simposio lettori copertina

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giovedì 21 novembre 2019

RECENSIONE: CHRISTINE LEUNENS - IL CIELO IN GABBIA


Sinossi:
Il cielo in gabbia racconta l’inesauribile fertilità della bugia attraverso la vertiginosa ambiguità dei suoi protagonisti, ma riflette anche sul labile confine tra volontà di possesso e amore. Christine Leunens rivela uno stile ironico, pungente, pronto a cambiare repentinamente prospettiva per offrirci un nuovo scorcio di libertà “da un cielo in gabbia”
Nel 1938, anno dell’annessione austriaca al Reich, Johannes Betzler è un timido adolescente. Il ragazzo, dopo anni di propaganda a scuola, sedotto dal fascino del Führer, abbraccia l’ideale nazista. Diventa un membro della Gioventù hitleriana, ma a soli diciassette anni, sfigurato da un’esplosione, è costretto a ritirarsi.
Nella sua grande casa a Vienna fa una scoperta devastante. I suoi genitori, fervidi antinazisti, nascondono dietro a un finto muro Elsa, una giovane donna ebrea. Johannes, feroce antisemita, comincia a spiarla, eccitato dall’idea di poter controllare il destino di chi ha imparato a odiare. Elsa, costretta nella soffitta, dipinge e sogna a occhi aperti guardando un angolo di cielo dalla finestra. Ben presto l’astio iniziale di Johannes si trasforma in interesse, poi amore e infine ossessione.
Tra i due si instaura una sorta di “gioco amoroso”, fatto di brevi battute e lunghi silenzi, slanci d’affetto, dispetti e accese discussioni. Elsa è prigioniera del suo nascondiglio e delle attenzioni di lui, ma la sua mente è libera di viaggiare. Johannes, invece, per quanto libero, si scopre sempre più prigioniero dell’ossessione per lei.
Improvvisamente la guerra finisce, Vienna si trasforma, e Johannes si accorge che, caduto il nazismo, Elsa non ha più motivo di rimanere lì. Così, per non perdere quella particolarissima relazione, che spazia tra passione e follia, dipendenza e indifferenza, decide di non farle scoprire la verità, manipolandola a suo favore.

Commento:
Claustrofobia. È questa la sensazione prevalente che ho provato leggendo questo libro sul quale non è facile esprimere un giudizio.
Il cielo in gabbia è ciò che, dal cubicolo in cui era nascosta, vedeva Elsa, una giovane donna ebrea che la famiglia Betzler ha protetto durante la seconda guerra mondiale. Il figlio dei Betzler, Johannes, giovane ed insicuro che trova forza ed identificazione negli insegnamenti nazisti, la scopre e, se dapprima è diviso tra la vergogna di ospitare un'ebrea in casa sua e l'eccitazione di poter decidere la vita di una nemica, in seguito si innamora di colei che gli hanno insegnato ad odiare, fino a divenirne ossessionato. E quando la guerra, dopo aver cambiato completamente le sorti dei Betzler e dell'intera Vienna, finisce, Johannes capisce che se le dice che il nazismo è stato sconfitto e che è libera, Elsa se ne andrà e lui la perderà per sempre. Forse è proprio da qui, da questa scelta cruciale, che comincerà la sua carriera di mentitore seriale. Mentire divverà per Johannes un'abitudine oltre che una necessità, la sua mente produrrà menzogne in modo quasi autonomo, indipendente dal suo raziocinio. E l'ossessione per Elsa non tramonterà, non gli passerà mai. Ma quali conseguenze hanno prodotto le sue bugie? Cosa prova, pensa, vede, sa, sente Elsa? È sicuro, Johannes, di conoscere davvero la donna per cui prova un amore così turbolento e morboso? Una storia di fantasia che, per quanto è assurda e folle, potrebbe tranquillamente essere vera: Christine Leunens riesce ad imbastire, senza mai tralasciare la cura e l'attenzione per i fatti storici, una trama verosimile e devastante, con una prosa in grado di far sentire il lettore davvero "in gabbia". La drammaticità della mistificazione con cui Johannes viene in contatto da piccolo, i concetti e gli allenamenti della Gioventù Hitleriana contrapposti a quelli dei suoi genitori, l'identificazione del Fuhrer come figura paterna, l'odio inconsistente e superficiale eppure totalizzante per l'altro che gli fa vedere Elsa come "un'eccezione", il crescendo della sua confusione interna e del dramma esterno, la sorte di quella giovane costretta a nascondersi, le manie e gli egoismi di lei, la vecchia nonna che sembra una regina decaduta… tutto questo genera un crescendo di emozioni, un vortice inesauribile che condurrebbe chiunque alla follia. E l'epilogo non può che essere desolazione, stanchezza, apatia, incapacità di riportare tutto alla normalità. Un libro non facile da giudicare, dicevo, che va interiorizzato piano, analizzato, lasciato lì a decantare nella riflessione. Un libro che consiglio perché, al di là delle vicende narrate, fa riflettere soprattutto sulla potenza del desiderio di possesso spinto agli estremi e sulle conseguenze della menzogna come abitudine di vita.


Opera recensita: "Il cielo in gabbia" di Christine Leunens
Editore: SEM-Società Editrice Milanese, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Austria, 1938-1969
Pagine: 408
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


lunedì 16 settembre 2019

RECENSIONE: SANDOR MARAI - LE BRACI


Sinossi:
Dopo quarantun anni due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un «duello senza spade» – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile.

Commento:
Due uomini, un Generale ed un Ufficiale della Guardia, ma prima ancora due amici, due fratelli, due compagni di vita. Tra di loro quarantuno anni di lontananza e tanti conti in sospeso… in primis uno che riguarda una donna.
Amore, tradimento, intrigo, amicizia. Di questo parla, in estrema sintesi, Le braci. E Marai ci mette tutta la maestria di cui è capace nel descrivere i sentimenti, per far immedesimare chi legge al punto da ritrovarsi in quella stessa stanza, ad ascoltare il monologo del padrone di casa, il sussurro dell'ospite che si accomiata, a fissare rapito le braci che rischiarano appena una notte particolarmente buia.
E' carico di suggestioni, Le braci, di pathos, di sentimenti, di curiosa attesa… per questo e per altri mille motivi è considerato un capolavoro della letteratura europea del Novecento.
Però non mi ha preso. Lo so, è incredibile e di certo è colpa mia, credo di non averlo letto al momento giusto… però è così, gli ho preferito di gran lunga La donna giusta, altro bellissimo libro di Marai che, a differenza di questo, mi avvinse da subito.
A voi, però, lo consiglio perché, al netto delle mie impressioni personali, è un'opera che merita ed alcuni passi, specie dopo la metà del libro, sarebbero da copiare ed incorniciare.

Opera recensita: "Le braci" di Sandor Marai
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1949
Genere: letteratura europea
Ambientazione: Austria, Ungheria
Pagine: 125
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


lunedì 3 giugno 2019

RECENSIONE: ARTHUR SCHNITZLER - DOPPIO SOGNO


Sinossi:
Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna.
Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi. 

Commento:
Allucinato, surreale, inquietante, questo racconto di Arthur Schnitzler unisce le atmosfere gotiche di matrice sette-ottocentesca a quelle oniriche di un moderno romanzo orientale. Realtà e sogno sono gli elementi chiave di questa storia, sempre in equilibrio precario, sempre sul punto di toccarsi e compenetrarsi come due corpi uniti nel desiderio. C'è, in queste pagine, una carica erotica fortissima perché insoddisfatta, un desiderio elettrico che, in alcuni punti del racconto, si trasforma nel brivido di un pericolo tangibile ed imminente. Ci sono, in questo romanzo breve ma intensissimo, tutti gli elementi su cui eminenti studiosi della mente si sono soffermati per decenni: il sogno, il suo rapporto con la realtà, la sua influenza della vita reale. Il dottor Fridolin e sua moglie Albertine, la sera successiva ad un ballo in maschera, ripercorrono dapprima inconsapevolmente e via via in modo sempre più allusivo e subdolo, le rispettive fantasie erotiche del passato. Nella coppia si insinua una diffidenza nuova, un qualcosa di inespresso, una tacita vendetta, un senso di ingiustizia e desiderio di rivalsa che i coniugi, fisicamente divisi per cause di forza maggiore, sviluppano e vivono in modi diversi ma ugualmente totalizzanti e sconvolgenti. Nell'arco di una giornata il loro rapporto di coppia sarà scosso da un trasporto psicologico anomalo che rischia, loro malgrado, di travolgerli e farli soccombere. Sarà la resistenza del sentimento reciproco di fiducia e tenerezza, a determinare il loro destino. Una lettura consigliata, da cui nel 99 è stato tratto il film Eyes wide shut per la regia di Stanley Kubrick.

Opera recensita: "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1926
Genere: romanzo breve
Ambientazione: Vienna, fine Ottocento
Pagine: 131
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 6 ottobre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - ESTASI DI LIBERTà


Sinossi:
Estate 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Un giorno riceve un telegramma di una zia lontana da tempo, che la invita a trascorrere con lei un periodo di vacanza - il primo della sua vita - in un lussuoso hotel a Pontresina. La ragazza scopre così un mondo da sogno, lontanissimo e impensabile se paragonato alla sua misera condizione; le invidie che Christine suscita per la sua grazia e il suo ingenuo entusiasmo rendono però il ritorno al paesino brusco e inevitabile, così come la conseguente depressione. Inizia allora a frequentare Vienna, dove conosce il coetaneo Ferdinand, come lei condannato a una vita di stenti e rinunce in seguito alla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato a cui li mette di fronte la povertà, i due giovani si troveranno di fronte a una scelta radicale che potrebbe rovesciare le sorti della loro esistenza. Iniziato da Zweig nel 1931 e finito durante l'esilio a Londra per sfuggire ai nazisti, tra il 1934 e il 1938, "Estasi di libertà" è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982. Rimasto inedito nel nostro Paese fino al 2011, viene ora proposto anche in edizione economica in traduzione italiana.

Commento:
Christine è una ragazza semplice, senza pretese, ha vissuto tranquilla per quasi trent'anni nella povertà del suo piccolo paesino dell'Austria, sopportando con quieta rassegnazione la guerra, l'indigenza, la malattia della madre, il lavoro alle poste sempre uguale. Quando, però, su invito di una zia da tempo trasferitasi in America, Christine si reca a Pontresina per la sua prima ed unica vacanza, viene a contatto con un lusso che finora non poteva neppure immaginare. Totalmente inebriata dalla bellezza dei paesaggi, dalla raffinatezza da cui è circondata nell'hotel, dalla gentilezza delle persone, la timida e spaventata ragazza di paese si trasforma in un'avvenente ragazza mondana e ritrova in un lampo la giovinezza che neppure sospettava di aver quasi perduto. Ma la maldicenza e l'invidia sono sempre dietro l'angolo, così, per colpa di una vendetta infantile, la giovane viene rispedita in fretta e furia e senza troppe spiegazioni a casa. Il passaggio dall'estasi di libertà al microcosmo povero del paesino la getta in una depressione inquieta e rabbiosa, in un'insoddisfazione insuperabile che la rende intrattabile e la porta ad isolarsi. E' indifferente a tutto, anche al dolore, ma qualcosa, infine riesce a smuoverla: è l'incontro, del tutto fortuito, con un'anima affine, un uomo reduce dalla guerra, arrabbiato anche lui con lo Stato, col mondo, con la vita. Due sono le strade possibili: che queste due anime vicine si salvino a vicenda o che si abbandonino allo sconforto definitivo.
Questo romanzo conferma l'opinione che già mi ero fatta di Zweig leggendo "L'impazienza del cuore": è uno scrittore abile, attento, mirabilmente capace di analizzare e descrivere tutto ciò che gli sta intorno, che siano paesaggi, persone o sentimenti, ed è maestro nell'instillare nel lettore le sensazioni che lui vuole che egli provi. Ci descrive Christine in un modo tale che noi, al di qua delle pagine, possiamo solo provare empatia verso di lei… e lo stesso fa con tutti gli altri personaggi. Unica nota di dubbio, per me, è il finale… lo avrei immaginato più chiuso, definitivo, in ogni caso. Invece Zweig ce lo lascia solo intravedere, lo lascia aperto, incerto come d'altra parte si prospetta il destino dei protagonisti. "Estasi di libertà" è un libro che consiglio a tutti, è una lettura piacevole che intriga ed appassiona.


Opera recensita: "Estasi di libertà" di Stefan Zweig
Editore: Edizioni Clichi, ed. originale 1982 (postumo)
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Austria-Svizzera, 1926
Pagine: 465
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 14 settembre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - L'IMPAZIENZA DEL CUORE


Sinossi:
Alla vigilia della Grande guerra, Anton Hofmiller, ufficiale dell'esercito austro-ungarico, conosce Edith, figlia di un ricco aristocratico ungherese. La ragazza, affetta da paralisi, provoca in Anton un ambiguo senso di pietà che lo spinge a farle visita quasi tutti i giorni. Scambiando questo sentimento per amore, Edith, aiutata dal potere persuasivo del padre, convince Anton a chiederla in sposa. Pentito, ma schiacciato dal senso di colpa, il protagonista scivola in comportamenti sempre più incoerenti, mentre sul loro destino si profila l'ombra della tragedia. Stefan Zweig compose questo suo primo romanzo tra il 1936 e il 1938, anni cruciali di cui la storia fatale e drammatica tra Anton e Edith rispecchia, come in una profezia, il tumultuoso e inarrestabile crescendo europeo, la rovina dell'intelligenza e dei sentimenti che in poco tempo avrebbe travolto l'intero continente.

Commento:
Questo romanzo, il primo che leggo di Zweig, mi ha toccato particolarmente, sia perché sono toccata da vicino dai temi che affronta, conosco la compassione che tanto indispettisce Edith, sia perché Zweig dimostra una sensibilità e insieme un'arguzia non comuni: non giudica mai apertamente i comportamenti dei protagonisti, non li assolve né li condanna definitivamente… e tuttavia riesce a trasportarci nell'atmosfera piena di pregiudizi dell'Austria fiera ed imponente del periodo precedente alla prima guerra mondiale. La vicenda si apre, però, all'indomani di una serata di gala nel 1938, a Vienna, quando un uomo (che introduce il racconto e poi sparisce) ha modo di conoscere un militare decorato con l'Ordine di Maria Teresa, tale Anton Hofmiller, che invece di vantarsi del riconoscimento, sembra detestarlo. La ragione di tale attitudine sta nelle circostanze che l'hanno portato a riceverlo.
«Ci sono due tipi di compassione. l'una, quella debole e sentimentale, che è soltanto impazienza del cuore, vuole solo sbarazzarsi il più in fretta possibile della penosa commozione prodotta dall'altrui infelicità; non è affatto una con-passione, ma solamente un'istintiva reazione di difesa del proprio animo di fronte alla sofferenza del prossimo. E poi c'è l'altra, l'unica che conti: la compassione non sentimentale, ma fattiva, quella che sa ciò che vuole, quella decisa a sopportare tutto con pazienza e comprensione, fino allo stremo delle proprie forze e anche oltre.". Così comincia il racconto dettagliato e straziante di Anton Hofmiller che, alle soglie della prima guerra mondiale, si ritrovò invischiato in una storia di compassione, isterismi, fidanzamenti forzati e tradimenti. Per caso il sottotenente Hofmiller si conobbe la giovanissima Edith Kekesfalva, paralizzata e incapace di accettare serenamente la propria condizione; la giovane scambiò ben presto la pura pietà dell'ufficiale per qualcosa di più e se ne innamorò perdutamente. Le vicende che seguirono dimostrarono da un lato l'irrequietezza di lei, suffragata dai sensi di colpa del padre che avrebbe fatto di tutto per accontentarla, e dall'altro l'inadeguatezza di Anton che si dimostra incapace di crescere, di imparare dagli errori, di maturare, di prendersi delle responsabilità.
Non ho amato nessuno dei personaggi, al contrario di Zweig io sì che li giudico… in particolare Anton, se prima mi era parso solo ingenuo, con l'andare della storia l'ho trovato assolutamente detestabile: uno smidollato che un momento si sente Dio in terra ed il momento dopo usa il proprio lavoro per giustificare la propria codardia. Ho amato, tuttavia, il romanzo in sé e il modo mirabile con cui Zweig ci ha regalato questa storia sofferta. Non posso, quindi, far altro che consigliare questa lettura della quale, per non svelare troppo, ho solo tracciato i punti salienti… quanto a riflessioni psicologiche, storiche, culturali e persino religiose, c'è molto di più.


Opera recensita: "L'impazienza del cuore" di Stefan Zweig
Editore: Elliot, prima ed. 1939
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Austria
Pagine: 374
Prezzo: 14,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 31 agosto 2018

RECENSIONE: CAROLLY ERICKSON - IL DIARIO SEGRETO DI MARIA ANTONIETTA


Sinossi:
Parigi, ottobre 1793: Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia, è stata condannata a morte dal Tribunale rivoluzionario e attende di essere giustiziata. Unica consolazione di questi giorni di angoscia e solitudine è la possibilità di scrivere e annotare pensieri ed eventi in un quaderno, come ha fatto da quando aveva tredici anni. Prima di essere condotta al patibolo, lascia nella sua cella il diario in cui ha raccolto gli episodi salienti e i piccoli fatti quotidiani della sua vita. Attraverso la forma del diario Carolly Erickson ricostruisce l'avventura umana e sentimentale di Maria Antonietta, penetrando nella sua psicologia e cogliendone gli aspetti più intriganti e meno noti e descrive eventi e personaggi che giocarono un ruolo significativo non solo nella sua vita privata ma anche nelle vicende di quei decenni cruciali. Ecco allora la lunga storia d'amore con il diplomatico svedese Axel Fersen, che mette a repentaglio la propria incolumità nel vano tentativo di salvarla; la triste vicenda del primo figlio maschio, Luigi Giuseppe, affetto da una malformazione alla schiena e destinato ad una morte precoce; la terribile notte in cui la folla parigina irrompe nel palazzo reale con l'intenzione di uccidere lei e la sua famiglia; il drammatico tentativo di fuga; la cattura e la prigionia; lo strazio della morte del marito, ucciso dalla ghigliottina, e la separazione dal secondo figlio ed erede al trono, Luigi Carlo, strappatole dalle braccia dai rivoluzionari.

Commento:
Come precisa la stessa autrice, questo è un romanzo storico, non una ricostruzione storica né una biografia (che peraltro la Erickson ha scritto); non ha quindi il dovere di attenersi al rigore e alla veridicità dei fatti, ma può trarne felicemente ispirazione. Seguendo questo punto di vista, "Il diario segreto di Maria Antonietta" è un'ottimo romanzo, piacevole da leggere ed interessante per fare una prima conoscenza con uno dei personaggi più controversi della storia moderna. E in queste pagine la sfaccettata umanità di Maria Antonietta c'è tutta: il ritratto che emerge è quello di una donna inizialmente troppo giovane e impreparata per fare la regina, ma con l'aumentare delle pressioni, sempre più cosciente del suo ruolo, tanto più che l'inettitudine del marito l'ha costretta a prendere le redini di una nazione allo sbando e di una situazione complicatissima.
Al di là del ruolo istituzionale, incontriamo una donna passionale – lo conferma l'infatuazione per la guardia Erich e l'amore profondo ed intenso per il conte Axel Fersen – e materna, come testimonia la crescente apprensione per i figli e per la loro salute cagionevole. Una donna certamente coraggiosa, orgogliosa, capace di far fronte ad offese ed umiliazioni con fascino regale; una donna sempre fedele a se stessa ed alla sua posizione sociale. Al di là delle imprecisioni storiche (volute, data la competenza dell'autrice) e delle invenzioni a fini narrativi, questo è un buon romanzo che unisce amore e storia. Come già accennato, per chi volesse approfondire la figura di Maria Antonietta da un punto di vista più rigoroso, l'autrice ha scritto anche una biografia dal titolo eloquente di "Maria Antonietta".

Opera recensita: "Il diario segreto di Maria Antonietta" di Carolly Erickson
Editore: Mondadori, 2008
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Austria-Francia-Svezia
Pagine: 338
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.