simposio lettori copertina

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lunedì 4 ottobre 2021

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - UN FUOCO CHE BRUCIA LENTO

 

    Sinossi:

Laura ha trascorso la maggior parte della vita sotto il peso dei giudizi altrui. È considerata irascibile, turbata, un'outsider. Miriam sa che, solo perché Laura è stata vista lasciare la scena di un crimine orribile con i vestiti sporchi di sangue, ciò non fa di lei necessariamente un'assassina. L'amara esperienza le ha insegnato quanto sia facile essere colti al posto sbagliato nel momento sbagliato. Carla è ancora scossa dal brutale omicidio del nipote. Non si fida di nessuno: sa che anche le persone buone sono capaci di azioni terribili. Ma fin dove è disposta a spingersi per trovare pace? Innocente o colpevole, ognuno di noi è segnato nel profondo. Ma alcuni di noi sono segnati al punto di uccidere. Perché quando accendi una miccia, non puoi più fermare l'incendio.

 

Commento:

Paula Hawkins è tornata, e con lei torna anche la masnada dei suoi personaggi borderline, disturbati, al limite del credibile. Ce ne sono parecchi, in questo suo ultimo thriller, Un fuoco che brucia lento… tanti che, davvero, la metà basta. Eppure, nonostante i personaggi discutibili, la trama stiracchiata, lo stile oltremodo confusionario, non posso dare di questo libro un giudizio negativo, anzi, sebbene sia ben lontano dall'essere definibile "capolavoro", mi ritrovo a consigliarlo. Perché? Perché il cerchio si chiude, alla fine la quadra si trova, il finale ha un senso, si respira una certa, claustrofobica tensione… ma soprattutto perché, leggendo, si ha voglia di andare avanti. Ho pensato più volte, come sempre mi capita con quest'autrice, di mollare lì la Hawkins con tutte le sue elucubrazioni e dinamiche poco plausibili, eppure anche stavolta ho proseguito, non me la sono sentita di chiudere il libro, perché per un motivo o per l'altro, per curiosità morbosa, autolesionismo, gusto per l'orrido – fate voi – ho voluto sapere come finiva la storia, chi avesse ucciso, alla fine della fiera, Daniel Sutherland. E sono stata premiata, il libro si è rivelato non essere così male, si è salvato, è riuscito a riemergere dal canale putrido in cui stava per annegare. Perciò provate anche voi e, se all'inizio non vi appassionerà, crederete di non capirci niente tra i mille flash-back e cambi di punto di vista, avrete difficoltà ad orientarvi tra tutti i personaggi, tranquilli… ci sono passata anch'io e ne sono uscita, comunque, soddisfatta.

 

Opera recensita: "Un fuoco che brucia lento" di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2021

Traduttore: Barbara Porteri

Genere: thriller

Ambientazione: Londra

Pagine: 320

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

 

sabato 2 ottobre 2021

RECENSIONE: PAOLA BARBATO - SCRIPTA MANENT

    Sinossi:

Gli esseri umani non possono nulla contro la fantasia.

Corrado De Angelis e Roberto Palmieri sono acerrimi rivali di penna. De Angelis, un passato da neurochirurgo, è uno scrittore da premio letterario: i suoi romanzi polizieschi gli hanno procurato fama e fortuna. I libri di Roberto Palmieri, beniamino del pubblico ben prima che autore, vivono di luce riflessa. E vendono di conseguenza. Invitati a partecipare alla trasmissione televisiva Il Duello, i due scrittori si sfidano in diretta, firmando un contratto che li impegna a pubblicare il prossimo romanzo lo stesso giorno, così da misurare in tempo reale il successo dell'uno e dell'altro. Ma dopo il programma, dove nulla va come previsto, Corrado De Angelis scompare. Il mistero si infittisce quando una serie di rapimenti sembra ricalcare alla lettera i crimini narrati proprio nei thriller di De Angelis...

 

Commento:

Scripta manent è il prequel dde L'ultimo ospite, il bel thriller di Paola Barbato di cui vi ho parlato qualche mese fa. In quell'occasione un giovane, avvenente, razionale e fiscalissimo notaio – Flavio Aragona – e la sua assistente Letizia Migliavacca erano impegnati nell'inventario di una villa che prenderà una piega imprevista. In questo thriller, invece, scopriamo come i due si sono conosciuti. Flavio è stato invitato ad una trasmissione tv in cui due scrittori di chiara fama, ma molto diversi per temperamento e capacità devono firmare un atto che li impegna a far uscire i loro prossimi libri lo stesso giorno per sfidarsi ad armi pari e a colpi di sole vendite. Uno dei due, però, arriva in trasmissione in evidente stato di agitazione e durante la diretta aggredisce e minaccia l'altro. Nell'imbarazzo generale la puntata viene portata a termine, ma poco dopo lo scrittore minacciato scompare nel nulla. Paradosso, disgraziata coincidenza o piano architettato dallo sfidante? Da qui in avanti la trama si snoda tra colpi di scena, menti più o meno disturbate e soprattutto libri… al centro ci sono, oltre ai due scrittori, tre persone: l'ispettore Massimo Dionisi che suo malgrado si ritrova quest'indagine tra capo e collo, il notaio Aragona e l'assistente dello scrittore scomparso, Letizia Migliavacca. Tutti avranno un ruolo in questa storia, ma i protagonisti indiscussi qui sono altri: i libri e la nostra società. I libri, perché sono l'inizio e la fine di tutto, sono ciò che ha indirettamente causato il corto circuito, sia il mezzo per giungere alla soluzione del caso; la nostra società perché tanti, tantissimi sono i temi toccati in maniera più che credibile da Paola Barbato in quattrocento pagine, segno che il vivere quotidiano non funziona a compartimenti stagni, perché la mente umana non ha limiti di argomento. Così in un thriller si parla di violenza sulle donne, di stalking, di hacking, di odio condensato e diffuso a mezzo social… ma anche del circo mediatico che trasforma ogni accadimento ed ogni confronto in un duello fazioso. Il tutto condito da una buona dose di fantasia che, va detto, quando rompe gli argini può assumere anche derive non proprio positive. Un thriller da leggere, per provare a far luce ancora una volta in quell'antro popolato di ombre mostruose che è la mente umana.

 

Opera recensita: "Scripta manent" di Paola Barbato

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Lombardia

Pagine: 409

Prezzo: 10,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 11 settembre 2021

RECENSIONE: CIRO AURIEMMA - IL VENTO CI PORTERà

    Sinossi:

Tre volte sono morta, Elia, e in qualche modo ci sei sempre stato tu.

Anne Marie è solo una bambina di quattro anni il giorno in cui, sfuggita alla sorveglianza dei propri cari per pochi istanti, viene aggredita da un cane e salvata da un bambino poco più grande di lei. Da quel momento, la vita di Anne Marie non è più la stessa. L'apprensione negli occhi dei genitori di fronte al più piccolo passo, ogni anelito di libertà sedato sul nascere, nel ricordo di quel giorno infausto. Cresce timorosa Anne Marie, insicura e indecisa, perché è impossibile conoscere sé stessi se la strada che dobbiamo percorrere viene sempre tracciata da qualcun altro. Il giorno in cui incontra nuovamente Elia, però, alla messa della vigilia di Natale del 1933, qualcosa la scuote nel profondo. Quel ragazzo così diverso, il sorriso sghembo a indicarne l'arroganza e una stella sulla mano sinistra per ricordare il giorno in cui l'ha salvata, le entra nel cuore e nella pelle. Ma per lei, figlia di un imprenditore antifascista e di una nobildonna francese, l'amore per quel giovane venuto dal niente, incortecciato nella camicia nera e nel fez e figlio del podestà di Nuoro che col Duce ha fatto la propria fortuna, non è neppure pensabile. La scelta tra il sangue del nome che porta e quello che incendia la sua anima di ragazza è la più difficile della sua vita. Morirà e rinascerà altre due volte Anne Marie, sarà costretta ad andare lontano e a recidere le proprie radici, prima di poter prendere in mano il proprio destino. Ciro Auriemma ci accompagna in una storia struggente e bellissima che richiama l'eternità di tutti gli sfortunati amanti della letteratura, ma ci pone anche di fronte alla difficile formazione e affermazione di una donna in un momento storico in cui la scelta di un ideale definiva l'identità delle persone.

 

Commento:

Ho terminato la lettura di questo romanzo da giorni, ma non ho ancora trovato le parole giuste per raccontarlo: ho provato a concentrarmi, a buttar giù un commento adeguato, ma ho paura di sporcare la storia con parole non adatte a raccontarla. Sì, perché questa è una storia bella, forte, intensa, che va raccontata esattamente con le parole con cui Ciro Auriemma ce l'ha regalata, con quel misto di sensibilità, forza, autenticità, passione che la rende stupenda. Non posso, tuttavia, esimermi dal consigliare la lettura di questo libro, perciò lascerò parlare le emozioni e vi dirò che di questo romanzo mi è piaciuto tutto, la protagonista, l'ambientazione, la scrittura di Auriemma, ma tutto è partito dal titolo. "Il vento ci porterà" è, per me, un colpo al cuore e un invito alla lettura senza indugi: mi ricorda "Le vent nous portera" dei Noir Désir, una delle mie canzoni preferite, una canzone di guerra; ma "Il vento ci porterà" è anche una promessa, una promessa di libertà. Guerra e libertà, dunque, due elementi, due concetti che apparentemente non avrebbero nulla a che spartire l'uno con l'altro, ma che troppo spesso sono, invece, strettamente legati. E lo sono, per certi versi, anche in queste pagine, attraverso la storia di una donna, Anne Marie. Anne Marie è in guerra da sempre per la propria libertà, sin da quando aveva quattro anni e per un incidente stava quasi per morire. Per fortuna c'era Elia, un altro bambino che coraggiosamente si è fatto avanti per salvarla, ma da quel momento Anne Marie sarà sorvegliata speciale di genitori troppo apprensivi e spaventati di perderla; non potrà decidere nulla della sua vita, nemmeno le cose più semplici come andare da sola a vedere il mare. La guerra personale di Anne Marie si acuisce quando sopraggiunge l'adolescenza e una situazione già stretta diventa insostenibile: la giovane si innamora, per giunta del ragazzo sbagliato… proprio di quell'Elia, di quel bambino che una volta la salvò e che ora indossa confusamente una casacca nera, in un tempo in cui il colore della casacca e la famiglia da cui si proviene contano eccome. Ma la guerra per la libertà di questa giovane donna coraggiosa è solo all'inizio, saranno tante le prove cui la costringerà e, grazie alla scrittura sempre elegante, ma partecipe e vibrante di Auriemma, noi saremo con lei. Soffriremo con Anne Marie mentre i venti dell'intolleranza, del maschilismo becero, della dittatura spazzeranno via l'ingenuità dei suoi sogni di ragazza ricordandole che prima di essere persona lei è figlia, sorella, femmina, quindi sottomessa; patiremo con lei mentre lascerà terra e casa per avventurarsi in un mondo ostile; saremo al suo fianco mentre la sua guerra personale incontrerà quella di un popolo che, a sua volta, combatte strenuamente per la libertà. Quella raccontata in queste pagine è una storia di ieri che si fa materia viva nelle nostre mani, perché la facciamo nostra e soprattutto perché non si dimentichino i soprusi, le angherie, il valore dei diritti conquistati – specie i diritti delle donne – e perché mai, mai, mai possiamo dimenticare le troppe vite perse in nome della libertà.

 

Opera recensita: "Il vento ci porterà" di Ciro Auriemma

Editore: Piemme, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sardegna, Francia, Spagna, anni '30

Pagine: 352

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

  

lunedì 30 agosto 2021

RECENSIONE: JANELLE BROWN - PICCOLE COSE PREZIOSE

Sinossi:

Nina vive a Los Angeles. Cresciuta con la madre, un'esperta truffatrice, da sempre osserva le vite dei ricchi come uno spettacolo a lei precluso. Neanche la laurea in Storia dell'arte, ottenuta nonostante numerose difficoltà, le è valsa il riscatto che si aspettava. Ma ora che la madre si è ammalata, Nina ha bisogno di soldi. E così trova, finalmente, il modo di sfruttare quel pezzo di carta e il tempo passato a guardare quelle sfavillanti vetrine. Del resto, sono gli stessi ricchi di L.A. a fare sfoggio del lusso di cui sono circondati. E quella che sembra solo una foto su Instagram, per Nina diventa una finestra da cui identificare mobili, quadri, pezzi d'antiquariato di enorme valore. Dopodiché, per lei e il fidanzato Lachlan è fin troppo facile intrufolarsi nelle vite − e nelle case − delle vittime, e portare via oggetti da cui ricavare milioni di dollari. Eppure c'è un profilo che Nina, da tempo, si limita a osservare: quello di Vanessa Liebling, ereditiera e influencer. Quando Nina scopre che la ragazza si è ritirata a Stonehaven, la sua magione sulle fredde rive del lago Tahoe, capisce di aver trovato la vittima perfetta. Ma l'incontro tra Nina e Vanessa porterà a galla un passato comune e mai risolto, sepolto per anni nei meandri di Stonehaven. E la stessa Nina, così esperta delle vite altrui, dovrà riconoscere che in fondo anche la propria non è che una sequela di abili finzioni.

 

Commento:

Consigliato da praticamente tutte le riviste di gossip che quest'estate hanno elaborato liste di libri da leggere sotto l'ombrellone, Piccole cose preziose di Janelle Brown è un thriller psicologico gradevole, lento e mai troppo adrenalinico, che ha un grande pregio: parla dei social, del loro impatto sulle nostre vite e lo fa con cognizione di causa. Analizza tutto attraverso un parallelo vecchio quanto il mondo, quello fra la scaltra ed intelligente Nina Ross che per vivere tra mille difficoltà cede ai guadagni facili truffando ignari ricchi con la mania del selfie artistico e la ricca ereditiera influencer Vanessa Liebling, che per vivere ha bisogno dell'approvazione effimera dei suoi followers. Il risultato dell'incrocio di queste due vite sarà un confronto impietoso per entrambe e forse anche per noi che non siamo esenti dalla social mania. E vengono naturali tante domande: quante vite abbiamo o crediamo di avere? In quanti mondi viviamo, tanti quanti i profili che apriamo sui social? E in quale dei tanti profili viviamo? Quale vestito indossiamo? Chi finiamo per essere, davvero, noi? E cosa genera questa mania di postare, documentare, dare in pasto a sconosciuti ogni momento della nostra vita? Forse dal bisogno spasmodico di piacere, di sentirsi apprezzati, di sentirsi qualcuno… E poi c'è l'altra faccia della medaglia: chi ci guarda, ci osserva, ci segue, ci studia, cosa vede in noi? Cosa vuol vedere o crede di sapere? Quale potere crede di poter esercitare su di noi? Tanti, troppi interrogativi sui quali, se non trova proprio una risposta, questo libro ci induce a riflettere nella nostra dimensione più personale.

 

Opera recensita: "Piccole cose preziose" di Janelle Brown

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 478

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 5 giugno 2021

RECENSIONE: PAOLA BARBATO - L'ULTIMO OSPITE

Sinossi:

All'inizio è solo una sensazione, un fastidio. L'odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d'Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare. La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. E di tutto quello che c'è dentro. Un incarico come tanti. Ma non questa volta. Sono solo piccoli dettagli che non combaciano, un cuscino spostato, una serie infinita di armadi nascosti nella boiserie, il cane di Letizia, che in quella casa non vuole entrare, e una luce azzurra, comparsa per brevi istanti una notte dalle bocche di lupo del seminterrato. Sono solo scherzi della mente, si ripete Flavio, compreso nella propria razionalità. Ma Letizia è certa che non sia così e la sua fervida immaginazione si accende quando trova oggetti infantili sepolti nella casa, ciocche di capelli biondi, muffole, piccoli trofei. Perché una donna senza figli né nipoti avrebbe dovuto conservarli? Perché avrebbe dovuto nasconderli? Ora Flavio e Letizia sono dentro senza possibilità di uscire e il più atroce dei dubbi si insinua nelle loro menti così diverse: e se non fossero soli?

 

Commento:

Lo so, lo so, per un'appassionata di thriller come me è quasi un delitto essere arrivata fino ad oggi senza aver letto nulla di Paola Barbato… ma tranquilli, ora che ho cominciato mi rifarò presto del tempo perduto: L'ultimo ospite è il primo libro che leggo di questa brava autrice italiana, ma di certo non sarà l'ultimo. Non si capisce per niente che mi è piaciuto molto, vero?

Fra tanti noir, gialli più o meno soft, psycho, medical, legal, spy, chiber.... è bello trovare un buon thriller adrenalinico e goderselo senza star dietro a troppe etichette o classificazioni. È un thriller puro, come non me ne capitavano fra le mani da tempo: è ben scritto, ben architettato, con quell'attenzione ai dettagli che a me piace tanto… un vero piacere leggerlo. Le pagine girano senza sosta mentre, accompagnati da un costante, piacevole brivido alla schiena, ci appassioniamo alle vicende di Flavio e Letizia, un giovane notaio e la sua sgraziata ma preziosa assistente rinchiusi in una villa ad inventariare i milioni di cianfrusaglie accumulate da una vecchia, avara signora appena trapassata. Solo che, fra quell'accozzaglia di ninnoli e cose di valore variabile, c'è qualcosa che stona, che non dovrebbe essere lì… qualcosa che è strano conservare, specie se a farlo è una signora senza figli e nipoti che non sembrava avere familiarità con le bambine… è Letizia a notare per prima le stranezze, lei che ha una gran fantasia e una fervida immaginazione, ma ben presto anche il gioviale, professionale e razionale Flavio appare turbato… e se in quella grande casa non fossero soli? Un libro che, ne sono certa, piacerà molto agli appassionati del genere… non troppo adatto, invece, a chi si fa prendere dall'ansia o è suggestionabile: qui non si scherza, la tensione c'è tutta, i brividi pure. Questo è un bel thriller, quindi non è un thriller leggero. Se pensate di farcela, beh, leggetelo: sarete premiati.

 

Opera recensita: "L'ultimo ospite" di Paola Barbato

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Nord Italia

Pagine: 413

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9

      

domenica 29 marzo 2020

RECENSIONE: LESLEY KARA - LE VOCI DEGLI ALTRI


Sinossi:
Flintstead-on-Sea è una di quelle cittadine inglesi così piccole, così silenziose, così tremendamente perfette, che le vite dei suoi abitanti sono strette come in una morsa, tra la pioggia incessante e il mare sempre grigio. E per Joanna Critchley, mamma single che vi è appena tornata con il suo bambino, la morsa è ancora più dolorosa: non conosce più nessuno in città, e trova difficile farsi accettare dalle temibili mamme della scuola.
È per questo che, quando per caso sente dire da una di loro che la famigerata Sally McGowan, che a dieci anni commise un terribile omicidio e da allora ha vissuto sotto altra identità, si è ritirata proprio a Flintstead, non resiste alla tentazione di usare quell'informazione. È la sera del book club, e, sentendosi ancora una volta esclusa, Joanna butta lì il suo prezioso pettegolezzo. Quella che innescherà è una spirale crescente di sospetto, follia e paura, che ben presto le sfuggirà di mano.
E mentre diverse donne vengono accusate, e Jo si sentirà sempre più in colpa per aver diffuso la voce, una verità molto scomoda si farà strada. Una verità pericolosa, sia per lei che per il suo bambino. E Joanna imparerà a sue spese che quando si mettono in giro le voci sbagliate, dopo non si torna indietro.
Tensione, minaccia e sospetto si respirano a pieni polmoni in un thriller che vi sorprenderà, uno dei grandi bestseller inglesi dell'anno.

Commento:
Una trama non proprio originale, una protagonista non proprio simpatica, una vicenda ghiotta che risveglia la curiosità e una buona dose di suspense fanno di Le voci degli altri un discreto thriller, una buona lettura di evasione con spunti di riflessione. Le tematiche affrontate sono molte, dagli abusi in famiglia alla potenza di un pettegolezzo pronunciato a mezza bocca, alla menzogna e alla vendetta. C'è tutto questo, sotto la coltre nebbiosa di una cittadina assopita nella sua quotidianità: basta sollevare un po' il tappeto ed ecco venir fuori la meschinità dell'essere umano, fatto di egoismi e sospetti. Un buon modo, questo thriller, di procurarsi qualche sano brivido accompagnato da qualche altrettanto sano insegnamento.

Opera recensita: "Le voci degli altri" di Lesley Kara
Editore: Piemme, 2020
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 320
Prezzo: 18,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8
Colonna sonora sperimentata: Mary J. Blidge.


venerdì 24 gennaio 2020

RECENSIONE: ALAFAIR BURKE - SORELLE SBAGLIATE


Sinossi:
Chloe è la più giovane delle sorelle Taylor, ma è sempre stata la più amata, forse perché nella sua vita tutto è sempre apparso sotto controllo. Invece Nicky… La scapestrata Nicky. Quella che ha sempre combinato tanti casini. Che ha sempre bevuto un po' troppo. Che ha sposato d'impulso il giovane avvocato Adam Macintosh e ha avuto un bambino, ma non sa essere né moglie né madre.
Oggi, Chloe e Nicky sono due perfette estranee. Nicky è rimasta a Cleveland, sola. Chloe lavora a New York in un importante giornale di moda. Ce l'ha fatta. Non solo: si è presa qualcosa che apparteneva a Nicky. È stato più forte di loro: lei e Adam si sono innamorati. D'altra parte Nicky, quella volta, l'aveva fatta grossa, e quando Adam ha visto il suo bambino in pericolo, ha deciso che era troppo.
Adesso Chloe e Adam sono sposati, e insieme stanno crescendo Ethan, il figlio che Nicky non ha saputo amare. Ma quando Adam viene trovato morto sul pavimento della loro casa di vacanza negli Hamptons, una serie di dubbi comincia ad affacciarsi nella vita di Chloe. Dubbi sul marito, che ultimamente era sempre più reticente a parlare del proprio lavoro. Dubbi sul figlio, che l'adolescenza ha decisamente messo in crisi. E perfino dubbi su se stessa. Perché la verità è molto più di quello che l'apparenza lascia credere. E la vita troppo spesso ci fa dimenticare le cose più vere.
Il nuovo grande thriller dell'autrice de La ragazza nel parco è semplicemente un vortice di sorprese, da cui non saprete staccarvi.

Commento:
Sorelle sbagliate è un thriller che definirei cauto: non eccede mai in niente, né nel suscitare tensione, né nell'approfondire questioni scottanti che pure tratta o vorrebbe trattare, ma lo fa in modo superficiale. Quali? Sicuramente la questione della violenza sulle donne che pervade tutto il romanzo, ma che viene affrontata, a mio parere, in modo poco incisivo, viene quasi sommersa dagli altri temi affrontati. E quindi, violenza sulle donne, adolescenza difficile, odio sui social, rapporto conflittuale tra sorelle, crisi coniugale, uomini insoddisfatti, alcolismo… tutto insieme in un unico libro. Detto questo, sicuramente Sorelle sbagliate non è un brutto thriller: è solo un thriller in cui non succede quasi niente e ciò che succede passa quasi come evento normale… tensione zero, colpo di scena non pervenuto, brivido neanche a parlarne. È un'ottima lettura estiva, questo sì, perché scorre e tiene accesa l'attenzione senza però stancare il lettore o fargli aumentare la sudorazione per qualche scena di panico assoluto. È un thriller che parla di troppe cose, con personaggi tutto sommato ben delineati, ma che non si fa ricordare per nulla di particolare. Lo consiglio? Sì e no… dipende da cosa cercate in un thriller! Per quanto mi riguarda, è il primo che leggo di quest'autrice e non mi ha fatto venire voglia di conoscerla meglio. Vedremo, questo è discreto, niente di più.

Opera recensita: "Sorelle sbagliate" di Alafair Burke
Editore: Piemme, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 304
Prezzo: 19,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


domenica 22 dicembre 2019

RECENSIONE: KHALED HOSSEINI - E L'ECO RISPOSE


Sinossi:
Sulla strada che dal piccolo villaggio di Shadbagh porta a Kabul, viaggiano un padre e due bambini. Sono a piedi e il loro unico mezzo di trasporto è un carretto rosso, su cui Sabur, il padre, ha caricato la figlia di tre anni, Pari. Sabur ha cercato in molti modi di rimandare a casa il figlio, Abdullah, senza riuscirci. Il legame tra i due fratelli è troppo forte perché il ragazzino si lasci scoraggiare. Ha deciso che li accompagnerà a Kabul e niente potrà fargli cambiare idea, anche perché c'è qualcosa che lo turba in quel viaggio, qualcosa di non detto e di vagamente minaccioso di cui non sa darsi ragione. Ciò che avviene al loro arrivo è una lacerazione che segnerà le loro vite per sempre. Attraverso generazioni e continenti, in un percorso che ci porta da Kabul a Parigi, da San Francisco all'isola greca di Tinos, Khaled Hosseini esplora con grande profondità i molti modi in cui le persone amano, si feriscono, si tradiscono e si sacrificano l'una per l'altra. Seguendo i suoi personaggi e le ramificazioni delle loro vite e delle loro scelte, la storia si snoda in un quadro sempre più ampio e carico di emozioni da cui il lettore resta totalmente catturato. Un grande romanzo che si inserisce perfettamente nel solco già tracciato dai suoi romanzi precedenti, Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli.

Commento:
Visti i precedenti due capolavori, questo terzo libro di Hosseini mi è sembrato meno bello. Intendiamoci, stiamo parlando comunque di alti livelli narrativi e le qualità di Hosseini come scrittore sono indiscutibili; tuttavia questo libro mi è sembrato troppo frammentato, nel tempo, ma soprattutto nello spazio. Hosseini dimostra una notevole padronanza dei luoghi che descrive e riesce a calare i personaggi al loro interno in modo perfetto. Ma nel complesso il romanzo può sembrare un po scoordinato, troppo ramificato rispetto alla storia principale. Resta indubbiamente un buon libro, da leggere d'inverno, davanti a una buona tazza di tè bollente!

Opera recensita: "E l'eco rispose" di Khaled Hosseini
Editore: Piemme, 2014
Genere: narrativa straniera
Pagine: 480
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5

mercoledì 18 dicembre 2019

RECENSIONE: DENNIS LEHANE - L'ISOLA DELLA PAURA


Sinossi:
A chi arriva dal mare l'isola non fa una bella impressione. Una macchia scura in mezzo alla foschia, alberi macilenti e radi a interromperne il grigiore. Ma è difficile aspettarsi di meglio da un luogo come quello. Anche perché l'agente federale Teddy Daniels sa che lo attende un incarico delicato: una paziente dell'Ashecliffe Hospital, istituto per la detenzione e la cura dei criminali psicopatici, è scomparsa e le sue preoccupanti condizioni psichiche ne rendono più che urgente il ritrovamento.
Ma su quell'isola, che un uragano travolge impedendo qualunque collegamento con la terra ferma, niente è davvero ciò che sembra: cosa succede veramente in quell'ospedale? E che cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta inspiegabilmente scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani? Forse, invece, è qualcosa di torbido che lo tocca più nel profondo, e che riguarda i fantasmi che da tempo lo tormentano, da quando l'adorata moglie è morta tragicamente in un incendio doloso. E quanto più Teddy si avvicina alla verità, tanto più la morsa si stringe intorno a lui. Fino al magistrale colpo di scena, che lascerà il lettore con il fiato sospeso anche dopo aver divorato l'ultima pagina.

Commento:
Teddy e Chuck sbarcano a Shutter Island per dare manforte nel ritrovamento di Rachel Solando, una paziente scomparsa dall'Hashecliffe Hospital in circostanze anomale. Teddy e Chuck sono agenti federali e l'ospedale è, in realtà, un istituto psichiatrico dal quale è decisamente difficile fuggire… eppure la donna, con forti disturbi psichici, sembra esserci riuscita. Mentre continuano le ricerche, però, Teddy rivela di aver – diciamo così – sperato ardentemente che gli affidassero quel caso per avere occasione di recarsi in quell'ospedale: c'è un paziente, lì, che Teddy ha validi motivi per voler incontrare. Ma troppe stranezze, casualità, circostanze sospette si susseguono in questa storia dall'epilogo tutt'altro che scontato. Se dapprima il libro appare monotono, quasi piatto, verso la metà arriva la svolta e la narrazione ha un'impennata che getta le cose in una prospettiva completamente diversa da quella cui si è indotti a pensare all'inizio. L'ultima pagina, poi, proprio quando ci sembrava di aver capito tutto, ci ridà in pasto ai dubbi… e nulla, davvero nulla, potrà essere dato per scontato.
Un thriller psicologico di prim'ordine, al quale non darò, tuttavia, una votazione altissima: ci sono state, infatti, alcune cose – specie nello stile e nella prosa – che mi hanno lasciato perplessa. Comunque, come non consigliarlo? E come non consigliare, soprattutto, il film che ne è stato tratto? Questo è uno dei pochi casi in cui forse ho preferito il film, Shutter Island appunto.

Opera recensita: "L'isola della paura" di Dennis Lehane
Editore: Piemme, prima ed. 2003
Genere: thriller psicologico
Ambientazione: un'isola nell'oceano atlantico, al largo della costa orientale degli Stati Uniti
Pagine: 348
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 15 aprile 2019

RECENSIONE: LILIANA SEGRE, DANIELA PALUMBO-FINO A QUANDO LA MIA STELLA BRILLERà


Sinossi:
La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l'unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, per la prima volta raccontata in un libro dedicato ai ragazzi. Introduzione di Ferruccio de Bortoli. Età di lettura: da 11 anni.

Commento:
Quando, nel 1938 in Italia vennero emanate le leggi razziali, Liliana era una gioiosa bambina di otto anni, senza più mamma, ma con un papà e dei nonni affettuosissimi. Quando lasciò la sua casa in corso Magenta a Milano per trasferirsi in provincia di Como, di anni ne aveva tredici; quando salì sul treno che l'avrebbe portata ad Auschwitz, quasi quattordici… e due dei suoi nonni non c'erano già più. Tutto ciò che accadde a lei, alla sua famiglia, a tante persone intorno a lei le sembrava solo una incomprensibile follia… eppure stava succedendo davvero, lo dimostrava il numero marchiato sulla pelle, lo dimostravano le due file allo smistamento, lo dimostrava il fatto che suo papà non era più accanto a lei. A sconvolgerla di più prima della deportazione era l'indifferenza nella quale il mondo cambiava; dopo la deportazione più nulla poteva sconvolgerla: era cieca e sorda al dolore, alle grida, alle morti, alle punizioni, alla malattia. Se avesse visto e sentito ciò che accadeva nel campo, il suo cuore non avrebbe retto. Ma quel male non si può dimenticare, torna a tradimento anche anni, decenni dopo che tutto è finito… quello è un male che non finisce, che ci si porta addosso, come il marchio che trasforma gli uomini in pezzi.
La storia della ragazzina curiosa e peperina che oggi è la senatrice Liliana Segre è, nella sua tragicità, molto simile a tante altre testimonianze di chi è sopravvissuto alla barbarie. Il garbo e la delicatezza con cui è raccontata la rendono, in qualche modo, comprensibile ed assimilabile da tutti: non a caso si tratta di un libro rivolto ai ragazzi, perché non dimentichino. Un libro prezioso, dunque, che va ad aggiungersi alle testimonianze di ciò che è stato, stavolta dal lato italiano della colpa, perché nessuno si senta tranquillo nell'innocenza. Consigliato.


Opera recensita: "Fino a quando la mia stella brillerà" di Liliana Segre e Daniela Palumbo
Editore: Piemme, 2015
Genere: autobiografia
Ambientazione: Milano-Auschwitz
Pagine: 197
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 28 gennaio 2019

RECENSIONE: MARIA CRISTINA MASELLI - SIGISMONDO E ISOTTA. UNA STORIA D'AMORE


Sinossi:
È il 1437 quando per la prima volta Isotta degli Atti posa lo sguardo su Sigismondo Pandolfo Malatesta. Lui, ventenne, è il turbolento e ambizioso signore di Rimini e di Fano, lei, una bambina di soli cinque anni, figlia di un piccolo nobile della zona. Isotta cresce nel mito di Sigismondo e grazie alla carica del padre, consigliere economico del signore di Rimini, ha la possibilità di rivederlo. Dopo sette anni dal primo incontro comincia a nascere in loro un sentimento fortissimo. Ma Sigismondo è sposato con Polissena Sforza, e Isotta è stata cresciuta per essere moglie e non amante. Questo il conflitto che renderà tortuoso il percorso di due anime complementari, lei nella perenne ricerca di conferme, lui disposto a dimostrarle i propri sentimenti attraverso l'arte, la parola e l'idea. Quando, dopo la morte di Polissena Sforza, la ragion di Stato sembra volere una nuova nobile moglie accanto a Sigismondo, anche le ultime certezze dei due innamorati paiono vacillare. Inoltre, la vita e lo stesso ruolo del signore di Rimini sono ostacolati da intrighi, avidità, inganni, legami di sangue e di morte, a cui si aggiunge l'odio dei suoi due più acerrimi e potenti nemici: Federico da Montefeltro e papa Pio II, che usa lo splendore umanista del Tempio Malatestiano per condannare il signore di Rimini.
Sarà proprio nel momento più difficile della vita di Sigismondo - abbandonato anche dai più fedeli alleati - che l'amore incondizionato e gratuito di Isotta si rivelerà salvifico e porterà a cambiare il destino delle loro vite.

Commento:
Un'ode accorata e spassionata all'amore che supera il tempo, gli ostacoli, gli intrighi, i dubbi: questo libro non potrebbe essere più simile alla storia che racconta, difficilmente sarebbe stato possibile raggiungere un livello più alto di compenetrazione tra le pagine, l'evocatività delle parole, la maestria della scrittura e l'amore grande e imperituro che i due protagonisti hanno vissuto e vogliono tramandarci. Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e Isotta Degli Atti all'apparenza non avrebbero potuto essere più lontani e diversi: così forte, sicuro e spavaldo lui e così leggiadra, incerta, ingenua lei. Eppure è bastato poco, appena una carezza innocente, a far sì che due volontà intrepide si incontrassero e non si separassero più. Non fu facile per il grande condottiero signore di Rimini affermare il suo amore per la giovane Isotta, graziosa ma di più basso lignaggio; non fu facile per questi due amanti superare matrimoni, inimicizie, maldicenze, remore morali… ma proprio quando tutto sembrava perduto, l'amore fu per loro l'unica ancora cui aggrapparsi per resistere all'invidia, all'avidità, ai giochi di potere. Una storia vera, questa, che arriva a noi nei secoli attraverso l'arte e la bellezza per ricordarci che c'è sempre una speranza, quali che siano le sorprese che la vita ci riserva. "Sigismondo e Isotta" è un romanzo bellissimo che unisce magistralmente storia, amore e arte per raccontarci una storia stupenda, coinvolgente e commovente con protagonisti e luoghi indimenticabili. Una lettura appassionante che consiglio, un corposo romanzo in cui perdersi e dal quale diventerà difficile staccarsi.


Opera recensita: "Sigismondo e Isotta. Una storia d'amore" di Maria Cristina Maselli
Editore: Piemme, 2018
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Rimini, 1437-1474
Pagine: 612
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 7 luglio 2018

RECENSIONE: ALEXANDRA RIPLEY - ROSSELLA. IL SEGUITO DI "VIA COL VENTO"


Sinossi:

Rossella è sempre stata una donna forte, con una fiducia sfrontata nel futuro. Ma ora che Rhett se n'è andato, sconvolto dalla morte della loro bambina,

e che anche Mammy l'ha lasciata, consumata dalla malattia, neppure Tara, la sua amata terra, riesce a darle sollievo. È altrove che deve cercare la felicità.

Ad Atlanta potrà riprendere in mano i suoi affari, ritrovare il conforto che le parole del caro Ashley sanno dare. E aspettare che Rhett torni da lei,

ora che sa di volerlo più di ogni altra cosa. O forse il vento questa volta, la porterà lontano verso una nuova vita. Fino a quando una lieve brezza non

giungerà ad annunciare che un altro giorno è davvero arrivato.

 

Commento:

Chi di noi non ha immaginato, almeno una volta, il seguito di un libro che ha amato? Alexandra Ripley ha fatto di più: lo ha scritto. Ha scritto, e di questo coraggio bisogna darle atto, il seguito di uno dei classici più amati di tutti i tempi, “Via col vento” di Margaret Mitchel. Ora, indubbiamente il finale del capolavoro della Mitchel non era certamente lieto ed un seguito, più che auspicabile, era nei progetti della stessa autrice, purtroppo morta prematuramente prima di scriverlo. Tuttavia confesso che, vedendo che era effettivamente stato scritto da un’altra penna, la mia prima reazione è stata di arricciare il naso, perplessità confermata dalle recensioni negative che ne avevo letto. Forse sono state proprio le mie basse aspettative a portarmi, a lettura ultimata, a non consigliare né sconsigliare questo libro: onestamente dirò che non è bellissimo, ma è meno peggio di quanto mi aspettassi. La scrittura della Ripley, più da romanzo rosa che da romanzo storico, non dà all’opera nulla della forza, della profondità e del trasporto che troviamo in “Via col vento”; la storia, in alcuni punti di una banalità quasi offensiva del romanzo principale, è a tratti troppo mirabolante per risultare verosimile… inoltre trovo che l’autrice si sia inutilmente dilungata troppo in certe fasi della narrazione rendendo il tutto un polpettone indigesto che vorrebbe essere un po’ romanzo storico, un po’ romanzo d’amore... Però, c’è un però: pur con tutti questi difetti questa è una storia che resta! Sì, forse la vicenda dell’Irlanda, della O’Hara, la nuova vita, è un po’ troppo forzata, però la schermaglia amorosa con Rett può reggere… io, di sicuro, me la ricorderò… Nel complesso, un seguito di cui forse non avevamo veramente bisogno, con punte di rosa apprezzabili. Lo consiglio a chi vuole leggere una storia d’amore ambientata nell’Ottocento con un happy ending – a patto che comunque abbia già letto l’opera originaria – ma non a chi si aspetta un seguito all’altezza del romanzo della Mitchel.

 

Opera recensita: “Rossella. Il seguito di Via col vento” di Alexandra Ripley

Editore: Piemme, 2009

Genere: romanzo storico

Ambientazione: America-Irlanda

Pagine: 847

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

 

giovedì 21 giugno 2018

RECENSIONE: CAROL O'CONNELL - SUSAN A FACCIA IN GIù NELLA NEVE


Sinossi:

Nascosto tra gli alberi l'uomo guardò l'orologio. Era il momento. Presto la ragazzina sarebbe arrivata in bicicletta. A Makers Village, una cittadina dello

stato di New York, la scomparsa di due bambine di dieci anni fa riemergere dal passato un incubo terrificante. Quindici anni prima, alla vigilia di Natale,

la sorella gemella di Rouge, il poliziotto incaricato delle indagini, era stata rapita e uccisa. Un uomo è stato condannato per quel brutale omicidio,

un uomo che continua a proclamarsi innocente. E se stesse dicendo la verità? Se la scomparsa delle bambine fosse fatalmente collegata alla tragedia di

tanti anni prima?

 

Commento:

Duro, freddo, inquietante thriller psicologico che forse ha aperto la strada a molti autori moderni dello stesso genere.

Sadie e Gween sono scomparse. Già di per sé questo fatto è inquietante, tanto più che si tratta di due bambine di dieci anni. Se poi si considera che la sparizione è avvenuta la vigilia di Natale, allora non ci sono dubbi: la pista è quella della pedofilia; le ha rapite lo stesso uomo che quindici anni prima aveva rapito e ucciso Susan, la sorella del giovane e acuto poliziotto Rouge Kendal. E Susan è stata solo la prima di una serie di bambine rapite secondo un medesimo schema: prelevate in coppia, uccise in tempi prestabiliti. C’è solo un problema: per l’omicidio di Susan c’è già un colpevole… allora chi ha rapito le due bambine?

Questo thriller non è né scontato né facile da leggere e da capire. Complice una debole caratterizzazione dei personaggi, si fa fatica ad entrare nella storia ed a delineare i ruoli dei tanti protagonisti, soprattutto perché i riferimenti al passato ci sono, ma sono frammentati e poco circostanziati. In questo libro tutto va desunto, il passato è importante, ma tutto ruota intorno al qui e ora.

Rouge Kendal ha potenziale, ma non è stato sviluppato in altri romanzi, quindi rimane un buon investigatore fine a se stesso. Consiglio la lettura di questo libro perché, se pur con tanti difetti, resta un buon thriller con una trama che regge, un finale prevedibile ma non scontato ed un messaggio positivo in chiusura. Non il top, dunque, ma accettabile.

 

Opera recensita: “Susan a faccia in giù nella neve” di Carol O’Connell

Editore: Piemme, prima ed. 1999

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 457

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

 

mercoledì 12 luglio 2017

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - DENTRO L'ACQUA


Sinossi:

Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell’Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non

avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte

ambigui, l’hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella,

ce n’è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato

la fine – donne “scomode”, difficili, come lei –, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l’ha trascinata con sé dentro l’acqua?

E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l’acqua, è difficile da scoprire a Beckford:

è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.

 

Commento:

Il suo thriller d’esordio, “La ragazza del treno” proprio non mi era piaciuto, tuttavia ho deciso di dare una seconda possibilità a Paula Hawkins leggendo questo suo nuovo romanzo “Dentro l’acqua”. In linea generale posso dire di aver fatto bene: non si tratta di un libro eccelso, ma è comunque una lettura gradevole.

In “Dentro l’acqua” si narrano le vicende di un paese, Backford, che ruota intorno ad un fiume in un punto del quale, nel corso dei secoli, sono annegate molte donne. I più pensano a dei suicidi, si trattava di donne insoddisfatte o folli o instabili… ma qualcuno non ci crede. Non ci crede Nicchie, la sensitiva che sente lo spirito del fiume e parla con i morti e che tutti credono pazza, e non ci crede Nell che a Backford ci è nata e comincia a scrivere le storie di quelle donne secondo il suo punto di vista. E un bel giorno il corpo di Nell viene ritrovato proprio in fondo a quel fiume. Si è buttata, come sostiene la figlia Lena, o è stata spinta giù? I sospettati, a dir la verità, non mancherebbero… bisogna indagare e bisogna chiedersi, come fa Nell: Backford è un posto per suicidi o è un posto per liberarsi delle donne che portano guai?

La trama è complessa, contorta ed intricata e viene dipanata attraverso una narrazione corale: il racconto si snoda seguendo il punto di vista di Jul, la sorella di Nell, di Lena, la figlia, di Sean, il giovane e tormentato ispettore di polizia e di tanti altri abitanti di Backford coinvolti nelle tragedie che il fiume porta con sé. Quest’espediente narrativo ci consegna una storia contorta, ma gradevole, che si fa leggere senza sforzo e che potrebbe certamente costituire un buon thriller da ombrellone: non troppo complesso, ma neppure eccessivamente banale, sebbene il colpevole si possa intuire. Lettura tranquilla, senza glorie e senza affanni, adatta al periodo estivo.

 

Opera recensita: “Dentro l’acqua” di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Backford, Inghilterra

Pagine: 372

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 9 maggio 2017

RECENSIONE: BLANCA BUSQUETS - LA VITA IN OGNI RESPIRO


Sinossi:

A volte la musica è quel filo invisibile in grado di unire i cuori di tutti. L’unica lingua con cui si può spezzare il silenzio. Sono passati dieci anni

dalla morte di Karl T., grandissimo direttore d’orchestra. Il figlio Mark, anch’egli musicista, decide di omaggiarlo organizzando un concerto a Berlino,

città natale del padre. Per l’occasione, chiama in Germania le tre donne che Karl ha amato di più: Maria, Anna e Teresa. Tre donne che hanno intessuto

negli anni rapporti diversi ma ugualmente intensi con Karl, ai tempi in cui la sua casa di Barcellona era aperta a tutti e sempre inondata di musica. Tre

donne unite, oltre che dalla passione per la musica, anche da un prezioso oggetto che apparteneva a Karl e che è finito ora nelle mani di Anna: un violino

Stainer, che nel concerto commemorativo Anna suonerà in un assolo, chiudendo il cerchio dei ricordi. Ma non tutto andrà come dovrebbe, e il violino si

rivelerà essere di qualcun altro...

 

Commento:

“La vita in ogni respiro” racconta una storia che parla di musica, di donne, di vita. Tutto ruota intorno a Karl T., l’importante direttore d’orchestra e musicista che da Berlino Est si è trasferito a Barcellona negli anni precedenti alla caduta del Muro. Tutto ruota, dunque, intorno a lui, al suo amore per la musica e per le donne, e ad un violino Stainer. Tre donne, in particolare, hanno suonato quel violino magico e tutte e tre hanno amato, a loro modo, Karl e la musica e ne sono state riamate. Sono Teresa, Anna e Maria, tre donne che più diverse non si potrebbe, ma che si ritrovano in momenti diversi nel corso della loro vita e che finiscono, loro malgrado, per avere un ruolo importante nelle rispettive vite e in quella di Karl. E poi c’è Mark, figlio di Karl, che ha il compito di raccogliere la sua pesante eredità e di riunire queste donne in un concerto, in memoria dell’amato padre, a dieci anni dalla sua morte proprio nella sua Berlino.

Una trama articolata, questa, che si svela pian piano dai racconti dei protagonisti: il libro, infatti, è scritto sottoforma di racconto corale. La narrazione è affidata a Teresa, violinista e maestra di violino che ha avuto una vita difficile e che mette l’anima quando suona, ad Anna che è una violinista eccezionale ma ha molti problemi con la sua anima, ed a Maria, la fedele domestica di Karl che ha vissuto con lui per quarant’anni e che ha tante storie da raccontare, oltre ad un orecchio eccezionale e anima da vendere… ed anche a Mark che si ritrova invischiato in questo romanzo al femminile.

Che dire? Semplicemente, mi aspettavo di più: questo libro non è brutto, anzi tutt’altro! Parla di musica e di donne molto diverse fra loro… ma non mi ha emozionato, non mi ha convinto, quindi il mio non è un sì pieno. Tuttavia a qualcuno, magari, potrebbe suscitare emozioni diverse dalle mie, ecco perché, comunque, vi consiglio di provare a leggerlo… non è bocciato, ma neppure promosso a pieni voti! Un merito, però, devo riconoscerlo a queste pagine: mi hanno fatto venire voglia di fare una scorpacciata di musica classica e di immergermi, una volta di più, nelle note calde e vibranti del violino!

 

Opera recensita: “La vita in ogni respiro” di Blanca Busquets

Editore: Piemme, 2014

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Barcellona-Berlino

Pagine: 266

Prezzo: 15,50 €

Consigliato: sì/no.

 

domenica 30 aprile 2017

RECENSIONE: ANN MORGAN - LA GEMELLA SBAGLIATA


Sinossi:

Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen

decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po' troppo pericoloso:

scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare,

mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera,

quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non

tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l'incubo...

Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con

cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie

ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco.

Una lettura tesa e avvincente, che vi farà girare le pagine vorticosamente, e che fa di Ann Morgan una delle voci più sorprendenti del thriller psicologico.

 

Commento:

Un gioco d’infanzia, uno scambio di persona, una famiglia complicata, equilibri fragili ed una buona dose di stranezze sono gli ingredienti di questo libro all’apparenza stupefacente, ma in fin dei conti abbastanza prevedibile.

Questa, in estrema sintesi, è la mia opinione personale sull’esordio letterario dell’inglese Ann Morgan, “la gemella sbagliata”, pubblicato da Piemme pochi mesi fa. La storia si sviluppa tra Londra e Manchester, con una piccola parentesi olandese e la protagonista e voce narrante è Helen, o Smudge, anche se da anni per tutti lei è Ellie. Cos’è successo? Tutto comincia quando Helen ed Ellie hanno sette anni e sono due gemelle fisicamente identiche, ma con personalità molto diverse. Helen è sempre stata la leader, quella che fa tutto perfettamente, la gioia della mamma. Ellie, invece, è sempre stata quella con dei problemi, la ritardata, quella che fa guai e rovina sempre tutto. Helen tiranneggia la sorella, la tratta duramente, le mette contro le amiche, non perde occasione per deriderla, per darle una lezione, per sottoporla a nuovi giochi inventati da lei. E proprio uno di questi giochi cambierà la vita di entrambe: un giorno Helen propone ad Ellie di scambiarsi i ruoli, i vestiti, le personalità… la cosa sembra funzionare, nessuno nota lo scambio, neanche la loro madre impegnata a flirtare con il suo nuovo compagno che sceglie proprio quel giorno per trasferirsi nella loro casa… Ellie, perciò, prende lo scambio sul serio, al punto di non voler più tornare indietro. E quando Helen prova a dire la verità, Ellie sfrutta ciò che tutti dicevano di lei prima: è una stupida che vuole attirare l’attenzione ed inventa sempre storie assurde. Così Ellie si appropria della vita di Helen, bella, soddisfacente, normale. E ad Helen cosa resta? Il vuoto, l’incomprensione, lo sgomento. Da questo gioco le due ragazze non torneranno più indietro, finendo per restare intrappolate l’una nella vita dell’altra. Cosa accadrà? Come andrà a finire questa storia balorda ed incredibile, ma purtroppo plausibile?

Che dire…? Questo libro ha scatenato in me sensazioni contrastanti: all’inizio, dopo poche pagine, mi ero quasi convinta che non mi sarebbe piaciuto, che non avrei sopportato i continui salti temporali tra presente e passato, né il degrado e lo squallore in cui la protagonista vive nel presente. Proseguendo nella lettura, però, la curiosità di completare il puzle mi ha portata a ricredermi: la storia regge fino alla fine in modo dignitoso ed apprezzabilissimo, sebbene il finale non mi abbia del tutto soddisfatta. Il merito da riconoscere ad Ann Morgan è quello di aver saputo caratterizzare i personaggi in modo equilibrato e verosimile, in particolare differenziando le due gemelle al punto giusto; inoltre la storia non cade mai nel patetico e non si esagera mai né in positivo, né in negativo. Così la sensazione di degrado che si avverte per la vita della protagonista si supera leggendo di situazioni in cui lei è stata bene; allo stesso modo i salti temporali diventano più tollerabili e sono sostituiti dalla curiosità di sapere cos’ha condotto alla situazione attuale. I difetti, come già accennato, sono la scarsa originalità ed il tono sempre piuttosto prevedibile della storia. In realtà, a mio modesto parere, questo libro non è propriamente un thriller: non saprei in che altro genere inserirlo, ma qui non c’è un colpevole da scoprire, non c’è un colpevole da smascherare. C’è una storia paradossale, con degli aspetti psicologici importanti da analizzare, ma null’altro.

Detto questo, sebbene non sia un thriller psicologico con la suspense di Wulf Dorn, è comunque un buon libro, che incuriosisce e si fa leggere piacevolmente. Un’ottima lettura per un week-end, senza grossi colpi di scena o stravolgimenti di sorta. Consigliato, dunque, ma senza troppe pretese!

 

Opera recensita: “la gemella sbagliata” di Ann Morgan

Editore: Piemme, 2017

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 396

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 7 ottobre 2016

RECENSIONE: LESLEY DOWNER - IL KIMONO ROSSO


Sinossi:

Hana indossa il suo kimono da cerimonia; i capelli lunghi fino a terra sono spalmati d’olio e raccolti in un’acconciatura ordinata, come vuole la tradizione. Saluta il comandante Yamaguchi, suo marito, che sta partendo per combattere i ribelli del Sud e difendere lo shogun e il suo Paese. Malgrado non sia innamorata del comandante, la giovane e bella Hana si è sempre comportata secondo le consuetudini, per sentirsi adeguata al suo ruolo di moglie. Rimasta sola, custodisce la loro casa, mentre lo scontro tra i ribelli e l’esercito imperiale si avvicina e si fa sempre più sanguinoso e violento. Ora anche Hana è in pericolo e, nonostante sappia usare con maestria l’alabarda giapponese, deve arrendersi e fuggire.
Un breve viaggio pieno di ostacoli, al termine del quale viene accolta dai colori, suoni e profumi di Yoshiwara, il quartiere del piacere di Tokyo. Una casa per cortigiane diventa il suo rifugio, e la sua vita prende una direzione imprevista.
Inizialmente intenzionata a raggiungere il marito, Hana trova nella casa un calore umano che mai aveva conosciuto e viene a poco a poco attratta dall’atmosfera vitale e vivace del quartiere. Scoprendo dentro di sé una sensualità fino a quel momento ignorata, si trasforma in una perfetta cortigiana e assapora per la prima volta il gusto della libertà e il sottile piacere della seduzione. Ma è Yozo, un coraggioso soldato, a cambiarle definitivamente la vita. Sfuggito alla cattura dei suoi nemici, si dirige nell’unico posto in cui un uomo sa di essere al sicuro: Yoshiwara. Nella città che non conosce il sonno, Yozo e Hana s’incontrano e s’innamorano, ma il ragazzo nasconde un segreto che, una volta rivelato, incomberà come una minaccia sulle loro vite, oscurando la loro felicità.

 

Un sottofondo strumentale di shamisen, una tazza di thè bollente o, se preferite, di sakè e questo libro: vi assicuro che la serata è più che riuscita! “Il kimono rosso” è un romanzo storico appassionante e vibrante, da leggere d’un fiato lasciandosi trascinare dalle atmosfere d’altri tempi ed altri luoghi così ben descritte da Lesley Downer.

Siamo in Giappone, nella seconda metà dell’Ottocento. L’esercito del Nord combatte per difendere il Paese e lo Shogun dall’assalto dei meridionali. La guerra imperversa crudele mettendo in ginocchio tutto il Giappone ed in particolare Edo, oggi Tokyo, l’antica capitale del Nord. Ma c’è un luogo dove la guerra sembra non entrare, un solo posto dove resiste ancora una parvenza di benessere e lusso sfrenato: è Yoshiwara, il quartiere del piacere a poca distanza da Edo. E’ qui che chi fugge dalla guerra può trovare riparo: mogli di Samurai, guerrieri del nord in fuga, uomini e donne che rischiano la vita e non hanno altro posto dove nascondersi. Ma mentre gli uomini possono riorganizzarsi, sperare, adattare la loro vita alle nuove esigenze della latitanza, per le donne sole il prezzo da pagare è ben più alto: per sopravvivere sono costrette a diventare delle cortigiane. E’ questa la sorte toccata ad Hana, la giovane e bella moglie del comandante Yamagucy, valoroso samurai partito al fronte. La ragazza, costretta ad abbandonare la casa coniugale sotto la minaccia dei soldati del Sud, fugge fino a Edo, ma trova una città semideserta, in completo declino, spettrale e sinistra. Qui, smarrita e spaventata, incontra una ragazza che le promette un posto caldo e sicuro e con l’inganno la introduce a Yoshiwara, vendendola alla migliore casa di piacere del quartiere. Dopo molti turbamenti Hana accetta il suo destino e diventa la più splendida delle cortigiane, circondata da lusso ed opulenza, ma quando incontra Yozo, giovane soldato in fuga dal nord, capisce che non potrà mai accettare una vita senza amore, senza sentimenti, in una gabbia dorata in cui ogni oggetto lussuoso è in realtà una catena alla sua libertà. Tutto a Yoshiwara è finzione, apparenza, tutto nasconde un intrigo di bugie e crudeltà… tutto, tranne il sentimento che travolge Hana e Yozo. Con coraggio e perseveranza i due giovani lottano per uscire dalla loro condizione infelice, liberarsi dai fantasmi del passato e riappropriarsi della loro vita… ma il percorso è pieno di insidie e l’impresa sarà tutt’altro che semplice.

Passione, determinazione, crudeltà spietata, coraggio, amore, amicizia sono i valori che dominano questo romanzo: le pagine traboccano di sentimenti contrastanti, amore e morte, sensualità e dolore, rischio ed esaltazione. Una lettura che rapisce come i profumi, colori, i suoni di Yoshiwara ed abbaglia come una spada sguainata che brilla al sole.

Lo consiglio assolutamente a chi ama il Giappone, la sua cultura e le sue tradizioni. Tempo fa, inoltre, ho confrontato per voi alcuni libri che trattavano la figura della geisha: beh, qui trovate l’altra faccia del mondo fluttuante, quella delle cortigiane, con cui le geishe vengono spesso confuse. Anche questo è un punto di vista da analizzare e conoscere.

 

 Opera recensita: “Il kimono rosso” di Lesley Downer

Editore: Piemme, 2011

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Giappone, seconda metà dell 800

Pagine: 368

Prezzo: 11 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 13 maggio 2016

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - LA RAGAZZA DEL TRENO


Sinossi:
La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua.
Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos’ha visto davvero Rachel?
Nelle mani sapienti di Paula Hawkins, il lettore viene travolto da una serie di bugie, verità, colpi di scena e ribaltamenti della trama che rendono questo romanzo un thriller da leggere compulsivamente, con un finale ineguagliabile. Decisamente il debutto dell’anno, ai vertici di tutte le classifiche".

Non tutti i giorni sono uguali, si sa: ci sono giornate sì e giornate no… non si può sempre essere allegri, frizzanti, positivi, ma comunque ogni giorno va vissuto fino in fondo e condotto alla sua fine naturale con dignità.
Beh, lo stesso vale per i libri: non tutti i libri ci piacciono, alcuni proprio ci risultano indigesti e ci chiediamo perché mai li abbiamo cominciati… eppure sarebbe fin troppo facile lasciarli lì, incompiuti… io, per esempio, non ci riesco: quando comincio un libro che non mi piace devo portarlo, prima o dopo, fino alla conclusione altrimenti sento un peso sulla coscienza! Ma perché tutta questa premessa? Solo per dirvi che il libro di cui vi parlo oggi, “la ragazza del treno” di Paula Hawkins, ha costituito un duro attacco alla mia forza di volontà! Appena è uscito non vedevo l’ora di leggerlo, complice la campagna pubblicitaria allettante che lo annunciava come il caso editoriale del 2015. In effetti in Inghilterra e negli Stati Uniti questo libro ha scalato le classifiche vendendo milioni di copie in poche settimane. Quando l’ho avuto fra le mani e con le migliori aspettative mi sono apprestata a leggerlo… beh, le cose sono cambiate! Ho fatto una fatica assurda a finirlo, ho dovuto sforzarmi per arrivare alla fine proprio con la curiosità di capire che cosa ci avessero visto gli altri, cosa di così bello li avesse portati a definirlo “caso editoriale”! E in effetti, a pensarci bene, è proprio un caso editoriale: come può un libro così brutto, pesante, noioso arrivare in vetta alle classifiche? Complimenti al marketing!
Ma veniamo a qualcosa di più concreto rispetto al mio, modestissimo, giudizio… Di cosa parla questo “thriller”? Di una ragazza, anzi una donna, Rachel, che ogni mattina prende il treno per raggiungere Londra da un paesino in periferia dove vive, momentaneamente ospite di un’amica. Rachel va a Londra per lavorare, o meglio questo è ciò che vuol far credere alla sua amica, all’ex marito, alla madre, a se stessa. Dal finestrino del treno Rachel vede sempre lo stesso paesaggio, le stesse case, la stessa coppia che fa colazione in veranda. Rachel non conosce quelle persone, ma crea una sorta di vita immaginaria per quella coppia che le sta così simpatica e che arbitrariamente chiama Jess e Jason. Ma un bel giorno la vita immaginaria costruita da Rachel si dissolve e la realtà pian piano si svela ai suoi occhi perennemente annebbiati dai fumi dell’alcool. Sì perché Rachel beve, beve molto, al punto da non ricordare le azioni che compie, al punto da confondere la realtà con l’immaginazione. Un giorno, però, mentre cerca ossessivamente di ricordare cosa ha fatto alcune sere prima, la realtà le si svela come per magia e così ricorda, collega gli elementi di quel fatidico sabato sera in una stazione della metro, ricostruisce il puzzle della sua vita e trova il colpevole di un omicidio. Questa, a grandi linee, è la storia narrata in questo libro… è una storia squallida, grigia, fumosa come i fumi dell’alcool che annebbia la mente di Rachel dalle 8 del mattino alle 10 di sera; è una storia di degrado, di insoddisfazioni, sensi di colpa e recriminazioni, di vite allo sbando, complicate, come in effetti ce ne sono tante… ma in questo libro manca la positività, manca una possibilità di redenzione e la trama finisce per essere troppo assurda per essere realistica.
Leggendo ci si sente quasi pervadere da quella grigia apatia mista a rassegnazione che caratterizza irrimediabilmente le giornate della protagonista; inoltre il suo brusco risveglio, nelle ultime pagine del libro, risulta paradossalmente finto, poco plausibile. Ecco perché non mi è piaciuto questo “la ragazza del treno”, ecco perché proprio non mi sento di consigliarlo, anche se a quanto pare vado controcorrente. Tanta attesa prima di leggerlo, tante aspettative e poi… deludente! Sicuramente non vedrò il film tratto da questo libro, in uscita entro il 2016!.

 
Opera recensita: “la ragazza del treno” di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2015

Genere: narrativa internazionale
Ambientazione: Londra
Pagine: 306

Consigliato: no.