simposio lettori copertina

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lunedì 11 ottobre 2021

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - L'ISOLA DEGLI ALBERI SCOMPARSI

        Sinossi:

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d'erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.

 

Commento:

E' l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale in un liceo di Londra. I ragazzi sono tutti in fermento per i viaggi che faranno, le rimpatriate, i regali, le esperienze esaltanti. Tutti tranne Ada. Lei non ha programmi particolari per le prossime vacanze, si limita a guardare, dalla finestra della classe, il cielo che promette bufera pensando che le sue vacanze trascorreranno a casa col padre, Kostas, quel padre con cui non parla quasi più da quando è morta la mamma, Defne. E non si sa perché, ma in quel momento così uguale a tanti altri, qualcosa, in lei, si rompe e nulla sarà più come prima, tanto più che un'altra novità inattesa e poco gradita la attende a casa: sta per arrivare, da Cipro, la zia Meryem, la sorella della madre che Ada finora non ha mai visto. Ada non sa ancora che insieme a una caterva di leccornie e vestiti dai colori sgargianti, Meryem porterà con sé tutto ciò che lei non ha mai saputo, tutto quel passato di cui, per sedici anni, Ada non ha saputo quasi nulla. Un passato fatto di Storia e storie, di rivalità antiche rinfocolate ad arte per creare scompiglio, distruzione, guerra, morte. Un passato che ha molto a che fare con i suoi genitori, uno greco e l'altra turca, uno cristiano e l'altra musulmana, adolescenti innamorati in un tempo in cui amare qualcuno dell'etnia avversa poteva costare la vita. A raccontare questa storia con voce calda ed accorata saranno alcuni dei protagonisti, quelli sopravvissuti… Kostas con le sue metafore fatte d'amore per piante ed animali, Meryem con la sua saggezza popolare intrisa di tradizioni, credenze, superstizioni e proverbi, e la pianta di fico, proprio quella che fu testimone di tanta barbarie e di tanto amore.

Con uno stile sicuro e consolidato e una prosa ricca, evocativa ed ammaliante, Elif Shafak torna ad occuparsi di temi a lei cari quali le minoranze, l'immigrazione, il confronto e il conflitto tra culture affini. Stavolta lo fa soffermandosi sull'eterna rivalità tra greci e turchi che da sempre trova espressione nella bellissima e rigogliosa isola di Cipro, contesa e dilaniata da guerre fratricide in nome del potere e del predominio. Una storia intensa in cui trovano posto molti temi, anche di stretta attualità, come ad esempio la difficoltà degli adolescenti di farsi sentire ed i pericoli del cyber bullismo. Un libro scorrevole che è un piacere leggere.

 

Opera recensita: "L'isola degli alberi scomparsi" di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: A. Jewurz Daniele, Isabella Zani

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Cipro, Londra

Pagine: 368

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

  

lunedì 4 ottobre 2021

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - UN FUOCO CHE BRUCIA LENTO

 

    Sinossi:

Laura ha trascorso la maggior parte della vita sotto il peso dei giudizi altrui. È considerata irascibile, turbata, un'outsider. Miriam sa che, solo perché Laura è stata vista lasciare la scena di un crimine orribile con i vestiti sporchi di sangue, ciò non fa di lei necessariamente un'assassina. L'amara esperienza le ha insegnato quanto sia facile essere colti al posto sbagliato nel momento sbagliato. Carla è ancora scossa dal brutale omicidio del nipote. Non si fida di nessuno: sa che anche le persone buone sono capaci di azioni terribili. Ma fin dove è disposta a spingersi per trovare pace? Innocente o colpevole, ognuno di noi è segnato nel profondo. Ma alcuni di noi sono segnati al punto di uccidere. Perché quando accendi una miccia, non puoi più fermare l'incendio.

 

Commento:

Paula Hawkins è tornata, e con lei torna anche la masnada dei suoi personaggi borderline, disturbati, al limite del credibile. Ce ne sono parecchi, in questo suo ultimo thriller, Un fuoco che brucia lento… tanti che, davvero, la metà basta. Eppure, nonostante i personaggi discutibili, la trama stiracchiata, lo stile oltremodo confusionario, non posso dare di questo libro un giudizio negativo, anzi, sebbene sia ben lontano dall'essere definibile "capolavoro", mi ritrovo a consigliarlo. Perché? Perché il cerchio si chiude, alla fine la quadra si trova, il finale ha un senso, si respira una certa, claustrofobica tensione… ma soprattutto perché, leggendo, si ha voglia di andare avanti. Ho pensato più volte, come sempre mi capita con quest'autrice, di mollare lì la Hawkins con tutte le sue elucubrazioni e dinamiche poco plausibili, eppure anche stavolta ho proseguito, non me la sono sentita di chiudere il libro, perché per un motivo o per l'altro, per curiosità morbosa, autolesionismo, gusto per l'orrido – fate voi – ho voluto sapere come finiva la storia, chi avesse ucciso, alla fine della fiera, Daniel Sutherland. E sono stata premiata, il libro si è rivelato non essere così male, si è salvato, è riuscito a riemergere dal canale putrido in cui stava per annegare. Perciò provate anche voi e, se all'inizio non vi appassionerà, crederete di non capirci niente tra i mille flash-back e cambi di punto di vista, avrete difficoltà ad orientarvi tra tutti i personaggi, tranquilli… ci sono passata anch'io e ne sono uscita, comunque, soddisfatta.

 

Opera recensita: "Un fuoco che brucia lento" di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2021

Traduttore: Barbara Porteri

Genere: thriller

Ambientazione: Londra

Pagine: 320

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

 

sabato 5 settembre 2020

RECENSIONE: RICHARD ROPER - QUALCOSA PER CUI VIVERE


Sinossi:
Per tutta la vita hai finto di avere una vita perfetta, e in questo sforzo ti sei dimenticato di vivere davvero. Poi è arrivata Peggy, e d'un tratto hai capito che non è mai troppo tardi per cominciare. Gli appartamenti delle persone morte senza nessuno accanto hanno un odore particolare, quello della solitudine. Andrew lo sa bene: è un funzionario del Comune di Londra incaricato di rintracciare i parenti delle persone che muoiono sole. Spesso è l'unico presente ai loro funerali. Ma almeno a casa ha una famiglia ad aspettarlo, o cosí credono i suoi colleghi. In realtà l'unica cosa che lo aspetta sono i suoi trenini elettrici. Al colloquio per l'assunzione Andrew ha mentito, e da allora è incastrato nella sua bugia, al punto che ci crede un po' anche lui. Ma a volte basta poco per mandare in crisi l'equilibrio di un'esistenza intera, come l'arrivo di una nuova collega. Di fronte al turbinio di allegria e libertà di Peggy, Andrew si ritrova spiazzato, con le spalle al muro. Di colpo si accorge che prendersi il rischio di vivere vale la pena.

Commento:
Andrew         ha più di quarant'anni, ma ha le insicurezze di un ventenne: la sua vita, le sue esperienze arrivano fino agli anni dell'università, non che prima di allora fosse un viveur, ma da quel momento non c'è più nulla di nuovo, stimolante, cambiato nella sua vita a parte il lavoro. Andrew lavora all'ufficio pratiche mortuarie del Comune di Londra, ha il compito di ispezionare le case delle persone morte senza nessuno accanto, alla ricerca di denaro per le spese del funerale e di contatti nascosti, familiari o amici, affinché il defunto non si ritrovi completamente solo al momento delle esequie. Ache se non è previsto dal contratto, oltre alla cura e al rispetto che mette nelle sue ispezioni, Andrew è solito assistere alle cerimonie funebri dei morti con cui viene a contatto per lavoro e spesso si ritrova l'unico partecipante a cerimonie sonnolente e altrimenti deserte. Ha un capo e due colleghi che non stima e da cui non è esattamente ben visto; ha una famiglia composta dalla moglie Diane e da due figli… o almeno, così ha detto al suo capo al momento del colloquio di lavoro. In quel momento questa bugia, quest'invenzione, gli aveva dato sollievo e un entusiasmo primordiale, un senso di avventura che dopo tanto tempo aveva risvegliato la sua immaginazione. Ben presto, però, la bugia è diventata troppo grossa e, pur non sapendo come fare,  Andrew sente il bisogno di troncare quella farsa. Questo bisogno coincide con l'arrivo al lavoro di Peggy, la nuova collega che lo affianca nelle ispezioni. I due si trovano inaspettatamente molto bene insieme: Peggy è dinamica, assertiva, propositiva, solare, nonostante abbia anche lei le sue gatte da pelare. È la cosa più simile a un'amica che Andrew ha da tanto tempo… da quel giorno in cui… E mentre l'affiatamento cresce, a Andrew non basta più la sua bugia patetica, non basta più stare ad ascoltare Ella Fitzgerald costruendo i suoi trenini elettrici. Comincia ad uscire sempre di più dalla sua zona di sicurezza, ricomincia finalmente a vivere… e la bugia pesa sempre di più. Il bivio è dietro l'angolo: affrontare le conseguenze della menzogna oppure perdere tutto, anche la stima di se stesso. Una lettura gradevole, sobria, per riflettere e qualche         volta sorridere. Consigliato.



Opera recensita: "Qualcosa per cui vivere" di Richard Roper
Editore: Einaudi, 2020
Genere: narrativa inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 352
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 30 dicembre 2019

RECENSIONE: OSCAR WILDE - IL RITRATTO DI DORIAN GRAY


Sinossi:
Il pittore Basil Hallward ha ritratto il giovane Dorian Gray, di eccezionale fascino. Questi, ossessionato dall'idea di invecchiare e perdere la sua avvenenza ottiene, grazie a un sortilegio, che ogni segno che il passare del tempo e i vizi potrebbero lasciare sul suo viso compaiano solo sul ritratto. Avido di piaceri e sregolatezze, si abbandona agli eccessi e ai delitti più sfrenati senza che nulla del suo splendore vada perduto. Il volto del ritratto si trasforma così nell'atto di accusa più spietato per Dorian che, al colmo della disperazione, lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto. Le fattezze del ritratto tornano quelle del giovane puro di un tempo, mentre a terra giace un vecchio ripugnante.

Commento:
Quando si dice "Il fascino del mistero"… Leggere Il ritratto di Dorian Gray è un'esperienza singolare e bellissima: i contrasti intrinseci nel romanzo sono, da soli, un valido motivo per leggerlo. In particolare, il fascino che avvince in queste pagine è nel modo in cui Wilde ha saputo fondere una pletora di personaggi disdicevoli – si salvano solo il pittore Basil Hallward e Sibil Vane – con uno stile elegante ed una forma eccelsa. Non si riesce ad indignarsi per il cinismo e l'egoismo di Lord Wotton perché si viene rapiti dal modo così naturale ed al contempo così artificioso di Wilde di porre domande, enunciare teorie su questioni esistenziali su cui tutti ci interroghiamo prima o poi nella vita… e poi lanciare dardi infuocati a destra e a manca con savoir faire da gentelman perfetto. L'antefatto è noto: il giovane e bellissimo Dorian viene ritratto dal pittore Hallward che lo adora e, nel vedere la propria bellezza è così colpito da sperare ad alta voce – spinto dagli elogi dell'infido Lord Henry Wotton – di non perdere mai la giovinezza. Egli dichiara che darebbe qualunque cosa perché fosse il ritratto a farsi carico degli anni e della vecchiaia… persino l'anima… e viene preso in parola. La sua anima, progressivamente sempre più nera, si mostra nel ritratto che diventa ripugnante mentre, col passare degli anni, il suo proprietario resta lindo, innocente e fresco esternamente tanto quant'è corroso e lercio dentro. Una storia accattivante, piena di simbolismi, quesiti espressi e non espressi su cui riflettere… probabilmente non sarei d'accordo con alcune idee di Wilde, specie con molte di quelle espresse così saccentemente da Henry Wotton, ma il romanzo è in sé una sfida ad ogni mente che ami essere stimolata. Se poi aggiungiamo che stilisticamente è un gioiello di maestria e tecnica espositiva… è una lettura imperdibile!

Opera recensita: "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde
Editore: vari, prima ed. 1890
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 312 (ed. Garzanti)
Prezzo: 9,90 € (ed. Garzanti)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 2 aprile 2019

RECENSIONE: FRANCESCA PALUMBO - LA TUA PELLE CHE NON C'è


Sinossi:
Daniel è un adolescente, vive a Londra e non ha mai conosciuto suo padre. Dopo la morte della madre, è stato affidato a uno zio, assolutamente incapace di fargli da genitore.
Vittima di episodi di bullismo, il ragazzo cade nella trappola di un uomo che lo trascina in un mondo torbido e pericoloso, una dimensione di vuoto totale, carnalità e vizio. Solo nel blu della piscina dove ogni mattina all’alba va a nuotare, Daniel riesce a evadere da quella realtà: lì, sott’acqua, con la musica nelle orecchie, i mostri non ci sono più e si può rinascere, puliti e trasparenti.
La voglia di sfogare il proprio disagio e di reagire, per Daniel passa anche dalla rete, dove affida i suoi pensieri a un blog e dove un giorno – inviando una richiesta di amicizia su facebook – riesce a mettersi in contatto con Fran, una vecchia amica di sua madre che oggi vive a New York e fa la discografica. Davanti a uno schermo e a una tastiera, Daniel e Fran si scambiano ricordi e confessioni e, nel raccontarsi, gli anni, i chilometri, le assenze si azzerano, mentre ognuno dei due è lì per restituire qualcosa, per colmare un tassello che manca nella vita dell’altro.
Un romanzo pieno di musica (quella degli Afterhours), che fa da colonna sonora a un’amicizia capace di superare distanze geografiche e generazionali.

Commento:
Mentre leggevo, dopo un anno di fervida attesa, questo libro, mi sono spesso ritrovata a pensare: "Cosa scriverò alla fine? Come racconterò la storia, le sensazioni che ho provato, il legame profondo che fra queste pagine ritrovo con la mia vita, con la mia esperienza personale, con la musica, con Francesca, con gli Afterhours? Come imprimerò tutto questo sulla carta?". Ci sto ancora pensando, un po' più commossa di qualche ora fa, e intanto scrivo… mi affido alle parole, proprio come fanno Daniel e Fran… loro sapranno trovare la strada.
La storia la leggerete dalla quarta di copertina, è l'incontro catartico e curativo tra Fran - una donna over 50 che, partita da Bari negli anni 80, è approdata a Londra dove ha trovato un'amica speciale ed ha creduto di trovare casa nella musica e che invece ora vive vedova a New York, occupandosi sempre di musica – e Daniel, un adolescente londinese rimasto orfano, solo e perduto. Due anime in cerca di equilibrio, di affetto, di condivisione che, annullando il tempo e lo spazio, si incontrano grazie ad un social network. Cosa li unisce? Cosa accomuna due vite e due mondi così distanti? Le storie comuni, il ricordo di una donna che per entrambi è stata importante, e soprattutto la musica. La musica che  da sempre è stata faro nella vita di Fran, le sarà utile quando, grazie ad una richiesta d'amicizia su facebook, raccoglierà la muta richiesta d'aiuto di quel ragazzo senza più punti di riferimento, di quel ragazzo che non conosce ma che la riporta di colpo ai suoi vent'anni e a quell'amica con cui ha condiviso tutto, di quel ragazzo che sta precipitando in un abisso di perdizione dal quale, pur volendolo con tutto se stesso, non riesce ad uscire. Saranno le cose che Fran gli racconta su sua madre e sulla loro amicizia a restituire a Daniel un po' di quella donna che ha perduto; saranno i testi degli Afterhours, che lei gli invia, saranno quelle parole come squarci nel buio a guidare Daniel fuori dal fango che lo stava stritolando. E Fran? Anche a lei quest'incontro fa bene: è un ciclo che si chiude, è una sorella che le viene restituita attraverso il figlio, è un figlio non suo che può essere aiutato, che può essere salvato… è la vita che dà e che toglie, che addolora e sorprende… è vita che scorre, è balsamo, cura e sollievo. I temi affrontati in questo libro sono tantissimi, la malattia, la morte, l'abuso nelle sue tante forme, tutte distruttive… e latecnologia che non è sempre il male assoluto, ma che se usata bene può essere fonte di incontro, di conoscenza, di arricchimento. E sopra a tutto questo c'è la potenza delle parole, quelle dei testi, prima quelli scritti da Fran e poi quelli di Manuel Agnelli; quelle profonde, dolorose, rabbiose con cui Daniel nel suo blog descrive lo schifo in cui è caduto; quelle che Fran scrive a Daniel per raccontare, lenire, confortare… quelle parole che Francesca Palumbo plasma e modella abilmente e che nelle sue mani sono ingredienti per creare bellezza. La conosco personalmente da anni, Francesca. I pochi momenti che abbiamo trascorso insieme fisicamente mi sono sembrati sempre troppo brevi, è una di quelle persone con cui parleresti di tutto all'infinito, con cui nasce un'empatia a pelle, un'energia condivisa che non vorresti spezzare mai. Proprio grazie a quel social network che nel suo libro fa da ponte fra due mondi, la seguo assiduamente e leggo con ammirato stupore i suoi pensieri: adoro il suo modo di scrivere, di pensare, di essere, perciò vi lascio immaginare la gioia quando ho scoperto che avrebbe scritto un libro che parlava di musica e, di più, in cui c'erano gli Afterhours che adoro. Cosa poteva venirne fuori se non una perla? Bene, se è vero che esistono i libri del cuore, La tua pelle che non c'è è uno dei miei. Si è capito che ve lo consiglio?

Opera recensita: "La tua pelle che non c'è" di Francesca Palumbo
Editore: Besa, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Londra-Stati Uniti, anni 80-giorni nostri
Pagine: 184
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


sabato 29 settembre 2018

RECENSIONE: VIRGINIA WOOLF - LA SIGNORA DALLOWAY


Sinossi:
13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell'alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto, il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole. Con "La signora Dalloway", qui proposta in una nuova traduzione, Virginia Woolf ci regala un grande romanzo lirico, capace di rivelare tutta la precarietà degli esseri umani, feriti dalle circostanze, inermi di fronte alle correnti della sofferenza e della gioia. Introduzione di Antonella Anedda.

Commento:
Quando, al liceo, studiavo letteratura inglese, la mia professoressa diceva sempre che i romanzi della Woolf erano noti per il caratteristico "Stream of conshousness" – flusso di coscienza. Beh, eccone una chiara, lampante dimostrazione: qui la trama è debolissima, quasi inesistente, eppure la Woolf riesce comunque a raccontare lo svolgersi di una giornata ed a darci un'immagine chiara, seppur sommaria, delle vite dei protagonisti. Lo fa passando da un personaggio all'altro, da un pensiero all'altro, con estrema padronanza e, oserei dire, naturalezza. Il "problema" è nostro che dobbiamo seguirla, comprendere ciò che vuol trasmetterci, superare le nostre reticenze e lasciarci guidare, coinvolgere dal flusso, senza star troppo a pensare alla trama. Personalmente non credo d'esserci riuscita completamente: ho apprezzato il romanzo nel complesso, ne intuisco la profondità, ma non mi ci sono calata, non sono riuscita a decodificarlo come avrei voluto. Da qui la mia cautela nel consigliarlo: non è una lettura facile, anche se si è già letto altro della Woolf, però ritengo che sia un'esperienza di lettura da fare. Personalmente credo che lo rileggerò tra qualche tempo, forse tra qualche anno… sono certa che ne comprenderò meglio sfumature ed implicazioni.


Opera recensita: "La signora Dalloway" di Virginia Woolf
Editore: Einaudi, prima ed. originale 1925
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Londra, 1923
Pagine: 196
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


domenica 10 dicembre 2017

RECENSIONE: ROBERT LOUIS STEVENSON - LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE


Sinossi:

Il dottor Jekyll, medico stimato e rispettabile, ultimamente ha un comportamento strano: rifugge la compagnia degli amici di sempre e frequenta un certo

signor Hyde, individuo di estrema malvagità e aspetto ripugnante. Ma perché il medico fa testamento in suo favore? Chi è davvero il misterioso Hyde? Ambientata

in una Londra allucinata e circospetta - in città è attivo Jack lo Squartatore - questa fantasia nera di Stevenson ha dato corpo e nome all'idea della

doppia personalità. Lo sventurato Jekyll, che con le sue polveri e i suoi alambicchi cerca la possibilità di darsi al vizio senza sentire rimorso, è simbolo

e vittima dell'ipocrisia sociale. Introduzione, traduzione e note di Oreste Del Buono.

 

Commento:

Un medico rispettabile, con amici rispettabili, in una Londra vittoriana avvolta da una nebulosa patina di rispettabilità, è convinto che l’uomo, ogni uomo, non sia unico, ma duplice. Da tempo egli crede che in ognuno di noi convivano due nature, una dignitosa e l’altra malvagia, perciò compie una serie di esperimenti per dimostrare questo principio. Tali esperimenti lo portano ad una pozione in grado di trasformarlo in un'altra persona, sia fisicamente che moralmente, così il rispettabile, alto, robusto e muscoloso Dottor Herry Jekyll diventa il magro, basso, malvagio Mr Hyde.

Due persone in una sola, due metà della stessa anima, una altruista e filantropa, l’altra in grado di soccombere alle passioni più smodate, ai desideri più turpi, agli istinti più beceri. Ma accade un imprevisto, la parte malvagia continua a crescere e Jekyll perde il controllo del suo esperimento…

Un romanzo gotico breve e fulminante che racconta con straordinaria incisività un aspetto importante della natura umana, il concetto del doppio, che verrà approfondito da molti autori in futuro. Lettura consigliata, un paio d’ore decisamente ben spese.

 

Opera recensita: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Robert Louis Stevenson

Editore: Bur, prima ed. 1886

Genere: classico horror

Ambientazione: Londra, fine Ottocento

Pagine: 109

Prezzo: 6,90 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 10 agosto 2017

RECENSIONE: ELIZABETH VON ARNIM - UN INCANTEVOLE APRILE


Sinossi:

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano

sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava

del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come

lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della

Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle

amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita

mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per

godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini

e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e

l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller. Da

Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

 

Commento:

Mah… che dire… la trama ve l’ha raccontata la quarta di copertina. Il mio commento a caldo è che forse mi sarei aspettata di più. Quattro donne tra loro semisconosciute si ritrovano catapultate dalle loro stanche e noiose vite inglesi ad un’anticamera del Paradiso che è questo castello medioevale fra mare e montagna, immerso in una flora lussureggiante. Complice la pace del luogo, tutte pian piano ritrovano se stesse ed il loro equilibrio tanto agoniato, al punto da essere disposte a riammettere l’amore nelle loro vite. E’ una storia tutto sommato piacevole, ma con personaggi femminili interessanti ma sin troppo stereotipati; inoltre è poco verosimile e scritta con una prosa lenta che toglie brio e dinamismo alle immagini vivide e colorate. Forse è proprio questa lentezza narrativa che mi porta a non consigliare a pieno questo libro, ma a lasciarlo nel limbo. Se dovessi dare una valutazione numerica, darei un 6, appena sufficiente dunque.

 

 

Opera recensita: “Un incantevole aprile” di Elizabeth Von Arnim

Editore: Fazzi, prima ed. 1922

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Londra-San Salvatore

Pagine: 287 (ed. 2017)

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì/no.

 

martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - LA VIA DEL MALE (CORMORAN STRIKE #3)


Sinossi:

Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna.

L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo

passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra

le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi

nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo...

 

Commento:

Proseguono le indagini dell’investigatore Cormoran Strike e della sua bravissima assistente Robin, ma questa volta il caso è molto speciale: qualcuno ha inviato a Robin un pacco contenente una gamba di donna.

Appare da subito chiaro che Robin è solo un mezzo per raggiungere Strike e ci sono solo 4 persone che potrebbero aver compiuto un atto così ignobile e macabro. I delitti, però, non si fermano e Strike si ritrova con un’indagine particolare da gestire, una cattiva pubblicità da evitare e un’assistente non nel pieno della forma. Robin, infatti, ha avuto un violento litigio con il fidanzato anche a causa del lavoro e non è più tanto certa di volerlo sposare. La causa del litigio, tra l’altro, ha aperto un vaso di Pandora che l’ha resa più vulnerabile e distratta… non il massimo quando c’è un pericoloso assassino che dimostra di essere intenzionato a farti fuori!

Adoro Robert Galbraith (che poi è J. K. Rowling), il modo di raccontare, le ambientazioni, i casi… tutto. E adoro il complicato Strike, ma soprattutto adoro Robin: è lei la vera protagonista di questo romanzo, il terzo della serie con protagonista Cormoran Strike. In questo libro, a differenza dei precedenti, si nota un indebolimento dell’indagine a favore di un passo avanti significativo nella vita dei personaggi: conosciamo meglio il passato di Robin e il modo di pensare di Strike e soprattutto il loro rapporto, sempre fra il detto e il non detto, va avanti! Il finale, a dire il vero, mi ha lasciata un po’ perplessa: forse avrei sperato in due righe in più.

In sintesi, leggermente al di sotto dei due precedenti, un po’ più macabro, ma comunque un ottimo libro! Spero che ci sia presto una quarta indagine per Cormoran e Robin!

 

Opera recensita: “la via del male” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2016

Genere: giallo-noir

Ambientazione: Londra

Pagine: 603

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 30 novembre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - PHOBIA


Sinossi:

Londra, una fredda notte di dicembre nell'elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare

via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l'uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen,

ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l'auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari

della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l'uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey,

il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche

la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente

e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all'unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d'infanzia Mark Behrendt, psichiatra

che conosce gli abissi dell'animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra

divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l'uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

 

E’ il meno psicologico e, a mio parere il meno avvincente fra i thriller di Wulf Dorn che ho letto finora, ma non per questo è meno bello! E’ la storia della giovane Sarah e di suo figlio Harvey, che in una fredda notte di dicembre si ritrovano in casa uno sconosciuto con il viso sfregiato da orribili cicatrici. L’uomo è entrato in casa con le chiavi di Stephen, il marito di Sarah, partito quel pomeriggio per un viaggio di lavoro; l’uomo indossa i suoi vestiti, ha la sua valigia e la sua macchina, dice di essere Stephen e conosce la quotidianità di Sarah ed Harvey come se avesse sempre vissuto con loro. Da questo momento per Sarah cominceranno giorni di terrore, incertezza, paura. E’ proprio questa paura che è al centro dell’intera storia, la paura che viene dal passato e che, dal giorno in cui si è dimessa dalla casa editrice in cui lavorava, segue Sarah come un’ombra: è la paura di fallire, di non essere all’altezza. Ed è proprio questa paura che lo sconosciuto con le cicatrici vuole combattere, anche se Sarah ancora non lo sa. Ora è spaventata per sé e per il figlio e vuole ad ogni costo trovare suo marito. La polizia, però, non le crede e l’unica persona che può aiutarla è il suo amico d’infanzia, lo psichiatra Mark Berendt, che da sempre ha un’attitudine naturale a capire le persone. Casualmente anche lui è a Londra, venuto dalla Germania per il funerale del suo relatore, ma quando Sarah lo cerca per chiedergli aiuto scopre che anche lui ha subito un’esperienza traumatica dalla quale fatica ad uscire. Mark, infatti, può capire benissimo, meglio di chiunque altro, cosa si prova quando uno sconosciuto entra d’improvviso nella tua vita e ti ruba la tranquillità.

Chi ha letto “la psichiatra” ricorderà certamente l’anticonformista dottor Mark Berendt, in servizio alla Walt Klinik; lo ritroviamo in questo romanzo con più esperienze e più turbamenti. Cambio di ambientazione, dunque, per Dorn che dalla grigia Germania si sposta nella piovosa Londra per una storia altrettanto intricata ed apparentemente inspiegabile. Qui, al contrario dei libri precedenti, non abbiamo una vera e propria devianza psichica, ma “solo” l’ossessione di uno sconosciuto che definire “pazzo” sarebbe troppo banale: come ci insegna Dorn, infatti, bisogna sempre chiedersi il perché delle azioni che ci sembrano folli ed indagare nel profondo dell’animo umano per capirne il significato. Ma questo è soprattutto un libro che affronta le paure, quelle ataviche che si annidano dentro ognuno di noi e che inesorabilmente condizionano la nostra vita. E poi ci sono anche le paure sociali, quelle che ci impediscono di guardare con serenità un volto deturpato, quelle che minano la nostra tranquillità, i nostri equilibri sempre precari, quelle che non accettiamo perché sarebbe troppo duro sopportarne le conseguenze…

Anche in “Phobia” Dorn fa un’analisi a tutto tondo della psiche umana e delle sue mille sfaccettature. Sebbene, come anticipavo all’inizio, mi sia sembrato il meno avvincente tra i thriller di quest’autore, probabilmente per alcune lunghe digressioni che avrei evitato, “phobia” non è meno affascinante e profondo: ancora una volta Dorn ci mostra che la verità può essere più complessa di quanto immaginiamo e che dietro ad ogni azione possono celarsi i motivi più disparati, ma comunque un motivo c’è sempre e spetta a noi ricercarlo.

Ad ogni modo, bello… consigliato.

 

Opera recensita: “Phobia” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Londra

Pagine: 324

Prezzo: 16,60 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 23 settembre 2016

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - IL BACO DA SETA (LE INDAGINI DI CORMORAN STRIKE, LIBRO II)


Sinossi:

Londra. L’eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l’investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto di più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore se n’è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore…
Appassionante e ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, Il baco da seta è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.

 

Secondo libro della serie che ha per protagonista il detective Cormoran Strike, nato dalla penna di Robert Galbraith, alias J. K. Rowling.

Abbiamo già avuto modo di conoscere Strike e la sua giovane e brava assistente Robin ne “Il richiamo del cuculo”, dove veniva risolto il misterioso omicidio di una bellissima modella, indagine che ha portato il detective agli onori della cronaca.

Qui ad essere scomparso è uno stravagante ed irriverente scrittore, alquanto avvezzo alle sparizioni clamorose ed amante dei complimenti e della pubblicità. Ma Owen Quine è scomparso da un po’ troppo tempo e la moglie, l’insignificante ed alquanto irritante Leonora, è preoccupata e si rivolge a Strike per scoprire dove sia. Ben presto il detective scopre che c’è ben più di un po’ di spettacolarizzazione dietro la misteriosa scomparsa di Quine: l’uomo è stato assassinato in una sua vecchia casa e le modalità dell’omicidio sembrano copiate pari pari dal suo ultimo manoscritto inedito, “bombix mori”. Ma chi poteva aver letto il libro? Chi aveva le capacità necessarie a porre in essere questo crimine tanto macabro quanto efferato? Tra l’ostruzionismo della polizia, un intricata rete di segreti, colpe e risentimenti vecchi e nuovi, una bella manciata di neve e il Natale alle porte, Cormoran e Robin dovranno lottare contro una mente malata e geniale e rischiare il tutto per tutto per arrivare al colpevole.

Se il primo libro era stato bellissimo, questo lo è stato ancora di più: la collaudata coppia Strike-Robin funziona più che mai, gli alti e bassi, gli accenni di rosa e quelli di noir rendono il romanzo fluido e piacevole nonostante la mole. Se proprio vogliamo trovargli qualche pecca, diremo che a tratti la trama è un po' lenta e che certi espedienti, specie nel finale, sono un po' troppo fantasiosi, ma nel complesso è un bel giallo!
La particolarità dei romanzi di Galbraith, a mio parere, non è nell’originalità della trama o nella caratterizzazione dei personaggi “cattivi”, ma nell’immagine di stabilità, forza ed insieme umana fragilità della coppia investigativa: leggendo le indagini di Strike sai che, qualunque cosa succeda, per quanto macabro sia il delitto, per quanto folle sia il colpevole, loro sono lì, con gli acciacchi, le liti familiari, i malintesi e le idee geniali… loro sono lì e se salirai la scala in metallo dell’ufficio in Denmark Street, dietro la porta a vetri ci sarà sempre una tazza di thè o una pinta di birra e un divano spernacchiante ad attenderti. Inutile dire che lo consiglio e non vedo l’ora di leggere anche il terzo libro, “la via del male”!

 

Opera recensita: “il baco da seta” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2014

Genere: giallo

Ambientazione: Londra;

Pagine: 560

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

Consigli correlati: “il richiamo del cuculo” primo libro della serie con protagonista Strike.

 

martedì 23 agosto 2016

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - IL RICHIAMO DEL CUCULO (LE INDAGINI DI CORMORAN STRIKE, LIBRO I)


Sinossi:

Il primo caso per Cormoran Strike in questo romanzo di esordio di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, autrice della serie di Harry Potter e de "Il seggio vacante". Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata. Un page turner tra le cui pagine è facile perdersi, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con nettezza. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.

 

Il libro di cui vi parlo oggi è “Il richiamo del cuculo”, primo libro della serie “le indagini di Cormoran Strike”, edito da Salani.

Si tratta di un giallo, scritto alla vecchia maniera, ma ambientato ai nostri giorni con google ed il cellulare come valido aiuto nelle indagini. Sin dalla prima pagina si viene catapultati nella storia: già nel prologo troviamo una descrizione sommaria dei fatti. La stampa è radunata in una strada di un lussuoso quartiere di Londra per raccontare la morte della bellissima ed altrettanto famosa top model Lula Landry, precipitata dal balcone del suo appartamento in piena notte. Nel primo capitolo, invece, ci vengono presentati i due protagonisti: Cormoran e Robin. Lui è uno squattrinato trentacinquenne, figlio illegittimo di un cantante famoso e di una super groopie, veterano della guerra in Afganistan in cui ha perso una gamba, ed ha appena rotto definitivamente con la sua storica, ricca fidanzata. Lei, Robin, è una ragazza dello Yorkshire in cerca di lavoro, venuta a Londra per vivere con il fidanzato, un geloso contabile che le ha appena chiesto di sposarla. Per un caso fortuito i due si incontrano proprio il giorno in cui John, fratello adottivo della nota modella Lula, affida a Strike l’incarico di indagare sulla morte della sorella: egli è, infatti, convinto che non si sia trattato di un suicidio, come la polizia ha affermato sin da subito, ma piuttosto di un omicidio. Cormoran si butta a capofitto nell’indagine che gli permette di prendere un po’ di respiro dai debiti che lo assillano e di non pensare alla fidanzata che lo ha mollato. Ben presto, però, l’idea dell’omicidio, che in un primo momento era sembrata a tutti solo una fissazione di un fratello addolorato, comincia a trovare conferme nelle indagini.

Due mondi a confronto, nelle pagine di questo bel poliziesco: quello di Lula, costruito, effimero, lussuoso, seducente e quello della periferia, del degrado sociale, dei senzatetto e delle prostitute. A volte questi mondi si incontrano, si intersecano ed è lì che può avvenire il blackout… non in modo evidente, ma sordido, subdolo, magari nelle forme di un rancore covato per anni e nascosto da un amore fraterno.

Quando ho dovuto decidere se leggere questo libro mi sono trovata di fronte a sensazioni contrastanti: da un lato ero titubante perché avevo letto molte recensioni che lo definivano “un giallo puro” e mi risultava difficile pensare ad un giallo scritto oggi ma con le caratteristiche dei grandi classici dell’800 e dei primi 900. Dall’altro, però, ero curiosa perché, per chi non lo sapesse, dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith c’è la grande J. K. Rowling, l’ideatrice di Harry Potter e del suo mondo. Ero curiosa, dicevo, di capire se fosse in grado di scrivere qualcosa di diverso da ciò che (giustamente) l’aveva resa celebre. Beh, direi che la prova è stata superata! Mi è piaciuto molto Cormoran Strike, ma soprattutto ho adorato Robin: bella, intelligentissima eppure umile ed altruista, “Proprio una brava ragazza”! E poi il libro è ben scritto e ben architettato; l’ho trovato molto gradevole, pur senza la suspense e l’azione che tanto mi piace nei thriller di oggi. Bello, consigliato! A presto con le recensioni dei successivi due volumi!

 

 

Opera recensita: “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2013

Genere: romanzo poliziesco

Ambientazione: Londra

Pagine: 464

Prezzo: € 16,90 (rilegato); € 8,99 (ebook)

Consigliato: sì.