simposio lettori copertina

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venerdì 30 ottobre 2020

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA LEGGE E LA SIGNORA

Sinossi:

"La legge e la signora", opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s'improvvisa detective: è convinta dell'innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti "inadatti a una donna", riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate. Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vitt    oriana.

 

Commento:

Sebbene conservi un fondo di ambigua reticenza a staccarsi da certe convenzioni sociali di paternalistica natura, La legge e la signora è un romanzo giallo che contiene in sé una sfida e una promessa. La sfida è quella di una donna, di una giovane moglie che sfida l'intero sistema maschilistico che le impedirebbe di compiere azioni, leggere documenti, persino pensare in modo libero e scevro da ogni condizionamento o preconcetto; la promessa è quella di un'emancipazione femminile ancora di là da venire, ma che si incammina a grandi falcate e che trova in Valeria Macallan una sua degna promotrice. Questa giovane donna vissuta nelle campagne del Nord dell'Inghilterra presso uno zio vicario, sposa Eustace Woodville sapendo di lui ben poco oltre all'amore sincero e reciproco che li lega. In circostanze del tutto fortuite Valeria scopre che il marito in realtà l'ha sposata sotto falso nome per nascondere l'ignominia legata alla sua vera identità: l'uomo è stato vittima del cosiddetto "verdetto scozzese", un artificio giuridico per il quale, a seguito di un processo, si viene assolti per insufficienza di prove. Eustace, accusato dell'omicidio per avvelenamento della prima moglie, non è risultato di fatto né colpevole né innocente e, macchiato per sempre dall'onta, ha tentato di nascondere la verità alla sua nuova moglie. Vedendo scoperta la menzogna, perpetrata più per vigliaccheria che per malafede, decide di allontanarsi da lei nella convinzione che la scoperta comprometterà per sempre la serenità della loro vita matrimoniale. Valeria, al contrario, guidata dal suo amore per Eustace, da una volontà di ferro e da un profondissimo senso della giustizia, è più che determinata a scoprire cos'è accaduto realmente e a trovare lei la prova che scagionerà suo marito. Una figura femminile di tutto rispetto, quella di Mrs Valeria Macallan, un'investigatrice che ricorda tanto la protagonista di Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier per determinazione, fiducia verso il compagno  e temperamento volitivo. Eroine più coraggiose e indomite dei loro compagni uomini che si dimostrano fiacchi, vigliacchi, rassegnati all'ingiustizia della vita. Figure femminili che racchiudono in sé un esempio di forza di volontà e una reale promessa di emancipazione.

 

 

Opera recensita: "La legge e la signora" di Wilkie Collins

Editore: Fazi, prima ed. originale 1874

Genere: giallo classico

Ambientazione: Londra, Edimburgo

Pagine: 401

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 21 agosto 2019

RECENSIONE: S. S. VAN DINE - L'ULTIMA AVVENTURA DI PHILO VANCE


Sinossi:
Quando il procuratore distrettuale Markham invita Philo Vance a trascorrere con lui un periodo di vacanza nella splendida tenuta del vecchio Carrington Rexon, Vance sospetta subito che quello sia un invito interessato: forse il vecchio Rexon si trova in una situazione difficile, e desidera avere presso di sé un buon investigatore. Vance non s'inganna: come Markham sa bene, la splendida collezione di smeraldi di Rexon è in grave pericolo... Naturalmente Vance accetta l'invito, e presto si trova a dover risolvere uno dei casi più intricati della sua lunga carriera. È questo l'ultimo romanzo scritto da Van Dine, ed è considerato uno dei più impeccabili.

Commento:
Come apprendo dall'antefatto presente nella mia edizione, la stesura di ogni opera di Van Dine si componeva di tre fasi: una prima fase in cui si delineava lo schema base completo di personaggi; una seconda in cui si delineava la trama completa con dialoghi e descrizioni accennate; una terza che completava lo scritto riempiendolo con tutto ciò che siamo abituati a trovare in un giallo di Van Dine.
Questo romanzo, l'ultimo della fortunata serie di Philo Vance, purtroppo manca dell'ultima fase che la morte dell'autore ha purtroppo reso impossibile da aggiungere. Perché dico questo? Perché, purtroppo, sebbene il romanzo sia completo nella trama, l'assenza di questo lavoro di limatura e approfondimento si sente e pesa. La vicenda riguarda il pericolo di furto di una splendida collezione di smeraldi di proprietà di un anziano e ricco possidente. Molte cose, in verità, differenziano questo romanzo dagli altri: in primis l'ambientazione – Vance non è a New York, ma è invitato presso il proprietario degli smeraldi, amico del procuratore Marcham -, inoltre mancano il sergente Heat, lo stesso Marcham, il dottor Doremus e tutti gli altri agenti della polizia di New York, tutti personaggi costanti e attivi in tutta la serie; inoltre, proprio per effetto delle mancanze di cui sopra, dialoghi e descrizioni sono troppo diretti, stringati, manca appunto quella limatura che avrebbe conferito al romanzo la classica raffinatezza di Van Dine. In definitiva, mio malgrado, dovrò dare una valutazione tiepida poiché quest'ultima indagine di Philo Vance non mi ha soddisfatto.


Opera recensita: "L'ultima avventura di Philo Vance" di S. S. Van Dine
Editore: Newton Compton
Genere: giallo classico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 100
Prezzo: 7,90 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


venerdì 16 agosto 2019

RECENSIONE: S S. VAN DINE - IL CASO GRACIE ALLEN


Sinossi:
Quando Benny Poiana, condannato a vent'anni di reclusione, evade dal carcere, si teme una vendetta nei confronti del procuratore distrettuale John F.X. Markham, responsabile del suo arresto. La sera successiva viene invece trovato ucciso Philip Allen, un lavapiatti del caffè Domdaniel. Cosa si nasconde dietro la sua misteriosa e crudele morte? Toccherà al brillante investigatore Philo Vance utilizzare al meglio l'aiuto fornito dall'ingenua Gracie Allen, sorella di Philip, e mettere insieme i pezzi del complicato mosaico.

Commento:
Non saprei spiegare perché, forse perché è il penultimo libro della serie, ma quest'indagine di Philo Vance mi è sembrata molto, ma molto sottotono rispetto alle altre dieci. In ogni caso è quella che meno ha suscitato il mio entusiasmo.
Di fronte a un caso confuso e non trattato con il rigore e la meticolosità che contraddistingue Van Dine, ho trovato troppo poche deduzioni, troppo sentimentalismo, troppo spazio lasciato ad altri protagonisti rispetto alla figura di Vance che di solito con il suo acume domina tutti… in più ci ho visto un po' troppa voglia di concludere e arrivare in fretta al finale. Avrei gradito che si fosse discostato meno dal plot standard, in definitiva… Cos'è accaduto? Beh, il cadavere di un uomo viene ritrovato in un noto caffè di New York. E' Philip Allen, lavapiatti del locale nonché fratello della giovane e ingenua Gracie, ragazza conosciuta fortuitamente dal nostro Vance poco tempo prima. Il giovane sembra essere stato ucciso in circostanze e con modalità assai strane, perciò Vance e il sergente Heath vogliono vederci chiaro. Per farlo si serviranno proprio dell'aiuto di Gracie che, inspiegabilmente, è entrata nelle grazie di Vance. In un modo un po' frettoloso e, concedetemelo, anche alquanto nebuloso si arriva ad un finale dominato da vendette, amori perduti e giochi di potere. Se non si fosse ancora capito, non lo considero il migliore di Van Dine.


Opera recensita: "Il caso Gracie Allen" di S. S. Van Dine
Editore: vari
Genere: giallo classico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 192
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


mercoledì 31 luglio 2019

RECENSIONE: S. S. VAN DINE - SEQUESTRO DI PERSONA


Sinossi:
Sequestro di persona è un altro caso atroce e ingegnoso allo stesso tempo, con cui è alle prese il detective Philo Vance. La decima avventura di S.S. Van Dine suscita però inaspettatamente qualche perplessità sia nella critica che nel pubblico. In effetti il romanzo rappresenta una svolta nella produzione dell'autore: meno deduzioni, più azione. Lo stile però rimane inconfondibile e lo studio psicologico che vi sta dietro rende imperdibile anche questa avventura.

Commento:
Sarà che ho sempre amato l'azione nei polizieschi – cosa che solitamente mi fa preferire i thriller ai gialli -, ma questo decimo libro con protagonista Philo Vance è, a parer mio, uno dei migliori della serie.
Sembra che un giovane uomo sia stato sequestrato a fini di riscatto; tra l'ansia della moglie, l'inquietudine del fratello maggiore, la solerzia del consulente legale di famiglia e l'aperta ostilità di suocera e cognato del malcapitato, Philo Vance si ritrova ad indagare per dissipare le tante ombre di quello che solo in apparenza è un comune sequestro. Ben presto e inaspettatamente, infatti, il caso si complica giungendo al punto che il flemmatico Vance – che di solito preferisce arrivare alla soluzione tramite deduzioni psicologiche – deciderà di intervenire fattivamente esponendosi in prima persona.
La quarta di copertina ci informa che questa storia ha ricevuto giudizi non unanimi da pubblico e critica… comprensibile, se si pensa che solitamente i lettori più affezionati a quest'autore si aspettano un puro giallo deduttivo; io invece, l'ho trovato molto avvincente. Come ci dimostra Vance, d'altra parte, tutto dipende dal punto di vista, dalla capacità di guardare oltre. Consigliato, ma non come primo romanzo: ci sono numerosi riferimenti (non insormontabili, comunque) a casi precedentemente risolti da Vance.

Opera recensita: "Sequestro di persona" di S. S. Van Dine
Editore: vari, prima ed. 1936
Genere: giallo classico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 221
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 29 luglio 2019

RECENSIONE: S. S. VAN DINE - IL MISTERO DI CASA GARDEN


Sinossi:
Nono dei romanzi polizieschi di S.S. Van Dine, "Mistero in casa Garden" si distacca completamente dal classico giallo, inserendo degli elementi innovativi. Lo stile utilizzato sembra contraddire le regole del Credo dello scrittore. E il finale è tra i più emozionanti e coinvolgenti tra quelli dei libri dello scrittore. Floyd, figlio di un famoso chimico, si riunisce con i suoi amici nell'attico di New York per ascoltare i risultati delle corse dei cavalli. Il detective Philo Vance riceve un messaggio anonimo con un invito a partecipare alla riunione il giorno in cui il cugino di Floyd, Swift, ha scommesso su un cavallo. Quel cavallo perde e lui si suicida, o almeno così sembra, perché ci sono tutti gli elementi che fanno credere il contrario facendo sospettare che ci siano molti lati oscuri che devono essere svelati. Eventi tragici, spazi che si comprimono e tempi che si dilatano, sono questi gli elementi che rendono il giallo un caso unico nel suo genere.

Commento:
Sarà che non mi hanno mai interessato le corse dei cavalli o gli ippodromi, sarà che l'indagine si discosta leggermente dalle consuete procedure a cui ci ha abituato, ma questo è, senza dubbio, quello che mi è piaciuto meno tra i casi di Vance che ho letto finora. Sin da subito, infatti, l'ho trovato diverso, più confusionario e frettoloso degli altri. Un gruppo di amici – o presunti tali – sta seguendo le corse di cavalli dalla casa di Floyd Garden, uno di loro; improvvisamente si sente uno sparo e tutti pensano immediatamente che Swift si sia suicidato. Il morto è, in effetti, il giovane Swift, ma non si è suicidato, come tutti sembrano credere. Sebbene abbia già compreso il possibile assassino – e anche al lettore più attento qualche sospetto sarà venuto – Vance non può, non deve rivelarlo consentendogli di reagire e fuggire. Occorre mettersi al posto dell'assassino, agire come farebbe lui, usare la sua stessa astuzia se non un pizzico di più. A costo di ferire altre persone, Vance deve mostrarsi sospettoso e distante con tutti fino all'atto finale, quello in cui la tragedia si scopre e si definisce.
Pur essendo un buon giallo, questo nono libro delle indagini di Philo Vance mi è risultato meno coinvolgente, atipico, freddo; non ho provato quel senso di "casa" che si prova con gli autori che si conoscono, Van Dine compreso… è mancata, secondo me, la metodicità della parte iniziale. Un libro comunque da consigliare… però prima leggete altro di Van Dine: non è un autore facile e questo libro, se letto per primo, potrebbe sviare o annoiare – specie se non si conoscono i suoi metodi (anche se non lo credo). Leggete il giallo classico, non c'è solo la Christie, ci sono tanti autori anche poco conosciuti, ma interessanti… Van Dine è uno di questi.

Opera recensita: "Il mistero di casa Garden" di S. S. Van Dine
Editore: Barbera, prima ed. 1935
Genere: giallo classico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 197
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 29 giugno 2019

RECENSIONE: S. S. VAN DINE - SIGNORI, IL GIOCO è FATTO/IL MISTERO DEL CASINò


Sinossi:
Una misteriosa lettera anonima sollecita Philo Vance a recarsi, in una determinata sera al Casinò, per assistere a un drammatico evento. E quando Vance arriva al Casinò, un uomo viene ucciso. È l'inizio della vicenda che vede Vance alle prese con uno spietato assassino, che sembra intenzionato a sopprimere, uno dopo l'altro, tutti i membri della famiglia Liewellyn. L'indagine, più estrosa e geniale che mai, metterà però alla fine allo scoperto il responsabile della catena di delitti...

Commento:
"… L'onesto dubbio, a volte sottostimato ma quantomai efficace, offre alla nostra mente la possibilità di esercitarsi in piena libertà". Ho voluto trascrivere questa frase tratta dall'ottavo volume della serie su Philo Vance, perché la ritengo emblematica. Essa descrive non solo il libro in questione, ma costituisce il fondamento del modo di ragionare e di risolvere i casi usato da Vance, nonché dell'intero filone del genere giallo deduttivo. Senza la mente sgombra da preconcetti, senza la dovuta predisposizione a considerare ogni elemento, a lasciarsi guidare da rigorose deduzioni logiche, Vance non riuscirebbe mai a venire a capo delle situazioni sempre più intricate e diabolicamente escogitate con cui viene in contatto. Non bastano i fatti, non basta collegare meccanicamente azioni e parole… bisogna andare più in là, pensare oltre. E davvero in questa storia S.S. Van Dine ci regala una prova impareggiabile di questi principi: era davvero difficile capire chi avesse architettato la serie di delitti che coinvolge la famiglia Liewellyn, tanto più che il veleno utilizzato è invisibile e irrintracciabile nel corpo… come uscirne? Beh, il finale di questo libro è davvero qualcosa di… esplosivo!
Un giallo che parte in sordina, che rispetto ad altri ha qualche elemento di differenza nel plot, ma che poi si rivela veramente magistrale e degno di considerazione. Consigliato, come tutte le indagini di questo esteta apparentemente svagato e saccente, ma che in realtà non smette di sorprendere.

Opera recensita: "Signori, il gioco è fatto" (Il mistero del Kasinò) di S. S. Van Dine
Editore: vari, prima ed. originale 1934
Genere: giallo classico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 203 /ed. Barbera 2012)
Prezzo: 10,00
Consigliato: sì
Voto personale: 9.



domenica 12 maggio 2019

RECENSIONE: S. S. VAN DINE - IL CASO DEL TERRIER SCOZZESE/LA TRAGEDIA IN CASA COE


Sinossi (da Wikipedia):
La tragedia in casa Coe, pubblicato in Italia anche con il titolo Il caso del terrier scozzese (titolo originale The Kennel Murder Case)  è un romanzo poliziesco del 1933 di S.S. Van Dine, il sesto della serie dove ad indagare troviamo Philo Vance, investigatore dilettante dai poliedrici interessi.
In una mattina di ottobre il procuratore distrettuale Markham si presenta in casa del suo amico Philo Vance con la notizia che il famoso collezionista di ceramiche cinesi Archer Coe si è suicidato, dopo essersi chiuso a chiave nella sua camera da letto. Markham, sapendo che Vance conosceva Coe, ha pensato di chiedergli assistenza nell'indagine. Apparentemente non dovrebbero esserci dubbi sul suicidio, ma Vance intuisce immediatamente che la faccenda è più complicata di quanto appaia a prima vista. Coe stringe in pugno una rivoltella e ha un proiettile nel cranio, ma il colpo è stato sparato quando l'uomo era morto da ore. Il medico legale accerta infine che Coe è stato pugnalato alla schiena. I frammenti di un prezioso vaso cinese macchiati di sangue puntano verso un'altra scena del delitto, la biblioteca a piano terra. Ma se l'omicidio è avvenuto in quella stanza, come ha fatto l'assassino a portare il cadavere al piano di sopra e poi a chiudere e sprangare la porta dall'esterno? La chiave per la soluzione del mistero sarà infine un terrier scozzese  ferito, ritrovato in casa, che condurrà Vance alla scoperta del colpevole, non prima che la scia di sangue si allunghi, con un altro omicidio e un tentato omicidio.

Commento:
Beh, non c'è molto da dire: chi conosce Van Dine e soprattutto Philo Vance saprà già a cosa va incontro, un protagonista elegante, saccente, di un'antipatia istintiva (che al sesto libro a me è divenuta più che tollerabile), ma incredibilmente sagace, colto e intelligente nonché incredibilmente portato per la soluzione psicologica di casi complicati. Questo non fa affatto eccezione: il classico delitto della camera chiusa in cui è davvero arduo stabilire colpevole, movente e dinamiche del delitto. Proprio in queste ultime il nostro Vance è maestro e qui non perde occasione per dimostrarlo. Consigliato, insieme agli altri della serie.

Opera recensita: "La tragedia in casa Coe" o "Il caso del terrier scozzese" di S. S. Van Dine
Editore: Crescere, ed. originale 1933
Genere: giallo classico
Ambientazione: New York
Pagine: 248
Prezzo: 4,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 16 febbraio 2019

RECENSIONE: DAPHNE DU MAURIER - REBECCA, LA PRIMA MOGLIE


Sinossi:
Una giovane dama di compagnia in vacanza a Montecarlo; Maxim de Winter, un affascinante vedovo che le propone di sposarlo; Manderley, un'inquietante castello della Cornovaglia che sembra vivere nel ricordo di Rebecca, defunta moglie del giovane sposo, la cui inquietante presenza incombe sulla nuova coppia ogni giorno di più. Ma il racconto è soprattutto l'indimenticabile storia di una giovane donna consumata dall'amore e alla disperata ricerca della sua identità.

Commento:
Da tempo una storia di fantasia non mi coinvolgeva tanto: sembrerà anche banale, ma non riuscivo letteralmente a staccarmi dalle pagine. Giallo classico, romanzo inglese dell'Ottocento, storia d'amore, tragedia, possiamo definirlo in mille modi, ma "Rebecca, la prima moglie" è e resta un bellissimo romanzo. E' stato scritto nel 1938, ma porta con sé tutto ciò che di buono c'è stato nella letteratura inglese del secolo precedente. C'è, in esso, tutta l'enfasi ottocentesca nel descrivere i sentimenti, c'è il fascino bucolico della campagna inglese, c'è quell'aura forte di mistero e di ineluttabilità che tanto ho amato in autori come Wilkie Collins… una storia e una lettura che non dimenticherò. La storia è apparentemente semplice: Max De Winter, proprietario di una delle più belle dimore inglesi, vedovo e ancora giovane, incontra a Montecarlo una giovane dama di compagnia che lo colpisce per la sua semplicità e sensibilità. I due si innamorano, al principio non si sa quanto d'amore e quanto d'egoismo – per lui – e ingenuità – per lei – ci sia in questo matrimonio, ma una volta tornati a Manderley, dimora De Winter, lo spettro incombente della prima moglie, Rebecca, deceduta appena un anno prima, tormenta i due sposi e mina la loro tranquillità. Il clima è reso ancor più opprimente dalla presenza sinistra e ostile di una domestica, la signora Danvers, così legata alla prima padrona, e da tante incomprensioni e cose non dette fra i due neoconiugi. Amore e tragedia si legheranno sempre più stretti con l'incedere della storia, in un vortice che trascina il lettore verso un finale inatteso eppure prevedibile. Personaggi ben caratterizzati, un po' stereotipati ma comunque memorabili. Personalmente Ho adorato da subito il misterioso Maxim De Winter ed ho anche fraternizzato con Frank Crawley, Beatrice Laccy, i domestici – tutti tranne la Danvers – ed empatizzato con lei, la bambina che diventa donna e che ci racconta in prima persona questa storia dall'impatto emotivo così forte. Inutile dire che questo romanzo mi è piaciuto e che lo consiglio: se vi piace il romanzo dell'Ottocento, più vicino a Collins che alla Austen, leggetelo, ne rimarrete conquistati. Da questo libro è stata tratta una miniserie televisiva ed anche un celebre film che non ho ancora avuto modo di vedere, ma che, vista l'eminente regia di Hitchcock, si preannuncia all'altezza del romanzo.


Opera recensita: "Rebecca, la prima moglie" di Daphne Du Maurier
Editore: Il saggiatore, prima ed. 1938
Genere: giallo classico
Ambientazione: Montecarlo-Inghilterra
Pagine: 383
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


lunedì 16 aprile 2018

RECENSIONE: AGATHA CHRISTIE - IL MISTERO DEL TRENO AZZURRO


Sinossi:

Conosciuto anche con il pomposo nome di 'Treno dei miliardari', il Treno Azzurro unisce nella notte Londra alle spiagge assolate della Costa Azzurra. Sulle

sue lussuose carrozze si possono incontrare tutti i protagonisti dell'alta società: miliardari americani, nobili europei, ereditiere e anche investigatori

famosi come Hercule Poirot. La presenza di quest'ultimo, per quanto casuale, deve essere per forza collegata a qualche delitto. E infatti il delitto avviene.

La giovane e bella Ruth Kettering, figlia del miliardario Van Aldin e moglie infedele del corrotto lord Kettering, viene ritrovata strangolata nel suo scompartimento

senza la preziosa collana di rubini che aveva con sé.

 

Commento:

Beh, finora non mi era mai capitato di rimanere delusa da un giallo classico. Intendiamoci, non è che questo libro non mi sia proprio piaciuto – si tratta pur sempre della Christie -, però mi aspettavo decisamente di più. Come nel più celebre – e ben più appassionante – “Assassinio sull’Orient Express” di cui questo giallo è antesignano, il delitto avviene su un treno di lusso e più precisamente sul famoso “treno azzurro”, altrimenti detto “treno dei miliardari” che collega le nebbie di Londra al sole di Nizza. E’ questa la tratta che molti esponenti del gran mondo inglese percorrono per andare in Riviera e sfuggire dai terribili mesi invernali di Londra. E questo tragitto compie anche la giovane e ricca Ruth Kettering la notte in cui viene assassinata. Casualmente, sul treno si trovano anche il marito della morta, la ballerina con cui questi intrattiene una relazione, la cameriera della vittima, la neoereditiera Katherine Grey e l’ormai pensionato detective Ercule Poirot che ovviamente deciderà di dare una mano alla polizia francese ed al padre della vittima per trovare l’assassino ed i preziosi gioielli che sono stati sottratti alla Kettering.

Ora, al di là della trama, ciò che non mi ha convinta è stato innanzitutto l’inizio: l’autrice si dilunga nella presentazione di personaggi e situazioni apparentemente slegate tra loro (solo in seguito capiremo che non è così) che non incuriosiscono e non invogliano a leggere. Inoltre, il finale – e più precisamente il colpevole – non era ciò che mi aspettavo e sinceramente mi ha destato più di qualche perplessità. Anche le spiegazioni fornite da Poirot non mi hanno del tutto persuasa… a fine lettura, sebbene il mistero sia stato svelato, non mi sento completamente soddisfatta della soluzione del caso, il cerchio per me si chiude in modo forzato. Ad ogni modo, è un buon giallo, Poirot è Poirot, quindi, se non avete di meglio, dategli una possibilità… magari vi soddisferà!

 

Opera recensita: “Il mistero del treno azzurro” di Agatha Christie

Editore: Mondadori, prima ed. originale 1928

Genere: giallo classico

Ambientazione: Inghilterra-Francia

Pagine: 217

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

 

giovedì 24 agosto 2017

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA PIETRA DI LUNA


Sinossi:

La Pietra di Luna, prezioso e antico diamante giallo originario dell'India, dopo una serie di avventurose vicissitudini nel corso dei secoli, arriva infine

in Inghilterra e viene donato a una giovane nobildonna di nome Rachel Verinder nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il gioiello, di valore inestimabile,

scompare in circostanze misteriose quella notte stessa e un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di risolvere il caso. L'indagine,

per quanto accurata, non porta a nessun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia che nella servitù. A fare da sfondo

a questo giallo c'è una romantica storia d'amore.

 

Commento:

Un diamante indiano prezioso, grande e splendente su cui gli indù gettarono una maledizione secoli orsono, una giovane donna caparbia ed innamorata che nulla sa della storia, una congiura indiana per recuperare la pietra, un medico, un sergente intelligente e scaltro, un maggiordomo zelante… sono solo alcuni degli elementi che costituiscono uno dei migliori gialli classici che io abbia mai letto.

Come in altre sue eminenti opere, Collins racconta la vicenda usando l’espediente stilistico della narrazione corale: ad alcuni personaggi chiave della storia viene chiesto, a posteriori, di redigere un racconto dettagliato e il più possibile fedele ai fatti conosciuti all’epoca dello vicenda. Così apprendiamo, con dovizia di particolari e varietà di punti di vista, come un diamante di grande valore sia stato rubato nottetempo, di come la sua proprietaria sia stata ingannata e di com’è possibile ristabilire, mediante un esperimento e dei buoni amici, la dignità d’un uomo.

Probabilmente superiore a “la donna in bianco”, il suo giallo più noto, “La pietra di luna” consacra Wilkie Collins fra i maggiori giallisti dell’Ottocento e fra i miei autori preferiti del genere. Perciò ritengo di poter consigliare questa lettura senza alcuna remora: non lasciatevi scoraggiare dalla lunghezza o dall’apparente staticità della narrazione, questo libro merita il vostro tempo!

 

Opera recensita: “La pietra di luna” di Wilkie Collins

Editore: Garzanti

Genere: giallo classico

Ambientazione: Inghilterra, 1848-1849

Pagine: 533 (ed. 2002)

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 25 luglio 2017

RECENSIONE: AGATHA CHRISTIE - DIECI PICCOLI INDIANI


Sinossi:

Dieci persone estranee l?una all?altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island senza sapere il nome del generoso ospite.

Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l?invito. E ora sono lì su quell?isola che sorge dal mare simile a una

gigantesca testa di negro che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli; hanno trovato invece una poesia incorniciata

e appesa sopra il caminetto della loro camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l?inizio

di un interminabile incubo. Come comincia la poesia? «Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar: uno fece indigestione, solo nove ne restar.» E come

finisce? «Solo il povero negretto in un bosco se ne andò: ad un pino s?impiccò, e nessuno ne restò.» Agata Christie, che si è cimentata più volte con il

giallo in ambiente chiuso ? il battello sul Nilo, il favoloso Orient-Express, la villa in Cornovaglia ? con Dieci piccoli indiani, scritto nel 1939, ha

sfidato se stessa: dieci assassini, isolati, vittime a loro volta di un assassino invisibile. Un geniale capolavoro dell?impossibile possibile.

 

Commento:

Breve, intenso, inquietante, “Dieci piccoli indiani” è uno dei gialli più celebri di Agatha Christie.

E’ ambientato su un’isoletta del Devon, Nigger Island, che sembra essere stata acquistata da un misterioso e facoltoso personaggio. E’ proprio lui, o la sua signora, ad invitare sull’isola dieci persone che più diverse non si potrebbe, chi per lavoro, chi per vacanza. Tutti e dieci, sebbene non siano certi di conoscere i padroni di casa, e sebbene non conoscano gli altri invitati, accettano. Così si ritrovano intrappolati in un piano ingegnoso e diabolico architettato da un regista invisibile che vuole fare giustizia là dove la giustizia normalmente non arriva. I dieci ospiti di Nigger Island, infatti, sono dieci assassini impuniti. Ma ci penserà lui, questo giustiziere senza volto, a procurar loro la sorte (o la morte) che meritano. Ma chi è il regista? Chi è l’assassino? Chi fa sparire le statue dei negretti dalla tavola? Sarà forse uno dei dieci?

Un giallo classico accattivante che si legge d’un fiato, una lettura adatta anche a chi non ha voglia di trame intricate e contorte. Se per caso non avete mai letto nulla della Christie, credo che questo sia il libro giusto per cominciare perché non è legato a nessuno degli investigatori storici: qui non ci sono Poirot o Miss Murple per intenderci. Ancora una volta Agatha Christie non delude e non è difficile capire perché sia considerata la regina del giallo.

 

Opera recensita: “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie

Editore: Mondadori, prima ed. 1939

Genere: giallo classico

Ambientazione: Nigger Island, Devon, Inghilterra

Pagine: 182

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì.