simposio lettori copertina

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giovedì 9 settembre 2021

RECENSIONE: ANDREA DONAERA - LEI CHE NON TOCCA MAI TERRA

Sinossi:

Tra veglia e sonno, una storia d'amore e di legami familiari, cruda e crudele, reale e magica, dove la ragione perde forza e viene sostituita da un inconscio potente, che si incarna nei luoghi, nei sacerdoti della superstizione e nei suoi nemici, fino all'atteso risveglio.

Miriam è in coma dopo un incidente; Andrea è innamorato di lei, e ora le siede accanto e le parla, tutti i giorni. I loro dialoghi cadenzano i ricordi di Miriam e le giornate di Andrea, che tenta di ricomporre un proprio mondo dopo il suicidio del padre. Intorno a loro gli altri personaggi di questa tragedia gotica: Papa Nanni, il venerato santone esorcista che istruisce Andrea sull'uso del tamburello e che è convinto che Miriam sia indiavolata; Mara, la madre della ragazza, che soffre ancora per la morte di una sorella amatissima (a sua volta chiamata Miriam); Lucio, il padre di Miriam e fratello di Nanni, che è il sindaco del paese, Gallipoli; e infine Gabry, la migliore amica della ragazza, che da Bologna le manda lunghi messaggi per riportarla in vita.

 

 

Commento:

Avendo amato molto Io sono la bestia, il primo romanzo di Andrea Donaera, attendevo con interesse ed aspettativa il ritorno in libreria di questo talentuoso autore salentino. Quella che ci consegna stavolta è una storia diversa, ma con alcuni punti in comune con la prima, punti profondi, essenziali. In primo luogo è uguale l'ambientazione, quel Salento terra di forti contraddizioni, quella Gallipoli con una faccia scura, molto diversa da ciò che il mondo crede di conoscere ed è abituato a vedere (e in troppi casi a snobbare). In secondo luogo ritroviamo quel linguaggio così peculiare con cui Donaera dà voce a quel sentire ancestrale, fatto di sangue e danza, di credenze e movimento, di urla e benedizioni, di dolore, amore e morte. E dando voce alle pulsioni che sembrano stillare direttamente dalla terra, Donaera parla a noi, alle nostre radici, a quella parte spirituale e insieme carnale, recondita, impossibile da sradicare, che – che lo voglia o no, che lo senta o finga di ignorarlo – ognuno di noi ha dentro. "Lei che non tocca mai terra" è una storia sospesa: una coralità di voci diverse e complementari si muove fra una nebbia densa fatta di confusione, non detto, mistificazione, e una luce che trema fatta di incertezza, volontà che si sgretola, energie opposte che provano a tenerla insieme, accesa, in vita. Un limbo che da etereo acquisisce consistenza col fluire delle pagine, si addensa di segreti svelati e si fa magma incandescente, pronto a debordare con la violenza della lotta, a deflagrare, ad esplodere. Tanto, in questa storia, si deve al mistero, al fascino inquieto della prosa di Donaera che trasforma una trama tutto sommato semplice, lineare, in un groviglio di sensazioni da interpretare, in un puzzle da inventare ad ogni pagina, tassello dopo tassello, sussurro dopo sussurro. È una storia autunnale, in cui perdersi quando la frenesia abbagliante degli azzurri e dei gialli lascia il posto a toni più smorzati, al marrone della terra, al rosso del sangue e del vino… più smorzati, sì, ma più intimi e veri.

 

Opera recensita: "Lei che non tocca mai terra" di Andrea Donaera

Editore: NN editore, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Gallipoli, Salento

Pagine: 240

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

giovedì 6 agosto 2020

RECENSIONE: CHARLOTTE WOOD - IL WEEKEND


Sinossi:
“Nello stesso istante sollevarono una mano per ripararsi gli occhi, con un movimento che Adele aveva visto centinaia, migliaia di volte in quei decenni
di amicizia. Le rivide com’erano un tempo, due ragazze animate dalla determinazione e dalla bellezza. Per loro provava un amore inspiegabile. Un sentimento
quasi fisico. E sapeva di averle appena liberate da una sorta di maleficio.”
Jude, Wendy e Adele, tre donne settantenni, hanno un triste compito: svuotare la casa delle vacanze di Sylvie, che è morta di recente. Sono amiche da sempre,
eppure adesso sembrano non ricordare il perché: era Sylvie a tenerle unite e in equilibrio tra loro. Jude è precisa e severa, non si lascia mai andare;
Wendy è spesso tra le nuvole e si ostina a portare ovunque il vecchio cane Finn; Adele sogna ancora un futuro da attrice ed è in perenne attesa dell’occasione
giusta. Così, durante un caldo e piovoso weekend sulla costa australiana, mentre il fantasma di Sylvie appare alle tre donne in luoghi e momenti impensabili,
emergono conflitti e antichi rancori, segreti e tradimenti. Ma sono le bugie che le amiche raccontano a se stesse a mettere a dura prova il loro rapporto.
Con tenerezza, umorismo e un’inattesa vena surreale, Charlotte Wood svela il mistero e la forza dell’amicizia, e le inquietudini dell’età matura. Ma quando
il passato si colora di tutte le sfumature del vissuto, allora il futuro si illumina, e tenendosi per mano le protagoniste riescono a vincere la paura,
sicure di poter contemplare insieme un nuovo orizzonte.
Questo libro è per chi in vacanza fruga nella valigia dei compagni di viaggio, per chi (non) ha paura di Virginia Woolf, per chi cerca una risposta negli
occhi fiduciosi di un cane, e per chi è rimasto a riva per tutta la vita e, davanti al bagliore dorato dell’acqua, trova il coraggio di abbandonarsi al
richiamo dell’oceano.

Commento:
In ogni gruppo di amici c'è, inevitabilmente, qualcuno che fa da collante, che compatta le differenze e le asperità di tutti. Nel gruppo di amiche protagoniste di questo romanzo, il collante è Sylvie, o meglio, era Sylvie. Sylvie è morta da un anno e le sue tre amiche ultrasettantenni si ritrovano nel weekend di Natale per svuotare la casa che la sua compagna metterà in vendita. Non è una vacanza, lo precisa continuamente la severa Jude, ma sono lì per lavorare. Tuttavia, appare ben presto chiaro che, dopo quarant'anni di amicizia, qualcosa sembra essersi incrinato: Sylvie è morta e con lei sembrano andati via anche i freni che consentivano l'armonia del gruppo. Si sa che in ogni relazione tra esseri umani ci sono piccoli segreti, invidie, dissapori che, per il quieto vivere, vengono taciuti, appianati, sopportati. Ora in quella casa sul mare in una località turistica australiana, le anime delle tre donne vengono fuori in tutta la loro perfidia, egoismo, particolarità; tutto sembra accentuarsi e per tutta la lettura si ha l'impressione che si arriverà ineluttabilmente a uno scontro, una catastrofe, una svolta negativa. Ebbene, il punto di rottura arriva, i nodi vengono al pettine, ma è proprio in questo frangente, in quello più basso, estremo e doloroso, che tutte ritrovano la forza di un'amicizia durata quarant'anni. Tutte e tre hanno sofferto, tutte e tre hanno dei fallimenti di cui, anche se tentano di nasconderli o negarli, sono consapevoli; tutte e tre hanno difetti e cose da farsi perdonare. Ma è proprio quando tutto sta per rompersi irrimediabilmente che il rapporto si mostra nella sua autenticità.
Personaggi vividi, ben caratterizzati, un'ambientazione claustrofobica, una scrittura capace di instillare tensione ad ogni pagina, sono gli ingredienti di un romanzo profondamente sincero, che tratta l'amicizia e la vecchiaia in modo assolutamente non convenzionale. Una lettura consigliata a chi abbia voglia di un romanzo diverso dal solito.


Opera recensita: "Il weekend" di Charlotte Wood
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 240
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 16 marzo 2020

RECENSIONE: JENNY OFFILL - TEMPO VARIABILE


Sinossi:
Lizzie fa la bibliotecaria. Le persone si confidano con lei, affidandole piccole parti di loro stesse. Generosa e un po’ sperduta, con suo marito Ben condivide
attimi fatti di complicità e spazi vuoti; si occupa con amorevole e caotica energia di suo figlio, di un fratello con un problema di dipendenza, di una
madre dall’ingombrante religiosità. Un giorno la sua amica Sylvia, esperta di cambiamento climatico, le chiede di rispondere alle mail degli ascoltatori
del suo podcast Cascasse il mondo. E Lizzie riceve messaggi allarmati sulla fine dell’umanità, su come sopravvivere a una catastrofe, sul controllo globale,
che amplificano le sue preoccupazioni fino a mettere in dubbio ogni certezza, compreso l’amore per Ben. Eppure Lizzie resiste, opponendosi alla deriva
dei sentimenti, alla paura per il futuro, con un umorismo asciutto e irresistibile solo a tratti venato di sconforto. Dopo Sembrava una felicità e Le cose
che restano, Jenny Offill torna con un romanzo sull’America di oggi, in balìa degli stravolgimenti climatici e dell’arroganza della politica. In frammenti
brevi e illuminanti, Tempo variabile è un distillato di emozioni che ci avvolge come un’onda tiepida, in cui ci tuffiamo con la gioia e la paura che cresca
fino a sommergerci.

Commento:
In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, più che cercare soluzioni ad ogni costo, occorre prepararsi, essere pronti ad accogliere il presente, qualunque cosa porterà con sé. È quello che vuole dirci la scrittrice Jenny Offill in questo suo ultimo libro, Tempo variabile, in cui affronta il tema della sopravvivenza ad un'emergenza.
Che sia una catastrofe a livello globale o un piccolo smottamento quotidiano e personale, l'emergenza porta con sé paura, inquietudine, panico. Cosa fare in questi casi? La soluzione, secondo la Offill, è che non ci sono soluzioni pret-à-porter: bisogna conoscere la realtà in cui si vive, prepararsi agli sviluppi negativi e trasformare la paura in attenzione. Questo fa anche Lizzie, la protagonista del libro, una donna, mamma, bibliotecaria, sorella, figlia… una che per lavoro ascolta tutti i piccoli grandi drammi delle persone con cui viene in contatto. Questa sua propensione viene poi acuita quando un'amica esperta di cambiamento climatico le chiede di rispondere alle mail degli ascoltatori del suo podcast che si occupa appunto di catastrofi e stravolgimenti climatici. Le preoccupazioni della gente non possono non infiltrarsi per osmosi anche in Lizzie che, per giunta, ne ha già di sue (il fratello, il figlio, il marito, il quartiere e l'intolleranza crescente…). Lizzie, però, non cede: tentenna, ma ritrova la strada analizzando e osservando gli altri e se stessa, un po' come dovremmo fare tutti noi.
Un libro scritto in modo volutamente frammentato, un testo sincopato che dà al lettore la completa percezione della fugacità ostinata di certi pensieri distruttivi che, all'avvicinarsi di una situazione negativa, divengono sempre più frequenti ed incombenti. Un libro consigliato a chi ama le sfide… anche nella lettura.

Opera recensita: "Tempo variabile" di Jenny Offill
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 176
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5
Colonna sonora sperimentata: Eva Cassidy.

giovedì 12 marzo 2020

RECENSIONE: ANNA SICCARDI - LA PAROLA MAGICA


Sinossi:
In una Milano attuale e senza tempo sette personaggi attraversano le dodici storie di questo libro, affacciandosi ognuno alla vita dell’altro di corsa
o in punta di piedi. Il passato li ha traditi in maniera sbadata e casuale, e ora tentano di riparare il giocattolo rotto che è la loro esistenza. I demoni
con cui fanno i conti sono alcol, serie tv, droghe, relazioni sbagliate e illusioni. Dipendenze che sono diventate malattia e cura insieme, bolle in cui
il tempo si ferma, li consola e li inganna. Come capita a Leo, che si risveglia dopo una nottata alcolica e scopre di dovere dei soldi a un malavitoso
giapponese; ad Anna e Chiara, che non possono fare a meno di prendersi cura di un padre assente finito in carcere; e a Irene, che cerca nell’ultima seduta
dalla psicologa la soluzione alla sua incapacità di amare. Ispirato ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, La parola magica intreccia storie di uomini
e donne che si inseguono e si perdono come i personaggi di America oggi. Con un tocco ironico e surreale, Anna Siccardi mette le relazioni sotto la lente
dei desideri e delle passioni, e mostra come la felicità si nasconda nel saper accettare e perdonare le cose della vita, lasciandole finalmente andare.

Commento:
Dodici piccoli passi, dodici tasselli, dodici storie che si intrecciano e si completano. Cosa accomuna Leo, Anna, Irene, Chiara, Ornella, Carlo, Matteo, Claudia, Riccardo… e tutti noi? Le debolezze, i desideri, le passioni, il dolore per qualcosa che non è andato come volevamo. Un inciampo, una défayance e la vita cambia, prende una strada diversa, incerta e tortuosa, che non si sa dove ci porterà.
La parola magica è qualcosa che cambia per ciascuno di noi, ma ognuno ha una sua "parola magica", un mantra, un punto di partenza, un appiglio, un qualcosa da cui allontanarsi, qualcosa che ci affonda o ci salva. Che sia una perdita, una dipendenza, una pulsione, un'insoddisfazione, ciascuno di noi può esserne vittima e deve cercare un modo qualunque di uscirne. È di questo che parla La parola magica, dei tentativi fruttuosi e delle false partenze, delle ricadute e delle strade senza uscita, ma anche di strade lunghe e, di incontri e di cartelli nella notte, di chi ce la fa e di chi no.
Con una scrittura intima e sicura, Anna Siccardi ci avvolge nelle spire del dolore e ci guida attraverso le nebbie dello stordimento, ad uscire dalle atmosfere rarefatte della nostra mente. Ma sta sempre a noi, come ai protagonisti di queste storie, seguire la strada, evitare i bivi ingannevoli e fare le scelte giuste.

Opera recensita: "La parola magica" di Anna Siccardi
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa italiana
Pagine: 192
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5
Colonna sonora sperimentata: Portishead.


mercoledì 12 febbraio 2020

RECENSIONE: ANDREA DONAERA - IO SONO LA BESTIA


Sinossi:
“Caldo di scirocco, tutto umido, i vestiti, la pelle, i mobili. Fine settembre, fa caldo come ad agosto, la casa piena di gente, in quella sala sono in
troppi. Mimì tocca la bara, ci trascina sopra un dito, il dito si bagna, tutto umido, pure la bara umida, la bara. Mimì la vorrebbe aprire, la bara, vedere
quel corpo che la riempie. Lui ne ha diritto, lui è suo padre, il padre del corpo che riempie la bara”
Mimì è folle di dolore: il figlio Michele, quindici anni, si è tolto la vita. Si dice che sia colpa di Nicole, la compagna di scuola, che ha rifiutato
ridendo il suo regalo, un quaderno di poesie. Mimì non è un padre come gli altri. È un boss della Sacra, e per quel gesto vuole vendetta: così prende Nicole
e la rinchiude in una casa sperduta nella campagna salentina. Il guardiano della casa, Veli, rivede in Nicole la ragazza che ama: Arianna, la figlia maggiore
di Mimì. Anche Arianna ama Veli. O forse lo amava, prima che la morte del fratello bruciasse tutto e tutti come un incendio. Tra Veli e Nicole fiorisce
un legame fatto di racconti e silenzi, ma anche di sfida e ferocia. In una narrazione a più voci, animata da una lingua che impasta prosa, poesia e musica,
Io sono la bestia racconta storie d’amore anomale, brutali, interrotte. Ma Andrea Donaera racconta soprattutto un destino di violenza scolpito nella pietra
del linguaggio, che esplode travolgendo l’innocenza di personaggi e luoghi.
Questo libro è per chi vorrebbe entrare in un libro, così da fermarsi in quelle pagine di mondo, per chi adora fare colazione con giornali, caffè e pasticciotti,
per chi ha fatto di una scopa una chitarra cantando Come as you are dei Nirvana, e per chi ricorda la prima volta che ha provato paura per qualcun altro,
la scossa profondissima che gli ha tolto le parole e squarciato il cuore.
Andrea Donaera è nato nel 1989 a Maglie ed è cresciuto a Gallipoli. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta Una Madonna che mai appare all’interno del XIV Quaderno
italiano di poesia contemporanea edito da Marcos y Marcos. Io sono la bestia è il suo primo romanzo.

Commento:
Quante volte abbiamo sentito parlare di organizzazioni mafiose, che si chiamino Cosa nostra, Camorra, Ndrangheta o Scu, ed abbiamo pensato che si potrebbero sconfiggere se solo lo si volesse davvero? Quante volte ne abbiamo parlato noi stessi credendo di conoscerle e sentendole, in realtà, lontane, avulse, straniere al nostro vivere quotidiano? Tante, troppe. Che siano troppe, che abbiamo solo parlato a vanvera, senza sapere davvero ciò che dicevamo, lo capiamo leggendo Io sono la bestia di Andrea Donaera: il perché eccovelo servito, perché Donaera ci mostra il lato umano – e per questo più barbaro, pericoloso ed ineluttabile – della Scu, quello inespiantabile, impossibile da sradicare, perché parte fisica degli individui che vi hanno a che fare, perché incastonato nella loro mente, scolpito nel loro DNA. Non sono solo parole, queste: provate, voi, a leggere la scena di apertura di questo libro, quella della veglia alla bara di Michele, il figlio di Mimì, e poi ditemi se non verrebbe anche a voi la voglia di sapere come sono andate le cose e, se non ci fossero le convenzioni sociali, anche a fare male a chi ne ha causato la morte. Ditemelo voi, in tutta coscienza, se voi in quella scena non vedete solo la rabbia e il dolore di un uomo, di un padre. La differenza, in questo caso, sta nel fatto che Mimì ce li ha i mezzi e gli uomini per fare del male, di più, lui il male sa come farlo, lo fa per lavoro da quand'era bambino, non esita a superare il limite del pensiero: lui comanda e agisce, perché lui a Gallipoli è il capo della Sacra Corona Unita. E così una ragazzina, Nicole, che non sapeva nemmeno che cosa fosse la Sacra, è costretta a fuggire da casa sua per evitare che la trovino e la uccidono. Perché? Solo perché, nella superficialità dell'adolescenza, ha rifiutato il regalo con dichiarazione di un coetaneo ridendogli in faccia. Il guaio era che quel coetaneo era Michele, il figlio quindicenne di Mimì, che quello stesso pomeriggio si è buttato giù dal balcone di casa, al settimo piano. Loro, però, la trovano Nicole… loro ti trovano sempre. E la ragazzina irriverente e sfrontata finisce rinchiusa con un carceriere d'eccezione, un'altra vittima, uno che ha fatto l'errore più grande di tutti… è Veli, un'anima gentile travestita a forza da bestia. Ma non è lui, qui, la bestia… e avremo modo di capirlo leggendo il libro. Cosa può provocare un dolore immenso in un soggetto già provato, con forti turbe psichiche e con il potere di decidere in un momento della vita o della morte altrui? Può provocare la follia.
Io sono la bestia è un libro crudo, duro, ma intriso di forza e di cuore. È una discesa all'inferno necessaria come necessario è, talvolta, il dolore. È scritto con un linguaggio peculiare perché intriso dell'anima di una terra e di una comunità, con tutti gli spigoli e le asprezze, ma anche l'amore e la musicalità che la contraddistinguono. Un libro da leggere, che consiglio senza riserve, da salentina innamorata della sua terra e di tutte le sue contraddizioni, ma anche da lettrice appassionata di storie forti, che lascino il segno.


Opera recensita: "Io sono la bestia" di Andrea Donaera
Editore: NN editore, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Gallipoli, Salento
Pagine: 240
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


giovedì 30 gennaio 2020

RECENSIONE: JESSICA ANDREWS - ACQUA SALATA


Sinossi:
“Quando il presente comincia a sgretolarsi, c’è spazio per scrivere il futuro”
La vita di Lucy è cambiata molte volte: con le sfuriate e le assenze del padre alcolizzato, con l’ansia e la pena per il fratello sordo, con la bellezza
dei viaggi in Irlanda a casa del nonno. E sembra cambiare definitivamente quando si trasferisce a Londra, per studiare e per vivere lontana dalla provincia,
libera da ogni legame. Ma appena laureata, Lucy volta le spalle a tutto: va in Irlanda, nel Donegal, nella vecchia casa che il nonno le ha lasciato. Si
affida al cielo, al vento, al mare per ritrovare se stessa, e intanto la sua memoria si snoda in racconti brevi e impetuosi come corsi d’acqua. Rivive
l’infanzia, il rapporto profondo che la unisce alla madre, gli amori sbadati, le grandi, fameliche ambizioni della giovinezza. Nella sua corsa verso l’età
adulta Lucy ha scoperto ciò che non vuole essere. E sceglie di ricostruirsi altrove, su fondamenta fatte di ricordi. Brillante, ispirato, poetico, Acqua
salata esplora la complessità dei desideri, la voglia di affermarsi e l’impossibilità di farlo rinunciando alle proprie radici; è il diario intimo e sincero
di una giovane donna che si è persa inseguendo i sogni degli altri e che decide di fermarsi a recuperare i propri, cercando in se stessa la forza di ricominciare,
senza rimpianti.
Questo libro è per chi si disegna le mappe stradali sulla mano prima di uscire, per chi avrebbe fatto carte false per un concerto di Pete Doherty, per
chi beve succo d’arancia in un calice da champagne, e per chi ha scelto di perdere l’equilibrio scoprendo un mondo nuovo nell’ebbrezza della caduta, senza
più rinnegare i propri desideri.

Commento:
Essere donna è difficile, ma diventarlo lo è ancora di più: è arduo, si rischia di perdersi, di non trovare la strada, di trasformarsi in altro da sé, in qualcuno che non conosciamo, in qualcosa di diverso da tutto ciò che sognavamo. E diventando donna, crescendo, ci si lascia dietro pezzi di vita, pezzi di sé, pezzi importanti, fondamentali, di ciò che siamo state. E si cambia tanto, in questa metamorfosi, si ha il tempo di perdere la bussola e di imboccare un altro sentiero, ripido, ma sempre con gli occhi e il cuore al passato, perché se c'è qualcosa da cui nessuna di noi riesce a staccarsi davvero è, volente o nolente, quel ventre caldo che ci ha dato sicurezza quando ancora non dovevamo difenderci dal mondo. Di tutto questo parla, in modo intimo, sincero, spiazzante, sublime, Jessica Andrews: dando voce alle parole di un'ipotetica Lucy che potrebbe anche chiamarsi Maria, Anna, Francesca, Rossella, parla di ciò che alberga - o ha albergato almeno per un po' – in tutte noi. Lo fa creando con parole cristalline immagini evocative che sembrano sgorgare da dentro, da un punto profondo che ci collega con la terra; con forza e poesia descrive la quotidianità della vita di ogni donna – sia essa madre o figlia – con le sue insicurezze, i colpi di testa, il profondo, innato senso di responsabilità che ci induce a farci carico degli altri ed anche con quella forza che, giunte al limite, ci induce a dire No, basta, ed a preservare quell'ultimo scampolo di forza vitale. In tante abbiamo sperimentato la necessità di fuggire da noi stesse per ritrovarci, e fa quasi piacere, quasi rincuora vedere una comunanza di metodi, rifugi, antidoti all'autodistruzione cui vorrebbe condurci il mondo: e così ritroviamo anche in queste pagine il silenzio, il vento, il sole, la terra, l'acqua, la luna… la necessità fisica di cambiare tutto, di spostare il proprio baricentro, di sottrarsi alla frenesia per rifugiarsi nelle piccole cose, di vivere alla giornata, sebbene per un tempo limitato. Acqua salata, in sintesi, è un libro profondo, poetico e dolorosamente vero; un libro per le donne e delle donne, in cui ognuna può trovare qualcosa di sé, fosse anche una frase, di quelle lapidarie e vere, che la Andrews ci lascia lì come sassi per aiutarci a ritrovarci. Lo consiglio? Certo che sì, e lo ripeto, lo consiglio soprattutto alle donne.

Opera recensita: "Acqua salata" di Jessica Andrews
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra-Irlanda
Pagine: 272
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 28 gennaio 2018

RECENSIONE: KENT HARUF - LE NOSTRE ANIME DI NOTTE


Sinossi:

La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice

familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters.

Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare

le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di

amore, coraggio e orgoglio.

 

Commento:

Sembrava impossibile, inconsueto, assurdo, e invece… Addie e Louis sono due anziani soli che si incontrano la notte per dividere un letto e parlare. Parlano di tutto, di amenità e di temi importanti, ricordano, rivivono momenti belli e brutti delle loro vite. Prima si conoscevano appena, ora – dal giorno in cui Addie ha proposto a Louis di dividere la solitudine della notte – non possono più fare a meno l’uno dell’altra.

E tra problemi familiari, acciacchi e maldicenze il loro accordo diventa un’amicizia e poi una storia d’amore. Un amore tenero, fatto di piccole cose, di mani strette e confessioni sussurrate; fatto di gite al torrente e tacito sostegno nel momento del bisogno. Ma l’egoismo di un figlio incapace di capire può spezzare una quotidianità conquistata a fatica… ciò che non può spezzare, però, è l’affetto: l’affetto tra un ragazzino e un anziano semisconosciuto che gli ha insegnato a giocare a softball e gli ha donato un amico; l’affetto di un uomo che commise un errore e che oggi non vuole e non può più sbagliare; l’affetto di una donna disposta a mettersi in gioco a settant’anni per vivere al meglio il tempo che le resta.

Un libro breve, delicato, dolce come il soffio della brezza delle notti d’estate; una storia intima, intrisa di coraggio e speranza che dona conforto e voglia di vivere. Consigliato a tutti.

 

Opera recensita: “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf

Editore: NN, 2017

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 171

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5