simposio lettori copertina

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giovedì 10 ottobre 2019

RECENSIONE: MICHELLE OBAMA - BECOMING. LA MIA STORIA


Sinossi:
Quando era solo una bambina, per Michelle Robinson l’intero mondo era racchiuso nel South Side di Chicago, dove lei e il fratello Craig condividevano una cameretta nel piccolo appartamento di famiglia e giocavano a rincorrersi al parco. È stato qui che i suoi genitori, Fraser e Marian Robinson, le hanno insegnato a parlare con schiettezza e a non avere paura. Ma ben presto la vita l’ha portata molto lontano, dalle aule di Princeton, dove ha imparato per la prima volta cosa si prova a essere l’unica donna nera in una stanza, fino al grattacielo in cui ha lavorato come potente avvocato d’affari e dove, la mattina di un giorno d’estate, uno studente di giurisprudenza di nome Barack Obama è entrato nel suo ufficio sconvolgendole tutti i piani. In questo libro, per la prima volta, Michelle Obama descrive gli inizi del matrimonio, le difficoltà nel trovare un equilibrio tra la carriera, la famiglia e la rapida ascesa politica del marito. Ci confida le loro discussioni sull’opportunità di correre per la presidenza degli Stati Uniti, e racconta della popolarità vissuta – e delle critiche ricevute – durante la campagna elettorale. Con grazia, senso dell’umorismo e una sincerità non comune, Michelle Obama ci offre il vivido dietro le quinte di una famiglia balzata all’improvviso sotto i riflettori di tutto il mondo e degli otto anni decisivi trascorsi alla Casa Bianca, durante i quali lei ha conosciuto meglio il suo Paese, e il suo Paese ha conosciuto meglio lei.
Becoming ci conduce in un viaggio dalle modeste cucine dell’Iowa alle sale da ballo di Buckingham Palace, tra momenti di indicibile dolore e prove di tenace resilienza, e ci svela l’animo di una donna unica e rivoluzionaria che lotta per vivere con autenticità, capace di mettere la sua forza e la sua voce al servizio di alti ideali. Nel raccontare con onestà e coraggio la sua storia, Michelle Obama lancia una sfida a tutti noi: chi siamo davvero e chi vogliamo diventare?

Commento:
Cosa dire di questo libro? Beh, tendenzialmente io non amo le autobiografie… per principio, tuttavia questa l'ho trovata discreta e godibile, probabilmente perché da tempo stimo Michelle Obama. È stato piacevole leggere dell'infanzia e dell'adolescenza di una ragazza normale, nera, di famiglia modesta; è stato stimolante leggere i suoi turbamenti lavorativi – che per molti versi coincidono con i miei – ed è stato appassionante conoscere la storia d'amore tra due persone normali con intelligenze acute che dal basso scalano tutti i gradini del potere fino a quello più alto. E chi l'avrebbe pensato? E' bello sapere che neanche loro ci avevano mai pensato.
Becoming è un libro profondamente, intensamente americano, in cui si riconosce forte il senso di appartenenza, attività, propositività e meritocrazia di una nazione in cui tutti hanno una possibilità e se sanno giocarsela possono riuscire ad arrivare in alto. E l'altra cosa che mi è piaciuta in questo libro è proprio questo continuo senso di non completo, non finito, in divenire… diventare, appunto, concetto che racchiude l'intero intento della storia. Cosa penso oggi, a fine libro, degli Obama? Li conosco e li stimo un po' di più.

Opera recensita: "Becoming. La mia storia" di Michelle Obama
Editore: Garzanti, 2018
Genere: autobiografia
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 498
Prezzo: 25,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 14 agosto 2019

RECENSIONE: JOHN DOS PASSOS - IL 42° PARALLELO


Sinossi:
Un romanzo che, al suo apparire, scosse gli Stati Uniti e il mondo. Mac, un tipografo politicamente impegnato che gira gli States in cerca di lavoro; J. Ward Moorehouse, un pubblicista che farà del conformismo la sua arma per ottenere il successo; Janey, la segretaria di Ward, attratta irresistibilmente dal fascino del potere; Eleanor Stoddard, una donna bella e raffinata; Charley Anderson, un meccanico dalle velleità rivoluzionarie... Ecco i principali protagonisti di questo romanzo che si spinge sino alla prima guerra mondiale.

Commento:
America, primo Novecento. Tra poco lascerà il posto alla fiamma della guerra e del patriottismo, ma per ora il sogno socialista è nel suo pieno rigoglio e sparge semi di rivoluzione infiammando gli animi di giovani squattrinati e meno giovani ancora disposti ad illudersi. E' nello spazio tra queste due fiamme che si muovono i tanti protagonisti di questo romanzo, chi con fare ganzo e spavaldo, chi con andatura ciondolante, tutti con la voglia di farcela, di sistemarsi con un lavoro che gli dia tranquillità, di formare famiglia, di impegnarsi nel Partito. Sono i giovani americani di quegli anni i veri protagonisti di questa storia, quelli che sognano la rivoluzione, ma non sanno come e dove arriveranno a fine giornata. Sono Mac, J. W. Moorehouse, Charly, Eleanor Stoddard, Janey, Evelyn, Ike, Maurice, Dottore, sono loro e i tanti come loro che rappresentano tutte le anime della società americana ancora in divenire. Guardando alle loro storie non è difficile scorgere il futuro di un Paese – gli Stati Uniti che conosciamo e da sempre mitizziamo - così sfaccettato e perciò grandioso nella sua diversità. Mi stupisce ogni volta constatare come i grandi romanzieri americani riescano sempre a raggiungere il loro obiettivo egregiamente: descrivono il loro modo di vedere l'America, lo fanno come sanno e ogni romanzo, ogni autore, ogni pagina parla delle tante facce dello stesso territorio. Steinbeck, Caldwell, Faulkner, più tardi Kerouaq e – scopro ora – anche Dos Passos, raccontano tutti il sogno americano e le tante, innumerevoli difficoltà per raggiungerlo. Il 42° parallelo è un romanzo che trasuda america ad ogni pagina, con la sperimentazione data dagli inserti di "Occhio fotografico" e "cinegiornale", con il racconto di tante vite diverse, di tanti tentativi di arrivare, di farcela. Passando al mio gusto personale, beh, se le storie dei protagonisti sono state interessanti ed invogliavano alla lettura, non posso dire lo stesso per quegli inserti nel testo che personalmente ho trovato disturbanti e francamente incomprensibili. Nel complesso il romanzo non mi ha coinvolto quanto avrei voluto, - perciò non gli darò una votazione altissima – ma è comunque stata una lettura interessante e poi si tratta, indiscutibilmente, di un ottimo libro. In definitiva, se apprezzate il buon romanzo americano, questo libro – e soprattutto quest'autore - non dovete perdervelo.


Opera recensita: "Il 42° parallelo" di John Dos Passos
Editore: Bur, prima ed. 1930, prima ed. italiana 1934 (Trad. di C. Pavese)
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 492
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 20 giugno 2019

RECENSIONE: PHILIP K. DICK - LA SVASTICA SUL SOLE


Sinossi:
Le forze dell'Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l'America è divisa in due parti, l'una asservita al Reich, l'altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l'Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l'oracolo della saggezza cinese, e il bestseller del momento, vietato in tutti i Paesi del Reich, un testo secondo il quale l'Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati. Introduzione di Carlo Pagetti. Postfazione di Luigi Bruti Liberati.

Commento:
Bene, la quarta di copertina è già indicativa della situazione che Philip K. Dick ci prospetta in questo libro, situazione tutt'altro che inverosimile a pensarci bene, almeno in linea puramente teorica. La domanda di base è semplice: cosa sarebbe successo, ipoteticamente, se la Germania, l'Italia e il Giappone avessero vinto la Seconda guerra mondiale? Dick prende questa possibilità, la estremizza e crea un libro visionario, surreale, allucinato eppure plausibile. Il punto di osservazione della "nuova" realtà scelto dall'autore è una zona corrispondente all'incirca alla costa occidentale degli Stati Uniti, (che, per inciso, non coincidono con gli Stati Uniti del libro poiché anche l'assetto geopolitico è cambiato); qui vivono ed operano i personaggi chiave di questa storia, un rivenditore di manufatti artistici americani, un funzionario giapponese, un enigmatico industriale svedese, una donna singolare, un ebreo insoddisfatto che rischia di essere scoperto ed ucciso. Le interconnessioni, gli intrecci tra queste ed altre persone ci permettono di vivere un esito diverso di uno dei più tristi momenti della storia mondiale, diverso ma non per questo positivo, tanto più che in questa nuova realtà la gente sembra non riuscire a compiere delle scelte oculate senza affidarsi all'IChing, il libro della saggezza oracolare cinese… c'è però un altro libro, il libro della cavalletta, che racconta una realtà speculare, quella che noi conosciamo… anche questo best seller è importante e potrebbe cambiare le sorti dell'umanità… chissà.
La svastica sul sole è un libro particolarissimo, denso di significati e messaggi reconditi; è un libro che per essere compreso pienamente necessita di concentrazione, conoscenza della storia e del pensiero politico degli stati coinvolti nella Seconda guerra mondiale, ma necessita anche di immaginazione e capacità di andare oltre il conosciuto, di immaginare altre possibilità, altre prospettive, altri mondi. Trovo che sia un ottimo libro, anche se gli ho preferito "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?". Comunque, consigliatissimo.

Opera recensita: "La svastica sul sole" di Philip K. Dick
Editore: Fanucci, prima ed. 1962
Genere: fantascienza
Ambientazione: America
Pagine: 318 (ed. Fanucci 2017)
Prezzo: 9,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 29 novembre 2018

RECENSIONE: FRANCINE RIVERS - RISCATTO D'AMORE


Sinossi:
RISCATTO D'AMORE È UNA STORIA APPASSIONANTE E COINVOLGENTE, ENTUSIASMANTE E COMMOVENTE. LA VITA DI PERDIZIONE DI ANGEL, IL RITRATTO DI UN'UMANITÀ SPIETATA E PRIVA DI SENTIMENTI, ED IL CONTRASTO CON LA FIGURA DI MICHAEL, FANNO DI QUESTO LIBRO UN RACCONTO PARTICOLARMENTE AVVINCENTE, CHE MANTERRÀ ACCESO L'INTERESSE DEL LETTORE FINO ALL'ULTIMA PAGINA. LA TRAMA: LA CORSA ALL'ORO IN CALIFORNIA. 1850. UN TEMPO IN CUI GLI UOMINI SI VENDEVANO L'ANIMA PER UN SACCHETTO DI POLVERE D'ORO E LE DONNE VENDEVANO I PROPRI CORPI PER AVERE UN POSTO DOVE DORMIRE. ANGEL, VENDUTA COME PROSTITUTA ALL'ETÀ DI OTTO ANNI, RIESCE A SOPRAVVIVERE MANTENENDO VIVO L'ODIO DENTRO DI SÈ. SONO GLI UOMINI CHE LA USANO QUELLI CHE ODIA DI PIÙ. IL SUO FASCINO E LA SUA BELLEZZA SONO TALI DA RENDERLA L'OGGETTO DEL DESIDERIO PIÙ AMBITO, E GLI UOMINI DEVONO SBORSARE DIVERSE ONCE D'ORO PER ASPIRARE AI SUOI FAVORI. EPPURE NESSUNO CONOSCE IL SUO PASSATO E NEMMENO IL SUO VERO NOME: PER ANGEL È SUOLO SACRO CHE NESSUNO POTRÀ MAI CALPESTARE. POI INCONTRA MICHAEL HOSEA. UN UOMO MOLTO PARTICOLARE. DIVERSO. CHE NON CORRISPONDE A NESSUNO DEGLI SCHEMI CHE ANGEL CONOSCE ORMAI A MEMORIA. MICHAEL L'HA AMATA FIN DAL PRIMO MOMENTO CHE HA POSATO GLI OCCHI SU DI LEI, E SA CHE QUESTA È LA DONNA CHE DIO VUOLE DARGLI COME COMPAGNA - NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE - FINCHÈ LA MORTE NON LI SEPARI. LENTAMENTE, GIORNO DOPO GIORNO, NONOSTANTE LA RESISTENZA CHE LEI OPPONE STRENUAMENTE, IL SUO CUORE DI GRANITO GELIDO COMINCIA A SCIOGLIERSI. UN TRAVOLGENTE SENTIMENTO DI INDEGNITÀ E DI TIMORE ACCOMPAGNA PERÒ QUESTO SUO INASPETTATO INTENERIMENTO. E COSÌ ANGEL FUGGE. RITORNA NELLE TENEBRE. LONTANA DALL'AMORE INCALZANTE DI MICHAEL, ATTERRITA DALLA VERITÀ CHE NON PUÒ PIÙ NEGARE: LA SUA GUARIGIONE COMPLETA DEV'ESSERE OPERA DI COLUI CHE L'AMA PERSINO PIÙ DI MICHAEL... DI COLUI CHE NON LA ABBANDONERÀ MAI.

Commento:
"Riscatto d'amore" è un libro importante. Non lo è perché è scritto particolarmente bene o perché è un libro di successo, non è nessuna delle due cose. E' importante perché, al netto dei – a mio parere tanti – difetti di scrittura, è una storia che pone degli interrogativi importanti che riguardano la sfera più personale di ciascuno di noi. Non si può, leggendo questo libro, non farsi delle domande circa l'amore, la fede, la propria capacità di sopportare e perdonare, come comanda Dio, settanta volte sette. C'è, in questo libro, un qualcosa che disturba e che mi fa tentennare sul consigliarne o meno la lettura: probabilmente è l'eccessiva lentezza della trama, o probabilmente è che alla lunga la sua inverosimilianza si manifesta. Ci sono, in questa storia, sentimenti troppo estremizzati, personaggi troppo stereotipati che fanno perdere alla vicenda tutti i connotati che potrebbero darle una parvenza di credibilità. Nondimeno, però, questo romanzo è bello, perché bello e profondo è il messaggio che lascia. Però un consiglio: leggetelo solo se avete molta pazienza, molto tempo e molta voglia di mettere in discussione la vostra fede: è strapieno, fino all'inverosimile, di richiami biblici più che espliciti.

Opera recensita: "Riscatto d'amore" di Francine Rivers
Editore: Anastasis, 2007
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: America-metà Ottocento
Pagine: 480
Prezzo: 23,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


sabato 20 ottobre 2018

RECENSIONE: LOUIS-FERDINAND CéLINE - VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE


Sinossi:
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della "folla solitaria", le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un'opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.

Commento:
Finora avevo letto parole più che positive su questo romanzo e, per carità, lungi da me parlarne male. Non saprei spiegare cosa mi aspettassi di preciso, ma posso di certo dire che ho concluso la lettura con fatica, quasi certamente non per colpa del libro. Intendiamoci: "Viaggio al temine della notte" non è affatto un libro brutto; è, però, un libro singolare, difficile da inquadrare e da seguire, è la storia di un viaggio nell'abbrutimento dell'umanità, di quell'umanità che, qualunque cosa accada, sopravviverà anche a se stessa. Céline ripercorre, in queste pagine, la sua stessa vita, fra la guerra, la laurea in medicina, il lavoro nelle borgate di Parigi, passando per l'esperienza in Africa e in America. Racconta, Céline, nei panni di un uomo forse più sventurato di quanto fu lui, un Ferdinand sboccato, delirante, fornicatore impunito, un maestro nell'arte di arrangiarsi e di fuggire, uno che nella sua vita ha concluso poco, nel lavoro, nelle relazioni e in amore. Racconta tutto questo, Céline, con un linguaggio e uno stile disturbanti, sfrontati, scritti per vomitar fuori tutto l'amaro e il marcio, scritti con lucida meticolosità, non allo scopo di piacere, ma forse, questo sì, per stupire e tramortire. E, stando al numero di ammiratori e detrattori di quest'opera, ci riesce.
Io, personalmente, mi aspettavo qualcosa di più lineare – epico ed eroico sì, singolare sì, ma lineare – perciò non mi sento di annoverare questo libro tra i capolavori che rileggerei domani. Però… chi sono io per sconsigliare uno che è considerato da (quasi) tutti un genio indiscusso? Come al solito dico questo: provate a leggerlo, vi farete un'idea vostra che, in fin dei conti, è la cosa più importante.

Opera recensita: "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline
Editore: Corbaccio, prima ed. 1932
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Francia-Africa-America
Pagine: 575
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


martedì 28 agosto 2018

RECENSIONE: KATRYN STOCKETT - THE HELP


Sinossi:
È l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all'amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.

Commento:
Anni fa mi capitò di vedere, per puro caso, un film che da allora è diventato uno dei miei preferiti. Si intitolava "The help" e raccontava l'odio raziale e le differenze tra bianchi e neri nell'America degli anni 60 in un modo così delizioso da rimanerne incantati. Quel film era stato tratto da questo libro: "The help" di Katryn Stockett è la versione dilatata ed estesa di quella storia e leggendolo ho ritrovato la stessa emozione e lo stesso ardore del film. Allo stesso modo, però, ho provato una frustrazione e un'amarezza ancor più grandi rileggendo delle umiliazioni e delle sofferenze che tante persone hanno dovuto subire solo perché, come dice Aibileen, Dio le ha fatte nere. Nel racconto di Katryn Stockett, con delicatezza ma anche con fermezza, vengono messe a nudo le differenze di pensiero, non solo di trattamento, tra due classi o, per meglio dire, tra due mondi. Appare così ancora più chiara la disparità: mentre le donne bianche tollerano l'esistenza di quelle nere perché, semplicemente, sono state abituate ai loro servigi e non saprebbero come farne a meno, le domestiche nere osservano e giudicano le loro datrici di lavoro, ma sono sempre pronte a donar loro un affetto immenso, come dimostra la cura che hanno per i bambini delle famiglie in cui sono a servizio che vengono annoverati nel conto dei loro figli. Una storia di donne, questa, di affetto ricambiato con pregiudizio, di amore ricambiato con crudeltà, di voglia, nonostante tutto, di rialzarsi.
Figura particolarissima e tutta da scoprire è poi Skeeter, bianca ma totalmente diversa da quelle che credeva essere le sue amiche e a suo modo vittima del loro pregiudizio settario. Lettura che consiglio caldamente, specie se non avete visto il film: io credo che se non l'avessi visto e fossi stata digiuna della storia avrei apprezzato il libro ancor di più.

Opera recensita: "The help" di Katryn Stockett
Editore: Mondadori, prima ed. 2009
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti, anni 60
Pagine: 524
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 1 aprile 2018

RECENSIONE: COLSON WHITEHEAD - LA FERROVIA SOTTERRANEA


Sinossi:

«La ferrovia sotterranea» è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento

aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una

vera e propria linea ferroviaria operante in segreto, nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. È a bordo di questi treni che

Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in

vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno

spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole

– dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina

femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare

un classico.

 

Commento:

Tutti conosciamo, anche solo per sommi capi, la storia degli schiavi neri che nell’Ottocento spaccò l’America in due fazioni ben distinte, schiavisti ed abolizionisti, sudisti e nordisti. Meno conosciuta, invece, è l’esistenza della “Ferrovia sotterranea”, ossia l’organizzazione segreta, fatta di messaggi in codice, bianchi abolizionisti, contatti, rischi, che aiutò tanti schiavi del Sud a fuggire negli Stati liberi del Nord. Questo libro ci racconta, con lucida precisione, la storia di tanti uomini e donne che, attraverso quest’aiuto, cercavano di fuggire dalla persecuzione, dall’umiliazione, dalla servitù per guadagnarsi la propria libertà. Il “pretesto” per raccontare tutto questo viene dalla storia di Cora, una giovanissima schiava che, insieme al compagno Caesar, fuggì dalla piantagione di cotone dei Randal in Georgia e, con l’aiuto della Ferrovia, percorse un cammino fatto di trappole, sventure, morte, che la condusse fino ad un tunnel fantasma per scavare e camminare ancora, diretta ovunque tranne che verso il luogo da cui stava scappando.

Una storia emozionante, ricca di spunti da approfondire, ma uno stile di scrittura non altrettanto piacevole: personalmente ho fatto fatica ad ingranare la marcia, perché non riuscivo a farmi piacere lo stile distaccato, privo di descrizioni, quasi frettoloso e superficiale con cui l’autore enumerava eventi brutali. E’ come se l’autore volesse scioccare non solo con gli eventi narrati, ma anche con la brutalità delle parole, ma a mio parere per buona parte del libro non ha raggiunto l’intento. Tuttavia, con l’avanzare delle pagine, le cose migliorano perché la storia si carica di sentimento, le descrizioni sono più approfondite e pregnanti e tutto è più “piacevole” da leggere.

Ad ogni modo, si tratta di un’ottima testimonianza storica che fa riflettere e punta l’attenzione su un periodo storico che non è bene lasciare per troppo tempo nel dimenticatoio. Lettura consigliata, dunque.

 

 

Opera recensita: “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead

Editore: Edizioni Sur, 2017

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Stati Uniti, Ottocento

Pagine: 376

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

 

martedì 2 gennaio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA LACRIMA DEL DIAVOLO


Sinossi:

Il Becchino è in città. Il Becchino assomiglia a me. Cammina lungo le strade fredde e tristi proprio come camminerebbe chiunque altro, nessuno si accorge

di lui. Il suo volto è bianco come il cielo del mattino. Oppure scuro come l'entrata dell'inferno. " Alla vigilia del Capodanno del 2000, la morte serpeggia

per le strade di Washington. Indossa i panni di un uomo qualunque, invisibile perché assolutamente normale. Il Becchino può essere chiunque e nessuno.

Cammina silenzioso verso l'obiettivo, il passo scandito dalle lancette dell'orologio: l'uomo che gli dà gli ordini gli ha detto di colpire ogni 4 ore.E

lui lo farà. Sparerà sulla folla 100 colpi a casaccio. Si confonderà in mezzo alla gente. E dopo 4 ore lo farà di nuovo, e poi ancora, e ancora...Solo

l'uomo che gli dà gli ordini può fermarlo, e in una lettera spedita al sindaco chiede 20 milioni di dollari entro la mezzanotte per interrompere le stragi.

Ha fatto bene i suoi conti, ma non ha calcolato il destino: muore in un banale incidente proprio mentre sta andando a ritirare il denaro. E ora più nessuno

può fermare il Becchino. L'agente speciale Lukas, l'affascinante poliziotta incaricata di investigare sul caso, ha come unico indizio la lettera ricevuta

dal sindaco, e decide di coinvolgere nelle indagini Parker Kinkaid, esperto calligrafo dell' FBI. Il conto alla rovescia per il nuovo anno che risuona

per le vie della città è come il timer di un congegno mortale pronto a esplodere, se non si scopre chi èBecchino. Ma quei puntini sulle i, curiosamente

tracciati a forma di lacrima - la lacrima del diavolo - sono sufficienti per svelarne l'identítà?Con la dovizia di dettagli scientifici, i magistrali colpi

di scena e il ritmo mozzafiato che caratterizzano i romanzi di Deaver, La lacrima del diavolo è un thriller frenetico e geniale - bestseller in America

- che conferma lo straordinario talento di questo autore.

 

Commento:

Quando posso, mi piace leggere i libri nel mese o nella stagione in cui sono ambientati. Questo thriller si svolge il 31 dicembre, l’ultimo dell’anno, perciò ho avuto la fortuna di leggerlo a cavallo tra il 2017 e il 2018… vi assicuro che sembra un dettaglio insignificante, ma rende la storia ancora più credibile o, se preferite, incredibile.

Il becchino, un uomo assolutamente incolore, ordinario nell’aspetto tanto da passare inosservato, spara alla folla in luoghi precisi ad intervalli di quattro ore. Lo fa perché “l’uomo che gli dice le cose” gli ha detto di farlo, sarà lui a dirgli quando fermarsi. Ma accade un imprevisto ed il mandante muore mentre sta ritirando i soldi che aveva chiesto ed ora il becchino, un automa, una macchina, non può più essere fermato. Del caso si occupa L’Fbi ed in particolare la glaciale ed efficientissima agente Lukas, l’uomo dei miracoli Cage e il più esperto perito calligrafo in circolazione, Parker Kinkaid, ormai in congedo da anni per vicende familiari che occupano una buona parte del libro.

Scovare il becchino non sarà facile: bisognerà ingaggiare una lotta contro il tempo, inseguire un Sosco (soggetto sconosciuto) che è morto, comprenderne la mente e i piani, analizzare i documenti con particolare perizia perché possano svelarci tutto su di lui. Ma il Sosco aveva un piano per tutto, è intelligente, cerca la perfezione… e intanto si avvicina la mezzanotte…

Ancora un altro thriller che ci tiene con il fiato sospeso, rivelazione dopo rivelazione, colpo di scena dopo colpo di scena, nulla può essere dato per scontato. Ciò che è certo è che Deaver sa come tenerci incollati alle pagine e, leggendo i suoi libri, sappiamo che l’enigma non sarà del tutto svelato finché non si arriverà all’ultima riga dell’ultima pagina… con Deaver può sempre accadere qualcosa di imprevisto. La mia impressione personale, tuttavia, è che pur essendo un ottimo libro, questo “La lacrima del diavolo” mi ha stupita meno rispetto ad altri thriller di Deaver. Non so se sia il libro ad essere più prevedibile o se sono io ad aver capito lo schema. In definitiva, non proprio il mio preferito, ma comunque ottimo e consigliato!

Questo romanzo è autoconclusivo quindi può essere letto indipendentemente dagli altri dello stesso autore.

 

Opera recensita: “La lacrima del diavolo” di Jeffery Deaver

Editore: Bur, prima ed. 1999

Genere: thriller

Ambientazione: Washington D.C.

Pagine: 416

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto: 8,5.

 

mercoledì 13 dicembre 2017

RECENSIONE: MARGARET ATWOOD - PER ULTIMO IL CUORE


Sinossi:

In un Nord America messo in ginocchio da una disastrosa crisi economica e dal dilagare della criminalità, Stan e Charmaine, una giovane coppia innamorata,

cedono alla falsa lusinga della normalità e della sicurezza promesse da un avvenente progetto, in cambio della rinuncia a qualche "piccola" libertà personale.

Finiscono in una città troppo bella per essere vera, dove tutti hanno una casa e stanno bene, ma il prezzo è lavorare per un losco personaggio a capo della

comunità, facendo cose orribili: per esempio praticare iniezioni letali ai condannati a morte o lavorare in una sorta di mercato del sesso. Si ritrovano

così a fare il male per libera scelta ma contro la loro volontà. Questa situazione conflittuale li trascinerà in un surreale complotto che darà lo spunto

per interrogarsi su cosa significhi amare - in un futuro dove non solo il sesso ma anche l'amore è mercificato – e scegliere.

 

Commento:

Non lasciatevi fuorviare dal titolo: questo libro è tutto fuor che un romanzo rosa. Sì, si parla d’amore, ma in un modo assolutamente contorto ed inusuale.

Lo scenario con cui si apre questo racconto è quello post apocalittico di un’America in ginocchio, economicamente e socialmente, e senza nessuna prospettiva per il futuro se non quella della completa devastazione. Stan e Charmaine sono il simbolo, l’esempio di questa realtà: vivono in macchina, mangiano schifezze comprate in bar fatiscenti, lui ha perso il lavoro e lei fa la barista e deve stare attenta che i clienti non le saltino addosso. Ma mentre passa il tempo durante un turno al bar, Charmaine vede uno spot in Tv dove un uomo ricco e dall’aspetto rassicurante promette “Una vita piena di significato”: per ottenerla basta trasferirsi a Consilience, una città ordinata, pulita, ricca, produttiva, che basta a se stessa. Il progetto “Positron” prevede, però, che chi vi entra non possa più uscirne e debba rispettare una serie di prescrizioni. Stan e Charmaine, insieme a molte altre persone, vi si sottopongono e all’inzio tutto va bene… ma poi subentra l’infedeltà, il desiderio proibito e tutto cambia. Stan e Charmaine si ritrovano in un eterno conflitto tra volontà e dovere, invischiati in qualcosa di più grande di loro, in un progetto sovversivo pericoloso che coinvolge molte persone: a Positron qualcosa non va più come dovrebbe e rimediare potrebbe costare a dirittura la vita a qualcuno. Allora il dilemma si fa concettuale: è meglio fare il male per un buon fine o rinunciare all’amore, alla dignità, ad una semplice possibilità e soccombere? E l’amore, che ruolo gioca l’amore in tutto questo?

Un racconto caotico, una trama complessa, inverosimile, ma sorprendentemente avvincente: all’inizio confesso di aver fatto fatica ad entrare nel romanzo, anche perché era il mio primo approccio con la Atwood ed il suo stile non mi entusiasma, però con l’incedere della storia mi sono ritrovata con la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire. Come ho già detto la storia è inverosimile, infatti si tratta di un racconto fantascientifico, ma in alcuni tratti è così folle da sembrare vera: ho provato, in più di un’occasione, la dissociazione di chi sa di leggere una storia di fantasia, ma al contempo prova l’assurda sensazione di viverla. Ora, a voi la valutazione: se vi piace lo stile della Atwood, se vi va di imbarcarvi in una storia bella ma confusionaria, questa può fare al caso vostro. Io lo consiglio, ma con moderazione: vi ho avvertiti!

 

Opera recensita: “Per ultimo il cuore” di Margaret Atwood

Editore: Ponte alle grazie, 2016

Genere: fantascienza

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 372

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì/no.

 

sabato 9 dicembre 2017

RECENSIONE: ALICE WALKER - IL COLORE VIOLA


Sinossi:

Violentata dall'uomo che credeva essere suo padre, privata dei due figli, sposata a un uomo che odia, Celie, una giovane donna di colore, viene separata

anche dall'amata sorella Nattie, che finirà missionaria in Africa. Per trent'anni Nettie scriverà a Celie lettere che questa non riceverà mai, mentre Celie,

oppressa dalla vergogna della sua condizione, riesce a scrivere solo a Dio. Sarà l'amante del marito, una affascinante cantante di blues, a cambiare il

colore della sua vita, insegnandole a ridere, giocare, amare.

 

Commento:

“Il colore viola”, libro che valse ad Alice Walker il premio Pulitzer per la narrativa nel 1983, è un libro che si legge d’un fiato, ma che si assimila lentamente ed altrettanto lentamente si dimentica.

Personaggi tratteggiati con spietata chiarezza, storie raccontate con la fredda lucidità di chi ha un obiettivo preciso: raccontare tutto, far conoscere la realtà, senza sconti né edulcorazioni.

La vicenda si apre con le violenze subite da Celie, una ragazzina timida, ingenua e volenterosa, che subisce gli abusi del padre ed è costretta a sposare un vedovo per badare ai suoi figli e alla sua casa. Questi avrebbe preferito sposare Nettie, la sorella di Celie che, grazie ad una serie di eventi favorevoli, riesce a scappare facendo perdere le proprie tracce e tuttavia promettendo alla sorella di scriverle. Celie, umiliata nella propria condizione di donna di colore, stupida, ignorante, buona solo a servire il marito, sprofonda sempre di più in un’apatica rassegnazione fino al giorno in cui incontra Shug, l’affascinante, decisa, esuberante amante del marito che sarà la sua salvezza. Sarà la vicinanza di questa donna ed in particolare una drammatica scoperta riguardante la sorella Nettie a portare Celie al punto di svolta ed al radicale cambiamento della sua vita.

Una storia di razzismo, grettezza, ignoranza, ma anche di riscatto, forza d’animo, voglia di cambiamento. Una riflessione a tutto tondo sulla condizione delle persone di colore, delle differenze con i bianchi in America ed in Africa dove si trova Nettie, un’analisi sulla condizione femminile, sulla religione, sull’amore tra persone dello stesso sesso. Un libro complesso e completo che va letto e riletto perché lascia dentro tante, troppe sensazioni contrastanti e difficili da interiorizzare.

Una lettura consigliata a tutti, come consigliato è anche il film diretto da Spielberg che è molto fedele al libro e trasmette altrettante emozioni.

 

 

 

Opera recensita: “Il colore viola” di Alice Walker

Editore: Sperling & Kupfer-Frassinelli, prima ed. originale 1982, prima ed. italiana 1984

Genere: romanzo storico, romanzo epistolare

Ambientazione: America, prima metà del Novecento

Pagine: 313

Prezzo: 9,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 27 novembre 2017

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - OLTRE L'INVERNO


Sinossi:

Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn

Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta

a casa del professore per chiedere aiuto. Smarrito, Richard si rivolge alla vicina, che conosce a malapena, Lucía Maraz, una matura donna cilena con una

vita complicata alle spalle. Lucía, Evelyn e Richard, tre persone molto diverse tra loro, si ritrovano coinvolte in un thriller dalle conseguenze imprevedibili.

Tre destini che Isabel Allende incrocia per dare vita a un romanzo mozzafiato e molto attuale sull’emigrazione e l’identità americana, le seconde opportunità

e la speranza che, oltre l’inverno, ci aspetti sempre un’invincibile estate.

 

Commento:

Lucia, Richard, Evelyn. Tre vite diverse ma infondo simili, tre sofferenze non del tutto sopite, tre destini che si incrociano per caso in un week-end di tormenta nella Brooklin paralizzata dalla neve di inizio 2016.

Lucia è una sessantaduenne cilena che, dopo una vita di sofferenze e di perdite, vuole vivere a pieno i giorni, i mesi, gli anni che le restano, con la consapevolezza che saranno sempre meno di quelli che vorrebbe a sua disposizione.

Richard è un uomo routinario, ipocondriaco, che vorrebbe avere sotto controllo tutto ciò che lo circonda per non dover più essere sorpreso dagli inconvenienti della vita. I sentimenti per lui sono off limits e vorrebbe arrivare al giorno della sua morte nel modo più ordinario possibile, anzi, sarebbe contento se potesse decidere lui quando e come morire. Due vite che si guardano, si osservano e probabilmente non  avrebbero mai il coraggio di avvicinarsi, se non fosse che una sera… una buffa ragazzetta balbuziente, Evelyn Ortega, sconvolge, suo malgrado, le loro esistenze con tutto il suo carico di segreti e sofferenze coinvolgendoli in un’avventura dalla dubbia legalità, ma che li porterà inevitabilmente a conoscersi di più.

Un libro che tratta temi importanti come l’immigrazione, la violenza sulle donne, l’arrivo della vecchiaia, i sentimenti… Non si tratta proprio di una storia originalissima, la Allende affronta questi argomenti in altri suoi libri, ma in “Oltre l’inverno” riesce ad imbastire una storia che è un po’ thriller e un po’ romanzo d’amore e che fa emozionare. Isabel Allende racconta la sofferenza passata e presente con la delicatezza di chi ha provato il dolore sulla propria pelle e con la forza di chi si è rialzato ed affronta la vita ogni giorno con passione e tenacia. Attraverso le vite di Lucia, Richard ed Evelyn l’autrice ci guida nel sondare il mondo dei soprusi di chi è costretto a fuggire lontano dal proprio Paese, quello del dolore e del senso di colpa per un errore che ha cambiato la vita sua e di chi gli è vicino, quello di chi ha voglia di riappropriarsi della sua vita e magari di innamorarsi ancora. Un buon libro, dunque, che si fa leggere agevolmente e che lancia un messaggio di speranza: insieme si può superare l’inverno e vivere ancora una nuova estate. A dispetto del freddo ispirato dalle atmosfere innevate, queste pagine scaldano il cuore.

 

Opera recensita: “Oltre l’inverno” di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: narrativa internazionale-thriller

Ambientazione: Stati Uniti-Cile-Guatemala

Pagine: 304

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì.

mercoledì 15 novembre 2017

RECENSIONE: JEFFREY EUGENIDES - LE VERGINI SUICIDE


Sinossi:

Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito

della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fissato

per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l'irruzione di un fremito

ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell'America suburbana degli anni Settanta. Il libro segna l'esordio folgorante di uno scrittore poco

più che trentenne, ma già padrone di uno stile e di un universo letterario affatto personali.

 

Commento:

Cosa spinge cinque sorelle, cinque ragazze belle ed ammirate a togliersi la vita in appena un anno di tempo? E’ questo l’interrogativo che si pone questo libro ed è questo che si chiede il narratore, un portavoce del gruppo di ammiratori delle sorelle Lisbon, a distanza di anni. Per trovare una risposta alle domande che ancora attanagliano la mente di chi quella vicenda se la vide passare davanti agli occhi giorno per giorno, i ragazzi ormai adulti ripercorrono l’accaduto cominciando dal giorno in cui la tredicenne Cecilia si tagliò le vene nella vasca da bagno. Cecilia non morì, ma si dice che chi tenta il suicidio una volta prima o poi ci riproverà… e infatti, appena due settimane dopo Cecilia morirà. Qualcuno insinua che probabilmente il gesto è stato indotto dal guinzaglio troppo corto tenuto dalla madre, dall’impossibilità per le ragazze di svagarsi e di soddisfare le loro esigenze di adolescenti, perciò da quel momento la vita delle sorelle subisce un’impennata di mondanità (nei limiti che impone un padre insegnante alla scuola delle figlie e una madre iper religiosa dal pugno di ferro), ma ben presto, complice una bravata di una delle sorelle, tutto precipita irrimediabilmente. Il declino inesorabile della vita delle sorelle Lisbon ci viene raccontato, con angoscia crescente, dal nostro ragazzo-corteggiatore-narratore: un racconto dettagliato, lucido ed insieme appassionato di una gioventù passata ad osservare il frutto proibito, le cinque bellissime ragazze così inaccessibili e diverse dalle altre e perciò tanto desiderate e desiderabili. Ma loro sapevano davvero di essere tanto desiderate? E quanto questo ha influito nel loro piano suicida? E che cosa, in definitiva, ha provocato questo gesto? L’oppressione dell’ambiente familiare tetro, respingente, intriso della rigidità della madre e dell’inadeguatezza del padre? Il rifiuto irrazionale di accettare il mondo così come ci viene tramandato? L’egocentrismo tipico dell’adolescenza? Il male di vivere… cosa? Probabilmente non lo sapremo mai, probabilmente sono tutte queste cose messe insieme… il libro ci lascia, però, un ampio margine di riflessione su questa questione infondo non tanto peculiare e non tanto lontana da noi.

Una lettura certamente non leggera, ma interessante e coinvolgente proprio per l’evoluzione che descrive nella vita delle ragazze, per l’attaccamento quasi morboso dimostrato dai ragazzi, per i tanti spunti che questa storia ci dà permettendoci di traslarla nelle vicende che accadono ai giorni nostri. Libro altamente consigliato, così come consiglio il film che Sofia Coppola ha tratto da questo libro… molto fedele ed altrettanto sconvolgente.

 

 

 

Opera recensita: “Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides

Editore: Mondadori, prima ed. 1993

Genere: narrativa americana

Ambientazione: America, anni 70

Pagine: 224 (ed. 2008)

Prezzo: 10,00 € (ed. 2008)

Consigliato: sì.

Consigli correlati: film "Il giardino delle vergini suicide" di Sofia Coppola. 

sabato 23 settembre 2017

RECENSIONE: NATHANIEL HAWTHORNE - LA LETTERA SCARLATTA


Sinossi:

La vicenda si svolge nella Boston puritana del sec. XVII. Hester Prinne ha preceduto nel Massachusetts il marito, un anziano scienziato, e ha avuto una

figlia, Pearl, da una relazione illegittima. Viene messa alla gogna e condannata a portare sul petto la lettera A (adultera), ritagliata "in un bel panno

scarlatto". Rifiuta di dire il nome del suo amante, ma il marito, sotto falso nome, si mette alla ricerca dell'uomo. Riesce a scoprirlo: è il giovane reverendo

Dimmesdale, che soffre moltissimo, ma, per orgoglio, non vuole confessare. Pressato dal marito di Hester alla fine confessa pubblicamente la sua colpa,

ma stroncato dall'emozione, muore.

 

Commento:

Poco tempo fa mi è capitato di vedere la trasposizione cinematografica tratta da questo romanzo e ricordo di esserne rimasta piacevolmente olpita. Così mi è venuta la curiosità di leggere il libro… a lettura terminata, però, devo dire che sono perplessa. La storia narrata è affascinante, ma lo stile di scrittura, a mio parere, è un po’ indigesto.

La protagonista è senza dubbio Ester Prinne, la donna altera e bellissima tacciata di ignominia e costretta a portare appuntata al seno la lettera scarlatta che indica l’adulterio. Ester ha avuto una figlia, Perla, da una relazione con il giovane e dotto reverendo del paese, ma è decisa a non rivelare il nome dell’uomo, a costo di portare su di sé l’onta del disprezzo e della condanna di tutti. E’ una donna coraggiosa che non si piega né a lusinghe né a minacce, neppure quando il marito, sotto mentite spoglie, scopre tutto e nutre vendetta.

L’autore, per raccontare questa storia, utilizza la formula dell’antico manoscritto ritrovato e delle voci tramandate per generazioni. Tuttavia la narrazione risulta lenta ed oltremodo farraginosa; le frasi non sono mai direttee i concetti affogano in barocchismi e giri di parole. Tutto ciò contribuisce a che un registro linguistico alto sconfini nell’esagerato e nell’ampolloso. Da qui le mie perplessità nel consigliare questa lettura, certamente interessante per la trama, i personaggi ed i profili di riflessione che presenta sulla condizione della donna e della famiglia, ma al contempo dall’approccio non facile.

 

Opera recensita: “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne

Editore: Frassinelli, prima ed. 1890

Genere: romanzo storico

Ambientazione: America 1600

Pagine: 338

Prezzo: 6,71 €

Consigliato: sì/no.

 

mercoledì 28 dicembre 2016

RECENSIONE: JIM THOMPSON - L'ASSASSINO CHE è IN ME


Sinossi:

Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola città del Texas. La cosa peggiore che si può dire di lui è che è un po' noioso, un po' troppo lento, a volte

saccente. Ma nessuno immagina il suo male nascosto, la malattia che lo ha quasi rovinato quando era giovane. E quel male è di nuovo sul punto di tornare

in superficie, irrefrenabile e violento. Perché la vita non ha niente da dare agli uomini come Lou, se non brevi momenti di feroce energia sempre raggelati

dall'oceano nero del destino.

 

Lou Ford è il vicesceriffo di Central City, una cittadina del Texas, piena di persone per bene che rispondono “Sì Signore” e “no Signora” a chiunque sia il loro interlocutore. Lou Ford è intelligente, perspicace, un buono, uno che non usa mai la violenza ed è capace di ammorbidire e far parlare qualunque prigioniero senza torcergli un capello… è così che tutti conoscono Lou. Ma dietro questa facciata di bravo ragazzo, Lou nasconde un insospettabile, fredda lucidità ed una capacità di calcolare le conseguenze di ogni azione e di prevedere i pensieri altrui con una precisione allarmante. Ma ciò che Lou nasconde, soprattutto, è una “malattia” che lo porta a risolvere ogni problema, a superare ogni ostacolo umano semplicemente uccidendolo e lo fa con rapidità e precisione degna di un serial killer di professione. Lou non si ferma neppure quando i suoi colleghi cominciano a sospettare di lui, neppure quando è evidente che gli stanno alle calcagna e, quando alla fine arriva la resa dei conti il finale è spettacolare.

“L’assassino che è in me”, probabilmente il libro più noto ed importante di Thompson, è un racconto crudo, veloce e freddo. Il cinismo di Ford denota la volontà del suo ideatore di raccontare le cose come stanno: Thompson non vuole piacere o impressionare, non c’è nulla di roboante o artefatto in ciò che racconta, anzi si avverte chiaro e netto il degrado da cui l’autore viene ed in cui ambienta la storia ed il cinico, disilluso realismo di chi conosce fin troppo bene ciò di cui parla. Un libro ed un protagonista particolare, assolutamente sui generis, uno al quale si fa fatica ad affezionarsi e dal quale, tuttavia, non ci si vuole staccare, curiosi di sapere come andrà a finire.

Mi sento di consigliare questo libro a chi ama i noir veloci e crudi, senza una particolare caratterizzazione dei personaggi o una ricostruzione di ciò che sta intorno alla storia… un noir breve, da prendere così, fatto e finito.

 

Opera recensita: “l’assassino che è in me” di Jim Thompson

Editore: Mondadori (1992)-Fanucci (2002) prima ed. originale 1952

Genere: noir

Ambientazione: Texas, Stati Uniti

Pagine: 224

Prezzo: 7,90 €

Consigliato: sì/no.

 

domenica 25 dicembre 2016

RECENSIONE: STEPHEN KING - IL MIGLIO VERDE


Sinossi:

Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton

o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico

sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere

in qualche modo diverso da tutti gli altri?

 

Confinato nella gabbia dorata di una bella casa di riposo, l’ultracentenario Paul Edgecombe scrive le sue memorie relative a quanto accadde nel penitenziario di Cold Mountain nel 1932. Paul era, all’epoca dei fatti, sovrintendente capo del blocco E, il braccio della morte, quello in cui sostano i condannati alla pena capitale, in attesa di sedersi sulla terribile sedia elettrica soprannominata dalla squadra di Paul “Old sparky”, la vecchia scintillante. Paul e i suoi avevano il compito di sorvegliare i detenuti, mantenerli calmi, attendere alle loro richieste ed eseguire materialmente la sentenza di morte.

Nel 1932 furono ospiti del miglio, tra gli altri, alcuni condannati del tutto particolari e, a loro modo, speciali: Eduard Delacroix, un francese piccolo e arzillo che si affezionò al Signor Gingles, un topolino dalle attitudini insolite e singolari; Billy “the kid” Warton, un giovane attaccabrighe, con nulla da perdere e molte idee balorde in testa; e soprattutto John Coffey, un gigante nero con poteri molto speciali. John è al miglio perché è accusato di aver violentato ed ucciso due bambine, ma ben presto dimostra di saper guarire gli altri, di essere in grado di “aiutarli” come dice lui. In tanti al miglio si chiedono come una stessa persona possa racchiudere in sé tanto bene e tanto male e il primo fra i suoi sostenitori è proprio Paul che comincia ad interessarsi davvero al suo caso. Quello che scoprirà sarà sconvolgente, ma altrettanto duro sarà scoprire che ben poco si può fare per questo gigante buono che tanto ha fatto per gli altri e che sembra covare in sé tutti i mali del mondo.

Il racconto, concepito dapprima come un romanzo a puntate e poi riunito in un unico volume, è narrato in prima persona dall’ormai vecchio Paul che rivive per e con noi la quotidianità del miglio, fra colleghi coraggiosi, amici veri e mele marce che rischiano di rompere i difficili equilibri di un braccio della morte. Paul ci accompagna in un viaggio tra il passato ed il presente che ci mostra tutti i segni, importanti e visibili, che quell’anno al miglio verde con John e gli altri ha lasciato su di lui e sugli altri protagonisti di questa storia straziante e bellissima.

Avevo deciso di leggere questo libro per superare una paura: mi era capitato di vedere la trasposizione cinematografica qualche anno fa e una scena, in particolare, mi aveva spaventata al punto di non voler più sentir nominare il miglio verde. Pochi giorni fa, però, ho avvertito che ero pronta e che era venuto il momento di superare questa paura. Beh, non posso far altro che dirmi “menomale!”: ho scoperto un piccolo gioiello. Sono tante le emozioni racchiuse in questo libro; sono pagine che fanno sorridere e commuovere, rabbrividire ed indignare, ma che non possono assolutamente lasciare indifferenti.

Un libro bellissimo che ho divorato e che vi consiglio senza se e senza ma, anche se non siete appassionati lettori di King. “Il miglio verde”, infatti, è diverso dagli altri libri di questo autore: meno “pesante”, meno particolareggiato, ma molto intenso. Meno spazio alle descrizioni di luoghi e molto di più alle emozioni… consigliatissimo a tutti.

 

Opera recensita: “il miglio verde” di Stephen King

Editore: Sperling & Cupfer, prima ed. 1996

Genere: narrativa americana

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 576

Prezzo: 11,90 €

Consigliato: assolutamente sì.

Consigli correlati: il film “il miglio verde” di Frank Darabont, buona trasposizione cinematografica.

 

sabato 1 ottobre 2016

RECENSIONE: CHRISTINA BAKER KLINE - LE COSE CHE NON SO DI TE


Sinossi:

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’ incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.

La storia di un’amicizia che incanta e commuove.
Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.


 

Dal 1854 al 1929 circa duecentomila bambini sono stati trasportati dalle città orientali degli Stati Uniti al Mid-west a bordo dei “treni degli orfani”. Si trattava di bambini senza famiglia, spesso figli di immigrati italiani, polacchi, irlandesi, per i quali si cercava una famiglia pronta a prenderli in affidamento, ad adottarli. Spesso, però, l’adozione era solo una scusa per avere manod’opera gratuita, lavoranti, servi, quasi schiavi.

La protagonista di questo libro è proprio una di quei bambini: il suo nome originario era Niamh, tipico nome irlandese, poi cambiato in Dorothy ed infine in Vivian. La donna, che ora ha 91 anni, racconta la sua storia a Molly, una diciassettenne ribelle per necessità, orfana anche lei, ma le cui radici affondano nella storia degli indiani d’America. Molly si stupisce nel notare quanti punti hanno in comune le due storie, la sua e quella di Vivian, perennemente in viaggio, in lotta per sopravvivere, con la continua paura di perdere tutto, anche quel poco che si è costruito, e con il crescente bisogno di un po’ di calore, comprensione e pace.

Il libro è diviso tra presente e passato, tra la storia di Molly e la sua neonata amicizia con Vivian e la storia della donna, lunga e travagliata, che dal treno degli orfani del 1929 l’ha portata fino a qui, in una bella casa del Maine, ottant’anni dopo. La storia di Vivian, o Niamh, è davvero struggente ed emozionante, inoltre, raccontandole con la prima persona singolare (come se a parlare fosse Vivian), Christina Baker Kline descrive le angherie e i soprusi subiti e ci porta ad immedesimarci nell’angoscia di questa bambina forte e straordinaria. La storia di Molly, sebbene sia d’impatto, è meno sconvolgente, forse perché più vicina a noi e quindi più nota, ma ha comunque il giusto peso nella trama e fa da filo conduttore e.

La scrittura della Baker Kline è chiara e lineare, particolarmente intensa e coinvolgente nei capitoli in cui parla Vivian. Una lettura che fa riflettere su temi profondi come l’immigrazione, l’adozione, l’amicizia, ma soprattutto il rispetto per gli altri. Consigliato davvero a tutti e preparatevi perché la lacrimuccia scende in più punti!

 

Opera recensita: “le cose che non so di te” di Christina Baker Kline

Editore: Giunti, 2014

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Stati Uniti (Maine, Minnesota)

Pagine: 336

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 29 agosto 2016

RECENSIONE: STEPHEN KING - L'OMBRA DELLO SCORPIONE


Sinossi:

L'errore di un computer, l'incoscienza di pochi uomini e si scatena la fine del mondo. Il morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Il novantanove per cento della popolazione della terra non sopravvive all'apocalittica epidemia e per i pochi scampati c'è una guerra ancora tutta da combattere, una lotta eterna e fatale tra chi ha deciso di seguire il Bene e appoggiarsi alle fragili spalle di Mother Abagail, la veggente ultracentenaria, e chi invece ha scelto di calcare le orme di Randall, il Senza Volto, il Male, il Signore delle Tenebre.

 

King è un autore controverso: ho iniziato a leggerlo da poco ed ho scoperto che i suoi libri possono essere anche molto diversi tra loro. Alcuni mi piacciono, come “Cujo” ed altri no, come “Misery”… altri sono destinati ad entrare nella top 10 dei miei libri preferiti, proprio come questo “l’ombra dello scorpione”. Ho appena terminato di leggerlo e, nonostante la mole, lo ricomincerei domani!

Siamo negli Stati Uniti d’America. Una strana super influenza, chiamata Captain Trips, colpisce tutto il Paese (e forse il mondo intero) tra giugno e luglio 1980. Il 99% della popolazione muore, ma vi sono alcuni sopravvissuti che, individualmente o in piccoli gruppi, intraprendono un viaggio che, attraverso deserti, montagne e città semideserte, li conduce in due poli opposti. Alcuni sopravvissuti andranno dapprima in Nevrasca, a casa della ultracentenaria Mother Abbagail e poi con lei si sposteranno a Boolder, in Colorado, per costituire una comunità detta “zona libera”; altri, invece, andranno ad Ovest, a Las Vegas, a servire un’altra forza, quella di colui che ha tanti nomi e tante forme, lui che cammina nella notte e che porta con sé gelo e morte.

Il romanzo si sviluppa in tre libri che potremmo sintetizzare così: il primo parla dell’epidemia, della sua diffusione ed introduce tutti i numerosi personaggi; il secondo libro narra del viaggio, della formazione della comunità e dell’organizzazione in vista dello scontro; il terzo è il libro decisivo, quello in cui tutto prende forma e, insieme, si dissolve. In questo romanzo epico King affronta un tema di cui tanti hanno scritto, l’eterna lotta tra bene e male, tra Dio e diavolo, tra buoni e cattivi. Lo fa in modo per niente scontato o banale, con i suoi tempi ed i suoi ritmi, con la giusta dose di melodramma e di brivido… lo fa a modo suo, insomma! Tanti sono i riferimenti biblici, ma tanti altri sono i richiami sociologici, psicologici e politici. E’ per questo che mi sento di affermare che “l’ombra dello scorpione” non è solo un semplice romanzo, magari un po’ lungo e ricco di personaggi, ma è un vero e proprio trattato sociopolitico! Lo stile è quello a cui King ci ha abituati: descrittivo, minuzioso, qualche volta ridondante e prolisso, ma sempre lucido e mai banale. I personaggi sono molto ben caratterizzati, sono molti ed ognuno ha la sua parte fondamentale in questa partita a scacchi sulla scacchiera dell’America. Credo di poter dire che “l’ombra dello scorpione” è un capolavoro: leggetelo, ve lo consiglio vivamente, magari con in mano una cartina geopolitica degli Stati Uniti: durante tutta la lettura ho sempre avuto una gran voglia di consultare una cartina e congiungere con una matita i viaggi dei singoli sopravvissuti. Chissà se qualcuno ci si è mai divertito! Sarebbe interessante sapere a che conclusione si arriva… perché io sono convinta che ce ne sia una! Gran bel libro, comunque… davvero consigliato!

 

Opera recensita: “l’ombra dello scorpione” di Stephen King

Editore: Bompiani, 1978-1985

Genere: fantasy, horror, post apocalittico

Ambientazione: Stati Uniti d’America

Pagine: 929

Prezzo: 14 €

Consigliato: sì.

 

domenica 12 giugno 2016

RECENSIONE: TERRY HAYES - PILGRIM


Sinossi:

Una donna senza volto uccisa in uno squallido albergo di Manhattan. Un padre decapitato davanti al figlio nella luce accecante di un pomeriggio in Arabia Saudita... Un filo rosso lega questi orrori. C’è solo un uomo in grado di districarlo. Il suo nome è Pilgrim.
Una missione impossibile, un delitto senza colpevoli, un nemico inafferrabile: giallo, avventura e spionaggio si fondono nel caso più complesso che Pilgrim – nome in codice di uno degli agenti più abili dei servizi segreti americani – abbia mai affrontato. Pilgrim è giovane, ma dopo l’11 settembre il suo mondo è così profondamente cambiato da indurlo a uscire di scena. Impossibile. Richiamato in servizio per sventare il rischio che un’arma biologica spaventosa venga innescata negli Stati Uniti e da lì esploda in tutto il mondo, si troverà di fronte all’avversario più astuto ed elusivo che abbia mai incrociato, un uomo che come lui agisce per ragioni profonde e come lui reca profonde ferite nell’anima: il Saraceno. Uno scontro di mondi, di tecniche, di personalità che darà un nuovo senso al mestiere di Pilgrim.

 

Suspense allo stato puro in questo romanzo d’esordio dello scrittore e sceneggiatore Terry Hayes. Un thriller che è anche spy story, un libro avvincente la cui trama si snoda tra storia, arte, politica, religione, medicina.
Il libro racconta la storia di Pilgrim, uno tra i migliori agenti segreti dell’Intelligence americana, più in alto della C.I.A., molto più in alto dell’FBI. Il suo vero nome? E chi può saperlo, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Il suo nemico più grande? Il Saraceno, il più temibile perché il più elusivo ed inafferrabile: praticamente un fantasma. La sua fede incrollabile è radicata in lui almeno quanto la rabbia, una rabbia antica, che viene da una piazza di Gedda, in Arabia Saudita, nella quale fu giustiziato suo padre. Una rabbia che lo porterà a combattere i russi sulle montagne dell’Afganistan, a cambiare identità ed infine ad elaborare un piano perfetto per provocare la “Morbida morte dell’America”.

E la minaccia è così forte e così reale da costringere i vertici dell’Intelligence statunitense a richiamare sul campo il migliore dei suoi agenti segreti, Pilgrim, che aveva deciso di ritirarsi dalla scena. E così, nella folle ricerca del Saraceno, Pilgrim ci porta con sé in Turchia, in Bulgaria, in Arabia e di nuovo in Turchia. E’ una corsa contro il tempo, contro un avversario arguto ed estremamente determinato, con un piano meticoloso perseguito per anni. E’ uno scontro al cardiopalma tra i rappresentanti di due mondi, quello occidentale, moderno, sicuro ed ipertecnologico e quello arabo, devastato, ferito, legato al passato eppure capace di crescere a velocità sorprendente per perseguire un obiettivo.

Se proprio vogliamo trovare una minuscola pecca a questo romanzo, dovremmo dire che la linea temporale è… come dire… complicata? In realtà, consentitemi l’espressione, è davvero un kasino! Hayes comincia a raccontare da un punto al centro della storia: un omicidio in una camera d’albergo a New York. Da qui il protagonista (che si è già ritirato dalla scena) ci porta indietro nel tempo, nelle sue missioni precedenti, per spiegarci chi è, qual è il suo lavoro, come ha conosciuto l’amico Ben Bradley. Poi torniamo all’omicidio in albergo e da lì, molte pagine dopo, Pilgrim ci spiega come e perché è stato richiamato in campo, raccontandoci la storia del Saraceno in modo tanto preciso che sembra di vederlo mentre sintetizza il vaccino, uccide un membro della polizia segreta siriana, mentre è in treno da Francoforte a Carlsrue.

E poi comincia la fase più emozionante: la partenza di Pilgrim per la Turchia, l’indagine sotto copertura, il modo in cui scopre i collegamenti con il Saraceno e, come nei migliori film d’azione, ci mostra su due binari paralleli le mosse compiute dai due uomini in contemporanea, senza che l’uno sappia dell’esistenza dell’altro, fino al combattimento finale nell’arena del teatro della morte. Solo un sentimento sarà più forte della rabbia, della fede, della determinazione del Saraceno e Pilgrim sa qual è, ha imparato la lezione tanti anni prima, davanti ad un dirigente di una banca svizzera. Sarà quella lezione a salvare la sua vita e quella di tanti ignari cittadini dell’America e del mondo.

Una considerazione a margine: il ruolo delle donne. Nel suo libro Hayes ci mostra donne musulmane ed americane, donne con veli e lunghi abiti neri e donne con tacchi altissimi e minigonne da sballo; ma la cosa che le accomuna a prescindere da quale sia il loro lato della barricata è solo una: l’intelligenza, l’arguzia, la capacità di rischiare, il loro ruolo determinante per stabilire il corso degli eventi.

Scritto in modo magistrale, questo libro tiene incollati alle pagine dall’inizio alla fine, è avvincente, originale e pieno di colpi di scena, con personaggi ben costruiti e ben inseriti nel romanzo. E’ davvero un peccato arrivare alla fine e doversene separare. Le 889 pagine scorrono via senza mai un calo di attenzione, un intoppo, una parte più noiosa… è davvero bellissimo! Lettura assolutamente consigliata!

 

Opera recensita: “Pilgrim” di Terry Hayes

Editore: Rizzoli, 2013

Genere: thriller/spionaggio

Ambientazione: mezzo mondo!

Pagine: 889

Consigliato: assolutamente sì.