simposio lettori copertina

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mercoledì 23 dicembre 2020

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - APPUNTI DI UN GIOVANE MEDICO

Sinossi:

Questi racconti tesi, asciutti, drammatici, percorsi da una vena sottile di umorismo narrano, in prima persona, alcuni episodi vissuti dall'autore in un angolo sperduto della provincia russa a contatto con un'umanità primitiva e superstiziosa. Essi sono la trasposizione letteraria della durissima "prova iniziatica" subita dal giovane Bulgakov, appena uscito dalla facoltà di medicina e spedito a dirigere un ospedale rurale e ad affrontare, da solo, casi clinici spesso sconvolgenti. Costituiscono inoltre il punto d'incontro della duplice personalità scientifica e artistica di Michail Afanas'evic e testimoniano il suo passaggio dall'attività medica all'attività di scrittore.

 

Commento:

Un Bulgakov sottotono, questo di Appunti di un giovane medico, un Bulgakov ben lontano dall'ironia mordace e dissacrante di altre sue opere (Il maestro e Margherita su tutte), ma pur sempre un buon Bulgakov, ironico, acuto nell'osservazione e soprattutto molto, molto umano. È proprio l'umanità il valore aggiunto di quest'opera per il resto embrionale e titubante: l'umanità di un giovane uomo capace di analizzarsi e condannare le proprie reazioni, sia quelle di paura sia quelle di vanteria; l'umanità di chi, lontano dalle cattedre e dalle linde cliniche cittadine, si mette in gioco ogni giorno per aiutare gli altri, combattendo contro la morte altrui in prima linea, mettendoci la faccia, anzi, le mani. In queste pagine c'è il racconto sincero e toccante di un giovane medico appena uscito dall'università che si ritrova catapultato in uno sperduto ospedale di provincia, a fare i conti con la propria inesperienza, con le proprie paure, con le aspettative del personale e dei pazienti, con la vita vera che è ben lontana dalle spiegazioni contenute nei libri. Mi è piaciuto, tutto sommato, ma se non avessi letto altro di Bulgakov in precedenza mi sarebbe piaciuto di più.

 

Opera recensita: "Appunti di un giovane medico" di Michail Bulgakov

Editore: Bur, prima ed. 1963

Genere: narrativa russa

Ambientazione: Russia

Pagine: 202

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

      

giovedì 30 luglio 2020

RECENSIONE: GIACOMO LEOPARDI - OPERETTE MORALI


Sinossi:
Libro poetico e, per questo, morale, le "Operette" leopardiane sono, insieme, teatro filosofico e narrazione fantastica, trattato sull'infelicità dei viventi, ma anche rappresentazione di quella leggerezza, e ironia, e persino letizia, che la storia della civiltà - tra violenza e astrazione - ha disperso o negato. Sui modi del comico - dallo straniamento all'antifrasi, dal burlesco al fiabesco - trascorre l'onda di un pensiero tragico. Come nel riso c'è il riverbero di una saggezza fatta esperta degli inganni del mondo, del vanire delle cose. La critica della restaurazione, di ogni forma di restaurazione e di conformismo, l'indagine sulla natura, sulla sua prossimità e indifferenza, lo sguardo sulla materia, sul suo circuito perpetuo di produzione e distruzione, il pensiero della finitudine, dell'irreversibile, del limite si fanno, in questo libro, affabulazione e dialogo, racconto e finzione teorica: ma il "deserto della vita", il silenzio della speranza, le ombre stesse del nulla hanno qui un fremito, una loro irripetibile lingua, e passione.

Commento:
Lettura certamente non facile, tanto complessa quanto interessante, oserei dire, non propriamente adatta alla calura estiva. Nelle Operette morali, Leopardi affronta, in prosa, molti dei temi da lui già trattati in altre opere: la natura indifferente quando non ostile e intransigente; il mondo, la sua storia e le sue sorti; l'uomo in quanto creatura del mondo, misera rispetto alla grandezza dell'universo; la letteratura e la filosofia e così via. Lo fa in modo singolare, composito, adottando diversi stili di narrazione, ora dialoghi, ola monologhi, ora racconti… sempre, rigorosamente in prosa. Le operette morali sono un'opera variegata sotto molti punti di vista, dunque, non ultimo quello della complessità: alcuni componimenti sono molto gradevoli, brevi, comprensibili anche ad una lettura superficiale, altri, invece, richiedono un'attenzione e una concentrazione non indifferenti. Una lettura suggestiva e per certi versi attuale, nonostante sia stata scritta quasi duecento anni fa.

Opera recensita: "Le operette morali" di Giacomo Leopardi
Editore: vari
Genere: letteratura italiana
Pagine: 380 (ed. Super Bur Classici, 2000)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 14 agosto 2019

RECENSIONE: JOHN DOS PASSOS - IL 42° PARALLELO


Sinossi:
Un romanzo che, al suo apparire, scosse gli Stati Uniti e il mondo. Mac, un tipografo politicamente impegnato che gira gli States in cerca di lavoro; J. Ward Moorehouse, un pubblicista che farà del conformismo la sua arma per ottenere il successo; Janey, la segretaria di Ward, attratta irresistibilmente dal fascino del potere; Eleanor Stoddard, una donna bella e raffinata; Charley Anderson, un meccanico dalle velleità rivoluzionarie... Ecco i principali protagonisti di questo romanzo che si spinge sino alla prima guerra mondiale.

Commento:
America, primo Novecento. Tra poco lascerà il posto alla fiamma della guerra e del patriottismo, ma per ora il sogno socialista è nel suo pieno rigoglio e sparge semi di rivoluzione infiammando gli animi di giovani squattrinati e meno giovani ancora disposti ad illudersi. E' nello spazio tra queste due fiamme che si muovono i tanti protagonisti di questo romanzo, chi con fare ganzo e spavaldo, chi con andatura ciondolante, tutti con la voglia di farcela, di sistemarsi con un lavoro che gli dia tranquillità, di formare famiglia, di impegnarsi nel Partito. Sono i giovani americani di quegli anni i veri protagonisti di questa storia, quelli che sognano la rivoluzione, ma non sanno come e dove arriveranno a fine giornata. Sono Mac, J. W. Moorehouse, Charly, Eleanor Stoddard, Janey, Evelyn, Ike, Maurice, Dottore, sono loro e i tanti come loro che rappresentano tutte le anime della società americana ancora in divenire. Guardando alle loro storie non è difficile scorgere il futuro di un Paese – gli Stati Uniti che conosciamo e da sempre mitizziamo - così sfaccettato e perciò grandioso nella sua diversità. Mi stupisce ogni volta constatare come i grandi romanzieri americani riescano sempre a raggiungere il loro obiettivo egregiamente: descrivono il loro modo di vedere l'America, lo fanno come sanno e ogni romanzo, ogni autore, ogni pagina parla delle tante facce dello stesso territorio. Steinbeck, Caldwell, Faulkner, più tardi Kerouaq e – scopro ora – anche Dos Passos, raccontano tutti il sogno americano e le tante, innumerevoli difficoltà per raggiungerlo. Il 42° parallelo è un romanzo che trasuda america ad ogni pagina, con la sperimentazione data dagli inserti di "Occhio fotografico" e "cinegiornale", con il racconto di tante vite diverse, di tanti tentativi di arrivare, di farcela. Passando al mio gusto personale, beh, se le storie dei protagonisti sono state interessanti ed invogliavano alla lettura, non posso dire lo stesso per quegli inserti nel testo che personalmente ho trovato disturbanti e francamente incomprensibili. Nel complesso il romanzo non mi ha coinvolto quanto avrei voluto, - perciò non gli darò una votazione altissima – ma è comunque stata una lettura interessante e poi si tratta, indiscutibilmente, di un ottimo libro. In definitiva, se apprezzate il buon romanzo americano, questo libro – e soprattutto quest'autore - non dovete perdervelo.


Opera recensita: "Il 42° parallelo" di John Dos Passos
Editore: Bur, prima ed. 1930, prima ed. italiana 1934 (Trad. di C. Pavese)
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 492
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 27 luglio 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - SARò LA TUA OMBRA (KATHRYN DANCE 03)


Sinossi:
Kayleigh Towne, famosa cantante, riceve una chiamata da un numero sconosciuto. La strofa d'apertura di "Your Shadow", la sua ultima hit, è il solo contenuto della telefonata, prima che un irrevocabile click giunga a troncare la comunicazione. Poco tempo dopo, durante le prove di un concerto, Bobby, road manager ed ex amante della bella Kayleigh, muore schiacciato da un riflettore. A indagare sull'accaduto è l'agente del California Bureau of Investigation ed esperta di cinesica Kathryn Dance, con l'aiuto del geniale criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme. Ben presto Dance concentra i propri sospetti su Edwin Sharp, un fanatico ammiratore che da tempo tempesta Kayleigh di mail ed è convinto che "Your Shadow" contenga una velata richiesta d'aiuto rivolta soltanto a lui. Mentre le morti si susseguono e il cerchio si stringe intorno alla star e al suo entourage, si fa strada l'ipotesi che i versi di quella canzone possano condurre alla vera identità dell'assassino. Perché la passione divenuta ossessione di un fan dalla personalità disturbata non è sufficiente a spiegare i tanti misteri e le ombre di un caso che si fa d'ora in ora più pericoloso e intricato.

Commento:
Sarò la tua ombra è il terzo dei quattro volumi che (finora) compongono la serie di Kathryn Dance, l'agente del CBI esperta di cinesica e linguaggio del corpo. Questa volta lo scenario e la trama che ci viene presentata è leggermente diversa da quella dei primi due volumi: Dance stavolta è in trasferta a Fresno. Si sta godendo una vacanza assecondando la sua passione per la ricerca di talenti musicali, quando la sua amica Kayleigh Towne, giovane star della musica Country, sembra avere un problema. C'è un fan che la perseguita con mail, lettere, gadget, appostamenti. Quando il suo amico e collega Bobby viene ucciso da un riflettore, Kathryn e la giovane cantante capiscono che il problema è ben più grave di quel che sembrava. Kathryn Dance si ritrova ad indagare il corpo e le parole di un uomo che è un autentico enigma: è impenetrabile, a momenti sembra sincero e altri sembra proprio lui il killer… ma può la passione per un'artista condurre al punto di uccidere per lei? E' fondamentalmente questo che si chiederà Kathryn Dance per buona parte del libro, ma è soprattutto questo che si chiede Kayleigh che vede sconvolta la sua già precaria famiglia e la sua stessa vita.
Basato fondamentalmente sulla musica e sullo Stalking, Sarò la tua ombra è leggermente più lento e statico rispetto agli altri thriller della serie e di Deaver in generale; ciò non toglie che sia un buon thriller, specialmente con quella gradita, seppur frettolosa, ingerenza di Rhyme e Amelia, così, estemporanei ma risolutivi. Tutto sommato un libro da leggere per progredire con la saga, ben scritto ma qualche volta un po' lento e salterino, però va bene così: è comunque una buona lettura.

Opera recensita: "Sarò la tua ombra" (Kathryn Dance 03) di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2012
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: California, Stati Uniti
Pagine: 553
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 29 giugno 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA STRADA DELLE CROCI (KATHRYN DANCE 02)


Sinossi:
Kathryn Dance, l'agente del California Bureau of Investigation specializzata nella lettura del linguaggio corporeo, deve fermare un potenziale assassino che annuncia i suoi delitti piantando croci con la data del giorno seguente lungo una strada della penisola di Monterey. Ben presto i sospetti si appuntano sul giovane Travis Brigham, oggetto di attacchi feroci su un blog, The Chilton Report, dove è accusato di essere il responsabile di un incidente stradale in cui sono morte due sue amiche. E tutte le vittime sembra vengano scelte proprio a causa dei loro interventi sul blog. Ma Travis scompare, e Kathryn, insieme allo sceriffo Michael O'Neil e al consulente informatico John Boling, deve impegnarsi in una frenetica lotta contro il tempo per scoprire la verità.

Commento:
La seconda, appassionante indagine della serie che vede protagonista Kathryn Dance, la "lettrice del corpo", espressione efficace usata da uno dei coprotagonisti di questo libro. Stavolta l'esperta di cinesica dovrà confrontarsi con un mondo a lei totalmente sconosciuto, quello del web, della blogosfera e dei giochi di ruolo online. C'è un killer, infatti, che annuncia i propri omicidi lasciando una croce per strada, con incisa la data del giorno seguente o dello stesso giorno in cui si svolge la storia, un mazzo di rose rosse e vari elementi disseminati lì attorno. E' un assassino sfuggente, ma sempre presente, come un messaggio nell'etere, come uno dei tanti commentatori nascosti dietro un nickname che affollano i blog in rete, tuttologi, maestri nello spargere voci ed alimentare congetture e violenza.
E proprio attorno ad un blog ruota l'intera storia narrata in questo libro, The Chilton Report, il blog del noto giornalista denunciatore di misfatti James Chilton. E' là che si concentra la maggior parte dei commenti su Travis Brigam, il diciassettenne accusato dell'incidente in cui sono rimaste uccise due ragazze e ferita una terza. Su di lui si concentra l'odio della rete e tutto fa pensare che sia lui il "killer delle croci". Ma, come al solito con Deaver, niente e nessuno è mai davvero come sembra… questo caso riserverà molte sorprese per noi e per Kathryn Dance, impegnata a schivare attacchi dalle alte sfere, nonché molto provata sul piano personale. Il caso precedente, quello che aveva portato all'arresto del pericoloso Daniel Pell, ha lasciato strascichi tanto inattesi quanto dolorosi per lei e la sua famiglia. Non un buon momento per la nostra bravissima, ma umana e fallibile agente del CBI… fortuna che accanto ha una squadra di prim'ordine: Tj, All Stemple, Rey Carraneo, ma soprattutto la sua bella famiglia, lo sceriffo Michael O'Neil – schivo, enigmatico, ma sempre presente – e il consulente informatico John Boling, intervenuto per questo caso ma che presumibilmente ci terrà ancora piacevole compagnia.
Questo caso, oltre ad essere avvincente come thriller, è interessante anche per la sua attualità e i suoi risvolti sociali: attraverso l'analisi del web, del mondo dei blog e dei giochi di ruolo online, non è difficile trovare spunti di riflessione sull'odio e sulla disinformazione che dilaga in rete e sulle loro conseguenze per la vita di chi è bersagliato; inoltre Deaver ci fa sottilmente notare quanto profonde possono essere le ripercussioni per chi vive perso nel mondo "sintetico", quello delle realtà virtuali, lasciando che questo sconfini e prenda il posto del mondo reale… tutti temi interessanti ed attuali che ancora una volta rivelano l'attenzione di Deaver per le problematiche sociali e culturali che ci affliggono. Vicenda appassionante, dunque, forse più della prima del ciclo di Kathryn Dance.

Opera recensita: "La strada delle croci" di Jeffery Deaver
Editore: Bur, 2010
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: California, Stati Uniti
Pagine: 498
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 26 giugno 2019

RECENSIONE: LILIANA SEGRE & ENRICO MENTANA - LA MEMORIA RENDE LIBERI


Sinossi:
Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e a suo padre i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di un Paese appena uscito dalla guerra. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera, il contrastato rapporto con l’identità ebraica, la depressione e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

Commento:
Ci sono vari modi di raccontare la stessa storia, a seconda delle parole usate, della formulazione delle frasi, essa risulta più o meno d'impatto in chi l'ascolta. E' soprattutto questo – fra i tanti – il pregio di questo libro: raccontare in modo se possibile ancora più toccante ed intenso una testimonianza forte e necessaria. Avevo letto, qualche mese fa, Fino a quando la mia stella brillerà, quindi conoscevo già la storia della Senatrice Liliana Segre, sia quella familiare che quella di prigioniera del lager. Sebbene avessi apprezzato quel libro, alla fine della lettura c'era qualcosa che mi aveva lasciata insoddisfatta e che mi ha spinta a leggere ancora di lei: ecco quindi La memoria rende liberi che ho apprezzato decisamente di più… la storia è la stessa ovviamente, ma le parole sono diverse, ho recepito meglio la sofferenza, l'incredulità, lo "stupore" per ciò che Liliana e gli altri deportati avevano vissuto. C'è, poi, qualcosa in più in questo libro: un maggiore approfondimento del "dopo", del ritorno, degli anni difficili in cui bisognava andare avanti mentre dentro si aveva solo voglia di spegnersi, di morire, nonostante tutto. E mi ha colpito una riflessione della Segre: si è chiesta, ad un certo punto della vita, se quella sofferenza, quella lotta per la sopravvivenza sia valsa a qualcosa. E', questo, il segno inequivocabile che intorno a lei c'era indifferenza, incomprensione, voglia di minimizzare, dimenticare. Probabilmente si tratta di sentimenti dettati dalla paura, dall'inconscio senso di inadeguatezza, di colpa di chi non c'era in quei lager e non avrebbe mai voluto esserci, ma di certo non era piacevole per chi quelle sofferenze le aveva vissute, doverle nascondere alla vista. Mancava, come dice la Segre, la volontà di ascoltare, di capire, di entrare in contatto con la barbarie, il dolore, la crudeltà. E fu solo dopo molti anni e molto amore che Liliana trovò la forza di testimoniare, di tirar fuori la sua storia, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni.
In La memoria rende liberi Enrico Mentana si fa carico di un compito non facile, dal punto di vista umano e giornalistico: racconta una storia fortissima con il rischio alto di banalizzarla, di travisarne messaggi e senso… compito, a mio parere, svolto egregiamente. Libro che consiglio a tutti.

Opera recensita: "La memoria rende liberi" di Liliana Segre ed Enrico Mentana
Editore: Bur Rizzoli, 2015
Genere: autobiografia, testimonianza
Ambientazione: Italia-Germania-Polonia
Pagine: 240
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 31 maggio 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA BAMBOLA CHE DORME (CICLO DI KATHRYN DANCE 01)


Sinossi:
California, 1999. Daniel Raymond Pell per i media è il "figlio di Manson": affascinante e sinistramente carismatico, al pari del suo predecessore ha incantato, sedotto e plagiato i giovani adepti della sua setta. E con la complicità di uno di essi ha sterminato un'intera famiglia. Nessuno dei due però si è accorto che la notte del massacro, confusa in mezzo alle bambole, una bambina dormiva tranquilla nel suo lettino. Otto anni dopo Pell sta scontando la condanna a vita in un carcere di massima sicurezza per l'efferata carneficina e deve essere processato di nuovo perché vari indizi lo collegano a un altro delitto del passato rimasto irrisolto. Condotto in tribunale, è interrogato dall'agente del California Bureau of Investigation Kathryn Dance, esperta in cinesica. Kathryn è uno dei pochi poliziotti in grado di interpretare il linguaggio non verbale e di capire se testimoni e sospetti dicono la verità. E non sbaglia mai. Questa volta, però, il suo compito è davvero arduo, perché deve confrontarsi con un osso duro, un killer dall'intelligenza quasi sovrumana, un abile manipolatore della volontà altrui. E quando, dopo un sottile gioco di parole, sguardi, gesti, Kathryn scalfisce l'assoluta compostezza di Pell e intuisce un diabolico trucco, è troppo tardi: il "figlio di Manson" è evaso dal tribunale. Comincia la caccia.

Commento:
Primo del ciclo che vede come protagonista l'agente Kathryn Dance, questo thriller dimostra ancora una volta la versatilità e la competenza narrativa di Jeffery Deaver. Anche a voler tralasciare i suoi stand-alone e concentrarci solo sui seriali, è sorprendente vedere con quale perizia Deaver riesce a spostarsi da prove scientifiche, indizi, microscopi ed armamentari degni del miglior laboratorio, ad un campo totalmente diverso, quello del corpo umano con tutti i suoi gesti, volontari e non. Se Lincholn Rhyme era il re della scienza, Kathryn Dance è un'esperta di cinesica, un asso nell'interpretare i comportamenti e le reazioni di chi ha di fronte e non si tratta solo di capire se l'interrogato sta mentendo o sviando l'attenzione, ma di entrare – talvolta non invitata – nell'inferno privato del suo interlocutore. Non è sempre facile e talvolta può incontrare criminali con capacità affini alle sue, come Daniel Pell, l'antagonista di questo libro, con le sue manie di controllo, sottomissione, ma anche con le sue debolezze. Un caso in cui i colpi di scena sono dietro l'angolo, in cui il confine tra vittima e colpevole non è mai stato così labile. Un thriller veloce, con una protagonista umana nella sua forza o forse forte proprio per la sua umanità: Kathryn Dance è madre, vedova, ama la musica e i cani, è capace di coordinare una difficile indagine e starsene a bere birra con un caro amico imbracciando una chitarra. E' una donna forte, ma che non rinuncia ad una vita privata con tutte le difficoltà che comporta conciliarla con un lavoro rischioso. Una serie, questa, che forse non sarà sbalorditiva come quella di Rhyme – almeno per la sottoscritta – ma che comunque è interessante ed appassionante… oltre ad essere ottimamente congegnata, ma questo era ovvio: è scritta da Deaver!

Opera recensita: "La bambola che dorme" di Jeffery Deaver
Editore: Bur, 2007
Genere: thriller, serie
Ambientazione: California, Stati Uniti
Pagine: 503
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 6 aprile 2019

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - LA CASA DEI QUATTRO VENTI


Sinossi:
Dicono che i gemelli siano inseparabili, due corpi per un'anima sola. Pembe e Jamila sono nate a tre minuti di distanza, nel piccolo villaggio curdo della Casa dei quattro venti. Jamila ha occhi verdi come l'edera, sogna di girare il mondo come i marinai e di svegliarsi ogni giorno in un porto diverso. Pembe è seria, posata, la sua risata è il rumore di due bicchieri che si toccano e le sue mani conoscono i segreti della vita e della morte. Da grande sarà una levatrice: quasi sacra, vivrà sospesa tra il mondo invisibile e quello visibile come la trama sottile di una ragnatela. E se Pembe resterà fino all'ultimo legata al villaggio e alla sua gente, Jamila andrà a Istanbul e poi a Londra, conoscerà l'amore e il tradimento, farà tre figli e troppi sbagli e alla fine tornerà nel luogo da cui era partita. Perché i destini di Pembe e Jamila si chiamano e si intrecciano fino a confondersi in quel disegno fragile e intricato che è la vita. Dopo "La bastarda di Istanbul", Elif Shafak ritorna con un nuovo romanzo ricco di magia e di sentimenti, d storie e di personaggi in bilico fra tradizione e modernità, tra la paura e una fortissima voglia di libertà.

Commento:
A parte l'evidente scambio di nomi nella quarta di copertina che, trattandosi di due gemelle, ha un che di ironico, Pembe e Jamila sono molto diverse. Fisicamente è quasi impossibile distinguerle, ma i loro caratteri sono agli antipodi; le loro vite, i loro destini, però, sono intrecciati a doppio filo, legati nella vita e tragicamente anche nella morte. Proprio la vita e la morte sono presenze costanti in questa storia fatta di storie, in questo groviglio di esistenze tutte fatalmente concatenate, con colpe, sorti, peccati che si ereditano e tacitamente si ripropongono dai genitori ai figli. Sullo sfondo di un'Inghilterra scossa da profondi cambiamenti, si manifesta qui con tutta la sua forza una cultura ancestrale, fatta di tradizioni e onore e regole tanto rigide quanto assurde – almeno ai nostri occhi – che ingabbiano la donna dietro un velo di abnegazione difficile da sopportare per chiunque. E ancora una volta tutto si concentra sul potere della scelta, sul discernimento tra bene e male, giustizia e umanità, colpa e perdono, vita e morte. Sono questi i mille interrogativi che, come chicchi di rosario sgranati nel silenzio, scandiscono inesorabili questo racconto sospeso tra modernità e mistero, tra Inghilterra e Turchia, tra Occidente ed Oriente. Elif Shafak ha saputo costruire una vicenda intricata e controversa di cui consiglio la lettura, sebbene all'inizio abbia faticato non poco ad entrare nella storia, forse per via dello stile frammentato e della pluralità di personaggi, punti di vista, tempi e luoghi. Anche qui, com'era accaduto per La bastarda di Istanbul, dopo un disorientamento iniziale ho preso il filo del racconto e ne ho apprezzato la complessità di sfaccettature e significati reconditi. Bello e ben pensato, perciò consigliato.

Opera recensita: "La casa dei quattro venti" di Elif Shafak
Editore: Bur, 2013
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Turchia-Inghilterra, anni 60/70-anni 90
Pagine: 445
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 24 marzo 2019

RECENSIONE: ORIANA FALLACI - LA RABBIA E L'ORGOGLIO


Sinossi:
Con "La rabbia e l'orgoglio" (2001), Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni, dalla pubblicazione di "Insciallah", epico romanzo sulla missione occidentale di pace nella Beirut dilaniata dallo scontro tra cristiani e musulmani e dalle faide con Israele. Dieci anni in cui la Fallaci sceglie di vivere ritirata nella sua casa newyorchese, come in esilio, a combattere il cancro. Ma non smette mai di lavorare al testo narrativo dedicato alla sua famiglia, quello che lei chiama "il-mio-bambino", pubblicato postumo nel 2008, "Un cappello pieno di ciliege". L'undici settembre le impone di tornare con furia alla macchina da scrivere per dar voce a quelle idee che ha sempre coltivato nelle interviste, nei reportage, nei romanzi, ma che ha poi "imprigionato dentro il cuore e dentro il cervello" dicendosi "tanto-la-gente-non-vuole-ascoltare". Il risultato è un articolo sul "Corriere della Sera" del 29 settembre 2001, un sermone lo definisce lei stessa, accolto con enorme clamore in Italia e all'estero. Esce in forma di libro nella versione originaria e integrale, preceduto da una prefazione in cui la Fallaci affronta alle radici la questione del terrorismo islamico e parla di sé, del suo isolamento, delle sue scelte rigorose e spietate. La risposta è esplosiva, le polemiche feroci. Mentre i critici si dividono, l'adesione dei lettori, in tutto il mondo, è unanime di fronte alla passione che anima queste pagine. Prefazione di Ferruccio De Bortoli.

Commento:
Una predica, un sermone che serva a sturare le orecchie ai sordi e aprire gli occhi ai ciechi riguardo alla vera natura dell'Islam: così Oriana Fallaci definisce il suo "La rabbia e l'orgoglio", libro pubblicato subito dopo la tragedia dell'11 settembre. Ci sarebbero tante cose da dire su questo libricino di poco più di 150 pagine… si potrebbe restare ore a parlare della giustezza di quanto afferma la Fallaci, di come lo dice ed a cosa potrebbero portare oggi le sue considerazioni sull'Islam. Ma c'è, prima di tutto, da fare una distinzione tra la forma del libro ed il suo contenuto, una distinzione che, per quanto mi riguarda, ha a che fare con la visione obiettiva del libro ed il mio pensiero personale. Non è mai facile separare, quando si parla di un libro, le proprie impressioni soggettive ed opinabili, dal peso oggettivo dell'opera… in questo caso direi che è pressocché impossibile, perciò dirò quello che penso io senza alcuna pretesa di obiettività. La rabbia e l'orgoglio sono i sentimenti dominanti di queste pagine, ma non sono gli unici. Questo saggio mi ha colpito, intristito, alla fine anche stancato e disgustato per tante ragioni, eppure non posso dire di non averlo apprezzato per altri motivi. Ciò che mi è piaciuto di questo libro è l'ardore con cui è stato scritto, la metodicità con cui Oriana Fallaci ha esposto una tesi ed ha tirato dritta come un treno finché non l'ha dimostrata: ha esposto le sue idee con forza, convinzione, coerenza, lucidità rare fra gli scrittori moderni e l'ha fatto consapevole che sarebbero risultate indigeste. E, a proposito, sbaglia chi dice che queste idee le sono venute solo negli ultimi anni di vita, non è una deriva, sono cose che pensava già prima, convinzioni che ha maturato nel tempo e con studio e approfondimento. E qui le ha esposte con la sua solita forza dirompente, condensandole in un fiume di livore. Ma il suo j'accuse è sin troppo rigoroso e lucido ed ho la sensazione che tralasci, interpreti, ricordi fatti e circostanze in modo confacente con la propria tesi: per natura ho sempre diffidato delle verità assolute come quelle che la signora Fallaci vuole propinarci qui, mi fanno pensare che si cerchi di nascondere col rigore la presenza di zone grigie e margini di interpretazione. E qui sconfiniamo nel contenuto che, lo dirò una volta per tutte, a me non è piaciuto per niente. Sebbene alcuni concetti espressi dalla Fallaci siano condivisibili ed altri a dirittura innegabili, non mi piace il suo modo irruento di attaccare un'altra cultura senza concederle attenuanti, non mi piacciono le generalizzazioni e soprattutto non mi piace la vena d'odio e di vendetta che trasuda forte da queste pagine. Sono andata a cercare la risposta che Tiziano Terzani scrisse alla Fallaci dopo l'articolo del Corriere che precedeva questo libro e sono d'accordissimo con lui: non può essere la guerra l'unica strada per combattere la guerra: non può essere l'intolleranza la soluzione. E da qui, per tornare a quello che mi interessa ossia il libro, l'incertezza sul consigliarlo o meno: intendiamoci, in altri tempi l'avrei consigliato senza remore perché penso che bisogna conoscere per giudicare, sentire sempre tutte le campane. Ma oggi, davvero abbiamo bisogno dell'intolleranza di un libro? Non ci bastano le derive pericolose che ha preso la già tanta intolleranza che viviamo nella quotidianità? Lo dice la stessa Fallaci: scrivendo si condizionano e si influenzano le menti umane più che con le bombe e le armi… e noi abbiamo davvero bisogno di leggerla oggi? Personalmente, non appena avrò smaltito le sensazioni che mi ha lasciato questo sermone indigesto, andrò a rifugiarmi nelle a me più congegnali Lettere contro la guerra.

Opera recensita: "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci
Editore: Bur, prima ed. 2001
Genere: saggio
Ambientazione: New York
Pagine: 161
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


mercoledì 20 marzo 2019

RECENSIONE: ACHILLE CAMPANILE - IL POVERO PIERO


Sinossi:
Povero Piero: da vivo scrittore misconosciuto, e da morto sballottato, trafugato, nascosto negli armadi dai suoi stessi parenti, ricoperto da valanghe di epitaffi, necrologi, addobbi vari, nonché dai pianti e dalle escandescenze di cognati, suoceri, cugini e nipoti, e dalle loro ipocrisie. Le sue ultime volontà prevedevano che della sua dipartita non si sapesse nulla fin dopo le esequie, ma la notizia - a quanto pare - è trapelata. Finché, forse per lo choc della morte, il povero Piero risuscita e poi rimuore davvero, portando il più assoluto scompiglio nel funerale dirottato già verso un altro defunto... La paradossale e sgangherata vicenda del protagonista offre ad Achille Campanile l'occasione per alcune serissime considerazioni e ipotesi non solo sull'assurdità dei comportamenti umani, ma anche su un tema delicato, e sul quale pochi hanno osato ridere, come quello della morte.

Commento:
Il povero signor Piero è morto. Da questo antefatto l'autore, con quella verve di comicità basata sulla serietà che fa venir nostalgia dei tempi andati, coglie l'occasione per osservare dall'esterno il bailame che segue al tragico evento. Innanzitutto Achille Campanile si sofferma sull'assurdità del ritenere inaspettato e incredibile un evento del tutto naturale e noto a tutti sin dalla nascita; poi guarda con sarcasmo all'ipocrisia, alla teatralità dei gesti fatti più per consuetudine che per affetto… infine, la situazione da lui descritta assume contorni assurdi e tragicomici quando il povero Piero risuscita e trova parenti, amici, congiunti e maestranze a vegliarlo, in palese contrasto con le sue ultime volontà… una danza macabra di equivoci e malintesi dalle conseguenze imprevedibili ma, al netto della comicità, assolutamente plausibili. Con questo scanzonato teatrino dell'assurdo, Achille Campanile ci mette di fronte ad una tutt'altro che comica riflessione sul nostro rapporto con la morte, sui luoghi comuni, i comportamenti di circostanza e cinicamente reali che mettono a nudo la vera natura di ogni essere umano. E ci riscopriamo, nostro malgrado, tutti simili in questo racconto e in quest'evento che, volente o nolente, prima o poi toccherà a tutti. Un romanzo che consiglio, un buon modo per riflettere su qualcosa che spaventa ed addolora, ma con cui è inevitabile avere a che fare. Tanto vale arrivare, in un certo qual modo, preparati!

Opera recensita: "Il povero Piero" di Achille Campanile
Editore: Bur, prima ed. originale 1959
Genere: romanzo umoristico
Ambientazione: non definita
Pagine: 320
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 16 febbraio 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL RE DEI MORTI


Sinossi:
Un uomo viene ucciso in un vicolo di Manhattan e l'unico testimone è il figlio di otto anni. La vittima è un corriere con solide amicizie nelle gang di New York. Che cosa stava trasportando? Per chi lavorava? E soprattutto: possibile che al ritrovamento del cadavere il furgone fosse vuoto? Sono questi i primi interrogativi ai quali Amelia Sachs e Lincoln Rhyme devono rispondere. Ma quando si ritrovano davanti una scena del crimine con centinaia di reperti da analizzare, Rhyme capisce di dover attingere a tutta la sua sagacia per scovare, in mezzo a quel caos, gli indizi che lo condurranno all'assassino. Per Sachs, intanto, diventa essenziale proteggere il bambino da chi vuole farlo tacere per sempre. Come se la caveranno i due tra genitori affidatari, false testimonianze e piste ingannevoli? La posta in gioco è alta e il Re dei Morti aspetta solo di essere incoronato.

Commento:
Conosco l'abilità di Deaver con i racconti – nella sua raccolta "Spirali" ve ne sono di stupendi – perciò mi sento di affermare che questo qui non è tra i migliori… bah, per la verità mi chiedo se ci fosse davvero la necessità di inserirlo in una serie già collaudata e di successo come quella di Lincoln Rhyme. Poi, che il racconto sia comunque godibile e che faccia sempre piacere incontrare – sia pur per breve tempo – Lincoln, Amelia e gli altri non è in dubbio… però il racconto in sé l'ho trovato "inutile", semplicemente. E' incentrato sul traffico di armi e droga ed è in pratica una versione molto ridotta del classico thriller della serie di Rhyme. Carino, appena passabile, ma nulla di trascendentale.

Opera recensita: "Il re dei morti" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2016
Genere: thriller, racconto
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 106
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


giovedì 10 gennaio 2019

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - CUORE DI CANE


Sinossi:
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo.

Commento:
Difficile classificare, incasellare, valutare questo brillante racconto di Bulgakov: oserei dire che è un precursore della fantascienza, ma probabilmente una specie di preveggente. Questo racconto, infatti, può essere grossomodo diviso in due parti: una prima, in cui le vicende vengono viste dal protagonista, un cane povero ma onesto che tutti chiamano Pallino; una seconda, in cui il racconto si sviluppa tra annotazioni dei medici e narrazione esterna ed impersonale. Il risultato è esilarante, grottesco, stupendo: è la storia di Pallino che, con la lusinga del cibo di cui è ghiotto, viene condotto nello studio medico di un eminente professore che sta sperimentando il ringiovanimento attraverso l'inserimento dell'ipofisi umana in un cervello animale. Il povero Pallino, dopo essere stato messo all'ingrasso per giorni, viene sottoposto all'esperimento. Il risultato è inaspettato per tutti. Un racconto breve, ma illuminante che consiglio caldamente. Avevo già intuito una mia personale predilezione per Bulgakov tra gli autori russi leggendo "Il maestro e Margherita", ma qui ne ho avuto la conferma: bravo Tolstoj, bravissimo Dostohewskij, interessante Puskin, ma Bulgakov è a dir poco geniale!


Opera recensita: "Cuore di cane" di Michail Bulgakov
Editore: Bur-Mondadori-Einaudi, scritto nel 1925
Genere: fantascienza, letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 169 (Ed. Bur 2007)
Prezzo: 8,00 € (Ed. Bur 2007)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 11 ottobre 2018

RECENSIONE: EDITH WHARTON - L'ETà DELL'INNOCENZA


Sinossi:
Al centro di questo romanzo c'è una figura di donna tenera, eppure volitiva, desiderosa di affermare la propria individualità, disposta ad affrontare molto in nome della libertà di amare l'uomo che ha scelto e destinata a veder naufragare il suo sogno contro l'ostile rifiuto di una società schiava dei pregiudizi. La cornice è il dorato mondo dell'aristocrazia newyorkese di fine secolo, un mondo brillante e animatissimo che però condanna senza remissione alla solitudine chiunque voglia sottrarsi alle sue convenzioni.

Commento:
Quando pensiamo ai romanzi dell'Ottocento, la nostra mente va automaticamente al perbenismo inglese della Austen et similia… ma chi l'avrebbe mai detto che anche al di là dell'Oceano la buona società fosse altrettanto snob, pretenziosa e ammanierata? Personalmente l'ho scoperto grazie a questo romanzo della scrittrice statunitense Edith Wharton, nota per essere stata anticonformista rispetto al rigido codice imposto dalla New York bene di fine Ottocento che qui ci viene descritto così bene. L'autrice ci regala un ritratto realistico ed impietoso dell'"aristocrazia" newyorkese – le cui origini tanto aristocratiche poi non erano – seguendo le vicende del giovane avvocato Newland Archer e della contessa Olenska. Lui è un trentenne che sotto una maschera di disciplina e irreprensibilità nasconde un animo ribelle e irrequieto; sta per sposarsi con la giovane ed apparentemente semplice e angelica May Welland quando incontra la giovane cugina di lei, Hellen Olenski, e pian piano se ne innamora. Lei, Hellen, è una donna energica, volitiva eppure insicura, che nasce con una tempra forte, ma che ha sofferto ed ha paura di scottarsi ancora.
Le premesse per un romanzo di livello ci sarebbero tutte, però… a mio parere non è così. L'unica cosa che mi sento di salvare è l'ambientazione e la descrizione accurata del contesto socio-culturale del romanzo; per il resto la trama è debole e non decolla mai… non sono riuscita a farmi piacere nessuno dei personaggi, troppo indecisi, troppo poco incisivi, incapaci di scegliere, di vivere la propria passione. Neppure tra i personaggi secondari ce n'è uno che mi abbia veramente colpita, togliendo la vecchia Mingot che da sola non può reggere un romanzo di trecento pagine. Anche il finale, sebbene spieghi cos'è stato delle vite di quasi tutti i protagonisti, non rende giustizia ad una storia che quasi non esiste. Perciò, con tutta la mia delusione, lo consiglio solo a chi, interessato dai romanzi dell'Ottocento, voglia fare un confronto con altri contesti ed altre ambientazioni… nulla di più.



Opera recensita: "L'età dell'innocenza" di Edith Wharton
Editore: Corbaccio/Bur/Newton Compton, ed. originale 1920
Genere: letteratura americana
Ambientazione: New York, XIX secolo
Pagine: 323 (ed. Bur 2008)
Prezzo: 9,00 € (Ed. Bur 2008)
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


giovedì 14 giugno 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL SILENZIO DEI RAPITI


Sinossi:

Uno scuola-bus che trasporta otto bambine sordomute e le loro due insegnanti viene preso in ostaggio da tre pericolosi uomini appena fuggiti di prigione.

Rifugiatisi in un macello abbandonato il capo degli evasi, l'omicida Lou Handy, annuncia che ucciderà un ostaggio ogni ora se le sue richieste non saranno

soddisfatte. Con una serie di trattative estenuanti Arthur Potter, agente dell'FBI incaricato a negoziare il rilascio, ingaggia con il sadico Handy una

partita psicologica all'ultimo respiro nel corso di 12 tese e spasmodiche ore. Potter cerca di immedesimarsi nel pericoloso assassino, fino a pensare con

la sua testa...

 

Commento:

Semplicemente favoloso. Un Thriller con la T maiuscola, tutto suspense, azione, pianificazione, colpi di scena. Tutto comincia quando, lungo la strada per Topeka, lo scuolabus con a bordo otto giovani studentesse sordomute e le loro due insegnanti incrocia un incidente: gli occupanti di un’auto lungo la strada sembrano aver decisamente bisogno d’aiuto. Quando la ragazza più grande e le due insegnanti scendono dal bus, però, ancora non sanno che ad aspettarle, oltre ai feriti, ci sono tre pericolosi malviventi appena evasi di prigione. I tre uomini sequestrano l’autobus e rinchiudono le occupanti in un mattatoio abbandonato, grande e fetido, dove comincia una battaglia di nervi, estenuante e pericolosissima, fra sequestratori, ostaggi e forze di polizia. L’agente incaricato di negoziare con Lou Handy, il freddo capo dei sequestratori, è l’anziano Arthur Potter, personaggio con pregi e difetti con il quale è difficile non fraternizzare. Potter è abile, è “l’orgoglio del FBI”, ma deve lottare non solo con chi è dentro il mattatoio, ma anche con le forze contrastanti fra coloro che dovrebbero essere suoi alleati. Nulla, in questa storia, è definito; nessuno può sapere quanto durerà la trattativa e come si evolverà. In un crescendo di suspense e adrenalina, la storia si dipanerà con risvolti inaspettati ed un finale impensabile.

Ora, cosa si può dire di questo libro al di là della trama? Certo si può dire che Deaver studia, non pecca mai di approssimazione o faciloneria: quando prendi in mano un suo thriller sai già che a fine lettura avrai a disposizione vagonate di informazioni sul tema di fondo e di certo ne saprai qualcosa in più. Poi – ma chi come me è un suo lettore assiduo lo sa già – Deaver sa dosare la tensione: è un mago nel farci sospirare di sollievo e, un attimo dopo, farci balzare dalla sedia. E poi chi legge Deaver sa anche che mai, proprio mai, si potrà mettere la parola fine a un suo thriller prima di aver girato l’ultima pagina: fino all’ultima riga ci si potrà sempre aspettare qualche sorpresa.

Originale, sorprendente, avvincente, un thriller che è insieme azione e fine ragionamento, in pieno stile Deaver. Lettura consigliata a chi ama il brivido ed è disposto a lasciarsi condurre, senza dare mai niente per scontato.

 

Opera recensita: “Il silenzio dei rapiti di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno-Bur, prima ed. 1995

Genere: thriller

Ambientazione: Kansas, Stati Uniti

Pagine: 432 (Ed. Bur 2013)

Prezzo: 9,90 € (Ed. Bur 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

domenica 6 maggio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - PIETà PER GLI INSONNI


Sinossi:

Un tornado spaventoso sta per abbattersi sul New England. Michael Hrubek, gigante schizofrenico e folle stupratore, evade dal manicomio criminale per vendicarsi

della donna che lo ha inchiodato. Lo scatenarsi della natura fa da contrappunto alla più forsennata delle fughe e alla più spietata delle cacce all'uomo.

 

Commento:

Forse a qualcuno il paragone sembrerà azzardato, ma secondo me più che da Deaver questo romanzo sembra scritto da Stephen King, sarà per l’ambientazione molto “americana” e molto anni 90, sarà perché i due autori hanno in comune una caratteristica importante: la meticolosità che quasi sconfina nel puntiglio con cui trattano qualunque aspetto delle loro storie. Paragoni a parte, a Deaver va il merito di aver saputo mescolare il thriller psicologico e l’avventura on the road, creando un thriller ricco di suspense che sa tanto di romanzo americano. Tutto si svolge in una notte, una notte difficile su più fronti e per molte persone: da un lato una violenta bufera sta per abbattersi sul New England facendo tracimare il fiume ed il lago prospiciente la proprietà degli Aceson a Rigeton, quindi Lise, il marito Ouen e la sorella Portia devono affrettarsi a metterla al sicuro il più possibile; dall’altro proprio a casa loro sta dirigendosi Michael Rubeck, una montagna d’uomo affetto da schizofrenia paranoide ed evaso dall’ospedale psichiatrico dov’era in cura. Tra inseguimenti all’ultima astuzia, lavoro di braccia per trascinare sacchi di sabbia e creare sbarramenti all’acqua che minaccia di mandare in fumo le fatiche di una vita, ricordi passati e recenti e cose non dette, si sviluppa una storia coinvolgente e serrata. I colpi di scena non mancano, anche se stavolta posso vantarmi – una volta tanto – di aver capito cosa non quadrava ben prima del finale. E comunque, ancora una volta, Deaver ci dimostra con le sue storie che nulla è necessariamente come appare… nulla può essere dato per scontato… non è mai detta l’ultima parola, finché non si gira l’ultima pagina. Nella mia classifica personale “Pietà per gli insonni” non è in cima ai libri di Deaver, ma è comunque un buon thriller. Lo consiglio a chi predilige le ambientazioni aperte a quelle metropolitane.

Opera recensita: “Pietà per gli insonni” di Jeffery Deaver

Editore: Bur, prima ed. 1994

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 448

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

martedì 1 maggio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA LUNA FREDDA (LINCOLN RHYME 07)


Sinossi:

In una gelida notte di dicembre, con una luna piena che si staglia nel cielo nero di New York e la paura diffusa tra la gente di un nuovo 11 settembre,

un killer spietato colpisce due volte a poche ore di distanza. Sulle scene dei delitti lascia il suo "biglietto da visita", un costoso orologio con le

fasi lunari sul quadrante e un messaggio firmato "L'orologiaio". Tutto lascia supporre che i due omicidi non siano destinati a rimanere gli unici. Il criminalista

Lincoln Rhyme e i suoi collaboratori hanno a disposizione solo poche ore per fermare quel killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica

i suoi delitti con precisione cronometrica. E Amelia Sachs fatica a conciliare la caccia all'Orologiaio con la sua prima indagine autonoma, il caso di

un apparente suicidio che la porterà a scoprire inquietanti rivelazioni sul proprio passato che potrebbero minare alle basi il particolarissimo rapporto

con Lincoln. Fortunatamente compare sulla scena dell'inchiesta un'inattesa quanto provvidenziale alleata per Rhyme: l'agente speciale del Bureau of Investigation

della California Kathryn Dance, esperta nella lettura del linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante Rhyme si mostri scettico sull'attendibilità

delle testimonianze e Kathryn nutra poca fiducia sulle prove fornite dai rilievi effettuati, la loro bizzarra collaborazione riesce a smontare quello che

via via si configura come un meccanismo a scatole cinesi fatto di inganni e doppi giochi.

 

Commento:

Che cos’è il tempo? Un meccanismo apparentemente ineluttabile, ma in realtà relativo e modificabile? Una variabile in grado di cambiare il corso degli eventi? Un periodo lunghissimo o brevissimo a seconda di chi lo misuri? Deaver ci dimostra, in questo thriller dai ritmi sostenuti e dai tempi scanditi dal ticchettio di un orologio, che il tempo è tutto questo e molto di più. Basta anticipare un’azione pianificata con maestria per sventare un massacro e salvare tante vite; basta ritardare una visita programmata con rigore per evitare di essere catturati. Basta hackerare un computer per mandare in tilt l’intero sistema di trasporti statunitense. Ed un uomo, un volto che nasconde mille piani architettati con ordine e rigore, è in grado di fare tutto questo. E’ l’orologiaio, colui che agisce per creare complicazioni che nascondano il suo vero obiettivo, è il mentitore freddo che si fa beffe della polizia, ma che è in grado di riconoscere la bravura di chi lo combatte alla pari. Chi è? Dov’è diretto? Quando colpirà? Tocca a Lincoln ed Amelia scoprirlo e per farlo dovranno stare allerta ancora per parecchio tempo.

Settimo caso della saga che vede all’opera Rhyme e Sachs, tra crimini sventati e vicende personali, questo thriller dalla tensione costantemente crescente ci porta a conoscere due personaggi che incontreremo certamente ancora: l’Orologiaio che farà certo parlare ancora di sé, e la bravissima esperta di cinesica Kathryn Dance, protagonista di un’altra saga ideata dalla brillante penna del nostro Jeffery. Personalmente ho apprezzato molto sia i toni “tranquilli” – se così si può dire – di questo libro (nel senso di non particolarmente efferati), sia l’incursione della Dance con cui Deaver ci ha furbescamente presentato un altro dei suoi personaggi chiave instillandoci sapientemente la curiosità di leggere ancora di lei. E mi è piaciuta anche la sottigliezza e la pulizia dell’Orologiaio, mente finissima che dà e darà ancora filo da torcere a Lincoln.

In definitiva, lettura piacevolissima ed appassionante, un po’ come tutti i thriller di Deaver, ma particolarmente apprezzata se paragonata al precedente caso della serie, “La dodicesima carta”, che invece mi aveva convinta meno. Ora sono curiosa di leggere i prossimi per capire quando e come ricomparirà l’Orologiaio!

 

Opera recensita: “La luna fredda” di Jeffery Deaver

Editore: Bur, prima ed. Sonzogno 2006

Genere: thriller

Ambientazione: New York

Pagine: 465

Prezzo: 10,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

lunedì 19 marzo 2018

RECENSIONE: BRAM STOKER - DRACULA


Sinossi:

Scritto da Bram Stoker nel 1897 in forma di stralci di diari e di lettere, "Dracula" è uno degli ultimi, se non l'ultimo, tra i grandi romanzi gotici.

Creatura potente e inquietante, apparentemente immortale, in grado di padroneggiare poteri inimmaginabili, il conte-vampiro Dracula è un personaggio che

dalla storia è passato direttamente al mito. Quella che lo vede protagonista, impegnato nel tentativo di reclutare un esercito di non-morti nella popolosa

Londra di fine Ottocento, è una vicenda dominata da atmosfere cupe e da personaggi oscuri, in cui l'orrore e la minaccia, sempre ben presenti, assillano

i protagonisti in un crescendo di emozioni che li conduce alle soglie dell'incubo. Prefazione di Vittorino Andreoli.

 

Commento:

Una delle caratteristiche che apprezzo di più nei romanzi inglesi dell’Ottocento è il fatto che molti siano scritti in forma autobiografica o di diario o corrispondenza. Questo stile di scrittura consente all’autore di trasmetterci le sensazioni dei personaggi in una forma più intensa e potente di quanto consenta la terza persona. Questo è accaduto anche con “Dracula” di Bram Stoker, pubblicato per la prima volta nel 1897. La storia è arcinota: il giovane avvocato inglese Jonathan Arker viene inviato dal suo capo in Transilvania per curare gli interessi del facoltoso e misterioso conte Dracula che ha un castello in quella regione e che sembra interessato a trasferirsi a Londra. Ben presto Arker, intelligente ed arguto, comincia a notare svariate stranezze e col passare dei giorni capisce di trovarsi solo e prigioniero del conte. Ancora non lo sa, ma da questo suo viaggio si origineranno dolori e sciagure alle quali bisogna porre fine. Per farlo sarà necessario il coraggio e la sapienza di uomini e donne intrepidi che si uniranno in un’avventura che porterà certamente alla morte e alla fine di qualcuno… resta solo da capire di chi! L’eterna lotta tra bene e male, tra Dio e diavolo, tra la luce del giorno e l’oscurità della notte…

Un classico stupendo, un romanzo senza tempo che, anche a distanza di secoli, terrorizza e appassiona. Un bellissimo esempio di letteratura gotica nonché una fonte di ispirazione continua per registi e scrittori di horror. Lettura scorrevole e coinvolgente, unica pecca una certa frettolosità nel finale che, dopo tante peregrinazioni ed elucubrazioni, avrei immaginato più corposo. Ad ogni modo, classico certamente consigliato!

 

Opera recensita: “Dracula” di Bram Stoker

Editore: Bur-Feltrinelli-Einaudi-Newton Compton, prima ed. 1897

Genere: romanzo gotico, letteratura inglese

Ambientazione: Transilvania (Romania)-Inghilterra

Pagine: 499 (ed. Bur 2014)

Prezzo: 9,50 € (ed. Bur 2014)

Consigliato: sì

Voto personale: 9

 

venerdì 9 marzo 2018

RECENSIONE: BAHIYYIH NAKHJAVANI - LA DONNA CHE LEGGEVA TROPPO


Sinossi:

Nella Persia del 1800 Tahirih Qurratu'l-Ayn è diversa da tutte: nata in una famiglia benestante, è cresciuta "come un uomo", libera di studiare e imparare.

Bellissima, sensibile e curiosa, scrive poesie e discute di politica, proclama la dignità delle donne. La sua fama di poetessa e ribelle ("strega e puttana"

per chi ne ha paura) è ormai diffusa in tutto il Paese quando, accusata di omicidio, fugge, tenendo in scacco la polizia dello Shah come se potesse prevederne

le mosse. E quando infine viene catturata - dopo aver osato, nell'attimo che la consegna alla Storia, togliersi il velo in pubblico - il suo fascino e

la sua saggezza confondono i persecutori, scatenando l'amore dello Shah e l'ira funesta di sua madre.

 

Commento:

Fughiamo da subito ogni dubbio. Questo libro non mi è piaciuto, ha deluso molto le mie aspettative, non lo consiglio e me ne dispiaccio.

Mi dispiace soprattutto perché poteva essere l’occasione giusta per raccontare una storia davvero troppo poco conosciuta, quella di una donna sospesa tra realtà e mito, una donna diversa dalle altre in un contesto culturale prettamente “maschio centrico”… ma non è stato così. Questa storia è relegata nell’ultima parte del libro, soffocata fra intrighi politici, giochi di potere, una miscellanea di eventi raccontati in modo altalenante e di punti di vista che finiscono per intrecciarsi in un groviglio complicato del quale, a dire il vero, avrei fatto a meno. Qui avrebbe dovuto essere raccontata la storia della poetessa di Kasbyn, una ribelle, giudicata eretica, strega, puttana, ammaliatrice, una donna coraggiosa ed indomita che alle donne che incontrò insegnò a leggere se stesse, le proprie vite e quelle degli altri e a scriverne perché rimanesse traccia di loro al mondo.

Invece ci ritroviamo a leggere il racconto frammentato degli eventi occorsi durante la prigionia della poetessa nella casa del primo notabile a Teheran, dal punto di vista di varie donne in qualche modo coinvolte. Se pure questo libro avrebbe potuto essere utile a tracciare un quadro della condizione femminile nella Persia ottocentesca, questo risulta nebuloso e per nulla innovativo: non aggiunge né toglie nulla a ciò che personalmente già conoscevo sulla condizione della donna nei Paesi islamici in tempi relativamente antichi.

Per me una lettura deludente, dunque, su tutta la linea… peccato, perché la storia della poetessa di Kasbyn sembra davvero interessante e degna di attenzione.

 

 

Opera recensita: “La donna che leggeva troppo” di Bahiyyih Nakhjavani

Editore: Bur, 2007

Genere: narrativa straniera-romanzo storico

Ambientazione: Persia (Iran) 1849-1896

Pagine: 426

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: no

Voto personale: 5

 

mercoledì 7 marzo 2018

RECENSIONE: ELIZABETH GILBERT - MANGIA, PREGA, AMA


Sinossi:

Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in

lacrime sul pavimento del bagno, con l'unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello

che ha, e fa qualcosa di cui non si sarebbe creduta capace: si mette a pregare. Come reagireste se Dio (o qualcosa che gli assomiglia) venisse a toccarvi

il cuore e la mente, non per invitarvi alla pazienza e alla rassegnazione, ma per dirvi che avete ragione, quella vita non fa per voi? Probabilmente fareste

come Liz: tornereste a letto, a pensarci su. A raccogliere le forze, perché il bello deve ancora venire. Un amarissimo divorzio, una tempestosa storia

d'amore destinata a finir male e, in fondo, uno spiraglio di luce: un anno di viaggio alla scoperta di sé. In questo irresistibile diario-confessione,

Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l'Italia, dove impara l'arte del piacere, ingrassa di 12 chili

e trova amici di inestimabile valore; l'India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico;

e l'Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo.

"Mangia prega ama" è la storia di un'anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.

 

Commento:

Ecco, la storia narrata in questo libro è riassunta in modo abbastanza esaustivo nella quarta di copertina. A me resta giusto qualche considerazione personale che può essere sintetizzata in due frasi:

1.       Buona idea, ma realizzazione discutibile;

2.       Una “palla” unica – concedetemi il termine – ma con tanti buoni spunti di approfondimento.

In generale non amo le autobiografie, specie se poi non riguardano personaggi che hanno avuto una qualche valenza storica o letteraria o culturale per il mondo; tuttavia la storia di rinascita di questa scrittrice americana che trova il coraggio di affrontare i suoi demoni e partire alla ricerca di se stessa mi aveva intrigato. Ed in effetti gli stimoli per approfondire ci sarebbero tutti: la meditazione, la ricerca di un equilibrio tra piacere e devozione, l’amore per la cucina, la volontà di trovare il proprio personale posto nel mondo. Durante la lettura, però, mi sono chiesta più volte se fosse necessario dilungarsi così tanto, mi sono augurata che il tutto finisse presto e bene… e questi pensieri mi hanno distratta e non mi hanno consentito di apprezzare a pieno neppure quegli stimoli che altrimenti avrei colto molto più a fondo.  In definitiva io questo libro l’ho trovato interessante, ma davvero troppo, troppo, troppo lungo e prolisso! Indubbiamente leggere quest’autobiografia vuol dire intraprendere con l’autrice un viaggio difficile e tortuoso perché incentrato sul suo vissuto personale, ma questa lettura presenta anche dei “Pro”: può essere d’esempio per chi si trovi in una situazione simile a quella della Gilbert, in verità tutt’altro che inconsueta. Perciò… consigliato? Sì, ma con cautela.

 

 

Opera recensita: “Mangia, prega, ama” di Elizabeth Gilbert

Editore: Bur, prima ed. 2007

Genere: autobiografia

Ambientazione: America-Italia-India-Indonesia

Pagine: 376

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5

 

giovedì 25 gennaio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - L'UOMO SCOMPARSO (LINCOLN RHYME 05)


Sinossi:

In una scuola di musica di New York una giovane studentessa viene assassinata. L’omicida si è barricato in una classe, chiudendosi a chiave dall’interno.

La polizia circonda l’edificio, ma quando irrompe nell’aula dopo averne sfondato la porta non trova traccia del fantomatico killer. Una sfida difficile

e insidiosa per il criminologo Lincoln Rhyme, coadiuvato come sempre dalla fida assistente Amelia Sachs: trovare il “Negromante”, il criminale illusionista

che li provoca con delitti sempre più efferati e sparizioni sempre più diaboliche. Per scoprire la sua vera identità si inoltreranno nel mondo ambiguo

e inquietante dei maghi e degli artisti della fuga, in una corsa contro il tempo per scongiurare altre morti ed evitare che quello spietato killer trasformista

scompaia, questa volta per sempre…

 

Commento:

Una delle capacità innate e più sorprendenti di Jeffery Deaver è, a mio parere, quella di riuscire a far sembrare credibile anche la storia più assurda. E far trovare credibile ad una mente improntata alla razionalità come la mia una storia di maghi e trucchi da circo… vi assicuro che non è impresa facile. Eppure…

Per descrivere questo quinto volume della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs mi vengono in mente vari paragoni: potrei assimilarlo alle scatole cinesi, un primo delitto che ne nasconde e ne genera tanti altri; oppure potrei usare un esempio fatto dallo stesso Deaver in queste pagine, ossia il metodo Suzuki con cui si insegna ai pianisti in erba ad affrontare gli esercizi completando vari livelli di difficoltà; oppure potrei paragonarlo ad un difficilissimo videogioco dove per progredire bisogna affrontare varie “missioni” a livelli crescenti di complessità. Ma, fondamentalmente, questo thriller si basa su un unico concetto: una gigantesca, abbagliante illusione. Il suo protagonista, il killer, il negromante, è un portentoso illusionista che utilizza i più pericolosi trucchi di magia per uccidere le sue vittime e, per farlo, non esita a commettere altri crimini collaterali al suo piano, delle “diversioni” al solo scopo di confondere chi indaga e allontanarlo dall’obiettivo principale: una vendetta programmata e pianificata per anni, un crimine quasi perfetto. Ma Rhyme, a suo modo, è un illusionista altrettanto bravo, altrettanto in grado di entrare nella mente del killer e di non lasciarsi ingannare dai suoi trucchi. E così la caccia si snoda in un susseguirsi di colpi di scena che sembrano davvero non finire mai: nulla, davvero nulla, in questa storia è come appare.

E siamo di fronte, ancora una volta, alla manifestazione della bravura di un grande scrittore: non posso farci nulla, la mia stima per Deaver aumenta ad ogni nuova lettura della sua vastissima produzione. Sì, volendo superare le considerazioni personali, devo ammettere che molte cose sono, per così dire, “tirate per i capelli” e poco realistiche, ma nel complesso tutto torna, tutto è funzionale allo spettacolo, nessuna nota stonata, “il pubblico ha perso e l’illusionista ha vinto!”… anche stavolta.

Lo stile è il “solito”: colpi di scena, velocità, momenti di angoscia e riflessione alternati a momenti di azione convulsa. E sullo sfondo le vicende personali di Lincoln e Amelia che progrediscono con il loro affiatamento. Nulla, davvero nessun dettaglio, è lasciato al caso nei libri di questo genio del thriller, di quello che ormai è diventato uno dei miei autori preferiti in assoluto. Se ancora non si fosse capito, lettura assolutamente consigliata, non staccata però dai precedenti volumi della saga.

 

 

Opera recensita: “L’uomo scomparso” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno, 2003 – Bur, 2007

Genere: thriller

Ambientazione: New-York

Pagine: 464

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9