simposio lettori copertina

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giovedì 29 luglio 2021

RECENSIONE: NATALIE HAYNES - IL CANTO DI CALLIOPE

        Sinossi:

Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l'affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.

 

Commento:

Guerra, un sostantivo femminile per indicare un'attività da sempre considerata prerogativa maschile… Una narrazione parziale, viziata, sicuramente miope, ma imperitura. Negli ultimi anni sono stati tanti gli autori che, con risultati più o meno apprezzabili, hanno provato a cambiare le cose, a dar voce alle donne dei poemi epici. Lo ha fatto, con quest'ottimo romanzo, anche Natalie Haynes che non prende in esame solo un singolo poema epico – e questo è uno dei pregi più grandi di quest'opera – ma l'intera epica greca raccontata nei secoli, compresi i riferimenti contenuti in autori latini successivi. Le donne che vissero la guerra di Troia rivivono in queste pagine ritrovando la loro voce: una voce forte, potente, che cattura ed avvince riavvicinando, al contempo, le donne dell'antichità con quelle di oggi. I sentimenti provati, infatti, emergono chiaramente e non è difficile ritrovarvisi: tutte siamo madri, figlie, sorelle… forse non saremo dee, ma anche le dee provano sentimenti a noi ben comprensibili. Il canto di Calliope è una lettura appassionante ed interessante anche perché permette di conoscere personaggi minori, meno noti, ma che hanno comunque qualcosa da dire. Un'ottima lettura per tutte le stagioni: vi assicuro che, persi come sarete nelle pagine, anche il caldo vi sembrerà un po' più sopportabile.

 

Opera recensita: "Il canto di Calliope" di Natalie Haynes

Editore: Sonzogno, 2021

Genere: narrativa straniera

Pagine: 320

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

lunedì 11 gennaio 2021

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - I QUATTRO CANTONI (LOLITA LOBOSCO 08)

Sinossi:

Bari, inizio di dicembre, mancano pochi giorni a San Nicola. Mentre la commissaria Lolita Lobosco e il suo nuovo amore Giancarlo Caruso si godono la notte in una casetta di pescatori a Polignano, nella vicina Torre a Mare un uomo viene ammazzato nella sua villetta; sul corposaranno trovate tracce di orrende sevizie. La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un muro: due uomini di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo. Quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine, il caso sembra chiuso, ma l'origine etnica dei presunti assassini non fa che soffiare sul fuoco di un clima di odio e razzismo strisciante. Solo Lolita – che continua a dividere le sue passioni tra relazioni complicate, cucina del Sud e dedizione alla giustizia – non è convinta dell’esito delle indagini: alcuni dettagli non quadrano proprio. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, cominciano a insanguinare la città. Un filo sembra legare queste morti misteriose, e la bella commissaria cercherà cercherà di dipanarlo a rischio della sua carriera, e della sua stessa vita. In una Puglia fascinosa e crepuscolare, va in scena una     nuova avventura della spavalda poliziotta barese, che la consacra come originale protagonista della commedia noir all'italiana.

 

Commento:

Mi è piaciuto davvero tanto, quest'ultimo (per ora) romanzo della serie con Lolita Lobosco: è quello che mi è piaciuto di più, quello che più mi ha coinvolta. Ed effettivamente i requisiti per essere un ottimo romanzo li ha tutti: personaggi ben caratterizzati, una serie consolidata, una città insospettatamente enigmatica in cui il rosso del Natale alle porte si mescola con quello del sangue… e poi il cibo, le tribolazioni, il mistero. E di mistero qui ce n'è davvero tanto: questa serie, già bella ab initio, è cresciuta ad ogni capitolo ed è diventata sempre più nera, cosa che, personalmente, non posso che apprezzare. I quattro cantoni è la più noir delle indagini della sceriffa in Louboutin, quella in cui lei stessa rischia di più, quella che la riappacifica con la squadra, con l'amore e forse con se stessa. Consigliato, come tutta la serie.

 

 

Opera recensita: "I quattro cantoni" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2020

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 270

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 18 dicembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - DOPO TANTA NEBBIA (LOLITA LOBOSCO 07)

Sinossi:

Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo –mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone... Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

 

Commento:

Nel settimo romanzo della serie, la nostra commissaria – ormai promossa questora – si ritrova ben due casi fra capo e collo e per di più in due città diverse. Come sa bene chi ha letto Mare nero, il romanzo precedente a questo, Lolita è stata promossa questore a Padova, ma non è facile, per una barese D.O.C. che ama il sole, il mare, il calore, abituarsi alla nebbia e all'intolleranza. Lolita ha nostalgia della sua città, degli odori, dei sapori, dell'affetto; non ha legato con i sottoposti, non si trova bene nell'appartamento troppo grande che le è stato destinato; non ha nessuno con cui confidarsi. Provvidenziale e risolutivo sarà il consiglio del vicequestore Caruso, un siculo affascinante e perspicace che alla nostra Lolì sembra tenerci parecchio. Sul piano lavorativo, il caso con cui Lolita si deve confrontare è tutt'altro che facile e la soluzione non sarà indolore. Un ragazzo è scomparso e, tranne suo nonno, nessuno sembra occuparsene: è scomparso mesi prima, in orario scolastico, ma gli inquirenti non hanno seguito il protocollo e la questione è caduta nel dimenticatoio. Il nonno del ragazzo, però, non si rassegna e interpella direttamente la questora che, ovviamente, si prende a cuore la questione, tantopiù che sulla sorte del ragazzo ha da subito un brutto presentimento. Le circostanze – e una determinazione ferrea – la riportano poi a Bari dove dovrà affrontare la scomparsa di una musicista dalla doppia vita. È durante quest'indagine che Lolita fa un incontro che, c'è da scommetterci, avrà risvolti positivi anche nei prossimi romanzi. E Caruso? Anche lui di certo lo ritroveremo, visto che di mollare Lolita proprio non se ne parla.

Un altro episodio della briosa, ma al contempo impegnata, serie di Lolita Lobosco che fra leggerezza e ironia affronta come sempre temi importanti: il bullismo, i giovani, la droga, il senso di colpa, le scelte sbagliate… e anche l'amore, la cucina, la femminilità. Un'altra storia accattivante fra giallo e rosa che mi conduce dritta verso l'ultimo – per ora – capitolo della serie, I quattro cantoni, che leggerò a brevissimo.

 

Opera recensita: "Dopo tanta nebbia" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2017

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Padova-Bari

Pagine: 208

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 11 novembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - MARE NERO (LOLITA LOBOSCO 06)

Sinossi:

In una giornata di metà settembre, nei pressi di Bari, il mare restituisce i corpi di due giovani, da poco fidanzati. Insieme ad altri amici, approfittando del clima invitante, erano usciti per una gita in barca e per delle immersioni subacquee nei pressi di un relitto, ma l’allegra escursione si è trasformata in tragedia. Sembra il tipico incidente, dovuto all’imprudenza o alla fatalità. Eppure qualche indizio non quadra e, quando arrivano i risultati dell’autopsia, tutto un altro scenario prende forma. Qualcuno ha voluto uccidere. Ma perché? Toccherà al commissario Lolita Lobosco, animata, come sempre, da un’inesausta passione per la giustizia (oltre che per la buona cucina e i tacchi a spillo), indagare su questo caso. La ricerca della verità si rivelerà particolarmente difficile, tanto più che le acque dell’Adriatico nascondono misteri che in troppi hanno interesse a non far venire a galla. E, come se non bastasse, perfino il questore, attento a non pestare i piedi ai potenti di turno, metterà i bastoni tra le ruote. Ma la bella Lolita, grazie all’aiuto dei suoi fidi collaboratori Esposito e Forte, del sorprendente medico legale Franco Introna e, perché no, di un imprevisto nuovo amore, riuscirà a         mettere insieme i pezzi di un inquietante rompicapo. Senza esitare a tuffarsi, letteralmente, nelle gelide profondità del suo mare.

 

Commento:

Alle soglie dei quarant'anni, Lolita Lobosco è una commissaria affermata e ben voluta nonostante la fama di "tosta" che si porta dietro. Ha un buon lavoro, molti amici, è elegante, amante della cucina… si direbbe che non le manca niente, invece no. Le manca l'amore. Mentre si cruccia con questi pensieri la sera prima del suo compleanno, con la voglia di festeggiare ridotta al lumicino, una chiamata la fa precipitare al porto di Bari. Il corpo di una giovane sub è riemerso privo di vita dopo un'immersione, il suo ragazzo è ancora in acqua, disperso. Poco dopo sarà ritrovato anche lui, morto. Quello che sembra un drammatico, inspiegabile incidente che scuote l'intera città si rivela presto qualcos'altro, qualcosa di diverso. Non è difficile per una poliziotta esperta come Lolita trovare il colpevole, tuttavia ci sono ancora cose da sistemare, non basta la condanna. Lolita ha un conto in sospeso con Marinella, la giovane studentessa di biologia marina morta insieme al suo futuro marito nel mare che entrambi amavano: Lolita ha fatto un giuramento, il primo della sua vita, e costi quel che costi lo manterrà, vedrà chiaro in una faccenda torbida che stava molto a cuore alla ragazza. Una faccenda che ha a che fare col mare e con tutti noi.

Una Lolita diversa quella di questo romanzo, più cresciuta, meno irruenta, più fragile, ma sempre tenace e temeraria come poche. Una saga che, per quanto mi riguarda va in crescendo… e poi, il mare è sempre il mare e chi lo tocca deve pagare e pagare caro. E su questo io e Lolita concordiamo.

 

Opera recensita: "Mare nero" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2016

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 200

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5

  

mercoledì 16 settembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - SPAGHETTI ALL'ASSASSINA (LOLITA LOBOSCO 05)

Sinossi:

Per cucinare gli spaghetti all'assassina, il piatto più famoso di Bari, ci vuole la padella in ferro nero che si trova solo nella città vecchia. Ed è proprio lì che sorge il ristorante di Colino Stramaglia, inventore della famosa ricetta. Una mattina di primavera, all'apertura del locale, il grande chef viene trovato morto ammazzato in maniera talmente efferata da far sospettare un torbido movente passionale. Quale grave sgarbo avrebbe commesso l'illustre personaggio per meritare una fine così orrenda? E quanti misteri si celano dietro al mondo sempre più competitivo dell'alta cucina? Fra le persone informate sui fatti, un affascinante cuoco algerino, una spogliarellista brasiliana e un capocameriere con un'aria da becchino uscito da un film western. A indagare è il commissario Lolita Lobosco, che stavolta trova imbrattate di sangue le sue due attività preferite: l'amore e la cucina. Sullo sfondo di una città sempre più pulp, una nuova intricata indagine, con fosche tinte da noir mediterraneo, metterà a dura prova l'abilità e l'istinto della caparbia investigatrice barese.

 

Commento:

Spaghetti all'assassina, il quinto capitolo della serie con Lolita Lobosco, è un giallo tendente al noir, ed in particolare al noir mediterraneo. Sensualità. Esotismo, amore e soprattutto cucina sono gli ingredienti di una buona ricetta dal gusto piccante, ben bilanciato e non troppo dolciastro… è un piacere ritrovare Lolita, le sue manie, i suoi problemi e quel nonsoché che la rende irresistibile e unica. Dall'alto delle sue Louboutin percorre a passi decisi la strada della giustizia, prendendo di tanto in tanto qualche abbaglio, ma usando sempre l'intelligenza, l'intuito e il cuore. Sono queste le sue carte vincenti, nel lavoro come nella vita. Stavolta la vittima è un famoso chef donnaiolo che aveva inventato proprio l'Assassina… ucciso, peraltro, in un modo inconsueto ma altamente allusivo: l'incaprettamento. Non sarà facile per Lolita districarsi tra gli indizi che non arrivano e le insidie della vita privata che, peraltro, è abbastanza – sin troppo – discussa lì alla omicidi. Un giallo con risvolti noir che ridà forza alla serie impedendole di appiattirsi su se stessa. Ho apprezzato particolarmente una sorta di ridimensionamento della vena rosa: pur apprezzando molto le vicende sentimentali di Lolita, in qualche caso, nei libri precedenti, mi aveva vagamente disturbato che la trama sentimentale invadesse e talvolta rubasse la scena al giallo, Bene, in Spaghetti all'assassina ciò non accade. È un libro che consiglio, che mi è piaciuto e che mi riporta decuplicata la voglia di continuare a leggere di Lolita. Perciò… à bientot!

 

Opera recensita: "Spaghetti all'assassina" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2015

Genere: Giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 192

Prezzo: 12,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 8 agosto 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - GIOCO PERICOLOSO (LOLITA LOBOSCO 04


Sinossi:
Una nuova indagine del commissario Lolita Lobosco. Durante la partita decisiva per la qualificazione in serie A del Bari, al san Nicola muore un giocatore. Una morte naturale, si direbbe, però con qualche mistero di troppo. Pochi mesi dopo, infatti, il commissario Lolita, indagando su quello che a tutti è sembrato un incidente, si imbatte in un intrigo internazionale destinato a colpire le fondamenta del calcio italiano. Un losco mix di sport e malavita che rischia di sconvolgere anche la vita di Lolì.

Commento:
In una Bari dalla vitalità smorzata dalla crisi economica, poche cose restano alla gente per sperare, far festa ed esultare. E quando una delle più sacre, il calcio e più specificamente la biancorossa Bari calcio, viene insozzata dal torbido, allora anche l'aria natalizia è funesta e sottotono. Funesto, sottoterra e nero come l'uva è pure il morale della commissaria Lolì, alla quale non c'è che dire, l'amore non sorride proprio. Le cose con Giovannisuo – il bel sostituto procuratore Panebianco, per intenderci – non vanno bene per niente e la solitudine si sa, si fa sentire specie sotto le feste e specie per una che non è fatta per stare sola. E tuttavia, ben presto Lolì dovrà sforzarsi di distogliere i pensieri foschi dall'amoresuo e concentrarsi sul lavoro: c'è un'indagine complessa ad attenderla, un'indagine a cui è arrivata lei, col suo fiuto sbirresco che le cose che non vanno gliele fa intuire da lontano. Quando il capitano del Bari Domenico Scatucci muore in campo durante il decisivo derby Bari-Lecce, tutti sono sgomenti, ma nessuno può ancora immaginare cosa salterà fuori diversi mesi dopo, in seguito alla morte di uno che col calcio sembrava non c'entrare nulla, Vittorio Lamuraglia, un vecchio amico di Lolita che peraltro ci aveva parlato giusto prima che venisse investito da un camion. Ciò che viene fuori è, a tutti gli effetti, un intrigo internazionale, anzi mondiale, che scuote il calcio, i giocatori, i tifosi, dalla Lega Pro ai Mondiali. E tutto passa per Bari, per i quartieri degradati e per quelli della Bari bene, per la malavita e l'élite… gente losca e figure insospettabili, tutti uniti nella venerazione del dio denaro. Fra incontri piacevoli tra colleghe, turbamenti amorosi, vino e piatti succulenti, il commissario Lolì conclude un'altra indagine che, stavolta, la mette seriamente – sebbene inconsapevolmente – in pericolo. Ma lei va dritta sulla sua strada, sulle sue Loboutin tacco 12 e a noi piace così, impavida, che prende la vita di petto, con gioie, dolori e rogne.
Gioco pericoloso, il quarto capitolo di questa bella serie, è un giallo-rosa godibile, che forse mi è piaciuto un filo meno dei precedenti, ma semplicemente perché non riesco a farmi piacere Giovannimio e il suo modo così incolore di vivere l'amore. Detto questo, ancora un giallo esuberante, leggero ma non troppo, piacevole da leggere. Lolita e Gabriella Genisi non deludono mai.

Opera recensita: "Gioco pericoloso" di Gabriella Genisi
Editore: Sonzogno, 2014
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Bari
Pagine: 191
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 16 luglio 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - UVA NOIR (LOLITA LOBOSCO 03)


Sinossi:
In una Bari sonnolenta e distratta, dove i tanti scandali scuotono il perbenismo della città, un bambino scompare, e qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita nel giardino della villa di famiglia. Le indagini di polizia si rivelano subito piuttosto complesse. Tra i sospettati c'è la mamma del bimbo, donna molto bella e inquieta, meglio conosciuta con il soprannome di Uva 'gnura, Uva nera. Separata dal marito, un farmacista assai noto e rispettato, la donna risulta essere invischiata in affari loschi e frequentazioni malavitose. Ma il caso si ingarbuglia terribilmente, un vero rompicapo per Lolita Lobosco, Commissario in servizio alla Questura di Bari, sezione Omicidi. Finalmente innamorata, per giunta, Lolì si divide tra le investigazioni, i pericoli del mestiere e la variopinta vita privata, fatta di cenette al lume di candela, manicaretti afrodisiaci, amicizie non sempre innocenti e maldicenze a tutto spiano. Un nuovo giallo per la scaltra ed esuberante Lolì.

Commento:
I delitti in cui sono coinvolti bambini fanno sempre impressione, suscitano sgomento, repulsione, incredulità, paura. Nessuno vorrebbe mai averci a che fare, tantomeno un commissario di Pubblica sicurezza, neanche se è forte e preparato ad affrontare qualunque cosa come Lolita Lobosco. Eppure, Lolita lo sa, è uno dei rischi del mestiere: siccome l'abiezione umana non ha limiti e tu ci devi lavorare ogni giorno, prima o poi ti capita di dover scoprire chi ha ucciso un bambino. Al di là della teoria, però, non si è mai preparati a certe situazioni, non si è mai pronti a un dolore così forte come quello che segue al ritrovamento di un bambino ucciso e chiuso in uno scatolone nel giardino della sua stessa casa. Perciò non si può fare molto per nascondere l'irritazione verso chi, pur mostrandosi afflitto, ha commesso delle leggerezze evidenti in questa storia. Lorena, Uva 'Gnura, la madre del piccolo Morris, per esempio, che ora se ne sta sdraiata in lacrime, eppure ammicca, consapevolmente provocante, perché non ha denunciato subito la scomparsa del bambino che mancava da casa da due giorni? Perché non ha smosso mari e monti per ritrovarlo? E il padre, quest'uomo ricco, debole, sudaticcio, perché non è qui a piangere suo figlio? In vacanza, irrintracciabile. Al suo posto, in questa famiglia sfasciata e allargata, troppe persone interessate e poco trasparenti… come i fratelli Labranca, amici speciali, intimi della madre che, però, non sembra trarre sollievo dalla loro presenza. Cos'è successo davvero a quel bambino? Quale conto ha inconsapevolmente pagato con la vita? A questo pensa Lolita, mentre cammina per i viali della Bari bene; questo è il pensiero di fondo che l'attanaglia per tutta la durata dell'indagine, mentre intanto deve affrontare questioni personali, diverse, decisamente più leggere, ma non meno indecifrabili. Per esempio, qual è l'algoritmo che vede in lei l'uomo di cui sembra che si stia innamorando? Qual è la variabile che risolve la funzione? E poi ci sono quelle scritte… quelle scritte sempre più grandi e sempre più rosse che compaiono davanti all'ingresso della Questura… quelle maldicenze che la feriscono, la addolorano profondamente? Perché Lolita sembra così, impulsiva, passionale, istintiva, ma in fondo è riflessiva e soprattutto sensibile. Non fa male a nessuno, lei.
Ed è tra questi pensieri e un chicco d'uva nera addentato di straforo che settembre si fa strada prendendo il posto dell'estate, e tra uno screzio con un'amica e una cena con un incontro inaspettato, sempre con l'appoggio di amici saggi e sinceri, che pian piano tutte le questioni si chiariscono, si accomodano, si risolvono. Anche quell'omicidio così inspiegabile, purtroppo, troverà una spiegazione, per quanto assurda, inaccettabile, dolorosa. E, col cuore più contento, pure Lolì potrà affrontare un nuovo anno di vita, più cresciuta, consapevole, esuberante, testarda, tosta e dolce che mai.

Opera recensita: "Uva noir" di Gabriella Genisi
Editore: Sonzogno 2012-Marsilio 2020Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Bari
Pagine: 185
Prezzo: 21,20 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5
Colonna sonora sperimentata: Vinicio Capossela.

martedì 19 maggio 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - GIALLO CILIEGIA (LOLITA LOBOSCO 02)


Sinossi:
Bari, 2010. È la vigilia di una torrida estate e pochi eventi italiani, tranne i vicini Mondiali di calcio, sembrano scuotere il ritmo levantino della città. Il sole è già alto quando due abitanti della Barivecchia si presentano in questura, con l'aria di essere uscite per la prima volta da quelle antiche mura. Lolita Lobosco, finiti i rituali del mattino - le spremute d'arancia e la vista del mare - arriva sul posto di lavoro come sempre di buon umore. Se non fosse per quelle due presenze inquietanti, venute apposta per lei, Lolita sarebbe già a sbrigare la montagna di pratiche che si sono accumulate sulla scrivania. Sabino Lavermicocca, bel pescatore con il vizio delle fujtine amorose, è scomparso nel nulla. Indagando nel mondo sotterraneo e omertoso annidato nel cuore di pietra della medina barese, Lolita si imbatterà in una serie di inquietanti personaggi che la condurranno fino in Montenegro. Affiancata dall'insostituibile Tonino Esposito e dal sedicente sciupafemmine Antonio Forte, la commissaria Lobosco si troverà così invischiata in una pericolosa rete di criminali e sfruttatori.

Commento:
Più sensuale, desiderabile e desiderata che mai, torna Lolita Lobosco, la commissaria barese amante della buona cucina, ghiotta di arance e, visto che siamo a inizio estate, anche di ciliegie.
Lolita si aggira solitaria nel dedalo di strade di Bari vecchia quando si rende conto di essere seguita: una figuretta vestita di nero le punta gli occhi alla schiena e scompare quando lei si gira. La rivede, insieme alla figlia e ad una nipotina, in questura ed è sicura che cerchi lei. La donna, però, non si fa avanti, così è Lolita a prendere l'iniziativa. Va a cercarla e scopre l'arcano: un dolore l'affligge, Sabino, il figlio minore, è scomparso. Pare affare di donne, pare la seconda fuitina amorosa, ma sarà solo questo? Dov'è, veramente, Sabino, quel bel ragazzo con la passione del calcio come Cassano? Tra chat e facebook, crostate e vino rosso, una puntata al mare e una serata a deux, Lolita deve scoprire che fine ha fatto quel ragazzo la cui scomparsa assume contorni sempre più foschi. Un altro bel giallo abbondantemente condito da questioni sentimentali, in una Bari bella e calda come la nostra commissaria. Secondo capitolo che non delude.

Opera recensita: "Giallo ciliegia" di Gabriella Genisi
Editore: Sonzogno, 2011
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Bari, estate 2010
Pagine: 221
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 14 giugno 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL SILENZIO DEI RAPITI


Sinossi:

Uno scuola-bus che trasporta otto bambine sordomute e le loro due insegnanti viene preso in ostaggio da tre pericolosi uomini appena fuggiti di prigione.

Rifugiatisi in un macello abbandonato il capo degli evasi, l'omicida Lou Handy, annuncia che ucciderà un ostaggio ogni ora se le sue richieste non saranno

soddisfatte. Con una serie di trattative estenuanti Arthur Potter, agente dell'FBI incaricato a negoziare il rilascio, ingaggia con il sadico Handy una

partita psicologica all'ultimo respiro nel corso di 12 tese e spasmodiche ore. Potter cerca di immedesimarsi nel pericoloso assassino, fino a pensare con

la sua testa...

 

Commento:

Semplicemente favoloso. Un Thriller con la T maiuscola, tutto suspense, azione, pianificazione, colpi di scena. Tutto comincia quando, lungo la strada per Topeka, lo scuolabus con a bordo otto giovani studentesse sordomute e le loro due insegnanti incrocia un incidente: gli occupanti di un’auto lungo la strada sembrano aver decisamente bisogno d’aiuto. Quando la ragazza più grande e le due insegnanti scendono dal bus, però, ancora non sanno che ad aspettarle, oltre ai feriti, ci sono tre pericolosi malviventi appena evasi di prigione. I tre uomini sequestrano l’autobus e rinchiudono le occupanti in un mattatoio abbandonato, grande e fetido, dove comincia una battaglia di nervi, estenuante e pericolosissima, fra sequestratori, ostaggi e forze di polizia. L’agente incaricato di negoziare con Lou Handy, il freddo capo dei sequestratori, è l’anziano Arthur Potter, personaggio con pregi e difetti con il quale è difficile non fraternizzare. Potter è abile, è “l’orgoglio del FBI”, ma deve lottare non solo con chi è dentro il mattatoio, ma anche con le forze contrastanti fra coloro che dovrebbero essere suoi alleati. Nulla, in questa storia, è definito; nessuno può sapere quanto durerà la trattativa e come si evolverà. In un crescendo di suspense e adrenalina, la storia si dipanerà con risvolti inaspettati ed un finale impensabile.

Ora, cosa si può dire di questo libro al di là della trama? Certo si può dire che Deaver studia, non pecca mai di approssimazione o faciloneria: quando prendi in mano un suo thriller sai già che a fine lettura avrai a disposizione vagonate di informazioni sul tema di fondo e di certo ne saprai qualcosa in più. Poi – ma chi come me è un suo lettore assiduo lo sa già – Deaver sa dosare la tensione: è un mago nel farci sospirare di sollievo e, un attimo dopo, farci balzare dalla sedia. E poi chi legge Deaver sa anche che mai, proprio mai, si potrà mettere la parola fine a un suo thriller prima di aver girato l’ultima pagina: fino all’ultima riga ci si potrà sempre aspettare qualche sorpresa.

Originale, sorprendente, avvincente, un thriller che è insieme azione e fine ragionamento, in pieno stile Deaver. Lettura consigliata a chi ama il brivido ed è disposto a lasciarsi condurre, senza dare mai niente per scontato.

 

Opera recensita: “Il silenzio dei rapiti di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno-Bur, prima ed. 1995

Genere: thriller

Ambientazione: Kansas, Stati Uniti

Pagine: 432 (Ed. Bur 2013)

Prezzo: 9,90 € (Ed. Bur 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

giovedì 25 gennaio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - L'UOMO SCOMPARSO (LINCOLN RHYME 05)


Sinossi:

In una scuola di musica di New York una giovane studentessa viene assassinata. L’omicida si è barricato in una classe, chiudendosi a chiave dall’interno.

La polizia circonda l’edificio, ma quando irrompe nell’aula dopo averne sfondato la porta non trova traccia del fantomatico killer. Una sfida difficile

e insidiosa per il criminologo Lincoln Rhyme, coadiuvato come sempre dalla fida assistente Amelia Sachs: trovare il “Negromante”, il criminale illusionista

che li provoca con delitti sempre più efferati e sparizioni sempre più diaboliche. Per scoprire la sua vera identità si inoltreranno nel mondo ambiguo

e inquietante dei maghi e degli artisti della fuga, in una corsa contro il tempo per scongiurare altre morti ed evitare che quello spietato killer trasformista

scompaia, questa volta per sempre…

 

Commento:

Una delle capacità innate e più sorprendenti di Jeffery Deaver è, a mio parere, quella di riuscire a far sembrare credibile anche la storia più assurda. E far trovare credibile ad una mente improntata alla razionalità come la mia una storia di maghi e trucchi da circo… vi assicuro che non è impresa facile. Eppure…

Per descrivere questo quinto volume della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs mi vengono in mente vari paragoni: potrei assimilarlo alle scatole cinesi, un primo delitto che ne nasconde e ne genera tanti altri; oppure potrei usare un esempio fatto dallo stesso Deaver in queste pagine, ossia il metodo Suzuki con cui si insegna ai pianisti in erba ad affrontare gli esercizi completando vari livelli di difficoltà; oppure potrei paragonarlo ad un difficilissimo videogioco dove per progredire bisogna affrontare varie “missioni” a livelli crescenti di complessità. Ma, fondamentalmente, questo thriller si basa su un unico concetto: una gigantesca, abbagliante illusione. Il suo protagonista, il killer, il negromante, è un portentoso illusionista che utilizza i più pericolosi trucchi di magia per uccidere le sue vittime e, per farlo, non esita a commettere altri crimini collaterali al suo piano, delle “diversioni” al solo scopo di confondere chi indaga e allontanarlo dall’obiettivo principale: una vendetta programmata e pianificata per anni, un crimine quasi perfetto. Ma Rhyme, a suo modo, è un illusionista altrettanto bravo, altrettanto in grado di entrare nella mente del killer e di non lasciarsi ingannare dai suoi trucchi. E così la caccia si snoda in un susseguirsi di colpi di scena che sembrano davvero non finire mai: nulla, davvero nulla, in questa storia è come appare.

E siamo di fronte, ancora una volta, alla manifestazione della bravura di un grande scrittore: non posso farci nulla, la mia stima per Deaver aumenta ad ogni nuova lettura della sua vastissima produzione. Sì, volendo superare le considerazioni personali, devo ammettere che molte cose sono, per così dire, “tirate per i capelli” e poco realistiche, ma nel complesso tutto torna, tutto è funzionale allo spettacolo, nessuna nota stonata, “il pubblico ha perso e l’illusionista ha vinto!”… anche stavolta.

Lo stile è il “solito”: colpi di scena, velocità, momenti di angoscia e riflessione alternati a momenti di azione convulsa. E sullo sfondo le vicende personali di Lincoln e Amelia che progrediscono con il loro affiatamento. Nulla, davvero nessun dettaglio, è lasciato al caso nei libri di questo genio del thriller, di quello che ormai è diventato uno dei miei autori preferiti in assoluto. Se ancora non si fosse capito, lettura assolutamente consigliata, non staccata però dai precedenti volumi della saga.

 

 

Opera recensita: “L’uomo scomparso” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno, 2003 – Bur, 2007

Genere: thriller

Ambientazione: New-York

Pagine: 464

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9

 

sabato 29 luglio 2017

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA SCIMMIA DI PIETRA


Sinossi:

Kwan Ang, noto come "lo Spettro" nel mondo del crimine organizzato cinese, è uno spietato trafficante di uomini, braccato dalla polizia di New York, dall'FBI

e dall'Ufficio Immigrazione. Ora si sta avvicinando a Long Island per sbarcare un carico di clandestini. Grazie a una brillante intuizione di Lincoln Rhyme,

la Guardia Costiera riesce a localizzare per tempo la nave, ma il malvivente non esita a farla esplodere, con tutti i suoi disperati passeggeri a bordo.

Qualcuno però è scampato al naufragio e potrebbe testimoniare contro di lui. Kwan Ang deve assolutamente eliminare i superstiti. Sulla sua strada ci sono

Lincoln e Amelia, decisi a raggiungere prima di lui le potenziali vittime, affiancati da un enigmatico collega giunto dall'Estremo Oriente. Una partita

di astuzia e logica che dura quarantotto ore, prima del drammatico confronto finale.

 

Commento:

Continua la serie dei thriller con protagonisti Lincholn Rhyme e Amelia Sachs. Dopo un lievissimo calo ne “La sedia vuota”, in questo quarto libro Deaver torna ad incantarci con la sua maestria, senza se e senza ma, e lo fa trattando un tema assolutamente attuale: quello dell’immigrazione clandestina.

C’è stato un naufragio a largo di New York, una nave carica di clandestini cinesi è affondata. Qualcuno però è sopravvissuto ed è riuscito a raggiungere, non senza difficoltà, China Town, il quartiere in cui risiede la comunità cinese a New York. Ma i problemi per i sopravvissuti sono tutt’altro che finiti: lo “Spettro”, l’uomo dai mille volti e dai mille nomi, colui che li ha introdotti clandestinamente (dietro pagamento e con molte privazioni) in America, li sta cercando per ucciderli: non deve rimanere nessun superstite del naufragio del “Dragone di Fuzou”. E’ lui, quest’uomo camaleontico ed astuto, il killer che Rhyme dovrà scovare e il lavoro si dimostra tutt’altro che facile.

Deaver anche stavolta conferma il suo valore, il libro si legge in un fiato e cattura dalla prima all’ultima pagina. Lettura assolutamente consigliata.

 

Opera recensita: “La scimmia di pietra” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno-Bur, prima ed. 2002

Genere: thriller

Ambientazione: New York

Pagine: 480

Prezzo: 10,50 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE: RICHARD BACMAN (STEPHEN KING) - OSSESSIONE


Sinossi:

Charlie è un ragazzo come tanti. Sua madre è un’intellettuale, suo padre un militare, un tipo duro. Vive tutte le piccole grandi tragedie dei bambini iper sensibili, sballottati da una mamma iper protettiva a un genitore troppo severo. Ma nel cervello di Charlie qualcosa reagisce in maniera abnorme alle sfide e alle ingiustizie della  quotidianità di provincia, fatta di bravate tra ragazzi e di vagheggiate avventure con adolescenti civette. La sua rabbia esplode improvvisa una mattina nella sua classe al liceo cittadino: se hai una pistola in pugno molti sono disposti a starti a sentire. Puoi dire e far confessare cose che altrimenti resterebbero sepolte nel segreto delle anime meschine terrorizzate da quel che penserebbero i vicini.

Segreti di sesso, di sangue, di odio vengono alla luce. Tutti si tolgono la maschera e l’ossessione privata di Charlie, il suo dibattersi alla ricerca di un senso, una giustizia, diventa l’ossessione che coinvolge una classe intera. Qualcuno ci rimetterà la vita, qualcun altro la reputazione, qualcun altro ancora la sanità mentale. Ma l’avventura vissuta con Charlie agirà su tutti come un potente catalizzatore per scatenare la follia, per guardare in faccia il male.

 

Commento:

“Ossessione” è il primo dei “romanzi minori” scritti da King con lo pseudonimo di Richard Bacman. E’ un libro complesso, molto diverso dai “soliti” libri di King pieni di colpi di scena, figure sovrannaturali ed ambientazioni surreali. Se c’è una caratteristica di King che qui è esasperata, portata all’ennesima potenza, è la sua maestria nello scandagliare la vita della gente comune mettendone a nudo le fragilità ed i pregi: in questo libro King (o Bacman) indaga la complessità dell’animo umano, con le sue debolezze, il pudore, le paure più recondite. Lo fa dal punto di vista di un ragazzo, Charlie, un adolescente disturbato che una mattina, dopo un richiamo in presidenza, prende in ostaggio la sua classe uccidendo due persone ed impedendo a chiunque di penetrare nel suo “bunker”. Ciò che Charlie mette in atto con i suoi compagni è un esercizio di sincerità: li mette di fronte alle loro paure, li costringe a tirar fuori ciò che di più inconfessabile, becero, spaventoso hanno dentro e ad affrontarlo. E poco importa cosa accadrà dopo.

Quanto allo stile… beh, è un libro molto lento, a tratti piatto e i passi in cui Charlie ricorda avvenimenti passati risultano alquanto confuse (cosa certamente voluta e comunque comprensibile, trattandosi di un “folle”), ma man mano che si procede con la storia ne troverete sempre meno. Lentezza a parte, è davvero un buon libro proprio per l’analisi che compie sulla società, ingabbiata dalle convenzioni sociali, che preferisce etichettare un ragazzo come folle piuttosto che indagare sui motivi della sua instabilità. Non è certamente fra i migliori libri di King, ma è un’opera di tutto rispetto.

 

 

Opera recensita: “ossessione” di Richard Bacman (Stephen King)

Editore: Sonzogno-Bompiani, prima ed. originale 1977, prima ed. it. 1988

Genere: noir

Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 232
Consigliato: sì.

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA SEDIA VUOTA (LINCOLN RHYME #3)


Sinossi:

Quadriplegico da anni, Rhyme vuole recuperare almeno in parte la sua mobilità. Con Amelia si reca perciò nel North Carolina per sottoporsi all'operazione.

Ma appena arrivati le autorità chiedono il loro aiuto in un'indagine: nell'arco di ventiquattr'ore nella cittadina di Tanner's Corner ci sono stati un

omicidio e il rapimento di due giovani donne. Il principale sospetto è uno strano adolescente di nome Insetto. Rhyme e Amelia riusciranno ad inchiodare

il giovane, ma nemmeno Rhyme potrebbe mai sospettare che Amelia non sarà d'accordo con lui e fuggirà nella palude insieme al ragazzo che lui considera

uno spietato assassino. E così Rhyme si trova ad affrontare la sfida più difficile: quella con la donna cui ha insegnato tutto ciò che sa.

 

Complice l'insonnia, ho divorato questo libro praticamente in una notte. Avevo proprio voglia di tuffarmi in un concentrato di suspense e brivido e sapevo che con Deaver e Rhyme sarei andata sul sicuro.

“La sedia vuota” è il terzo libro della serie con protagonisti Lincoln Rhyme, il criminologo quadriplegico più in gamba di tutti gli States, e Amelia Sacks, la sua fedele assistente e compagna di vita. In questo episodio Rhyme si reca in North Carolina per sottoporsi ad un’operazione molto rischiosa che potrebbe permettergli di recuperare qualche piccola funzione vitale, ma mentre attende l’intervento lui ed Amelia vengono coinvolti nelle ricerche di un ragazzino appassionato di insetti e sospettato di aver ucciso un suo coetaneo e rapito due ragazze. Quest’indagine, però, non sarà come le altre perché Amelia si lascerà coinvolgere ed irretire nella trappola del ragazzo… e come se non bastasse, gli interessi in gioco sono insospettabilmente alti: non tutti i buoni sono veramente buoni e non tutti i cattivi sono davvero così cattivi… toccherà al genio di Rhyme e all’arguzia di Amelia ritrovare il bandolo della matassa, stanare tutte le vespe facendo attenzione a non essere punti.

Questo libro è leggermente più lento dei primi due della serie e, sebbene i metodi di Rhyme siano collaudati, l’ambientazione è differente: qui non siamo a New York e Rhyme si sente “un pesce fuor d’acqua”. Quest’incertezza si avverte anche nella scrittura di Deaver che ci regala un ottimo thriller, ma con una struttura un po’ più debole dei precedenti, il che lo fa apparire di un livello leggermente inferiore. Tuttavia si tratta sempre di un libro avvincente e non ne sono rimasta per niente delusa. La storia di Rhyme ed Amelia acquista un altro piccolo tassello, consolidandosi di più ad ogni libro. E’ una serie, questa, che vale davvero la pena di essere letta se vi piacciono i thriller veloci, tecnici e ricchi di suspense. Lettura consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “La sedia vuota” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno-Bur, 2000

Genere: thriller

Ambientazione: North Carolina, Stati Uniti

Pagine: 466

Prezzo: 9,90 €
Consigliato: sì.

mercoledì 25 maggio 2016

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LO SCHELETRO CHE BALLA


Sinossi:

Ex detective dalla mente raffinatissima ma costretto su una sedia a rotelle, Lincoln Rhyme sta inseguendo un ingegnoso serial killer capace di trasformarsi con abilità camaleontica a mano a mano che uccide le sue vittime. Una sola di esse è vissuta abbastanza a lungo per offrire un indizio agli inquirenti: il tatuaggio dipinto sul braccio dell'assassino, che mostra uno scheletro nell'atto di ballare con una donna di fronte a una bara. Rhyme ha soltanto quarantott'ore prima che il diabolico criminale colpisca di nuovo, ma almeno può contare ancora sulla bella Amelia, l'instancabile poliziotta che sostituisce le sue braccia e le sue gambe inferme.


 Eccomi qui a parlarvi del secondo libro della serie di indagini con protagonista Lincoln Rhyme, l’istrionico criminalista tetraplegico che abbiamo già incontrato ne “il collezionista di ossa”. Questo secondo thriller è simile al precedente, ma un po’ più lento e tecnico: oltre a renderci edotti su ogni tipo di prova ed attrezzatura scientifica usata da Rhyme e dalla sua equipe, Deaver qui si sofferma spesso e per lungo tempo sul mondo dell’aviazione. Lunghe e dettagliate sono le descrizioni dei voli, degli aerei, delle loro parti meccaniche e reazioni chimiche. Questo estremo tecnicismo può risultare, a volte, un po’ pesante e portare ad un calo dell’attenzione del lettore che in alcuni punti del libro viene distratto dall’azione del killer e dalle indagini per molto tempo. Anche il personaggio del killer, dello scheletro che balla, è trattato in modo un po’ troppo sommario, forse per colpa del colpo di scena che darà una svolta netta più o meno a tre quarti del libro. L’idea del diversivo, del cambio repentino del punto di attenzione, è riuscitissima sul piano tattico, della trama, ma purtroppo ha come contraccolpo la la troppa poca cura nel delineare la psicologia del killer.
Per il resto la struttura è grossomodo quella del primo romanzo, con gli stessi personaggi principali ai quali ci siamo ormai affezionati. Ed è proprio questa la parte, a mio parere, pregevole del libro: il fatto che sia più lento rispetto al collezionista di ossa ci permette di analizzare più a fondo la già tracciata psicologia di ognuno dei personaggi che in questo romanzo subiscono un’evoluzione ed un assestamento. In particolare Rhyme ed Amelia Sachs, la sua preziosa aiutante ed amica, stanno consolidando il loro rapporto che fatica a trovare una dimensione chiara fino alla fine del libro. Amelia è brillante, intelligentissima e molto, molto valida ed è testarda quasi quanto Rhyme: è per questo che i due hanno un’intesa così perfetta sul lavoro ed anche gli stessi problemi di autostima nella vita privata. Ma alla fine, parlando e chiarendosi si può trovare un’intesa anche sul piano personale, se solo si trova il coraggio di superare le proprie incertezze e le proprie paure.
Nel complesso direi che anche questo libro ha superato la prova e Lincoln e Amelia mi sono, ormai, sempre più cari!

 

Opera recensita: “Lo scheletro che balla” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno, 1999

Genere: thriller
Ambientazione: New York
Pagine: 413

Consigliato: sì