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venerdì 26 febbraio 2021

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - MARIA ANTONIETTA. UNA VITA INVOLONTARIAMENTE EROICA

Sinossi:

Frivola e intrigante per i cortigiani di Versailles, perversa aguzzina nella propaganda rivoluzionaria, eroina martire della restaurazione monarchica: chi era Maria Antonietta? Nel raccontare la sua vita, Stefan Zweig deve confrontarsi con una lunga tradizione di leggende, dicerie e violente passioni ideologiche. Ma ripercorrendone i passi di bambina sposa, moglie disprezzata, madre sensibile, austriaca isolata in una corte e una nazione ostili fino alla dignità degli ultimi istanti, che fanno coincidere la sua morte con la fine di un'epoca, Zweig trova una donna: un essere umano senza qualità particolari, costretto dal caso e dalla Storia a diventare grande. Maria Antonietta - senza che vengano sminuite le responsabilità politiche e morali del suo ruolo diventa allora il luminoso esempio dell'individuo comune che si erge sopra la sua stessa mediocrità e assume una dimensione "involontariamente eroica". Perfetta sintesi di cura documentale, penetrazione psicologica e tensione narrativa, questo libro, forse la più amata tra le opere di Zweig, è ancora oggi considerato un vertice e un modello del genere biografico. La sua pubblicazione, nel 1932, mutò radicalmente l'immagine di Maria Antonietta, cancellò uno stereotipo e riconsegnò una figura viva e complessa tanto alla ricerca storica che all'immaginario popolare.

 

Commento:

Conoscevo già la stupenda prosa di Stefan Zweig, così semplice, diretta e insieme carica di umanità. , ma ne avevo sperimentato la forza solo nei romanzi, non ancora nelle biografie. Conoscevo anche, per averla letta in un altro libro a lei dedicato, la storia di Maria Antonietta d'Austria, consorte di Luigi XVI re di Francia con cui oltre al regno condivise la triste fine, sotto la mannaia della rivoluzione. Ebbene, leggere questa storia dalle parole di Zweig è stata un'esperienza letteraria assolutamente valida, che consiglio a tutti: la storia, raccontata da chi sa come renderla interessante e vicinaa a chi la legge, assume tutt'altra valenza che non quella sterile e ripetitiva dei libri di scuola. Leggere il racconto di Zweig di come questa regina bambina approdò all'ipocrita e complicata Corte di Francia, di come visse senza rendersi conto o forse senza curarsi dell'opinione degli altri, di come fu vera regina solo in punto di morte, beh, significa immergersi completamente nella vita e nella psiche di questa donna, del suo tempo, di chi le era intorno, di chi le andava contro. Probabilmente quella scritta da Stefan Zweig non sarà la biografia più accurata riguardo a date, verità storiche, rigidità espositiva, ma di sicuro è una lettura intensissima e molto, molto appassionante. Consigliata? Ovvio che sì!

 

Opera recensita: "Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica" di Stefan Zweig

Editore: Castelvecchi, prima ed. 1932

Genere: biografia

Ambientazione: Francia

Pagine: 428

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

mercoledì 12 dicembre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - NOVELLA DEGLI SCACCHI


Sinossi:
Stefan Zweig scrisse "Novella degli scacchi" nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella "Novella degli scacchi" lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Prefazione di Daniele Del Giudice.

Commento:
"Novella degli scacchi" è un breve racconto nel quale, con la metafora neanche troppo velata della partita a scacchi, Stefan Zweig vuole raffigurare e mostrarci la decadenza e l'inesorabile declino del mondo. Se il "gioco" degli scacchi – che non è un gioco, ma la sublimazione dell'intelligenza, l'arte del calcolo e della pianificazione – può essere praticato anche da un ignorante zotico che vince sostituendo la meccanica al ragionamento, allora tutto va a rotoli e il mondo è finito.
L'abbrutimento è qui rappresentato proprio dal campione del mondo di scacchi, un giovane russo incapace di scrivere una frase senza errori di grammatica, assolutamente privo dell'immaginazione e della creatività di gioco, incapace di immaginare e vivere le partite senza una scacchiera davanti agli occhi. A contrapporglisi c'è il dottor B, un eminente avvocato che, dopo molte traversie, ha dovuto abbandonare la patria – l'Austria – per via delle persecuzioni naziste. Potremmo dire che a quest'uomo gli scacchi hanno salvato la vita, eppure ha posato le mani sulla scacchiera solo rarissime volte… Questo breve racconto è un elogio all'intelligenza, all'arte, alla ragione e alla filosofia; un racconto nel quale ritroviamo tanto del vissuto e delle emozioni dello stesso Zweig che l'ha scritto pochi mesi prima di soccombere alla depressione e suicidarsi. Una breve considerazione a margine: Hitler ordinò che i libri di Zweig fossero dati alle fiamme… leggendo questo breve testo non si fa fatica a capirne il perché.

Opera recensita: "Novella degli scacchi" di Stefan Zweig
Editore: Garzanti, prima ed. 1941
Genere: racconto
Ambientazione: nave tra New York e Buenos Aires-Austria, periodo nazista
Pagine: 107
Prezzo: 8,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 6 ottobre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - ESTASI DI LIBERTà


Sinossi:
Estate 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Un giorno riceve un telegramma di una zia lontana da tempo, che la invita a trascorrere con lei un periodo di vacanza - il primo della sua vita - in un lussuoso hotel a Pontresina. La ragazza scopre così un mondo da sogno, lontanissimo e impensabile se paragonato alla sua misera condizione; le invidie che Christine suscita per la sua grazia e il suo ingenuo entusiasmo rendono però il ritorno al paesino brusco e inevitabile, così come la conseguente depressione. Inizia allora a frequentare Vienna, dove conosce il coetaneo Ferdinand, come lei condannato a una vita di stenti e rinunce in seguito alla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato a cui li mette di fronte la povertà, i due giovani si troveranno di fronte a una scelta radicale che potrebbe rovesciare le sorti della loro esistenza. Iniziato da Zweig nel 1931 e finito durante l'esilio a Londra per sfuggire ai nazisti, tra il 1934 e il 1938, "Estasi di libertà" è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982. Rimasto inedito nel nostro Paese fino al 2011, viene ora proposto anche in edizione economica in traduzione italiana.

Commento:
Christine è una ragazza semplice, senza pretese, ha vissuto tranquilla per quasi trent'anni nella povertà del suo piccolo paesino dell'Austria, sopportando con quieta rassegnazione la guerra, l'indigenza, la malattia della madre, il lavoro alle poste sempre uguale. Quando, però, su invito di una zia da tempo trasferitasi in America, Christine si reca a Pontresina per la sua prima ed unica vacanza, viene a contatto con un lusso che finora non poteva neppure immaginare. Totalmente inebriata dalla bellezza dei paesaggi, dalla raffinatezza da cui è circondata nell'hotel, dalla gentilezza delle persone, la timida e spaventata ragazza di paese si trasforma in un'avvenente ragazza mondana e ritrova in un lampo la giovinezza che neppure sospettava di aver quasi perduto. Ma la maldicenza e l'invidia sono sempre dietro l'angolo, così, per colpa di una vendetta infantile, la giovane viene rispedita in fretta e furia e senza troppe spiegazioni a casa. Il passaggio dall'estasi di libertà al microcosmo povero del paesino la getta in una depressione inquieta e rabbiosa, in un'insoddisfazione insuperabile che la rende intrattabile e la porta ad isolarsi. E' indifferente a tutto, anche al dolore, ma qualcosa, infine riesce a smuoverla: è l'incontro, del tutto fortuito, con un'anima affine, un uomo reduce dalla guerra, arrabbiato anche lui con lo Stato, col mondo, con la vita. Due sono le strade possibili: che queste due anime vicine si salvino a vicenda o che si abbandonino allo sconforto definitivo.
Questo romanzo conferma l'opinione che già mi ero fatta di Zweig leggendo "L'impazienza del cuore": è uno scrittore abile, attento, mirabilmente capace di analizzare e descrivere tutto ciò che gli sta intorno, che siano paesaggi, persone o sentimenti, ed è maestro nell'instillare nel lettore le sensazioni che lui vuole che egli provi. Ci descrive Christine in un modo tale che noi, al di qua delle pagine, possiamo solo provare empatia verso di lei… e lo stesso fa con tutti gli altri personaggi. Unica nota di dubbio, per me, è il finale… lo avrei immaginato più chiuso, definitivo, in ogni caso. Invece Zweig ce lo lascia solo intravedere, lo lascia aperto, incerto come d'altra parte si prospetta il destino dei protagonisti. "Estasi di libertà" è un libro che consiglio a tutti, è una lettura piacevole che intriga ed appassiona.


Opera recensita: "Estasi di libertà" di Stefan Zweig
Editore: Edizioni Clichi, ed. originale 1982 (postumo)
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Austria-Svizzera, 1926
Pagine: 465
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 14 settembre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - L'IMPAZIENZA DEL CUORE


Sinossi:
Alla vigilia della Grande guerra, Anton Hofmiller, ufficiale dell'esercito austro-ungarico, conosce Edith, figlia di un ricco aristocratico ungherese. La ragazza, affetta da paralisi, provoca in Anton un ambiguo senso di pietà che lo spinge a farle visita quasi tutti i giorni. Scambiando questo sentimento per amore, Edith, aiutata dal potere persuasivo del padre, convince Anton a chiederla in sposa. Pentito, ma schiacciato dal senso di colpa, il protagonista scivola in comportamenti sempre più incoerenti, mentre sul loro destino si profila l'ombra della tragedia. Stefan Zweig compose questo suo primo romanzo tra il 1936 e il 1938, anni cruciali di cui la storia fatale e drammatica tra Anton e Edith rispecchia, come in una profezia, il tumultuoso e inarrestabile crescendo europeo, la rovina dell'intelligenza e dei sentimenti che in poco tempo avrebbe travolto l'intero continente.

Commento:
Questo romanzo, il primo che leggo di Zweig, mi ha toccato particolarmente, sia perché sono toccata da vicino dai temi che affronta, conosco la compassione che tanto indispettisce Edith, sia perché Zweig dimostra una sensibilità e insieme un'arguzia non comuni: non giudica mai apertamente i comportamenti dei protagonisti, non li assolve né li condanna definitivamente… e tuttavia riesce a trasportarci nell'atmosfera piena di pregiudizi dell'Austria fiera ed imponente del periodo precedente alla prima guerra mondiale. La vicenda si apre, però, all'indomani di una serata di gala nel 1938, a Vienna, quando un uomo (che introduce il racconto e poi sparisce) ha modo di conoscere un militare decorato con l'Ordine di Maria Teresa, tale Anton Hofmiller, che invece di vantarsi del riconoscimento, sembra detestarlo. La ragione di tale attitudine sta nelle circostanze che l'hanno portato a riceverlo.
«Ci sono due tipi di compassione. l'una, quella debole e sentimentale, che è soltanto impazienza del cuore, vuole solo sbarazzarsi il più in fretta possibile della penosa commozione prodotta dall'altrui infelicità; non è affatto una con-passione, ma solamente un'istintiva reazione di difesa del proprio animo di fronte alla sofferenza del prossimo. E poi c'è l'altra, l'unica che conti: la compassione non sentimentale, ma fattiva, quella che sa ciò che vuole, quella decisa a sopportare tutto con pazienza e comprensione, fino allo stremo delle proprie forze e anche oltre.". Così comincia il racconto dettagliato e straziante di Anton Hofmiller che, alle soglie della prima guerra mondiale, si ritrovò invischiato in una storia di compassione, isterismi, fidanzamenti forzati e tradimenti. Per caso il sottotenente Hofmiller si conobbe la giovanissima Edith Kekesfalva, paralizzata e incapace di accettare serenamente la propria condizione; la giovane scambiò ben presto la pura pietà dell'ufficiale per qualcosa di più e se ne innamorò perdutamente. Le vicende che seguirono dimostrarono da un lato l'irrequietezza di lei, suffragata dai sensi di colpa del padre che avrebbe fatto di tutto per accontentarla, e dall'altro l'inadeguatezza di Anton che si dimostra incapace di crescere, di imparare dagli errori, di maturare, di prendersi delle responsabilità.
Non ho amato nessuno dei personaggi, al contrario di Zweig io sì che li giudico… in particolare Anton, se prima mi era parso solo ingenuo, con l'andare della storia l'ho trovato assolutamente detestabile: uno smidollato che un momento si sente Dio in terra ed il momento dopo usa il proprio lavoro per giustificare la propria codardia. Ho amato, tuttavia, il romanzo in sé e il modo mirabile con cui Zweig ci ha regalato questa storia sofferta. Non posso, quindi, far altro che consigliare questa lettura della quale, per non svelare troppo, ho solo tracciato i punti salienti… quanto a riflessioni psicologiche, storiche, culturali e persino religiose, c'è molto di più.


Opera recensita: "L'impazienza del cuore" di Stefan Zweig
Editore: Elliot, prima ed. 1939
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Austria
Pagine: 374
Prezzo: 14,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.