simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post

sabato 21 agosto 2021

RECENSIONE: ORHAN PAMUK - LA CASA DEL SILENZIO

Sinossi:

Fatma, insieme al nano Recep, figlio illegittimo del suo defunto marito, vive ancora nella casa in cui si trasferì con il suo sposo - un medico fallito, attivista politico e alcolista - quando decisero di abbandonare Istanbul agli inizi della rivoluzione del 1908. Nella cadente villa in legno Fatma, altezzosa e bisbetica, trascorre i giorni e le notti assorta nei ricordi, a rodersi in un cupo sentimento. I suoi figli sono morti, ma i suoi tre nipoti ogni estate vanno a trovarla per un breve soggiorno. Faruk, il maggiore, è uno storico che, abbandonato dalla moglie, ha trovato nell'alcol un efficace palliativo alla noia; Nilgün è un'affascinante studentessa progressista che sogna una rivoluzione sociale che non arriva mai; il giovane Metin è un genio della matematica che vuole emigrare negli Stati Uniti per arricchirsi. Tutti e tre, per motivi diversi, desiderano che la nonna venda la casa.

 

Commento:

Orhan Pamuk è un autore complesso, sfaccettato, che ama dire le cose a modo suo, con i suoi tempi, con i suoi non detti, senza preoccuparsi troppo di ciò che potrebbe piacere o non piacere al lettore. I suoi libri, perciò, sono tutti diversi fra loro e non tutti incontrano il mio personale gusto… ma c'è una cosa che li accomuna tutti: la Turchia, patria amata e dannata dell'autore che non perde occasione per raccontarla, analizzare come l'evoluzione storica riverbera sulla società, interpretarne i mutamenti culturali, sociali, finanche spirituali. In La casa del silenzio, romanzo del 2007, un Pamuk fresco di Nobel racconta le tante facce del suo Paese attraverso un romanzo corale, una saga familiare che in sé racchiude le anime di Fatma, una novantenne altezzosa che vive di ricordi e rancori mai sopiti, e dei suoi tre nipoti, Faruk, Metin e Nilgun, a loro modo tutti diversi ma fra loro isolati e slegati. A congiungere questa famiglia con il resto del mondo circostante c'è Recep, il cameriere di Fatma, il nano figliastro di suo marito Selahattin. Ciascuno, con la propria voce e il proprio sentire, racconta ciò che non va nella sua vita e – di riflesso – nella Turchia, dimenticando di considerare i problemi o i bisogni degli altri, come se ciascuno sprofondasse nella propria insoddisfazione. È naturale che, alla lunga, mondi così distanti eppure così prossimi finiscano per cozzare l'uno contro l'altro creando un cortocircuito.

La casa del silenzio non è un libro facile – nessuno dei libri di Pamuk lo è – e l'estrema introspezione e malinconia dei personaggi potrebbe scoraggiare; tuttavia a me non è dispiaciuto leggerlo perché a suo modo è uno spaccato di vita e di storia di un Paese affascinante, controverso ed ingannevole come la Turchia. Lo consiglio, anche se tra quelli che ho letto non è il miglior libro di Pamuk.

 

Opera recensita: "La casa del silenzio" di Orhan Pamuk

Editore: Einaudi, 2007

Genere: narrativa straniera, saga familiare, romanzo corale

Ambientazione: Turchia

Pagine: 376

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

  

sabato 7 novembre 2020

RECENSIONE: FERZAN OZPETEK - COME UN RESPIRO

Sinossi:

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un intenso thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall'oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un emozionante susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.

 

Commento:

Certe storie sono lì proprio per essere riscoperte, perché qualcuno le racconti. È questa l'impressione che conservo alla fine della lettura di questo terzo romanzo di Ferzan Ozpetek: una storia intensa in cui presente e passato si intrecciano e si incrociano in una narrazione a filo doppio; una storia di una bellezza delicata eppure vibrante che, sebbene di fantasia, andava raccontata, impressa sulla carta. Una storia che porta in sé tutta la gamma di colori, sensazioni, scenari che Ozpetek sa evocare, quelli che costituiscono il perno, il fulcro della sua arte e della sua vita. Roma e Istanbul: è questo il binomio attorno al quale ruota anche questa storia, la storia di due sorelle, Elsa e Adele, così unite eppure così lontane, che dopo cinquant'anni mancano un nuovo incontro per un soffio. Una storia di luci ed ombre, di equilibri fragilissimi, di segreti passati e presenti, che parla di amore tradito, di lontananze e perdoni desiderati e non concessi. Una storia che parla di quanto possono essere relativi i rapporti umani, di come basti un nulla perché tutto cambi. Una storia che, raccontando il passato, parla al presente, ai giovani, agli incerti, ai timorosi, ai troppo sicuri. Un racconto che scorre via in un soffio, da godersi nell'intimità di una camera in un pomeriggio di quiete e da serbare nella mente perché il messaggio sedimenti e agisca sulle scelte e sulle decisioni che prenderemo. Consigliato.

 

Opera recensita: "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Istanbul

Pagine: 168

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

lunedì 24 febbraio 2020

RECENSIONE: FRANCESCO PLASTINA - L'ANIMA DI CARTA


Sinossi:
Il 1913 fu l'anno che cambiò per sempre il destino della piccola comunità armena della città di Van. Una famiglia pronta a sacrificare tutto pur di restare unita, un ufficiale ottomano senza scrupoli e un giovane turco trovatosi soldato controvoglia, sono i protagonisti marginali di uno dei più grandi crimini del XX secolo: il genocidio armeno.

Commento:
In ogni guerra, si sa, quale che sia il punto di vista, ci sono buoni e cattivi, occupanti e occupati, invasi ed invasori. Ma si può davvero dire che all'interno di un popolo ci siano solo buoni o solo cattivi? Questo bel romanzo storico ci dimostra che la risposta è no.
Tutti conosciamo, anche per sommi capi, la tristissima vicenda del genocidio armeno ad opera dei turchi ottomani perpetratosi nel 1915, il primo genocidio riconosciuto dalla comunità internazionale. Sappiamo poco, però, di come si arrivò a quella strage, degli anni che la precedettero e la introdussero. L'anima di carta è ambientato proprio in quegli anni, più precisamente nel 1913, a Van, una pacifica e suggestiva cittadina al confine orientale dell'Impero ottomano. Per ragioni che il romanzo cerca di sondare, il triunvirato al potere inventò una minaccia armena e millantò la necessità di difendere i confini, invadendo così di fatto città che non erano assolutamente insorte. Da un giorno all'altro, quindi, cittadine ospitali ed amene si ritrovarono militarizzate e chi, cercò di salvaguardare la propria città mantenendo rapporti accettabili coi turchi venne accusato di collaborazionismo e tradimento. In un clima di diffidenza e pressione, a Van arriva anche il giovane figlio di uno dei triunviri insieme al suo saggio precettore. I due sono animati da ottime intenzioni, tanto più che il giovane ama l'arte e non avrebbe mai voluto intraprendere la carriera militare, si trova qui però a dover fare buon viso e cattivo gioco pur di smorzare l'atteggiamento dominante e violento dei soldati e preservare la città da una violenza che gli sembra assurda e immotivata. Ben presto, quanto più strette si fanno le relazioni tra alcuni armeni e i due ottomani "buoni", tanto più forti si fanno le rimostranze da entrambe le fazioni, finché la situazione precipita drammaticamente. Non solo romanzo storico, L'anima di carta racconta il dramma interiore di chi si ritrova a vestire abiti non suoi, di chi pur non volendo, è costretto ad andare contro se stesso. La guerra, le privazioni, la violenza si contrappongono al coraggio, all'altruismo, alla vittoria dei valori sacri come l'amicizia. Un romanzo ben scritto, curato nella ricerca storica, piacevole da leggere e che trasmette messaggi positivi di rinascita, coraggio, resistenza del bene all'odio. Un'ottima lettura che non posso che consigliare.

Opera recensita: "L'anima di carta" di Francesco Plastina
Editore: Independently publisched, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Turchia-Armenia, 1913
Pagine: 238
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 22 dicembre 2019

RECENSIONE: FERZAN OZPETEK - ROSSO ISTANBUL


Sinossi:
TUTTO COMINCIA UNA SERA, QUANDO UN REGISTA TURCO CHE VIVE A ROMA DECIDE DI PRENDERE UN AEREO PER ISTANBUL, DOV'È NATO E CRESCIUTO. L'IMPROVVISO RITORNO A CASA ACCENDE A UNO A UNO I RICORDI: DELLA MADRE, DONNA BELLISSIMA E MALINCONICA; DEL PADRE, MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO E ALTRETTANTO MISTERIOSAMENTE RICOMPARSO DIECI ANNI DOPO; DELLA NONNA, RAFFINATA "PRINCIPESSA OTTOMANA"; DELLE "ZIE", AMICHE DELLA MADRE, ASSETATE DI VITA E DI PASSIONI; DELLA FEDELE DOMESTICA DIAMANTE. DEL PRIMO AQUILONE, DEL PRIMO FILM, DEI PRIMI BACI RUBATI. DEL PROFUMO DI TIGLI E DELLE ESTATI LANGUIDE, CHE NON FINISCONO MAI, SUL MAR DI MARMARA. E, OVVIAMENTE, DEL PRIMO AMORE, PROIBITO, STRUGGENTE E PERDUTO. MA ISTANBUL SA COGLIERE ANCORA UNA VOLTA IL PROTAGONISTA DI SORPRESA. E LO TRATTIENE, ANCHE SE LUI VORREBBE RIPARTIRE. PERCHÉ SE IL PASSATO, TALVOLTA, RITORNA, IL PRESENTE HA SPESSO IL DONO DI AFFERRARCI: BASTA UN INCONTRO, UNA TELEFONATA, UN GRAFFITO SU UN MURO. I PASSI DEL REGISTA SI INCROCIANO CON QUELLI DI UNA DONNA. SONO PARTITI INSIEME DA ROMA, SULLO STESSO AEREO, SEDUTI VICINI. NON SI CONOSCONO. NON ANCORA. LEI È IN VIAGGIO DI LAVORO E DI PIACERE, IN COMPAGNIA DEL MARITO E DI UNA COPPIA DI GIOVANI COLLEGHI. MA A ISTANBUL ACCADRÀ QUALCOSA CHE CAMBIERÀ PER SEMPRE LA SUA VITA. TRA CAFFÈ E HAMAM, AMORI IRRISOLTI E TRADIMENTI SVELATI, NOSTALGIA E VOLUTTÀ, I DESTINI DEL REGISTA E DELLA DONNA INESORABILMENTE SI SFIORANO E, ALLA FINE, CONVERGONO. QUESTO LIBRO È UNA DICHIARAZIONE D'AMORE A UNA CITTÀ, ISTANBUL.

Commento:
Era da tanto che volevo leggerlo e l'ho fatto in un pomeriggio. Libro breve, ma intenso, appena 110 pagine di ricordi, vita passata, presente e futura, pagine di vite che si incontrano, si sfiorano come la brezza calda del Mediterraneo, vite che oscillano, come su un traghetto che solca quel mare, tra la vita e la morte, tra la memoria, il rimpianto per ciò che non è stato e l'incertezza per quello che sarà. Inutile dire che mi è piaciuto molto, nonostante la trama possa essere un po' banale, ho amato il modo di raccontare i sentimenti dei protagonisti, toccati dall'autore con mano delicata ma pregnante... è un libro che, nonostante la sua brevità resta impresso, penso che in futuro andrò a riaprirlo per ripescare alcuni passi, alcune frasi che mi hanno colpito... Mentre si legge questo libro sembra, oserei dire, di sfogliare un album di fotografie, quelle in bianco e nero e quelle di un rosso vivido, il rosso del sangue della protesta, ma anche il rosso dell'amore, della rivoluzione, della ribellione ad una vita già scritta, già tracciata.

Opera recensita: "Rosso Istanbul" di Ferzan Ozpetek
Editore: Mondadori, 2014
Genere: autobiografico
Ambientazione: Roma-Turchia
Pagine: 351 pagine
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 23 settembre 2019

RECENSIONE: FABIO GEDA - NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI


Sinossi:
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso.
Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia. Quanto a Enaiatollah Akbari, la sua biografia è nelle pagine di questo libro.

Commento:
Questa è una storia vera, vera, drammatica e bellissima. A raccontarcela, in un dialogo con Fabio Geda, è proprio colui che l'ha vissuta, Enaiatollah, Enaiat.
Quando sua madre lo ha lasciato da solo in Pakistan, in un luogo e con persone sconosciute, Enaiat aveva appena dieci anni, era un bambino intelligente e perspicace, ma comunque un bambino, per giunta solo e mai uscito dal suo paesino dell'Afganistan. Il piccolo Enaiat è spaesato e comincia a chiedere in giro dove sia sua madre; quando gli spiegano cos'è accaduto, ossia che la madre l'ha accompagnato lì per salvargli la vita, e poi l'ha lasciato per tornare dai suoi fratelli, Enaiat prova un dolore sconosciuto, la loro immagine gli si tatua negli occhi, ma sa che non può perdersi d'animo. Comincia a cercare lavoro, tenta sempre di avere un posto dove dormire la notte e cerca di non farsi nemici. Da qui, dalle strade malsicure del Pakistan comincia la sua clandestinità, la sua odissea verso un posto dove fermarsi, una casa, un posto dove stare bene. Ciò che attraversa, le prove che deve superare sono a dir poco indicibili per chiunque, figurarsi per un bambino della sua età. Enaiat deve diventare uomo presto per aiutarsi da solo e far fronte a ciò che lo aspetta, ma non perde, nonostante tutto, la voglia di migliorarsi, di mantenere la sua dignità, di imparare e guadagnarsi da vivere onestamente. Quando giunge in Italia, più di quattro anni dopo essere partito dal Pakistan, non gli sembra vero di potersi fermare, di trovarsi bene e soprattutto di avere finalmente una prima forma di accoglienza.
Questa è una storia commovente perché reale, importante perché sincera, da leggere per capire e non dimenticare. Una lettura consigliata a tutti, perché tutti abbiamo bisogno delle parole di questo ragazzo.

Opera recensita: "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda
Editore: Baldini e Castoldi
Genere: autobiografia
Ambientazione: Afganistan-Pakistan-Iran-Turchia-Grecia-Italia
Pagine: 160
Prezzo: 12,00 €
Voto personale: 8,5.


sabato 6 luglio 2019

RECENSIONE: PINAR SELEK - LONTANO DA CASA


Sinossi:
Lontano da casa narra il dolore dell’esilio involontario e, al di là, la speranza e il coraggio di una donna libera che fa sue le parole di Virginia Woolf: “Come donna, non ho paese. Come donna il mio paese è il mondo intero”. Pinar Selek si è esercitata sin dall’infanzia a respingere le pareti degli spazi, reali o immaginari, nei quali ha vissuto. Tinto da mille sfumature poetiche il suo racconto esplora le tensioni tra la nostalgia per il passato e l’attrazione per l’altrove. Evoca la familiarità rassicurante della lingua e delle cose con le quali si è cresciuti, l’audacia che spinge ad avventurarsi sempre più lontano, e lo sgomento di fronte all’ignoto, dopo lo strappo brutale dagli esseri e dai luoghi. La bellezza degli incontri, anche, e il piacere di tessere legami nei margini immensi che si prendono gioco delle frontiere. “Se mi domandano come sto, rispondo che resisto, che ho imparato a giocare con questi venti che all’inizio mi hanno depistata. Ma che non posso avviarmi verso il luogo di cui parlo, il paese che mi manca.” Vittima di un processo senza fine, che è in sé una forma di tortura, ancora oggi Pinar Selek rischia una condanna all’ergastolo.

Commento:
Non saprei spiegare quale forza, attrazione, richiamo mi abbia spinta verso questo libro. Da tempo subisco il fascino della Turchia – Paese così misterioso, controverso e ingannevole – ed ovviamente mi interessa la complessa situazione politica aggravatasi negli ultimi anni. Ammetto, però, che non conoscevo assolutamente Pinar Selek. Chi è? E' una donna forte, tenace, che ha saputo rialzarsi e resistere alle continue vessazioni di chi l'ha allontanata dal suo Paese, dalla sua famiglia, dalla sua amata casa. Da sempre militante ed attivista politica, sociologa e scrittrice, nel 1998 Pinar Selek è stata accusata ingiustamente di aver messo una bomba nel mercato delle spezie causando un'esplosione che invece fu accidentale. Da allora è cominciato un lungo processo che sembra non avere mai fine. Per piegarla, per spegnere la sua voce non sono bastate, però, la prigione, le angherie, le minacce anche a famigliari, amici ed avvocati, le continue assoluzioni e i continui ricorsi. Lontana dal suo Paese che cambia inesorabilmente senza di lei, rifugiata politica in Francia, Pinar Selek non smette di parlare, di raccontare la Turchia, la sua bellezza ma anche i soprusi, le rivolte, la ribellione di chi non ci sta a farsi sottomettere. Lo fa con i suoi libri, le interviste, i collettivi di sostegno dei quali fanno parte persone comuni, intellettuali, scrittori di tutto il mondo, anche turchi. Lontano da casa è la sua ultima fatica, come sempre pubblicata in Italia da Fandango, e racchiude un suo scritto potente ed appassionato nel quale si sofferma sul significato profondo del termine "casa", sull'esperienza politica e sulle difficoltà di adattarsi all'esilio: per resistervi Pinar ha fatto sue le parole di Virginia Woolf, "Come donna, non ho paese. Come donna, il mio paese è il mondo intero". Nel libro vi sono anche una lettera di Pinar e alcuni cenni biografici utili a capire – almeno in parte – cos'è stata la sua vita fino ad oggi.
Una lettura breve, ma intensissima che trasmette tutta la forza di chi lotta per ciò in cui crede, anche rischiando la vita e la libertà. Davvero consigliato.

Opera recensita: "Lontano da casa" di Pinar Selek
Editore: Fandango libri, 2019
Genere: autobiografico, testimonianza
Ambientazione: Turchia-mondo
Pagine: 72
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 6 aprile 2019

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - LA CASA DEI QUATTRO VENTI


Sinossi:
Dicono che i gemelli siano inseparabili, due corpi per un'anima sola. Pembe e Jamila sono nate a tre minuti di distanza, nel piccolo villaggio curdo della Casa dei quattro venti. Jamila ha occhi verdi come l'edera, sogna di girare il mondo come i marinai e di svegliarsi ogni giorno in un porto diverso. Pembe è seria, posata, la sua risata è il rumore di due bicchieri che si toccano e le sue mani conoscono i segreti della vita e della morte. Da grande sarà una levatrice: quasi sacra, vivrà sospesa tra il mondo invisibile e quello visibile come la trama sottile di una ragnatela. E se Pembe resterà fino all'ultimo legata al villaggio e alla sua gente, Jamila andrà a Istanbul e poi a Londra, conoscerà l'amore e il tradimento, farà tre figli e troppi sbagli e alla fine tornerà nel luogo da cui era partita. Perché i destini di Pembe e Jamila si chiamano e si intrecciano fino a confondersi in quel disegno fragile e intricato che è la vita. Dopo "La bastarda di Istanbul", Elif Shafak ritorna con un nuovo romanzo ricco di magia e di sentimenti, d storie e di personaggi in bilico fra tradizione e modernità, tra la paura e una fortissima voglia di libertà.

Commento:
A parte l'evidente scambio di nomi nella quarta di copertina che, trattandosi di due gemelle, ha un che di ironico, Pembe e Jamila sono molto diverse. Fisicamente è quasi impossibile distinguerle, ma i loro caratteri sono agli antipodi; le loro vite, i loro destini, però, sono intrecciati a doppio filo, legati nella vita e tragicamente anche nella morte. Proprio la vita e la morte sono presenze costanti in questa storia fatta di storie, in questo groviglio di esistenze tutte fatalmente concatenate, con colpe, sorti, peccati che si ereditano e tacitamente si ripropongono dai genitori ai figli. Sullo sfondo di un'Inghilterra scossa da profondi cambiamenti, si manifesta qui con tutta la sua forza una cultura ancestrale, fatta di tradizioni e onore e regole tanto rigide quanto assurde – almeno ai nostri occhi – che ingabbiano la donna dietro un velo di abnegazione difficile da sopportare per chiunque. E ancora una volta tutto si concentra sul potere della scelta, sul discernimento tra bene e male, giustizia e umanità, colpa e perdono, vita e morte. Sono questi i mille interrogativi che, come chicchi di rosario sgranati nel silenzio, scandiscono inesorabili questo racconto sospeso tra modernità e mistero, tra Inghilterra e Turchia, tra Occidente ed Oriente. Elif Shafak ha saputo costruire una vicenda intricata e controversa di cui consiglio la lettura, sebbene all'inizio abbia faticato non poco ad entrare nella storia, forse per via dello stile frammentato e della pluralità di personaggi, punti di vista, tempi e luoghi. Anche qui, com'era accaduto per La bastarda di Istanbul, dopo un disorientamento iniziale ho preso il filo del racconto e ne ho apprezzato la complessità di sfaccettature e significati reconditi. Bello e ben pensato, perciò consigliato.

Opera recensita: "La casa dei quattro venti" di Elif Shafak
Editore: Bur, 2013
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Turchia-Inghilterra, anni 60/70-anni 90
Pagine: 445
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 26 agosto 2018

RECENSIONE: MARC LEVY - LA CHIMICA SEGRETA DEGLI INCONTRI


Sinossi:
Inghilterra anni Cinquanta. Alice ha trent'anni, amici e sogni in abbondanza e un angolo di cielo tutto per sé: quello che la sveglia ogni mattina inondando di luce il lucernario del suo appartamento londinese. Il suo lavoro è creare profumi, audaci miscele di essenze, ricordi, suggestioni in grado di evocare sensazioni uniche in chi le indossa. È un gelido pomeriggio d'inverno quando, al luna park di Brighton, resta turbata dalle parole di una vecchia zingara. L'uomo della sua vita, le rivela la donna, ha appena sfiorato il suo cammino. Per ritrovarlo, Alice dovrà intraprendere un lungo viaggio, incontrare sei persone ancora sconosciute, e apprendere chi è davvero. Solo così potrà conoscere l'amore, quello che dura per sempre, e scoprire il senso di un passato che non aveva mai immaginato di avere. Alice non è tipo da credere alle favole, tantomeno alle chiacchiere di una finta veggente. Eppure si sorprende pronta a partire, insieme al burbero vicino di casa signor Daldry, alla volta di Istanbul, la città dove Oriente e Occidente si confondono e dove le due vite di Alice forse potranno finalmente incontrarsi.

Commento:
Quando ho cominciato questa lettura, sinceramente, non sapevo bene cosa aspettarmi quindi sono stata cauta con le aspettative. Ora, a fine lettura, posso dirmi più che soddisfatta: ho trovato una bella storia d'amore, non particolarmente sdolcinata o mielosa, ma piuttosto sobria ed equilibrata, impreziosita da due ambientazioni che mi sono care: Londra ed Istanbul, due città che vorrei tanto conoscere dal vivo.
Protagonisti sono Alice, una giovane donna apparentemente sicura di sé, ma in realtà alquanto combattuta, Etan Daldry, il suo burbero vicino di casa che si rivelerà completamente diverso da ciò che sembrava; la migliore guida di Istanbul, Can, furbo ma di cuore… e tanti altri personaggi che, a loro modo, contribuiranno a svelare ad Alice una storia di cui non sospettava neppure l'esistenza: la sua. Questo libro racchiude in sé il giusto mix tra amore, viaggio, storia, fascino, mistero. L'unica pecca che troverei in questo libro e che mi ha lasciato perplessa fino al finale è che la trama, di per sé, mi sembra un po' troppo fantasiosa e poco verosimile… ma in fin dei conti bisogna per forza che tutto quadri a pennello? Non possiamo, una volta tanto, lasciarci condurre dalla storia e sognare un po'?

Opera recensita: "La chimica segreta degli incontri" di Marc Levy
Editore: Rizzoli, 2013
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra-Turchia
Pagine: 352
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 27 aprile 2017

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - TRE FIGLIE DI EVA


Sinossi:

Peri ha trentacinque anni, tre figli, un marito e una vita agiata nella città dov'è nata, Istanbul. Si sta recando a una cena lussuosa quando le viene

rubata la borsa. Lei reagisce, i ladri scappano e dalla borsa cade una vecchia polaroid in cui compaiono quattro volti: un uomo e tre giovani ragazze a

Oxford. Una è Shirin, bellissima iraniana, atea e volitiva; la seconda è Mona, americana di origini egiziane, osservante, fondatrice di un gruppo di musulmane

femministe e poi Peri, cresciuta osservando il laico secolarismo del padre e la devota religiosità islamica della madre, incapace di prendere posizione

sia nella disputa famigliare sia nel suo stesso conflitto interiore. Tre ragazze, tre amiche con un retroterra musulmano, eppure così diverse: la Peccatrice,

la Credente e la Dubbiosa. L'uomo nella foto invece è Azur, docente di filosofia ribelle e anticonformista, e sostenitore del dubbio come metodo di comprensione

della realtà. A Oxford la giovane Peri cercava la sua «terza via», la stessa che predicava e professava Azur, di cui si innamora. Sarà questo incontro

a sconvolgerle la vita, fino allo scandalo che la riporterà in Turchia. "Tre figlie di Eva" è un romanzo intenso e ambizioso che affronta e indaga temi

importanti come la spiritualità, la politica, l'amicizia, i sogni infranti e la condizione della donna. Ma soprattutto è un romanzo sulla Turchia contemporanea,

su quei contrasti che agitano oggi il paese - nelle parole di Elif Shafak - «delle potenzialità inespresse».

 

Commento:

Elif Shafak ha la capacità di affrontare temi importanti con la giusta dose di serietà e leggerezza. Su questo libro, dopo le prime trenta pagine, non avrei scommesso, ma ora, a lettura terminata, devo ricredermi: è un buon libro che tratta argomenti spinosi senza esagerare con la pesantezza.

E’ la storia di Peri, una giovane donna turca cresciuta in una famiglia divisa tra le idee progressiste del padre e quelle iper religiose e conservatrici della madre. Da sempre Peri, con la sua intelligenza viva e curiosa, ha cercato di capire, di conoscere Dio e la sua ricerca raggiunge il culmine quando va a studiare ad Oxford ed incontra il professor Azur. Quest’uomo eclettico, questo docente di filosofia fuori dalle righe che insegna ad entrare “nella mente di Dio e Dio nella mente” sconvolge la psiche di Peri già provata da tanti traumi e da una pressione costante, derivante da una vita fatta di sensi di colpa, passata a mediare tra i genitori, nella continua incapacità di prendere posizione. E Peri finisce per crollare e trascina con sé tutti, l’amato professore, le amiche Shirin e Mona, il giovane disturbato Troy, la sua stessa famiglia. Peri scappa da Oxford, torna ad Istanbul ed erige un muro tra il passato ed il futuro. Tutto torna a galla per caso, per colpa di un incidente prima di una cena importante, una di quelle serate che in un modo o nell’altro, ti cambiano la vita.

Il tema portante di questo libro è la riflessione culturale sulla religione, sull’approccio che ogni credente ha con la propria fede e con quella degli altri. Una parte importante delle pagine di questo romanzo è dedicata proprio ai pensieri di Peri, ai litigi tra la peccatrice Shirin e la credente Mona ed alle lezioni del professor Azur con le loro domande ed il calderone di esperienze e novità che porta con sé. E poi c’è un aspetto che è sottilmente presente in tutto il libro: l’esaltazione delle contraddizioni. Le contraddizioni le troviamo nella famiglia di Peri, nella città in cui vive (Istanbul è la città delle contraddizioni per eccellenza), nel paragone tra la caotica ed instabile Istanbul e la rassicurante ed ordinata Oxford, tra la società turca dei tempi moderni, divisa tra conservazione e progresso. Credo che tutta questa contrapposizione sia stata incrementata dall’autrice proprio per sottolineare i concetti religiosi espressi nel libro. Nel complesso devo dire che “tre figlie di Eva” ha confermato le aspettative, mi è piaciuto, mi ha incuriosita e l’ho letto volentieri. E’ un libro che fa riflettere, pone molti interrogativi profondi ed attuali, perciò merita di essere letto. Lo stile della Shafak, poi, incentiva la lettura perché è camaleontico: si adatta ad ogni situazione, è moderno e spigliato quando serve, ed all’occorrenza è serio e profondo. Lettura consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “tre figlie di Eva” di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2016

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Istanbul-Oxford

Pagine: 448

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 21 marzo 2017

RECENSIONE: ORHAN PAMUK - IL MUSEO DELL'INNOCENZA


Sinossi:

Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si imbatte in una

commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto anche eroticamente molto intenso.

Kemal tuttavia non si decide a lasciare Sibel, la fidanzata: per quanto di mentalità aperta e moderna, in lui sono comunque radicati i valori tradizionali

(e anche un certo opportunismo). Così si fidanza e perde tutto: sconvolta dal suo comportamento, Füsun scompare, mentre Kemal, preda di una passione che

non gli dà tregua, trascura gli affari e alla fine scioglie il fidanzamento. Quando, dopo atroci patimenti, i due amanti si ritrovano, nella vita di Füsun

tutto è cambiato. Kemal però non si dà per vinto. In assoluta castità, continua a frequentarla per otto lunghi anni, durante i quali via via raccoglie

un'infinità di oggetti che la riguardano: cagnolini di porcellana, apriscatole, righelli, orecchini... Poterli guardare, assaggiare, toccare è spesso la

sua unica fonte di conforto. E quando la sua esistenza subisce una nuova dolorosa svolta, quegli stessi oggetti confluiranno nel Museo dell'innocenza,

destinato a rendere testimonianza del suo amore per Füsun nei secoli futuri. La storia di un'incontenibile passione, ma allo stesso tempo uno sguardo ora

severo, ora ironico, ma certamente non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla sua contraddittoria borghesia.

 

Commento:

 

Quando entra nella boutique Champs élisés per comprare una borsa per la fidanzata Sibel, nella primavera del 1975, il trentenne Kemal Basmaci capisce subito che nulla sarà più come prima: è stato letteralmente folgorato dalla visione di Füsun, la commessa diciottenne del negozio che, oltre ad essere una sua lontana parente quasi dimenticata, ben presto diventerà la sua amante.

Nella primavera di quegli anni Füsun e Kemal vivono momenti felici nella clandestinità di ore rubate in un appartamento pieno di vecchi ricordi d’infanzia. I due amanti sono coscenti del sentimento fortissimo ed inevitabile che stanno vivendo, ma quando Kemal si fidanza ufficialmente con Sibel, Füsun scompare dalla sua vita. Il sentimento che invade il corpo, il cuore e l’anima del giovane, però, non accenna a scomparire e ben presto si trasforma in una vera e propria ossessione, in una malattia difficile da ignorare. Quando appare chiaro che Kemal non guarirà da questo amore, la sua fidanzata Sibel rompe il fidanzamento e l’uomo, sempre più preda di atroci sofferenze che allevia solo a contatto con gli oggetti precedentemente toccati da Füsun, si chiude in un inesorabile e degradante isolamento. Quando finalmente ritrova la sua amata e si propone di chiedere la sua mano, però, scopre che la ragazza nel frattempo ha dovuto sposarsi. Invece di allontanarsi da lei, Kemal, al quale basta anche solo vederla per stare meglio, instaura un’assidua frequentazione con la sua famiglia e la sua casa, che durerà ben otto anni. Quando, dopo tanta paziente e costante attesa, le cose sembrano finalmente andare per il verso desiderato, la vita di Kemal e Füsun subisce un’ultima, definitiva scossa ed i due non riusciranno a conservare la felicità tanto agognata che stavano cercando di costruirsi. Kemal, però, non si rassegna e, se non potrà più avere la sua Füsun, vuole che tutti possano conoscere la loro storia, che tutti vivano il suo amore per Füsun, gli oggetti della quotidianità, le locandine dei film, le foto delle strade in cui sono stati. Così crea il museo dell’innocenza e commissiona ad Orhan Pamuk la scrittura di un romanzo, di questo romanzo.

Pamuk scrive la storia di Kemal in prima persona, come se fosse proprio il protagonista a parlare, e lo fa in modo assolutamente realistico e partecipato. La terza protagonista di questa storia, oltre ai due innamorati, è poi la meravigliosa città di Istanbul che ha un ruolo fondamentale nella vita di Kemal, Füsun e gli altri personaggi, una città in bilico fra tradizione e modernità, in cui le contraddizioni fra oriente ed occidente sono vive e pregnanti nella vita di ognuno. Istanbul, con il suo fascino e la sua storia, è lo sfondo perfetto per un amore profondo, travagliato, struggente ed appassionato come quello vissuto da Kemal.

Le sensazioni che emergono da questo libro sono diverse ed anch’esse contraddittorie: troviamo fascino per le descrizioni di Istanbul e della vita in questa città; troviamo apatia, noia ed a tratti strazio per i tanti (troppi) momenti di attesa ed imbarazzo vissuti da Kemal negli otto anni di frequentazione della casa di Füsun; troviamo la sofferenza autentica vissuta da quest’uomo innamorato e combattuto fra la felicità e la colpa. Tutto questo in un racconto dettagliatissimo di trentaquattro anni di vita, attraverso i quali Kemal ci guida raccontandoci i momenti salienti ma anche quelli più comuni, ordinari o apparentemente insignificanti, con estrema venerazione di Füsun, del suo amore per lei e persino della sua sofferenza, talvolta sfiorando anche il ridicolo, l’umiliazione, la pedanteria.

Leggere questo libro per me è stata un’esperienza lunga ed estenuante. Non posso assolutamente dire che non mi sia piaciuto, non direi la verità… ma ho vissuto ogni pagina di questo romanzo sin troppo intensamente, interiorizzando e talvolta portando all’estremo le sensazioni che ne sgorgavano: ho provato dentro di me gran parte delle sensazioni descritte dal protagonista, la sofferenza, l’apatia, la pena per le umiliazioni… perciò lo consiglio, anche se credo che non lo rileggerò più, anche perché arrivare alla fine è stato oltremodo sfiancante, vista la quantità di emozioni scatenate. Però un pregio che devo riconoscere a questo romanzo è quello di avermi fatto amare ancora di più una città che mi affascina da sempre e che vorrei tanto visitare: Istanbul, la città che nel suo nome racchiude un’esperienza di vita totalizzante.

Non avevo mai letto nulla di Pamuk, ma ora anch’io riconosco l’amore che quest’autore nutre per la sua città, del quale avevo letto e che gli è valso un premio Nobel. Credo che, nonostante l’esperienza traumatica di questo bel libro, io e quest’autore ci rincontreremo… a voi non posso che augurare buona lettura.

 

Opera recensita: “Il museo dell’innocenza” di Orhan Pamuk

Editore: Einaudi, 2009

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Istanbul-Turchia

Pagine: 585

Prezzo: 24,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 11 agosto 2016

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - LA BASTARDA DI ISTANBUL


Sinossi:

Istanbul non è una città, è una grande nave. Una nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore, religione. Lo scopre Armanoush, giovane americana in cerca nelle proprie radici armene in Turchia. E lo sa bene chi a Istanbul ci vive, come Asya, diciannove anni, una grande e colorata famiglia di donne alle spalle, e un vuoto al posto del padre. Quando Asya e Armanoush si conoscono, il loro è l'incontro di due mondi che la storia ha visto scontrarsi con esiti terribili: la ragazza turca e la ragazza armena diventano amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli. Elif Shafak, nuova protagonista della letteratura turca, affronta un tema ancora scottante: quel buco nero nella coscienza del suo paese che è la questione armena. Simbolo di una Turchia che ha il coraggio di guardarsi dentro e di raccontare le proprie contraddizioni.

 

Due ragazze, due famiglie, due popoli, due mondi a confronto in questo bel romanzo di Elif Shafak.

La scrittrice turca cerca, in questo libro, di spiegare in modo semplice il genocidio degli armeni compiuto dai turchi nel 1915 e dagli stessi negato per molti anni. L’analisi di Elif Shafak parte dalle donne, le fantastiche donne mediorientali che in tanti libri rappresentano l’anima della civiltà, tra tavole imbandite di ogni sorta di prelibatezze, odori, colori, suoni. Le protagoniste principali sono Asia, ragazza turca vissuta in una famiglia di sole donne che le hanno fatto da zie e da madri, e Armanoush, armena americana divisa tra una iperprotettiva madre americana ed un’altrettanto presente famiglia armena. Quando le due ragazze si incontreranno il lettore avrà l’opportunità di assistere alla ricostruzione storica del genocidio da parte di Armanoush, allo sconcerto, all’incredulità ed alle perplessità di alcuni turchi, alla voglia di scoperta che pervade Asia, giovane donna che non conosce il suo passato ed è interessata a non fermarsi alle apparenze ed a saperne di più sul passato della sua nuova amica.

Questo libro ci racconta di una Istanbul sospesa tra un pesante passato ed una modernità che stenta a decollare; una città stupenda, ma piena di contraddizioni, in cui una donna con la minigonna viene ancora additata come pecora nera mentre in Tv c’è un video pop o la versione turca di un programma americano. Luci ed ombre di uno stato in perenne cambiamento, ma che in realtà sembra non voler cambiare per niente. Il tutto condito da un pizzico di magia e dagli ingredienti di un dolce che sa di perdono e riconciliazione.

Nel complesso il libro mi è piaciuto, direi che in alcuni tratti è anche divertente, anche se ci sono delle cose che sembrano un po’ forzate: in alcuni punti ho avuto l’impressione che alcuni eventi accadessero con un po’ troppa facilità, come se fossero scontati, quando magari avrebbero necessitato di qualche riga o un po’ di astuzia narrativa in più per introdurli nella storia. Giudizio positivo, comunque, perciò lo consiglio!

 

Opera recensita: “la bastarda di Istanbul” di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2006

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Istanbul

Pagine: 388

Consigliato: sì

Consigli correlati:

Musica: Radiodervish, soprattutto Istanbul e Yerevan; Litfiba: Istanbul.

 

domenica 12 giugno 2016

RECENSIONE: TERRY HAYES - PILGRIM


Sinossi:

Una donna senza volto uccisa in uno squallido albergo di Manhattan. Un padre decapitato davanti al figlio nella luce accecante di un pomeriggio in Arabia Saudita... Un filo rosso lega questi orrori. C’è solo un uomo in grado di districarlo. Il suo nome è Pilgrim.
Una missione impossibile, un delitto senza colpevoli, un nemico inafferrabile: giallo, avventura e spionaggio si fondono nel caso più complesso che Pilgrim – nome in codice di uno degli agenti più abili dei servizi segreti americani – abbia mai affrontato. Pilgrim è giovane, ma dopo l’11 settembre il suo mondo è così profondamente cambiato da indurlo a uscire di scena. Impossibile. Richiamato in servizio per sventare il rischio che un’arma biologica spaventosa venga innescata negli Stati Uniti e da lì esploda in tutto il mondo, si troverà di fronte all’avversario più astuto ed elusivo che abbia mai incrociato, un uomo che come lui agisce per ragioni profonde e come lui reca profonde ferite nell’anima: il Saraceno. Uno scontro di mondi, di tecniche, di personalità che darà un nuovo senso al mestiere di Pilgrim.

 

Suspense allo stato puro in questo romanzo d’esordio dello scrittore e sceneggiatore Terry Hayes. Un thriller che è anche spy story, un libro avvincente la cui trama si snoda tra storia, arte, politica, religione, medicina.
Il libro racconta la storia di Pilgrim, uno tra i migliori agenti segreti dell’Intelligence americana, più in alto della C.I.A., molto più in alto dell’FBI. Il suo vero nome? E chi può saperlo, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Il suo nemico più grande? Il Saraceno, il più temibile perché il più elusivo ed inafferrabile: praticamente un fantasma. La sua fede incrollabile è radicata in lui almeno quanto la rabbia, una rabbia antica, che viene da una piazza di Gedda, in Arabia Saudita, nella quale fu giustiziato suo padre. Una rabbia che lo porterà a combattere i russi sulle montagne dell’Afganistan, a cambiare identità ed infine ad elaborare un piano perfetto per provocare la “Morbida morte dell’America”.

E la minaccia è così forte e così reale da costringere i vertici dell’Intelligence statunitense a richiamare sul campo il migliore dei suoi agenti segreti, Pilgrim, che aveva deciso di ritirarsi dalla scena. E così, nella folle ricerca del Saraceno, Pilgrim ci porta con sé in Turchia, in Bulgaria, in Arabia e di nuovo in Turchia. E’ una corsa contro il tempo, contro un avversario arguto ed estremamente determinato, con un piano meticoloso perseguito per anni. E’ uno scontro al cardiopalma tra i rappresentanti di due mondi, quello occidentale, moderno, sicuro ed ipertecnologico e quello arabo, devastato, ferito, legato al passato eppure capace di crescere a velocità sorprendente per perseguire un obiettivo.

Se proprio vogliamo trovare una minuscola pecca a questo romanzo, dovremmo dire che la linea temporale è… come dire… complicata? In realtà, consentitemi l’espressione, è davvero un kasino! Hayes comincia a raccontare da un punto al centro della storia: un omicidio in una camera d’albergo a New York. Da qui il protagonista (che si è già ritirato dalla scena) ci porta indietro nel tempo, nelle sue missioni precedenti, per spiegarci chi è, qual è il suo lavoro, come ha conosciuto l’amico Ben Bradley. Poi torniamo all’omicidio in albergo e da lì, molte pagine dopo, Pilgrim ci spiega come e perché è stato richiamato in campo, raccontandoci la storia del Saraceno in modo tanto preciso che sembra di vederlo mentre sintetizza il vaccino, uccide un membro della polizia segreta siriana, mentre è in treno da Francoforte a Carlsrue.

E poi comincia la fase più emozionante: la partenza di Pilgrim per la Turchia, l’indagine sotto copertura, il modo in cui scopre i collegamenti con il Saraceno e, come nei migliori film d’azione, ci mostra su due binari paralleli le mosse compiute dai due uomini in contemporanea, senza che l’uno sappia dell’esistenza dell’altro, fino al combattimento finale nell’arena del teatro della morte. Solo un sentimento sarà più forte della rabbia, della fede, della determinazione del Saraceno e Pilgrim sa qual è, ha imparato la lezione tanti anni prima, davanti ad un dirigente di una banca svizzera. Sarà quella lezione a salvare la sua vita e quella di tanti ignari cittadini dell’America e del mondo.

Una considerazione a margine: il ruolo delle donne. Nel suo libro Hayes ci mostra donne musulmane ed americane, donne con veli e lunghi abiti neri e donne con tacchi altissimi e minigonne da sballo; ma la cosa che le accomuna a prescindere da quale sia il loro lato della barricata è solo una: l’intelligenza, l’arguzia, la capacità di rischiare, il loro ruolo determinante per stabilire il corso degli eventi.

Scritto in modo magistrale, questo libro tiene incollati alle pagine dall’inizio alla fine, è avvincente, originale e pieno di colpi di scena, con personaggi ben costruiti e ben inseriti nel romanzo. E’ davvero un peccato arrivare alla fine e doversene separare. Le 889 pagine scorrono via senza mai un calo di attenzione, un intoppo, una parte più noiosa… è davvero bellissimo! Lettura assolutamente consigliata!

 

Opera recensita: “Pilgrim” di Terry Hayes

Editore: Rizzoli, 2013

Genere: thriller/spionaggio

Ambientazione: mezzo mondo!

Pagine: 889

Consigliato: assolutamente sì.