simposio lettori copertina

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mercoledì 5 gennaio 2022

RECENSIONE: ANDRé ACIMAN - MARIANA

 

Sinossi:

        «Al buio non facevamo nulla di male. Al buio non sapevamo neppure chi fossimo. Tu mi parlavi, io ti parlavo, ma chissà cosa ci dicevamo, non aveva importanza, eravamo come sonnambuli, incolpevoli per quello che avevamo fatto nella più profonda oscurità della notte.»

Mariana, l'io narrante di questo romanzo, è una giovane della provincia americana appena arrivata in Italia per trascorrere alcuni mesi di studio all'accademia d'arte. La prima sera, al ricevimento di benvenuto, incontra Itamar. Fa il pittore, è bello e carismatico, ed è un seduttore impenitente. Sebbene consapevole che una relazione con un uomo del genere è destinata a finire male, Mariana non può fare a meno di innamorarsene. Immediatamente e perdutamente. Quando lui comincia a trattarla in modo ambiguo, sparendo e riapparendo all'improvviso, Mariana è disarmata. Per reazione a questo scostante atteggiamento, si cela dietro un'apparenza fredda e distaccata, fino a quando un incontro casuale con lui in pubblico la farà vacillare... André Aciman, cantore odierno dell'attrazione, si è ispirato a Lettere di una monaca portoghese, il libro-scandalo pubblicato sotto pseudonimo che per il realismo e l'audacia nel raccontare la passione amorosa, alla fine del XVII secolo segnò una vera svolta letteraria. Ci consegna così, riportandola all'oggi, la storia di un amore totale, un acuto romanzo psicologico contrassegnato da un eros spietato, inesorabile, che inganna e ferisce, ma a cui è impossibile resistere.

 

Commento:

Cosa dire su questo breve romanzo di André Aciman? Che è ambientato in Italia, ma potrebbe essere ambientato ovunque nel mondo, tanto poco conta l'ambientazione in queste pagine; che è scritto in prima persona, o meglio, nella forma di una lettera che Mariana, l'io narrante, scrive più a se stessa che al suo amante, per riordinare idee e reazioni e cristallizzare, se non affrontare, quello che è accaduto con Itamar. Che dire ancora? Che richiama, nell'idea di fondo, nell'ispirazione e nel nome della protagonista, un libro che fece scalpore secoli fa; ha un'ottima quarta di copertina, che invoglia alla lettura, ma che il romanzo in sé non mi ha suscitato alcuna emozione se non un crescente disagio dato dalla sensazione di non comprendere, man mano che scorrevano le pagine, dove volesse condurci l'autore, quale fosse il suo messaggio, quale il fine di questa missiva tanto accorata e delirante quanto inutile, in primis per la scrivente. Mi dispiace, ma non mi sento di consigliarlo, giacché non solo ritengo di non averne capito la ratio, ma penso che ci sia poco da capire in fin dei conti… non ho trovato particolari degni di nota nel registro linguistico o nella narrazione, non mi ha colpito per la trama o l'originalità di qualche dettaglio… non lo consiglio perché non trovo motivi per farlo.

 

Opera recensita: "Mariana" di André Aciman

Editore: Guanda, 2021

Traduttore: Valeria Bastia

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Italia

Pagine: 128

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

martedì 14 settembre 2021

RECENSIONE: JO NESBO - GELOSIA

Sinossi:

    Ossessione, desiderio, smania di vendetta. Jo Nesbø racconta il preciso istante in cui la passione prende il sopravvento. Storie di uomini feroci, di amanti privi di scrupoli, di destini implacabili. Nell'atmosfera ossessiva e perturbante del maestro del crime scandinavo.

«Il mio angelo nero della morte, la chiamavo. Scherzando dicevo che sarebbe stata la causa della mia morte violenta, che uno dei suoi ammiratori fanatici avrebbe provveduto a togliermi di mezzo. Ma nel mio intimo temevo di piú che un giorno si sarebbe innamorata di uno di quei corteggiatori importuni. Come ho appena detto, sono un uomo mediamente geloso.»

Ossessione, desiderio, smania di vendetta. Jo Nesbø racconta il preciso istante in cui la passione prende il sopravvento. Due fratelli gemelli coinvolti in un triangolo amoroso e un detective, specializzato in casi criminali che hanno la gelosia come movente, chiamato a sbrogliare la questione. Il profondo e improvviso legame tra due passeggeri su un volo per Londra che potrebbe essere l'inizio di una relazione o di qualcosa di molto piú sinistro. Uno scrittore di successo che si ritrova vittima dell'ossessione altrui e riesce a cavarsela grazie al suo talento nel raccontare. Una donna che approfitta della pandemia per vendicarsi di un crimine subito e, insieme, della vita. Storie di uomini feroci, di amanti privi di scrupoli, di destini implacabili. Nell'atmosfera ossessiva e perturbante del maestro del crime scandinavo.

 

Commento:

Per una quarta di copertina così appetitosa, da un autore noto e di cotanta esperienza, mi aspettavo che Gelosia – l'ultima opera di Jo Nesbo - fosse una raccolta di racconti intrigante, stimolante, che invogliasse alla lettura. Invece… invece le mie alte aspettative sono rimaste deluse. Sette racconti di ambientazioni e lunghezze diverse, che hanno in comune un tradimento, un'umiliazione, un cieco senso di rivalsa o meglio, di vendetta fine a se stessa. Gelosia becera, distruttiva, attuata con perversa soddisfazione e, nella maggior parte dei casi senz'alcuna lucidità… Non ho trovato nessuna tensione narrativa, nulla che inducesse a girare le pagine più in fretta, nessuna verve nel raccontare… nulla che suscitasse più di una tenue, distratta curiosità. Gelosia, dell'arcinoto giallista norvegese Jo Nesbo manca di originalità, di spina dorsale, di inventiva, di brivido, di tutto ciò che farebbe di un libro che si presume volesse essere giallo un buon libro giallo. E dispiace perché le occasioni di trovare racconti gialli che non sappiano di già letto cominciano a scarseggiare e se vengono a mancare anche gli autori-certezza, beh, la situazione non si prospetta rosea. Delusa, non mi sento di consigliare questo libro se non per mero passatempo fra una lettura e l'altra… spiacente.

 

Opera recensita: "Gelosia" di Jo Nesbo

Editore: Einaudi, 2021

Genere: raccolta di racconti

Pagine: 264

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

lunedì 9 agosto 2021

RECENSIONE: CATENA FIORELLO - CINQUE DONNE E UN ARANCINO

            Sinossi:

Ogni trasloco è una fine. O un inizio. Ma sempre e comunque un intreccio di emozioni. Lo sa bene Rosa, che dopo la morte del marito decide di lasciare Milano per tornare nella sua terra di origine, lo sperduto paesino siciliano di Monte Pepe. Qui si rende ben presto conto che le donne del luogo (perfino le più giovani!) sembrano rassegnate a un monotono tran-tran. Eppure ci deve essere un modo per ravvivare le giornate e risvegliare le ambizioni delle signore di Monte Pepe. Così, una mattina, si alza punzecchiata da un’idea: aprire una rosticceria che offra i migliori arancini della regione, in un ambiente ospitale che attiri turisti e buongustai. Forte del suo passato di cuoca, Rosa tenta di coinvolgere quattro amiche: Giuseppa, vedova con qualche anno in più, le gemelle Maria e Nunziatina, appassionate di cucina dell’antica tradizione, e la bellissima Sarina, giovane in cerca della sua vocazione. Ma fin da subito si scontreranno con una difficoltà insormontabile: il paese è troppo isolato fra le montagne e i clienti scarseggiano. In mezzo a questi guai, nuovi amori nascono, altri finiscono, e altri ancora stentano a farsi strada. E proprio quando le cinque amiche cominciano a darsi per vinte, il loro destino sarà stravolto dall’apparizione di una misteriosa donna che le trasporterà in un’incredibile avventura a New York. Già, perché la vita non è scritta soltanto dalle nostre intenzioni. Talvolta può accadere che il caso ci metta lo zampino, sorprendendoci con la sua generosità…

 

Commento:

Catena Fiorello è un'autrice che apprezzo. Mi piace il suo modo di scrivere, le storie che racconta, la sua sensibilità, le ambientazioni e i personaggi dei suoi romanzi, molto spesso luoghi del cuore e donne volitive e coraggiose. Tuttavia questo suo Cinque donne e un arancino non è riuscito a conquistarmi… sebbene sia scritto discretamente, l'idea della storia sia interessante e i messaggi siano pregevoli, la storia non mi ha appassionata ed i personaggi – le cinque donne protagoniste soprattutto – non mi hanno conquistata, non ho empatizzato con nessuna di loro. Il tutto mi è sembrato poco originale, alquanto insipido ed estremamente prevedibile… sarà che di romanzi "al femminile" ne ho letti tanti, ma questo non è riuscito a distinguersi in nulla. Mi dispiace, ma sebbene abbia dei pregi indiscutibili (l'ambientazione, la scrittura), non mi sento di consigliarne la lettura.

 

Opera recensita: "Cinque donne e un arancino" di Catena Fiorello

Editore: Giunti, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sicilia

Pagine: 336

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6.

  

lunedì 19 luglio 2021

RECENSIONE: ITALO CALVINO - SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE

Sinossi:

"L'impresa di cercare di scrivere romanzi 'apocrifi', cioè che immagino siano scritti da un autore che non sono io e che non esiste, l'ho portata fino in fondo nel mio libro 'Se una notte d'inverno un viaggiatore'. È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l'inizio di dieci romanzi d'autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro ... Più che d'identificarmi con l'autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d'identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d'un dato genere, più che il testo vero e proprio. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d'altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri." (Italo Calvino)

 

Commento:

Ok, mettiamo subito le cose in chiaro: so di dire un'eresia, ma a me questo romanzo non è piaciuto, anzi, per la verità mi ha proprio indispettito.

Come afferma egli stesso, in queste pagine Calvino ha voluto incarnare il punto di vista del lettore che, accingendosi a leggere un certo romanzo, si accorge che la sua edizione è difettosa, incompleta. Si reca, perciò in libreria dove incontra la lettrice, Ludmilla, che ha lo stesso problema. I due incappano, da qui in avanti, in una serie di romanzi incompleti (dieci per l'esattezza) dei quali ricercano la genesi, nei quali ravvisano collegamenti. E nel frattempo, parallelamente, anche il loro rapporto cresce.

Ora, mi rendo conto che scrivere un metaromanzo come questo sia complessissimo, mi rendo conto che l'idea di Calvino fosse originale ed ingegnosa, non c'è dubbio… tuttavia questo libro non mi ha coinvolta, non mi ha emozionata, mi è parso nulla più che un mero esercizio di stile (ottimo stile, certo, ma per me lo stile in un libro non è tutto). Mi rendo conto, peraltro, che ciò che dico è paradossale perché Calvino voleva rappresentare proprio questo, la frustrazione del lettore che, dapprima indispettito e poi sempre più coinvolto dalla vicenda dei libri incompleti, continua la sua ricerca e scopre che i libri esistono in presenza di altri libri ed in raffronto con essi… E tuttavia, pur riconoscendone l'intento, non riesco proprio a farmi piacere questo romanzo. So che non dovrei bocciarlo ed anzi dovrei esortarvi a leggerlo per farvi un'idea vostra – tanto più che si tratta di un romanzo importante e molto dibattuto – ma, davvero, è più forte di me… proprio non mi è piaciuto e non lo consiglio. Poi ognuno leggerà ciò che più gli aggrada.

 

Opera recensita: "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino

Editore: Mondadori, prima ed. 1979

Genere: letteratura italiana

Pagine: 264

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6 (ma solo perché è Calvino).

          

mercoledì 30 dicembre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - DONNE CHE NON PERDONANO

        Sinossi:

Una donna tradita dall'uomo per il quale ha rinunciato alla sua carriera. Una donna che vive al limite, sfruttata, abusata. Una donna che subisce violenza proprio dal marito che tanto ha amato. Tre donne che il destino unisce per un fine comune. I conti, alla fine, si pagano.
«È vero, stava per uccidere un uomo, ma avrebbe anche liberato una donna. La somma algebrica delle sue azioni sarebbe stata uguale a zero. E poi un'altra persona avrebbe liberato lei.»
Una trama perfetta. Camilla Läckberg è una fuoriclasse.

 

Commento:

Bah… davanti a questo libro non posso non esprimere perplessità: non è scritto male, la trama ha un suo senso, ma ciò che mi lascia perplessa è la deriva "estremista" che la Lackberg ha preso negli ultimi tre romanzi, a cominciare proprio da questo. È stato proprio Donne che non perdonano, nel 2018, a dare la stura al filone eccessivamente femminista della Lackberg, proseguito poi con i due libri della serie di Faje Adelheim. Donne sorelle, donne che si liberano a vicenda, donne che si vendicano, donne che uccidono, quasi in un occhio per occhio, dente per dente, quasi che l'unica strada per fermare la violenza e la prevaricazione sia altra violenza… è questo messaggio eccessivamente forte, spinto all'estremo fino a diventare grottesco, surreale, distruttivo che mi disturba. Per il resto il romanzo è, lo ripeto, tutto sommato credibile e godibile – tanto più che è molto breve – però decisamente non mi sento di consigliarlo.

 

Opera recensita: "Donne che non perdonano" di Camilla Lackberg

Editore: Einaudi, 2018

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia    

Pagine: 152

Prezzo: 14,50 €

Consigliato: no

Voto personale: 6,5.

  

martedì 14 luglio 2020

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - GLI ELETTI (COLTER SHAW 02)


Sinossi:
Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera - o meglio, l'intera esistenza - del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un'ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell'uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C'è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.

Commento:
Quando il tuo autore preferito sbaglia il colpo, pubblicando un libro che sarebbe stato meglio in un cassetto o nel cestino del computer e tu non puoi girarti dall'altra parte perché devi recensirlo, no, non sei felice. Se poi la defayance riguarda una serie, con un personaggio nebuloso, debole, inverosimile e dopo avergli dato fiducia, al secondo romanzo della serie capisci che non c'è speranza, beh, in quel caso non solo non sei felice, sei più che altro frustrata. Ecco con quale stato d'animo mi ritrovo seduta qui, in questo soffocante pomeriggio di luglio, a parlarvi de Gli eletti, il secondo romanzo della serie con protagonista il cacciatore di ricompense Colter Shaw, il temerario, survivalista, super intelligente, super osservatore, improbabilissimo Colter Shaw. Ci abbiamo provato, io ed altri recensori, a dargli fiducia quand'è uscito il primo capitolo, Il gioco del mai, ma già sentivamo che c'era qualcosa che non andava in Shaw: interessante, ma nebuloso, troppo vago il sostrato, troppo eterea la sua storia, troppo poco solida la base su cui si teneva in piedi… abbiamo sperato di saperne di più su di lui nel secondo romanzo, questo qui, ma purtroppo le informazioni che Deaver ha aggiunto sono scarse, poco concrete, sembrerebbe che le abbia inserite per fornirsi un aggancio facile alla prossima storia… ma non aggiungono nulla all'impianto narrativo del personaggio, non aggiungono solidità e concretezza ad un Colter Shaw che più che un uomo in carne e ossa sembra un ibrido, un'idea, un personaggio costruito su misura per questa serie. Se poi aggiungiamo che la trama del thriller in sé è alquanto prevedibile e che il tema affrontato, quello delle sette, è tutt'altro che innovativo… ahi… non ci siamo, e poco importa che la forma sia buona, che la lettura scorra, che tutto sommato la costruzione sia interessante. Se questo thriller l'avesse scritto un esordiente, un autore agli inizi, forse l'avrei incoraggiato, l'avrei consigliato, ma non se l'ha scritto uno che ha fatto decisamente di meglio, non se l'ha scritto uno come Deaver che, non per niente, è diventato il mio scrittore preferito in assoluto. Quindi, continuerò a leggere i prossimi romanzi della serie di Shaw perché non esiste che io non legga qualcosa che Deaver ha pubblicato, ma per ora, per me è no.

Opera recensita: "Gli eletti" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2020
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 496
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.


mercoledì 8 luglio 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - ALI D'ARGENTO


Sinossi:
Grazie a un piano raffinato e crudele, Faye si è lasciata alle spalle il tradimento e le umiliazioni inflitte dall'ormai ex marito Jack e sembra aver ripreso in mano le redini della propria esistenza: è una donna autonoma, si è rifatta una vita all'estero, Jack è in prigione e la società da lei fondata, la Revenge, va a gonfie vele. Ma nuove sfide potrebbero incrinare la sua serenità così faticosamente conquistata. Sull'azienda e sul lancio del marchio Revenge negli Stati Uniti pesa una grave minaccia, tanto che Faye è costretta a rientrare a Stoccolma. Non può e non vuole rischiare di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato. Questa volta, però, la determinazione non basta, e per risorgere dalle ceneri e riprendere il controllo della situazione ci vuole un piano ancora più diabolico. Così, con l'aiuto di un gruppo sceltissimo di donne, Faye torna a combattere per difendere ciò che è suo, e per proteggere se stessa e i propri cari.

Commento:
Eh no, mi dispiace, ma stavolta la cara Camilla ha esagerato… questo libro, mio malgrado, non mi sento di consigliarlo, lo metto in chiaro subito così posso spiegare con calma perché.
Ali d'argento è il secondo libro della serie che vede come protagonista la bella, affascinante, intelligente, passionale, enigmatica, tenace Faye Adelheim che avevamo già conosciuto in La gabbia dorata, uscito per Marsilio l'anno scorso. Se quest'ultimo, sebbene a tratti molto estremo, mi era sembrato tutto sommato credibile e mi era piaciuto, in Ali d'argento la Lackberg esagera rendendo il tutto quasi grottesco, irrealistico, non più credibile e, peraltro, estremamente prevedibile. Ed è un vero peccato perché quanto alla struttura il libro è decisamente ben scritto, piacevole, godibile nonostante la crudezza di alcune scene… in più l'autrice non aggiunge molti nuovi personaggi approfondendone alcuni già presenti ne La gabbia dorata e permettendoci di familiarizzare con loro; inoltre conosciamo meglio il passato della protagonista, ciò che ha dovuto subire e fare quand'era una ragazzina, il che ci porta a comprenderla meglio. Peccato, ripeto, per i contenuti che, davvero, impediscono di considerare realistico questo noir e quindi, per quanto mi riguarda, di consigliarlo. Mi sbilancerò, la storia di Faye e di tutte le donne come lei andava raccontata, ma io mi sarei fermata a un solo libro… questo secondo mi sembra tirato per i capelli… non bisogna creare per forza una serie da qualunque romanzo… o no?
Comunque, la mia valutazione non è del tutto negativa… l'impianto narrativo, alcune suggestioni, lo stile, la prosa, fanno di Ali d'argento un libro comunque gradevole e piacevole da leggere… a patto, però, di non volersi soffermare su molte scelte della trama.

Opera recensita: "Ali d'argento" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2020
Genere: noir
Ambientazione: Svezia
Pagine: 416
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.


mercoledì 29 aprile 2020

RECENSIONE: DIMA WANNOUS - QUELLI CHE HANNO PAURA


Sinossi:
Damasco. Suleyma e Nessim si incontrano nella sala d’aspetto dello psicologo Camille, e si innamorano. Quando nel 2011 le loro strade si dividono, Suleyma rimane a Damasco con la madre, in attesa di avere notizie del fratello, Fu’ad, fatto sparire dal regime. Nessim, medico e scrittore, emigra, insieme al padre paralizzato e demente, in Germania: madre e sorella sono morte sotto i bombardamenti di Homs. Separati dalla polvere della violenza e dal rumore del mondo, Suleyma e Nessim continuano a sentirsi, legati dal proverbiale filo di un telefono. Suleyma riceve le bozze del nuovo romanzo di Nessim e un dato è assolutamente trasparente: la sua protagonista le somiglia in maniera impressionante – ha trent’anni, è stata o forse è ancora paziente di Camille e, soprattutto, è dominata da una forma di paura strisciante, che la induce a trasferirsi a Beirut. Suleyma, che ha le chiavi dell’appartamento di Nessim, fa alcune sconcertanti scoperte. Prima trova il necrologio che il compagno aveva scritto per lei e altri suoi cari, anche se erano ancora tutti vivi; poi trova le fotografie di altre donne. Come può continuare ad amare Nessim? Non lo ha forse solo idealizzato? Suleyma va più in là e riesce a identificare, complice la segretaria di Camille, la possibile protagonista del manoscritto: si chiama Salma e vive a Beirut. Decide di andare a trovarla quasi fosse un incontro con se stessa: e infatti, all’appuntamento, ritrova in lei la sua stessa ansia, la sua stessa paura. A quel punto potrebbe fuggire, e invece decide di tornare a Damasco dalla madre. Si riconsegna, così, consapevolmente, alla paura che è anche la paura di tutta la sua generazione e, di fatto, le appartiene e la tiene viva.

Commento:
Questo libro affronta, fondamentalmente, due temi: la guerra e la paura e le rispettive incidenze nella vita delle persone, nei comportamenti, nelle relazioni umane; affronta, poi, il caso specifico in cui paura e guerra si intreccino, si incontrino, si compenetrino nell'animo della stessa persona. Inutile dire che il cockteil che ne viene fuori ha effetti devastanti. È il caso di due persone, un uomo e una donna, che si incontrano per caso nello studio di uno psicologo, si frequentano, cominciano una relazione duratura. Passo dopo passo, però, pezzo dopo pezzo, lei scopre alcune cose che non tornano su di lui, incongruenze, stranezze, sempre di più, sempre di più, finché giunge alla conclusione di amare un uomo che in realtà ha idealizzato, un uomo che non conosce, che forse non esiste. Il tutto è raccontato, in un mix confuso e inorganico, insieme a racconti d'infanzia, rapporti familiari, piccoli e grandi scossoni che hanno portato la protagonista nello stato psichico in cui è ora. Scrivo "in un mix confuso e inorganico" perché in realtà si capisce che il racconto vorrebbe seguire un piano parallelo, una narrazione a suo modo lineare e organizzata, ma purtroppo – a mio parere – non ci riesce. Il tutto, così finisce per confondersi e confondere. È proprio questa confusione continua e prolungata che non mi ha fatto apprezzare questo libro: ho letto svariati libri con argomento la paura o la psicosi e svariati altri a tema Guerra… pochi, però, mi avevano lasciata così spaesata e insoddisfatta. Purtroppo non mi sento di consigliare questo libro, non mi è piaciuto e non mi ha lasciato nulla… penso che, se l'idea di fondo avrebbe anche potuto essere apprezzabile, la realizzazione non lo è, almeno secondo me, e lo stile non regge la storia. Spiacente, ma per me è un no.

Opera recensita: "Quelli che hanno paura" di Dima Wannous
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Siria-Libano
Pagine: 221
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5,5.


domenica 8 dicembre 2019

RECENSIONE: DANIELE DEL GIUDICE - ORIZZONTE MOBILE


Sinossi:
Mentre narra la propria spedizione antartica, Daniele Del Giudice ripercorre i taccuini di quelle coraggiose spedizioni altrimenti sconosciute ai più, con naufragi, navi imprigionate mesi e mesi tra i ghiacci, equipaggi indomiti, marinai sull'orlo della disperazione o annientati dalla follia: sono gli ultimi veri racconti d'avventura, che hanno fissato il mito e la memoria di questa Terra Incognita. Con un lavoro di intarsio, al confine tra vita e letteratura, l'autore ricostruisce una "iperspedizione" che collega fra loro episodi di viaggi storicamente realizzati, ripercorrendoli sui sentieri del mondo e su quelli della scrittura. Giocando sulla diversità delle prospettive e delle voci, ci offre un "orizzonte mobile" nello spazio e nel tempo ma stabile e duraturo nei sentimenti che suscita. Un viaggio fuori dal tempo, dentro un paesaggio ipnotico e indifferente all'uomo, di sublime bellezza: dal giallo ocra delle pampas ai ghiacciai che colano in acqua, tra cime rocciose, nevi eterne e precipizi. Davanti agli occhi, un orizzonte di ghiaccio e luce, sempre sfuggevole. Sono luoghi, storie, giorni, anni, ere geologiche che resistono alla prospettiva lineare del semplice raccontare. Una millenaria geometria naturale che ogni cosa stratifica, ogni memoria cristallizza. Un mondo simultaneo di cui questo libro è il canto.

Commento:
Questo è il primo libro che leggo di Daniele Del Giudice, autore molto stimato ed osannato dalla critica. Ovvio che, avendo letto solo questo libro, non esprimerò giudizi sull'autore, però posso dire che Orizzonte mobile a me proprio non è piaciuto. Ho fatto veramente fatica a finirlo: una serie di narrazioni di viaggi – alcune dell'autore e altre precedenti, che non coinvolgono né emozionano. Nonostante la proprietà di linguaggio e l'evidente padronanza stilistica, davvero non mi era mai capitato di restare mortificata dal modo in cui un autore ha (mal)trattato quanto descritto: paesaggi che avrebbero dovuto mozzare il fiato per la loro bellezza, esperienze potenzialmente da brivido che non hanno destato in me alcuna emozione. Parole belle, ma fredde; frasi eleganti, ma grige e impersonali. Stando a quello che ho letto qui, Del Giudice sa scrivere, indubbiamente… però allora le cose sono due: o questa ciambella non gli è riuscita col buco o io e lui proprio non concordiamo sul concetto di emozione. Mi riservo di esprimere un giudizio più consono dopo la lettura di qualcos'altro di suo. Devo dire, infatti, che ex post, a fine lettura, sono andata a curiosare sul web tra le recensioni a questo libro, tanto per capire se fossi solo io a non essere sulla stessa lunghezza d'onda dell'autore. Ho dedotto che questo specifico libro ha deluso molti, anche tra chi Del Giudice lo conosce e lo apprezza. Quindi… che abbia sbagliato la scelta del primo libro? Di sicuro io, però, questo non lo consiglio. Spiacente.


Opera recensita: "Orizzonte mobile" di Daniele Del Giudice
Editore: Einaudi, 2009
Genere: narrativa di viaggio
Ambientazione: Antartide
Pagine: 140
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: no
Voto personale: 4.

mercoledì 30 ottobre 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING, JOE HILL - NELL'ERBA ALTA


Sinossi:
Un parcheggio abbandonato: esiste posto migliore dove ambientare una storia horror?
Due fratelli accostano al ciglio di una strada dopo aver sentito il pianto di un bambino che chiede aiuto, e si addentrano nell'erba alta. Pochi minuti e perdono il senso dell'orientamento, mentre la vegetazione s'infittisce sempre di più. Ben presto si trovano separati l'uno dall'altro, angosciati dal pianto sempre più disperato del bambino. Quel che segue è terrore puro.
Un racconto perfetto come Miglio 81, scritto a quattro mani con Joe Hill.

Commento:
Nell'erba alta è un racconto pubblicato in Italia nel 2013 da Sperling & Kupfer dal quale recentemente è stato tratto un film Netflix. Ho visto il film, non sono riuscita a capire il messaggio (che in King è sempre presente e importante) così ho letto il racconto... pessimo, davvero pessimo... e non ho trovato alcun messaggio recondito. Quando la finirà King di fare pubblicità associando il suo nome a chi non è degno di stargli neanche a due metri? Ok, l'altro scrittore è suo figlio, ma la differenza è abissale! No, per me questo non è un racconto da consigliare... c'è di meglio da leggere.

Opera recensita: "Nell'erba alta" di Joe Hill e Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, 2013
Genere: racconto
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 49
Prezzo: 4,99 € (ebook)
Consigliato: no
Voto personale: 4.


giovedì 26 settembre 2019

RECENSIONE: FRANK GARDNER - CRISIS


Sinossi:
Luke Carlton è un ex marine delle forze armate britanniche ora sotto contratto con l’MI6, dove porta a termine missioni ad alto rischio. Inviato nella giungla colombiana per indagare sull’omicidio di un ufficiale dei servizi segreti britannici, Luke si ritrova in breve tempo avvolto nelle spire di un complotto di terrificanti dimensioni internazionali. Qualcuno gli sta dando la caccia. Catturato e sottoposto a orribili torture, Luke riesce fortunosamente a fuggire dalla morsa di uno dei più potenti e spietati cartelli della droga del Sudamerica e dal suo leader assetato di vendetta. Stremato dalla prigionia, deve raccogliere tutte le proprie forze per prevenire un disastro senza precedenti. Il bersaglio è nientemeno che Londra, l’arma sembra fra le più diaboliche mai concepite e il piano che si va scoprendo appare tanto ingegnoso da indurre alla resa... Ma la corsa contro il tempo è appena iniziata e Luke non può sottrarsi.
In questo romanzo, che segna il suo esordio nella narrativa, Frank Gardner mette a frutto la lunga esperienza di inviato di guerra e di esperto di sicurezza internazionale. Combinando le conoscenze da insider, la tecnologia più avanzata e un senso della suspense non comune, dà linfa a un thriller rapido, denso di azione, cinematografico e terribilmente attuale.

Commento:
Quasi quasi mi dispiace per questo povero thriller capitato sul mio iPad proprio mentre sono alle prese con la trilogia di Art Keller di Don Winslow: purtroppo l'argomento è lo stesso è non posso non fare paragoni. Il paragone, in questo caso è impietoso e va tutto a danno di Gardner: Crisis, il libro di cui parliamo, è una spy story ambientata tra la Colombia e l'Inghilterra. Luke Carlton, Marine in servizio all'MI6 – cellula dei servizi segreti britannici – deve scoprire cos'è accaduto nella giungla colombiana, perché un altro agente dei servizi è stato ucciso, su cosa indagava e qual è la misteriosa arma in viaggio verso il Regno Unito. Per farlo rischierà di farsi uccidere da uno dei più pericolosi cartelli della droga, Los Inocentes, capeggiati da El Pobrecito, uno stereotipato capo sanguinario, crudele, grasso, viziato, incapace di far nulla senza i suoi luogotenenti. Intanto l'Inghilterra è sempre più in pericolo. Ok, trama avvincente – direte voi – almeno sulla carta. Sì, peccato che il tutto venga sviluppato con una prevedibilità abbastanza sconcertante: non c'è stato un momento, durante la lettura, in cui sia rimasta sorpresa in positivo per una scelta, un'evoluzione della trama, una caratteristica innovativa dei personaggi… tutto va, immancabilmente, secondo copione. E chi ama questo genere di storie sa che questo non è mai, assolutamente, un bene: chi legge spy stories, thriller d'azione, thriller in generale, ama farsi scioccare, restare colpito dalla storia, ama sentire scorrere fiumi di adrenalina nelle vene… di sicuro non vuole leggersi più di cinquecento pagine sapendo già cosa succederà!
A peggiorare il quadro già non proprio positivo ci sono altri due-tre aspetti dubbi: in primis una lentezza atavica che l'autore – dopo essersi perso tra luoghi comuni e scelte narrative che finiscono nel nulla - riesce a scrollarsi solo nell'ultima parte di romanzo (e vorrei ben vedere); poi, è chiaro, a furia di girare la chiave e premere l'acceleratore il motore si accende, l'azione alla fine decolla… però che fatica! Altro aspetto da analizzare è una scarsa caratterizzazione dei personaggi… Avete presente quando ad una cena si dice "Assaggio poco di tutto" e poi si finisce per non aver mangiato nulla o quantomeno a non essersi saziati? Ecco, più o meno questa è la sensazione che ho provato pensando ai personaggi di questo libro, il protagonista in testa: sappiamo poco di tutti, ma niente, realmente, di nessuno.
Altro particolare degno di nota: l'autore non è un novellino, non è uno che si è improvvisato scrittore ieri ed oggi ha pubblicato una spy story. E' un inviato di guerra nonché esperto di sicurezza nazionale, quindi l'argomento lo conosce bene, dall'interno… E dunque, cos'è successo qui? Personalmente non saprei, ma di sicuro so che semmai dovesse esserci un secondo volume, semmai questa dovesse diventare una serie, io non leggerei oltre. E ripeto, mi dispiace, perché c'erano buone premesse, il libro in sé non è brutto, è forse un po' troppo prevedibile… non lo boccerò completamente, perché in fondo si fa leggere, ma non me la sento di consigliarlo.

Opera recensita: "Crisis" di Frank Gardner
Editore: Longanesi, 2019
Genere: thriller, spy story
Ambientazione: Colombia-Inghilterra
Pagine: 544
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.

sabato 3 agosto 2019

RECENSIONE: WILLIAM FAULKNER - L'URLO E IL FURORE


Sinossi:
Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.

Commento:
Enigmatico, confuso, delirante, a tratti convulso. Questo libro è quanto di più frammentario io abbia letto, sia sul piano temporale che della narrazione. E' la storia delle disavventure dei Compson, una famiglia bianca del Sud degli Stati Uniti ora in rovina, e della loro servitù. Si tratta di un romanzo corale, giacché la narrazione è affidata a quattro personaggi diversi, il che non fa che aumentare ancora la frammentazione, semmai ce ne fosse bisogno.
Il tema principale vuole essere la profonda differenza tra bianchi e neri in quel particolare periodo storico ed in quella specifica zona degli Stati Uniti… ma, sinceramente, darei un premio a chiunque sia riuscito ad individuarne pienamente i termini. So che mi attirerò le ire di molti, che darò l'impressione di faciloneria, che Faulkner è un autore da Nobel, molto amato e di valore, ma a me questo romanzo proprio non è andato giù. Non è il primo che leggo di Faulkner – l'anno scorso avevo letto Luce d'agosto sul quale avevo espresso considerazioni nettamente diverse – quindi non credo di avere un problema con l'autore… ciò che più mi ha disturbato nella lettura è stato proprio l'uso voluto e smodato di dialoghi fatti di frasi brevi e ripetute ed alternati a lunghi flussi di coscienza il cui legame col testo precedente era alquanto sfuggente, per usare un eufemismo. Mi dispiace, ma non mi sento di consigliare questo libro: certamente avrà grande valore, ma, molto francamente, non credo che la bravura di un autore stia nel rendere il suo testo il più impenetrabile possibile e nel trattare un tema così importante senza farsi capire. Sia chiaro, comunque, che questa è la mia opinione personale da lettrice e che non ho alcuna competenza nel giudicare un'opera letteraria, specie se firmata da un autore così importante.

Opera recensita: "L'urlo e il furore" di William Faulkner
Editore: Einaudi, prima ed. 1929
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 326
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5.


mercoledì 10 aprile 2019

RECENSIONE: STEPHEN E OWEN KING - SLEEPING BEAUTIES


Sinossi:
Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. È a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all’avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l’arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un’inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle. Anonymous Content (casa di produzione di True Detective e Mr. Robot in TV e di Revenant e Spotlight al cinema) si è assicurata i diritti di Sleeping Beauties, per farne una serie con la collaborazione di Stephen e Owen King.

Commento:
E' difficile descrivere questo romanzo, spacciato per "favola nera", "ritorno in grande stile", "romanzo epico" eccetera, eccetera. E' difficile descriverlo perché, a fine lettura, le emozioni – nessuna delle quali positiva – sono tante: c'è la delusione per un libro che non sarebbe completamente da buttare, ma che avrebbe potuto essere molto, ma molto migliore; c'è la disillusione e anche un filo di sdegno per la lampante operazione di marketing che vede Stephen King associare il suo nome a quello del figlio Owen che non conoscevo prima di oggi, ma che evidentemente ha bisogno di pubblicità; c'è, però, soprattutto una potentissima, svilente noia. Ok, non tutte le ciambelle riescono col buco, anche se ti chiami Stephen King, però se una storia risulta appena accettabile dal punto di vista stilistico e per il resto è banale, prevedibile e noiosa, su 652 pagine queste sensazioni si spalmano meglio, si avvertono di più, la lunghezza fa da cassa di risonanza. Così un buco nell'acqua travestito da caso editoriale – che se fosse stato più breve si sarebbe potuto considerare un passabile incidente di percorso - diventa un libro da non consigliare assolutamente, né ai neofiti del Re, né ai suoi affezionati come la sottoscritta. Troppi personaggi, una lentezza esasperante, una trama sfruttata male e resa troppo poco inverosimile e priva di mordente, troppe troppe pagine… allungare il brodo a volte non serve, anzi è controproducente. Sarebbe potuto essere un buon libro, avrebbe potuto fornire molti spunti sul femminismo e sull'eterna diatriba uomo/donna, ma il tutto è affogato in una storia davvero mal gestita. Mi dispiace molto, ma stavolta King (Stephen) ha toppato… e non mi è venuta voglia di leggere il figlio.

Opera recensita: "Sleeping beauties" di Stephen e Owen King
Editore: Sperling & Kupfer, 2017
Genere: horror, fantascienza
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 652
Prezzo: 21,90 €
Consigliato: no.
Voto personale: 5.


domenica 20 gennaio 2019

RECENSIONE: DANYA KUKAFKA - GIRL IN SNOW


Sinossi:
Un parco giochi qualsiasi in una cittadina qualsiasi. La neve è caduta avvolgendo tutto in un silenzio ovattato: le case, le strade, i giochi, il corpo senza vita di Lucinda Hayes. Le indagini a Broomsville rivoltano pietre: sotto la superficie immacolata di una piccola comunità si nasconde un brulicare di segreti e bugie destinati a venire alla luce. Per Cameron, sensibile e bizzarro, Lucinda era la luce del sole. Per Jade era la ragazza perfetta che, forse suo malgrado, le aveva portato via tutto. Per Russ è un penoso caso da risolvere al più presto. Ma Russ è legato a Cameron, e questo non fa che offuscare il suo giudizio. Ciascuno ha le sue ragioni per voler scoprire la verità. Che non può essere una sola.

Commento:
Ecco qui un libro che potenzialmente avrebbe potuto essere un buon thriller corale, ma che ne è un pallido, goffo tentativo: per intenderci, l'idea di base era buona (la vicenda viene raccontata dal punto di vista dei vari protagonisti in un'alternanza ciclica), ma la finalizzazione lo è meno. Lucinda, la classica ragazza perfetta, acclamata, odiata, invidiata, amata, viene ritrovata morta nel parco vicino alla scuola. Il racconto si snoda tra le incerte indagini della polizia - che balbetta fra ricordi del passato e presente tutt'altro che roseo – e i compagni di scuola della ragazza morta, le amiche, i corteggiatori e chi, pur amandola d'un amore profondo e morboso, deve solo accontentarsi di osservarla. Gli elementi per un buon thriller ci sarebbero, ma manca quasi totalmente la tensione narrativa: possibile che su oltre trecento pagine non mi sia mai, mai venuta la voglia di capire chi è l'assassino di Lucinda? Possibile che anche quando il colpevole è stato scoperto io non abbia provato altro che un tenue stupore? Possibile che l'unica cosa degna di un minimo interesse era il racconto di Jade, disadattata e sola? Questo thriller manca di nervo, è lento, piatto, monocorde nonostante le tante voci dei personaggi… no, mi dispiace, ma non lo consiglio.


Opera recensita: "Girl in snow" di Danya Kukafka
Editore: Bompiani, 2017
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 336
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5.


martedì 30 ottobre 2018

RECENSIONE: MICHEL FABER - IL PETALO CREMISI E IL BIANCO


Sinossi:
Londra 1875. Dall'esile candela della sua stanza nel bordello della terribile Mrs Castaway, Sugar, una prostituta di diciannove anni, la più desiderata in città, cerca la via per sottrarre il proprio corpo e l'anima al fango delle strade. Dai vicoli luridi e malfamati Michel Faber ci guida, seguendo la scalata di Sugar, fino allo splendore delle classi alte della società vittoriana, dove violiamo l'intimità di personaggi terribili e fragili, comunque indimenticabili. Come Rackam, il giovane erede di una grande fortuna che diverrà l'amante di Sugar, e sua moglie, l'angelica e infelice Agnes.

Commento:
Questo voluminoso romanzo avrebbe, a parer mio, il potenziale per essere stupendo – e si vede che l'autore ce l'ha messa tutta per far sì che lo fosse – ma purtroppo non lo è neanche lontanamente… E' il classico esempio di libro che potrebbe essere tante cose nelle intenzioni, ma patisce una realizzazione lacunosa e comunque al di sotto delle aspettative. Premetto che, con tutti i suoi difetti di realizzazione, mi sono mio malgrado affezionata a Sugar, la protagonista femminile di questo romanzo, tuttavia le cose che non mi sono piaciute sono troppe per consigliarne la lettura. Ma partiamo dal principio: "iIl petalo cremisi e il bianco" è un romanzo pubblicato da Michel Faber nel 2003, ma ambientato nella Londra vittoriana del 1875-1876. In un emblematico viaggio l'autore ci guida dai vicoli più malfamati di Londra alla ristretta cerchia dell'Elite inglese, e lo fa seguendo la storia di Sugar, una prostituta diciannovenne assolutamente sui generis: è stata avviata alla professione costretta dalla madre e da quel momento è diventata tanto depravata quanto colta arrivando ad essere la più desiderata e richiesta. A lei si affida il frustrato e confuso William Rackam, ex rampollo della Londra-bene, con una moglie troppo persa nei suoi deliri metafisici e un futuro da industriale in fieri, ma senza la minima voglia di immergervisi. Sarà proprio la voglia di potersi permettere il lusso dei servigi di Sugar che lo spingerà a prendere in mano l'azienda del padre a lui destinata e a diventare finalmente un ricco capitano d'impresa. E Sugar, dal canto suo, gli diventa – e fa di tutto per esserlo – sempre più indispensabile… gli si avvicina tanto da entrare nella sua stessa famiglia.
Ecco, con queste premesse voi direte:"Caspita, che romanzo interessante!" e avreste anche ragione, se non fosse che, a dispetto delle lunghe e particolareggiate descrizioni dei luoghi, delle persone e dei loro comportamenti, ci sono veri e propri buchi narrativi, scene lasciate a se stesse, dettagli trascurati o non svelati che, man mano che le pagine scorrono, fanno crescere la perplessità. In fin dei conti, ci si trova a fine libro con una trama esile e non troppo originale, un fastello di descrizioni (alcune anche superflue) che non portano a molto, un finale del tutto deludente… perché dunque sobbarcarsi quasi mille pagine di lettura? Avrebbe potuto essere un romanzo dell'Ottocento, ma non ne ha lo spirito essendo stato scritto due secoli dopo… pazienza, se almeno fosse stato un romanzo d'amore o un romanzo erotico – come pure forse aspirerebbe ad essere – degno di questo nome… il risultato è un libro senza infamia e senza lode, la cui presunta gradevolezza finisce per risultare vana a fronte della conclusione. Per tutti questi motivi, a malincuore, non posso consigliare questa lettura… e, fidatevi, me ne dispiaccio.


Opera recensita: "Il petalo cremisi e il bianco" di Michel Faber
Editore: Einaudi, 2003
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Londra, 1875
Pagine: 985
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5,5


giovedì 6 settembre 2018

RECENSIONE: ALICE MUNRO - LA VITA DELLE RAGAZZE E DELLE DONNE


Sinossi:
La vita delle ragazze e delle donne , pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971, è l'unica incursione di Alice Munro nella forma-romanzo, seppure declinata secondo il metodo e lo stile inconfondibile dell'autrice. In principio Del ha nove anni, l'età delle curiosità complesse di un bambino che anticipa la propria pubertà. Sono gli anni Quaranta: da qualche parte è in corso una guerra i cui echi contaminano anche l'egloga rude di un Ontario lontanissimo dal precipizio della Storia. Quali e quanti sono i riti di passaggio dall'infanzia alla giovinezza, dall'inesperienza all'ingresso nel solco della vita? Non esiste un'età edenica per le ragazze e le donne di Alice Munro: la bambina Del fiuta il pericolo senza saperlo nominare; l'adolescente Del gioca con il sacro animata dal desiderio di contraddire la laicità di sua madre e dallo zelo di un sentimento acerbo e acceso come ogni primo amore. Del rifiuta e insieme difende le stravaganze della madre che illuministicamente si ostina a vendere enciclopedie nel medioevo fanatico di religione di una campagna inospitale. Ha nostalgia di Dio, ma registra il Suo eterno scacco nella vita degli uomini e degli animali. A quattordici anni Del è attratta dai languidi misteri del sesso fantasticato, conosce l'agrodolce di una complicità tradita con l'amica Naomi, e nel fervore con cui anno dopo anno un'insegnante si dedica ad allestire la recita della scuola, intuisce il seme tragico di una vita senza sbocchi. Poco dopo Del è pronta per un privato rito di iniziazione sessuale, come la Gerty MacDowell di James Joyce, una Nausicaa corrotta dal desiderio di sapere, vedere, piacere. L'Eden che non c'è mai stato è ora comunque inesorabilmente alle spalle; è tempo di battesimi, di vere e proprie deliberate rinascite. Del ha diciassette anni e già intravede anche il concludersi dell'adolescenza. Sperimenta la perdita e l'amore; si tuffa nel delirio di una relazione senza ossigeno. E infine accetta per sé la necessità della scrittura e si congeda con la promessa di un'integrità scintillante che rimanda i lettori al dono di storie radiose, credibili, sublimi.

Commento:
Pallido, smorto, sciapito… se dovessi descrivere questo romanzo userei questi aggettivi. Vi si raccontano le vicende e i turbamenti di una ragazza, Del, che passa dall'infanzia alla pubertà, all'adolescenza, all'età adulta e deve confrontarsi con la volontà di staccarsi dal modello offerto dai genitori, con i dubbi sulla fede, con la curiosità del sesso.
Un libro che, sebbene tratti un argomento a me caro qual è la condizione femminile e sebbene sia ben scritto, con uno stile tutto sommato inconsueto ed originale, non mi ha lasciato assolutamente nulla. Ho concluso la lettura senza scossoni né entusiasmi; non è assolutamente brutto, ma, per citare Dante, senza infamia e senza lode, perciò non mi sento di consigliarlo. Unica figura appena interessante eppure, a mio parere, incompiuta è la madre di Del, una donna non convenzionale, dura, combattiva, della quale però abbiamo solo un ritratto parziale. Tutto, in questo romanzo, mi dà l'idea di incompiuto, slegato, non omogeneo… perciò mi dispiace, ma non incontra il mio gusto.


Opera recensita: "La vita delle ragazze e delle donne" di Alice Munro
Editore: Einaudi, 1971-2018
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Kanada
Pagine: 293
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5.


martedì 5 giugno 2018

RECENSIONE: WULF DORN - GLI EREDI


Sinossi:

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale,

Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio.

Però i due esperti del lato oscuro della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente

su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuto dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader,

trentadue anni, capelli biondi; nell’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità.

Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da non riuscire

quasi a smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi

e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il

collega: qualcosa di terribile, che supera ogni sua aspettativa. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo

qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

 

Commento

Wulf Dorn è uno dei miei autori di thriller preferiti, in particolare Wulf scrive thriller psicologici spesso davvero inquietanti e con un alto grado di fattori inspiegabili al loro interno. Il pregio dei suoi libri, però, è sempre stato che alla fine, per quanto assurda, la spiegazione c’era sempre e di solito lasciava spiazzati ma rendeva la storia plausibile. Beh, in questo suo ultimo libro, purtroppo, la spiegazione non è all’altezza dell’assurdità della trama.

Intendiamoci, se questo libro fosse stato etichettato come fantascientifico, non avrebbe brillato per originalità, ma forse sarebbe stato bellissimo, ma un thriller, per quanto parli di psicosi e disturbi della mente, non può discostarsi tanto dalla realtà. E’ vero, e lo stesso Dorn ce lo dice nella prefazione, che lo spunto viene dalla realtà e che molti dei fatti narrati negli intermezzi sono tratti da fatti realmente accaduti nel 2016… ed anche il messaggio di fondo, il fatto che i bambini vanno rispettati e che troppo spesso sono vittime di soprusi inaccettabili, non basta a far reggere la trama, almeno a mio parere.

Mi dispiace, ma secondo me purtroppo Wulf Dorn stavolta è inciampato in qualcosa di troppo poco realistico per poter risultare credibile… no, non lo consiglio.

 

 

Opera recensita: “Gli eredi” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Germania

Pagine: 324

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: no

Voto personale: 6,5.

 

venerdì 1 giugno 2018

RECENSIONE: ARUNDHATI ROY - IL DIO DELLE PICCOLE COSE


Sinossi:

"Il dio delle piccole cose" narra la vicenda di una donna che lascia il marito violento e torna a casa con i suoi due bambini, i gemelli Estha e Rahel,

maschio e femmina. Ma nell'India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come Ammu si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta;

a maggior ragione se commette l'errore imperdonabile di innamorarsi di un paria. Non è dunque una vita facile quella toccata ai due gemelli, legati nel

profondo da "un'unica anima siamese". Attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale

dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.

 

Commento:

Non è la prima volta, purtroppo, che un libro da molti definito “capolavoro” poi finisce per non piacermi. E’ il caso di “Il Dio delle piccole cose”, primo, famosissimo libro di Arundhati Roy, ambientato nell’India degli anni 60. In realtà i presupposti perché apprezzassi questo libro c’erano: c’è la cultura e la società indiana con tutte le sue contraddizioni, c’è l’ambientazione che di per sé è un’esperienza multisensoriale da fare, c’è la storia d’amore con differenza di classe, c’è anche un po’ di mistero.

Eppure, ciò che mi ha reso davvero indigesta questa lettura è stato, probabilmente, lo stile in cui è stata scritta: ho trovato il romanzo estremamente confuso, con una trama forse volutamente frammentata, difficile da seguire e da ricostruire, anche per via dei frequentissimi salti temporali spesso privi di alcuna indicazione per orientarsi. Risultato: ho fatto molta fatica per tre quarti del libro. Salverei, probabilmente, il finale, che però non basta per farmi consigliare questa lettura, neanche con il beneficio del dubbio.

Probabilmente è un mio limite personale, ma a me piacciono i libri con una trama visibile, magari con flash-back e salti temporali, ma comunque devo poter seguire la storia. Quindi, in questo caso, a malincuore non consiglio questo libro sul quale pure avevo buone aspettative. Peccato.

 

Opera recensita: “Il Dio delle piccole cose” di Arundhati Roy

Editore: Guanda, 1997

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: India

Pagine: 360

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

mercoledì 16 maggio 2018

RECENSIONE: NATALIA GINZBURG - LESSICO FAMIGLIARE


Sinossi:

Premio Strega 1963. "Lessico famigliare" è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave

di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino

tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni

gergali. Scrive la Ginzburg: "Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando

c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle

frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire 'Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna' o 'De cosa

spussa l'acido cloridrico', per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi,

a quelle parole". In appendice la Cronistoria di "Lessico famigliare" a cura di Domenico Scarpa e uno scritto di Cesare Garboli. Introduzione di Cesare

Sagre.

 

Commento:

Opinioni discordanti per questo “Lessico famigliare” molto famigliare: c’è chi lo definisce senza riserve “un capolavoro assoluto”, chi lo trova non particolarmente profondo ma comunque molto bello, chi lo trova deludente. Io, mio malgrado, devo inserirmi in quest’ultima categoria.

Questo libro non mi è piaciuto, non ne ho capito l’intenzione, non ci ho trovato né coinvolgimento né un messaggio, mi aspettavo di più: sapevo che non si trattava di un vero e proprio romanzo, ma piuttosto di una raccolta di ricordi; tuttavia mi sarei aspettata, da parte dell’autrice che questi ricordi li ha vissuti, più emozione o partecipazione. Natalia Ginsburg, invece, racconta fatti, misfatti, manie ed esperienze vissute da persone che, nonostante siano presenti in tutto il libro, non arriviamo mai veramente a conoscere. E’ come se arrivassimo in una stanza dove una vecchia signora sta raccontando della sua famiglia e del periodo che va dal primo al secondo dopoguerra, ma vi arrivassimo a racconto già iniziato. E purtroppo le tante espressioni gergali non bastano, a parer mio, a creare quell’intimità e quella conpartecipazione che sarebbero necessarie ad entrare nelle vicende e ad appassionarsi al racconto. Mi sento quasi in colpa nel non consigliarlo, ma purtroppo questo libro non mi ha lasciato nulla: ho concluso la lettura così, in modo troppo liscio, senza sobbalzi né coinvolgimenti di sorta. Mi dispiace, ma purtroppo per me è un no.

 

 

Opera recensita: “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

Editore: Einaudi, prima ed. 1963

Genere: autobiografia

Ambientazione: Torino-Italia

Pagine: 278 (ed. 2010)

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6.

 

venerdì 27 aprile 2018

RECENSIONE: TONINO ZANGARDI - L'ESIGENZA DI UNIRMI OGNI VOLTA CON TE


Sinossi:

Giuliana e Leonardo. Lei cassiera in un supermercato. Lui, poliziotto. Lei, sposata, un matrimonio tranquillo e una vita fin troppo normale. Lui deluso

dalle donne e un mestiere che è una vocazione. Poi c'è Martino, il marito innamorato e devoto di Giuliana. Leonardo e Giuliana si incontrano alla cassa

del supermercato, lui la salva da un tentativo di rapina. Nasce un amore che è più forte di tutto: dei vincoli, del passato, della razionalità. Nasce un

amore che è un'esigenza di stare insieme, di prendersi, di affondare l'uno nell'altra. E che presto si trasforma in una fuga dalle vite di prima e da una

colpa senza rimedio. Un viaggio on the road verso una nuova vita e dentro se stessi. Una strada non facile tra cedimenti improvvisi, cadute e risalite.

Una corsa contro il tempo in cui non possono esserci vincitori. Una storia raccontata a due voci in cui misurare distanze, avvicinamenti, identità, in

una spirale che lascia senza fiato.

 

Commento:

Leonardo, Giuliana, Martino. Lui, lei l’altro. E’ questo il refrain su cui si dipana – anche visivamente – questa storia: un racconto corale di un matrimonio finito e di un nuovo amore ancora fragile che sfocia in dramma. Un percorso ad ostacoli che passa dall’appiattimento al risveglio dei sensi, alla ribellione, al distacco, alla perdita. Un intreccio di vite come ce ne sono tante che si perde in un grigio finale.

Che dire di questo libro? A spingermi a leggerlo è stato il titolo, che riprende un verso de “l’esigenza” dei Radiodervish, una delle canzoni preferite mie e a quanto pare anche della protagonista. Avevo visto, un paio d’anni fa, il film tratto da questo libro che mi aveva lasciata perplessa ed insoddisfatta. Così ho voluto leggere il libro sperando che vi fosse un riscatto… non è stato così: certamente le parole hanno reso più chiari alcuni punti che nel film erano rimasti nebulosi, ma comunque la storia è quella, il film è fedele al romanzo. Diciamoci la verità: questo libro non è brutto… e non è neanche bello… semplicemente è prevedibile, non lascia nulla se non un velo di tristezza e disincanto ed è pure un po’ troppo volgare, di quella volgarità voluta che finisce per suonare forzata. Alla fine della fiera no, non lo consiglio, proprio perché non aggiunge né toglie nulla, né sul piano delle emozioni, né su quello della storia… niente. Mi dispiace perché avevo aspettative alte sul film, un po’ meno sul libro avendolo letto dopo. Va beh, pazienza, meglio averlo letto che restare col dubbio.

 

Opera recensita: “L’esigenza di unirmi ogni volta con te” di Tonino Zangardi

Editore: Imprimatur, 2015

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Puglia-Italia-Svizzera

Pagine: 160

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6.