simposio lettori copertina

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sabato 10 agosto 2019

RECENSIONE: YUKIO MISHIMA - SETE D'AMORE


Sinossi:
Rimasta vedova, e ridottasi ad accettare il ruolo di amante dell'anziano suocero per pigra condiscendenza, la giovane Etsuko si accende d'amore per l'innocente sensualità di Saburo. Ne nasce una passione erotica cieca e irragionevole, un'umiliante caricatura della felicità, che porterà solo al piacere sottile del dolore, alla punizione atroce, al totale annientamento.

Commento:
Con il modo lieve ed elegante di affrontare sentimenti e pulsioni che è tipicamente giapponese, Yukio Mishima racconta, in questo libro, la passione che travolge la giovane vedova Etsuko nei confronti del giovane Saburo, dipendente presso la casa del suocero dove anch'essa vive. Mentre accondiscende passivamente alle attenzioni del vecchio suocero, Etsuko si crogiola nella sua infelicità e si strugge, nemmeno tanto segretamente, di passione per il giovane e aitante Saburo. Purtroppo, però, la vicenda è destinata a non finire in modo felice, come lascia presagire una serie di indizi, comportamenti, reticenze descritte benissimo da Mishima; tutto si sviluppa quindi in un crescendo di tensione erotica fino a giungere ad un finale nonostante tutto inatteso e coinvolgente. Una seduzione fatta di sguardi, malintesi, toni di voce, schermaglie… l'erotismo di Mishima qui ha quell'eleganza, quella levità dal sapore antico che non svela, non lascia vedere più del necessario; la lettura è quindi scorrevole, piacevole come lucido raso liscio sulla pelle. Interessante, poi, il personaggio di Etsuko, passionale e controversa, capace di sentimenti forti e contrapposti e di repentini cambi di umore: anche solo il suo carattere meriterebbe un approfondimento a sé. Lettura consigliata, dunque: una ventata di refrigerio nonostante il tema… caldo.

Opera recensita: "Sete d'amore" di Yukio Mishima
Editore: Guanda, prima ed. 1950
Genere: letteratura giapponese
Ambientazione: Giappone
Pagine: 269
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


lunedì 3 giugno 2019

RECENSIONE: ARTHUR SCHNITZLER - DOPPIO SOGNO


Sinossi:
Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna.
Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi. 

Commento:
Allucinato, surreale, inquietante, questo racconto di Arthur Schnitzler unisce le atmosfere gotiche di matrice sette-ottocentesca a quelle oniriche di un moderno romanzo orientale. Realtà e sogno sono gli elementi chiave di questa storia, sempre in equilibrio precario, sempre sul punto di toccarsi e compenetrarsi come due corpi uniti nel desiderio. C'è, in queste pagine, una carica erotica fortissima perché insoddisfatta, un desiderio elettrico che, in alcuni punti del racconto, si trasforma nel brivido di un pericolo tangibile ed imminente. Ci sono, in questo romanzo breve ma intensissimo, tutti gli elementi su cui eminenti studiosi della mente si sono soffermati per decenni: il sogno, il suo rapporto con la realtà, la sua influenza della vita reale. Il dottor Fridolin e sua moglie Albertine, la sera successiva ad un ballo in maschera, ripercorrono dapprima inconsapevolmente e via via in modo sempre più allusivo e subdolo, le rispettive fantasie erotiche del passato. Nella coppia si insinua una diffidenza nuova, un qualcosa di inespresso, una tacita vendetta, un senso di ingiustizia e desiderio di rivalsa che i coniugi, fisicamente divisi per cause di forza maggiore, sviluppano e vivono in modi diversi ma ugualmente totalizzanti e sconvolgenti. Nell'arco di una giornata il loro rapporto di coppia sarà scosso da un trasporto psicologico anomalo che rischia, loro malgrado, di travolgerli e farli soccombere. Sarà la resistenza del sentimento reciproco di fiducia e tenerezza, a determinare il loro destino. Una lettura consigliata, da cui nel 99 è stato tratto il film Eyes wide shut per la regia di Stanley Kubrick.

Opera recensita: "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1926
Genere: romanzo breve
Ambientazione: Vienna, fine Ottocento
Pagine: 131
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 20 agosto 2016

RECENSIONE: ANDREA CAMILLERI - IL TUTTOMIO


Sinossi:

Arianna ha appena compiuto trentatré anni, ma il suo temperamento è ancora deliziosamente infantile. Quando Giulio la incontra, in un giorno triste per entrambi, è subito conquistato da questa creatura smarrita, selvatica come una bimba abbandonata eppure bellissima e sensuale. Arianna entra nella sua vita con una naturalezza che lo strega, e dal giorno in cui la sposa Giulio cerca di restituirle la luce che lei gli ha portato offrendole tutto ciò che potrebbe desiderare: anche quello che lui, a causa di un grave incidente, non può più darle... Così della loro routine entrano presto a far parte gli appuntamenti del giovedì, meticolosamente organizzati da Giulio in persona: in un pied-à-terre appartato o in una cabina sulla spiaggia, secondo la stagione, gli uomini destinati a incontrare Arianna sono tenuti a rispettare poche regole inviolabili. Nella vita di questa coppia, dunque, segreti non ce ne sono. Ogni tanto, però, Giulio è attraversato dalla consapevolezza che qualcosa gli sfugge: «Tu non mi hai detto tutto di te» le sussurra mentre non riesce a fare a meno di viziarla. È così. Di segreti Arianna ne ha molti, e brucianti – tanto che forse nemmeno lei ne conserva un ricordo nitido. Ma quello che custodisce più gelosamente è il “tuttomio”: una “tana” tutta sua, ricavata in un angolo del solaio, come la piccola caverna dove si rifugiava da bambina, in campagna. Ed è lì, nel tuttomio, che Arianna si confida con la sua unica vera amica, Stefania. I giochi di Arianna e Giulio sono troppo torbidi e coinvolgenti per non farsi, con il passare del tempo, pericolosi. Tanto più perché lei, come ogni bambina, non ha chiaro il confine che separa il gioco dalla realtà. E può bastare lo sguardo di un ragazzino ingenuo e focoso, a cui è difficile dire di no, perché le regole rischino di essere infrante e un vento sinistro porti scompiglio nella casa di bambola che Giulio ha costruito. Ispirato alla scandalosa vicenda dei marchesi Casati Stampa, ma anche percorso da una fitta trama di rimandi a grandi classici come Santuario di Faulkner e L’amante di Lady Chatterley di Lawrence, questo romanzo mette in scena una protagonista femminile straordinaria: inquietante nel suo candore, splendente di una luce nerissima. Quando abbandona la lingua mescidata dei suoi romanzi siciliani, Camilleri dispiega una scrittura magistralmente essenziale, limpidissima – verrebbe da dire spietata – eppure priva di inibizioni. Un gioco raffinato e colmo di ironia, con il quale trascina i lettori attraverso il labirinto dell’eros, al cuore dell’amore e della perdizione, là dove – come nel mito di Arianna – il Minotauro vive nutrendosi dei desideri più oscuri e inconfessabili. Un romanzo che si legge d’un fiato, terribile e sorprendente.

 

Oggi vi parlo di un romanzo breve, ma molto particolare: “Il tuttomio” del maestro Andrea Camilleri, uscito per Mondadori nel 2013. La trama mi aveva colpito già qualche tempo fa in libreria, così quando ho dovuto scegliere qualcosa di Camilleri che non fosse il mio amato Montalbano, sono andata a colpo sicuro.

I protagonisti di questa storia sono Arianna e Giulio, una coppia benestante con abitudini un po’ particolari: Giulio, diventato impotente a seguito di un incidente d’auto, per soddisfare gli appetiti sessuali della giovane e bellissima moglie Arianna, organizza degli incontri con sconosciuti previamente selezionati e ben retribuiti, con la condizione che non incontreranno la moglie per più di due volte. Ad uno di questi rendez-vous, cui prende sempre parte anche Giulio, Arianna conosce Mario, un diciassettenne inesperto ma molto molto attratto da lei. Tra i due comincia una relazione clandestina e pericolosa che rischia di mandare a monte il fragile equilibrio tra il passato ed il presente di Arianna e che, se scoperta, potrebbe farle perdere Giulio.

Non è facile parlare di questo libro perché, pur essendo breve, racchiude in sé molti spunti: tanto per cominciare, parliamo dei protagonisti. Quelli maschili sono esattamente agli antipodi: Giulio è un gentiluomo, curato, intelligente, attento ai bisogni della compagna e pronto a viziarla ed a soddisfare ogni suo capriccio per il bene del loro rapporto; Mario è spregiudicato, irruento, folle, infantile ed anche un tantino egoista. E poi c’è lei, Arianna, la figura centrale della storia: una donna bambina, una creatura carnale e bellissima, ma che fra i tanti suoi segreti nasconde qualcosa di triviale e selvatico. Questa sua personalità da bambina cattiva viene ineluttabilmente fuori nel “tuttomio”, il suo posto segreto, il labirinto di cui lei sola conosce l’uscita, il luogo dove custodisce, come una sacerdotessa, tutti i simboli del suo essere. Per tracciare i contorni di questa donna Camilleri ricorre ad una narrazione al presente, divisa tra la Arianna di oggi e quella di ieri, con i suoi numerosi amanti ed i suoi tanti segreti, quella che tratta amore e morte quasi come se fossero incidenti di percorso, tappe da superare in un viaggio di vita la cui destinazione è tutt’altro che chiara. La scrittura di Camilleri è qui essenziale, scorrevole, chiara; non c’è traccia della sicilianità che caratterizza i romanzi di Montalbano, ma di tanto in tanto l’autore usa espressioni come “si alza a mezzo”, che mi hanno dato una sensazione di provincialità, utile ad entrare nel contesto sociale di Arianna, giovane donna vissuta con la nonna in un paesino ai margini di un bosco e poi trasferitasi in città.

Tanti sono, poi, i rimandi letterari: dal mito del filo di Arianna a classici come “l’amante di Lady Chatterley”, fino a “Santuario” di Falkner, autore spesso citato nei romanzi di Camilleri. Un romanzo moderno, dunque, ma in chiave classica, in cui si racconta l’eros in un tempo moderno, ma con profonde radici piantate nel passato.

Mi è piaciuto? Sì, anche se devo ancora assorbirne tutta la portata. Ho qualche perplessità soprattutto sul finale: non so se mi sia piaciuto o cosa mi aspettassi in realtà… di sicuro il libro ve lo consiglio: si legge in un giorno, ma dà da pensare per un po’.

 

Opera recensita: “Il tuttomio” di Andrea Camilleri

Editore: Mondadori, 2013

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 147

Consigliato: sì.

 

domenica 14 agosto 2016

RECENSIONE: DAVID HERBERT LAWRENCE - L'AMANTE DI LADY CHATTERLEY


Sinossi:

Connie Chatterley è moglie di sir Clifford, un aristocratico che in seguito a una ferita di guerra è diventato impotente (metafora della sterilità intellettualistica della sua cultura e della sua classe). Connie desidera la maternità e la sua carica vitale la spinge verso il guardacaccia Mellors. Nasce tra i due una passione e quando Connie si accorge di aspettare un bambino, lascia il marito e va a vivere insieme a Mellors. Per il verismo tattile con il quale racconta l'amore sessuale, per la critica aperta alle convenzioni sociali, per l'apparente esaltazione dell'adulterio, l'opera più famosa di Lawrence (colpita da sentenze di oscenità e volgarità) uscì "purgata" nel 1928, in Inghilterra; sarà pubblicata in edizione integrale solo nel 1960.


 

La mia ultima lettura, in questi giorni preferragostani, è stata “l’amante di Lady Chatterley” di David Herbert Lawrence, un romanzo che possiamo annoverare tra i classici della letteratura inglese.

Il libro narra la storia di Connie, bella ed inquieta moglie di Sir Clifford Chatterley, un industriale che, a seguito di un incidente al fronte, si ritrova paralizzato ed impotente. L’irrequieta Connie, insoddisfatta della propria vita matrimoniale, intraprende una relazione clandestina con uno dei servi del marito, l’irriverente, disincantato ma intelligente guardiacaccia Mellors, grazie al quale la donna conoscerà una “nuova vita” amorosa ed una sensualità a lei finora sconosciuta. Completamente rapita dalla nuova situazione, Connie si abbandona alla passione ed all’amore verso Mellors che cresce rapido in lei insieme al frutto delle sue infedeltà, fino al punto di decidere di abbandonare il marito ed andare a vivere con l’uomo che ama, lottando contro gli ostacoli delle maldicenze, delle convenzioni sociali, del bieco moralismo di paese, dell’infantile egoismo del marito.

La storia, in sé, non ha nulla di eccezionale ed è a tratti un po’ scontata, se vogliamo. Chiunque legga questo libro con gli occhi di chi vive nei giorni nostri lo troverà senz’altro banale e magari noioso. Ma per capire la forza rivoluzionaria della più importante opera di Lawrence bisogna immergersi nel periodo storico e nel contesto sociale in cui è ambientato: siamo nell’Inghilterra dei primi 900, con il primo conflitto mondiale in corso. E’ impensabile che una donna potesse ribellarsi al proprio destino, vivere così intensamente una relazione clandestina ed indurre il marito, aristocratico ed invalido di guerra, a divorziare. Un altro aspetto sorprendente in questo libro è costituito dalla descrizione minuziosa ed esplicita delle scene di sesso: ripeto, nulla di trascendentale se le consideriamo con occhi moderni abituati a molta più schiettezza, ma assolutamente rivoluzionarie, oscene e oltraggiose secondo la moralità dell’epoca. Basti pensare che il libro fu pubblicato in edizione privata nel 1928 e fu tacciato di oscenità, quindi ritirato e pubblicato in versione integrale solo nel 1960. Se c’è una cosa che, però, non ho proprio sopportato in questo romanzo sono state le descrizioni minuziose e sin troppo dettagliate di scene che poco apportavano alla trama: Lawrence si è concesso delle divagazioni fin troppo ampie per i miei gusti, che distraggono dalla storia ed ammazzano l’entusiasmo, almeno per quanto mi riguarda. Ad ogni modo la sua prosa, divagazioni a parte, è chiara e diretta, senza orpelli o barocchismi. Lo consiglio? Sì, ma con la raccomandazione di cui sopra: immergetevi nell’epoca e nella società in cui è ambientato e per cui è stato scritto. Solo così potrete coglierne la non convenzionalità, la critica alla società inglese e la rivoluzione che Lawrence ha voluto portare fino a noi con quest’opera.

 

Opera recensita: “l’amante di Lady Chatterley” di David Herbert Lawrence

Editore: Mondadori, 1928, ora Garzanti

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, 1917

Pagine: 377 (Garzanti, 24° ed. – 2007)

Consigliato: sì/no.