simposio lettori copertina

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mercoledì 27 febbraio 2019

RECENSIONE: SOFI OKSANEN - LA PURGA


Sinossi:
1992. Estonia occidentale. Aliide vive sola nella sua fattoria. In paese non vuole abitare più nessuno, scappano tutti a Tallinn. Sono rimasti solo i vecchi come lei, qualche ubriacone e una banda di teppisti sfaccendati. Da quando i russi se ne sono andati hanno cominciato a fare brutti scherzi. Forse è una di loro la ragazza che Aliide vede stesa in cortile una mattina, gettata in terra come un mucchio di stracci. Si chiama Zara, parla estone ma è straniera e racconta di un lavoro da cameriera in Canada, di un marito violento e di una fuga a piedi nella notte che l'ha portata fino alla casa di Aliide. Ma non è vero niente, non è finita lì per caso, era proprio quella la fattoria di cui tanto le avevano parlato. Man mano che le due donne si conoscono, tra sospetti e ostilità, e si svela il legame tra loro, dal passato riemerge una tragedia famigliare fatta di desiderio, rivalità e tradimenti andata in scena nei primi anni dell'occupazione sovietica, all'epoca delle purghe staliniane e della disperata resistenza dei partigiani estoni. Alternando le vicissitudini lontane di Aliide a quelle recenti di Zara, Sofi Oksanen fa scorrere parallele due storie di violenze sulle donne, di umiliazioni, compromessi e colpe inconfessabili, in un crescendo di tensione e orrore che riesce a tenere mirabilmente insieme la suspense di un thriller, l'indagine psicologica e l'urgenza di raccontare con onestà una pagina drammatica della storia europea.

Commento:
Zara e Aliide, due donne con vite diverse eppure in qualche modo simili, entrambe segnate dalla violenza che dà vita al coraggio. Due generazioni a confronto in un cerchio familiare che si chiude. Mentre fugge dai suoi aguzzini Zara sa che l'unico posto in cui può andare in quella terra straniera è la casa di Aliide, una donna che non conosce, della quale ha solo sentito parlare. La aiuterà o la venderà ai suoi inseguitori? Zara non lo sa, ma non ha scelta: deve tentare. Aliide dal canto suo si vede piombare in giardino questa ragazzina spaurita, lei che da anni vive da sola nella sua casa-cimelio: è diffidente, ma la ragazza ha qualcosa di famigliare. Due storie che si incrociano in una più ampia che riguarda una pagina importante della storia europea, quella dell'Estonia tra gli anni 40 e gli anni 80, che in pochi conoscono.
Personalmente non ho amato questo libro, sebbene abbia una buona struttura narrativa… non ho provato alcuna empatia con i personaggi, neppure con quelli più provati.; non solo, qualcosa nello stile della Oksanen mi ha disturbato, non mi ha trasmesso il pathos che mi sarei aspettata da una storia come questa. Però la mia non è una bocciatura: c'è una storia nazionale fra queste pagine che non avrei conosciuto se non avessi letto questo libro. Lo consiglio per questo e perché, in fin dei conti, anche il racconto delle vite dei personaggi regge.

Opera recensita: "La purga" di Sofi Oksanen
Editore: Guanda, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Estonia
Pagine: 393
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


martedì 26 febbraio 2019

RECENSIONE: ROMAIN GARY - LA VITA DAVANTI A Sé


Sinossi:
Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

Commento:
Momò è un ragazzino cresciuto come arabo e musulmano da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa, nella banlieu di Belleville a Parigi. Non si sa con certezza quanti anni abbia, né chi siano i suoi genitori. Privato delle sue radici, Momò diventa tutt'uno con il quartiere in cui vive, si identifica con la pluralità di culture che lo contraddistingue riuscendo a suo modo ad assumere una sua identità. Ed è inevitabile che, negli anni della crescita, Momò si affezioni in modo viscerale a colei che l'ha cresciuto, la bislacca e folcroristica Madame Rosa, la cui salute però è ormai compromessa. Anche quando scoprirà di più sulle sue origini Momò resterà legato alla donna, al quartiere, ai suoi abitanti, nonostante si crucci pensando al futuro e sappia che la sua unica opportunità di salvezza sarebbe farsi adottare. La vita davanti a sé è, come il suo autore, un libro singolare che rappresenta il cambiamento di una città, di un Paese, di una cultura scossa eppure aperta alla convivenza di mille diversità. Di cosa parla questo libro? Me lo sono chiesto più volte durante la lettura: parla delle periferie e dell'arrabattarsi continuamente per vivere; parla della convivenza fra religioni; parla di una realtà come ce ne sono tante, squallida eppure capace di unione e solidarietà; parla della necessità di affetto e buoni sentimenti, del bisogno di legami e punti di riferimento che non ha età, né sesso, né religione né condizione sociale. Non credo di essere entrata completamente in sintonia con Gary, però questo libro mi è piaciuto, lo consiglio e ne apprezzo i risvolti sociali, culturali e psicologici.


Opera recensita: ""La vita davanti a sé" di Romain Gary
Editore: Neri Pozza, 2009 (prima ed. originale 1975, prima ed. italiana Rizzoli 1976)
Genere: narrativa francese
Ambientazione: Parigi
Pagine: 214
Prezzo: 11,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


domenica 24 febbraio 2019

RECENSIONE: ENZO CASAMENTO - ACUBA: TRAPPOLA DA UN ALTRO MONDO


Sinossi:
Un mix sorprendente di azione, avventura, mistero, thriller. Una narrazione fantasy che crea un mondo coerente e credibile allo scopo di stimolare riflessioni
su temi fondamentali dell’esistenza. Luca Contero, un brillante scienziato in grave difficoltà, decide di farla finita. L’incontro con la giovane ed enigmatica
Eva lo pone di fronte alla drammatica scelta di cambiare completamente vita, ma c’è un prezzo da pagare per questa scelta. La coppia deve risolvere un
caso assolutamente impossibile; migliaia di investigatori altamente specializzati e in possesso delle risorse più avanzate, non sono riusciti in mesi di
indagini a scovare il minimo indizio. Dietro gli inspiegabili avvenimenti si cela una mente raffinata e malvagia, estremamente potente, che ha predisposto
una trappola micidiale. L’intera umanità è in pericolo, Luca lotta disperatamente ma non sa cosa lo attende. Da mesi ai primi posti nelle classifiche Amazon.
Un bestseller che si distingue per la profondità dei contenuti.

Commento:
Per anni ho provato pregiudizi verso tutto ciò che era fantasy, distopico o anche semplicemente fantascientifico. Da qualche tempo, oltre a rendermi conto dell'assurdità di queste mie barriere mentali, ho cominciato ad apprezzare questo genere letterario perché, se ben scritto, permette di approcciarsi in modo intelligente, graduale e soprattutto personale con molte delle controversie che oggi affliggono la nostra società. "Acuba: trappola da un altro mondo" è proprio l'esempio di ciò che intendo: è un ottimo romanzo, a cavallo fra thriller, distopia, fantascienza, fantasy, affronta tematiche spinose quali, tra le altre, la fede, la religione, la presenza di forze sovrannaturali, ma più in generale l'accettazione di realtà diverse da quella che conosciamo e lo fa in modo oculato e credibile. Per quanto il mondo creato sia complesso e quasi folle a doverlo immaginare, la storia ha una sua logica, pone interrogativi profondi e soprattutto mostra che non vi è un unico modo di vedere le cose, che il mondo non è necessariamente diviso fra bene o male, che tra bianco e nero possono esserci molte tonalità intermedie, che ad ogni scelta corrispondono sempre delle conseguenze e che ogni guadagno presuppone un prezzo o una rinuncia, che giudicare secondo parametri predeterminati non sempre è la soluzione più giusta o, quantomeno, non l'unica via possibile.
Un libro, questo, che mi sento di consigliare perché fa riflettere e consente di andare oltre la storia, già di per sé appassionante.

Opera recensita: "Acuba, trappola da un altro mondo" di Enzo Casamento
Editore: Created space indipendent platform, 2016
Genere: fantascienza
Ambientazione: Stati Uniti-Brescia
Pagine: 307
Prezzo: 10,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 23 febbraio 2019

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - BIANCO LETALE (CORMORAN STRIKE #4)


Sinossi:
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…

Commento:
Ok, questo libro è il quarto di una delle saghe che leggerei ininterrottamente senza stancarmi, mi piace un sacco il detective privato Cormoran Strike ma soprattutto adoro e mi identifico molto in Robin Ellacott, la sua ex assistente ed ora socia… quindi sarò meno obiettiva del solito. Questo romanzo ha più di un difetto che io, per quanto appena sostenuto, sono ben pronta a perdorargli: non si può dire che sia incalzante, anzi tutt'altro… ha un'andatura costante che in più punti tende a rallentare, specie nelle fasi di stallo delle indagini che, per la verità, in questo caso sono particolarmente intricate. La trama è complessa, finora la più complessa fra le indagini uscite dalla penna di Robert Galbraith (Alias J. K. Rowling per chi ancora non lo sapesse): qualche buco o calo di tensione è quindi inevitabile in un romanzone di quasi ottocento pagine. Se l'ho letto in poco più di un giorno, però, qualcosa di buono ce l'avrà, no? Nonostante la staticità che lo fa somigliare ad un giallo più che ad un thriller, è scritto in modo fluido, minuziosissimo, con continui riferimenti all'ambientazione, alle strade di Londra, ai movimenti dei personaggi, tanto che davvero sembra di esser loro accanto mentre si svolge l'azione. Il caso affrontato da Strike e Robin, poi, stavolta ci offre la possibilità più unica che rara di entrare davvero nei corridoi del potere: due storie si intrecciano e si legano in queste pagine ed entrambe hanno a che fare con un anziano ed enigmatico ministro e con la sua strana famiglia. Ancora una volta Galbraith ci mette di fronte alla varietà della società inglese di oggi e alle lievi ma significative differenze che ci vengono qui sottoposte con lucida precisione e senza forzature. Ma ciò che, ancor più delle indagini, caratterizza questa saga è il particolarissimo rapporto tra i due protagonisti, Cormoran e Robin: si sono reciprocamente indispensabili ma non ammetteranno mai la loro importanza per l'altro. C'è, in entrambi, un continuo ritrarsi, non credersi abbastanza, non voler intralciare la vita dell'altro che li porta a non capirsi sempre, a vivere con sottintesi, non detti che impediscono loro di vivere a pieno l'amicizia… e magari di far nascere quel qualcosa in più che è nell'aria da sempre e che sono gli unici a non voler riconoscere.
Una saga che consiglio, che adoro e che spero continuerà a lungo.


Opera recensita: "Bianco letale" di Robert Galbraith
Editore: Salani, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 784
Prezzo: 24,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 21 febbraio 2019

RECENSIONE: ROBERTA MARASCO - LE REGOLE DEL THè E DELL'AMORE


Sinossi:
Gli amori grandi non dovrebbero avere un tempo, sono come l’aria, come l’acqua, come il cibo. Sono il sapore del mondo, che ti resta fra i denti, come dicevano i cinesi del tè. E quando finiscono ci lasciano da soli con i nostri errori, perché li abbiamo dati per scontati, senza controllare l’orologio. Ma l’orologio, con gli amori grandi, non serve, basta il ticchettio della lancetta dei secondi, basta lasciar scorrere gli istanti senza pensarci. Perché, se ci pensiamo, allora significa che il ticchettio è appena cessato. L'amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè. 
Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto. Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell'amore, guidata dall'aroma e dalle regole del tè…

Commento:
Da tempo mi interesso al thè, con il suo fascino antico e misterioso, con le sue mille varietà tutte così peculiari. E' stato quest'interesse ad avvicinarmi a questo libro che, però, è rimasto nella mia libreria – in infusione oserei dire – per lungo tempo: c'era qualcosa che, istintivamente, mi portava a non sceglierlo e riflettendoci ho ben presto capito che si trattava dell'accostamento del thè all'amore, quasi che nella mia mente poco avvezza al romanticismo l'amore "banalizzasse" la sacralità del thè. Beh, impressioni singolari le mie, lo riconosco, ma non del tutto sbagliate ed ora, a fine lettura, posso dirlo: ho trovato, in questo libro, molto interessante tutto ciò che riguarda il thè, le descrizioni delle varietà, l'eleganza e la perizia con cui viene preparato il rito, la deferenza ed il tatto con cui l'argomento viene trattato. Ritengo, ma questo fa parte del mero gusto personale, piuttosto prevedibile la storia d'amore che si sviluppa intorno al thè, una storia fatta di due storie, quella della madre e quella della figlia, una storia che affonda le sue radici nel passato, in un borgo apparentemente addormentato e spento. Al di là dell'amore, in generale, vorrei però salvare il messaggio di fondo che vi è legato: tutti cercano l'amore nel posto sbagliato, ne cercano manifestazioni abbaglianti, sfolgoranti, mentre l'amore si nasconde, si protegge nei cuori delle persone, nei ricordi, nelle piccole abitudini e nelle imperfezioni che rivelano un'attenzione profonda. E' questo ciò che Elisa, la protagonista, scopre a Roccamori, oltre ad una storia personale che francamente solo lei non sospettava. Non mi sento di consigliare pienamente questo romanzo, ma neppure di bocciarlo apriori: una lettura leggera che può dare qualche spunto di riflessione… e con più di un messaggio da salvare.


Opera recensita: "Le regole del thè e dell'amore" di Roberta Marasco
Editore: Tre60, 2016
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano-Roccamori, Umbria
Pagine: 335
Prezzo: 16,40 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


martedì 19 febbraio 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING - ELEVATION


Sinossi:
Scott Carey sta percorrendo senza fretta il tratto di strada che lo separa dal suo appuntamento. Si è lasciato alle spalle la casa di Castle Rock, troppo grande e solitaria da quando la moglie se n'è andata, se non fosse per Bill, il gattone pigro che gli tiene compagnia. Non ha fretta, Scott, perché quello che deve raccontare al dottor Bob, amico di una vita, è davvero molto strano e ha paura che il vecchio medico lo prenda per matto. Infatti Scott sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano.

Commento:
Questo libro è uscito oggi ed io non ho voluto aspettare neanche un giorno per leggerlo. Perché? Perché avevo letto da qualche parte che questo sarebbe stato un racconto in cui predomina la positività e questo è a dir poco inconsueto per Stephen King. E in effetti, ora che l'ho finito, posso dirvi che questo è un libro assolutamente fuori dai canoni "kinghiani": innanzitutto si legge in una sera… e già questo è strano per King; poi non c'è un filo di horror o thriller… c'è una forte connotazione fantascientifica o fantastica o paranormale, definitela come credete, ma nulla di spaventevole; poi, tecnicamente, qui non muore nessuno, il che è del tutto inconsueto in un libro di King… eppure questo libricino l'ha scritto Stephen King e si sente: si sentono le sue convinzioni e i buoni sentimenti che cerca di inculcarci in ogni suo libro; si sente tutta l'analisi di un profondo conoscitore ed osservatore della società in cui vive e la critica forte e necessaria a ciò che, soprattutto di questi tempi, non va. C'è tutto questo in poche pagine. Tanti sono i temi affrontati: il pregiudizio, l'omosessualità, la diversità, il branco, l'amicizia profonda, la capacità di affrontare con coraggio ciò che ci accade senza deprimerci, l'altruismo, la capacità di lasciar andare e di sorridere alla vita… o alla morte. "Elevation" è soprattutto questo: un inno all'accettazione dell'altro, alla sana convivenza, al buon vivere civile lasciandosi alle spalle i pregiudizi, l'odio e il rancore. Tutto questo ci viene raccontato attraverso la storia di un uomo normale, Scott Carey, un bel po' sovrappeso per la verità, che improvvisamente perde peso senza però dimostrarlo esteriormente. Anche l'inesorabile perdita di peso e la sua conseguente "agilità" di movimento è un chiaro invito a lasciar andare le zavorre che ci tengono ancorati alla terra e, per dirla con Umberto Eco, a prendere la vita con leggerezza, planando sulle cose senza macigni sul cuore.
Un'ultima nota a margine: per buona parte della lettura, onestamente, mi sono chiesta se questo libro fosse una genialata alla King o una gran… come definirla… presa in giro? Beh, a lettura completata, ho voglia di propendere per la prima ipotesi.

Opera recensita: "Elevation" di Stephen King
Editore: Sperling e Kupfer, 2019
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Castle Rock (Maine)-Stati Uniti
Pagine: 194
Prezzo: 15,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


RECENSIONE: NATSUO KIRINO - MORBIDE GUANCE


Sinossi:
Kasumi è nata e cresciuta nell'Hokkaido, ma fugge ben presto a Tokyo, dove sogna di realizzare una vita libera e diversa da quella monotona e squallida dei suoi genitori. Sposatasi con un tipografo mite e serio, Kasumi cerca una via di fuga nelle braccia di un cliente del marito con il quale inizierà una relazione segreta e appassionata, che indurrà l'uomo a comprare una casa nell'Hokkaido per ospitare la donna e la sua famiglia. Nel corso di questo soggiorno, la figlia maggiore di Kasumi scompare senza lasciare traccia. Convinta che la scomparsa della bambina sia il meritato castigo per aver tradito il marito, le figlie e, anni prima, i genitori, Kasumi intraprende un viaggio alla ricerca della figlia che la ricondurrà alle sue origini.

Commento:
Natsuo Kirino, con questo libro, è stata per me una piacevole conferma: non arriva al suo più famoso "Le quattro casalinghe di Tokyo", ma "Morbide guance" ha il giusto grado di tensione, angoscia e spregiudicatezza, caratteristiche che non ci si aspetterebbe da un'autrice giapponese. Con il solito approccio che tratta con estrema normalità cose surreali o temi che per noi occidentali sarebbero tabù, Natsuo Kirino ci racconta la storia di Kasumi, madre, moglie, amante con una fortissima attitudine a scappare: scappa dai genitori a 18 anni senza più dare notizie di sé, fugge dalla monotonia e dall'oppressione del matrimonio per intraprendere un'infuocata e totalizzante storia clandestina… fugge dalla realtà quando, in condizioni misteriose, la figlia maggiore scompare incredibilmente nel nulla senza che si abbia più alcuna traccia di lei. La figura centrale del romanzo è indubbiamente questa madre, ma degni di nota sono comunque tutti i personaggi che la circondano, dal marito, all'amante, all'uomo che la accompagnerà nell'insensata ricerca della figlia. Un romanzo a metà tra thriller e onirico che cattura con la sua apparente levità, un'ottima lettura che consiglio.

Opera recensita: "Morbide guance" di Natsuo Kirino
Editore: Neripozza, 2004
Genere: narrativa giapponese
Ambientazione: Giappone
Pagine: 508
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.