simposio lettori copertina

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lunedì 11 ottobre 2021

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - L'ISOLA DEGLI ALBERI SCOMPARSI

        Sinossi:

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d'erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.

 

Commento:

E' l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale in un liceo di Londra. I ragazzi sono tutti in fermento per i viaggi che faranno, le rimpatriate, i regali, le esperienze esaltanti. Tutti tranne Ada. Lei non ha programmi particolari per le prossime vacanze, si limita a guardare, dalla finestra della classe, il cielo che promette bufera pensando che le sue vacanze trascorreranno a casa col padre, Kostas, quel padre con cui non parla quasi più da quando è morta la mamma, Defne. E non si sa perché, ma in quel momento così uguale a tanti altri, qualcosa, in lei, si rompe e nulla sarà più come prima, tanto più che un'altra novità inattesa e poco gradita la attende a casa: sta per arrivare, da Cipro, la zia Meryem, la sorella della madre che Ada finora non ha mai visto. Ada non sa ancora che insieme a una caterva di leccornie e vestiti dai colori sgargianti, Meryem porterà con sé tutto ciò che lei non ha mai saputo, tutto quel passato di cui, per sedici anni, Ada non ha saputo quasi nulla. Un passato fatto di Storia e storie, di rivalità antiche rinfocolate ad arte per creare scompiglio, distruzione, guerra, morte. Un passato che ha molto a che fare con i suoi genitori, uno greco e l'altra turca, uno cristiano e l'altra musulmana, adolescenti innamorati in un tempo in cui amare qualcuno dell'etnia avversa poteva costare la vita. A raccontare questa storia con voce calda ed accorata saranno alcuni dei protagonisti, quelli sopravvissuti… Kostas con le sue metafore fatte d'amore per piante ed animali, Meryem con la sua saggezza popolare intrisa di tradizioni, credenze, superstizioni e proverbi, e la pianta di fico, proprio quella che fu testimone di tanta barbarie e di tanto amore.

Con uno stile sicuro e consolidato e una prosa ricca, evocativa ed ammaliante, Elif Shafak torna ad occuparsi di temi a lei cari quali le minoranze, l'immigrazione, il confronto e il conflitto tra culture affini. Stavolta lo fa soffermandosi sull'eterna rivalità tra greci e turchi che da sempre trova espressione nella bellissima e rigogliosa isola di Cipro, contesa e dilaniata da guerre fratricide in nome del potere e del predominio. Una storia intensa in cui trovano posto molti temi, anche di stretta attualità, come ad esempio la difficoltà degli adolescenti di farsi sentire ed i pericoli del cyber bullismo. Un libro scorrevole che è un piacere leggere.

 

Opera recensita: "L'isola degli alberi scomparsi" di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: A. Jewurz Daniele, Isabella Zani

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Cipro, Londra

Pagine: 368

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

  

sabato 6 aprile 2019

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - LA CASA DEI QUATTRO VENTI


Sinossi:
Dicono che i gemelli siano inseparabili, due corpi per un'anima sola. Pembe e Jamila sono nate a tre minuti di distanza, nel piccolo villaggio curdo della Casa dei quattro venti. Jamila ha occhi verdi come l'edera, sogna di girare il mondo come i marinai e di svegliarsi ogni giorno in un porto diverso. Pembe è seria, posata, la sua risata è il rumore di due bicchieri che si toccano e le sue mani conoscono i segreti della vita e della morte. Da grande sarà una levatrice: quasi sacra, vivrà sospesa tra il mondo invisibile e quello visibile come la trama sottile di una ragnatela. E se Pembe resterà fino all'ultimo legata al villaggio e alla sua gente, Jamila andrà a Istanbul e poi a Londra, conoscerà l'amore e il tradimento, farà tre figli e troppi sbagli e alla fine tornerà nel luogo da cui era partita. Perché i destini di Pembe e Jamila si chiamano e si intrecciano fino a confondersi in quel disegno fragile e intricato che è la vita. Dopo "La bastarda di Istanbul", Elif Shafak ritorna con un nuovo romanzo ricco di magia e di sentimenti, d storie e di personaggi in bilico fra tradizione e modernità, tra la paura e una fortissima voglia di libertà.

Commento:
A parte l'evidente scambio di nomi nella quarta di copertina che, trattandosi di due gemelle, ha un che di ironico, Pembe e Jamila sono molto diverse. Fisicamente è quasi impossibile distinguerle, ma i loro caratteri sono agli antipodi; le loro vite, i loro destini, però, sono intrecciati a doppio filo, legati nella vita e tragicamente anche nella morte. Proprio la vita e la morte sono presenze costanti in questa storia fatta di storie, in questo groviglio di esistenze tutte fatalmente concatenate, con colpe, sorti, peccati che si ereditano e tacitamente si ripropongono dai genitori ai figli. Sullo sfondo di un'Inghilterra scossa da profondi cambiamenti, si manifesta qui con tutta la sua forza una cultura ancestrale, fatta di tradizioni e onore e regole tanto rigide quanto assurde – almeno ai nostri occhi – che ingabbiano la donna dietro un velo di abnegazione difficile da sopportare per chiunque. E ancora una volta tutto si concentra sul potere della scelta, sul discernimento tra bene e male, giustizia e umanità, colpa e perdono, vita e morte. Sono questi i mille interrogativi che, come chicchi di rosario sgranati nel silenzio, scandiscono inesorabili questo racconto sospeso tra modernità e mistero, tra Inghilterra e Turchia, tra Occidente ed Oriente. Elif Shafak ha saputo costruire una vicenda intricata e controversa di cui consiglio la lettura, sebbene all'inizio abbia faticato non poco ad entrare nella storia, forse per via dello stile frammentato e della pluralità di personaggi, punti di vista, tempi e luoghi. Anche qui, com'era accaduto per La bastarda di Istanbul, dopo un disorientamento iniziale ho preso il filo del racconto e ne ho apprezzato la complessità di sfaccettature e significati reconditi. Bello e ben pensato, perciò consigliato.

Opera recensita: "La casa dei quattro venti" di Elif Shafak
Editore: Bur, 2013
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Turchia-Inghilterra, anni 60/70-anni 90
Pagine: 445
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 27 aprile 2017

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - TRE FIGLIE DI EVA


Sinossi:

Peri ha trentacinque anni, tre figli, un marito e una vita agiata nella città dov'è nata, Istanbul. Si sta recando a una cena lussuosa quando le viene

rubata la borsa. Lei reagisce, i ladri scappano e dalla borsa cade una vecchia polaroid in cui compaiono quattro volti: un uomo e tre giovani ragazze a

Oxford. Una è Shirin, bellissima iraniana, atea e volitiva; la seconda è Mona, americana di origini egiziane, osservante, fondatrice di un gruppo di musulmane

femministe e poi Peri, cresciuta osservando il laico secolarismo del padre e la devota religiosità islamica della madre, incapace di prendere posizione

sia nella disputa famigliare sia nel suo stesso conflitto interiore. Tre ragazze, tre amiche con un retroterra musulmano, eppure così diverse: la Peccatrice,

la Credente e la Dubbiosa. L'uomo nella foto invece è Azur, docente di filosofia ribelle e anticonformista, e sostenitore del dubbio come metodo di comprensione

della realtà. A Oxford la giovane Peri cercava la sua «terza via», la stessa che predicava e professava Azur, di cui si innamora. Sarà questo incontro

a sconvolgerle la vita, fino allo scandalo che la riporterà in Turchia. "Tre figlie di Eva" è un romanzo intenso e ambizioso che affronta e indaga temi

importanti come la spiritualità, la politica, l'amicizia, i sogni infranti e la condizione della donna. Ma soprattutto è un romanzo sulla Turchia contemporanea,

su quei contrasti che agitano oggi il paese - nelle parole di Elif Shafak - «delle potenzialità inespresse».

 

Commento:

Elif Shafak ha la capacità di affrontare temi importanti con la giusta dose di serietà e leggerezza. Su questo libro, dopo le prime trenta pagine, non avrei scommesso, ma ora, a lettura terminata, devo ricredermi: è un buon libro che tratta argomenti spinosi senza esagerare con la pesantezza.

E’ la storia di Peri, una giovane donna turca cresciuta in una famiglia divisa tra le idee progressiste del padre e quelle iper religiose e conservatrici della madre. Da sempre Peri, con la sua intelligenza viva e curiosa, ha cercato di capire, di conoscere Dio e la sua ricerca raggiunge il culmine quando va a studiare ad Oxford ed incontra il professor Azur. Quest’uomo eclettico, questo docente di filosofia fuori dalle righe che insegna ad entrare “nella mente di Dio e Dio nella mente” sconvolge la psiche di Peri già provata da tanti traumi e da una pressione costante, derivante da una vita fatta di sensi di colpa, passata a mediare tra i genitori, nella continua incapacità di prendere posizione. E Peri finisce per crollare e trascina con sé tutti, l’amato professore, le amiche Shirin e Mona, il giovane disturbato Troy, la sua stessa famiglia. Peri scappa da Oxford, torna ad Istanbul ed erige un muro tra il passato ed il futuro. Tutto torna a galla per caso, per colpa di un incidente prima di una cena importante, una di quelle serate che in un modo o nell’altro, ti cambiano la vita.

Il tema portante di questo libro è la riflessione culturale sulla religione, sull’approccio che ogni credente ha con la propria fede e con quella degli altri. Una parte importante delle pagine di questo romanzo è dedicata proprio ai pensieri di Peri, ai litigi tra la peccatrice Shirin e la credente Mona ed alle lezioni del professor Azur con le loro domande ed il calderone di esperienze e novità che porta con sé. E poi c’è un aspetto che è sottilmente presente in tutto il libro: l’esaltazione delle contraddizioni. Le contraddizioni le troviamo nella famiglia di Peri, nella città in cui vive (Istanbul è la città delle contraddizioni per eccellenza), nel paragone tra la caotica ed instabile Istanbul e la rassicurante ed ordinata Oxford, tra la società turca dei tempi moderni, divisa tra conservazione e progresso. Credo che tutta questa contrapposizione sia stata incrementata dall’autrice proprio per sottolineare i concetti religiosi espressi nel libro. Nel complesso devo dire che “tre figlie di Eva” ha confermato le aspettative, mi è piaciuto, mi ha incuriosita e l’ho letto volentieri. E’ un libro che fa riflettere, pone molti interrogativi profondi ed attuali, perciò merita di essere letto. Lo stile della Shafak, poi, incentiva la lettura perché è camaleontico: si adatta ad ogni situazione, è moderno e spigliato quando serve, ed all’occorrenza è serio e profondo. Lettura consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “tre figlie di Eva” di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2016

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Istanbul-Oxford

Pagine: 448

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 11 agosto 2016

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - LA BASTARDA DI ISTANBUL


Sinossi:

Istanbul non è una città, è una grande nave. Una nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore, religione. Lo scopre Armanoush, giovane americana in cerca nelle proprie radici armene in Turchia. E lo sa bene chi a Istanbul ci vive, come Asya, diciannove anni, una grande e colorata famiglia di donne alle spalle, e un vuoto al posto del padre. Quando Asya e Armanoush si conoscono, il loro è l'incontro di due mondi che la storia ha visto scontrarsi con esiti terribili: la ragazza turca e la ragazza armena diventano amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli. Elif Shafak, nuova protagonista della letteratura turca, affronta un tema ancora scottante: quel buco nero nella coscienza del suo paese che è la questione armena. Simbolo di una Turchia che ha il coraggio di guardarsi dentro e di raccontare le proprie contraddizioni.

 

Due ragazze, due famiglie, due popoli, due mondi a confronto in questo bel romanzo di Elif Shafak.

La scrittrice turca cerca, in questo libro, di spiegare in modo semplice il genocidio degli armeni compiuto dai turchi nel 1915 e dagli stessi negato per molti anni. L’analisi di Elif Shafak parte dalle donne, le fantastiche donne mediorientali che in tanti libri rappresentano l’anima della civiltà, tra tavole imbandite di ogni sorta di prelibatezze, odori, colori, suoni. Le protagoniste principali sono Asia, ragazza turca vissuta in una famiglia di sole donne che le hanno fatto da zie e da madri, e Armanoush, armena americana divisa tra una iperprotettiva madre americana ed un’altrettanto presente famiglia armena. Quando le due ragazze si incontreranno il lettore avrà l’opportunità di assistere alla ricostruzione storica del genocidio da parte di Armanoush, allo sconcerto, all’incredulità ed alle perplessità di alcuni turchi, alla voglia di scoperta che pervade Asia, giovane donna che non conosce il suo passato ed è interessata a non fermarsi alle apparenze ed a saperne di più sul passato della sua nuova amica.

Questo libro ci racconta di una Istanbul sospesa tra un pesante passato ed una modernità che stenta a decollare; una città stupenda, ma piena di contraddizioni, in cui una donna con la minigonna viene ancora additata come pecora nera mentre in Tv c’è un video pop o la versione turca di un programma americano. Luci ed ombre di uno stato in perenne cambiamento, ma che in realtà sembra non voler cambiare per niente. Il tutto condito da un pizzico di magia e dagli ingredienti di un dolce che sa di perdono e riconciliazione.

Nel complesso il libro mi è piaciuto, direi che in alcuni tratti è anche divertente, anche se ci sono delle cose che sembrano un po’ forzate: in alcuni punti ho avuto l’impressione che alcuni eventi accadessero con un po’ troppa facilità, come se fossero scontati, quando magari avrebbero necessitato di qualche riga o un po’ di astuzia narrativa in più per introdurli nella storia. Giudizio positivo, comunque, perciò lo consiglio!

 

Opera recensita: “la bastarda di Istanbul” di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2006

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Istanbul

Pagine: 388

Consigliato: sì

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Musica: Radiodervish, soprattutto Istanbul e Yerevan; Litfiba: Istanbul.