simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post

martedì 25 maggio 2021

RECENSIONE: ALICE BASSO - IL GRIDO DELLA ROSA (ANITA BO 02)

    Sinossi:

Torino, 1935. Mancano poche settimane all'uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell'Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l'è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

 

Commento:

Pochi giorni fa Alice Basso ci ha regalato il secondo, atteso capitolo della nuova serie ambientata nel 1935 con protagonista la ventenne, irriverente, esuberante Anita Bo. La ritroviamo, appena due mesi dopo l'inizio del nuovo lavoro alle Edizioni Monné, molto più saggia e cresciuta e, soprattutto, con una nuova, grande passione per i gialli, quelli delle riviste ed anche quelli veri. Non può esimersi ormai, la nostra Anita, dall'interessarsi alle questioni – in cui le capiti d'imbattersi e, in quel periodo, erano parecchie - in cui sia stata perpetrata un'ingiustizia. Quando sente parlare di Gioia Bratti, una ragazza madre sordomuta rimasta uccisa mentre cercava di entrare nella villa in cui si festeggiava l'adozione del suo bambino, Anita non può fare a meno di dispiacersi per la giovane, ma anche di notare che ci sono delle incongruenze. Notazione confermata dal suo datore di lavoro Sebastiano Satta Ascona che, casualità, a quella festa era presente e di incongruenze e stranezze ne ha viste anche lui… Quando poi, a casa della professoressa – nonché sua amica – Candida Fiorio, Anita ascolta i racconti commossi e indignati di Diana, l'amica di Gioia, il quadro si complica e si fa oscuro… l'ingiustizia c'è stata, bisogna solo capire chi l'ha commessa. E fosse facile, specialmente in un periodo in cui tutti vedono tutto e di muoversi liberamente non se ne parla, figurarsi di indagare, specie per una donna, anzi, un'avvenente ventenne di buona famiglia… Ma la giustizia deve trionfare, anche fosse solo tra le pagine di una rivista, così Anita e Sebastiano escogitano piani, trovano alleati anche improbabili, si avventurano in luoghi proibiti… tutto pur di scoprire la verità e denunciare, seppur clandestinamente, l'ennesimo misfatto. Tutto, tranne mettere a rischio gli amici: è questo il loro unico cruccio, è questo ciò che cercano di evitare… o almeno ci provano. L'amicizia, la condizione femminile, la moralità ipocrita sono alcuni dei temi chiave di questo giallo storico leggero, scanzonato eppure profondamente toccante. La giusta prosecuzione di una serie che ci regala e ci regalerà sempre nuove emozioni, ma anche spunti sulla storia, la letteratura, le usanze, le tradizioni, il folclore, le voci e i silenzi di un'epoca oscura, ma che va conosciuta. Il grido della rosa lascia aperte molte porte che speriamo vengano, se non chiuse almeno varcate, in un prossimo libro, atteso almeno quanto lo era questo. Bella serie, da leggere.

 

Opera recensita: "Il grido della rosa" di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2021

Genere: giallo storico, seriale

Ambientazione: Torino, 1935

Pagine: 304

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

martedì 21 luglio 2020

RECENSIONE: ALICE BASSO - IL MORSO DELLA VIPERA


Sinossi:
Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l'altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un'anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l'unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l'intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.

Commento:
Quella che inaugura la seconda serie nata dalla vulcanica mente di Alice Basso, è una storia bellissima. Al di là della trama interessante, della crescita narrativa e stilistica dell'autrice (che era già brava, ma qui supera se stessa), delle implicazioni storico-culturali raccontate, Il morso della vipera è una storia bellissima in primo luogo perché è contro gli stereotipi, in secondo luogo perché come al solito Alice Basso compie un gran bel lavoro di divulgazione letteraria che, di questi tempi di conformismo narrativo, è preziosissimo.
Quanto agli stereotipi, beh, ci metterete poco a capire che Anita, la protagonista di questa storia, smonta a piè pari quello della ragazzetta bella e oca, perché è bella, Anita, e si fa passare per svenevole, ma solo quando le conviene, perché altrimenti è pratica, sveglia, curiosa, irriverente. Altro stereotipo smontato è quello della bella che si accompagna con la brutta ma intelligente per opportunismo o peggio, pietà: Anita si accompagna a Clara – la sua migliore amica non proprio avvenente – perché insieme queste due ragazze intelligenti sono una forza, ma separate sarebbero niente, perse, finite. E poi c'è Corrado, il fidanzato di Anita, e Sebastiano Satta Ascona, forse il personaggio più interessante dell'intero romanzo insieme alla professoressa Candida Fiorio… e poi ci sono i genitori di Anita, la signora Metella, la sua vicina… tutti personaggi che, a loro modo, abbattono stereotipi e rendono la Torino dei tempi del Duce una città un po' più vivibile, pur nelle difficoltà. Quanto al lavoro di divulgazione letteraria cui accennavo sopra, invece, beh, attraverso la conversione di Anita ai libri, ai gialli, alla poesia – che di per sé ha qualcosa di magico e meravigliosamente reale – Alice Basso permette anche a noi, lettori del 2020 che poco conosciamo la storia della letteratura gialla, gli autori che popolavano il panorama letterario dell'epoca, le restrizioni imposte dal regime fascista al giallo, di saperne di più. E fidatevi, anche per chi come me è un appassionato dell'argomento, è una lettura interessantissima e ricchissima di spunti. Poi, a parte stereotipi e divulgazione, Anita ha una voce tutta sua, incantevole nella sua schiettezza, affascinante come tutte le voci dei personaggi che riempiono queste pagine. La freschezza di una giovane donna che vuole emanciparsi, fare esperienza, rendersi indipendente contrasta e stride con un sistema che la vorrebbe relegata in casa, angelo del focolare, madre e moglie devota e dedita solo alla casa e alla prole. Tante, varie e profonde le riflessioni sulla condizione della donna nel ventennio, che anche da sole meriterebbero la lettura. Infine, da lettrice della prima ora di Alice Basso, dopo le remore e il dispiacere per la fine della serie di Vani Sarca, non posso dire di non essere soddisfatta da questa nuova serie, da questi nuovi personaggi, da un'ambientazione così stimolante. Sarà davvero un piacere leggere ancora di Anita e Sebastiano e della loro avventura per rendere più libera e pulita la nostra società.


Opera recensita: "Il morso della vipera" di Alice Basso
Editore: Garzanti, 2020
Genere: giallo storico, seriale
Ambientazione: Torino, anni '30
Pagine: 302
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 7 aprile 2020

RECENSIONE: FABIA ROMANO - LA VERITà NEL SANGUE


Sinossi:
"In ginocchio davanti a quella che era la mia vita, mi ritrovo a chiedermi chi possa aver fatto tutto questo e perché. Cosa diavolo sta succedendo? Sono mesi che qualcuno mi sorveglia a distanza, ne sono certo, e ora questo scempio delle mie poche certezze. Qualcuno mi sta strappando le radici, una ad una, smantella diabolicamente i pochi riferimenti che sono riuscito a costruire con tanta fatica, terrorizza il mio presente con mezzi subdoli eppure per quanto mi sforzi non riesco ad immaginare alcuna valida motivazione per giustificare tutto questo accanimento, non visualizzo viso nemico alcuno". Cosa si nasconde in un passato perduto? Noel un antiquario quarantenne inaspettatamente deve fare i conti con le proprie origini. Si ritrova suo malgrado coinvolto in un thriller psicologico vorticoso, districandosi in un crescendo di situazioni scomode, tra misteri, cimeli antichi ed un labirintico maniero.

Commento:
Quando il suo socio Aldo gli propone l'acquisto di una proprietà soprannominata Villa fantasma, l'antiquario Noel Bonavita non fa esattamente i salti di gioia… gli sembra una delle consuete, azzardate stramberie dell'amico. Non sa ancora, però, che dal momento in cui riscatterà la villa all'asta, la sua vita cambierà di nuovo, un'altra volta, in modo inatteso e pericoloso: diverse cose accadranno a modificarla, a cominciare dalla presenza che sembra seguirlo, passando per un incendio e terminando con la conoscenza di due donne intriganti e misteriose. Cosa lega la villa ad un'importante azienda farmaceutica? Che ruolo ha in questa storia la dottoressa Infanti? E Iris? Ed Elga?
Entriamo in questa storia a piccoli passi, ci muoviamo a tentoni – proprio come deve fare Noel nella villa – in un mondo che impariamo ad esplorare e conoscere pezzo per pezzo. Quello che ne esce alla fine è un quadro di sotterfugi, intrighi, interessi nascosti e organizzazioni dalle più che dubbie finalità, che ruotano intorno a farmaci, scoperte chimiche e strani esperimenti segreti. Un linguaggio ricercato, uno stile enigmatico e un sacco di buio sono gli elementi aggiuntivi che rendono La verità nel sangue un'interessante scoperta che, come apprendiamo dalle note finali, potrebbe rivelarci ancora altre sorprese e nuovi incontri.

Opera recensita: "La verità nel sangue" di Fabia Romano
Editore: Youcanprint, 2019
Genere: thriller d'azione
Ambientazione: Torino
Pagine: 186
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 8 maggio 2019

RECENSIONE: ALICE BASSO - UN CASO SPECIALE PER LA GHOSTWRITER


Sinossi:
Ha scelto i libri come amici. Anche se a volte sono pieni di segreti.
Per Vani le parole sono importanti. Nel modo in cui una persona le sceglie o le usa, Vani sa leggere abitudini, indole, manie. E sa imitarlo. Infatti Vani è una ghostwriter: riempie le pagine bianche di scrittori di ogni genere con storie, articoli, saggi che sembrino scaturiti dalla loro penna. Una capacità innata che le ha permesso di affermarsi nel mondo dell’editoria, non senza un debito di gratitudine nei confronti dell’uomo che, per primo, ha intuito la sua bravura: Enrico Fuschi, il suo capo. Non sempre i rapporti tra i due sono stati idilliaci, ma ora Vani, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è più fatto vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia. Enrico è sparito. Vani sa che può chiedere l’aiuto di una sola persona: il commissario Berganza. Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all’uomo che l’ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile. Insieme si mettono sulle tracce di Enrico. Tracce che li porteranno fino a Londra, tra le pagine senza tempo di Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Passo dopo passo, i due scoprono che Enrico nasconde segreti che mai avrebbero immaginato e, soprattutto, che ha bisogno del loro aiuto. E non solo lui. Vani ha di fronte a sé un ultimo caso da risolvere e fra le mani, dalle unghie rigorosamente smaltate di viola, le vite di tutte le persone cui ha imparato a volere bene.
Alice Basso ha creato un personaggio fantastico. Una protagonista originale che i suoi lettori chiamano per nome come un’amica. Una protagonista che vive in mezzo ai libri, da cui ha imparato quasi tutto quello che sa. Intorno a lei, altri personaggi indimenticabili cui affezionarsi romanzo dopo romanzo. Un universo in cui calarsi per ricordarsi che il piacere della lettura è questo: una storia che incanta e uno stile impeccabile.

Commento:
Qualcuno scrisse che si capisce di aver letto un buon libro quando, girando l'ultima pagina, si sente di aver perso un amico… ecco, immaginate come ci si debba sentire dopo aver finito di leggere una buona, anzi un'ottima serie! Oggi sono triste perché ho finito di leggere l'ultimo capitolo di una serie, quella che vede protagonista la ghostwriter asociale, colta, ufficialmente psicopatica e misantropa ma in realtà buona (e nera) come un bignet al cioccolato, Silvana Sarca detta Vani. Però sono anche un po' felice perché la suddetta serie è finita bene, in un modo bello, in un modo che fa ancora ben sperare nel mondo. E sono anche un po' felice perché io lo so che, con la fine della serie, non ho perso un'amica, anzi ne ho guadagnati… vediamo, contiamo con le dita… almeno dieci e che, quando vorrò potrò sempre rileggere tutto di filato anche se non sarà più come la prima volta. E' questo, infondo, il bello dei libri: ci regalano emozioni vere, personali, autentiche e non ci tradiscono, sono lì con noi mentre piangiamo, ridiamo, ci inca**iamo! E, come nei libri precedenti, anche in quest'ultimo Un caso speciale per la ghostwriter io ho mi sono inca**ata poco, ma ho pianto abbastanza ed ho riso molto. Perché la serie di Vani Sarca è così: sin dal primo libro per me è stato un colpo di fulmine al quale non ho potuto/voluto sottrarmi ed ora siamo al quinto, Vani è cambiata ed ha scoperto cose strane ed interessanti su di sé, i personaggi e le storie sono cresciuti, Berganza è sempre Berganza e sempre più l'uomo ideale e Fuschi… ve lo ricordate l'exploit del quarto libro? Beh, per sapere di più su Enrico Fuschi, il (rompi)capo di Vani dovete leggere quest'ultimo libro… chissà che alla fine, conoscendolo meglio, anche quell'irriducibile testone non riveli delle sorprese…! Io, intanto mi rifiuto di dire addio a Vani: le darò un arrivederci con la prospettiva di rileggere tutto dall'inizio… non può finire così! Voi, se non la conoscete ancora, affrettatevi o almeno fateci un concreto pensierino… non ve ne pentirete… però mi raccomando, non fate i furbi e cominciate dal primo libro, se no non c'è gusto!

Opera recensita: "Un caso speciale per la ghostwriter" di Alice Basso
Editore: Garzanti, 2019
Genere: narrativa italiana, giallo, serie
Ambientazione: Torino-Londra
Pagine: 384
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 14 novembre 2018

RECENSIONE: CARLO FRUTTERO, FRANCO LUCENTINI - LA DONNA DELLA DOMENICA


Sinossi:
Ambientato in una Torino malefica e metafisica, "La donna della domenica" è da molti considerato il capostipite del "giallo italiano". La trama si snoda tra i vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchericci che animano la vita della borghesia piemontese.

Commento:
In un giugno dal tempo incerto, una Torino degli anni Settanta immersa in se stessa, fra le luci e i belletti dell'ambiente "bene" e le ombre dei sottostrati e di chi vive di espedienti è scossa da un delitto. A morire, ucciso con un fallo di pietra, è l'architetto Lamberto Garrone, un tipo al margine: al margine dell'ambiente bene che lambisce con frequentazioni dubbie e sotterfugi, al margine di quel sottobosco proletario da cui tenta ogni giorno di uscire a fatica. Da questo delitto si originano tanti piccoli sommovimenti, tanti incroci fugaci di questi due mondi che convivono in una città apparentemente sobria, diffidente e sostenuta nella sua aura di rispettabilità, ma in realtà avanguardista, sordida e voyeuse. E' grazie a questo delitto che si incontrano il commissario Santa Maria, il vicequestore De Palma, il signor Campi, la signora Dosio, le sorelle Tabusso, i fratelli Zavattaro e il giovane Lello Riviera. Tanti microcosmi che si incontrano e si scontrano in declinazioni inaspettate.
"La donna della domenica" è un giallo lento, dall'andamento molleggiato, solo apparentemente piatto, scritto coi toni sobri e morbidi che meglio lo identificano e lo assimilano alla città che tanto bene ci descrive. Più che la trama, dai risvolti imprevisti ma comunque abbastanza ordinaria com'è giusto che sia, ciò che colpisce e piace in questo libro è proprio la capacità di descrivere una città, un ambiente, un mondo con studiata ironia, chirurgica precisione e minuziosa esaustività. Nulla, in questo libro, è lasciato al caso: gli autori ci raccontano verità a mezza bocca e sembrano ammiccarci… poi, chi ha orecchie per intendere, intenderà.

Opera recensita: "La donna della domenica" di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
Editore: Mondadori, prima ed. 1972
Genere: giallo
Ambientazione: Torino, primi anni 70
Pagine: 510
Prezzo: 14,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 28 luglio 2018

RECENSIONE: ENRICA TESIO - LA VERITà, VI SPIEGO, SULL'AMORE


Sinossi:
Aprire questo libro è un'esperienza sorprendente, capace di portare allegria nella più grigia delle giornate. Proprio come entrare in casa di Dora, la protagonista. Nel suo appartamento torinese potrete incontrare: i suoi due bambini, piccoli saggi e buffissimi; il loro tato Simone, magari sul balcone intento a fumare (meglio non chiedersi che cosa); Sara, la migliore-amica-senza-figli di Dora, stavolta alle prese con la decisione più difficile; il massimo del disordine che una donna nata alle nostre latitudini possa sopportare; un paio di nonni molto diversi da quelli delle pubblicità; un quadro con un pappagallo zampe all'aria, in grado di infondere pace a chi lo guarda; un sacco di ricordi felici sospesi nell'aria, diversi angoli dove ristagna la malinconia per tutto ciò che invece non è stato o non sarà, e grandi finestre per lasciar entrare il sole. Zitti, se fate attenzione sentirete bussare alla porta! È un giovane vicino di casa, decisamente sexy a dirla tutta, ed è qui per Dora. Ma eccola che arriva, Dora, è appena sveglia e già sa che dovrà correre, e correre, sempre in ritardo su tutto, da vera"madre Gazzella": due bambini, un lavoro, un mutuo e una separazione con cui fare i conti. La storia di questa giovane donna coraggiosa, anticonformista e piena di vita, e di tutto il mondo che la circonda, fa riflettere proprio perché prende forma in scene esilaranti o tenere, sempre profondamente sincere.

Commento:
Adoro il modo di scrivere di Enrica Tesio e spesso e volentieri leggo i post che pubblica su facebook o sul suo blog, perciò il mio giudizio su questo libro è probabilmente falsato dalle alte aspettative che nutrivo prima di cominciarlo.
In effetti, la schiettezza, il modo diretto e semplice di esprimersi e di esporre il proprio pensiero Enrica Tesio ce lo mette tutto in questo libro, però probabilmente queste caratteristiche in grado di rendere accattivante anche un semplice racconto di vita quotidiana, perdono presa sulle lunghe distanze. Io questo libro l'ho trovato troppo lungo, a tratti ripetitivo, alla fine mi ha annoiato addirittura, cosa che mai avrei pensato di dire di un libro di questa scrittrice bravissima. Il libro parla di amore, di storie finite e rimpianti e dolori da superare, ma parla soprattutto di figli e di maternità… questo, forse, è stato un altro elemento che mi ha reso più pesante la lettura, essendo io al momento molto lontana da quest'esperienza.
Non lo boccio, perché potrebbe risultare gradevole ad altri, ma non mi sento di consigliare questo libro a cuor leggero. Peccato.

Opera recensita: "La verità, vi spiego, sull'amore" di Enrica Tesio
Editore: Mondadori, 2015
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Torino
Pagine: 236
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


lunedì 7 maggio 2018

RECENSIONE: ALICE BASSO - LA SCRITTRICE DEL MISTERO


Sinossi:

Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché così può scrivere nel chiuso della sua casa, in compagnia dei libri e lontano dal resto

dell’umanità per la quale non ha una grande simpatia. Ma soprattutto perché può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare

i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Una empatia innata che il suo datore di lavoro sa come

sfruttare al meglio. Lui sa che solo Vani è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori vienti di thriller del mondo. E non importa se

le chiede di scrivere una storia che nulla ha a che fare con i padri del genere giallo che lei adora da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia

Highsmith. Vani è comunque la migliore. Tanto che la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e le ha chiesto di collaborare. E non con un commissario

qualsiasi, bensì Berganza la copia vivente dei protagonisti di Raymond Chandler: impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che i

due fanno indagini a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l’altro, tra un colpo di genio di Vani e l’altro qualcosa di più profondo li unisce. E ora non

ci sono più scuse, non ci sono più ostacoli: l’amore può trionfare. O in qualunque modo Vani voglia chiamare quei crampi allo stomaco che sente ogni volta

che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l’happy ending va conquistato, agognato, sospirato. Perché

il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Andare oltre il

suo astio per aiutarlo è difficile e proteggere la sua nuova relazione lo è ancora di più. Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e

che può tessere trame più ordite del più bravo degli scrittori.

 

Con la protagonista unica nel suo genere creata dalla sua penna, Alice Basso si è fatta amare dai lettori e dai librai. Le sue storie con tinte gialle

e a base di citazioni letterarie creano dipendenza. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso

e Non ditelo allo scrittore, un nuovo imperdibile romanzo in cui dare vita ad un libro, risolvere un caso e accettare di essere innamorati sono tre passi

complicati ma insolitamente legati tra di loro.

 

Commento:

Attenzione, recensione poco obiettiva e molto, molto personale.

Quando leggiamo un libro cerchiamo, anche inconsciamente, qualche appiglio con la nostra vita, con i nostri sentimenti e modi di pensare, con qualcosa che conosciamo e amiamo… cerchiamo sempre qualcosa che ci faccia sentire a casa. E chi ama leggere non può non sentirsi inevitabilmente a casa in compagnia di Vani Sarca e Romeo Berganza, non perché siano due animali sociali, intendiamoci, ma perché amano i libri, li citano continuamente, ne sembrano usciti, la loro vita ne sembra governata. Ecco perché, per me che amo leggere, la compagnia di questi due personaggi è più che gradita, è quasi una dipendenza. E se poi, per combinazione, fra i tanti libri che scrive per lavoro Vani si trova alle prese con un thriller – il mio genere preferito – è proprio finita! Inutile dire che fra autori che conosco, autori che amo e nomi da segnare per prossime letture, ho letto il libro in una specie di estasi di Santa Teresa.

E poi come si fa a non appassionarsi a una storia se è scritta in modo così diretto, sprezzante, autoironico? Non può non suscitare empatia! Ed empatia, anche se non lo ammetterà mai, è quella che prova Vani nei confronti della sorella Lara in difficoltà; è empatia quella che la spinge ad indagare insieme al suo commissario per scoprire chi minaccia Riccardo Randi, il suo odiatissimo ex minacciato di morte; è empatia – chi l’avrebbe mai detto? – quella verso il suo capo, Enrico Fuschi, vittima insospettabile di una ingombrante conoscenza del passato. E non sono sintomi di empatia, invece, quei frequenti crampi allo stomaco che la nostra amica prova ad ogni manifestazione d’affetto proveniente dal suo caro commissario: non ci è abituata – e non lo è neanche lui – ma è innamorata e la cosa potrebbe piacerle… a me, però,  la coppia piace di sicuro e non la perderò di vista nel quinto (e sembrerebbe ultimo) volume della saga. Ma Vani e Berganza non sono gli unici che dovremo tenere d’occhio… c’è un altro personaggio che, a quanto pare, ci darà da pensare nel prossimo libro… Alice Basso ha sapientemente (e sadicamente!) chiuso questa storia con una frase ad effetto che provoca un certo brivido… bah, vedremo! Intanto voi godetevi questo quarto volume, ne vale la pena, come sempre: Vani non è una semplice protagonista di una saga di successo, non è solo una gostwriter bravissima… è un’amica ormai, una di quelle di cui vuoi sempre sapere tutto, una che devi controllare perché sembra forte, sicura e strafottente, ma sai che potrebbe farsi male e, se accadesse, a te dispiacerebbe da morire di non esserle stata accanto! Forse per qualcuno potrebbe sembrare esagerato un legame così forte con un personaggio inventato, ma chi legge lo sa che è normale… ed anche Alice lo sa, lo capisce e ci regala sempre storie che lo alimentano e lo rafforzano questo legame. Perciò grazie, Alice, grazie per Vani, per Berganza, per Fuschi, per Deaver e Van Dine, ma anche per tutti gli autori che ancora non conosco e che grazie a Vani conoscerò. P.S. Per favore, ripensaci! Non far finire tutto con il quinto volume!

 

 

Opera recensita: “La scrittrice del mistero” di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2018

Genere: giallo

Ambientazione: Torino-Milano

Pagine: 336

Prezzo: 17,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

sabato 20 gennaio 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO NOSEDA - LO STILISTA


Sinossi:

All'ombra della Mole, Torino trema. Lo Stilista è là fuori, a caccia di giovani donne in sovrappeso da rimodellare a costo della vita, al fine di trasformarle

in manichini umani per le sue fantasie malate. Là fuori, tuttavia, c'è anche Laura Bassi, capitano dell'Arma dei Carabinieri, una donna ferita ma mai doma,

determinata a fermare lo stilista una volta per tutte cercando, nel frattempo, di rimettere insieme i pezzi della propria vita privata.

 

Commento:

Laura Bassi è un capitano dei carabinieri d’istanza a Torino: è brava nel suo lavoro, determinata e rispettata dai colleghi e dai superiori. Laura è, però, anche e prima di tutto una donna con passioni, sentimenti, gusti che condivide con tante altre donne, anche con le vittime che si trova a difendere. Ciò che la differenzia da loro è il fisico: Laura è bella, in forma, ha un fisico da urlo; le donne scomparse e poi uccise dal serial killer che sconvolge Torino, invece, sono tutte in sovrappeso, non esattamente delle modelle, non proprio delle femmes fatales. E lui, lo stilista, le prende di mira per questo: nel meccanismo perverso che domina la sua mente, vuole far loro del bene, vuole che perdano peso, che si curino, che si vestano in modo elegante. E’ così che le trovano gli inquirenti, morte ma curate maniacalmente. Ma chi è questo cacciatore che uccide le sue prede in modo così singolare? E perché lo fa? E’ questo che bisogna capire per fermarlo: la causa della sua follia è nel suo passato.

Ciò che, più di tutto, caratterizza questa storia è la quotidianità: questa è una vicenda tristemente realistica, che ha riscontri nella vita quotidiana e nella realtà che è sotto i nostri occhi ogni giorno. Tante donne, donne comuni, normali, rispettabili, vengono uccise per i motivi più svariati e più inspiegabili. Il killer non è un mostro alieno, è un uomo qualunque, senza segni particolari, uno di quelli che potremmo incontrare ogni giorno al lavoro, al bar, in palestra, al supermercato… la follia omicida, celata dietro una maschera di anonimato, nasce dalla non accettazione e si estrinseca in una voglia di riscatto e di rivalsa agli occhi degli altri e di se stesso. Tutto, nel killer, è umano e profondamente umani sono anche gli altri personaggi di questa storia: umani sono Laura e Fabio con le scottature e le insicurezze; umani sono gli agenti con le battute per scaricare lo stress; umano è il profiler con la spigolosità che nasconde un dolore. Questa è una storia che, potenzialmente, potrebbe accadere in qualunque città, a qualunque capitano di polizia, a qualunque uomo che non viva serenamente il proprio essere, a qualunque donna che lo incontri sulla sua strada. Questo, indubbiamente, ne accresce il realismo.

“Lo stilista”, è, in definitiva, un buon thriller scorrevole, che si fa leggere velocemente e piacevolmente e che regala anche qualche buon brivido. Consigliato soprattutto per la sua componente di umanità e realismo.

 

Opera recensita: “Lo stilista” di Alessandro Noseda

Editore: La Ponga, 2015

Genere: thriller

Ambientazione: Torino, 2013

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8

 

lunedì 15 maggio 2017

RECENSIONE: ALICE BASSO - SCRIVERE E' UN MESTIERE PERICOLOSO


Sinossi:

Ama i libri. Vive di letteratura. E risolve delitti. Torna l'irresistibile investigatrice creata da Alice Basso.

La sua nuova sfida è creare un ricettario dalle memorie di un'anziana cuoca. Un'impresa ardua, quasi impossibile. Perché Vani non ha mai preso una padella

in mano, e non le è chiarissimo il significato di parole come scalogno o topinambur. Ma inaspettatamente, mentre esegue l'incarico con il conforto morale

di un gourmet come il commissario Berganza, una rivelazione cattura il suo interesse: la cuoca confessa un delitto. Un delitto che riguarda una delle famiglie

più in vista di Torino, e che per la cronaca ha un altro colpevole. Berganza abbandona i fornelli per indagare, e adesso è lui ad aver bisogno di Vani,

del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte

la vita assomiglia a un giallo, piena di falsi indizi: solo l'intuito di Vani può smascherarli.

 

Commento:

Vi ho parlato, giusto poche settimane fa, di “l’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, il primo libro di Alice Basso, nonché primo volume con protagonista Vani Sarca. Ebbene, eccovi il secondo! Per i più distratti, Vani è una bravissima gostwriter per una famosa casa editrice di Torino: non è esattamente una fatina dei fiori, né una grigia impiegata tutta scrivania e moine per ingraziarsi il capo. No, è la sosia perfetta di Lisbeth Salander (che ho conosciuto grazie a Vani), è una specie di pipistrello sociopatico con un problema con il cibo. Però Vani fa benissimo il suo lavoro: entra nella testa degli scrittori di cui deve scrivere i libri e lo fa così bene che, nonostante lo scandalo che ha causato appena un mese fa, il suo editore è costretto a riprendersela pagandole pure un aumento. Ora Vani deve scrivere un nuovo libro, un romanzo-memoriale di una notissima e rispettabilissima e schifosissimamente ricca famiglia di Torino, raccontato dal punto di vista della loro cuoca Irma. Va da sé che il libro dovrà contenere anche numerose ricette che ovviamente Irma non descrive perfettamente sia perché ha ottantuno anni ed è un po’ svanita, sia perché era così brava nel prepararle che le sue mani lavoravano da sole. Come fare? No problem, il caro commissario Berganza, che di nome fa Romeo (grande amante della letteratura, patologia ereditaria a quanto pare), è anche un esperto di cucina. Ma… qualcosa non va esattamente come previsto e la nostra Vani, insieme all’enigmatico (ma un po’ meno del primo libro) commissario, dovranno indagare. E anche sul piano personale, non tutto ciò che sembra passato lo è veramente… ma ho già detto troppo!

Beh, che dire… prima di cominciare la lettura, pensavo fra me: “fa che questo libro non sia la solita trovata commerciale, fa che Vani sia sempre la solita folle che vorresti avere come amica, fa che non si cada nel banale…!”. Ora, a fine lettura, sento una voce nel mio cervello che, in tono di scherno, mi ripete:”Ah, donna di poca fede!”. Ecco, sto quasi parlando come Vani, ma la cosa non mi dispiace. Ok, questa recensione non sarà il massimo dell’obiettività, ma non so in che altro modo potrei caldamente consigliarvi la lettura di questo libro e del precedente… e pure del prossimo che esce fra tre giorni! Adoro Vani ed adoro Berganza ed adoro lo stile di Alice Basso che scrive magistralmente: nelle sue mani una storia che poteva sembrare già vista è diventata qualcosa di unico, fresco, spassoso e per nulla banale o scontato. Ed alla fine ti ritrovi a ritardare la fine del libro, a conservarti qualche pagina per il giorno dopo, perché ne vorresti ancora ed ancora… Quanto a Berganza, non vi svelo niente, ma… io tifo per lui!

Beh, menomale che sta per uscire il prossimo libro, “Non ditelo allo scrittore”! Voi, intanto, leggete i primi due, poi io vi parlerò del terzo!

 

Opera recensita: “Scrivere è un mestiere pericoloso” di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Torino

Pagine: 341

Prezzo: 16,40 €

Consigliato: assolutamente sì.