simposio lettori copertina

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mercoledì 9 gennaio 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - A PIEDI


Sinossi:
Un mattino di settembre presi il sacco e uscii di casa senza voltarmi indietro. La mia meta stava a sud, un sud così perfettamente astronomico che sarebbe bastata la bussola a raggiungerlo. Era la punta meridionale dell’Istria, un promontorio magnifico sui mari ruggenti di Bora, regina dei venti d’inverno, e di Maestrale, che è il più glorioso dei venti d’estate. Una scogliera talmente ideale che è stata battezzata ‘Capo Promontore’ (Premantura in lingua croata). Un luogo che tutti i lupi di mare sanno riconoscere traversando l’Adriatico.”
 Sette giorni per arrivare da Trieste a Promontore raccontati ai giovani lettori letteralmente passo dopo passo da un camminatore d’eccezione: Paolo Rumiz. Una narrazione che apre finestre su molti temi: le frontiere da attraversare, i confini che cambiano, la guerra dei Balcani, gli animali selvatici che si incontrano, l’orientamento con le stelle, le mappe.
Ma soprattutto una riflessione sull’importanza di camminare: esercizio che abbiamo dimenticato, sostituendo sempre più spesso i viaggi virtuali a quelli reali.
A piedi è una guida precisa da seguire, una lettura straordinaria che diventa occasione di approfondimento e un testo che può ispirare altri viaggi e altri itinerari.

Commento:
Qualche mese fa, leggendo "Appia", diario di un altro viaggio, ho imparato ad apprezzare i racconti di viaggio di Paolo Rumiz ed ho scoperto che mi piace il suo modo di descrivere, riflettere, intendere il viaggio. Così ho deciso di approfondire la conoscenza di quest'autore con questo "A piedi" che più che un diario di viaggio è proprio una guida al viaggio ed alla bellezza del camminare. "Il cammino ti pulisce", ci dice Rumiz riprendendo un detto di chi vive lungo il Camino di Santiago, e ce lo dimostra, Rumiz, questo detto: il viaggio, l'andare, fa svanire il magone, i brutti pensieri, le nuvole nere che ottundono la mente; camminare vuol dire ricominciare a guardarsi intorno, ascoltare il silenzio, parlare con gli sconosciuti che, alla fine della conversazione, non lo saranno più… è ritrovarsi e trovare la propria naturale dimensione nel mondo. Paolo Rumiz stavolta ci racconta tutto questo percorrendo le strade che dalla porta di casa sua a Trieste arrivano a Premontore, in Croazia. Un viaggio compiuto nell'arco di sette giorni, senza regole o obiettivi, ma solo obbedendo ai segnali del corpo ed alla voglia di andare. Lo consiglio e sicuramente leggerò altro di quest'autore.
  
Opera recensita: "A piedi" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2012
Genere: narrativa di viaggio
Ambientazione: Istria (Trieste, Slovenia, Croazia)
Pagine: 128
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 8 gennaio 2019

RECENSIONE: STEFANO LAZZARI - L'UOMO CHE AMAVA LE DONNE E ALTRI RACCONTI


Sinossi:
In questa raccolta di racconti si mescolano storie noir, avventure, distopie, biografie romanzate, e altri generi. Vi aspettano incursioni nelle esistenze di un detective, una neurobiologa, l’operatore di un call center, un ballerino, un aspirante pittore e un chitarrista. Subito dopo conoscerete un nostromo e tre momenti che gli hanno cambiato la vita. Chiudono la raccolta un nuovo incontro, la lettera di un amante, e la storia di una donna straordinariamente coraggiosa. A legare questi racconti è l’essere umano, con i suoi sogni, le sue pulsioni, le sue contraddizioni.

Commento:
Beh, lo dirò così, con una frase banale, ma quantomai appropriata: questo libro mi è piaciuto molto. Il che non era scontato, visto che non amo particolarmente le raccolte di racconti; tuttavia questa mi ha catturata sin dalle prime pagine. Sarà stato lo stile fluido, il linguaggio variegato ed evocativo, l'intrico di suoni, colori, ambientazioni, immagini capaci di creare suggestioni. Sarà stata la varietà delle storie, alcune avventurose, altre oniriche, altre ancora nostalgiche… o forse saranno stati i temi, a volte attuali (la difficoltà delle relazioni, il lavoro che non c'è), altre vintage ma hevergreen (la guerra, i ricordi, la difficoltà di sopravvivere, gli anni Sessanta e Settanta), altre non reali ma verosimili (furti che riescono, distopie fin troppo, drammaticamente, realistiche). O saranno state le scelte di fronte alle quali si sono spesso trovati i protagonisti, non sempre condivisibili, ma spesso l'unica possibilità realmente percorribile. Sta di fatto che, come ho detto all'inizio, questo libro mi è piaciuto molto, forse proprio perché parla di noi, di uomini e donne a volte reali e a volte inventati, ma sempre realistici o che magari avremmo voluto esistessero sul serio, vittime, carnefici, sognatori, amanti, gente che lotta ogni giorno con se stessa e con il mondo… un po' come, in effetti, facciamo tutti, ognuno a suo modo. Il racconto preferito? Difficile dirlo, perché non c'è stato un racconto che non mi sia piaciuto. Però il racconto che in assoluto mi ha toccato di più è stato "Il processo", uno dei "racconti dal mare", ambientato in un paese che riconosco, con il suo amore per il mare, l'arte della pesca e del sopravvivere arrangiandosi anche in tempi difficili, con i racconti di guerra e i ricordi tante volte ascoltati, con i padri taciturni che trovano sempre una soluzione, con gli amici di una vita, le notti insonni piene di problemi da condividere, il pane fresco e la Peroni ghiacciata presa al bar di Speranzina. Sono racconti che lasciano qualcosa, questi, che in qualche caso emozionano pure, come nella lettera che ciascuna donna forse vorrebbe ricevere – anche senza biglietti per Cipro – o come nel caso della storia di Pilar che fa rabbia e al contempo scalda il cuore perché dà forza. Quindi sì, se non si fosse capito, ve lo consiglio questo libro: leggetelo tutto d'un fiato come ho fatto io, oppure leggetelo ognitanto… male non vi farà, bene quasi certamente sì.


Opera recensita: "L'uomo che amava le donne e altri racconti" di Stefano Lazzari
Editore: Amazon, 2018
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: mondo
Pagine: 203
Prezzo: 8,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 7 gennaio 2019

RECENSIONE: DANIEL GLATTAUER - LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD?


Sinossi:
Un'email all'indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l'impaccio iniziale, tra Emmi Rothner - 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito - e Leo Leike - psicolinguista reduce dall'ennesimo fallimento sentimentale - si instaura un'amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d'amore epistolare dell'era Internet, "Le ho mai raccontato del vento del Nord" descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

Commento:
Emmi deve disdire l'abbonamento alla rivista locale Like. Manda una, due, tre mail ma l'abbonamento non viene disdetto. Le giunge in risposta, però, una mail da un certo Leo Leike che le fa capire di aver sempre sbagliato indirizzo. Da qui comincia questa corrispondenza digitale che dapprima è un piacevole passatempo, una scaramuccia per sorridere un po', poi diventa un'isola felice dalle preoccupazioni personali e familiari, poi diventa altro… fino a trasformarsi in un amore non più solo virtuale, ma mentale, emozionale, ossessivo e totalizzante. Emmi e Leo si sfiorano, ma non si incontrano realmente, eppure il loro legame sembra indistruttibile e destinato a durare. Ma Emmi è sposata e Leo esce da una relazione tormentata. Come potrà evolversi il loro rapporto così singolare? Il finale è più che mai incerto.
Più volte, mentre leggevo questo libro, mi sono chiesta: "Ma è possibile? Sarebbe possibile arrivare a questo punto?". Ho fatto fatica a darmi una risposta scevra dal coinvolgimento delle pagine, ma in fin dei conti sì, credo che si possa effettivamente arrivare ad un livello di coinvolgimento mentale verso una persona che non si è mai incontrata tale da portarci ad estraniarci da noi stessi e dal mondo intorno. Può una mail ricevuta per errore cambiarci la vita? Ognuno, a seconda del personale modo di sentire, si darà la risposta che crede… io ritengo di sì. Questa storia comincia con un piglio ironico, a tratti divertente, quasi comico; prosegue in una dimensione emozionale intensa, romantica, sensuale; termina, per quanto mi riguarda, con un senso di angoscia e di distruzione pregnanti. Non so dire se questo romanzo mi sia piaciuto, all'inizio sì, ma poi c'è stato qualcosa che ad un certo punto mi ha disturbato. Lo consiglio, comunque, perché permette di confrontarsi con una realtà plausibile, con una storia verosimile che un giorno potrebbe capitare a noi. Ho letto che esiste un seguito di questo libro… francamente, al momento, non so dire se lo leggerò.


Opera recensita: "Le ho mai raccontato del vento del Nord?" di Daniel Glattauer
Editore: Feltrinelli, 2010
Genere: romanzo epistolare
Ambientazione: non definita, presumibilmente Austria
Pagine: 192
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 6 gennaio 2019

RECENSIONE: JOHANNA SPYRI - HEIDI


Sinossi:
Heidi ha cinque anni e un'energia immensa. Vive con il nonno sulle montagne svizzere e passa il suo tempo in armonia con la natura, portando le capre al pascolo con l'amico Peter. Quando compie otto anni però viene obbligata a trasferirsi in città, per imparare a leggere e scrivere e diventare la «dama di compagnia» di Klara, figlia debole di salute di una ricca famiglia di Francoforte. Per lei, cresciuta in libertà, i palazzi, il cielo grigio e le tavole a cui bisogna sedere composti sono una prigione da cui scappare il piú in fretta possibile. Con Heidi Johanna Spyri ha creato un personaggio senza tempo, e ancora oggi il mondo visto attraverso lo stupore della piccola regina delle montagne riesce a brillare di dolcezza.

Commento:
Beh, avevo voglia di una lettura semplice, ma non banale, che riempisse di calore questo pomeriggio freddo. Così, prendendo ispirazione dalla visione del film proiettato ieri in Tv, ho pensato di leggere "Heidi", il romanzo che ha dato vita ad uno dei cartoni animati più belli della mia infanzia e credo di tutti i tempi.
Scelta azzeccata: il romanzo mi ha trasmesso le stesse sensazioni forti che provavo da piccola, la gioia nel vedere la felicità di Heidi spensierata per i monti, la tristezza nel vederla trattata ingiustamente dalla signorina Rottermeyer, la contentezza per l'amicizia di Peter e Clara, il cambiamento del nonno che tutti consideravano burbero ma che in realtà ha un cuore buono. Il romanzo è scritto in linguaggio semplice ed efficace, adatto a bambini ed adulti. Non è assolutamente una lettura impegnativa, ma chi l'ha detto che dobbiamo sempre leggere cose impegnate? Ognitanto fa bene anche staccare la spina ed immergersi in una bella storia a lieto fine, piena di valori semplici, antichi e da non dimenticare. La mia votazione così alta è ovvia: un libro che, attraverso la sua trasposizione ha fatto sognare tutti noi e che mantiene intatto il suo fascino a distanza di secoli non può che meritare il massimo!


Opera recensita: "Heidi" di Johanna Spyri
Editore: Einaudi, prima ed. originale: fine Ottocento
Genere: letteratura per ragazzi
Ambientazione: Svizzera-Germania
Pagine: 272
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


RECENSIONE: LARS KEPLER - LAZARUS


Sinossi:
La polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri: nel suo appartamento sono stati ritrovati i resti di corpi a diversi stadi di decomposizione, compreso il cranio della moglie del commissario della polizia criminale svedese Joona Linna. La tomba della donna, morta di cancro qualche anno prima e sepolta in Finlandia, è stata profanata. Le cose si complicano quando a Rostock, in Germania, viene scoperto il cadavere di uno stupratore: nel suo telefono compare il numero di Joona Linna. Due giorni prima di essere ucciso l’uomo ha chiamato il commissario, che ora da Stoccolma giunge sulla scena del crimine per partecipare alle indagini. Il tratto che accomuna entrambe le vittime dall’oscuro passato – il profanatore di Oslo, lo stupratore di Rostock – è la presenza di segni di flagellazione sulla schiena: la firma di Jurek Walter, il peggior serial killer della storia europea. Ma non è possibile, perché Jurek Walter è morto da tempo. Saga Bauer, commissario dei Servizi segreti svedesi e grande amica di Joona, gli ha sparato tre colpi al petto al termine di un lungo inseguimento. Il corpo è finito in mare, ma in seguito la perizia medico-legale ha confermato tutto. Il DNA non mente. E un serial killer non può tornare in vita come Lazzaro. Ma il dubbio si è ormai insinuato nella mente di Joona Linna, mentre cresce vertiginosamente il numero delle vittime marchiate con la stessa, identica firma.

Commento:
"Ristabilire l'ordine": era questo l'obiettivo del serial killer Jurek Walter, un uomo geniale e diabolico con una spiccata propensione alla menzogna, alla sopraffazione, alla violenza, all'indagine nelle tenebre degli altri. Ma Jurek Walter è morto. Lo dicono tutti, ma Joona Linna, il commissario che per anni gli ha dato la caccia sacrificando la vita sua e dei suoi cari, non ne è più così sicuro. Troppe morti sospette sembrano ricollegarsi a lui, troppi cadaveri portano i segni del suo passaggio… c'è di sicuro un complice, ma Jurek è davvero stato ucciso? O sarà forse riuscito a sopravvivere con l'ennesima astuzia? Joona cerca di proteggere la figlia fuori dalla Svezia, ma chi rimane a combattere Walter sarà altrettanto pronto a non cadere nei suoi maligni sotterfugi? Quasi seicento pagine di tensione narrativa a livelli vertiginosi rendono questo sesto caso della fortunata saga di Joona Linna perfettamente all'altezza delle aspettative. Nulla è scontato, non c'è lieto fine qui e non c'è fine alla violenza e alla sofferenza. Chi legge Lars Kepler ed ha letto i precedenti thriller già lo sa e se è arrivato a questo punto ha accettato l'escalation di crudezza che sembra aumentare ad ogni episodio. E' una discesa agli inferi che non lascia tregua e non fa sconti, per chi vuole davvero guardare la crudeltà senza scandalizzarsi e girare il capo. Consigliato ad appassionati del thriller con la T maiuscola, per stomaci forti.


Opera recensita: "Lazarus" di Lars Kepler
Editore: Longanesi, 2018
Genere: thriller
Ambientazione: Svezia-Olanda
Pagine: 576
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 4 gennaio 2019

RECENSIONE: GIORGIO BASSANI - IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI


Sinossi:
Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come "Il giardino dei Finzi-Contini", un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d'infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull'Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell'età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Commento:
"Il giardino dei Finzi-Contini" è un classico della letteratura italiana e, al di là dei giudizi personali, se lo è i motivi ci saranno. Io credo che sia senza dubbio un libro da leggere perché affronta in un modo diverso ed oserei dire inedito le leggi raziali in Italia. In particolare, ciò che mi ha colpito nella storia è stato il continuo senso di non detto, di implicito che pervade ogni conversazione; anche quando si affronta il tema della politica e della situazione degli ebrei che sta rapidamente cambiando, quasi tutti sembrano minimizzare, non rendersi davvero conto di quanto sta accadendo. Tuttavia il punto centrale del romanzo rimane la storia dell'aristocratica e benestante famiglia ebrea dei Finzi-Contini, e in special modo dei figli Micol e Alberto, raccontata da un narratore senza nome, ebreo anche lui, molto legato alla famiglia. Le vicende dei protagonisti si intrecciano con la situazione globale ed il romanzo finisce per darci uno spaccato singolare e significativo della Ferrara e dell'Italia di quegli anni incerti.
Passando allo stile, dirò che, soprattutto all'inizio, ho fatto molta fatica ad appassionarmi alla storia, sempre per via di questo senso di tortuosità voluta, di non detto che apre al sospetto, oltre che per una difficoltà nella formulazione dei periodi, lunghi e spesso inframmezzati da discorso indiretto. Tutto, in questo libro, mi è parso coperto da uno schermo di vetro, "vedere ma non toccare", quasi a voler rendere più complicata la comprensione e la percezione della realtà. Soprattutto all'inizio, perciò, ho avvertito un forte senso di disagio durante la lettura e anche nel finale, sebbene ormai avessi le idee chiare sulla storia, mi è rimasto il dubbio su quale fosse il fine ultimo, il messaggio altro (se c'è) dell'autore. Ad ogni modomi sento comunque di consigliare la lettura di questo libro, per i motivi che ho esposto all'inizio: è un classico, un pezzo della nostra letteratura che dobbiamo conoscere. Vi sono pagine, come il dialogo finale tra il protagonista e il padre, che valgono da sole l'intera lettura.


Opera recensita: "Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani
Editore: Feltrinelli, prima ed. 1962
Genere: classico, autobiografico
Ambientazione: Ferrara, 1929-1939
Pagine: 224
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 2 gennaio 2019

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - LA FINE è IL MIO INIZIO


Sinossi:
Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos’è stata la sua vita e di cos’è la vita: «Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto», dice. Così, all’Orsigna, sotto un albero a due passi dalla gompa, la sua casetta in stile tibetano, in uno stato d’animo meraviglioso, racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. Ai giovani in particolare ricorda l’importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi. La sua proverbiale risata e la tonalità inimitabile della sua voce, che qui si è cercato di restituire intatte, lasciano trasparire la serenità di chi non lotta più, felice di un’esistenza fortunata, ricca di avventura e amore. Questo libro è un testo unico che racchiude tutti i suoi libri precedenti, ma anche li precede e li supera. «Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.»

Commento:
A sessantasei anni, sapendo che sta per arrivare il momento di "lasciare il corpo", Tiziano Terzani vuole parlare, vuole raccontare al figlio ciò che questi non sa della vita del padre. Questa lunga chiaccherata durata tre mesi è l'occasione per i due di dialogare su temi importantissimi quali, per citarne solo alcuni, la morte, la necessità di essere "altro", di non accontentarsi di una visione parziale del mondo, di non basarsi solo su ciò che ci viene detto ma di "andare a vedere"… e poi si parla di giornalismo, dell'importanza di fare un buon lavoro che sia quello che sentiamo di voler fare, non quello a cui ci costringono le circostanze. E' un libro densissimo questo, come e più di tutti gli altri scritti da Terzani: è il suo lascito alla famiglia e al mondo, forte, intimo, diretto; è la storia di una persona normale che ha avuto il coraggio di essere libero da tutto, anche da se stesso.
Una lettura che mi sento di consigliare a chi non è digiuno della scrittura di Terzani: non credo che si possa affrontare questo libro se non si conosce almeno in parte chi è stato quest'uomo, cosa ha scritto e come la pensava. E', però, un libro da leggere perché non parla solo della vita di Tiziano: parla anche – e soprattutto - della nostra.

Opera recensita: "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani
Editore: Longanesi, 2006
Genere: autobiografia
Ambientazione: Orsigna-Mondo
Pagine: 480
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.