simposio lettori copertina

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domenica 24 novembre 2019

RECENSIONE: CATENA FIORELLO - PICCIRIDDA


Sinossi:
Cosa può mai accadere a una picciridda che nei primi anni Sessanta vive in un minuscolo villaggio di pescatori, Leto, lungo la costa tra Messina e Catania?
Può accadere, ad esempio, che i genitori si trovino costretti a emigrare in Germania in cerca di fortuna e che decidano di portare con sé solo il più piccolo dei due figli, affidando "la grande", pur sempre picciridda, alla nonna paterna. È quello che accade a Lucia, l'irriverente protagonista di questo romanzo, che vive la sua condizione di figlia di emigrati sentendosela addosso come un marchio negativo. È consapevole, Lucia, che per lei - e per tutti coloro che non hanno fortuna, che sono "figli della gallina nera" - la necessità implica sacrificio e rinunce. Lo sa bene. Lo dicono tutti. Lo ripete la nonna, così burbera e austera. Ma col passare dei mesi, tra feste di paese e pomeriggi in riva al mare, l'esistenza di Lucia si popola di persone e di affetti: le zitelle Emilia e Nora, la professoressa Aida, la compagna di classe Rita. Ci sono anche gli uomini, misteriosi e taciturni, un mondo da cui stare alla larga (come dice sempre la nonna) o tutto da scoprire (come sente Lucia). E proprio uno di quegli uomini nasconde un terribile segreto a cui Lucia si avvicina sempre più, ignara di ciò a cui andrà incontro...

Commento:
Lucia è figlia della gallina nera, perciò come tale ha diritto a una vita di privazioni, bocconi amari, guai che bussano alla porta un giorno sì e l'altro pure e gioie piccole come il latte appena munto la mattina o la sensazione liberatoria di mettere i piedi nella sabbia del suo mare. Sono queste magre consolazioni che danno a questa bambina, a questa picciridda di appena undici anni che ancora deve iniziare le medie, la forza di affrontare i primi dieci mesi lontana dai suoi genitori. Loro, insieme al fratellino Pietro, sono partiti per la Germania in cerca di un lavoro che a Leto, il loro paesino siciliano, non si trova; sono lontani, scrivono e telefonano quando possono, si arrabattano per guadagnare quei soldi che permettano loro di costruire una casa, una tanto agoniata casa di proprietà. Lucia intanto è affidata alla nonna, l'austera, umorale, incontentabile, rigida Maria Amoroso, la "generala" da tutti temuta e rispettata e a cui tutti chiedono consigli e sostegno. Una donna coraggiosa da sempre, sua nonna, una che ha affrontato i guai della vita con fierezza e decisione, le stesse che, inconsapevolmente, cova anche la piccola e tenace Lucia. Irriverente, ribelle, buona come il pane, questa bambina che piange sommessamente per non farsi sentire ne affronterà di cose in quei mesi difficili… conoscerà persone nuove, prenderà le misure al dolore, affronterà la morte di persone care al cuore e troppo giovani, davvero, per andarsene. E, proprio prima di ricongiungersi felicemente coi suoi per un breve periodo, conoscerà da vicino l'esistenza del male, quello con la M maiuscola, quello taciuto, nascosto, insidioso, che si annida nei silenzi e nelle maldicenze.
Una storia realistica e struggente, quella raccontata con passione e semplicità da Catena Fiorello, una storia che racconta in modo immediato e vivido la Sicilia e l'Italia dei primi anni Sessanta, una storia fatta di storie, di partenze, di sogni, speranze, disillusioni, madri, padri, figli, famiglie, lavoro, vita. La scrittura di Catena Fiorello crea qui immagini vive, semplici, quotidiane di rara bellezza, destinate a restare dentro a lungo. Una lettura consigliata a tutti, in particolar modo a chi, per un difetto di memoria, dovesse aver dimenticato il nostro passato di emigranti.

Opera recensita: "Picciridda" di Catena Fiorello
Editore: Baldini e Castoldi 2006-Giunti 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Sicilia
Pagine: 256
Prezzo: 16,00 € (Ed. Giunti)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 23 settembre 2019

RECENSIONE: FABIO GEDA - NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI


Sinossi:
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso.
Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia. Quanto a Enaiatollah Akbari, la sua biografia è nelle pagine di questo libro.

Commento:
Questa è una storia vera, vera, drammatica e bellissima. A raccontarcela, in un dialogo con Fabio Geda, è proprio colui che l'ha vissuta, Enaiatollah, Enaiat.
Quando sua madre lo ha lasciato da solo in Pakistan, in un luogo e con persone sconosciute, Enaiat aveva appena dieci anni, era un bambino intelligente e perspicace, ma comunque un bambino, per giunta solo e mai uscito dal suo paesino dell'Afganistan. Il piccolo Enaiat è spaesato e comincia a chiedere in giro dove sia sua madre; quando gli spiegano cos'è accaduto, ossia che la madre l'ha accompagnato lì per salvargli la vita, e poi l'ha lasciato per tornare dai suoi fratelli, Enaiat prova un dolore sconosciuto, la loro immagine gli si tatua negli occhi, ma sa che non può perdersi d'animo. Comincia a cercare lavoro, tenta sempre di avere un posto dove dormire la notte e cerca di non farsi nemici. Da qui, dalle strade malsicure del Pakistan comincia la sua clandestinità, la sua odissea verso un posto dove fermarsi, una casa, un posto dove stare bene. Ciò che attraversa, le prove che deve superare sono a dir poco indicibili per chiunque, figurarsi per un bambino della sua età. Enaiat deve diventare uomo presto per aiutarsi da solo e far fronte a ciò che lo aspetta, ma non perde, nonostante tutto, la voglia di migliorarsi, di mantenere la sua dignità, di imparare e guadagnarsi da vivere onestamente. Quando giunge in Italia, più di quattro anni dopo essere partito dal Pakistan, non gli sembra vero di potersi fermare, di trovarsi bene e soprattutto di avere finalmente una prima forma di accoglienza.
Questa è una storia commovente perché reale, importante perché sincera, da leggere per capire e non dimenticare. Una lettura consigliata a tutti, perché tutti abbiamo bisogno delle parole di questo ragazzo.

Opera recensita: "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda
Editore: Baldini e Castoldi
Genere: autobiografia
Ambientazione: Afganistan-Pakistan-Iran-Turchia-Grecia-Italia
Pagine: 160
Prezzo: 12,00 €
Voto personale: 8,5.


domenica 22 aprile 2018

RECENSIONE: GIOVANNI ARPINO - IL BUIO E IL MIELE


Sinossi:

Il capitano Fausto, protagonista del libro, l'ufficiale che per un incidente di pace e non di guerra ha perso la vista e una mano, è un Achab senza Balena

Bianca, prigioniero di un mondo nero, un Ulisse senza Iliade, al quale resta la possibilità di una piccola Odissea (una settimana, cinque più due come

si dice nel gergo delle caserme), tra Genova e Roma, con tappa conclusiva Napoli dove lo attende (proprio a Napoli, la città del sole) un appuntamento

con la morte. Lo strano destino di questo romanzo è di essere più famoso con il suo nome di battaglia cinematografico, "Profumo di donna", che con il suo

titolo originale. "Il buio e il miele" ha ispirato memorabili interpretazioni a due grandissimi attori come Vittorio Gassman (1974) e Al Pacino (1992).

 

Commento:

Ho visto ed apprezzato, in tempi e gradi diversi, i due film tratti da questo libro, e mi è venuta la curiosità e la voglia di leggere l’opera che li ha ispirati.

“Il buio e il miele” di Giovanni Arpino, pubblicato per la prima volta nel 1969, è il racconto reale e senza fronzoli, del soldato in licenza designato a trascorrere una settimana “in compagnia” del capitano Fausto G, un uomo che ha perso una mano e la vista durante un “gioco di pace e non di guerra”, giocando con una bomba durante un’esercitazione. Uomo a dir poco particolare questo capitano, che vive secondo le sue regole badando a soddisfare solo le proprie voglie ed interessandosi poco agli altri, tanto che non si disturba a voler conoscere il nome del soldato: per lui sarà sempre e solo Ciccio, come tutti quelli che l’hanno preceduto. Il capitano fausto e Ciccio – lo chiameremo anche noi così – intraprendono un viaggio in treno che li condurrà a Napoli, passando per Genova e Roma. A Napoli li attende Vincenzo, un capitano che si ostina a voler essere chiamato tenente, anche lui rimasto invalido per un gioco di pace, probabilmente lo stesso di Fausto. E li attendono anche alcune ragazze, fra tutte Sarah, che è innamorata di Fausto. Ma i piani di Fausto e Vincenzo non prevedono l’amore.

Il racconto, che ci giunge dalla viva voce del soldato accompagnatore, è schietto e senza fronzoli, lo stile è nervoso, spoglio, quasi si tratti di appunti dettagliati scritti solo per non dimenticare ciò che è stato. Una lettura interessante perché lascia qualcosa – qualcosa di indefinito a dire il vero – sia che la si legga en passant, sia che ci si soffermi a studiarla dal punto di vista stilistico o comportamentale. Molto fedele la trasposizione di Risi, meno fedele ma molto più appassionante a mio giudizio quella di Pacino.

 

Opera recensita: “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino

Editore: Dalai, Baldini & Castoldi, prima ed. 1969

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Torino-Genova-Roma-Napoli

Pagine: 148 (Ed. Dalai 2008)

Prezzo: 8,90 € (Ed. Baldini e Castoldi 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5

Consigli correlati: film “Profumo di donna” di Dino Risi con Vittorio Gassman e “Scient of a woman” Di Al Pacino.