simposio lettori copertina

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sabato 11 settembre 2021

RECENSIONE: CIRO AURIEMMA - IL VENTO CI PORTERà

    Sinossi:

Tre volte sono morta, Elia, e in qualche modo ci sei sempre stato tu.

Anne Marie è solo una bambina di quattro anni il giorno in cui, sfuggita alla sorveglianza dei propri cari per pochi istanti, viene aggredita da un cane e salvata da un bambino poco più grande di lei. Da quel momento, la vita di Anne Marie non è più la stessa. L'apprensione negli occhi dei genitori di fronte al più piccolo passo, ogni anelito di libertà sedato sul nascere, nel ricordo di quel giorno infausto. Cresce timorosa Anne Marie, insicura e indecisa, perché è impossibile conoscere sé stessi se la strada che dobbiamo percorrere viene sempre tracciata da qualcun altro. Il giorno in cui incontra nuovamente Elia, però, alla messa della vigilia di Natale del 1933, qualcosa la scuote nel profondo. Quel ragazzo così diverso, il sorriso sghembo a indicarne l'arroganza e una stella sulla mano sinistra per ricordare il giorno in cui l'ha salvata, le entra nel cuore e nella pelle. Ma per lei, figlia di un imprenditore antifascista e di una nobildonna francese, l'amore per quel giovane venuto dal niente, incortecciato nella camicia nera e nel fez e figlio del podestà di Nuoro che col Duce ha fatto la propria fortuna, non è neppure pensabile. La scelta tra il sangue del nome che porta e quello che incendia la sua anima di ragazza è la più difficile della sua vita. Morirà e rinascerà altre due volte Anne Marie, sarà costretta ad andare lontano e a recidere le proprie radici, prima di poter prendere in mano il proprio destino. Ciro Auriemma ci accompagna in una storia struggente e bellissima che richiama l'eternità di tutti gli sfortunati amanti della letteratura, ma ci pone anche di fronte alla difficile formazione e affermazione di una donna in un momento storico in cui la scelta di un ideale definiva l'identità delle persone.

 

Commento:

Ho terminato la lettura di questo romanzo da giorni, ma non ho ancora trovato le parole giuste per raccontarlo: ho provato a concentrarmi, a buttar giù un commento adeguato, ma ho paura di sporcare la storia con parole non adatte a raccontarla. Sì, perché questa è una storia bella, forte, intensa, che va raccontata esattamente con le parole con cui Ciro Auriemma ce l'ha regalata, con quel misto di sensibilità, forza, autenticità, passione che la rende stupenda. Non posso, tuttavia, esimermi dal consigliare la lettura di questo libro, perciò lascerò parlare le emozioni e vi dirò che di questo romanzo mi è piaciuto tutto, la protagonista, l'ambientazione, la scrittura di Auriemma, ma tutto è partito dal titolo. "Il vento ci porterà" è, per me, un colpo al cuore e un invito alla lettura senza indugi: mi ricorda "Le vent nous portera" dei Noir Désir, una delle mie canzoni preferite, una canzone di guerra; ma "Il vento ci porterà" è anche una promessa, una promessa di libertà. Guerra e libertà, dunque, due elementi, due concetti che apparentemente non avrebbero nulla a che spartire l'uno con l'altro, ma che troppo spesso sono, invece, strettamente legati. E lo sono, per certi versi, anche in queste pagine, attraverso la storia di una donna, Anne Marie. Anne Marie è in guerra da sempre per la propria libertà, sin da quando aveva quattro anni e per un incidente stava quasi per morire. Per fortuna c'era Elia, un altro bambino che coraggiosamente si è fatto avanti per salvarla, ma da quel momento Anne Marie sarà sorvegliata speciale di genitori troppo apprensivi e spaventati di perderla; non potrà decidere nulla della sua vita, nemmeno le cose più semplici come andare da sola a vedere il mare. La guerra personale di Anne Marie si acuisce quando sopraggiunge l'adolescenza e una situazione già stretta diventa insostenibile: la giovane si innamora, per giunta del ragazzo sbagliato… proprio di quell'Elia, di quel bambino che una volta la salvò e che ora indossa confusamente una casacca nera, in un tempo in cui il colore della casacca e la famiglia da cui si proviene contano eccome. Ma la guerra per la libertà di questa giovane donna coraggiosa è solo all'inizio, saranno tante le prove cui la costringerà e, grazie alla scrittura sempre elegante, ma partecipe e vibrante di Auriemma, noi saremo con lei. Soffriremo con Anne Marie mentre i venti dell'intolleranza, del maschilismo becero, della dittatura spazzeranno via l'ingenuità dei suoi sogni di ragazza ricordandole che prima di essere persona lei è figlia, sorella, femmina, quindi sottomessa; patiremo con lei mentre lascerà terra e casa per avventurarsi in un mondo ostile; saremo al suo fianco mentre la sua guerra personale incontrerà quella di un popolo che, a sua volta, combatte strenuamente per la libertà. Quella raccontata in queste pagine è una storia di ieri che si fa materia viva nelle nostre mani, perché la facciamo nostra e soprattutto perché non si dimentichino i soprusi, le angherie, il valore dei diritti conquistati – specie i diritti delle donne – e perché mai, mai, mai possiamo dimenticare le troppe vite perse in nome della libertà.

 

Opera recensita: "Il vento ci porterà" di Ciro Auriemma

Editore: Piemme, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sardegna, Francia, Spagna, anni '30

Pagine: 352

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

  

mercoledì 14 luglio 2021

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - REGINA ROSSA

Sinossi:

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un'intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l'aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell'intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell'auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell'unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c'è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.

 

Commento:

"Regina Rossa" è il titolo del primo capitolo di una trilogia che sta spopolando in Spagna e in altri Paesi del mondo, ma è anche il nome di un personaggio importante del romanzo, Antonia Scott. È lei la "regina rossa", parte di un progetto internazionale della massima riservatezza che si occupa di catturare criminali di alto livello in tutta Europa. Ma Antonia non è solo questo: è la persona con il più alto QI al mondo, è una mente che sta al di sopra delle menti, e nonostante questo è molto umana. Da tre anni ha deciso di non lavorare più per il progetto, ma a quanto pare ora c'è bisogno di lei: un ragazzino è stato ucciso seguendo uno strano rituale e una donna è stata sequestrata. Cos'hanno in comune? Sono i figli di due tra i personaggi più ricchi ed influenti d'Europa e forse del mondo e… ai loro genitori è stato chiesto un riscatto quantomai inconsueto, segreto e pesante da pagare. Chi c'è dietro questi crimini? A scoprirlo è chiamata proprio Antonia insieme al malcapitato ispettore Jon Gutierrez, sua spalla ed aiuto – suo malgrado – in questa storia apparentemente statica e già letta, ma che in realtà, senza che ce ne accorgiamo, ci attira in un vortice di tensione. Un romanzo con poca caratterizzazione dei personaggi – aspetto perdonabile visto che è il primo di una serie – e inesistente introspezione psicologica. Un thriller godibile, da leggere se non si vuol stare troppo a pensare… ottimo per l'estate, in cui qualche brivido che tuttavia non impegni troppo i neuroni cotti dal sole è sempre gradito.

 

Opera recensita: "Regina rossa" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 430

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 13 gennaio 2021

RECENSIONE: MIGUEL DE UNAMUNO - NEBBIA

Sinossi:

Un grande classico della letteratura del Novecento, pubblicato nel 1914, che i lettori riscopriranno con gioia. Separato dai traffici della vita, il giovane, benestante Augusto Pérez, gran passeggiatore e giocatore di scacchi, conduce la sua esistenza oziosa perennemente avvolto nella vibrante atmosfera delle sue fantasticherie. Neanche l'incontro casuale con Eugenia, una graziosa insegnante di pianoforte, sarà sufficiente a riportarlo con i piedi sulla terra. Più che di Eugenia, infatti, l'uomo è innamorato del suo sogno d'amore, del fantasma di verità e di bellezza che la fantasia gli ha dipinto nel segreto del cuore. Ma il sognatore Augusto, a sua volta, non è che il sogno di uno scrittore, Miguel de Unamuno, che comparirà nell'opera quando il primo si recherà a chiedergli conto del suo destino. Ed entrambi, autore e personaggio, non sono forse altro che un sogno di Dio, destinati a dissolversi al suo risveglio.

 

Commento:

Nebbia. Mai titolo fu più appropriato e calzante per questo romanzo di Unamuno. Nebbia è quella in cui vive perennemente il protagonista, Augusto Pérez, un buono, un teorico, un filosofo, un metafisico, un illuso che vaga sperso nell'alto dei suoi pensieri senza accorgersi della realtà che lo circonda. Un bel giorno, durante una passeggiata, Augusto incappa in un paio di occhi, comincia a seguire la loro proprietaria e cade folle d'amore per lei. Ben presto, però, capisce che il suo amore non si ferma ad una donna sola, ma si appiccica ad altre donne, a molte donne diversissime tra loro, come se Eugenia – così si chiama la proprietaria del primo paio d'occhi – avesse sbloccato il rubinetto dell'amore di Augusto che ora sparge sogni amorosi a getto continuo. La situazione si fa scomoda, poi surreale, poi triste, ma proprio quando Augusto sta per prendere l'ultima, dirimente decisione della sua vita, compare Unamuno che gli cambia i piani in corsa.

Nebbia è un romanzo particolarissimo, nel quale si fa fatica ad immedesimarsi oggi data la grande diversità di contesto in cui fu scritto (1914, prima della Grande Guerra), ma che tuttavia risulta gradevole – tranne in alcuni capitoli davvero allucinanti – e fa riflettere. Provvidenziale e salvifica è l'ironia micidiale con cui Unamuno condisce buona parte della sua Nivola rendendola leggibile e tutto sommato godibile anche a più di un secolo di distanza.

 

Opera recensita: "Nebbia" di Miguel De Unamuno

Editore: Fazi, prima ed. originale 1914

Genere: letteratura spagnola

Ambientazione: Spagna

Pagine: 257

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

domenica 11 ottobre 2020

RECENSIONE: RUTA SEPETYS - L'ORIZZONTE CI REGALERà LE STELLE

Sinossi:

Madrid, 1957. Da anni la Spagna è stretta nella morsa della dittatura franchista. Nel paese la tensione è palpabile e per sopravvivere esiste un'unica parola d'ordine: silenzio. Quello imposto dal regime che decide come ci si deve comportare per evitare terribili punizioni. E che Daniel, giovane fotoreporter, cerca di catturare nei suoi scatti, nonostante non gli sembrino mai abbastanza incisivi. Mai efficaci. Finché un giorno il suo obiettivo inquadra il volto di una donna: è diversa dalle altre, ha gli occhi fieri e cammina a testa alta come se non avesse paura di niente e di nessuno. Si chiama Ana e con il suo coraggio sprona Daniel a non arrendersi e a perseverare nel suo ruolo di testimone per scuotere l'indifferenza del mondo. Insieme, si aggirano per quartieri desolati, dove la lunga ombra della dittatura oscura ogni cosa. In luoghi dove si consumano separazioni forzate che intere famiglie sono costrette ad accettare senza batter ciglio. Senza nemmeno provare a opporsi. Non importa quanto sia pericoloso e quali rischi potrebbero correre: Ana e Daniel non sono disposti ad arrendersi di fronte a un destino che può e deve essere cambiato. Ma si tratta di una battaglia piena di difficili prove da superare, che presto li costringerà a fare i conti con un segreto che li riguarda da molto vicino. Un segreto che, se portato alla luce, trasformerà ogni cosa e li legherà per sempre.

 

Commento:

C'è una storia ufficiale, palese, nota, ormai in qualche modo accettata, quella che si studia a scuola, su cui si discute, su cui si può avere un'opinione; poi c'è una storia nascosta, quasi dimenticata, passata sotto silenzio, quella che non trova posto nei libri dedicati, che è forse ancora troppo recente e dolorosa per poterne parlare, quella su cui ancora si sa troppo poco per poterne discutere. Le vicende raccontate in questo romanzo storico fanno parte di un capitolo di questa storia, in particolare di quello che riguarda la Spagna franchista, la Spagna post seconda guerra mondiale, post guerra civile. In questa più che in altre storie la parola d'ordine è silenzio, segreto, oblio.

Siamo a Madrid nel 1957, l'anno in cui el Caudillo ha riaperto le frontiere della Spagna agli stranieri, ma non a tutti gli stranieri: solo a certi americani facoltosi, diplomatici, politici, titolari di grosse aziende che possano investire in Spagna. Nessuna filantropia, dunque, solo accordi economici e commerciali. C'è, però, bisogno di un posto per accoglierli, questi americani: così, a due passi dall'ambasciata statunitense sorge il lussuoso Castellana Hilton hotel. E' lì che lavora come cameriera Ana, la protagonista femminile di questa storia, figlia di insegnanti repubblicani morti per difendere l'istruzione e la democrazia. E sempre al Castellana arriva anche Daniel, giovane protagonista maschile, texano, anticonformista figlio di un magnate del petrolio, amante della fotografia. Da qui, da un incontro fortuito nella suite del Castellana, ha inizio la loro storia, una storia di amore, amicizia, fiducia, ma anche ingiustizia, sopruso, violenza, dolore. Il dolore delle madri che vedevano morire misteriosamente i loro figlioletti, il dolore di chi vorrebbe fare delle domande e non può, di chi vorrebbe urlare ma deve tenere la bocca chiusa, di chi viene fermato dai corvi della guardia civil e rischia la vita all'angolo di una strada, il dolore di chi vorrebbe denunciare ma non ha voce. La contraddizione, lo stridore tra i due mondi, tra i ricchi americani e chi deve arrangiarsi per mantenere un lavoro, tra chi vive nell'agio e non può capire e chi vive in una baracca è evidente, come lo è quello tra la Spagna che Franco vuole mostrare agli americani e la Spagna vera, reale, che neanche i suoi accoliti vogliono guardare in faccia. E ci vuole la forza e la determinazione di un giovane fotografo americano per mostrarla al mondo. Ma basterà, il suo coraggio, per superare anche i timori di chi ha già perso troppo?

Un romanzo molto ben scritto, di agevole lettura per tutti, adulti ed adolescenti: Ruta Sepetys, con la forza delle sue parole e della sua scrittura per immagini, è un'ottima autrice cross over, da consigliare non solo agli adulti, ma anche agli adolescenti che vogliano un approccio diverso alla storia, specie a certa storia.

 

Opera recensita: "L'orizzonte ci regalerà le stelle" di Ruta Sepetys

Editore: Garzanti, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Spagna

Pagine: 496

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

domenica 16 agosto 2020

RECENSIONE: MANUEL RIVAS - LA LINGUA DELLE FARFALLE


Sinossi:
Quelle di Rivas sono storie sbalzate in un mondo perduto tra le nuvole. Eppure contengono un brivido di concretezza, affondano dolcemente spietate nei sentimenti, nelle incomprensioni e negli stupori, mischiando ossessioni ultramoderne e atavici dolori. Rivas è soprattutto autore di racconti e qui sono riuniti i migliori delle tre raccolte più conosciute, sotto il titolo di un testo che ha ispirato nel 1999 il film di José Luis Cuerda La lingua delle farfalle, vicenda imperniata sul rapporto tra uno scolaro e un anziano maestro rurale, tra le contraddizioni della Spagna allo scoppio della Guerra civile.

Commento:
Molti anni fa, quand'ero ancora al liceo, vidi un film in spagnolo che mi commosse profondamente e si impresse per sempre nella mia memoria. Quel film bellissimo, che consiglio a tutti, era La lengua de las mariposas di José Luis Cuerda con Fernando Fernàn Gomez. Quando, poche settimane fa, ho scoperto dell'esistenza di un libro dal titolo omonimo, La lingua delle farfalle, ho subito compreso che doveva esserci un nesso, e infatti è così: La lingua delle farfalle è il primo racconto di questa raccolta ed effettivamente ha ispirato il film di Cuerda. Il problema è, però, che si tratta di un solo racconto, immerso in tutti gli altri… che sono, da questo e fra loro, molto diversi. Tutti hanno a che fare con i sentimenti e le passioni umane che vengono qui affrontate con diversi gradi di tetragine, dalla tenerezza del racconto che dà il titolo alla raccolta, alla cupezza forse eccessiva di altre storie. Ciò Di alcuni racconti, quelli che poi ho effettivamente apprezzato, conservavo un ricordo vago, come se li avessi già letti in un tempo passato, ma altri mi hanno sorpresa e non in positivo: non che siano brutti, intendiamoci, ma ho trovato che i racconti fossero troppo diversi tra loro, in un climax ascendente di cupezza e surrealismo che, in definitiva, li separava l'uno dall'altro e non contribuiva a creare un unicum narrativo. Probabilmente ciò si deve alla scelta di compattare il meglio di tre precedenti raccolte di Rivas che probabilmente non si è rivelata propriamente felice, almeno a mio gusto. Perciò non mi sento di consigliare né di sconsigliare questa specifica raccolta: credo sia un gusto troppo soggettivo, troppo legato alla percezione e allo stato d'animo con cui ci si avvicina ai racconti. Resta il fatto che i primi, secondo me, sono bellissimi.

Opera recensita: "La lingua delle farfalle" di Manuel Rivas
Editore: Feltrinelli, 2005
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: Galizia
Pagine: 142
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


giovedì 2 luglio 2020

RECENSIONE: RAMIRO PINILLA - L'ALBERO DELLA VERGOGNA


Sinossi:
All’indomani della vittoria di Franco, il piccolo paesino di Gexto, nei Paesi Baschi, è un luogo paralizzato dalla paura: rappresaglie ed esecuzioni da parte di “quelli della Falange” sono all’ordine del giorno, e poco a poco gli uomini stanno scomparendo: alcuni sono caduti in guerra, altri vengono portati via in passeggiate dalle quali non si fa più ritorno, oppure fucilati di fronte alle loro famiglie, fra le grida delle loro donne. Ma chi c’è dall’altra parte? Altri uomini. Questa è la storia di Rogelio Cerón, uno di loro, un falangista ventenne che fa quello che fa senza sapere bene perché. Un giorno uccide un maestro repubblicano sotto lo sguardo del figlio, un bambino di dieci anni; per lui niente sarà mai più lo stesso, quegli occhi gli rimarranno impressi nella memoria per sempre: occhi fissi, freddi, che non piangono, ma che promettono vendetta.
Trent’anni dopo, gli abitanti del paesino si chiederanno quale mistero si celi dietro la figura solitaria del “pover’uomo della baracca”, che da molto tempo conduce una vita da eremita prendendosi cura di un albero di fico, sopportando in silenzio l’assedio di un vicino convinto che sotto la pianta ci sia un tesoro. Cosa si nasconde, realmente, sotto quell’albero? Qual è il suo significato?
Per la prima volta nelle librerie italiane questo memorabile romanzo di Ramiro Pinilla, autore di culto del Novecento spagnolo riscoperto grazie a Fernando Aramburu. Un romanzo magistrale sulla vendetta e sul perdono, sulle sconfitte e le umiliazioni, sulla memoria di un popolo, le ferite di un’intera generazione e la forza dirompente della Storia, che entra nella quotidianità e la stravolge.

Commento:
Gexto è un paesino costiero dei Paesi Baschi. È qui che si svolge la storia raccontata da Ramiro Pinilla. La storia di Rogelio Ceròn, di Pedro Alberto, Luis, Eduardo, Salvador, i falangisti che seminarono il terrore uccidendo, nel 37, molti rossi, socialisti, repubblicani, al grido di Franco, Franco, Franco e Viva la Spagna, Viva la Nuova Spagna; la storia di Cipriana che, da donna del Puerto viejo, abituata a dare pane al pane e vino al vino, si è ritrovata moglie di un sindaco delatore messo lì da qualcuno cui ha fatto da informatore, di Cipriana che non ci sta e cerca di salvare un giovane falangista incerto e smarrito; la storia di Gabino, un bambino con la tempra di un  uomo vero, che a dieci anni si vede portar via padre e fratello dai falangisti e che, con il suo sguardo freddo e pieno d'odio, promette vendetta e inchioda un uomo alle sue colpe. Per oltre trent'anni Rogelio ricorderà lo sguardo nero di quel bambino, per oltre trent'anni veglierà su quell'albero di fico che una notte, dopo che gli avevano ucciso mezza famiglia, quel bambino piantò e curò con devozione. Un accordo tacito, ma indissolubile, capace di resistere al tempo, alla noia, all'oblio, perché fatto di paura, colpa, responsabilità, senso del dovere. Una storia incredibile, ma tenera e commovente; un esempio di come la Storia non sia solo il relitto d'un tempo andato, non si limiti solo a qualche pagina studiata a scuola, ma sia fatta di anime, corpi, sangue, coraggio, ardimento, forza, sacrificio, errori, conti da pagare. La storia è qualcosa che altri hanno vissuto e che noi dobbiamo proteggere, preservare e tramandare. L'albero della vergogna è una lettura che di storia è intrisa, perciò leggetelo, non ve ne pentirete.

Opera recensita: "L'albero della vergogna" di Ramiro Pinilla
Editore: Fazi, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna, Paesi Baschi, 1937-1966
Pagine: 280
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 16 maggio 2020

RECENSIONE: AROA MORENO DURáN - COSE CHE SI PORTANO IN VIAGGIO

Sinossi:
Katia è nata nella Berlino del secondo dopoguerra, in una famiglia di comunisti spagnoli fuggiti dopo la Guerra civile. Insieme alla sorella vive un'infanzia tutto sommato serena, pur tra le numerose difficoltà: l'incontenibile malinconia della madre, la testardaggine del padre, convinto sostenitore dello Stato socialista, e una valigia intoccabile, nascosta sotto il letto, piena di ricordi di cui le figlie devono restare all'oscuro. Nel 1971 Katia lascia clandestinamente la DDR proprio come clandestinamente vi erano entrati i suoi genitori, per seguire un ragazzo dell'«altro lato» di cui si è innamorata, dando ascolto al più irragionevole degli istinti. Non ha ancora vent'anni e quella decisione la separa per sempre dal solo passato che possiede. La sua è una scelta che si configura come un tradimento: fuggendo Katia tradisce la famiglia, la propria storia, il paese in cui è nata, e commette un'azione imperdonabile, che la condanna a vivere senza un'identità, senza le radici che ha dovuto strappare per oltrepassare il Muro... Quali sono le cose che porterà con sé in un viaggio come questo, da cui non c'è ritorno?

Commento:
Ci sono tanti motivi per intraprendere un viaggio. Lo si può fare per svago, vacanza, lavoro, salute, fuga, salvezza. Manuel e Isabel, tra il 1938 e il 1946, il loro Paese lo lasciarono per salvarsi: comunisti, appena sposati, fuggirono dalla Spagna in guerra per rifugiarsi clandestinamente in Germania, a Berlino Est. Tutti i loro ricordi, quelli materiali, sono relegati in una valigia di cartone nascosta sotto il letto, una valigia che non si deve aprire, mai. A Berlino Est sono nate e vivono le loro figlie, Katia e Martina, due sorelle molto diverse, ma accomunate da quei genitori così reticenti a parlare, così amorevoli ma chiusi, riservati, diversi dagli altri, dai tedeschi, perché diverso è il loro vissuto. Sono tante le cose che in casa di Katia non si possono fare e probabilmente è proprio questo senso di rischio, di curiosità che la spinge ad assecondare le attenzioni di un giovane dell'"altro lato": non lo conosce, ma già sente per lui un sentimento che la travolge e che, qualche anno dopo, la spingerà a compiere un viaggio irreversibile. Per lui, per un istinto giovanile, per un colpo di testa, Katia taglierà i ponti con tutto ciò che conosce, con il poco che ha, con la sua famiglia e intraprenderà un suo viaggio personale per passare dall'"altro lato". Cosa porterà con sé? Poche, pochissime cose e una valigia di immagini, ricordi, sensi di colpa. Cosa troverà ad attenderla? Non lo sa.
Quello scritto da Aroa Moreno Durán è un romanzo lieve, fine, delicato che nasconde dietro la patina del non detto la forza della rinuncia, del rischio e l'ineluttabilità dell'irreversibile. Perché quando la scelta da fare condiziona gli altri non è mai senza conseguenze, non è mai indolore e i prezzi da pagare si decuplicano. Un libro da leggere perché tratta alcune pagine poco discusse di storia europea, lo fa dal punto di vista del romanzo, con un tono intimista e forse un po' edulcorato, ma comunque lo fa… è una voce in più e noi di voci che raccontino la storia abbiamo sempre bisogno.

Opera recensita: "Cose che si portano in viaggio" di Aroa Moreno Duràn
Editore: Guanda, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Germania, 1956-1992
Pagine: 169
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

lunedì 30 marzo 2020

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - LUNGO PETALO DI MARE


Sinossi:
1939. Alla fine della Guerra civile spagnola, il giovane medico Víctor Dalmau e un’amica di famiglia, la pianista Roser Bruguera, sono costretti, come altre migliaia di spagnoli, a scappare da Barcellona. Attraversati i Pirenei, a Bordeaux, fingendosi sposati, riescono a imbarcarsi a bordo del Winnipeg, il piroscafo preso a noleggio da Pablo Neruda per portare più di duemila profughi spagnoli in Cile – il “lungo petalo di mare e neve”, nelle parole dello stesso poeta –, in cerca di quella pace che non è stata concessa loro in patria. Lì hanno la fortuna di essere accolti con generosa benevolenza e riescono presto a integrarsi, a riprendere in mano le loro vite e a sentirsi parte del destino del paese, solo però fino al golpe che nel 1973 fa cadere il presidente Salvador Allende. E allora, ancora una volta, si ritroveranno in esilio, questa volta in Venezuela, ma, come scrive l’autrice, “se si vive abbastanza, i cerchi si chiudono”. La commovente storia di un uomo e una donna in fuga per sopravvivere agli sconvolgimenti della Storia del Ventesimo secolo.

Commento:
"Lungo petalo di mare e neve" è la definizione poetica che Pablo Neruda dà del Cile, il suo Paese. È proprio in questo lungo petalo di mare che, grazie a Neruda, circa duemila rifugiati spagnoli vengono accolti con generosità e benevolenza nel settembre del 1939. Sono profughi, fuggiti dalla Spagna neofranquista, dalla Francia che non li voleva, dall'Europa sull'orlo di un'altra terribile guerra. Sono operai, abituati al lavoro duro e alla povertà, ma sono anche artisti ed intellettuali che scuoteranno il Cile dandogli nuova linfa e nuova vitalità. Victor Dalmau e Roser Bruguera, i due protagonisti di questa storia, sono tra loro. È seguendo le loro vite che Isabel Allende ci conduce, come un vento di vita ed energia, attraverso gli anni della guerra, la difficile ripresa, l'avventura di Salvador Allende, il golpe di Pinochet, la repressione, la dittatura, un nuovo esilio stavolta in Venezuela, il ritorno in patria e la vecchiaia.
Lungo petalo di mare non è un libro sentimentale, ma forte è l'entusiasmo, la speranza, la voglia di farcela che si respira per tutta la durata della lettura, anche quando si descrivono momenti tragici e difficili da superare. È un libro che è, insieme, un grazie e un omaggio a Neruda, ad Allende, a Victor Dalmau che – con un altro nome – è esistito davvero, e a tutti coloro che in quegli anni bui non hanno smesso di sperare. È un invito anche affinché neppure noi, quali che siano le nostre difficoltà, non smettiamo mai di sperare perché, comunque vada, ci rialzeremo, uniti.

Opera recensita: "Lungo petalo di mare" di Isabel Allende
Editore: Feltrinelli, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna-Cile-Venezuela
Pagine: 352
Prezzo: 19,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 31 dicembre 2019

RECENSIONE: EMILIO ORTIZ - ATTRAVERSO I MIEI PICCOLI OCCHI


Sinossi:
Cross è un golden retriever allegro e leale, addestrato per aiutare alcuni uomini a muoversi in quel mondo che da soli non possono vedere, per essere il loro sguardo. Dal momento in cui viene affidato a Mario, un ragazzo cieco, la vita di Cross cambia per sempre con un patto non scritto e irrevocabile: amerà il suo padrone per tutta la sua esistenza e sopra ogni cosa. Cross condivide ogni istante della vita di Mario, vive in simbiosi con le sue gioie e i suoi dolori, cresce insieme a lui. Questo libro è il racconto delle avventure quotidiane di una creatura eccezionale, coraggiosa e altruista come solo un cane può essere, filtrate attraverso i suoi piccoli e attentissimi occhi capaci di osservare la natura umana in maniera sempre ironica e meravigliata, diretta e irriverente. Una storia commovente di fedeltà, nella prospettiva di un cuore puro e innocente. Una testimonianza del fatto che la differenza tra umani e animali non sta nelle apparenze ma nel loro sguardo sulla vita.

Commento:
Attraverso i miei piccoli occhi è la storia, dolce e bellissima, tra un cane guida e il suo conduttore non vedente; è la storia di due esseri che, dal momento in cui si incontrano, vivono in simbiosi: già il rapporto tra un cane e il suo padrone è molto forte, ma quello tra un non vedente e i suoi occhi lo è molto, ma molto di più. Dov'è la particolarità di questo libro? Beh, è che la storia ci viene raccontata, in modo sicuramente fantasioso ma davvero dolcissimo, direttamente dal cane! È lui, Cross, il narratore protagonista ed è fantastico leggere le sue osservazioni su di noi umani, sui nostri pregi e difetti, sulla sua capacità di comprendere i nostri stati d'animo ed empatizzare con noi in modo così viscerale. È chiaro che il tutto è filtrato, plasmato, immaginato dall'autore, Emilio Ortiz, ma mi piace pensare che molte cose siano proprio come ci vengono raccontate da Cross, e d'altra parte i segnali dei cani non si possono ignorare! Altro punto a favore di questo libro è che è stato scritto da un cieco conduttore di cane guida, quindi non ha tutti quei piccoli nei dati da percezioni sbagliate che si possono facilmente trovare nei libri scritti da vedenti. Il tutto sembra così naturale che, nonostante qualche sdolcinatezza narrativa, è veramente piacevole e a tratti esilarante leggere questa storia. La consiglio? Certo, non si era capito?

Opera recensita: "Attraverso i miei piccoli occhi" di Emilio Ortiz
Editore: Salani, 2019
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Spagna
Pagine: 276
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 5 dicembre 2019

RECENSIONE: CARLOS GARCìA MIRANDA - IL CLUB DEI LETTORI ASSASSINI


Sinossi:
Angela è una giovane matricola dell’università di Madrid, timida, studiosa e con il naso sempre infilato tra le pagine di un romanzo. L’unico genere che non ama è l’horror, ma si sforza di vincere la paura quando il suo amico Sebas le chiede di leggere It per il neonato Club di lettura su Stephen King. È solo finzione, si dice Angela; sono cose che non possono accadere davvero. Ma non sa quanto si sbaglia. Perché quando la macabra morte di un professore sconvolge l’università, Angela e i suoi amici si rendono conto che c’è un assassino vicino a loro. O forse tra loro. Un assassino che si ispira a tutto il terrore raccontato da Stephen King, e che torna a colpire ancora e ancora. Senza potersi fidare di nessuno, Angela si trova prigioniera del più spaventoso racconto dell’orrore: quello che non puoi smettere di leggere. Puoi solo scegliere se essere la prossima vittima, o diventare il carnefice. Con un colpo di scena dopo l’altro, Il club dei lettori assassini è un omaggio appassionante e mozzafiato al re dell’horror, e a quello che ci insegna nei suoi capolavori: non si può scappare da ciò che ci fa più paura.

Commento:
In un'aula della facoltà di filologia dell'Università Complutense di Madrid (UCM) uno studente, Sebas, organizza un club di lettura con tema Stephen King. Il primo libro ad essere letto è It e al primo incontro del club si presenta un gruppo variegato di ragazzi, non tutti propriamente interessati all'horror e alla lettura: Angela, amica di Sebas e amante dei libri ma non di King, il suo fidanzato Nando che lavora al bar Campus; Sara, amica di Angela con l'ambizione di diventare un'attrice; il suo violento e inopportuno ragazzo Ray; Eva, studentessa dark tirocinante in biblioteca; Coldo, un booktuber costantemente alla ricerca di likes; Virginia, la più stralunata del gruppo, perennemente fatta. Il giorno dopo il club, un sabato mattina, ad Angela succede un episodio sgradevole che coinvolge un professore della facoltà. La voce, volente o nolente, si diffonde e gli amici più prossimi alla ragazza, ossia proprio i membri del club, si propongono di fare al docente lo scherzo che ultimamente impazza per la rete: prendendo ispirazione dal romanzo di King, ci si traveste da Pennywise e si spaventa il malcapitato. Dalla sera in cui i ragazzi travestiti da pagliacci assassini si presentano in facoltà, però, più niente sarà come prima: non solo lo scherzo è finito male, ma c'è qualcuno che scrive un romanzo a puntate su ciò che è accaduto. Purtroppo, però, The clown UCM, così si firma sul web, sembra non volersi limitare a scrivere una fan fiction, ma intende vendicarsi del gruppo: moriranno tutti, un capitolo per volta. Ma chi è The Clown UCM? Chi si nasconde dietro al pagliaccio assassino e pure hacker se non uno di loro? Tra diffidenza e terrore crescente, la storia prende una piega inaspettata ed originale: il novello Clown si ispira sfacciatamente ai libri di King, manovra le loro vite a piacimento e conosce tutto di Angela, anche cose che lei non ha rivelato ad anima viva. È chiaro: l'ultima vittima, quella designata è lei e la motivazione potrebbe non essere per niente scontata. Un libro che, più di tutto, è un omaggio a Stephen King e ai maestri dell'horror: chi scrive un horror deve necessariamente essere due cose, un profondo conoscitore dell'animo umano e delle sue paure, nonché un ottimo scrittore. L'idea di fondo, in questa storia tutto sommato semplice ed intuitiva, è che non ci si libera mai da ciò di cui si ha paura senza affrontarlo di petto. Le paure si generano sempre da qualcosa che non si conosce e ci si rifiuta di affrontare: così accade ad Angela, la protagonista di questa storia, che crede di soffrire di courofobia (paura dei pagliacci), ma che in fondo è vista come la più debole del gruppo proprio per via delle sue molte paure. Se non si affrontano, le paure sono destinate a crescere, a diventare mostri difficili da dominare.
A chi consigliare questo libro? Sicuramente a chi si sente insicuro, a chi vive male una propria paura e crede di non essere in grado di affrontarla; poi lo consiglierei a chi sarebbe intenzionato a cominciare a leggere qualcosa di King, perché potrebbe trarre qualche spunto interessante; non lo consiglio ai profondi conoscitori del maestro perché… perché l'originale è inimitabile! Si capisce che parlo da estimatrice? 😉


Opera recensita: "Il club dei lettori assassini" di Carlos Garcìa Miranda
Editore: Dea Planeta libri, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Madrid
Pagine: 368
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7


domenica 4 agosto 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - OFFERTA ALLA TORMENTA (TRILOGIA DEL BAZTàN 03)


Sinossi:
Nella valle del Baztán infuria la tormenta mentre l’ispettrice Amaia Salazar deve indagare sull'omicidio di una neonata. È colpa di Inguma, il demone che ruba il respiro, dicono gli anziani della valle, perché lì, nel Nord della Spagna, tra i boschi della Navarra, entità misteriose e leggende ancestrali hanno ancora un grande potere sulle vite degli uomini. Ma non è così, chiunque può celarsi dietro quelle leggende tramandate di generazione in generazione, e l'ispettrice scopre ben presto che in quella zona, negli anni, ci sono stati altri casi di infanticidio accomunati da particolari inquietanti che non possono essere ignorati. Durante l'indagine, i traumi del suo passato paiono intrecciarsi con gli avvenimenti del presente e, nonostante il fiato dell'assassino sul collo, sempre più vicino, Amaia non ha intenzione di fermarsi, vuole fare i conti con gli incubi una volta per tutte…

Commento:
Ultimo volume di questa appassionante trilogia ambientata nella valle del Baztàn, nella regione della Navarra, in Spagna. Ritroviamo l'ispettrice Amaia Salazar, divisa tra le inquietudini familiari di un matrimonio in fase critica, un passato ingombrante e minaccioso, conflitti interiori e incubi mai sopiti e un caso che non accenna a chiudersi ed anzi, assume sempre più fosche tinte di orrore. Una nuova figura mitologica, l'Inguma, sembra terrorizzare la valle mietendo vittime innocenti, bambine di pochi mesi non ancora battezzate che vengono ritrovate morte nel sonno. Ma, per quanto si creda a divinità o creature leggendarie, i crimini li compiono sempre gli uomini e qui la scia sembra allungarsi infinitamente. E quando la morte viene a toccarla da vicino, Amaia capisce che si sta avvicinando a svelare il mistero e che farlo potrebbe essere molto, molto doloroso.
Ancora una volta Dolores Redondo ci porta nelle atmosfere cupe e affascinanti di una terra profondamente intrisa di credenze popolari radicate e inestirpabili. Qui l'indagine poliziesca si mescola con la tradizione, il folclore, le credenze popolari e le vite dei suoi protagonisti in un macabro equilibrio difficile da rompere. Ancora un ottimo thriller per questa scrittrice spagnola che ho scoperto solo da poco, ma che mi ha conquistato.


Opera recensita: "Offerta alla tormenta" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2019
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Valle del Baztàn, Navarra, Spagna
Pagine: 447
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 23 luglio 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - INCISO NELLE OSSA (TRILOGIA DEL BAZTàN 02)


Sinossi:
Ci sono indagini che ti costringono a mettere in gioco tutti gli affetti più cari. Ci sono assassini che ti costringono ad affrontare il tuo lato oscuro, a fare i conti con gli spettri e i segreti del passato, a rivivere ricordi che nemmeno sapevi di avere. Lo sa bene Amaia Salazar, brillante investigatrice, ma soprattutto una donna felice, prossima al parto, che vorrebbe dedicare il cuore e la mente solo all'imminente maternità. Nemmeno il suicidio di un uomo accusato di omicidio, nei bagni del tribunale, con un messaggio inquietante indirizzato proprio a lei, la distoglie dal pensiero del piccolo che sta per nascere. Ma ben presto questi strani suicidi di assassini accompagnati dalla misteriosa firma "Tarttalo" cominciano a diventare troppi per essere dettati solo dal caso e Amaia non può tirarsi indietro. Deve saperne di più, deve indagare. Muovendosi in una valle a volte magica, a volte infernale, tra incubi che forse sono qualcosa di più e rivelazioni che la metteranno a dura prova, Amaia dovrà ancora una volta confrontarsi con la propria famiglia e le proprie radici, affrontando contemporaneamente i ricordi tormentati di bambina e le angosce e le incertezze del presente di madre.

Commento:
Chi ha letto il primo volume di questa trilogia, Il guardiano invisibile, certo saprà quanto l'ambientazione qui sia importante per comprendere l'intero sviluppo della storia. E' fondamentale, infatti, calarsi completamente nell'atmosfera magica e ricca di fascino misterioso che caratterizza la valle del Baztàn, intrisa di cultura popolare, figure mitologiche, fortissime credenze al confine tra religione e culti ancestrali. Anche stavolta, l'ispettrice Amaia Salazar, originaria di questi luoghi e nel frattempo diventata capo della Omicidi della Policìa Foral di Pamplona, dovrà confrontarsi con una di queste creature mitologiche, il Tarttalo, e con l'uso che un criminale fa della mitologia. Si tratta di un fine manipolatore, un istigatore che induce altri a dare sfogo alla parte malvagia e più recondita della loro mente, quella che li spinge ad ammazzare. E su tutti i crimini c'è sempre una firma: Tarttalo. E stavolta il male si avvicina pericolosamente ad Amaia, alla sua famiglia, sembra proprio provenire dal buio dei suoi incubi.
Più lento, almeno nella fase iniziale, rispetto al primo libro, questo thriller non è, tuttavia, meno interessante. E' appassionante vedere come Amaia, refrattaria ad ogni forma di superstizione, sia suo malgrado costretta a superare i propri pregiudizi per risolvere casi che invece ne sono imbevuti; è bello osservare le dinamiche familiari e quelle della squadra che crescono e cambiano di pari passo con l'incedere della storia. Riuscirà, Amaia, ad impedire che le ombre la inghiottano e che il male la divori? Dalla sua ha una famiglia presente, una squadra collaborativa e un intuito e un acume non indifferenti.
Bella, bella, bella davvero questa trilogia del Baztàn… credo proprio che la finirò presto.

Opera recensita: "Inciso nelle ossa" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2016
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Valle del Baztàn (Navarra), Spagna
Pagine: 475
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 10 luglio 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - IL GUARDIANO INVISIBILE (TRILOGIA DEL BAZTàN 01)


Sinossi:
Amaia Salazar non è una donna qualunque. È una poliziotta esperta e intelligente, che è riuscita a superare l’ostilità dei colleghi uomini fino a guadagnarsi la loro stima. Anche la sua vita privata è ricca e appagante, grazie a un marito che la ama moltissimo. Ma quando una serie di delitti atroci la richiamano nel paese di origine dove vive la sua famiglia e che Amaia era ben felice di avere abbandonato, ogni certezza si sgretola improvvisamente: antiche angosce si risvegliano, segreti che sperava dimenticati e che invece ritornano, come se fossero misteriosamente collegati a quegli omicidi. Per risolvere il caso Amaia è costretta a confrontarsi con il lato buio della sua anima mettendo a rischio la solidità della propria vita, i legami familiari, perfino la certezza del proprio lavoro, e cercare l’assassino lungo i sentieri di antiche leggende, superstizioni inquietanti che parlano di un potere ancestrale e invincibile… Dolores Redondo ambienta Il guardiano invisibiletra i boschi della Navarra, nel Nord della Spagna: con perfetto equilibrio unisce suspense e folclore, dando vita a un thriller in cui i paesaggi si animano, teatro dell’azione del male e allo stesso tempo della sua sconfitta. Consacrato dal successo internazionale, Il guardiano invisibile si legge avidamente e immerge il lettore nelle sue atmosfere come un tuffo in acque profonde.

Commento:
Uscito per Salani nel 2015, Il guardiano invisibile è il primo volume della "Trilogia del Baztàn", una serie di thriller ambientati nel Nord della Spagna, in Navarra, al confine con i Paesi Baschi, nella terra conosciuta con il nome di Euskal Herria. Perché vi dico questo? Perché è importante contestualizzare geograficamente questo libro, inquanto alla base della vicenda raccontata c'è proprio la cultura, la tradizione del territorio, che in questo caso è fatta di leggende, personaggi mitici risalenti a prima del cristianesimo ed ancora profondamente radicati nella coscienza popolare. Non è solo folclore: è un modo di pensare, condurre i propri ragionamenti e scelte, vivere, ed è così radicato da convivere nei secoli con la religione ufficiale. E' su questo sostrato che si impernea la storia così magistralmente congegnata da Dolores Redondo: è con queste credenze popolari che la scettica ispettrice Amaia Salazar si trova – dopo molti anni – a confronto.
Amaia vive a Pamplona con il marito James, un uomo perfetto, no scultore americano attento e amorevole; Amaia ama il suo lavoro, è stata a Quantico, all'FBI per perfezionarsi nel profiling e nelle tecniche di investigazione e sta facendo una meritata carriera. Sarà proprio il suo lavoro, una mattina di febbraio del 2012, a riportarla ad Elizondo, il paesino in cui è nata e cresciuta, immerso tra boschi e montagne, sulle rive del fiume Baztàn: delle ragazze, appena affacciate alla vita, sono morte, barbaramente uccise con un rituale sinistro ed ancestrale. Tocca a lei, ad Amaia, nata e cresciuta lì, districare questa matassa, ma non sarà facile, sia perché il killer è bravo, si nasconde dietro una vita al di sopra di ogni sospetto, sia perché Amaia dovrà fare i conti con qualcosa a cui non vuole credere, quella cultura popolare fatta di contatti, carte, porte aperte che devono essere richiuse, Belagiles, Basajaun… E se non bastasse, ci sono i ricordi del passato che, dopo vent'anni, tornano a sommergere Amaia che con Elizondo vorrebbe non avere più a che fare.
Tra magia, figure femminili indomite e fragili, uomini maschilisti e tradizionalisti e dolori risvegliati, Dolores Redondo ci porta in una realtà affascinante ed avvincente: se la storia in sé non brilla per originalità, ciò che davvero cattura e distingue questo romanzo dalla massa è proprio l'ambientazione, il background culturale, i personaggi. Sono questi, più ancora che la storia, ad avermi catturata, in particolare Amaia e la sua famiglia, la zia Engrasi, le sorelle, il passato non ancora completamente svelato. Leggerò di certo, e quanto prima, gli altri due romanzi… questo primo libro mi ha stregato!

Opera recensita: "Il guardiano invisibile" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2015
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Navarra, Spagna
Pagine: 400
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 12 marzo 2019

RECENSIONE: CINZIA TANI - SOLE E OMBRA


Sinossi:
Spagna, 1936. Nel paese, rosso di sangue e di passione, la Guerra Civile affonda la sua lama affilata. In quest’arena di sole e ombra, tre personaggi si muovono al di là delle ideologie, spinti solo dalle ragioni del cuore e della mente. Nina, cresciuta in una famiglia soffocante, dotata del dono della pittura. Julian, il poeta, mezzo inglese e mezzo spagnolo, raffinato e fragile, che nella Madrid assediata salverà Nina dalle prigioni dei miliziani, accendendola senza quasi volerlo di un amore incondizionato. Infine Michele, un italiano estroverso, ironico e generoso, che custodisce una colpa atroce e nelle Brigate Internazionali incrocerà anche gli occhi turchesi di Nina, fatalmente innamorati di un uomo che è l’opposto di lui. In questa grande storia d’amore, di morte e di eroismo Cinzia Tani accompagna i suoi personaggi nel vortice di una delle guerre più laceranti e drammatiche d’Europa, racconta i loro misteri, ne intreccia le sorti, s’insinua nei dubbi e nei desideri che li animano. E mentre alcuni di loro si perderanno per sempre, altri capiranno «da che parte stare» o ritroveranno se stessi al di là di ogni menzogna.

Commento:
Amore e guerra. Due concetti, due realtà che per natura si respingono, ma che talvolta devono convivere. Guerra e amore: ciascuno le intende e le vive a proprio modo, c'è chi le rifugge, chi ci sguazza, chi impara arrancando a conviverci. Tutte queste anime incontriamo qui, nello stupendo romanzo con cui Cinzia Tani ci racconta una guerra sanguinosa e terribile, che irrompe nelle vite di spagnoli e stranieri che si incrociano, si conoscono, fraternizzano, lottano, si amano. I tre personaggi principali, Nina, Michele e Julian, intrecciano qui le loro storie personali, le paure, le incertezze con quelle di amici, parenti e di miliaia di sconosciuti accomunati da questa sventura che divide ed unisce, da questa insensata barbarie chiamata guerra. Sentimenti forti, storie verosimili ed appassionanti, una ricostruzione storica attenta, puntuale e circostanziata sono gli ingredienti di questo romanzo costruito su binomi opposti: guerra e amore, ragione e sentimento, fede e razionalità, politica e amicizia, sole e ombra. Una lettura che consiglio anche per la cura che l'autrice ha dimostrato per i dettagli, sia quelli storici che quelli della parte romanzata: Cinzia Tani qui si prende cura dei suoi personaggi ed insieme del lettore… e nonostante a volte le vicende narrate facciano soffrire, è un piacere leggerla.


Opera recensita: "Sole e ombra" di Cinzia Tani
Editore: Mondadori, 2007
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna-Italia-Svizzera
Pagine: 322
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 12 gennaio 2019

RECENSIONE: MARIA DUEñAS - LA NOTTE HA CAMBIATO RUMORE


Sinossi:
Un tradimento e due guerre distruggono il suo passato, una nuova identità segreta la proietterà nel suo futuro: Sira Quiroga è una giovane sarta nella Madrid del 1935 quando si innamora di un carismatico impresario e, prima dello scoppio della Guerra Civile, lascia la Spagna per trasferirsi con lui a Tangeri. Rimasta presto sola e piena di debiti, si sposta a Tetuàn e con l'aiuto di qualche oscuro personaggio riesce ad aprire un atelier di alta moda, che diventa presto il punto di riferimento delle signore più ricche e influenti del Protettorato spagnolo. Tra queste Rosalinda Fox, un'affascinante donna inglese, amante del ministro degli Esteri del regime franchista. Per Sira è l'inizio di una doppia vita, come sarta e come spia al servizio del governo britannico. E così, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, accetterà di spingersi sotto falsa identità fino a Lisbona, per cercare di scoprire un segreto di vitale importanza...

Commento:
A metà tra romanzo storico e spy-story, questa lunga storia ambientata tra gli anni che precedono la guerra civile spagnola e la fine della seconda guerra mondiale appassiona e coinvolge. E' un racconto di guerra, d'amore, di sopravvivenza, di adattamento, tutto intessuto al femminile: è Sira, la protagonista, a raccontarci la sua storia tra il sogno d'amore che la spinge a lasciare avventatamente Madrid e il suo lavoro da sarta, la delusione e il terrore di ritrovarsi da sola e senza più nulla in Marocco, una terra straniera che imparerà ad amare, il ritorno a Madrid e la puntata a Lisbona sotto altre spoglie e per un altro incarico ben più pericoloso. Il collante di tutto questo è proprio la sua abilità come sarta che la metterà in contatto con persone di tutte le nazionalità e la renderà custode di informazioni cruciali in un periodo in cui un'informazione può salvare vite o provocarne la perdita. "La notte ha cambiato rumore", titolo a mio parere più suggestivo ma meno calzante dell'originale "il destino fra le cuciture", è un lungo romanzo che, sebbene non abbia fraternizzato con nessuno dei personaggi in particolare, ha finito per coinvolgermi al punto che alla fine non avrei voluto staccarmene. Molto interessanti i risvolti storici, ma soprattutto quelli culturali ai quali il romanzo apre. In definitiva, è stata una lettura gradevole ed a tratti appassionante che consiglio a chi ama le atmosfere esotiche, i romanzi al femminile, senza rinunciare al contenuto.

Opera recensita: "La notte ha cambiato rumore" di Maria Dueñas
Editore: Mondadori, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna, Marocco, Portogallo
Pagine: 660
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 7 agosto 2018

RECENSIONE: MATHIAS MALZIEU - LA MECCANICA DEL CUORE


Sinossi:
Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, La meccanica del cuore è al tempo stesso una coinvolgente favola e un romanzo di formazione, in cui l’autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un’indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.


Commento:
Un po' favola, un po' storia d'amore, "La meccanica del cuore" è un romanzo delicatissimo che indaga, mediante personaggi a dir poco fantasiosi, i misteri più profondi dell'amore. Un libro che si legge in poche ore, ma che non per questo non è in grado di appassionare. Non si può non parteggiare per Jack nella sua ricerca di Miss Acacia, non si può non commuoversi per lui e detestare la volubilità di lei… Davvero una bella lettura adatta, magari,  come libro di passaggio tra letture più impegnate. Consigliato.

Opera recensita: "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu
Editore: Feltrinelli, 2012
Genere: narrativa internazionale
Ambientazione: Scozia-Spagna
Pagine: 160
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 24 giugno 2018

RECENSIONE: FERNANDO ARAMBURU - ATRIA


Sinossi:

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili

nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro

figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre

in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente

rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato... Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito,

il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini

di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi

chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.

 

Commento:

Questo libro non è facile da leggere. Non lo è per tanti motivi: bisogna superare le difficoltà legate ai tanti termini in Euskera, la lingua diffusa nel Paìs Vasco; bisogna abituarsi allo stile particolarissimo di Aramburu, diretto, spigoloso, “smozzicato” ma funzionale per calarsi nella storia; bisogna mettere in conto le oltre seicento pagine che, credetemi, sono tante se si ha a che fare con una vera e propria guerra di nervi e di proiettili. Se si supera tutto questo, però, si sarà premiati e si conoscerà un ottimo esempio di letteratura moderna, un romanzo duro, uno spaccato di realtà difficile da immaginare che Aramburu tratteggia con estrema schiettezza e lucidità. Quella raccontata in “Patria” è la storia di una terra che per tanto tempo è stata intrisa del sangue dei suoi abitanti, di un popolo – quello basco – che ha esacerbato l’idea di indipendenza innescando, per mano dell’Eta,  un vero e proprio conflitto armato. Un conflitto fisico, ideologico e mentale che non si combatteva su un campo di battaglia, bensì per le strade, nei bar, nelle case, nei volti e nei cuori della gente. Se si veniva presi di mira dall’Eta, da un giorno all’altro si diventava indigesti, fastidiosi, bersagli dell’odio, della diffidenza, della vigliaccheria di chi non ha coraggio di dire “No, non mi sta bene, quell’uomo è mio amico”. E così muoiono amicizie di decenni, si sgretola la fama di un uomo buono, si impedisce ai figli di parlarsi, si tagliano di netto tutti i più comuni rapporti di cortesia e questo può uccidere prima e più di un proiettile sparato da un ragazzo del paese in un giorno di pioggia. E chiedere perdono, poi, diventa difficile, specie se si è testardi, orgogliosi e mal disposti ad ammettere di aver sbagliato, di essersi lasciati deviare da un’idea.

Stupende, emergono in queste pagine, le figure femminili: le madri e le figlie, apparentemente forti, ma in realtà fragili, portatrici di idee travolgenti e totalizzanti, giuste o sbagliate che siano.

Un romanzo stupendo, con personaggi che grazie all’ottima caratterizzazione di Aramburu impariamo a conoscere con tutti i loro difetti. Un libro che parla di amicizia, ideali, guerra, amore. Una lettura non facile, ma decisamente meritevole.  

 

 

 

Opera recensita: “Patria” di Fernando Aramburu

Editore: Guanda, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Spagna, Paìs Vasco

Pagine: 640

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

mercoledì 22 novembre 2017

RECENSIONE: DANIEL SANCHEZ PARDOS - IL SEGRETO DI GAUDì


Sinossi:

Ottobre 1874. Dopo diversi anni di esilio a Londra, Gabriel Camarasa, è appena rientrato con la famiglia in una Spagna sconvolta dalle lotte dinastiche.

A Barcellona i Camarasa sono tornati per volontà del padre, proprietario di un giornale scandalistico, «Notizie illustrate». Gabriel non va molto d’accordo

con il padre, né apprezza la rivista che lui finanzia, se non fosse per la bella illustratrice che ci lavora, l’affascinante e sfuggente Fiona Begg, alla

quale è legato da un complicato rapporto che ha radici nel periodo londinese. Per un caso fortuito, Gabriel incontra uno studente del secondo anno di Architettura,

un giovane tanto strano quanto brillante, Antoni Gaudí. Affascinato da lui e dall’aurea di mistero che sembra circondarlo, Gabriel non si accorge della

strana situazione che si sta creando in casa sua, delle preoccupazioni sempre più grandi che sembrano gravare su suo padre, finché la situazione non precipita

e il suo mondo non si capovolge. E Gabriel si trova a dover rispondere a domande terribili… Suo padre ha fatto davvero quello di cui è accusato? E soprattutto:

chi è veramente Antoni Gaudí? Dove passa le sue notti quando di lui si perdono le tracce? Perché sembra conoscere così bene i bassifondi di Barcellona

e frequenta individui così poco raccomandabili? Quale segreto conosce che potrebbe portare addirittura alla distruzione della celebre Cattedrale del Mare?

Gabriel può veramente fidarsi di lui e della bellissima Fiona?

 

 

Commento:

Barcellona 1874. Mentre cresce il fermento per una situazione politica instabile e destinata a cambiare a breve, strani avvenimenti accadono intorno alla famiglia del giovane Gabriel Camarasa, neostudente di architettura tornato nella sua città da appena due settimane dopo un lungo e forzato periodo londinese. Testimone involontario del primo di questi eventi, un incendio al giornale concorrente a quello dei Camarasa, è il giovane studente dall’abbigliamento impeccabile e dall’acuta osservazione, Antoni Gaudì. Ben presto tra Gabriel e Antoni nascerà una forte amicizia, destinata a durare e a condurli attraverso situazioni che nessuno dei due avrebbe immaginato di vivere. L’instabilità politica, gli intrighi di potere, i tradimenti sono molto più vicini di quanto l’ingenuo Gabriel Camarasa potesse mai credere e, con l’aiuto del nuovo amico, il giovane scoprirà cose della sua famiglia e di se stesso che forse avrebbe preferito non sapere, fino a giungere ad un finale rocambolesco e sorprendente che rischia di sconvolgere la storia.

Attraverso la voce, gli occhi, i pensieri di Gabriel Camarasa, ci muoviamo tra i vicoli di una città senza tempo, in bilico tra passato e futuro, viva, misteriosa e affascinante come poche, che mescola sapientemente miseria e nobiltà, tradizione e progresso, bellezza e sudiciume. Sempre attraverso Gabriel, conosciamo un personaggio straordinario, dalle mille risorse e sfaccettature, capace di parlare con la stessa naturalezza con un mendicante, una signora borghese e una ballerina dai dubbi costumi, un uomo non convenzionale, dall’intelligenza sottile e poliedrica, che si interessa con egual intensità di architettura, fotografia ed esoterismo, ma anche un uomo dal grande cuore capace di farsi stregare da un’inglese dalla fluente chioma fulva. Tutto questo e molto altro è Antoni Gaudì, l’artista che tanto ha fatto parlare di sé per le sue opere e per l’innovatività delle sue teorie. Daniel Sanchez Pardos ce lo presenta qui come uomo, come ragazzo, prima ancora che come artista, regalandoci un ritratto a tutto tondo della sua personalità e del contesto storico e culturale in cui vive. Questo giallo storico dall’andatura pacata e inarrestabile ci riporta in una Barcellona antica e moderna al cui interno pulsano le anime più diverse: carlisti, anarchici, neoborbonici, repubblicani, artisti, mendicanti, strilloni, giornalisti, nobili.

La scrittura sicura e ben dosata di Sanchez Pardos permette di soffermarsi a pensare, ad immaginare, di affezionarsi ai personaggi ben delineati, di vivere insieme a Gabriel e Antoni gli eventi normali e straordinari raccontati in queste pagine. Una lettura gradevole che regala qualche bella emozione.

 

Opera recensita: “Il segreto di Gaudì” di Daniel Sanchez Pardos

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: giallo storico

Ambientazione: Barcellona, 1874

Pagine: 462

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 12 ottobre 2017

RECENSIONE: CARE SANTOS - TRE TAZZE DI CIOCCOLATA


Sinossi:

Sara, moglie e madre modello, è proprietaria di un negozio che a Barcellona è sinonimo di cioccolato, ed è fiera di continuare la tradizione di famiglia.

Prima ancora di lei Aurora, la cui madre era al servizio di una famiglia borghese del XIX secolo, per la quale la cioccolata è qualcosa di proibito e peccaminoso.

E all’inizio di tutto c’era Marianna, moglie del cioccolataio più famoso del XVIII secolo, inventore di una macchina prodigiosa. I destini di queste tre

donne sono intrecciati e indissolubilmente legati alla storia di un’antica cioccolatiera di porcellana, che passa di mano in mano trasmettendo l’amore

per la cioccolata, la vita e il coraggio di inseguire i propri desideri. Care Santos, narratrice magistrale, racconta di un’unica dolce passione che unisce

destini e segna la vita delle sue protagoniste attraverso tre secoli di storia. Un viaggio nel tempo che ha profumo e sapore, in cui ogni pagina è inebriante

come una droga leggera. Dopo i grandi bestseller al femminile Chocolat di Joanne Harris e Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, un grande intreccio

di passione, forza e dolcezza, che consacra definitivamente Care Santos al grande pubblico."

 

Commento:

Quella raccontata in queste pagine è la storia di tre donne coraggiose, vissute a Barcellona in epoche diverse, che nel loro piccolo si sono distinte per la loro tenacia e per la capacità di inseguire i propri sogni. Ciò che le accomuna – e che è al centro di questa storia – è un oggetto di particolare valore, semplicità ed eleganza: una cioccolatiera di fine porcellana bianca, appartenuta ad una importante dama francese. Proprio questa cioccolatiera, che può contenere appena tre tazze di cioccolata, passa di mano in mano nei secoli ed è testimone del cambiamento di una società che, dai pomeriggi di Versailles fatti di cioccolata ed esercizi di violino, arriva ad una pasticcera laureata in storia che oggi vive in equilibrio tra tradizione e modernità, passando per le serate all’Opera di inizio Novecento e, ancora prima, alla tenacia di una donna che deve difendersi dalle discriminazioni di un mondo prettamente maschilista. Qui la storia ci viene narrata in un racconto corale, partendo dalla fine, da Sara, la pasticcera-storica che la compra da un rigattiere dopo una notte di bevute: l’ultima proprietaria della cioccolatiera è lei, ma la storia di quell’oggetto comincia molto prima. Ripercorrendone le tappe, abbiamo l’occasione di viaggiare a ritroso nel tempo in una Barcellona in continuo adattamento, ma sempre bella, passionale ed amante della cioccolata.

Questa è indubbiamente una storia di fantasia, ma presenta risvolti storici interessanti e Care Santos ci racconta tutto questo con una prosa molto scorrevole ed accattivante, regalandoci un racconto goloso e traboccante di passione, tenacia e vita, dolce ma non troppo, proprio come una buona cioccolata. Una buona lettura, quindi, adatta a questi primi pomeriggi freddi.

 

Opera recensita: “Tre tazze di cioccolata” di Care Santos

Editore: Salani, 2015

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Barcellona

Pagine: 468

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì.