simposio lettori copertina

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Visualizzazione post con etichetta saga familiare. Mostra tutti i post
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venerdì 22 ottobre 2021

RECENSIONE: NATASHA SOLOMONS - I GOLDBAUM

Sinossi:

Vienna, 1911. Sulla Heugasse, costruito con la pietra bianca più bella d’Austria, sorge il palazzo dei Goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. In città si dice che siano così ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perché brilli per loro. Ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. Persino nei fastosi palazzi di Casa d’Asburgo.
Rinomati collezionisti di opere d’arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova Fabergé, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i Goldbaum, com’è costume delle cosmopolite dinastie reali d’Europa, si sposano tra loro. Perché gli uomini Goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri è necessario, infatti, che le donne Goldbaum sposino uomini Goldbaum e producano piccoli Goldbaum.
Anche la giovane, ribelle Greta Goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente Vienna del primo decennio del Novecento, sposando Albert Goldbaum, un cugino del ramo inglese della famiglia.
Per una ragazza della sua estrazione sociale il matrimonio è una delle spiacevolezze della vita da affrontare prima o poi, e con questo spirito Greta lascia Vienna per la piovosa Inghilterra.
A Temple Court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa: la nuova famiglia la tratta con rispetto, la servitù con deferenza e Albert è cortese e sollecito. Ma la sua presenza riesce a essere opprimente come una coperta pesante in una nottata troppo calda, e tra i due giovani si instaura una gelida, sottile antipatia. Al punto che Lady Goldbaum, la madre di Albert, decide di donare alla ragazza un centinaio di acri come dono di nozze, un giardino dove sentirsi finalmente libera da ogni costrizione.
Alla silenziosa contesa di Temple Court si aggiunge, però, il fragore di ben altro conflitto: la prima guerra mondiale, il tragico evento che spazzerà via l’intero vecchio ordine su cui l’Europa si era retta per secoli. La corsa agli armamenti è tale che persino gli influenti Goldbaum, benché abituati a lavorare con discrezione dietro le quinte dei governi e delle dinastie reali, non possono alterarne il corso. Per la prima volta in duecento anni, la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria.
Attraverso pagine d’inconsueta bellezza Natasha Solomons dona al lettore una struggente storia d’amore e al contempo getta uno sguardo nuovo sulla complessità dell’identità ebraica all’inizio del XX secolo e sul ruolo delle banche nei finanziamenti alla causa bellica.

 

Commento:

Eh, ecco… e ora come faccio a commentare questo libro? Dopo che ho dichiarato in lungo e in largo che non mi piaceva, che mi deconcentravo leggendo, che mi perdevo… ora come faccio a dire che, alla fine, mi è piaciuto? Eppure devo dirlo, perché, in fin dei conti, a lettura ultimata mi sento di affermare che tutto sommato questo libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto vagare per il giardino naturale di Greta, mi è piaciuto essere testimone dell'evoluzione dei personaggi, dei loro rapporti, delle loro storie; ho apprezzato la cura dei dettagli e l'aderenza con la storia che Natasha Solomons ha profuso in queste pagine… tuttavia il difetto più grande rimane ed è ciò che non mi fa consigliare senza riserve questa saga familiare: questo romanzo è davvero troppo, troppo, troppo lento, specie all'inizio, al punto che diventa noioso finché non si prende confidenza con i personaggi, cosa che accade, ma molto molto in là con la lettura. È vero, alla fine non volevo staccarmi da Albert e Greta, ma arrivare a quest'agognata fine è stata un'impresa non da poco! Se avrete la pazienza di tentarla, quest'impresa, leggerete un buon romanzo storico incentrato su una famiglia di potenti banchieri ebrei, ambientato fra il 1911 e il 1917 ed ispirato alla famiglia Rotschild. Non solo, leggerete anche una emozionante saga familiare che vi renderà edotti, tra le altre cose, sul funzionamento di alcune dinamiche economiche e storiche alla base degli imperi commerciali e finanziari mondiali di ieri e di oggi, nonché dei più grandi conflitti mondiali del Novecento. Un libro non facile, dunque, non tanto per il contenuto, ma per il ritmo o la mancanza di esso. Tuttavia, un libro da consigliare a chi ama prendersi il suo tempo con una lettura che tenga compagnia e permetta di perdersi in un'altra epoca ed in un mondo parallelo e lontano.

 

Opera recensita: "I Goldbaum" di Natasha Solomons

Editore: Neri Pozza, 2019

Traduttore: Laura Prandino

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Europa, 1911-1917

Pagine: 480

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

      

sabato 21 agosto 2021

RECENSIONE: ORHAN PAMUK - LA CASA DEL SILENZIO

Sinossi:

Fatma, insieme al nano Recep, figlio illegittimo del suo defunto marito, vive ancora nella casa in cui si trasferì con il suo sposo - un medico fallito, attivista politico e alcolista - quando decisero di abbandonare Istanbul agli inizi della rivoluzione del 1908. Nella cadente villa in legno Fatma, altezzosa e bisbetica, trascorre i giorni e le notti assorta nei ricordi, a rodersi in un cupo sentimento. I suoi figli sono morti, ma i suoi tre nipoti ogni estate vanno a trovarla per un breve soggiorno. Faruk, il maggiore, è uno storico che, abbandonato dalla moglie, ha trovato nell'alcol un efficace palliativo alla noia; Nilgün è un'affascinante studentessa progressista che sogna una rivoluzione sociale che non arriva mai; il giovane Metin è un genio della matematica che vuole emigrare negli Stati Uniti per arricchirsi. Tutti e tre, per motivi diversi, desiderano che la nonna venda la casa.

 

Commento:

Orhan Pamuk è un autore complesso, sfaccettato, che ama dire le cose a modo suo, con i suoi tempi, con i suoi non detti, senza preoccuparsi troppo di ciò che potrebbe piacere o non piacere al lettore. I suoi libri, perciò, sono tutti diversi fra loro e non tutti incontrano il mio personale gusto… ma c'è una cosa che li accomuna tutti: la Turchia, patria amata e dannata dell'autore che non perde occasione per raccontarla, analizzare come l'evoluzione storica riverbera sulla società, interpretarne i mutamenti culturali, sociali, finanche spirituali. In La casa del silenzio, romanzo del 2007, un Pamuk fresco di Nobel racconta le tante facce del suo Paese attraverso un romanzo corale, una saga familiare che in sé racchiude le anime di Fatma, una novantenne altezzosa che vive di ricordi e rancori mai sopiti, e dei suoi tre nipoti, Faruk, Metin e Nilgun, a loro modo tutti diversi ma fra loro isolati e slegati. A congiungere questa famiglia con il resto del mondo circostante c'è Recep, il cameriere di Fatma, il nano figliastro di suo marito Selahattin. Ciascuno, con la propria voce e il proprio sentire, racconta ciò che non va nella sua vita e – di riflesso – nella Turchia, dimenticando di considerare i problemi o i bisogni degli altri, come se ciascuno sprofondasse nella propria insoddisfazione. È naturale che, alla lunga, mondi così distanti eppure così prossimi finiscano per cozzare l'uno contro l'altro creando un cortocircuito.

La casa del silenzio non è un libro facile – nessuno dei libri di Pamuk lo è – e l'estrema introspezione e malinconia dei personaggi potrebbe scoraggiare; tuttavia a me non è dispiaciuto leggerlo perché a suo modo è uno spaccato di vita e di storia di un Paese affascinante, controverso ed ingannevole come la Turchia. Lo consiglio, anche se tra quelli che ho letto non è il miglior libro di Pamuk.

 

Opera recensita: "La casa del silenzio" di Orhan Pamuk

Editore: Einaudi, 2007

Genere: narrativa straniera, saga familiare, romanzo corale

Ambientazione: Turchia

Pagine: 376

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

  

lunedì 26 luglio 2021

RECENSIONE: NAMWALI SERPELL - CAPELLI, LACRIME E ZANZARE

                    Sinossi:

1904. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, c’è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell’hotel dall’altra parte del fiume, un esploratore di nome Percy M. Clark, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano. Questo innesca un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolgono tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca, una mista) i cui membri si scontrano e s’incontrano nel corso del secolo, nel presente e oltre. Con il susseguirsi delle generazioni, le storie di queste famiglie – i loro trionfi, i loro errori, le perdite e le speranze – emergono attraverso un panorama di storia, fiaba, romanticismo e fantascienza. Da una donna ricoperta di peli a un’altra afflitta da una cascata infinita di lacrime, a storie d’amore proibite e ardenti storie politiche, a meraviglie tecnologiche nostrane come afronauti, microdroni e vaccini virali, questo avvincente e indimenticabile romanzo è una testimonianza del nostro desiderio di creare e attraversare i confini e una meditazione sul lento e grandioso passare del tempo.

 

Commento:

Cos'hanno in comune fra loro capelli, lacrime e zanzare? Apparentemente nulla, ma, fidatevi, c'entrano molto, molto più di quanto si possa pensare. Di sicuro c'entrano nella storia raccontata nel libro cui danno il titolo, il folgorante esordio letterario di Namwali Serpell da molti – troppi – accostato addirittura a Cent'anni di solitudine. Senza voler cercare a tutti i costi paragoni impegnativi, mi sento di affermare che Capelli, lacrime e zanzare è un libro impegnativo, una saga familiare appassionante, un buon romanzo storico con tracce di distopia sul finale, un ottimo esordio letterario e, non da ultimo, un interessante modo di conoscere la storia di un popolo, tanto variegato, di un territorio che ruota attorno a un fiume (lo Zambesi) e di una Nazione nata da appena sessant'anni e segnata dal colonialismo europeo del primo Novecento e da profondi dissidi e contraddizioni interni, dati dalle tante etnie conviventi in un territorio non poi così vasto. Tutto comincia da un errore e finisce in un errore, tutto comincia in un hotel nel 1904 in cui un inglese supponente e razzista viene in contatto con un albergatore italiano, e finisce con tre ragazzi di etnie diverse che cercano di cambiare il corso di una storia già scritta. Nel mezzo c'è la vita, c'è un groviglio di storie, esperienze che si intrecciano, destini che si incrociano… ci sono amori, lotte politiche, privazioni, compromessi, tragedie personali, progetti, tradimenti… c'è tutto quello di cui è fatto un vissuto, moltiplicato per il vivere d'un intero popolo. La storia di un Paese raccontata tra verità e fantasia, in un romanzo intenso, impegnativo, ma molto piacevole da leggere. Consigliato.

 

Opera recensita: "Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

Editore: Fazi, 2021

Genere: saga familiare, romanzo storico, distopico

Ambientazione: Zambia

Pagine: 650

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 30 giugno 2021

RECENSIONE: CARMEN KORN - QUANDO IL MONDO ERA GIOVANE

    Sinossi:

Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. Gerda e suo marito Heinrich Aldenhoven vivono a Colonia, nella casa ereditata a Pauliplatz, insieme ai figli Ursula e Ulrich e alle cugine non sposate di Heinrich, che hanno perso il loro appartamento sotto i bombardamenti. Heinrich gestisce una galleria d’arte, ma gli affari al momento vanno male: in troppi non hanno più le pareti dove appendere i quadri. La situazione è difficile anche ad Amburgo, dove l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt dormono nella stanzetta accanto alla cucina da quando hanno lasciato il letto alla figlia Nina e al nipotino Jan. Il bambino ha cinque anni e non ha mai incontrato il padre, Joachim, disperso in Russia da anni nonostante Nina continui a sperare nel suo ritorno. E infine c’è Margarethe, nata Aldenhoven, che si è trasferita da Colonia a Sanremo, dove ha sposato Bruno, figlio di una ricca famiglia di commercianti di fiori; la vita tra le bellezze della riviera ligure sembra spensierata, ma la presenza della suocera, matriarca misogina che gestisce il patrimonio di famiglia, è molto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?
Il primo capitolo della nuova saga in due volumi firmata Carmen Korn: un’emozionante storia corale, un decennio all’insegna della rinascita, tre famiglie a cui affezionarsi.

 

Commento:

Se ci guardiamo indietro, gettando uno sguardo d'insieme al Novecento, non ci sarà difficile convenire che la storia di questo secolo si divide in due grossi blocchi: prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Quei cinque anni e mezzo e i vent'anni precedenti fanno da spartiacque fra il mondo di prima e il mondo d'oggi. Il decennio che va dal 1950 al 1959 fu, perciò, un periodo cruciale per la nascita e la formazione della società che conosciamo e nella quale viviamo, fu quasi una nuova giovinezza del mondo, fatta di tante novità, voglia di riprendersi, ma anche di strascichi insoluti e ferite profonde. Carmen Korn, in questo romanzo, analizza proprio quel decennio di profondi cambiamenti e lo fa dal punto di vista di tre famiglie, diverse ma tra loro legate, residenti in tre città: gli Aldenoven da Colonia, i Bortfel da Amburgo e i Canna da Sanremo. Le vicende familiari loro e delle persone che con loro hanno a che fare si intrecciano indissolubilmente con la storia dell'Europa postbellica. Ci affezioneremo, come già è accaduto nella Trilogia del secolo, a questi nuovi personaggi e vorremo sapere altro di loro, saremo curiosi di conoscere l'evoluzione delle loro vite. E infatti Carmen Korn non ci delude: è già previsto un secondo volume di questa storia tutta da leggere.

Opera recensita: "Quando il mondo era giovane" di Carmen Korn

Editore: Fazi, 2021

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Germania-Italia, anni 50

Pagine: 590

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 19 maggio 2021

RECENSIONE: PHAN QUE MAI NGUYEN - QUANDO LE MONTAGNE CANTANO

Sinossi:

Dal loro rifugio sulle montagne, la piccola Huong e sua nonna Dieu Lan sentono il rombo dei bombardieri americani e scorgono il bagliore degli incendi che stanno devastando Hanoi. Fino a quel momento, per Huong la guerra è stata l'ombra che ha risucchiato i suoi genitori, e adesso quell'ombra sta avvolgendo anche lei e la nonna. Tornate in città, scoprono che la loro casa è completamente distrutta, eppure non si scoraggiano e decidono di ricostruirla, mattone dopo mattone. E, per infondere fiducia nella nipote, Dieu Lan inizia a raccontarle la storia della sua vita: degli anni nella tenuta di famiglia sotto l'occupazione francese e durante le invasioni giapponesi; di come tutto fosse cambiato con l'avvento dei comunisti; della sua fuga disperata verso Hanoi senza cibo né denaro e della scelta di abbandonare i suoi cinque figli lungo il cammino, nella speranza che, prima o poi, si sarebbero ritrovati. E così era accaduto, perché lei non si era mai persa d'animo. Quando la nuova casa è pronta, la guerra è ormai conclusa. I reduci tornano dal fronte e anche Huong finalmente può riabbracciare la madre, Ngoc. Ma è una donna molto diversa da quella che lei ricordava. La guerra le ha rubato le parole e toccherà a Huong darle una voce, per aiutarla a liberarsi del fardello di troppi segreti... La saga di una famiglia che si dipana lungo tutto il Novecento, in un Paese diviso e segnato da carestie, guerre e rivoluzioni. Tre generazioni di donne forti, che affrontano la vita con coraggio e determinazione. Una storia potente e lirica insieme, che ci ricorda il valore dei legami familiari e gli ostacoli che siamo disposti a superare per rimanere accanto alle persone che amiamo.

 

Commento:

Quando le montagne cantano è un romanzo bellissimo, commovente e scritto divinamente. È la storia di un Paese, il Vietnam, lacerato da guerre, rivoluzioni, faide interne e ingerenze esterne durate per decenni e i cui effetti sono ricaduti pesantemente sulla popolazione. Una storia drammatica raccontata da tre generazioni di donne e uomini che, pur combattendo ogni giorno, su vari fronti, per sopravvivere, non hanno mai ceduto alla disperazione e allo sconforto. Anche davanti alla sfortuna e alla miseria più nera sono riusciti a non perdere quel minimo di speranza che li spingesse a voler andare avanti, un passo dopo l'altro, vivendo di niente, vedendosi strappare pezzi di cuore, eppure continuando ad avanzare senza smettere di crederci.

È una storia straziante e dolcissima, quella raccontata a due voci da Huong e sua nonna Dieu Lan, una storia che ci invita a non abbatterci mai, a coltivare la speranza, a guardare il cielo ed affidargli sogni e rimpianti. Una storia che ci porta a calarci a capofitto in una cultura molto diversa dalla nostra, che tuttavia affascina e desta ammirazione perché instilla forza d'animo e – come diremmo oggi con un termine abusato – resilienza. Quando le montagne cantano è un bellissimo romanzo storico che getta uno sguardo accorato e partecipe alle vicende storiche, militari e politiche del Vietnam dagli anni 30 agli anni 80 del Novecento e, al contempo, ci fa vivere una saga familiare appassionante e coinvolgente. Consigliato? Decisamente sì.

 

Opera recensita: "Quando le montagne cantano" di Phan Que Mai Nguyen

Editore: Nord, 2021

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Vietnam

Pagine: 384

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 16 ottobre 2020

RECENSIONE: GIORGIO FONTANA - PRIMA DI NOI

Sinossi:

Una famiglia del Nord Italia, tra l'inizio di un secolo e l'avvento di un altro, una metamorfosi continua tra esodo e deriva, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche. Il tempo che scorre, il passato che tesse il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre e che è l'unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri. È questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i personaggi di Giorgio Fontana, i Sartori, da quando il primo di loro fugge dall'esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza in un casale di campagna. Poi un figlio perduto in Nordafrica, due uomini sopravvissuti e le loro nuove famiglie, per arrivare ai giorni nostri: quelli di una giovane donna che visita la tomba del bisnonno, quasi a chiudere un cerchio. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, che si spostano dal Friuli rurale alla Milano contemporanea affrontando due guerre mondiali e la ricostruzione, la ricerca del successo personale o il sogno della rivoluzione, la cattedra in una scuola e la scrivania di una multinazionale. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, il viaggio. Sempre lo scontro e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse nella felicità neppure credono. Perché se in ogni posto del mondo bisogna battersi e lottare allora è meglio imparare ad accettare le proprie inquietudini, e stare lì dove la vita ci manda.

Romanzo storico e corale, vasto ritratto narrativo del Novecento italiano, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un passato che sembra aver lasciato in eredità solo fatica e complessità, persino nei più limpidi gesti d'amore. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? Esiste una forza originaria capace di condannare un'intera famiglia all'irrequietezza? Come redimere se stessi e la propria stirpe? La risposta a queste domande è nella voce di un tempo nuovo, nello sguardo di chi si accinge a viverlo, nelle parole di uno scrittore di neppure quarant'anni che ha voluto affrontare con le armi della letteratura la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.

 

Commento:

Si può racchiudere la storia d'Italia, da Caporetto ad oggi, in un romanzo? Lo si può fare in modo credibile, dignitoso, curato, serio? La risposta è sì e il segreto è prendersi i tempi giusti. Giorgio Fontana si è preso novecento pagine, novecento pagine densissime di vita, battaglie, rinunce, compromessi, insoddisfazioni, vittorie, sconfitte, dolori, gioie, amori, lotte, lavoro, perdita, vigliaccheria, coraggio. Tutto questo e molto altro è Prima di noi, la storia dei Sartori, una famiglia nata per costrizione, per pagare un errore, per prendersi la responsabilità di una vigliaccata, e rimasta in piedi, tra il Friuli e l'interland milanese, tra alterchi e strani legami di solidarietà, per quasi cento anni. Giorgio Fontana si prende la calma necessaria per descrivere con compiutezza e perizia storie, situazioni, personaggi, raccontando attraverso la quotidianità di una famiglia che cresce, cambia, si sfalda, si sgretola e si ricostruisce, la storia di un'Italia cambiata per gradi, a poco a poco, passando attraverso ostacoli, guerre, privazioni, povertà, migrazioni, resistenze, lotte sindacali, scioperi, diritti e disoccupazione. Raccontando attraverso le vicende di una famiglia come tante, Fontana dimostra agli ultimi scettici che la storia non è una parola vuota, un concetto astratto, che le epoche non sono contenitori vuoti o segni sulla linea del tempo immaginaria, ma sono vite che cambiano, genitori che invecchiano e figli che si affacciano al mondo, pronti a fare la loro parte. Un buon romanzo, con una scrittura ricercata, pacata, misurata, puntuale ed efficace. Una lettura da consigliare.

 

Opera recensita: "Prima di noi" di Giorgio Fontana

Editore: Sellerio, 2020

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Friuli, Lombardia

Pagine: 896

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 25 luglio 2020

RECENSIONE: MAZO DE LA ROCHE - IL GIOCO DELLA VITA


Sinossi:
È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.
Il gioco della vita è il secondo capitolo della saga di Jalna: una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo, seconda solo a Via col vento fra i bestseller all’epoca della prima uscita.

Commento:
è un vero piacere ritornare, dopo un anno, nella maestosa, affascinante, animatissima Yalna e ritrovare tutti i suoi abitanti, alle prese con le gioie, le difficoltà, i turbamenti della vita. La vasta proprietà con l'antica dimora al centro, perfettamente incastonata negli sconfinati e meravigliosi paesaggi del Canada è un ventre accogliente per chi vi è nato e cresciuto, un ventre dal quale è difficile staccarsi. Famiglia e casa sono un corpo unico, una muraglia compatta che non tollera distacchi, diserzioni, diaspore: il concetto di unione familiare è sacro per questo clan Adelinocentrico. Sì, perché al centro del progetto, a dominare tutti con dispotico, affettuoso piglio tirannico c'è lei, la nonna ultracentenaria, l'indistruttibile, testarda, arguta Adeline Court che settant'anni prima, insieme al suo capitano Philip Whitehoak, ha creato la proprietà e fondato la famiglia. Tutto ruota sempre intorno a lei, al suo volere, alle sue decisioni. Tutti i membri della famiglia con le loro personalità più o meno forti, con le ambizioni, gli errori, i colpi di testa, i guai, orbitano intorno a questa donna tenace e volitiva che è una calamita naturale. Ma Adeline è sempre più provata, la fine della sua vita si sta approssimando, nello sgomento generale e una questione ben più venale sta per interessare tutta la famiglia: già da tempo Adeline ha dichiarato che, alla sua morte, il patrimonio spetterà ad una sola persona perché non vuole che sia fatto a fette come una torta. Chi, dunque, si aggiudicherà questa lauta eredità? A scapito di chi? E sarà poi, davvero, una fortuna questo lascito ingombrante? Nelle more, però, la vita a Yalna continua, con le angustie, i dissapori e i tanti non detti che pure affliggono una famiglia unita. Sapranno, i Whitehoak, sopravvivere agli scossoni e agli imprevisti rimanendo uniti, senza lasciare indietro nessuno? Una storia affascinante raccontata con una prosa ammaliante, elegante, vibrante… tutti aggettivi con cui si può descrivere anche Yalna stessa. Il gioco della vita è il giusto seguito ad un primo volume denso e ricco come Yalna, ed entrambi i capitoli vanno a comporre una saga familiare che si delinea preziosa e imperdibile. Spero di leggere presto le nuove vicende dei Whitehoak, spero di tornare presto anch'io nel ventre accogliente, anche se talvolta opprimente, di Yalna.


Opera recensita: "Il gioco della vita" di Mazo de la Roche
Editore: Fazi, 2020
Genere: letteratura americana, saga familiare in più capitoli
Ambientazione: Canada, anni '20
Pagine: 480
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 25 aprile 2020

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - MILLE ANNI CHE STO QUI


Sinossi:
Grottole, nei pressi di Matera: in un Sud poco esplorato, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla ricchezza alla fame, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco, con i suoi barili d’oro sepolti e non piú ritrovati, all’ultima discendente, Gioia, che piú di un secolo dopo raccoglie i ricordi di famiglia. Il ritratto di un mondo terrestre, duro e magnifico. Una costellazione di personaggi colti nei momenti salienti della loro esistenza. Il loro scendere o meno a patti con la vita. L’immaginazione usata per accettare la realtà. E poi la fine di un mondo. Padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, aspettative e tradimenti. Amori, ideali politici, lotte, delusioni. La vitalità di un popolo e una voglia di vivere conquistata infine sfidando anche l’amore romantico e le sue trappole. Vincitore del Premio Campiello 2007, Mille anni che sto qui è stato tradotto in venti paesi.

Commento:
Mille anni che sto qui è tante cose: è una saga familiare perché racconta la vita, le vicende, l'evoluzione e il destino della famiglia Falcone dal 1861 al 1989; è un romanzo storico perché ripercorre l'intera storia europea dall'Unità d'Italia alla caduta del Muro di Berlino; è perfino un po' guida geografica del territorio lucano con i tantissimi dettagli sulla cucina, la flora, il paesaggio, il carattere degli abitanti e le loro abitudini, superstizioni, pensieri e strategie di sopravvivenza… è tutto questo, ma è su tutto una storia italiana. Gli stravolgimenti, le disgrazie, le gioie e i patimenti dei Falcone sono quelli di tante famiglie italiane in quei decenni, tra le privazioni, i figli partiti al fronte, i matrimoni che erano terni al lotto, l'arte imperitura di arrangiarsi e di sopravvivere a tutto. È una storia di uomini, ma soprattutto di donne industriose, generose, scaltre, piene di ardimento. È la storia di Concetta, Albina, Candida, Alba, Mara, Lucrezia, Clelia, Gioia e di tante altre. È la storia di una terra, la Basilicata, dura e bellissima come la tempra dei suoi abitanti. E probabilmente una storia come questa non sarebbe stata la stessa se a raccontarla non fosse stata una donna lucana con la forza narrativa di Mariolina Venezia, con il suo stile diretto, ruvido, a volte graffiante e a volte vibrante che ha modellato personaggi, luoghi, storie come materia viva per noi. Un romanzo che mi è piaciuto molto e che non posso non consigliare, una di quelle storie italiane preziose che ci permettono di conoscere il nostro Paese, le nostre radici e noi stessi, di sapere da dove veniamo, quali vite ci portiamo dentro e quale eredità lasciamo a chi seguirà.

Opera recensita: "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2007
Genere: narrativa italiana, romanzo storico, saga familiare
Ambientazione: Basilicata (prevalentemente)
Pagine: 264
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5
Colonna sonora sperimentata: Eugenio Bennato.


venerdì 20 marzo 2020

RECENSIONE: CARMEN KORN - ARIA DI NOVITà


Sinossi:
È il 1970 e Henny, che ha «l’età del secolo» ed è concentrata sui preparativi per il suo settantesimo compleanno, chiede divertita all’amica di sempre: «Hai mai tradito tuo marito?». Guardarsi allo specchio è più difficile, ma dentro si sente ancora una ragazzina; perché cos’è il tempo, in fin dei conti? A festeggiare con lei, insieme alle immancabili amiche, al marito e ai figli, ci sarà una nuova generazione appena entrata nell’età adulta: Katja, una fotografa che decide di mettere in secondo piano la sua vita per documentare con le immagini quel che accade nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale tornata a sorpresa ad Amburgo con una notizia che lascerà parenti e amici a bocca aperta; e poi Ruth, giornalista e militante, che fatica a liberarsi dalla travagliata relazione con un uomo violento pericolosamente vicino alle frange più estreme. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stretto sodalizio che ha unito le loro madri e nonne e, con grande felicità di Henny, la generazione successiva alla sua porta avanti la tradizione: condivide felicità e sfortune, i momenti insignificanti e quelli importanti. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989. Ma prima che la storia intervenga ad abbattere questa barriera, chiudendo un’epoca e aprendone una nuova, le vite delle protagoniste subiranno diversi scossoni.
Dopo Figlie di una nuova era ed È tempo di ricominciare, la trilogia di Carmen Korn trova in questo volume la sua commovente conclusione.

Commento:
Ultimo, meraviglioso volume di una bellissima trilogia, la Trilogia del secolo, in cui Carmen Korn ci racconta le vicende del Novecento attraverso una grande famiglia allargata, una "famiglia di amici" nella Germania scossa da profondi cambiamenti.
In questo terzo libro si va dal 1970 al 1999, si saluta il secolo e il millennio e con loro tanti amici, protagonisti delle mille storie e vicissitudini che abbiamo letto in questi tre libri. Generazioni di persone che si susseguono, si legano, si compenetrano: madri, figlie, nonne, amiche, vivono il loro tempo con tutti i cambiamenti che porta con sé e noi lo viviamo attraverso le loro storie. Così passiamo per l'accettazione dell'omosessualità, l'Aids, lo sposarsi sempre più tardi, le lotte politiche, i movimenti estremisti, la Germania divisa e poi finalmente unificata, l'amore, le scelte, la comunanza e la condivisione. Una trilogia, questa, in cui il concetto di amicizia supera ogni barriera temporale o spaziale, supera persino il concetto di famiglia in senso stretto per assumere un valore alto e universale. La scrittura di Carmen Korn è, come al solito, fluida, scorrevolissima ed evocativa. Si prova, leggendo, un senso di rassicurante accettazione degli eventi, un senso di comunità che dà forza. Quasi dispiace chiudere il cerchio e dover lasciare questi amici, ma tutto finisce, anche le cose belle. Inutile dire che consiglio la lettura non solo di questo libro, ma dell'intera trilogia composta da Figlie di una nuova era, è tempo di ricominciare e Aria di novità.

Opera recensita: "Aria di novità" di Carmen Korn
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa europea, saga familiare, seriale
Ambientazione: Germania, 1970-1999
Pagine: 528
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 3 dicembre 2019

RECENSIONE: STEFANO MASSINI - QUALCOSA SUI LEHMAN


Sinossi:
Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l’entusiasmo dello sbarco. È il seme da cui nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman si trasferisce nel Sud degli Stati Uniti, dove apre un negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l’astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai fratelli Emanuel e Mayer). Con il tempo, al cotone si sostituiscono il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un’industria ferroviaria tutta da finanziare; ai padri subentrano i figli e i nipoti, in un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie.
Spiazzante e pirotecnico, Qualcosa sui Lehman è un libro senza eguali, in cui non c’è più spazio per le tradizionali differenze fra generi: il romanzo si amalgama al saggio, l’epica al teatro, con continue incursioni nel cinema, nelle canzoni, e perfino nelle formule matematiche e nei fumetti. Una forma letteraria assolutamente nuova che, sfidando in un corpo a corpo artistico XIX e XX secolo, apre di fatto uno squarcio sul futuro.

Commento:
Era confuso, timido e senza alcuna idea di dove andare e cosa fare, Heyum Lehmann, quando partì da Rimpar, in Baviera, per vedere l'America. Era confuso, non più timido né taciturno, ma comunque senza alcuna idea di dove andare e cosa fare, Henry Lehman, quando sbarcò a New York e l'America se la vide tutta davanti. Così, dopo aver imparato a riconoscere la puzza di New York, i migliori liquori al primo sorso e il carattere delle altre nazionalità dopo un mese e mezzo di traversata, e dopo aver consultato un illustre rabbino, se ne andò in Alabama, al Sud, tra caldo, luce e piantagioni di cotone, ad aprire un negozietto di stoffe. E così, Baruch Hashem, tra una stoffa "First choice" e una massima estrapolata da uno dei lapidari biglietti del padre, Henry, la testa di famiglia, dopo le stoffe cominciò a commerciare cotone grezzo a prezzo maggiorato. Si sposò con Rose, ebbe dei figli, lo raggiunsero i due fratelli dalla Germania, Emanuel il braccio e Mayer la patata e nacque così la fiorente, intraprendente, spregiudicata, gloriosa Lehman Brothers. Cotone, zucchero, caffè, carbone, petrolio, ferrovia, telefono, radio, cinema, televisione, stampa, borsa, Wallstreet, New York… molti figli e nipoti dopo, la Banca Lehman Brothers era lì, in una parabola ascendente di continua espansione, a sfidare il tempo, la gravità, gli sconvolgimenti del mondo, a cavalcarli a briglie strette. In centocinquant'anni di storia, i Lehman hanno saputo rialzarsi, reinventarsi, adattarsi al tempo, creare mode, interpretare ed anticipare i bisogni dell'America e poi del mondo. Una famiglia fatta di menti brillanti, tutte diverse per carattere, inclinazioni, vissuto, tutte unite – più o meno volentieri – nella banca del presente proiettata in una corsa a velocità folle verso il futuro. Hanno superato guerre, crisi, lutti, avvicendamenti, ma la banca è rimasta in piedi, solida, sicura, in perenne ascesa… fino a quando……. Fino a quando la montagna non è crollata e il mondo con lei.
In Qualcosa sui Lehman, Stefano Massini racconta la storia di questa sorprendente famiglia e lo fa in modo sapiente ed originale: due cose rendono questo libro stupendo, la storia raccontata che di per sé non può non suscitare interesse, e la prosa scoppiettante, travolgente, irresistibile con cui è stata scritta. Monologo teatrale, saga familiare, biografia, reportage, romanzo storico, Qualcosa sui Lehman conta più di ottocento pagine che si leggono – che dico – si divorano in un lampo. Interessante, appassionante, stimolante, questo è un libro da cui si fa davvero fatica a staccarsi. Peccato solo per il finale che, a parer mio, è un tantino troppo affrettato, ma davvero, lo consiglio caldamente.


Opera recensita: "Qualcosa sui Lehman" di Stefano Massini
Editore: Mondadori, 2016
Genere: narrativa, saga familiare, biografia
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 816
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


sabato 17 agosto 2019

RECENSIONE: AYANTA BARILLI - UN MARE VIOLA SCURO


Sinossi:
Un bisnonno, Belzebù, dal nome improbabile e inquietante. E un luogo, Colorno, così carico di segreti e di orrore da non potersi evocare. Parte da qui, dagli ostinati silenzi e dalle invenzioni di una famiglia di saltimbanchi, bugiardi, scrittori, amazzoni e diavoli, il viaggio di Ayanta alla scoperta della sua verità.
Tre donne: Elvira, Angela, Caterina. Un secolo di Storia: la nostra. E poi Padova, Parma, Roma, Tellaro, Madrid. Per riannodare il filo contorto e spezzato della memoria, Ayanta si addentra nel labirinto ora spaventoso, ora traboccante di luce delle proprie radici, fruga nei vecchi cassetti, separa le favole dalla realtà, le leggende dalle bugie. Sveglia fantasmi a lungo sopiti, forza le stanze chiuse dei ricordi, traccia i frastagliati contorni di un dramma famigliare ma non domestico – anzi, universale – lungo tre generazioni. Perché sono le donne a custodire la memoria, lacune e omissioni comprese, delle generazioni passate e presenti. E sono sempre loro, le donne, a mettere le mani in quei cassetti, a trasformare i detriti in storie che pretendono di essere ascoltate. Storie così vive da riguardarci tutti.
Finalista del Premio Planeta e grande successo di vendite in Spagna, Un mare viola scuro è l’esordio di una scrittrice di talento, capace di affrontare i temi fondamentali – l’amore, la condizione femminile, la perdita, la scrittura – attraverso una lingua di rara sensibilità.

Commento:
Quando muore un parente stretto ci si stupisce sempre per quel dettaglio importante che non si conosce. Da quel dettaglio, però, spesso parte una serie di scoperte più o meno dolorose, fatte di ricordi, omissioni, dettagli mancanti, pieni e vuoti di cui non si sospettava neppure l'esistenza. E' un po' quello che succede ad Ayanta Barilli che, alla morte della nonna Angela, non conosce il vero nome del padre da indicare nel certificato. Tutti in casa lo chiamavano Belzebù, ma di certo non è questo il suo nome. E proprio quel nome, unito ad un altro, susciterà in Ayanta ricordi e nostalgie che le faranno venir voglia di scoprire la vera storia della sua famiglia. Sarà proprio indagando tra le carte, tra i ricordi, tra gli aneddoti veri o inventati, sarà tuffandosi nelle pagine scritte ed autopubblicate da Angela, che Ayanta scoprirà la storia di Elvira e della sua presunta follia, di Belzebù e delle sue insicurezze, di Angela e della sua forza, di Carlotta e Caterina così vicine eppure così diverse… e solo così riuscirà davvero a capire chi è lei, da dove viene e da cosa deve salvarsi. Un tuffo nei ricordi, un salto nel buio in un mare di sofferenza, cattiveria, menzogna, indifferenza o incapacità di comprendere. Un viaggio salvifico nella conoscenza di sé.
Un mare viola scuro, a metà tra autobiografia, saga familiare e memoir di famiglia, racconta una storia familiare, intima e universale, una storia che in molti punti tocca quelle di tante altre famiglie italiane del Novecento, di tante altre donne intrappolate in una scelta sbagliata e punite troppo duramente dalla vita per quell'unico sbaglio. La follia, la malattia, la famiglia, le donne e la loro capacità di rinascere e sopravvivere sempre, il succedersi delle generazioni, sono questi i temi portanti di questo romanzo così sincero e a tratti commovente, che porta con sé il sapore antico della sofferenza troppo spesso nascosta e soffocata. Una lettura non facile, sia per la portata dei temi affrontati, sia per lo stile che mescola pensieri dell'autrice, parti dei diari e delle lettere delle donne di cui traccia il vissuto. Sebbene il racconto sia armonico e tutto si incastri perfettamente nella narrazione, il leggero cambio di stile nonché il cambio di narratore può portare qualche attimo di spaesamento. Un'ottima lettura, comunque, che regala numerosi spunti di riflessione.

Opera recensita: "Un mare viola scuro" di Ayanta Barilli
Editore: Dea Planeta, 2019
Genere: autobiografia, saga familiare
Ambientazione: Italia-Spagna, 1883-2018
Pagine: 400
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 13 luglio 2019

RECENSIONE: AGATA BAZZI - LA LUCE è Là


Sinossi:
La famiglia Ahrens è protagonista di una stagione magnifica nella storia di Palermo: la “Palermo felicissima” del primo Novecento. Albert, il patriarca arrivato nel 1875 dalla Germania, diventa un entusiasta imprenditore di successo e sposa Johanna Benjamin, che sarà la madre dei suoi otto figli. Fra campagna e città fa costruire una superba villa sulla cui facciata spicca la scritta lik dör (“La luce è là”), e sono anni di prosperità, di successo, di unità.
Seguono in sequenza eventi che intaccano la serenità della famiglia: il terremoto di Messina, la Prima guerra mondiale, la morte dei due figli maschi, e infine le leggi razziali che restituiscono gli Ahrens alla loro identità ebraica.
Lo sfacelo economico conduce a un declino che non impedisce a Marta, Vera, Berta e Margherita di portare innanzi la “luce” dei valori che hanno sempre ispirato la famiglia: coraggio, dignità, rigore, speranza. La fusione fra storie individuali e Storia movimenta il quadro di una saga che lascia al centro almeno tre figure femminili memorabili: Johanna, intrepida e saggia costruttrice di fortune accanto al marito; Marta, afflitta da una severa sordità che non le impedisce di “sentire” dove va il mondo e di governare gli affari; Vera, ispirata dalla determinazione che era stata del padre.
Una saga famigliare maestosa. Una Palermo “tedesca”. Una città operosa e prospera che il tempo ha quasi cancellato. Un coro femminile che non si dimentica.
Agata Bazzi è una discendente della famiglia Ahrens: questa storia è ispirata dal ritrovamento di un diario e dai racconti ascoltati.

Commento:
La luce è là è l'iscrizione che ancora oggi è possibile ammirare sulla facciata di villa Ahrens a San Lorenzo dei Colli, vicino a Palermo. E' un'iscrizione importante, disegnata e fatta realizzare da Albert Ahrens il capostipite della grande famiglia le cui vicende sono raccontate in questo libro: è una guida, un faro che conduce i tanti membri di quella famiglia attraverso le traversie della vita senza mai dimenticare la speranza. Il compito di raccontarci la storia di questa famiglia spetta proprio ad Albert – attraverso il suo diario realmente esistente – e a Marta, la figlia che per più tempo è stata accanto ai genitori, Albert e Joanna, presenza costante nelle loro vite ed osservatrice attenta dei cambiamenti anche minimi della famiglia.
Tutto cominciò quando, a Varell in Germania, Albert rimase orfano di padre a quindici anni. Intraprendente, desideroso di studiare le lingue straniere, lavorare e conoscere il mondo, Albert non si perdette d'animo e partì in cerca di lavoro. Dopo qualche anno travagliato giunse a Napoli e da lì a Palermo. Amò questa città, i suoi colori, suoni, profumi, la conobbe profondamente, nei suoi angoli più bui e miserevoli e in quelli più scintillanti; qui decise di stabilire i propri affari e di costruirsi una famiglia ed una vita. Lo fece sposando Joanna Benjamin, una donna colta, intelligente, oculata, sensibile, una compagna di vita, un'alleata complice ed una madre attenta, severa ma dolce. Fu la scelta vincente: da quel momento per gli Ahrens cominciarono decenni felici: la famiglia si fece ben volere da tutti, si integrò bene nella comunità, crebbe in numero ed affetto. Tutto andò bene finché la guerra e la morte non fecero la loro triste irruzione nella teutonica isola felice sulle colline della Conca d'oro. Ma la famiglia non è tale solo nei momenti felici: nonostante la sorte avversa e il destino ingiusto e non benevolo, gli Ahrens dimostrarono di avere valori e basi affettive solide che li mantennero uniti pur nella distanza e impedirono il loro declino.
La luce è là è una saga familiare intensissima, dalla quale traspare tutto il dinamismo, la passione per il progresso, l'amore per la cultura e l'abnegazione per la famiglia e il prossimo del quale la nostra società dovrebbe abbeverarsi a piene mani. Si respira, in questo libro, tutta la speranza che indusse Albert Ahrens a tuffarsi in questo mondo nuovo ed in continuo mutamento, in un'epoca – la seconda metà dell'Ottocento – in cui il futuro dell'Europa era incerto. Con oculatezza, prudenza ma anche sicurezza e lungimiranza un uomo e una donna uniti seppero creare una realtà solida, capace di accogliere e produrre. Agata Bazzi, discendente diretta di questa famiglia, narra oggi le vicende degli Ahrens per trattenerne e tramandarne la memoria, affinché ciò che fu non si perda nell'oblio. Ad una prima parte più stringata, quasi frenetica, basata esclusivamente sul diario di Albert, si sostituisce la narrazione di Marta, che l'autrice ha elaborato oltre che dal diario anche dai tanti racconti ascoltati e tramandati dalle donne della famiglia. Tante donne, in questa storia, che ancora una volta si dimostrano coraggiose, fiere, presenti e in grado di decidere con lungimiranza e prudenza. Un libro importante, perché è tratto da una storia vera e perché raccoglie testimonianze del nostro passato recente preziose ed inedite. Sarebbe stato davvero un peccato che questa storia affascinante e dolorosa fosse andata perduta. A noi, come ai discendenti futuri degli Ahrens, il compito di trasmetterla anche attraverso la lettura… perché non si dimentichi e si impari dalle buone esperienze di altri.

Opera recensita: "La luce è là" di Agata Bazzi
Editore: Mondadori, 2019
Genere: saga familiare, romanzo storico, testimonianza
Ambientazione: Sicilia, 1870 (circa)-1946 (circa)
Pagine: 372
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 4 luglio 2019

RECENSIONE: MAZO DE LA ROCHE - JALNA


Sinossi:
Cent’anni di amori, odi e passioni sullo sfondo dei paesaggi sconfinati del Canada. Una grande saga familiare bestseller in tutto il mondo.
Jalna è il primo romanzo di una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo. All’epoca della sua prima uscita, la saga di Jalna, ambientata in Canada, era seconda solo a Via col vento fra i bestseller. Grazie a quest’opera, l’autrice, paragonabile a Thomas Hardy, ottenne fama internazionale e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize.
I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…
Con una prosa leggera ed elegante e un delizioso sguardo ironico, Mazo de la Roche ci racconta la storia di tre generazioni accompagnandoci in un allegro gioco di intrecci incorniciato dalla bellezza e i colori del paesaggio canadese e dalla quiete della natura incontaminata.


Commento:
Immaginate di camminare immersi in una natura soverchiante e rigogliosa e, lungo il percorso, di incontrare una casa rossa, antica e bellissima, e di fermarvi a chiedere ristoro. Vi si aprirà un mondo. E' ciò che succede al lettore che, incuriosito da un titolo esotico ed enigmatico e da una sinossi accattivante, si ritrovi catapultato direttamente nel Canada degli anni Venti, con la pittoresca e strampalata famiglia Whitehoak, a Jalna… ve l'assicuro, è un'esperienza da provare!
Jalna è, appunto, una fattoria che ruota e si sviluppa attorno alla casa dei Whitehoak, famiglia che da cent'anni vive e si sostenta da essa: c'è una forte compenetrazione tra la famiglia e la terra che la ospita, è come se la tenuta avesse una forte personalità a sé che spande pace ed energia positiva tutt'intorno. Ma Jalna è anche la città dell'India in cui il capitano Philip Whitehoak e la giovane Adeline Court si conobbero tanti anni prima e diedero vita alla famiglia. Al tempo di questa storia il capitano è morto, ma Adeline esiste ancora, ha cent'anni e domina la casa e la famiglia con piglio autoritario e polemico, viziata com'è in primis dai figli e poi dai nipoti. I Whitehoak, poi, sono un vero e proprio clan – chiaramente nell'accezione positiva del termine – compatto ed unito, nonché estremamente folcloristico: ciascuno dei tanti membri della famiglia, a prescindere che abbia settant'anni o nove, ha le sue peculiarità, i suoi pregi e i difetti, ma insieme zii, fratelli, nipoti, madre, servitori ed animali convivono in relativa armonia pur con tutte le stranezze di ognuno. Questo finché Pears, il terz'ultimo dei nipoti, decide di sposare Pheasant Vaugan, la figlia del vicino Maurice che vent'anni prima aveva gettato discordia con Meg, l'unica nipote donna dei Whitehoak. La giovane Pheasant, proprio per questi motivi di discordia mai dimenticati, viene accolta in malomodo a Jalna; tutt'al contrario dell'accoglienza cerimoniosa riservata ad Alaine, la giovane newyorchese che va in sposa ad Eden Whitehoak. Da questo momento a Jalna non si respira più l'aria di pace e tranquilla ordinarietà che ha fatto sentire a casa chiunque vi approdasse: c'è una tensione fatta di sottintesi, rancori palesi ma mai affrontati di petto, amori travolgenti ma non consentiti… è tempo di burrasca sul cielo di Jalna e prima che la tempesta passi bisognerà ingegnarsi per attraversarla indenni. Spetterà a Renny, il capofamiglia nonché maggiore fra i nipoti, riportare l'ordine e magari anche Wakefield, il pestifero e un po' opportunista ultimo arrivato, portare un sorriso che rischiari le nubi.
Jalna è il primo, stupendo romanzo della saga familiare ambientata nei meravigliosi paesaggi del Canada degli anni Venti. Questo libro ha l'ampio respiro, l'eleganza senza tempo e la tempra dei più grandi romanzi americani della prima metà del Novecento: non è difficile scorgere fra queste pagine qualcosa che ricordi Steinbeck, sebbene mi pare di ritrovare anche qualcosa dei romanzi inglesi dell'Ottocento. Devo dire che non conoscevo Mazo de la Roche e la sua opera. A Fazi il merito di averla riportata in auge facendola conoscere a tanti lettori come me che, altrimenti, avrebbero perso l'occasione di leggere un'opera davvero pregevole. L'ottima traduzione, poi, ha mantenuto intatto il sapore e l'atmosfera dei romanzi di quegli anni riportandoci prepotentemente indietro nel tempo. Lettura davvero consigliata.


Opera recensita: "Jalna" di Mazo de la Roche
Editore: Fazi, 2019 (Prima ed. originale 1927)
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Canada
Pagine: 382
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 7 maggio 2019

RECENSIONE: ISRAEL JOSHUA SINGER - I FRATELLI ASHKENAZI


Sinossi:
Israel Joshua Singer, fratello di Isaac Singer, affronta il tema dell'ascesa e della decadenza borghese, attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell'ebraismo polacco, lungo l'arco di quasi un secolo. Un romanzo di impianto pienamente ottocentesco in cui lo sviluppo borghese si accompagna alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori ai dissidi nazionali dell'impero zarista e al suo sfacelo, per arrivare alla rivoluzione e alla costituzione dell'inquieta e caotica repubblica polacca. Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

Commento:
Di Israel Joshua Singer avevo letto da poco un altro meraviglioso romanzo, La famiglia Karnowski. Avendolo molto apprezzato, mi sono avvicinata a I fratelli Ashkenazi con fiducia, nonostante le oltre 700 pagine di lunghezza: non mi sbagliavo. Vi ho ritrovato tutta l'immediatezza e la franchezza di esposizione di Singer, nonché il suo modo di ragionare sempre onesto, schietto e diretto, il suo sarcasmo poco velato, la sua capacità di descrivere una città – in questo caso Lodz, nata da un villaggio addormentato e diventata il centro dell'industria polacca – e una società. In particolare, mentre La famiglia Karnowski partiva dalla situazione degli ebrei polacchi a inizio secolo e si spostava con loro nella terra dei gentili, qui Singer rimane a Lodz e si sofferma proprio nel descrivere quella comunità di chassidici chiassosi, pii, intraprendenti che sembrano essere in ogni dove, ma soprattutto sono i padroni del settore tessile. Da qui parte la narrazione di mpiù mezzo secolo di storia, di vita, di lotta. Sì, perché se La famiglia Karnowski era il romanzo delle emozioni, I fratelli Ashkenazi è proprio il romanzo della lotta, della rivoluzione operaia, della sollevazione di classe, dell'intraprendenza, del riscatto e delle sue conseguenze. Il tutto viene raccontato dettagliatamente seguendo – o prendendo quasi a pretesto, ad esempio – le vicissitudini di due fratelli, Simcha Meyer e Jacob Bunim Ashkenazi, due gemelli fra loro molto diversi ed entrambi protagonisti della vita di Lodz in quei decenni. Sarnno soprattutto le vicende del primo dei due, Simcha Meyer, a riempire pagine e pagine di racconto; conosceremo la sua ambizione sconfinata, la forza della sua determinazione e la crudeltà dell'uomo contro l'altro uomo… perché non basta, a volte, essere ricchi, industriali, potenti, guadagnarsi dal primo all'ultimo centesimo: se si appartiene al popolo che è stato puntato come capro espiatorio c'è poco da fare… è la guerra degli ultimi fra gli ultimi questa, è la guerra che strappa il fratello dalle braccia del fratello, che usa le idee per trionfare e poi le sotterra con l'ascia del potere.
Un libro complesso, non sempre facile, ma sicuramente un romanzo appassionante e di sconcertante attualità, che chiunque non sia accecato dall'ego ed abbia un minimo di coscienza sociale dovrebbe leggere. E una volta di più questo libro conferma che Israel Joshua Singer è un narratore eccezionale. Consigliato.


Opera recensita: "I fratelli Ashkenazi" di Israel Joshua Singer
Editore: Longanesi, prima ed. originale 1937
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Polonia, Russia, prima metà del Novecento
Pagine: 761
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.