simposio lettori copertina

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mercoledì 29 aprile 2020

RECENSIONE: DIMA WANNOUS - QUELLI CHE HANNO PAURA


Sinossi:
Damasco. Suleyma e Nessim si incontrano nella sala d’aspetto dello psicologo Camille, e si innamorano. Quando nel 2011 le loro strade si dividono, Suleyma rimane a Damasco con la madre, in attesa di avere notizie del fratello, Fu’ad, fatto sparire dal regime. Nessim, medico e scrittore, emigra, insieme al padre paralizzato e demente, in Germania: madre e sorella sono morte sotto i bombardamenti di Homs. Separati dalla polvere della violenza e dal rumore del mondo, Suleyma e Nessim continuano a sentirsi, legati dal proverbiale filo di un telefono. Suleyma riceve le bozze del nuovo romanzo di Nessim e un dato è assolutamente trasparente: la sua protagonista le somiglia in maniera impressionante – ha trent’anni, è stata o forse è ancora paziente di Camille e, soprattutto, è dominata da una forma di paura strisciante, che la induce a trasferirsi a Beirut. Suleyma, che ha le chiavi dell’appartamento di Nessim, fa alcune sconcertanti scoperte. Prima trova il necrologio che il compagno aveva scritto per lei e altri suoi cari, anche se erano ancora tutti vivi; poi trova le fotografie di altre donne. Come può continuare ad amare Nessim? Non lo ha forse solo idealizzato? Suleyma va più in là e riesce a identificare, complice la segretaria di Camille, la possibile protagonista del manoscritto: si chiama Salma e vive a Beirut. Decide di andare a trovarla quasi fosse un incontro con se stessa: e infatti, all’appuntamento, ritrova in lei la sua stessa ansia, la sua stessa paura. A quel punto potrebbe fuggire, e invece decide di tornare a Damasco dalla madre. Si riconsegna, così, consapevolmente, alla paura che è anche la paura di tutta la sua generazione e, di fatto, le appartiene e la tiene viva.

Commento:
Questo libro affronta, fondamentalmente, due temi: la guerra e la paura e le rispettive incidenze nella vita delle persone, nei comportamenti, nelle relazioni umane; affronta, poi, il caso specifico in cui paura e guerra si intreccino, si incontrino, si compenetrino nell'animo della stessa persona. Inutile dire che il cockteil che ne viene fuori ha effetti devastanti. È il caso di due persone, un uomo e una donna, che si incontrano per caso nello studio di uno psicologo, si frequentano, cominciano una relazione duratura. Passo dopo passo, però, pezzo dopo pezzo, lei scopre alcune cose che non tornano su di lui, incongruenze, stranezze, sempre di più, sempre di più, finché giunge alla conclusione di amare un uomo che in realtà ha idealizzato, un uomo che non conosce, che forse non esiste. Il tutto è raccontato, in un mix confuso e inorganico, insieme a racconti d'infanzia, rapporti familiari, piccoli e grandi scossoni che hanno portato la protagonista nello stato psichico in cui è ora. Scrivo "in un mix confuso e inorganico" perché in realtà si capisce che il racconto vorrebbe seguire un piano parallelo, una narrazione a suo modo lineare e organizzata, ma purtroppo – a mio parere – non ci riesce. Il tutto, così finisce per confondersi e confondere. È proprio questa confusione continua e prolungata che non mi ha fatto apprezzare questo libro: ho letto svariati libri con argomento la paura o la psicosi e svariati altri a tema Guerra… pochi, però, mi avevano lasciata così spaesata e insoddisfatta. Purtroppo non mi sento di consigliare questo libro, non mi è piaciuto e non mi ha lasciato nulla… penso che, se l'idea di fondo avrebbe anche potuto essere apprezzabile, la realizzazione non lo è, almeno secondo me, e lo stile non regge la storia. Spiacente, ma per me è un no.

Opera recensita: "Quelli che hanno paura" di Dima Wannous
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Siria-Libano
Pagine: 221
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5,5.


giovedì 5 dicembre 2019

RECENSIONE: CARLOS GARCìA MIRANDA - IL CLUB DEI LETTORI ASSASSINI


Sinossi:
Angela è una giovane matricola dell’università di Madrid, timida, studiosa e con il naso sempre infilato tra le pagine di un romanzo. L’unico genere che non ama è l’horror, ma si sforza di vincere la paura quando il suo amico Sebas le chiede di leggere It per il neonato Club di lettura su Stephen King. È solo finzione, si dice Angela; sono cose che non possono accadere davvero. Ma non sa quanto si sbaglia. Perché quando la macabra morte di un professore sconvolge l’università, Angela e i suoi amici si rendono conto che c’è un assassino vicino a loro. O forse tra loro. Un assassino che si ispira a tutto il terrore raccontato da Stephen King, e che torna a colpire ancora e ancora. Senza potersi fidare di nessuno, Angela si trova prigioniera del più spaventoso racconto dell’orrore: quello che non puoi smettere di leggere. Puoi solo scegliere se essere la prossima vittima, o diventare il carnefice. Con un colpo di scena dopo l’altro, Il club dei lettori assassini è un omaggio appassionante e mozzafiato al re dell’horror, e a quello che ci insegna nei suoi capolavori: non si può scappare da ciò che ci fa più paura.

Commento:
In un'aula della facoltà di filologia dell'Università Complutense di Madrid (UCM) uno studente, Sebas, organizza un club di lettura con tema Stephen King. Il primo libro ad essere letto è It e al primo incontro del club si presenta un gruppo variegato di ragazzi, non tutti propriamente interessati all'horror e alla lettura: Angela, amica di Sebas e amante dei libri ma non di King, il suo fidanzato Nando che lavora al bar Campus; Sara, amica di Angela con l'ambizione di diventare un'attrice; il suo violento e inopportuno ragazzo Ray; Eva, studentessa dark tirocinante in biblioteca; Coldo, un booktuber costantemente alla ricerca di likes; Virginia, la più stralunata del gruppo, perennemente fatta. Il giorno dopo il club, un sabato mattina, ad Angela succede un episodio sgradevole che coinvolge un professore della facoltà. La voce, volente o nolente, si diffonde e gli amici più prossimi alla ragazza, ossia proprio i membri del club, si propongono di fare al docente lo scherzo che ultimamente impazza per la rete: prendendo ispirazione dal romanzo di King, ci si traveste da Pennywise e si spaventa il malcapitato. Dalla sera in cui i ragazzi travestiti da pagliacci assassini si presentano in facoltà, però, più niente sarà come prima: non solo lo scherzo è finito male, ma c'è qualcuno che scrive un romanzo a puntate su ciò che è accaduto. Purtroppo, però, The clown UCM, così si firma sul web, sembra non volersi limitare a scrivere una fan fiction, ma intende vendicarsi del gruppo: moriranno tutti, un capitolo per volta. Ma chi è The Clown UCM? Chi si nasconde dietro al pagliaccio assassino e pure hacker se non uno di loro? Tra diffidenza e terrore crescente, la storia prende una piega inaspettata ed originale: il novello Clown si ispira sfacciatamente ai libri di King, manovra le loro vite a piacimento e conosce tutto di Angela, anche cose che lei non ha rivelato ad anima viva. È chiaro: l'ultima vittima, quella designata è lei e la motivazione potrebbe non essere per niente scontata. Un libro che, più di tutto, è un omaggio a Stephen King e ai maestri dell'horror: chi scrive un horror deve necessariamente essere due cose, un profondo conoscitore dell'animo umano e delle sue paure, nonché un ottimo scrittore. L'idea di fondo, in questa storia tutto sommato semplice ed intuitiva, è che non ci si libera mai da ciò di cui si ha paura senza affrontarlo di petto. Le paure si generano sempre da qualcosa che non si conosce e ci si rifiuta di affrontare: così accade ad Angela, la protagonista di questa storia, che crede di soffrire di courofobia (paura dei pagliacci), ma che in fondo è vista come la più debole del gruppo proprio per via delle sue molte paure. Se non si affrontano, le paure sono destinate a crescere, a diventare mostri difficili da dominare.
A chi consigliare questo libro? Sicuramente a chi si sente insicuro, a chi vive male una propria paura e crede di non essere in grado di affrontarla; poi lo consiglierei a chi sarebbe intenzionato a cominciare a leggere qualcosa di King, perché potrebbe trarre qualche spunto interessante; non lo consiglio ai profondi conoscitori del maestro perché… perché l'originale è inimitabile! Si capisce che parlo da estimatrice? 😉


Opera recensita: "Il club dei lettori assassini" di Carlos Garcìa Miranda
Editore: Dea Planeta libri, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Madrid
Pagine: 368
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7


giovedì 12 luglio 2018

RECENSIONE: CHIARA PARENTI - PER LANCIARSI DALLE STELLE


Sinossi:

Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi e vedrai che troverai la forza per farne altre. Sono queste le parole che Sole trova nella lettera

che la sua migliore amica le ha scritto poco prima di ripartire per Parigi, subito dopo l’unico litigio della loro vita. Quel litigio di cui Sole si pentirà

per sempre, perché non rivedrà mai più Stella, la persona più importante per lei. Sole non smette di guardare quel foglio perché, anche se ha solo venticinque

anni, non c’è nulla di più difficile per lei che superare le proprie paure. Sa che, se le tiene strette a sé, non c’è nulla da rischiare: il lavoro sicuro

per cui ha rinunciato al sogno di fare l’università; il primo bacio mai dato perché è meno pericoloso immaginarlo tra le pagine di un libro che viverlo

realmente. Ma ora Sole non può più aspettare. Lo deve alla sua amica. Così per cento giorni affronta una paura alla volta: dal lanciarsi con il paracadute

al salire sulle montagne russe; dall’attraversare un bosco sotto il cielo stellato al fare un viaggio da sola a Parigi. Giorno dopo giorno, scopre il piacere

dell’imprevisto e dell’adrenalina che le fa battere il cuore. A sostenerla c’è Samanta, un’adolescente in lotta con il mondo che ha paura persino della

sua immagine riflessa. Rivedendosi in lei, Sole prova a smuovere la sua insicurezza e a insegnarle ciò che ha appena imparato: è normale avere paura, quello

che serve è solo un unico, singolo, magnifico istante senza di essa. Ma c’è un unico istante che Sole non è ancora pronta a vivere. L’istante in cui deve

confessare la verità al ragazzo di cui è da sempre innamorata. Una prova più difficile di tutte le altre. Perché anche l’amore può vestirsi d’abitudine

e confondere. E per amare davvero bisogna essere pronti a mettersi in gioco. Perché persino i sogni possono cambiare quando sono solo una favola.

Dopo il successo della Voce nascosta delle pietre, Chiara Parenti regala ai suoi lettori un nuovo romanzo che ci insegna a guardare dentro noi stessi.

Una storia sull’importanza di assaporare ogni attimo, di non perdere le occasioni della vita. Una storia sull’amicizia che quando è sincera scava dentro

anche se fa male. Una storia sul coraggio di guardare oltre la paura per toccare le stelle.

 

Commento:

La paura è un vestito troppo stretto che talvolta tiene caldi, ma talvolta soffoca. Lo sa bene Sole che con la paura ha convissuto per venticinque anni, e lo sa bene Stella, la sua migliore amica così diversa da lei e così vitale. Un bel giorno, per un motivo tutto sommato futile, Sole e Stella litigano, volano accuse pesanti e le due smettono di parlarsi. Qualche giorno dopo, però, Stella muore tragicamente e, tra il senso di colpa e il dolore di aver perso la persona cui più teneva al mondo, Sole legge la lettera che l’amica le aveva scritto in un tentativo di riappacificazione. Le toccanti parole dell’amica spingono Sole a provarci, a entrare dentro le proprie paure, a passarci attraverso e finalmente a liberarsene. Così, con l’aiuto di vecchi e nuovi amici, intraprende un progetto che la porterà ad affrontare sfide sempre nuove e ad ispirare altre persone.

Quella di Sole è una bella storia perché è un po’ la storia di tanti di noi: chi, infatti, non ha avuto, almeno una volta, paura di qualcosa? Da questa storia impariamo che le paure vanno affrontate facendo proprio ciò che le scatena; impariamo che un piccolo rischio a volte può schiudere mondi nuovi; impariamo che la vita va vissuta perché siamo vivi e perché non possiamo mai dirci “ho tempo”. Un libro intenso, una lettura gradevolissima che fa riflettere. Consigliato, senza dubbio, a tutti… ma specialmente a chi vive e soffre frenato dalle proprie – o dalle altrui – paure.

 

 

Opera recensita: “Per lanciarsi dalle stelle” di Chiara Parenti

Editore: Garzanti, 2018

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Molise-Parigi-Milano

Pagine: 345

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

mercoledì 30 novembre 2016

RECENSIONE: WULF DORN - PHOBIA


Sinossi:

Londra, una fredda notte di dicembre nell'elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare

via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l'uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen,

ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l'auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari

della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l'uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey,

il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche

la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente

e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all'unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d'infanzia Mark Behrendt, psichiatra

che conosce gli abissi dell'animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra

divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l'uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

 

E’ il meno psicologico e, a mio parere il meno avvincente fra i thriller di Wulf Dorn che ho letto finora, ma non per questo è meno bello! E’ la storia della giovane Sarah e di suo figlio Harvey, che in una fredda notte di dicembre si ritrovano in casa uno sconosciuto con il viso sfregiato da orribili cicatrici. L’uomo è entrato in casa con le chiavi di Stephen, il marito di Sarah, partito quel pomeriggio per un viaggio di lavoro; l’uomo indossa i suoi vestiti, ha la sua valigia e la sua macchina, dice di essere Stephen e conosce la quotidianità di Sarah ed Harvey come se avesse sempre vissuto con loro. Da questo momento per Sarah cominceranno giorni di terrore, incertezza, paura. E’ proprio questa paura che è al centro dell’intera storia, la paura che viene dal passato e che, dal giorno in cui si è dimessa dalla casa editrice in cui lavorava, segue Sarah come un’ombra: è la paura di fallire, di non essere all’altezza. Ed è proprio questa paura che lo sconosciuto con le cicatrici vuole combattere, anche se Sarah ancora non lo sa. Ora è spaventata per sé e per il figlio e vuole ad ogni costo trovare suo marito. La polizia, però, non le crede e l’unica persona che può aiutarla è il suo amico d’infanzia, lo psichiatra Mark Berendt, che da sempre ha un’attitudine naturale a capire le persone. Casualmente anche lui è a Londra, venuto dalla Germania per il funerale del suo relatore, ma quando Sarah lo cerca per chiedergli aiuto scopre che anche lui ha subito un’esperienza traumatica dalla quale fatica ad uscire. Mark, infatti, può capire benissimo, meglio di chiunque altro, cosa si prova quando uno sconosciuto entra d’improvviso nella tua vita e ti ruba la tranquillità.

Chi ha letto “la psichiatra” ricorderà certamente l’anticonformista dottor Mark Berendt, in servizio alla Walt Klinik; lo ritroviamo in questo romanzo con più esperienze e più turbamenti. Cambio di ambientazione, dunque, per Dorn che dalla grigia Germania si sposta nella piovosa Londra per una storia altrettanto intricata ed apparentemente inspiegabile. Qui, al contrario dei libri precedenti, non abbiamo una vera e propria devianza psichica, ma “solo” l’ossessione di uno sconosciuto che definire “pazzo” sarebbe troppo banale: come ci insegna Dorn, infatti, bisogna sempre chiedersi il perché delle azioni che ci sembrano folli ed indagare nel profondo dell’animo umano per capirne il significato. Ma questo è soprattutto un libro che affronta le paure, quelle ataviche che si annidano dentro ognuno di noi e che inesorabilmente condizionano la nostra vita. E poi ci sono anche le paure sociali, quelle che ci impediscono di guardare con serenità un volto deturpato, quelle che minano la nostra tranquillità, i nostri equilibri sempre precari, quelle che non accettiamo perché sarebbe troppo duro sopportarne le conseguenze…

Anche in “Phobia” Dorn fa un’analisi a tutto tondo della psiche umana e delle sue mille sfaccettature. Sebbene, come anticipavo all’inizio, mi sia sembrato il meno avvincente tra i thriller di quest’autore, probabilmente per alcune lunghe digressioni che avrei evitato, “phobia” non è meno affascinante e profondo: ancora una volta Dorn ci mostra che la verità può essere più complessa di quanto immaginiamo e che dietro ad ogni azione possono celarsi i motivi più disparati, ma comunque un motivo c’è sempre e spetta a noi ricercarlo.

Ad ogni modo, bello… consigliato.

 

Opera recensita: “Phobia” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Londra

Pagine: 324

Prezzo: 16,60 €

Consigliato: sì.