simposio lettori copertina

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lunedì 9 novembre 2020

RECENSIONE: JO NESBO - IL FRATELLO

    Sinossi:

Sono anni che Roy gestisce una stazione di servizio in un paesino tra le montagne, su al Nord, facendo una vita tranquilla e ritirata. Carl, il fratello minore, se ne è andato da tempo in Minnesota dove è diventato imprenditore e da allora di lui non è arrivato che l’eco del suo successo. Ma ora che Carl è inaspettatamente tornato con il grandioso progetto di costruire un hotel e trasformare il paese in una località turistica, Roy si trova di nuovo a doverlo difendere dall’ostilità e dai sospetti degli altri. Come quando erano ragazzi, Roy cerca di proteggere Carl, ma suo malgrado si ritrova risucchiato in un passato che sperava sepolto per sempre. Dall’incontrastato maestro del crime scandinavo – 40 milioni di copie nel mondo – un thriller sulle menzogne, i segreti, i tradimenti nascosti dietro la rassicurante facciata della vita familiare.

 

Commento:

Roy e Carl non potrebbero essere più diversi, eppure non potrebbero essere più uniti. Perché? Semplicemente perché sono fratelli e, se non bastassero i legami di sangue, ad unirli c'è tutto ciò che hanno dovuto affrontare, insieme. Carl, il fratellino più debole e più amato, e Roy, quello sempre pronto a difenderlo e proteggerlo… rigorosamente sempre insieme. Poi un incidente terribile, l'allontanamento non voluto ma fisiologico, la distanza, gli anni… Dopo quindici anni passati in America, Carl torna a casa con la moglie Shannon e per il fratello, Roy, ricominciano i tormenti, quelli che vengono dal passato. Un passato che ritorna, si ripete, si replica perché l'indole, le debolezze, le inclinazioni di ognuno rimangono intatte nonostante il tempo e le esperienze. Così ancora una volta, due, tre, Roy farà ciò che va fatto, difenderà suo fratello, ma a che prezzo? Un thriller lento, cupo, introspettivo in cui più che l'adrenalina e la tensione, a trascinare nella lettura è lo sgomento e l'incredulità per ciò che si legge. Un buon thriller, indubbiamente – non a caso Nesbo è un autore da 40 milioni di copie – ma non un capolavoro, almeno non per i miei gusti. Lo consiglio, in ogni caso, perché oltre ad essere ben scritto, racconta una storia profonda di famiglia, menzogne e sensi di colpa, una storia torbida e disturbante, ma sicuramente interessante per gli spunti che regala.

 

Opera recensita: "Il fratello" di Jo Nesbo

Editore: Einaudi, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 648

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 25 ottobre 2020

RECENSIONE: HELENE FLOOD - LA TERAPEUTA

Sinossi:

Sara, psicologa trentenne, gestisce uno studio privato per giovani problematici nella nuova grande casa che sta ristrutturando insieme al marito Sigurd, ambizioso architetto sempre oberato di lavoro. Un giorno, dopo aver lasciato un messaggio telefonico alla moglie in cui dice di aver raggiunto un paio di amici per una breve vacanza, Sigurd scompare nel nulla. Gli amici confermano che lo stavano aspettando ma che non è mai arrivato a destinazione. Dov'è finito? Perché ha mentito? Sara non ha idea di cosa sia successo e, mentre le ore passano, la rabbia comincia a trasformarsi in paura. Quando la polizia inizia finalmente a interessarsi alla scomparsa, la donna diventa uno dei principali sospettati perché ha cancellato definitivamente e troppo in fretta il messaggio vocale del marito. Sara si ritrova dunque sola nella casa da sogno rimasta incompiuta, dove ogni stanza diventa sempre meno ospitale e sempre più inquietante, anche lo studio dove riceve i pazienti. Ma è sola davvero? Non riesce infatti a scrollarsi di dosso la sensazione di essere osservata, è convinta che gli oggetti spariscano e ricompaiano misteriosamente e di sentire dei passi in soffitta durante la notte. È davvero così o è lei che sta perdendo lucidità? Mentre verità terribili vengono alla luce, Sara trova sempre più difficile gestire la propria vita e i propri pensieri. Può fidarsi della sua memoria? Riuscirà lei, esperta nell'interpretare le emozioni e le intenzioni degli altri, a guardare davvero dentro se stessa? E dove può considerarsi veramente al sicuro?

 

Commento:

Ambientato nella fredda Norvegia, in una Oslo quasi primaverile che offre di sé un'immagine lontana dalle classiche capitali europee, una città dove ciascuno sembra vivere isolato, chiuso dentro se stesso e circondato dal nulla fisico e da rari e freddi contatti sociali, La terapeuta è un buon thriller psicologico che mantiene una tensione costante e controllata e che riesce a regalare anche più di qualche brivido. Sara e Sigurd sono una giovane coppia che sta cercando, con fatica, di conquistarsi la sua indipendenza ed il suo equilibrio. Quando il vecchio nonno di lui muore lasciando loro la sua casa grande e di valore, i due intravedono in quest'insperata fortuna l'ottimo punto di partenza per cominciare a costruire la loro famiglia: con la ristrutturazione della casa, il lavoro di entrambi e magari l'arrivo di un figlio ce la faranno. Ma le cose non vanno proprio così bene, tutto sembra essere più difficile di quanto sperassero, tutto sembra andare a rilento… così quando Sigurd le comunica che andrà in montagna con gli amici per il weekend, Sara non è triste, anzi è quasi grata di poter restare sola e prendersi un po' di tempo per sé. Vedrà i suoi pazienti, poi mangerà da sola, farà spinning, guarderà Netflix, berrà vino bianco e… e poi basta, chi lo sa, chi vivrà vedrà. Ma i piani di entrambi i coniugi per il weekend ben presto si riveleranno sin troppo rosei. Lei scoprirà che il marito le ha mentito; lui… lui scomparirà nel nulla. Dov'è Sigurd? Se non era con gli amici come aveva detto, dov'era diretto? E come mai il suo tubo portadocumenti prima non c'era e poi è ricomparso? E di chi sono quei passi in mansarda? Cosa sta succedendo davvero? Sara non lo sa, non capisce più cosa sia reale e cosa sia frutto della sua immaginazione… e noi con lei. Helene Flood ci conduce per i meandri di una storia familiare intricata, fra insoddisfazione e rancori mai davvero sopiti, fra pericoli insospettabili e giustizieri per cui la legge è solo un pezzo di argilla da modellare a proprio piacimento. Un buon thriller psicologico che induce a riflettere su quanto possiamo realmente dire di conoscere noi stessi e le persone che abbiamo accanto.

 

Opera recensita: "La terapeuta" di Helene Flood

Editore: Mondadori, 2020

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

domenica 24 maggio 2020

RECENSIONE: VIGDIS HJORTH - EREDITà


Sinossi:
Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord. Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni. Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile. Premiato dai librai norvegesi come miglior libro dell’anno, in vetta alle classifiche di vendita per mesi, osannato dalla critica internazionale, Eredità è il romanzo con cui la norvegese Vigdis Hjorth ha raggiunto la fama mondiale. Lirica riflessione sul trauma e sulla memoria, è al tempo stesso il furioso racconto della lotta di una donna per la sopravvivenza.

Commento:
Eredità è un romanzo lento, di una lentezza necessaria: è una storia che impone al lettore di prendersi del tempo; il ritmo della narrazione detta quello della lettura, così che anche il lettore più vorace si ritroverà – suo malgrado – a prendersi delle pause. Eredità è un romanzo che richiede attenzione, come la richiedono i fatti che racconta, come l'ha richiesta per una vita ciò che la protagonista, Bergljot, aveva da raccontare e che la sua famiglia non ha mai voluto sentire.
Bergljot ha un segreto che risale alla sua infanzia, lo aveva rimosso, depositato nei recessi della mente, poi un giorno, per una casualità degna del destino, la verità le è esplosa nella mente ed ha preteso di venire fuori, di essere raccontata, metabolizzata, analizzata. Ma quando Bergljot ha provato a coinvolgere la sua famiglia in questo percorso, nessuno ha voluto starla a sentire, nessuno tranne, forse, suo fratello maggiore, Bard, che aveva motivi personali per darle credito. Così, dato che non volevano minimamente considerare la possibilità che l'assunto da cui parte il suo percorso fosse vero, Bergljot si allontana dai suoi familiari, taglia i ponti per quanto possibile, e decide di prendersi cura di se stessa. Va in analisi, ha una vita sentimentale travagliata, beve un po' più del consentito, ma nonostante non sia facile, a più di cinquant'anni Bergljot ha raggiunto una sorta di equilibrio, anche grazie all'aiuto dei figli e degli amici che le sono costantemente accanto. Poi succedono delle cose all'interno della sua famiglia d'origine, cose che richiedono la sua attenzione, la sua presenza… e tutto torna a galla, dolorosamente; tutti i nodi irrisolti, le incomprensioni, l'incompatibilità caratteriale, l'incapacità della sorella Astrid di mutare punto di vista, la pochezza della madre, l'odio della sorella minore Asa… viene tutto alla luce, di nuovo. E di nuovo Bergljot si ritrova in balia dell'incubo, di nuovo mette in discussione tutto, a partire da se stessa.
Vigdis Hjorth, l'autrice di questo libro così singolare, è bravissima nel tenere le fila di una narrazione complessa; non dimentica dettagli, non permette alla trama di sfilacciarsi o all'attenzione di calare… ci fa entrare nella vita di Bergljot a poco a poco, in punta di piedi, ma quando ne usciremo sarà con le ossa rotte e con tante riflessioni in più, con tante domande, anche su cose che riguardano il nostro vissuto personale. La riflessione che probabilmente ha condotto la Hjorth a scrivere così questa storia – e ciò che rende Eredità un romanzo di alta letteratura – è che gli eventi cruciali della vita di ognuno accadono in pochi, brevi momenti, ma per analizzarli, comprenderli, accettarli ci vuole un'esistenza intera e talvolta non basta neppure. Un romanzo complesso che ci costringe a guardarci dentro, perché ogni famiglia ha la sua storia, ogni famiglia ha i suoi segreti e i suoi punti d'ombra. Ed è proprio questa vicinanza di Bergljot, la plausibilità del suo racconto, il fatto che possa essere avvicinato all'esperienza di vita di ciascuno di noi, che conquista.

Opera recensita: "Eredità" di Vigdis Hjorth
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 374
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9
Colonna sonora sperimentata: Pearl Jam.


venerdì 31 maggio 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - SPETTRI


Sinossi:
Gengangere è il titolo originale di Spettri, uno dei drammi più significativi del teatro di Ibsen: uno dei testi che più fortuna ha avuto in ogni paese, e soprattutto in Italia, dove è stato a lungo rappresentato. Ibsen lo scrisse a Sorrento e a Roma nell’estate del 1881, cioè dopo Casa di bambola. Vi narrò le vicende di Helene Alving, una delle numerose figure femminili del suo teatro, che vivono passionalmente la loro esistenza. E Spettri è ancora una volta il dramma di una donna che non ha saputo sin dalla giovinezza ribellarsi alla menzogna. Si è sposata senza trasporto, ha tenuto celata agli occhi degli altri, in un segreto terribile, la corruzione del consorte: ed ora sconta nella maturità il peccato di non aver abbracciato, a suo tempo, la verità. Nell’etica di Ibsen chi non si batte per la verità contro l’ipocrisia è destinato a cadere: e a una sorta di fato inarrestabile lo colpisce, insieme ai propri congiunti, che pagano lo scotto di quella iniziale debolezza.

Commento:
"I peccati dei padri ricadono sui figli". E' questo il corollario della diagnosi che un eminente medico francese fa al giovane Oswald Alving. La diagnosi è sifilide e il giovane, sebbene provato, potrebbe anche capirla, consapevole di aver compiuto una vita dissoluta. Però quella sentenza riguardante i propri avi no, quella gli risulta proprio incomprensibile: suo padre era un sant'uomo, filantropo e venerato da anni in paese. Tornato a casa, in Norvegia, proprio per il decennale della morte del padre, però, il giovane si ritrova, suo malgrado, a scoprire una realtà ben diversa da quella che gli era sempre stata raccontata…
Un'opera teatrale che Ibsen scrisse due anni dopo la più celebre Casa di bambola e che richiama lo stesso filone concettuale: chi non si ribella ad un destino già scritto, poi dovrà pagarne le conseguenze insieme a chi gli è più caro. E' ciò che accade ad Helene, la madre di Oswald e moglie del defunto donnaiolo Alving, che per non essersi ribellata ad una decisione non sua vivrà una vita di sofferenze trascinando con sé anche il figlio.
Devo dire di aver apprezzato molto quest'opera, ben più di Casa di bambola: la trovo più lineare sia nell'esposizione che nella consequenzialità dei concetti. Si legge in pochissimo tempo e non risente, nello stile, del passare dei secoli… inoltre fa riflettere su temi e comportamenti tutt'altro che datati o superati. Dunque… consigliato.

Opera recensita: "Spettri" di Henrik Ibsen
Editore: vari, prima ed. 1881
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 83 (ed. Einaudi)
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 20 marzo 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - CASA DI BAMBOLA


Sinossi:
Per curare il marito, Nora in passato si è indebitata con un certo Krogstad. Per anni ha lavorato per pagare il debito, senza riuscire a liberarsene. Krogstad, che lavora nella banca di cui il marito di Nora è direttore, ricatta la donna perché gli ottenga una promozione. Quando il marito, che per altri motivi lo vorrebbe licenziare, viene a sapere tutto, si preoccupa solo della sua reputazione e rimprovera aspramente la moglie. La meschinità dell'uomo porta Nora a decidere di allontanarsi, per riflettere da sola su se stessa.

Commento:
Siamo in Norvegia nella seconda metà dell'Ottocento. La concezione della donna è di completa sottomissione al marito, di obbedienza, di completa dedizione al focolare: una donna-bambolina insomma. E' così che si sentì Nora, la protagonista, alla fine di quest'opera teatrale che a suo tempo fece molto discutere: non le era permesso neppure indebitarsi per salvare la vita al marito, eppure lo fece e quando questi scoprì tutto, si preoccupò solo dei problemi che lui avrebbe potuto avere, non una parola buona per lei, solo accuse e recriminazioni. A storia finita, poi, pretendeva che tutto tornasse come prima… fu questo che fece scattare l'orgoglio in Nora che comprese finalmente la propria condizione e la necessità di cambiar vita. Una storia semplice, una trama lineare, ma un finale di grande impatto. L'opera risente gli effetti del tempo ed oggi appare anacronistica, tuttavia i concetti espressi da Nora nel finale sono di estrema attualità e forza. Questa donna-bambolina si riscatta ed ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di diverso da ciò che gli altri vogliono.
Un'opera che si legge in poche ore, piacevole nonostante l'irritazione suscitata da Nora nella parte iniziale. Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma d'altro canto io lo leggo oggi… considerando l'epoca in cui è stato scritto, beh, è già tanta roba!


Opera recensita: "Casa di bambola" di Henrik Ibsen
Editore: Einaudi, prima ed. 1879
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 93
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 8 dicembre 2018

RECENSIONE: JOHN STEINBECK - LA LUNA è TRAMONTATA


Sinossi:
Seconda guerra mondiale. Un piccolo paese della Norvegia viene occupato dall'esercito tedesco senza che gli abitanti riescano a capire la gravità della situazione e senza che possano organizzare qualche forma di opposizione. Dopo lo shock iniziale la piccola comunità imparerà una lezione fondamentale: la forza dell'individuo si basa sull'unione del gruppo. Dopo aver assistito a violenze e tradimenti dell'invasore, si farà strada e si consoliderà lo spirito di indipendenza e rivalsa del gruppo. Prima con sporadiche esecuzioni dei soldati occupanti, poi con una guerriglia sistematica e organizzata, la comunità dimostrerà agli altri e a se stessa che nessuno è vinto finché non si arrende.

Commento:
Questo è uno dei rari casi in cui non ho voglia di dire molto su un libro: non voglio sminuirne con le mie parole la bellezza e la perfezione. Dirò solo, quindi, che "La luna è tramontata" è una delle cose più belle che io abbia mai letto: è breve, ma folgorante, scuote l'anima dall'interno, è un inno alla libertà nella sua essenza più vera.
Sono stati scritti fior di romanzi sulla guerra, pagine e pagine, milioni di parole per analizzarla, raccontarla, spiegarla… ma per capirla veramente basta un libricino di 160 pagine, la storia di un paesino conquistato e dei suoi invasori che ne sono diventati vittime, una vicenda senza luogo e senza tempo che non può lasciare indifferenti. Cosa ci insegna? Che nessuno può mai considerarsi vinto finché non si arrende, sì, ma soprattutto che la guerra vera non è tra le idee, ma tra la gente: riguarda gli uomini, non le strategie militari; si combatte nella quotidianità, non nei piani ad ampio raggio e di  lungo periodo.
Un libro meraviglioso che consiglio a tutti.

Opera recensita: "La luna è tramontata" di John Steinbeck
Editore: Bompiani, prima ed. 1942
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Norvegia (anche se nel romanzo non si fa mai riferimento ad un luogo o un tempo preciso)
Pagine: 159
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.