simposio lettori copertina

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venerdì 10 luglio 2020

RECENSIONE: CLAUDIA PETRUCCI - L'ESERCIZIO


Sinossi:
Giorgia incontra Filippo a una festa di laurea: lui si innamora della sua fragilità, lei si sente rassicurata dalla normalità di quel ragazzo laureato in Lettere, che ha dovuto rinunciare al giornalismo per dedicarsi al bar dei genitori. Come molti coetanei, la loro vita di coppia si scontra con ambizioni negate e costanti problemi economici, così Giorgia non riesce più a trattenere la sua inquietudine, che esplode quando ritrova per caso Mauro, il suo vecchio maestro di teatro. La recitazione era già stata per lei l'ancora di salvezza nei momenti più bui del suo passato, e il palco ora sembra finalmente riaccenderla. Ma incendiare un'anima irrequieta può diventare un esercizio rischioso se l'attrice protagonista perde di vista il confine tra realtà e finzione. Filippo e Mauro si troveranno complici e avversari al tempo stesso, sedotti da un gioco pericoloso per riconquistare Giorgia: scrivere il copione per la sua vita perfetta.

Commento:
Giorgia, Filippo, Mauro. Mauro, Giorgia, Filippo. Filippo, Mauro, Giorgia. Giorgia, Giorgia, Giorgia.
Giorgia è il fulcro di questa storia. Lei, la sua malattia, la sua esistenza, il suo essere è il perno delle vite dei personaggi di questo romanzo. Giorgia, che con le sue azioni e soprattutto le sue omissioni, condizionerà la vita di Filippo e cambierà quella di Mauro; Giorgia che, prima attrice della compagnia, si prende la scena col suo dolore, le sue stranezze, la sua fragilità, la sua forza. Giorgia che, divorata da un mostro che le cresce dentro, fa un gesto inconsulto, finisce in clinica e anche da lì impone l'attenzione su di sé al punto che Filippo, il suo ragazzo, e Mauro, il suo amico e maestro di teatro, inventano un piano, una prova, un esercizio per farla ritornare in vita, per farla ricordare, per far sì che torni quella che era prima. Ma una persona, per quanto si cerchi di plasmarla secondo il nostro sentire, non sarà mai ciò che era. Sarà solo la proiezione di ciò che noi vogliamo che sia, solo la proiezione dal vero di ciò che noi conosciamo di lei. Per quanto provino a tracciare i contorni della sua vita, Filippo e Mauro dovranno fare i conti con l'essenza di Giorgia, perché, accada quel che accada,  Giorgia è se stessa, corpo e mente unici e divergenti dall'immagine che gli altri hanno di lei. E spetta solo a lei decidere come gestire il suo personaggio.
L'esercizio è un ottimo esordio letterario, un'opera prima originale, scritta con penna sicura, senza giocare su sentimentalismi facili, luoghi comuni o stereotipi. Tuttavia – e da qui la valutazione personale non altissima – ne sono uscita oltremodo turbata, angosciata, stremata. Per tutta la durata della lettura non sono riuscita ad entrare nelle pagine, né ad empatizzare con nessuno dei personaggi: c'era sempre qualcosa che mi disturbava, che mi respingeva, senza per questo indurmi ad abbandonare la lettura. Credo sia, però, una mera questione di sensibilità diverse oltre che di gusto narrativo, ecco perché consiglio comunque la lettura. A prescindere dalle remore e dai gusti personali che non mi portano a promuoverlo a pieno, L'esercizio è un libro particolare e a suo modo audace, che si distingue in una narrativa italiana troppo uguale a se stessa. Perciò… se vi capita, dategli una possibilità, magari incontra il vostro gusto di lettori che può essere diverso dal mio.

Opera recensita: "L'esercizio" di Claudia Petrucci
Editore: La nave di Teseo
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano
Pagine: 333
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


lunedì 25 novembre 2019

RECENSIONE: ANDREA CAMILLERI - AUTODIFESA DI CAINO


Sinossi:
Il 15 luglio 2019, alle terme di Caracalla, Andrea Camilleri avrebbe dovuto interpretare il suo monologo Autodifesa di Caino. Un ritorno sul palcoscenico, dopo Tiresia, atteso dal pubblico e fortemente voluto dallo scrittore.
CAINO: Sapete qual è stato il mio vero errore? Quello di non essermi mai difeso, di non avere mai esposto le mie ragioni. Ma ora basta! Questa sera ho deciso di pronunciare la mia autodifesa, immaginando che davanti a me ci sia un’aula di tribunale e che voi, se vorrete ascoltarmi, siate i giurati.
Andrea Camilleri se ne è andato il 17 luglio, ci ha lasciato il suo scritto su Caino che aveva completato e per il quale aveva immaginato tutto: la scena e gli intermezzi musicali, i filmati da proiettare sullo schermo, i testi da interpretare di persona e quelli da far recitare. È il primo libro che pubblichiamo dopo la sua morte, con grande commozione e rimpianto. L’autodifesa di Caino è un testo potente, profondo; risponde alle incessanti domande sul bene e il male e affonda le sue radici nella sterminata cultura di Camilleri, nella sua sensibilità letteraria, artistica, musicale, nella sua passione per il mito. Caino, il primo assassino della storia, l’emblema stesso del Male, è chiamato a giudizio, Camilleri vuole che siano i lettori ad emettere il verdetto, i testimoni a carico sono tanti, ma non mancano quelli che Caino può convocare a suo sostegno. Ma sono soprattutto le parole di autodifesa dell’assassino di Abele a fare il punto e fornirci una nuova versione dei fatti, la sua. Ricorda Camilleri che «nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. In alcune di quelle antiche narrazioni lo scontro tra i due fratelli ne rovescia in qualche modo le posizioni». Camilleri continua a intessere la storia fornendo al lettore altri dati, altri elementi per giudicare, a mostrarci l’altra faccia di Caino: «C’è tutta una parte del mito che è affascinante ma totalmente ignorata: è quella del Caino fondatore di città, inventore dei pesi e delle misure, della lavorazione del ferro, ma soprattutto quella di Caino inventore della musica; “…una volta che me ne stavo disteso in un canneto sentii il vento che entrava e usciva dai buchi delle canne producendo un rumore”». Ecco il flauto, ed ecco il primo tamburo ricavato da una pelle di capra…
«Ho finito. Non voglio che pronunciate il vostro verdetto ora. Riflettete su quanto vi ho raccontato questa sera e poi decidete da voi. Secondo coscienza».

Commento:
Niente da fare… Il corpo di Andrea Camilleri potrà aver lasciato questo mondo, lui non vedrà mai pubblicati questo e i successivi libri che usciranno, ma la sua anima per fortuna non ci lascerà mai, trasuderà da ogni pagina, riga, parola che ha scritto. Qui, mentre leggiamo Caino che racconta la sua versione dell'omicidio di Abele, il primo della storia del mondo, ci sembra di sentire il Maestro che spiega, declama, insegna, tramanda il suo sapere e i suoi studi. Leggere Autodifesa di Caino, pubblicato pochi giorni fa da Sellerio e quindi postumo, è un'esperienza di reviviscenza: rivive Caino nelle parole scritte per lui, rivivono le storie antiche, le immagini create dalla suggestione narrativa; rivive Camilleri nelle nostre orecchie, nella testa, nel cuore.
Questo è un libro – o più precisamente un monologo teatrale – sulla possibilità di scegliere, sull'importanza della scelta: Abele avrebbe voluto uccidere Caino, ma ha scelto di non farlo. Caino, invece, non avrebbe voluto farlo, ma ha scelto di compiere il crimine estremo: è qui il fulcro, la condanna divina, ma quali sono le ragioni che hanno condotto a quella scelta e, prima ancora, allo scontro? Qui ne leggiamo svariate… a noi la scelta su cosa credere. Come aveva ampiamente dimostrato in altri romanzi e sommamente in Conversazione su Tiresia, Camilleri riesce ad entrare nella mente dei personaggi cui dà voce e lo fa mettendo anche molto di se stesso e del suo modo di concepire la vita. Il risultato è sempre un'esperienza interessante ed entusiasmante.


Opera recensita: "Autodifesa di Caino" di Andrea Camilleri
Editore: Sellerio, 2019
Genere: monologo teatrale
Pagine: 96
Prezzo: 8,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 1 settembre 2019

RECENSIONE: ANDREA CAMILLERI - CONVERSAZIONE SU TIRESIA


Sinossi:
«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
«Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
«Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».
«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario.
«Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne».
La Conversazione su Tiresia scritta e interpretata da Andrea Camilleri è stata messa in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.

Commento:
Appena 64 pagine di Cultura con la C maiuscola. In un monologo denso e suggestivo, Andrea Camilleri racconta la storia di Tiresia, colui che per punizione di Zeus divenne cieco e preveggente, colui che da persona fu mutato in personaggio, che visse sette vite e fu osannato e criticato da storici e poeti. Tante cose sono state dette nei secoli su di lui, poche vere e molte inventate al solo scopo di denigrarlo... perché ciò che non si conosce, ciò che non si può spiegare razionalmente, fa paura e va distrutto, anche solo con le parole. Camilleri, divenuto cieco all'età di novant'anni, si sente affine a Tiresia, quasi fosse attualmente l'ultima sua incarnazione, perciò riesce con collaudata maestria a raccontarne la storia, la damnatio memoriae, la riabilitazione avvenuta solo nel Novecento. E come Tiresia, Camilleri ha sempre dimostrato una lungimiranza che non è ciarlataneria, ma deriva dalla lucida e attenta analisi del mondo e delle dinamiche che lo muovono. Attraverso il teatro, il Maestro ci dona ancora un po' del suo sapere, ci parla di autori classici e moderni, ci indica una via verso la conoscenza e l'approfondimento.
Non ho avuto modo di vedere la mise en scène di quest'opera in teatro, ma non mancherò di recuperarla alla prossima replica televisiva: leggerla è stata un'esperienza arricchente, ma sentirla declamare dalla voce di Camilleri deve essere ancor più emozionante.

Opera recensita: "Conversazione su Tiresia" di Andrea Camilleri
Editore: Sellerio, 2019
Genere: opera teatrale
Pagine: 64
Prezzo: 8,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 31 maggio 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - SPETTRI


Sinossi:
Gengangere è il titolo originale di Spettri, uno dei drammi più significativi del teatro di Ibsen: uno dei testi che più fortuna ha avuto in ogni paese, e soprattutto in Italia, dove è stato a lungo rappresentato. Ibsen lo scrisse a Sorrento e a Roma nell’estate del 1881, cioè dopo Casa di bambola. Vi narrò le vicende di Helene Alving, una delle numerose figure femminili del suo teatro, che vivono passionalmente la loro esistenza. E Spettri è ancora una volta il dramma di una donna che non ha saputo sin dalla giovinezza ribellarsi alla menzogna. Si è sposata senza trasporto, ha tenuto celata agli occhi degli altri, in un segreto terribile, la corruzione del consorte: ed ora sconta nella maturità il peccato di non aver abbracciato, a suo tempo, la verità. Nell’etica di Ibsen chi non si batte per la verità contro l’ipocrisia è destinato a cadere: e a una sorta di fato inarrestabile lo colpisce, insieme ai propri congiunti, che pagano lo scotto di quella iniziale debolezza.

Commento:
"I peccati dei padri ricadono sui figli". E' questo il corollario della diagnosi che un eminente medico francese fa al giovane Oswald Alving. La diagnosi è sifilide e il giovane, sebbene provato, potrebbe anche capirla, consapevole di aver compiuto una vita dissoluta. Però quella sentenza riguardante i propri avi no, quella gli risulta proprio incomprensibile: suo padre era un sant'uomo, filantropo e venerato da anni in paese. Tornato a casa, in Norvegia, proprio per il decennale della morte del padre, però, il giovane si ritrova, suo malgrado, a scoprire una realtà ben diversa da quella che gli era sempre stata raccontata…
Un'opera teatrale che Ibsen scrisse due anni dopo la più celebre Casa di bambola e che richiama lo stesso filone concettuale: chi non si ribella ad un destino già scritto, poi dovrà pagarne le conseguenze insieme a chi gli è più caro. E' ciò che accade ad Helene, la madre di Oswald e moglie del defunto donnaiolo Alving, che per non essersi ribellata ad una decisione non sua vivrà una vita di sofferenze trascinando con sé anche il figlio.
Devo dire di aver apprezzato molto quest'opera, ben più di Casa di bambola: la trovo più lineare sia nell'esposizione che nella consequenzialità dei concetti. Si legge in pochissimo tempo e non risente, nello stile, del passare dei secoli… inoltre fa riflettere su temi e comportamenti tutt'altro che datati o superati. Dunque… consigliato.

Opera recensita: "Spettri" di Henrik Ibsen
Editore: vari, prima ed. 1881
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 83 (ed. Einaudi)
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 20 marzo 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - CASA DI BAMBOLA


Sinossi:
Per curare il marito, Nora in passato si è indebitata con un certo Krogstad. Per anni ha lavorato per pagare il debito, senza riuscire a liberarsene. Krogstad, che lavora nella banca di cui il marito di Nora è direttore, ricatta la donna perché gli ottenga una promozione. Quando il marito, che per altri motivi lo vorrebbe licenziare, viene a sapere tutto, si preoccupa solo della sua reputazione e rimprovera aspramente la moglie. La meschinità dell'uomo porta Nora a decidere di allontanarsi, per riflettere da sola su se stessa.

Commento:
Siamo in Norvegia nella seconda metà dell'Ottocento. La concezione della donna è di completa sottomissione al marito, di obbedienza, di completa dedizione al focolare: una donna-bambolina insomma. E' così che si sentì Nora, la protagonista, alla fine di quest'opera teatrale che a suo tempo fece molto discutere: non le era permesso neppure indebitarsi per salvare la vita al marito, eppure lo fece e quando questi scoprì tutto, si preoccupò solo dei problemi che lui avrebbe potuto avere, non una parola buona per lei, solo accuse e recriminazioni. A storia finita, poi, pretendeva che tutto tornasse come prima… fu questo che fece scattare l'orgoglio in Nora che comprese finalmente la propria condizione e la necessità di cambiar vita. Una storia semplice, una trama lineare, ma un finale di grande impatto. L'opera risente gli effetti del tempo ed oggi appare anacronistica, tuttavia i concetti espressi da Nora nel finale sono di estrema attualità e forza. Questa donna-bambolina si riscatta ed ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di diverso da ciò che gli altri vogliono.
Un'opera che si legge in poche ore, piacevole nonostante l'irritazione suscitata da Nora nella parte iniziale. Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma d'altro canto io lo leggo oggi… considerando l'epoca in cui è stato scritto, beh, è già tanta roba!


Opera recensita: "Casa di bambola" di Henrik Ibsen
Editore: Einaudi, prima ed. 1879
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 93
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


martedì 4 aprile 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO BARICCO - OMERO, ILIADE


Sinossi:

Questo volume nasce da un grande progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale (progetto che si compirà nel settembre 2004).

Alessandro Baricco (forte della consulenza della traduttrice Maria Grazia Ciani) smonta e rimonta l’Iliade creando 24 monologhi + 1, corrispondenti ad

altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che ci racconta, in chiusura, l’assedio e la caduta di Troia.

In questa operazione di rilettura, Baricco "rinuncia" agli dei – notoriamente protagonisti, al pari degli umani, delle vicende legate alla guerra di Troia

– e punta esclusivamente sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata.

Tema nodale di questa sequenza di monologhi è naturalmente la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna.

Per realizzare questa operazione, teatrale e letteraria insieme, Baricco ha attinto anche all’Odissea e a quelle Iliadi apocrife che dall’antichità sono

"circolate" insieme al testo omerico.

Ne risulta un "concertato" di voci che – pur nella fedeltà all’originale – rinnova e smuove la percezione delle vicende così come la tradizione scolastica

ce le ha passate.

Come accade sempre con Alessandro Baricco quando s’avvicina a un testo, per penetrarlo o semplicemente per farcene intendere le risonanze interne, anche

qui – o qui in modo più deciso e forte che altrove – avvertiamo un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza (anche morale e civile).

Sapore confermato da un breve "saggio sulla guerra" che chiude il volume.

 

Commento:

Sin dai tempi della scuola media e poi del liceo ho sempre amato l’epica e l’Iliade è sempre stato il poema che, più degli altri, mi affascinava. Oggi, dopo aver terminato la lettura di questo libro scritto da Alessandro Baricco, ritrovo vivo e forte questo fascino: è il fascino delle gesta eroiche, è il fascino della mitologia e dell’influenza delle divinità sul destino degli uomini… ma come dice Baricco alla fine del libro, è soprattutto, innegabilmente, l’eterno fascino della guerra.

E voi direte:”che bisogno aveva Baricco di riscrivere l’Iliade? C’era già quella di Omero!”. E no, perché Baricco affronta il testo con un approccio anomalo: egli fa un esperimento particolare e, a mio avviso, molto ben riuscito. Riscrive l’Iliade, adattando il testo per una lettura pubblica e quindi per il teatro, raccontando l’epopea della guerra tra Achei e Troiani dal punto di vista dei personaggi, di coloro che questa guerra l’hanno combattuta. Vengono fuori dei monologhi che ci raccontano una storia fedele all’originale, eppure rinnovata e riportata alla vita. Baricco, inoltre, elimina totalmente le parti di testo relative agli Dei, pure indirettamente presenti a loro modo, così da creare un’opera più umana e realistica.

Credo che questo sia un ottimo modo, originale ed accattivante, di approcciarsi ai classici e, magari, anche di farli rivivere rendendoli più accessibili ai non addetti ai lavori. In definitiva, un libro che ho letto in un pomeriggio e che ho apprezzato molto, quindi lo consiglio!

 

Opera recensita: “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco

Editore: Feltrinelli, 2004

Genere: epica-teatro

Ambientazione: Troia, guerra contro gli Achei

Pagine: 163

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì.