simposio lettori copertina

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Visualizzazione post con etichetta Irlanda. Mostra tutti i post
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domenica 30 maggio 2021

RECENSIONE: EMMA DONOGUE - L'INFLUENZA DELLE STELLE

    Sinossi:

Dublino, 1918. In una città devastata dalla guerra e dalla pandemia, l'infermiera Julia Power gestisce, da sola, un minuscolo reparto di ospedale dove sono ricoverate donne incinte e in quarantena, affette dai sintomi dell'influenza spagnola. L'arrivo di un'aiutante, una giovane orfana che non conosce nemmeno la propria età, e di una dottoressa ricercata dalla polizia per la sua attività nel movimento indipendentista irlandese - un personaggio che si ispira all'omonima attivista Kathleen Lynn - cambierà completamente la vita di Julia. Nell'arco di tre giorni e nello spazio angusto e claustrofobico del piccolo reparto d'ospedale, le tre donne vedono morire molte delle loro pazienti, uccise dal virus, terribile e sconosciuto, ma allo stesso tempo lottano per far nascere - in un mondo che spaventa - nuove vite. Con una dolcezza costante e una grandissima umanità, dottoresse, infermiere e madri instaurano un rapporto di affetto e solidarietà che rappresenta una luce nell'oscurità della sofferenza, aggravata dalla condizione della donna e dall'irrilevanza del corpo femminile. Straziante e incoraggiante, ambientato in una dimensione temporale al tempo stesso breve e lunghissima, "L'influenza delle stelle" è una lettura perfetta per questi tempi difficili. Emma Donoghue intreccia abilmente una situazione medica alquanto primitiva, in una realtà sociale ancora improntata al pregiudizio, con la storia di tre donne e la loro grande capacità di amare.

 

Commento:

Premessa: in questo periodo sto cercando di evitare letture che abbiano a che fare con pandemie, epidemie, malattie diffuse etc. Ho letto questo libro, quindi, per puro caso, senza leggere prima la trama, spinta dalla curiosità e dalla conoscenza dell'autrice. Di Emma Donogue, infatti, non molto tempo fa avevo recuperato Room, perciò conoscevo già la sua sensibilità e capacità di entrare nelle storie, facendocele vivere intensamente, a fondo, dal di dentro. Leggendo le prime pagine, apprendendo che l'argomento sarebbe stato un'influenza incredibilmente virulenta e mortale, confesso di aver avuto la tentazione di chiudere il libro e lasciarlo ad attendere tempi più propizi, ma la scrittura della Donogue, la curiosità e la voce di Julia Power, così difficile da ignorare, mi hanno tenuta lì attaccata alle pagine. E confesso di non esserci neppure rimasta a lungo, visto che ho divorato 320 pagine in poche ore, tanta è la bellezza e la profondità di questo racconto.

Siamo a Dublino, nel 1918. La città è fiaccata dalla guerra, dalla povertà, dalle lotte politiche e sociali interne e, come se non bastasse, un morbo sconosciuto imperversa in ogni angolo falciando vite su vite. Julia è un'infermiera esperta che, una levatrice che in questo periodo così concitato e disastroso, lavora in un minuscolo reparto denominato proprio "Maternità/febbre", che ospita le pazienti gravide colpite dall'influenza. Julia è sola in reparto, fa turni massacranti, ogni giorno lotta contro il Tutt'ossa, la morte che viene a reclamare nuove vittime fra le madri e i neonati. Quel giorno, quel 31 ottobre 1918, ad aiutarla arriva una giovane volontaria inesperta ma volenterosa e vitale, una rossa, una popolana, un'orfanella che ben presto si rivelerà indispensabile per l'infermiera. La storia si svolge nell'arco di tre giorni, tre giorni cruciali per Julia,         Bridie, le pazienti e i loro piccoli… tre giorni intensi in cui la vita di tante donne cambierà profondamente. Nel raccontarci dettagliatamente il suo lavoro in ospedale, Julia trova il modo di farci entrare a pieno nella realtà devastante dell'Irlanda in quegli anni, fra contraddizioni, interrogativi, pregiudizi e tanta, tanta miseria. Un romanzo storico toccante, intenso, bellissimo, capace di commuovere senza scadere nel melenso. Una storia di altruismo, vita, morte e speranza, una storia di lotta, ribellione, stoicismo e abnegazione. Da leggere, consigliata soprattutto alle donne.

 

Opera recensita: "L'influenza delle stelle" di Emma Donogue

Editore: Sem, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Dublino, Irlanda, 1918

Pagine: 320

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

              

lunedì 23 novembre 2020

RECENSIONE: PETER CUNNINGHAM - IL MARE E IL SILENZIO

Sinossi:

Irlanda, anni Quaranta. Giovane e bellissima, Iz vive sulla costa sudorientale con suo marito Ronnie, vicino a un mare spesso inquieto che ama contemplare. Le circostanze che l'hanno portata ad abitare non lontano da Monument, una città portuale, sono però avvolte nel mistero. L'emergenza mondiale si è infatti riflettuta nel microcosmo di Iz che, dopo aver conosciuto il vero amore, è stata costretta da ragioni più grandi di lei a fidanzarsi con un uomo che non amava in nome della sicurezza finanziaria e poi a sposare Ronnie per il bene della sua famiglia. Inizialmente le cose con il marito sembrano funzionare, ma poi precipitano man mano che le debolezze di Ronnie vengono alla luce. Ripercorrendo i decenni successivi alla conquista dell'indipendenza da parte dell'Irlanda, tra le brucianti questioni di classe e gli scontri fra protestanti e cattolici, "Il mare e il silenzio" è un'epica storia d'amore ambientata tra gli sfarzi del ceto privilegiato anglo-irlandese ormai in declino, che Cunningham ritrae con sapiente maestria. Un romanzo sulla turbolenta nascita di una nazione e sugli amanti che ha diviso.

 

Commento:

Irlanda. Un nome che nel nostro immaginario collettivo evoca grandi distese verdi, cavalli, volti rubizzi e vecchie storie di folletti. Un Paeaffascinante e misterioso del quale si parla troppo poco. Troppo poco conosciamo, ad esempio, della storia di questo Paese orgoglioso e fiero che condusse per molti anni una sanguinosa battaglia per la sua indipendenza dall'Inghilterra. E, in parte, proprio di questo parla Il mare e il silenzio, il bellissimo romanzo di Peter Cunningham da poco arrivato nelle librerie italiane. È una storia d'amore, rinuncia, guerra; è la storia di una ragazza irruenta e inesperta che conobbe l'amore, ma una sorte beffarda e crudele glielo strappò condannandola a una vita di infelicità. Ci provò, Iz, a ricostruirla, la sua vita, ci provò a riprendersi la sua felicità, ma quella ancora una volta prese vie impervie evitando di farsi raggiungere. Con una scrittura asciutta, essenziale, ma delicata, sensibile, per nulla fredda o parsimoniosa, Cunningham racconta una storia d'amore insolita e bellissima macchiata dall'insensatezza dell'uomo. Un bellissimo romanzo, su un Paese da scoprire, con una protagonista donna che non si può non ammirare.

 

Opera recensita: "Il mare e il silenzio" di Peter Cunningham

Editore: Sem libri, 2020

Genere: romanzo storico, narrativa straniera

Ambientazione: Irlanda

Pagine: 224

Prezzo: 17,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5

  

venerdì 28 dicembre 2018

RECENSIONE: FRANK MCCOURT - LE CENERI DI ANGELA


Sinossi:
Non capita spesso che la passione, condivisa da innumerevoli lettori, per il libro di uno sconosciuto si manifesti con tanta, travolgente, immediatezza. E dire che Frank McCourt, un sessantenne al suo esordio letterario, aveva previsto che Le ceneri di Angela sarebbe stato definito «come per lo più avviene con i libri irlandesi di memorie, “incantevole e lirico”» e che avrebbe avuto come unico esito un certo numero di «brevi e simpatiche recensioni».
Ma che cosa incontriamo nelle pagine delle Ceneri di Angela? La storia di «un’infanzia infelice irlandese», il che «è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora». Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso alla povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo e gli inglesi e i protestanti e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Materiale pregiato per ogni sorta di patetismo. E invece qui avviene uno stupendo rovesciamento. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore – come solo certi bambini sanno esserlo –, crea con le sue parole, con il suo ritmo, un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità, pur senza perdere nulla della loro spesso lugubre asprezza, diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso una terra promessa che sarà, nei sogni infantili di quegli anni come in quelli del Karl Rossmann di Kafka, l’America.
Le ceneri di Angela è apparso per la prima volta nel 1996.

Commento:
Qual è il limite alla povertà? Quando si può davvero dire di aver toccato il fondo della miseria? Leggendo questo romanzo autobiografico sembrerebbe proprio che non ci sia fondo all'ingiustizia ed alla sfortuna dell'uomo. Ormai adulto ed al sicuro in America, Frank McCourt ci racconta la sua infanzia ed adolescenza con gli occhi e con le parole di un bambino nato in America da genitori irlandesi, trasferitosi in Irlanda con tutta la famiglia, un ragazzino che ha visto morire i suoi fratelli di fame e di stenti, un ragazzo dei vicoli abituato a fare di tutto per sopravvivere e inseguire il suo sogno: tornare in America. Un racconto straziante di povertà, stenti, rifiuto e porte sbattute in faccia da chi avrebbe dovuto accogliere, alcoolismo, sopraffazione, incapacità di rimboccarsi le maniche e rialzare la testa… il tutto raccontato con un'ironia commovente che a tratti fa ridere e a tratti tocca nel profondo. "Le ceneri di Angela" è un libro angosciante e tristissimo che racconta l'estremo: l'estrema povertà, l'estremizzazione dell'ideale patriottico, la divisione della fede in fazioni, l'estremo abbrutimento di uomini e donne incapaci di reagire e di non soccombere. Se devo essere sincera, avrei tagliato qua e là qualche scena ripetitiva che non fa altro che appesantire un racconto già non leggero di suo… tuttavia questo è un libro che consiglio, non foss'altro che per il fatto che, anche attraverso un libro, anche tramite il racconto delle sventure altrui, bisogna imparare dagli errori, di qualunque natura siano.


Opera recensita: "Le ceneri di Angela" di Frank McCourt
Editore: Adelphi, prima ed. 1996
Genere: autobiografia
Ambientazione: America-Irlanda, tra le due guerre
Pagine: 377
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 7 luglio 2018

RECENSIONE: ALEXANDRA RIPLEY - ROSSELLA. IL SEGUITO DI "VIA COL VENTO"


Sinossi:

Rossella è sempre stata una donna forte, con una fiducia sfrontata nel futuro. Ma ora che Rhett se n'è andato, sconvolto dalla morte della loro bambina,

e che anche Mammy l'ha lasciata, consumata dalla malattia, neppure Tara, la sua amata terra, riesce a darle sollievo. È altrove che deve cercare la felicità.

Ad Atlanta potrà riprendere in mano i suoi affari, ritrovare il conforto che le parole del caro Ashley sanno dare. E aspettare che Rhett torni da lei,

ora che sa di volerlo più di ogni altra cosa. O forse il vento questa volta, la porterà lontano verso una nuova vita. Fino a quando una lieve brezza non

giungerà ad annunciare che un altro giorno è davvero arrivato.

 

Commento:

Chi di noi non ha immaginato, almeno una volta, il seguito di un libro che ha amato? Alexandra Ripley ha fatto di più: lo ha scritto. Ha scritto, e di questo coraggio bisogna darle atto, il seguito di uno dei classici più amati di tutti i tempi, “Via col vento” di Margaret Mitchel. Ora, indubbiamente il finale del capolavoro della Mitchel non era certamente lieto ed un seguito, più che auspicabile, era nei progetti della stessa autrice, purtroppo morta prematuramente prima di scriverlo. Tuttavia confesso che, vedendo che era effettivamente stato scritto da un’altra penna, la mia prima reazione è stata di arricciare il naso, perplessità confermata dalle recensioni negative che ne avevo letto. Forse sono state proprio le mie basse aspettative a portarmi, a lettura ultimata, a non consigliare né sconsigliare questo libro: onestamente dirò che non è bellissimo, ma è meno peggio di quanto mi aspettassi. La scrittura della Ripley, più da romanzo rosa che da romanzo storico, non dà all’opera nulla della forza, della profondità e del trasporto che troviamo in “Via col vento”; la storia, in alcuni punti di una banalità quasi offensiva del romanzo principale, è a tratti troppo mirabolante per risultare verosimile… inoltre trovo che l’autrice si sia inutilmente dilungata troppo in certe fasi della narrazione rendendo il tutto un polpettone indigesto che vorrebbe essere un po’ romanzo storico, un po’ romanzo d’amore... Però, c’è un però: pur con tutti questi difetti questa è una storia che resta! Sì, forse la vicenda dell’Irlanda, della O’Hara, la nuova vita, è un po’ troppo forzata, però la schermaglia amorosa con Rett può reggere… io, di sicuro, me la ricorderò… Nel complesso, un seguito di cui forse non avevamo veramente bisogno, con punte di rosa apprezzabili. Lo consiglio a chi vuole leggere una storia d’amore ambientata nell’Ottocento con un happy ending – a patto che comunque abbia già letto l’opera originaria – ma non a chi si aspetta un seguito all’altezza del romanzo della Mitchel.

 

Opera recensita: “Rossella. Il seguito di Via col vento” di Alexandra Ripley

Editore: Piemme, 2009

Genere: romanzo storico

Ambientazione: America-Irlanda

Pagine: 847

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

 

sabato 1 ottobre 2016

RECENSIONE: CHRISTINA BAKER KLINE - LE COSE CHE NON SO DI TE


Sinossi:

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’ incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.

La storia di un’amicizia che incanta e commuove.
Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.


 

Dal 1854 al 1929 circa duecentomila bambini sono stati trasportati dalle città orientali degli Stati Uniti al Mid-west a bordo dei “treni degli orfani”. Si trattava di bambini senza famiglia, spesso figli di immigrati italiani, polacchi, irlandesi, per i quali si cercava una famiglia pronta a prenderli in affidamento, ad adottarli. Spesso, però, l’adozione era solo una scusa per avere manod’opera gratuita, lavoranti, servi, quasi schiavi.

La protagonista di questo libro è proprio una di quei bambini: il suo nome originario era Niamh, tipico nome irlandese, poi cambiato in Dorothy ed infine in Vivian. La donna, che ora ha 91 anni, racconta la sua storia a Molly, una diciassettenne ribelle per necessità, orfana anche lei, ma le cui radici affondano nella storia degli indiani d’America. Molly si stupisce nel notare quanti punti hanno in comune le due storie, la sua e quella di Vivian, perennemente in viaggio, in lotta per sopravvivere, con la continua paura di perdere tutto, anche quel poco che si è costruito, e con il crescente bisogno di un po’ di calore, comprensione e pace.

Il libro è diviso tra presente e passato, tra la storia di Molly e la sua neonata amicizia con Vivian e la storia della donna, lunga e travagliata, che dal treno degli orfani del 1929 l’ha portata fino a qui, in una bella casa del Maine, ottant’anni dopo. La storia di Vivian, o Niamh, è davvero struggente ed emozionante, inoltre, raccontandole con la prima persona singolare (come se a parlare fosse Vivian), Christina Baker Kline descrive le angherie e i soprusi subiti e ci porta ad immedesimarci nell’angoscia di questa bambina forte e straordinaria. La storia di Molly, sebbene sia d’impatto, è meno sconvolgente, forse perché più vicina a noi e quindi più nota, ma ha comunque il giusto peso nella trama e fa da filo conduttore e.

La scrittura della Baker Kline è chiara e lineare, particolarmente intensa e coinvolgente nei capitoli in cui parla Vivian. Una lettura che fa riflettere su temi profondi come l’immigrazione, l’adozione, l’amicizia, ma soprattutto il rispetto per gli altri. Consigliato davvero a tutti e preparatevi perché la lacrimuccia scende in più punti!

 

Opera recensita: “le cose che non so di te” di Christina Baker Kline

Editore: Giunti, 2014

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Stati Uniti (Maine, Minnesota)

Pagine: 336

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì.