simposio lettori copertina

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sabato 22 maggio 2021

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - FILINONA DI FINE ESTATE

        Sinossi:

Va bene che siamo in Sicilia, ma è anche l'inizio di ottobre, la bella stagione dovrebbe essere terminata, invece l'estate ha un colpo di coda e c'è un caldo che manco ad agosto. Cosí, dopo pranzo, qualcuno fa ancora il riposino all'aperto. Il filinona, lo chiamano. E può pure essere pericoloso…
Giambattista Tommasello, di anni quarantuno, imprenditore dell'agroalimentare, viene trovato morto su una sdraio in un agrumeto di sua proprietà; un magnifico podere che digrada fino al mare. All'apparenza sembrerebbe arresto cardiaco, senonché l'autopsia rivela nel cadavere tracce di aconitina, un potente alcaloide: l'uomo è stato avvelenato.
L'indagine comincia spedita e i sospetti si concentrano subito, con forza, su un rivale in affari di Tommasello. Però il vicequestore Vanina Guarrasi, della mobile di Catania, non è affatto convinta che le cose siano tanto semplici, e come lei non lo è il suo formidabile «consulente», il commissario in pensione Biagio Patanè. Forse, in questo omicidio, i soldi non c'entrano.

 

Commento:

E no, decisamente i soldi non c'entrano nell'omicidio di Titta Tomasello: i soldi non sono l'unico movente per uccidere. Ci sono torti che gelano il sangue più di qualunque questione di soldi, ferite che avvelenano l'anima più di qualunque rivendicazione monetaria.

Filinona di fine estate è un raccontino godibile, leggibile in meno di un'ora, perfetto per chi, come me, di avventure di Vanina Guarrasi ne vorrebne vorrebbe leggere una a settimana. Chi ha già letto la serie lo troverà un gradevole intermezzo fra i romanzi più corposi. Promosso.

 

Opera recensita: "Filinona di fine estate" di Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi, 2020

Genere: racconto giallo

Ambientazione: Sicilia

Pagine: 55

Prezzo: 2,99 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 9 dicembre 2020

RECENSIONE: EDGAR ALLAN POE - I DELITTI DELLA RUE MORGUE

Sinossi:

“Parigi, Rue Morgue, fine dell’Ottocento. Sono due gli efferati omicidi perpetrati in un appartamento al quarto piano di un vecchio edificio fatiscente. L’anziana Madame L’Espanaye viene trovata nel cortile interno, orribilmente mutilata e sgozzata. Sua figlia Camille, è stata prima strangolata e quindi nascosta nel luogo più insensato di tutti: la cappa del camino. Due omicidi compiuti in un appartamento situato a un’altezza inaccessibile, sprangato dall’interno, senza il benché minimo segno d’intrusione violenta. Attorno alla sinistra scena del crimine, una ridda di testimonianze contraddittorie riguardo a grida distorte e una voce stridula che si esprime in un linguaggio ignoto. Nella completa incapacità degli investigatori di abbozzare sia pure una semplice ipotesi, il prefetto di polizia non ha scelta se non far entrare in scena Auguste Dupin, ironico e iconoclasta investigatore del logicamente possibile, ma soprattutto dell’apparentemente impossibile. E Dupin, esaminando indizi trascurati da tutti, non tarda a rendersi conto che nessun uomo al mondo sarebbe stato in grado di compiere quel doppio, atroce crimine. La risposta, al tempo stesso macabra e beffarda, si trova in fondo a un baratro a molti metri dal suolo, passando per il cavo di un parafulmine appeso nel vuoto, fino a una nave maltese rientrata da uno dei luoghi più remoti della terra. Perché quando la colpa scavalca l’umano, l’unica direzione nella quale guardare non può che essere l’inumano. Il genio gotico di Edgar Allan Poe riesce ancora una volta a trascinare e a coinvolgere, a stupire e ad affascinare. Rue Morgue è il prodigioso racconto che getta le radici assolute del murder mystery investigativo.” Alan D. Altieri. Tratto da “Racconti” pubblicato da Feltrinelli.

 

Commento:

I delitti della Rue Morgue è un racconto breve e la quarta di copertina è sufficientemente esaustiva, perciò passo direttamente a dirvi cosa ne penso. Ebbene, sono, senza esagerazione, impressionata. Impressionata, sì, e non dal racconto in sé, beninteso, ma dalla portata che esso ha avuto in quasi due secoli di letteratura. Mi lascia senza parole il fatto che un raccontino vagamente gotico, di sicuro grottesco se non beffardo, sia universalmente posto alla base del giallo classico o deduttivo. Un racconto apparentemente scritto per sfida, quasi che l'autore volesse burlarsi di un pubblico immaginario e indirettamente anche di noi, è quello che ha decretato ufficialmente l'inizio del genere giallo deduttivo. E c'è, qui, la deduzione: c'è un personaggio interessante – sebbene embrionale e poco approfondito – e capace di ragionamenti logici sottilissimi. Ho voluto leggere questo racconto perché sentivo di dover colmare questa lacuna, essendo io un'amante di tutto ciò che è narrativa thrilling, ma, sebbene non ne sia rimasta delusa, mi aspettavo molta più suspense, molti più misteri, molto più "teatro" come direbbe Camilleri. Invece no, il racconto più importante del giallo classico è una storia di una sessantina di pagine, di quelle che si raccontano la sera durante una cena o davanti a un buon Wisky. E questo lascia ammirati e straniti al contempo. Il racconto, ovviamente , è consigliato.

 

Opera recensita: "I delitti della Rue Morgue" di Edgar Allan Poe

Editore: Feltrinelli, Zoom, 2013; ed. originale 1841

Genere: racconto giallo

Ambientazione: Parigi

Pagine: 64 (versione ebook Zoom Feltrinelli)

Prezzo: 0,99 € (Versione ebook Zoom Feltrinelli)

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

lunedì 31 agosto 2020

RECENSIONE: H. G. WELLS - NEL PAESE DEI CIECHI


Sinossi:
Sperduto nelle Ande, Nuñez viene accolto da una comunità i cui membri sono tutti ciechi. Confuso dalla vita laboriosa e dai sensi finissimi dei suoi ospiti, dovrà destreggiarsi fra il proprio senso di superiorità e la loro remota saggezza: anche perché i ciechi si sono prefissi di guarirlo a tutti i costi dalla sua inspiegabile, perversa ossessione per la vista.

Commento:
Nel paese dei ciechi è un raccontino di appena sessanta pagine su cui si potrebbe stare a parlare per delle ore, tanti sono gli spunti, le suggestioni, le esattezze e le imprecisioni sui ciechi che ci regala. Pubblicato per la prima volta ad inizio Novecento, Nel paese dei ciechi (o Il paese dei ciechi secondo il titolo originario), risente molto delle conoscenze scientifiche e della cultura dell'epoca: Wells era egli stesso uno scienziato evoluzionista e le convinzioni – oggi ampiamente superate - che negli anni in cui scriveva imputavano l'insorgere della cecità a germi o imperfezioni genetiche permeano il racconto.
Nuñez, un viaggiatore colombiano al soldo degli inglesi, in seguito ad un incidente precipita in una valle luminosa e verdeggiante in cui scorge casupole dalla forma e dai colori alquanto strani; scorgendo l'ordine, la singolare geometria e la totale assenza di asperità nel terreno, finalmente egli comprende di essere giunto nel leggendario Paese dei ciechi di cui si favoleggia senza che nessuno l'abbia effettivamente visto da decenni se non secoli. Egli è giunto, effettivamente, in una valle circondata da monti e rocce, i cui abitanti da quindici generazioni sono afflitti da un morbo che li rende completamente ciechi; nessuno di loro ha mai visto la luce, anzi, nessuno di loro ha la minima idea di cosa sia la vista, né tantomeno che ci sia un altro mondo oltre le rocce che racchiudono la loro valle conosciuta e familiare. Così, quando Nuñez con la sua superiorità, i sogghigni, la spocchia, il tono saccente e vagamente professorale da vedente avvantaggiato e più colto degli stolti ciechi, giunge a portare la buona novella della vista e a parlare di luna, stelle, sole, cielo, Bogotà, mondo, città… quelli lo considerano un idiota, appena nato e perciò imperfetto, malato, pazzo. Decisamente avvincente, ironica, sagace l'avventura di quest'uomo che si inoltra con fare da sapiente in qualcosa che non conosce. Il finale dà da pensare, ma nel complesso il racconto getta interrogativi e apre a riflessioni molto, molto interessanti. Un racconto breve che merita più riletture e può dare la stura a molte discussioni.

Opera recensita: "Nel paese dei ciechi" di H. G. Wells
Editore: Adelphi, 2008
Genere: racconto di fantascienza
Ambientazione: Ande
Pagine: 60
Prezzo: 7,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 29 agosto 2020

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LA RAGAZZA DAGLI OCCHI DI CARTA


Sinossi:
Un uomo vaga sul ciglio di una strada in montagna, i suoi abiti sono sporchi di sangue, nel suo zaino viene trovata una mano mozzata con un anello e la foto di un volto di ragazza con due ellissi di carta sugli occhi. Teresa Battaglia, commissario di polizia a Udine, si butta anima e corpo sul caso. Ma sono troppe le cose che non quadrano: un uomo in stato confusionale da cui non riescono a sapere nulla e lo spettro della pazzia in un caso di omicidio. E se, invece, la ragazza non fosse ancora morta e ci fosse tempo per salvarla? Ma il tempo, a Teresa, divorata dal diabete e da una malattia che le rosicchia giorno dopo giorno frammenti sempre più ampi di memoria, è l'unica cosa che manca.

Commento:
La ragazza dagli occhi di carta è un racconto breve che potrebbe essere considerato un prequel della serie della commissaria Teresa Battaglia, se non fosse per un'incongruenza nella figura di Marini. Ritroviamo, se pur in forma ridotta, tutti i pregi dei romanzi di Ilaria Tuti: la capacità descrittiva, la narrazione ricca e fluente, lo stile elegante, le trame appassionanti. Si legge in un soffio, consigliato.

Opera recensita: "La ragazza dagli occhi di carta" di Ilaria Tuti
Editore: Nero Press, 2015
Genere: racconto giallo
Ambientazione: Friuli
Pagine: 48
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 28 luglio 2020

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - LA VOLPE MECCANICA


Sinossi:
Una donna racconta di sé. E della passione bruciante per un uomo più giovane di lei, che finalmente lascia il segno in un'esistenza grigia, imprigionata in un matrimonio deciso a sangue freddo. Descrive nei dettagli i loro incontri, i baci, i più riposti segreti della loro intimità. Lasciando sullo sfondo lo scenario in cui si svolge la storia, ripercorre la sua vita e le sue molte ombre alla ricerca del punto di non ritorno. Voleva fare l'attrice, un tempo, e ne avrebbe avuto tutti i numeri, se non fosse intervenuta a sbarrarle la strada un'inesorabile vocazione al fallimento. Testimoni o complici, la seguiamo nei labirinti della sua mente, attraverso le ambigue proiezioni dell'arte e dell'amore. Assistiamo come dal buco della serratura a giochi erotici sempre più mozzafiato, in uno sconcertante thriller dei sentimenti, all'inseguimento di una verità che trascende i fatti e diventa un'indagine esistenziale. Ma il giovane commissario incaricato di risolvere il caso nel quale la protagonista si trova coinvolta arriverà a conclusioni inattese. Mariolina Venezia costruisce un noir dal ritmo incalzante, con una scrittura precisa come una lama che seziona eventi e caratteri riducendoli all'osso, in un tango freddo e appassionato di amore e morte.

Commento:
La volpe meccanica è un racconto che tramortisce ed investe i sensi. È il monologo, trasognato e spietato, di una donna che racconta la sua storia, il suo disagio, i suoi fallimenti, la sensazione di essere nata per perdere, la ricerca della sconfitta, l'intorpidimento delle ambizioni, il risveglio e l'urgenza nell'amore famelico e travolgente per un uomo che al di là della conoscenza dei corpi, rimane a tutti gli effetti uno sconosciuto. Non è semplice descrivere le sensazioni vividissime che dà l'esperienza di lettura di questo breve, ma intensissimo racconto: si prende fiato alla prima riga e si resta col respiro mozzo, sospeso, fin quasi alla fine, in una corsa inarrestabile verso una catastrofe prevedibile quanto inevitabile. Sfiancati e svuotati di tutte le energie, si assiste ad un finale non scontato, beffardo eppure, in un certo senso, giusto e sperato. Non un racconto che si legge in un'ora scarsa, ma un'esperienza di lettura in piena regola, fisica, corporea, totalizzante.

Opera recensita: "La volpe meccanica" di Mariolina Venezia
Editore: Bompiani
Genere: racconto noir
Pagine: 94
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 13 aprile 2020

RECENSIONE: STEPHEN KING - THE MIST-LA NEBBIA


Sinossi:
La piccola cittadina di Bridgton, Maine, viene improvvisamente avvolta da una fitta nebbia. Iniziano così ad accadere cose strane: creature bizzarre e pericolose si aggirano non viste per le strade, facendo scomparire alcuni degli abitanti. Il supermercato, che inizialmente appare come l'unico luogo di salvezza, si rivela una pericolosa prigione. Le persone che hanno cercato riparo lì, infatti, non sono minacciate soltanto dai mostri nascosti nella nebbia, ma anche dalla follia che il terrore claustrofobico fa nascere tra i rifugiati.
Un racconto tratto da Scheletri

Commento:
Ecco, la quarta di copertina dà già un'idea sommaria ma plausibile della vicenda: in questo racconto di Stephen King, tratto dalla raccolta Scheletri ma acquistabile anche autonomamente, una cittadina del Maine viene colpita da un violento temporale che, con più scariche, devasta mezze città, fa saltare i collegamenti elettrici e provoca, di fatto, non pochi disagi alla popolazione. Se non che quei disagi stanno per essere decuplicati, anzi, semmai qualcuno potrà analizzare gli effetti dell'arco di tre giorni in cui è ambientato il racconto, i disagi portati dal temporale faranno parte delle concause. Il problema reale sarà lo strato di nebbia, opaco e lattiginoso, che sopraggiunge dopo la tempesta: una nebbia strana, da cui spuntano esseri multiformi e non ben identificabili che sembrano catturare chi finisca impigliato nel vortice. David, suo figlio Billy e tante altre persone, trovano rifugio nel supermercato della città: David e Billy erano solo usciti un attimo a fare scorta di spesa, lasciando Steph, rispettivamente moglie e madre, nella casa sul lago. Avrebbero dovuto impiegare pochi minuti, ma non sarà così perché la nebbia raggiunge il supermercato e la situazione precipita. Nessuno può uscire, tutti o quasi hanno famiglia a casa… il pandemonio è assicurato e non mancano neppure gli esagitati! Una storia che, com'è solito di King, ci cala nella vita quotidiana dei protagonisti e ci costringe a guardare l'imprevedibile e ciò che ci fa paura direttamente negli occhi. Perché ci sono fatti ai quali, sebbene inspiegabili, si può cercare di dare una soluzione; non c'è, invece, soluzione alcuna contro l'ignoranza e la malevolenza della gente. Consigliato? Non uno dei migliori di King, ma sì, è un bel racconto.


Opera recensita: "The mist" di Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, ed. originale 1985, ed. attuale 2018
Genere: racconto, fantascienza
Ambientazione: Maine, Stati Uniti
Pagine: 196
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto 8
Colonna sonora sperimentata: Air.


mercoledì 30 ottobre 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING, JOE HILL - NELL'ERBA ALTA


Sinossi:
Un parcheggio abbandonato: esiste posto migliore dove ambientare una storia horror?
Due fratelli accostano al ciglio di una strada dopo aver sentito il pianto di un bambino che chiede aiuto, e si addentrano nell'erba alta. Pochi minuti e perdono il senso dell'orientamento, mentre la vegetazione s'infittisce sempre di più. Ben presto si trovano separati l'uno dall'altro, angosciati dal pianto sempre più disperato del bambino. Quel che segue è terrore puro.
Un racconto perfetto come Miglio 81, scritto a quattro mani con Joe Hill.

Commento:
Nell'erba alta è un racconto pubblicato in Italia nel 2013 da Sperling & Kupfer dal quale recentemente è stato tratto un film Netflix. Ho visto il film, non sono riuscita a capire il messaggio (che in King è sempre presente e importante) così ho letto il racconto... pessimo, davvero pessimo... e non ho trovato alcun messaggio recondito. Quando la finirà King di fare pubblicità associando il suo nome a chi non è degno di stargli neanche a due metri? Ok, l'altro scrittore è suo figlio, ma la differenza è abissale! No, per me questo non è un racconto da consigliare... c'è di meglio da leggere.

Opera recensita: "Nell'erba alta" di Joe Hill e Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, 2013
Genere: racconto
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 49
Prezzo: 4,99 € (ebook)
Consigliato: no
Voto personale: 4.


sabato 17 agosto 2019

RECENSIONE: ITALO CALVINO - SOTTO IL SOLE GIAGUARO


Sinossi:
“Un libro che sto scrivendo parla dei cinque sensi, per dimostrare che l’uomo contemporaneo ne ha perso l’uso. Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa, e sono miope.
Per ognuno dei cinque sensi devo fare uno sforzo che mi permetta di padroneggiare una gamma di sensazioni e sfumature. Non so se ci riuscirò, ma in questo caso come negli altri il mio scopo non è tanto quello di fare un libro quanto quello di cambiare me stesso, scopo che penso dovrebbe essere quello d’ogni impresa umana. Voi potete obiettare che preferite i libri che convogliano una vera esperienza, posseduta fino in fondo. Ebbene, anch’io. Ma nella mia esperienza la spinta a scrivere è sempre legata alla mancanza di qualcosa che si vorrebbe conoscere e possedere, qualcosa che ci sfugge.” Italo Calvino

Commento:
Sotto il sole giaguaro è la prima opera pubblicata postuma di Italo Calvino. Si tratta di una breve raccolta di racconti, tuttavia l'opera non è completa: il progetto dell'autore prevedeva cinque racconti che parlassero dei cinque sensi e di come l'uomo oggi ne ha perso l'uso; la raccolta giunta fino a noi, invece, ne contiene solo tre e precisamente Il nome, il naso che parla dell'olfatto, Sotto il sole giaguaro che oltre a dare il titolo all'opera parla di gusto, e Un re in ascolto che invece si sofferma sull'uso dell'udito e in particolare sulla capacità di ascoltare.
I racconti risultano tutti e tre molto singolari e comunque molto arguti, perciò è davvero un peccato che manchino gli ultimi due, quelli relativi a vista e tatto. Un'ottima opera, purtroppo incompleta.

Opera recensita: "Sotto il sole giaguaro" di Italo Calvino
Editore: Mondadori, prima ed. 1986 (postumo)
Genere: raccolta di racconti
Pagine: 126
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.



lunedì 3 giugno 2019

RECENSIONE: ARTHUR SCHNITZLER - DOPPIO SOGNO


Sinossi:
Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna.
Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi. 

Commento:
Allucinato, surreale, inquietante, questo racconto di Arthur Schnitzler unisce le atmosfere gotiche di matrice sette-ottocentesca a quelle oniriche di un moderno romanzo orientale. Realtà e sogno sono gli elementi chiave di questa storia, sempre in equilibrio precario, sempre sul punto di toccarsi e compenetrarsi come due corpi uniti nel desiderio. C'è, in queste pagine, una carica erotica fortissima perché insoddisfatta, un desiderio elettrico che, in alcuni punti del racconto, si trasforma nel brivido di un pericolo tangibile ed imminente. Ci sono, in questo romanzo breve ma intensissimo, tutti gli elementi su cui eminenti studiosi della mente si sono soffermati per decenni: il sogno, il suo rapporto con la realtà, la sua influenza della vita reale. Il dottor Fridolin e sua moglie Albertine, la sera successiva ad un ballo in maschera, ripercorrono dapprima inconsapevolmente e via via in modo sempre più allusivo e subdolo, le rispettive fantasie erotiche del passato. Nella coppia si insinua una diffidenza nuova, un qualcosa di inespresso, una tacita vendetta, un senso di ingiustizia e desiderio di rivalsa che i coniugi, fisicamente divisi per cause di forza maggiore, sviluppano e vivono in modi diversi ma ugualmente totalizzanti e sconvolgenti. Nell'arco di una giornata il loro rapporto di coppia sarà scosso da un trasporto psicologico anomalo che rischia, loro malgrado, di travolgerli e farli soccombere. Sarà la resistenza del sentimento reciproco di fiducia e tenerezza, a determinare il loro destino. Una lettura consigliata, da cui nel 99 è stato tratto il film Eyes wide shut per la regia di Stanley Kubrick.

Opera recensita: "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1926
Genere: romanzo breve
Ambientazione: Vienna, fine Ottocento
Pagine: 131
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 15 aprile 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING & RICHARD CHIZMAR - LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY


Sinossi:
Che cosa accomuna una ragazza che non si arrende e un seducente uomo in nero? Una cosa preziosa: una scatola in mogano coperta da una serie di bottoni colorati. Ma che cosa ottenere premendoli dipende solo da lei. Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.

Commento:
Un incontro inatteso sconvolge la vita della dodicenne Gwendy Peterson: in un giorno d'estate, mentre sta correndo per perdere peso ed evitare gli sbeffeggiamenti dei coetanei, un uomo la ferma e le dona una scatola misteriosa e prodigiosa. Spetterà a lei usarla con giudizio e preservarla: la scatola può fare del bene, ma è anche molto pericolosa… e Gwendy avrà modo di sperimentare entrambi i lati della medaglia.
Un romanzo breve sull'adolescenza e sull'importanza delle scelte che hanno sempre delle conseguenze. Leggero e scorrevole, appassiona e fa riflettere. Consigliato.

Opera recensita: "La scatola dei bottoni di Gwendy" di Stephen King e Richard Chizmar
Editore: Sperling e Kupfer, 2018
Genere: romanzo breve
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 240
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 19 febbraio 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING - ELEVATION


Sinossi:
Scott Carey sta percorrendo senza fretta il tratto di strada che lo separa dal suo appuntamento. Si è lasciato alle spalle la casa di Castle Rock, troppo grande e solitaria da quando la moglie se n'è andata, se non fosse per Bill, il gattone pigro che gli tiene compagnia. Non ha fretta, Scott, perché quello che deve raccontare al dottor Bob, amico di una vita, è davvero molto strano e ha paura che il vecchio medico lo prenda per matto. Infatti Scott sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano.

Commento:
Questo libro è uscito oggi ed io non ho voluto aspettare neanche un giorno per leggerlo. Perché? Perché avevo letto da qualche parte che questo sarebbe stato un racconto in cui predomina la positività e questo è a dir poco inconsueto per Stephen King. E in effetti, ora che l'ho finito, posso dirvi che questo è un libro assolutamente fuori dai canoni "kinghiani": innanzitutto si legge in una sera… e già questo è strano per King; poi non c'è un filo di horror o thriller… c'è una forte connotazione fantascientifica o fantastica o paranormale, definitela come credete, ma nulla di spaventevole; poi, tecnicamente, qui non muore nessuno, il che è del tutto inconsueto in un libro di King… eppure questo libricino l'ha scritto Stephen King e si sente: si sentono le sue convinzioni e i buoni sentimenti che cerca di inculcarci in ogni suo libro; si sente tutta l'analisi di un profondo conoscitore ed osservatore della società in cui vive e la critica forte e necessaria a ciò che, soprattutto di questi tempi, non va. C'è tutto questo in poche pagine. Tanti sono i temi affrontati: il pregiudizio, l'omosessualità, la diversità, il branco, l'amicizia profonda, la capacità di affrontare con coraggio ciò che ci accade senza deprimerci, l'altruismo, la capacità di lasciar andare e di sorridere alla vita… o alla morte. "Elevation" è soprattutto questo: un inno all'accettazione dell'altro, alla sana convivenza, al buon vivere civile lasciandosi alle spalle i pregiudizi, l'odio e il rancore. Tutto questo ci viene raccontato attraverso la storia di un uomo normale, Scott Carey, un bel po' sovrappeso per la verità, che improvvisamente perde peso senza però dimostrarlo esteriormente. Anche l'inesorabile perdita di peso e la sua conseguente "agilità" di movimento è un chiaro invito a lasciar andare le zavorre che ci tengono ancorati alla terra e, per dirla con Umberto Eco, a prendere la vita con leggerezza, planando sulle cose senza macigni sul cuore.
Un'ultima nota a margine: per buona parte della lettura, onestamente, mi sono chiesta se questo libro fosse una genialata alla King o una gran… come definirla… presa in giro? Beh, a lettura completata, ho voglia di propendere per la prima ipotesi.

Opera recensita: "Elevation" di Stephen King
Editore: Sperling e Kupfer, 2019
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Castle Rock (Maine)-Stati Uniti
Pagine: 194
Prezzo: 15,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 16 febbraio 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL RE DEI MORTI


Sinossi:
Un uomo viene ucciso in un vicolo di Manhattan e l'unico testimone è il figlio di otto anni. La vittima è un corriere con solide amicizie nelle gang di New York. Che cosa stava trasportando? Per chi lavorava? E soprattutto: possibile che al ritrovamento del cadavere il furgone fosse vuoto? Sono questi i primi interrogativi ai quali Amelia Sachs e Lincoln Rhyme devono rispondere. Ma quando si ritrovano davanti una scena del crimine con centinaia di reperti da analizzare, Rhyme capisce di dover attingere a tutta la sua sagacia per scovare, in mezzo a quel caos, gli indizi che lo condurranno all'assassino. Per Sachs, intanto, diventa essenziale proteggere il bambino da chi vuole farlo tacere per sempre. Come se la caveranno i due tra genitori affidatari, false testimonianze e piste ingannevoli? La posta in gioco è alta e il Re dei Morti aspetta solo di essere incoronato.

Commento:
Conosco l'abilità di Deaver con i racconti – nella sua raccolta "Spirali" ve ne sono di stupendi – perciò mi sento di affermare che questo qui non è tra i migliori… bah, per la verità mi chiedo se ci fosse davvero la necessità di inserirlo in una serie già collaudata e di successo come quella di Lincoln Rhyme. Poi, che il racconto sia comunque godibile e che faccia sempre piacere incontrare – sia pur per breve tempo – Lincoln, Amelia e gli altri non è in dubbio… però il racconto in sé l'ho trovato "inutile", semplicemente. E' incentrato sul traffico di armi e droga ed è in pratica una versione molto ridotta del classico thriller della serie di Rhyme. Carino, appena passabile, ma nulla di trascendentale.

Opera recensita: "Il re dei morti" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2016
Genere: thriller, racconto
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 106
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


domenica 10 febbraio 2019

RECENSIONE: FRANZ KAFKA - LA METAMORFOSI


Sinossi:
Incastonando uno straordinario equilibrio di grottesco e oggettivo, di concreto e assurdo, in un impianto stilistico sopraffino, Kafka è riuscito a creare un capolavoro letterario senza tempo. La parabola di umiliazione suprema alla quale Gregor Samsa non può fare a meno di sottostare, dà sfogo ad un intrico di contraddizioni mai risolte e di vincoli insormontabili nel rantolo senza voce di un insetto; l'opressione e la repressione familiare, il legame di schiavitù civile col posto di lavoro, lo scontro silenzioso tra le tensioni individuali e i rigidi schemi di una società inesorabilmente vicina al collasso, rendono questo gioiello un'incredibile allegoria di ogni umana vicenda.

Commento:
Un racconto che si legge in un soffio, ma che personalmente mi ha lasciata con molte domande e perplessità. Innanzitutto devo confessare la mia frustrazione, perché non posso definirla altrimenti, dovuta al fatto che questo classico è apprezzato e lodato in ogni dove, ma a me non ha lasciato molto. A questo punto mi chiedo: cosa ci hanno trovato tanti che invece io non ho colto? Ma veniamo a qualche considerazione più specifica. Gregor Samsa si sveglia con l'intenzione di andare al lavoro come al solito, ma scopre di essersi trasformato in un insetto, in uno scarafaggio ripugnante. Il suo pensiero più urgente, però, non è chiedersi come sia potuto accadere, egli non sembra stupirsi, restare sconvolto dal suo aspetto: la sua priorità è dapprima andare al lavoro, poi non causare sconvolgimenti nei suoi familiari (inevitabili tra l'altro visto che la sua condizione è irreversibile) e impedire che il datore di lavoro vada via senza avergli parlato. Già questo getta sul racconto un'ombra di inverosimilianza. Pian piano, poi, veniamo a conoscenza delle reazioni della famiglia alla metamorfosi di Gregor: il padre sembra dimenticare che dietro quella bestia immonda c'è suo figlio, la madre è quasi sempre in uno stato catatonico e comunque non sembra avere alcun polso, la sorella dapprima si occupa di lui, ma col tempo la sua opinione cambia con le sue priorità. E' un racconto senza dubbio interessante, l'idea è geniale, ma non ho apprezzato il modo in cui Kafka l'ha finalizzata. Manca, a parer mio, molto sul piano dell'analisi dei sentimenti di Gregor; avrei ampliato il racconto con altri aneddoti e tentativi ulteriori di avvicinamento. Tuttavia non è stato così e a me il tutto sembra frettoloso, poco armonico, carente. Mi dispiace, ma non credo che lo rileggerò. Tutto sommato, però, non posso bocciarlo a priori: è pur sempre un classico apprezzato da molti, quindi questa resta solo la mia opinione isolata. E comunque non è che non mi sia piaciuto del tutto, eh! Sia chiaro: l'idea era buona.

Opera recensita: "La metamorfosi" di Franz Kafka
Editore: Edizioni clandestine, prima ed. 1915
Genere: racconto, fantascienza
Ambientazione: non definita
Pagine: 76
Prezzo: 5,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.

giovedì 10 gennaio 2019

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - CUORE DI CANE


Sinossi:
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo.

Commento:
Difficile classificare, incasellare, valutare questo brillante racconto di Bulgakov: oserei dire che è un precursore della fantascienza, ma probabilmente una specie di preveggente. Questo racconto, infatti, può essere grossomodo diviso in due parti: una prima, in cui le vicende vengono viste dal protagonista, un cane povero ma onesto che tutti chiamano Pallino; una seconda, in cui il racconto si sviluppa tra annotazioni dei medici e narrazione esterna ed impersonale. Il risultato è esilarante, grottesco, stupendo: è la storia di Pallino che, con la lusinga del cibo di cui è ghiotto, viene condotto nello studio medico di un eminente professore che sta sperimentando il ringiovanimento attraverso l'inserimento dell'ipofisi umana in un cervello animale. Il povero Pallino, dopo essere stato messo all'ingrasso per giorni, viene sottoposto all'esperimento. Il risultato è inaspettato per tutti. Un racconto breve, ma illuminante che consiglio caldamente. Avevo già intuito una mia personale predilezione per Bulgakov tra gli autori russi leggendo "Il maestro e Margherita", ma qui ne ho avuto la conferma: bravo Tolstoj, bravissimo Dostohewskij, interessante Puskin, ma Bulgakov è a dir poco geniale!


Opera recensita: "Cuore di cane" di Michail Bulgakov
Editore: Bur-Mondadori-Einaudi, scritto nel 1925
Genere: fantascienza, letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 169 (Ed. Bur 2007)
Prezzo: 8,00 € (Ed. Bur 2007)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 12 dicembre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - NOVELLA DEGLI SCACCHI


Sinossi:
Stefan Zweig scrisse "Novella degli scacchi" nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella "Novella degli scacchi" lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Prefazione di Daniele Del Giudice.

Commento:
"Novella degli scacchi" è un breve racconto nel quale, con la metafora neanche troppo velata della partita a scacchi, Stefan Zweig vuole raffigurare e mostrarci la decadenza e l'inesorabile declino del mondo. Se il "gioco" degli scacchi – che non è un gioco, ma la sublimazione dell'intelligenza, l'arte del calcolo e della pianificazione – può essere praticato anche da un ignorante zotico che vince sostituendo la meccanica al ragionamento, allora tutto va a rotoli e il mondo è finito.
L'abbrutimento è qui rappresentato proprio dal campione del mondo di scacchi, un giovane russo incapace di scrivere una frase senza errori di grammatica, assolutamente privo dell'immaginazione e della creatività di gioco, incapace di immaginare e vivere le partite senza una scacchiera davanti agli occhi. A contrapporglisi c'è il dottor B, un eminente avvocato che, dopo molte traversie, ha dovuto abbandonare la patria – l'Austria – per via delle persecuzioni naziste. Potremmo dire che a quest'uomo gli scacchi hanno salvato la vita, eppure ha posato le mani sulla scacchiera solo rarissime volte… Questo breve racconto è un elogio all'intelligenza, all'arte, alla ragione e alla filosofia; un racconto nel quale ritroviamo tanto del vissuto e delle emozioni dello stesso Zweig che l'ha scritto pochi mesi prima di soccombere alla depressione e suicidarsi. Una breve considerazione a margine: Hitler ordinò che i libri di Zweig fossero dati alle fiamme… leggendo questo breve testo non si fa fatica a capirne il perché.

Opera recensita: "Novella degli scacchi" di Stefan Zweig
Editore: Garzanti, prima ed. 1941
Genere: racconto
Ambientazione: nave tra New York e Buenos Aires-Austria, periodo nazista
Pagine: 107
Prezzo: 8,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 30 agosto 2018

RECENSIONE: VIRGINIA WOOLF - UNA STANZA TUTTA PER Sé


Sinossi:
Scritto tra il 1928 e il 1929 in seguito a una serie di conferenze sul tema "donne e romanzo", questo testo costituisce uno dei più eloquenti trattati femministi del Novecento: partendo da un tema apparentemente secondario e cioè che una donna, per scrivere, debba avere del denaro e "una stanza tutta per sé", Virginia Woolf porta alla luce le restrizioni imposte nel corso dei secoli alla creatività femminile dalla società, dalle leggi e dalle convenzioni. Attraverso riflessioni arricchite da sentimenti e storie personali, la Woolf dà vita a una forma ibrida tra saggio e racconto che come descritto nella chiara introduzione di Egle Costantino - le permette di universalizzare le esperienze narrate in un testo lucido e stimolante, divenuto un punto di riferimento imprescindibile per approfondire e comprendere la questione femminile.

Commento:
Metà saggio, metà racconto, "Una stanza tutta per sé" è una controversa presa di posizione sulla condizione femminile, scritta in un periodo (fine anni 20) in cui l'argomento era molto spinoso e dibattuto.
Virginia Woolf prende le mosse dal tema – scarno e lapidario, perciò infido – che le è stato affidato nelle conferenze a cui deve relazionare: "Le donne e il romanzo". Dopo una profonda riflessione, Virginia è giunta alla conclusione che una donna, per scrivere romanzi, deve avere denaro e una stanza tutta per sé. Piuttosto che fornire al lettore quest'assunto come se fosse una verità, l'autrice preferisce rifare con lui il percorso che l'ha condotta a questa conclusione e per farlo deve spogliarsi della sua personalità ed identità e rendersi anonima: non è Virginia che parla, ma una qualsiasi donna, una donna che, per esempio, si trovi a camminare nei pressi di una nota università. Tutto in questo libro è una metafora: l'università è l'origine dell'esclusione della donna dalla letteratura e quindi, in un certo senso, anche dalla società. La protagonista del libro non può visitare l'università se non è accompagnata da un uomo; è ridotta al silenzio perché la società in cui vive è patriarcale, maschilista e questo silenzio carico di rabbia passa anche dal linguaggio.
Questi, in estrema sintesi, sono alcuni dei concerti d'avanguardia che Virginia Woolf espone ed analizza in quest'opera. Una lettura estremamente interessante e a suo modo attuale, sebbene non sempre agevole.

Opera recensita: "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woolf
Editore: Vari, prima ed. originale 1929
Genere: saggio/racconto
Ambientazione: Inghilterra (ma non è rilevante)
Pagine: 224 (ed. Bur 2013)
Prezzo: 10,00 € (ed. Bur 2013)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 25 maggio 2018

RECENSIONE: IRVIN D. YALOM - IL SENSO DELLA VITA


Sinossi:

«Ascoltate i vostri pazienti; lasciate che siano loro a insegnare a voi. Per diventare saggi dovete rimanere studenti». Queste parole di John Whitehorn,

suo mentore negli anni giovanili trascorsi al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, sono risuonate a lungo nella mente di Irvin D. Yalom. Ne ha, però, pienamente

afferrato la verità soltanto quando, nel corso degli anni, si è imbattuto in alcuni casi clinici che si sono mostrati più rivelatori per lui – l’analista,

il medico – che per il paziente in cura. Le sei storie contenute in questo volume narrano di questa scoperta. Toccano momenti cruciali dell’esistenza,

come nel caso di Paula, una malata terminale che svela a Yalom come la paura sia soltanto uno dei tanti colori che illuminano il nostro lungo addio alla

vita. Concernono i nodi fondamentali dello sviluppo e della formazione della personalità, come nel caso di Magnolia, una settantenne afroamericana che,

confessando le proprie delusioni e il proprio passato di figlia abbandonata, offre all’autore l’occasione per riflettere sulla relazione con la propria

madre; o come nel caso di Myrna, in cui il confronto con i rispettivi lutti genitoriali giunge, per paziente e medico, attraverso una vicendevole attrazione

erotica. Riguardano i disturbi della sfera emotiva, come nella vicenda di Irene, un chirurgo intelligente e di successo, che si scopre incapace di superare

la morte del marito utilizzando le sole armi del suo raziocinio.

Selezionando sei storie tra le tante affiorate nei suoi cinquant’anni di pratica analitica,

Yalom conduce il lettore lungo i sentieri delle emozioni umane, così come si rivelano nell’affascinante e complessa relazione tra paziente e psichiatra.

E, attraverso una scrittura capace di affrontare con levità i temi del lutto, del dolore e della perdita, ma anche quelli del coraggio, della guarigione

e dell’autoconsapevolezza, tesse, come Oliver Sacks, i labirintici fili della coscienza in un arazzo molto più ricco e solenne.

 

 

Commento:

Sei racconti, sei storie selezionate tra le tante vissute da psicoterapeuta. E’ questo il modo con cui Irvin Yalom tenta di spiegarci la sua personale accezione del tanto cercato “senso della vita”. Ed il tentativo risulta convincente e, sorpresa delle sorprese, davvero utile. I temi affrontati sono, tendenzialmente, legati alla morte: la morte non è vista qui come aspetto negativo, ma come fatto della vita, qualunque sia la causa per la quale noi vi entriamo in contatto. La perdita di una persona cara, i conti in sospeso che abbiamo con lei, la malattia – nostra o di chi ci è vicino – sono tutti fenomeni naturali che, per quanto faccia male e sia difficile, dobbiamo interiorizzare e superare fino ad arrivare all’accettazione che, un giorno, anche noi dovremo morire.

E’ questo, in estrema e banale sintesi, il tema centrale che Yalom affronta in questo libro. Il bello è che lo fa in modo assolutamente naturale, godibile, interessante, portandoci non solo ad apprezzare le storie raccontate, ma anche a porci degli interrogativi su noi stessi e su ciò che ci circonda. Una lettura davvero stimolante e per nulla “pesante” o banale, come avrebbe rischiato di diventare stando al titolo.

Personalmente consiglio questo libro, ho apprezzato molto la scrittura di Yalom e leggerò certamente ancora di lui.

 

 

Opera recensita: “Il senso della vita” di Irvin D. Yalom

Editore: Neri Pozza, 2016

Genere: raccolta di racconti

Ambientazione: California, Stati Uniti

Pagine: 304

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.