimile e devastante, con una prosa in grado di far sentire il lettore davvero "in gabbia". La drammaticità della mistificazione con cui Johannes viene in contatto da piccolo, i concetti e gli allenamenti della Gioventù Hitleriana contrapposti a quelli dei suoi genitori, l'identificazione del Fuhrer come figura paterna, l'odio inconsistente e superficiale eppure totalizzante per l'altro che gli fa vedere Elsa come "un'eccezione", il crescendo della sua confusione interna e del dramma esterno, la sorte di quella giovane costretta a nascondersi, le manie e gli egoismi di lei, la vecchia nonna che sembra una regina decaduta… tutto questo genera un crescendo di emozioni, un vortice inesauribile che condurrebbe chiunque alla follia. E l'epilogo non può che essere desolazione, stanchezza, apatia, incapacità di riportare tutto alla normalità. Un libro non facile da giudicare, dicevo, che va interiorizzato piano, analizzato, lasciato lì a decantare nella riflessione. Un libro che consiglio perché, al di là delle vicende narrate, fa riflettere soprattutto sulla potenza del desiderio di possesso spinto agli estremi e sulle conseguenze della menzogna come abitudine di vita.


Opera recensita: "Il cielo in gabbia" di Christine Leunens
Editore: SEM-Società Editrice Milanese, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Austria, 1938-1969
Pagine: 408
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 14 novembre 2019

RECENSIONE: VICTORIA SHORR - L'ORA DEL DESTINO


Sinossi:
Nel 1802, all'età di ventisei anni, Jane Austen è povera e senza marito. Non ha una casa, ma ha già in mente i suoi futuri, splendidi romanzi. Proprio in questo momento difficile, Jane riceve un'offerta di matrimonio molto vantaggiosa da parte di un uomo ricco, verso il quale però non nutre alcun sentimento. Può scegliere la sicurezza economica, con le regole immutabili della buona società. Oppure può scegliere d'essere libera. Quando la sedicenne Mary Godwin inizia il suo straordinario viaggio d'amore e di formazione attraverso l'Europa, il suo compagno è già una stella del firmamento letterario. Si chiama Percy Bysshe Shelley e anima, insieme con gli amici Lord George Byron e John Keats, il suo tempo. Mary e Percy con la loro esistenza libera e scandalosa sfidano le convenzioni sociali. E anticipano il futuro di molte generazioni ispirate da ardenti ideali libertari. Per un lungo, interminabile anno, in catene nel buio di una cella, Giovanna d'Arco coltiva con ardente fermezza la sua fede. "Abbi coraggio, figlia di Dio, sarai salvata" le ripetono le voci di Santa Caterina e Santa Margherita, che l'accompagnano fin dall'infanzia. Per un anno, ogni giorno, Giovanna si trova di fronte alla più difficile tra le scelte. L'ora del suo destino coincide con l'abiura. O con la morte sul rogo. In questo libro Victoria Shorr dipinge il ritratto intimo e profondamente umano di tre giovani donne alle prese con il proprio destino. Jane, Mary e Giovanna sono state ragazze ribelli e sono oggi, nel vibrante racconto di Shorr, tre donne eccezionali che hanno saputo piegare la loro esistenza verso il mito.

Commento:
Jane, Mary, Giovanna. Tre donne, due vissute nell'Ottocento, una nel Quattrocento. Tre giovani che, ciascuna a suo modo, si sono distinte; tre anime forti, tra loro diverse per vissuto, condizione, contesto, ma accomunate da tante cose, più di quante se ne notino in apparenza. Cosa le unisce? Qual è il filo rosso che le lega? Il coraggio di disobbedire, di ribellarsi alla vita che altri avevano tracciato per loro, la capacità di fare una scelta difficile, non convenzionale, di differenziarsi, di seguire un sogno, una passione, un'ispirazione, una missione e di portare avanti quella scelta fino alle estreme conseguenze. Tre giovani donne giudicate severamente, col metro implacabile del pregiudizio e dell'ottusità, vittime del fatto che nessuno abbia dato loro una chance, una seconda possibilità, condannate apriori solo per aver avuto l'ardire di scegliere. Pecore nere, anticonformiste, mal viste, rinnegate… ma poi il tempo ha dato loro ragione: tutte e tre sono poi diventate – a loro modo – eroine, icone di coraggio, innovazione, ardimento, sacrificio, lotta. Jane che rinuncia alla sicurezza del matrimonio per aggrapparsi con tutta se stessa alla sua scrittura e che, grazie a questa scelta, ci regala la descrizione di un mondo che conosce bene corredata dalla sua inconfondibile, pungente ironia e dal senso di giustizia che le viene dall'esperienza di vita; Mary, vittima della passione per un uomo geniale, affascinante e incostante, che ha pagato un prezzo carissimo per la sua scelta; Giovanna, la più eroica di tutte, quella che ha seguito la fede e l'amore per il suo Paese ed è stata ripagata con la morte peggiore, quella sul rogo.
L'ora del destino, in cui sono raccolte le storie di queste tre donne vittoriose, è un libro bellissimo perché unisce i fatti e il cuore: con un mirabile lavoro di documentazione, studio, ricerca, Victoria Shorr modula la storia, aggiunge la passione e ripaga tardivamente queste donne dell'ingiustizia che hanno subito in vita regalandoci un romanzo accorato e di valore che è un piacere leggere. La storia che ho preferito tra le tre è stata senza dubbio quella di Giovanna D'arco in cui – secondo me – la Shorr si è superata, ma so anche che, dopo questo libro, rileggerò Jane Austen con occhi diversi.
Davvero un'ottima lettura.

Opera recensita: "L'ora del destino" di Victoria Shorr
Editore: SEM-Società editrice Milanese, 2019
Genere: narrativa straniera
Pagine: 285
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 6 agosto 2019

RECENSIONE: HAKAN OSTLUNDH - L'INVERNO DEL PROFETA


Sinossi:
Un hotel di lusso a Sarajevo. Una missione di pace e una cena di gala. Una relazione clandestina, come tante altre, tra due diplomatici svedesi. Un attentato nella hall dell’albergo. Tra le vittime c’è il padre di Elias, studente svedese di ventiquattro anni. Nel giro di pochi giorni tutto il suo mondo crolla: non solo il padre è morto, ma deve anche convivere con la terribile possibilità di un tumore al cervello. È in questo frangente drammatico che il giovane conosce Ylva, capo nonché amante di suo padre, decisa tanto quanto lui a far luce sui misteri di quella morte violenta. Così i due uniscono le loro forze per scoprire i responsabili, e si ritrovano in mezzo a un intrigo internazionale che coinvolge partiti politici, forze diplomatiche e ricche aziende private in un vortice di interessi personali e sete di potere. Un thriller carico di suspense, che contraddice l’immagine tradizionale della Svezia come paese “virtuoso”, mostrando che lo scandalo e la corruzione esistono, spesso celati e protetti anche dal governo. Håkan Östlundh immerge i suoi lettori nel vivo dell’azione e li accompagna fra colpi di scena e rivelazioni, proiettili e codici cifrati, mantenendo alta la tensione con la sua abilità di scrittore affilato come un coltello.

Commento:
C'è qualcosa nei thriller nordici che mi affascina in modo particolare e che distingue questo sottogenere dal resto dei thriller rendendolo peculiare. Sarà il freddo, il rigore e la chirurgica precisione con cui tutti gli ingranaggi girano nel modo giusto, dalle cose piccole e quotidiane agli affari di Stato, sarà che diffido sempre delle cose troppo perfette perché spesso è solo apparenza e quando si scopre la prima falla poi si finisce per restare spiazzati, ma trovo che i thriller ambientati nei Paesi nordici, in particolare in Svezia, abbiano in sé una percentuale di mistero e imprevedibilità più alta del normale. Questa spy-story non fa eccezione.
Che la Svezia non sia il Paese fantasmagorico che tutti millantano lo sapevamo già, basti pensare alla Trilogia Millennium in cui Stieg Larsson ce ne rende oltremodo edotti. Ma se Larsson si dilunga in discorsi tecnici usando periodi lunghi e talvolta tortuosi, qui troviamo un'immediatezza che rende tutto molto più crudo: l'autore, con frasi brevi e taglienti come stilettate, ci conduce attraverso un intricato reticolo di agenzie, società, sedi staccate, organismi più o meno segreti, tutti afferenti alle alte sfere statali, in cui nessuno sembra chi dice di essere. L'antefatto è semplice: è esplosa una bomba in un hotel di Sarajevo; un uomo, Anders Krantz, un funzionario dell'ambasciata svedese in missione diplomatica è rimasto ucciso; Ylva Grey, sua amante nonché suo capo presso la SIDA – organismo per la cooperazione internazionale – era presente, è spaesata, ma molte cose non le tornano, così comincia ad indagare. Anche Elias, il figlio ventiquattrenne del funzionario, non è persuaso di come stiano procedendo le indagini sulla morte del padre: troppe cose non dette, troppi punti oscuri. Appena Ylva torna in Svezia è inevitabile che i due si uniscano nell'indagine parallela, ma non possono neppure immaginare quanto grande e pericoloso sia il vespaio che stanno per smuovere. Un thriller adrenalinico e incisivo, una bella spy-story che, mettendo a nudo l'ambizione e l'avidità umana, ancora una volta ci rivela che dietro la maschera di rigida perfezione c'è ben più di uno scheletro da nascondere. Consigliata, ottima come lettura d'evasione, per qualche brivido in quest'estate torrida.


Opera recensita: "L'inverno del profeta" di Hakan Ostlundh
Editore: SEM-Società editrice milanese, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stoccolma-Sarajevo-Bruxelles
Pagine: 383
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.