simposio lettori copertina

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giovedì 18 luglio 2019

RECENSIONE: M. L. STEDMAN - LA LUCE SUGLI OCEANI


Sinossi:
Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l'alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull'isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d'improvviso la quiete dell'alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l'oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d'attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell'ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro.

Commento:
Quando il mare porta la piccola Lucy sull'isoletta di Janus, a Isabel non sembra vero di aver ricevuto un tale miracolo: dopo ben tre aborti spontanei, l'arrivo di quel grazioso fagottino le sembra un segno mandato da Dio. A nulla valgono gli avvertimenti e le flebili opposizioni del marito Tom, il guardiano del faro, che le ricorda che devono segnalare il naufragio della barca su cui la piccola è arrivata col padre morto: accecata dall'amore, Isabel non sente ragioni, deve badare al bene di Lucy, la bambina resterà con loro. E così, giorno dopo giorno, per quasi quattro anni la bambina porta nel cuore dei giovani genitori adottivi una luce almeno pari a quella del Faro di Janus che nelle notti di tempesta illumina la via delle barche che solcano i due oceani, l'impetuoso Australe e il placido Indiano. Ma la vita viene inesorabilmente a chiedere il conto alla coppia felice: Anna, la madre biologica di Lucy, non ha mai smesso di sperare che la figlioletta e il marito tornassero a casa, non ha mai smesso di cercarli. Comunque vada a finire, è inevitabile che questa storia spezzi il cuore a qualcuno. Perché l'amore e il dolore possono rendere le persone più umane, ma talvolta possono anche renderle più egoiste: chi è la vera madre di Lucy? Isabel che l'ha amata ed accudita con devozione o Anna che non ha mai smesso di cercarla? E il vero padre? Frank che è morto per strapparla all'ira cieca degli uomini o Tom che l'ha salvata da morte certa? E la piccola? Chi penserà a ciò che vuole lei? E soprattutto, cos'è meglio per lei?
La luce sugli oceani è un libro straziante, leggendo il quale è impossibile non commuoversi: con la sua prosa lineare e vivida, l'autrice ha creato un legame forte con i personaggi, mettendoci nelle condizioni di empatizzare con loro, con tutti loro, anche con quelli che apprezziamo meno. Non c'è colpevole, non c'è giusto o sbagliato, il confine tra bene e male è qui annullato, cancellato dalla furia delle onde. Non vince nessuno in questa storia, tutti perdono qualcosa e forse non si sarebbe potuto pensare a un finale diverso da quello scritto, sebbene doloroso e triste. Questa è una storia di amore, totalizzante e profondo, di dolore, perdita, senso di colpa, egoismo, tenacia. Un libro da leggere e da lasciar sedimentare in profondità. Difficile da dimenticare.

Opera recensita: "La luce sugli oceani" di M. L. Stedman
Editore: Garzanti, 2012
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 370
Prezzo: 17,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 16 maggio 2019

RECENSIONE: CATENA FIORELLO - TUTTE LE VOLTE CHE HO PIANTO


Sinossi:
Nell'autunno tiepido di una Messina dalle spiagge ormai deserte, Flora corre ogni mattina sul bagnasciuga: il vento, il sole, la pioggia, le nuvole, il rumore del mare sono divenuti per lei compagni indispensabili. Una disciplina che le dona calma, adesso che, a quasi quarant'anni, sta cercando di riprendere le redini della sua vita. Il matrimonio con Antonio, sposato da giovanissima, è andato in frantumi dopo l’ennesimo tradimento di lui, sempre in cerca di nuove avventure che non approdano mai a nulla. Eppure Flora non riesce a dimenticarlo e vacilla ogni volta che lui torna a corteggiarla, alimentando le illusioni della figlia quindicenne Bianca. Ma la sua vita è già abbastanza complicata, con un bar da gestire e una madre anziana che non ha mai superato la morte del marito e, soprattutto, la perdita di Giovanna, la sorella maggiore di Flora: bellissima, indomabile e carismatica, uccisa a vent'anni in un tragico incidente. E adesso Flora trema vedendo che la figlia Bianca, per uno strano destino, coltiva il sogno di diventare attrice proprio come un tempo Giovanna. Ma a scombinare di nuovo le carte, un giorno arriva Leo, con la sua aria da James Dean e un passato che lo lega a quei luoghi, dove sta per produrre un film. E con i suoi modi affascinanti, si insinua pericolosamente nei pensieri di Flora... Ma perché Leo sembra sapere tante cose su di lei? Cosa si nasconde dietro il suo interesse per Flora? Può realmente fidarsi di quest’uomo così misterioso? Commovente e carico di passione: un romanzo per chi non ha mai smesso di credere nella vita e nell'amore.

Commento:
Qualche sera fa, guardando il telegiornale, ho ascoltato di sfuggita l'intervista in cui Catena Fiorello – autrice che non avevo mai letto prima d'ora, ma che mi incuriosiva da tempo – presentava il suo ultimo libro, Tutte le volte che ho pianto. Il titolo in altri tempi mi avrebbe scoraggiata o quantomeno fuorviata, ma, sarà che sono in un momento di particolare sensibilità, sarà che mi ha attirato l'ambientazione, sarà stato qualcosa che ha detto l'autrice… fatto sta che l'ho cercato… e l'ho divorato in una notte.
Tutte le volte che ho pianto è un romanzo intenso, che racconta la storia di Flora, una donna normale perché eccezionale, come tante altre donne. Flora ha trentasei anni, una figlia adolescente - Bianca -, un cane – Pulce -, una madre da accudire e un matrimonio dal quale sta cercando di liberarsi; è proprietaria di un bar vicino al tribunale di Messina che gestisce con Mauro, il collaboratore che tutti i titolari vorrebbero. Proprio nel suo bar, una mattina, capita uno strano cliente che la guarda fisso, la chiama per nome senza che si siano presentati e che dice di conoscerla… Flora non sa chi sia, però le capita di pensarlo sempre più spesso. Ecco, ora starete pensando "ok, il classico romanzetto rosa da due soldi zeppo di clichés e banalità varie"… e invece no, perché le cose si complicano: Leo – così si chiama l'uomo del mistero – mostra di sapere cose sul passato di Flora che in pochi conoscono e le rivelazioni che le farà sono destinate a cambiare più di una vita. Al contrario di ciò che lascerebbe presagire il titolo, Flora non è una a cui piaccia frignare, eppure piange abbastanza spesso, perché la sua vita è stata costellata da dolori da cui è difficile staccarsi, da perdite che non si possono superare indenni… e sarà passando attraverso la sofferenza, attraverso il dolore e la mancanza che questa giovane madre dovrà cambiare ancora le proprie prospettive, imparando di nuovo ad affidarsi, a mettere da parte le paure e le ansie, a pensare un po' di più a se stessa senza colpevolizzarsi per le proprie manchevolezze. Sarà solo con l'appoggio di chi la ama che Flora potrà comprendere che il dolore è inevitabile, ma che ci rende più forti e che da esso qualche volta può nascere anche qualcosa di buono. In Tutte le volte che ho pianto, Catena Fiorello affronta con tatto, sensibilità e decisione temi importanti come l'amore, la morte, gli errori giovanili, l'adolescenza, la malattia, la famiglia, la vecchiaia, l'omosessualità, la perdita di una persona cara. In una Sicilia bellissima, ammantata di modernità eppure intrisa di saggezza popolare, spicca la figura di Flora che ha concesso poco a se stessa e tanto alla vita, di una madre, moglie, amica, imprenditrice, ma soprattutto donna, con la paura di sbagliare, di togliere agli altri, di fare passi avventati, di tornare ad amare. Ma, anche se sembra una frase fatta, l'amore trionfa sempre e c'è un tempo per ogni cosa: basta saper cogliere le occasioni e lasciarsi cullare dalle onde della vita.


Opera recensita: "Tutte le volte che ho pianto" di Catena Fiorello
Editore: Giunti, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Messina, Sicilia
Pagine: 272
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 11 aprile 2019

RECENSIONE: GIULIO PERRONE - L'AMORE FINCHé RESTA


Sinossi:
Quartiere Parioli. Tommaso è in mezzo alla strada, una valigia fatta alla bell’e meglio, l’immancabile abbonamento per la Roma in tasca e nient’altro. Ha quarant’anni e non avrebbe mai pensato di trovarsi improvvisamente senza moglie, casa e lavoro. La vita che Tommaso ha attentamente costruito negli anni, in equilibrio su un lavoro poco impegnativo e poco redditizio (psicoterapeuta per un ristretto numero di scombinati pazienti) e sulla rendita elargita dai facoltosi suoceri, crolla nei pochi minuti in cui sua moglie Lucrezia liquida il loro matrimonio come un completo fallimento. Adesso si ritrova solo, schiacciato da quello che ha fatto, ma soprattutto da quello che non ha fatto. Costretto a tornare ad abitare a casa della madre, in un quartiere popolare, inseguito dai creditori, Tommaso prova a reinventarsi in un saliscendi di equivoci, opportunità mancate e idee geniali non coltivate fino all’ultima, incredibile idea… 
Un romanzo agrodolce e ironico che racconta chi scopriamo di essere quando non c’è più nessuno che riflette la maschera che abbiamo indossato per compiacere gli altri.

Commento:
Capire l'amore si può, si può sempre cercare di prevenire le delusioni o le trappole nei rapporti a due… basta dotarsi di una serie di regole ferree da non trasgredire mai, per nessun motivo… almeno in teoria!
Prendiamo, ad esempio, la storia di Tommaso, psicoterapeuta egoista e scafato (pensa lui): quarant'anni, un matrimonio nato più per calcolo che per amore, undici anni passati a cercare di non perdere i benefici derivanti dalla famiglia della moglie e a tradirla giocando all'equilibrista tra lei e le amanti più o meno occasionali con cui cerca di non impegnarsi. Un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, la decisione della moglie di porre fine al matrimonio-pantomima lo coglie alla sprovvista: sa di essere stato sprovveduto, ma in un primo momento accoglie come una liberazione il fatto che lei l'abbia sostituito e che tutto sia finito; gli dispiace solo per il figlio Piero, con cui condivide solo la passione per la Roma… lui no, non vuole perderlo. Ben presto Tommaso e le sue regole si ritrovano intrappolati in una realtà che non avevano preso in considerazione: dai Parioli alla borgata dell'adolescenza è un attimo, così il nostro psicoterapeuta si ritrova in men che non si dica a vivere in casa della madre, rimediare un lavoro di fortuna, aver bisogno di soldi che non sa proprio come trovare. Ci sarebbe l'amico Lorenzo… e ci sarebbero Mario e Vanessa, due pazienti ostinati con un'idea che lo riguarda… e poi c'è Lia che è arrivata inaspettata e sembra voler sovvertire tutte le sue regole. E allora che fare? Per citare Battisti, Tommaso lo scoprirà solo vivendo, ma vivendo davvero la sua vita, seguendo davvero le sue idee, non un mucchio di stereotipi ansiogeni.
"L'amore finché resta" è un buon libro, scritto in modo scorrevole e schietto, che ci mostra come si possa ripartire dopo una falsa partenza (che nel caso di Tommaso sembra più una debagle) e che nei rapporti umani – tutti diversi e unici - non serve trincerarsi dietro inutili stereotipi, ma vivere come viene, in modo vero, spontaneo, perché se qualcuno conta veramente sarà il coraggio dei sentimenti a guidarci. Lettura agevole che fa riflettere… consigliata.


Opera recensita: "L'amore finché resta" di Giulio Perrone
Editore: HarperCollins, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma
Pagine: 280
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 14 dicembre 2018

RECENSIONE: HERMAN KOCH - LA CENA


Sinossi:
Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l'argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli.
Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti.
Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile. Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l'attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera.
Serge, il fratello di Paul, è il padre dell'altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l'omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica.
Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo.
Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto?
Due coppie di genitori per bene durante una cena in unbel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli...?
Una storia dura, emozionante, provocatoria, con la suspense di un thriller d'autore. Un dramma contemporaneo che racconta l'intimità di una famiglia e lo sconvolgente attrito tra le necessità del cuore e quelle della morale, la scelta a volte impossibile tra l'amore verso un figlio e il rispetto per la vita degli altri.

Commento:
Comincio subito col dire che la quarta di copertina ci trae qui – almeno in parte – in inganno: le due coppie sedute al tavolo di un lussuoso ristorante non chiaccherano piacevolmente, non c'è nulla di piacevole in questa cena, per nessuno dei protagonisti. Tutto, sin dalla prima riga, appare volutamente forzato, teso, cupo, minaccioso. Anche il gesto più normale come uno sguardo, un ammiccamento fra coniugi, in questo romanzo assume una valenza sospetta, anche la portata più gustosa o il vino più caro possono essere forieri di uno scossone al già teso equilibrio della tavola. Perché? Perché fra i commensali, oltre alle tante incomprensioni precedenti, aleggia lo spettro della colpa, del sospetto, dell'incertezza delle intenzioni: un delitto è stato commesso dai figli adolescenti dei due fratelli Serge e Paul… chi ne pagherà il prezzo? Tutto è ancora da decidere e nulla può essere dato per scontato. Fino a che punto possiamo spingerci per proteggere e difendere chi amiamo? Quanto di noi penetra nella mente di chi ci è vicino, dei nostri figli ad esempio, ed influenza il loro modo di pensare e di agire? Come si declina l'amore per un figlio? E quando, a che età, questi deve essere considerato adulto? A che età smette di essere bambino e pertanto scusato nelle sue malefatte?
Questo thriller angoscioso ed inquietante, eppure attuale ed estremamente sincero, ci obbliga a porci queste domande senza sconti. Le risposte non sono per nulla facili.

Opera recensita: "La cena" di Herman Koch
Editore: Neripozza
Genere: thriller
Ambientazione: Olanda
Pagine: 288
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


martedì 23 gennaio 2018

RECENSIONE: LEILA SLIMANI - NINNA NANNA


Sinossi:

«Myriam accetta di farsi viziare. Ogni giorno le lascia qualche incombenza in più, e la donna le dimostra tutta la sua riconoscenza. Assomiglia a quelle

figure che a teatro cambiano le scenografie al buio. Sollevano un divano, con una mano spingono una colonna di cartone, con l’altra un pannello del fondale.»

Quando arriva il secondo figlio, Myriam decide di riprendere a lavorare. È una scelta sofferta, ragionata, discussa a lungo con Paul, il marito, eppure

imprescindibile, e appena si presenta l’occasione la neomamma la afferra con tenacia e torna alla sua professione di avvocato. Adesso però serve una tata

per Mila e Adam. Sarà una selezione severa, nessuno affida di buon grado i propri figli a una sconosciuta. Poi un giorno nell’appartamento dei Massé entra

Louise: luminosa, solare, dolce, e i bambini, soprattutto Mila, sembrano sceglierla prima dei genitori. È l’incastro perfetto dell’ultima tessera di un

puzzle. La donna guadagna l’affetto incondizionato dei piccoli e la gratitudine di Myriam e Paul, trasforma la casa in un incanto, li vizia anticipando

ogni loro necessità. Finché questo rapporto di dipendenza, come tutte le dipendenze, non si incrina, mostrandosi eccessivo, non si rivela sbagliato e infine

deraglia rovinosamente. Attraverso la descrizione chirurgica, certosina, della giovane coppia e della figura intrigante e misteriosa della tata, Ninna

nanna, acclamato Premio Goncourt 2016, affonda lo sguardo nelle nostre concezioni dell’amore, dell’educazione, dei rapporti di forza che si celano dietro

il denaro, parlandoci di pregiudizi culturali e di classe e del tempo in cui viviamo. E con uno stile esemplare, segnato da spasmi di tenebrosa poesia,

ci mette di fronte ad alcune delle più recondite paure di ogni genitore, di ogni donna e di ogni uomo.

 

Commento:

E’ singolare: ho letto “Ninna nanna” in poche ore, per combattere l’insonnia e, ironia della sorte, non avrei potuto scegliere libro più adatto. Per definirlo mi viene in mente una sola parola: agghiacciante. Questo libro tiene avvinti come una nenia soporifera che calma e copre i rumori molesti. E la protagonista, Louise, con il suo aspetto da bambolina invecchiata, troppo fragile e perfetta, fa proprio questo: entra nelle case, accudisce i bambini, vizia i genitori, come un balsamo che allevia le tensioni e riporta la calma e l’ordine. Nonostante il suo impegno e la sua dedizione, però, nessuno riesce a considerarla più che una domestica, una persona di servizio; nessuno si accorge dell’abisso di solitudine, umiliazione, sottomissione che Louise si porta dietro, nessuno vede il baratro in cui sta precipitando finché, dopo tanti anni passati ad occuparsi degli altri, dopo l’ennesimo atto di irriconoscenza, il vaso trabocca.

Questo non è un giallo, quello che è accaduto lo scopriamo subito, nella prima frase del libro: due bambini, Mila e Adam Massé,  sono stati uccisi, li ha uccisi Louise; ha cercato di uccidere anche se stessa, ma non ci è riuscita. Resta “solo” da capire perché l’ha fatto. No, questo non è un giallo, ma quasi lo diventa mentre scandagliamo il passato di Louise, con i fallimenti e le continue delusioni, ed analizziamo la vita familiare dei Massé, lei avvocato super impegnata a farsi una posizione, lui musicista con orari di lavoro impossibili. Presi dalle loro vite i coniugi e i loro figli sono diventati dipendenti da Louise, ma per la tata il rapporto ha assunto una connotazione diversa: si è, a suo modo, affezionata a quella famiglia e lo ha fatto in modo morboso. Così, quando ha capito che presto non avrebbero più avuto bisogno di lei, la sua follia ha toccato il culmine.

Non è un libro cruento, ma non fa sconti e tiene incollati suscitando un gusto perverso: siamo inorriditi, ma bramiamo dettagli, vogliamo sapere di più, scavare più a fondo.
Troppo crudo per essere un romanzo, troppo poco asettico per essere una cronaca, questo libro ci ammonisce sui comportamenti che tutti, indistintamente, siamo portati a tenere ogni giorno: siamo troppo presi da noi stessi per accorgerci dei bisogni degli altri finché questi non arrivano a toccarci direttamente. E questo è ancora più vero se gli altri sono persone che, per qualche motivo, riteniamo inferiori a noi.

Un pugno dello stomaco necessario, consigliato a chi ha una mente disposta ad analizzare il comportamento altrui nel modo più razionale possibile, senza lasciarsi sopraffare dall’indignazione o dall’orrore.

 

 

Opera recensita: “Ninna nanna” di Leila Slimani

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi

Pagine: 204

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.