simposio lettori copertina

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sabato 17 aprile 2021

RECENSIONE: LAETITIA COLOMBANI - IL PALAZZO DELLE DONNE

Sinossi:

È il coraggio a spingere la giovane Blanche a voltare le spalle a una vita di agi per lanciarsi nella più logorante delle battaglie: quella contro la povertà, la fame e l'umiliazione. A sette anni dalla fine della Grande Guerra, Parigi è ancora in ginocchio. Eppure Blanche si rende conto che alla metà dei bisognosi è negato ogni aiuto: tutti gli sforzi, infatti, sono rivolti agli uomini; nessuno tende la mano alle centinaia di donne che ogni giorno mendicano agli angoli delle strade, si privano del cibo per sfamare i propri bambini e dormono all'addiaccio per sfuggire ai mariti violenti. Per Blanche, quella è un'ingiustizia intollerabile. E, quando viene a sapere che in rue de Charonne è in vendita un intero palazzo, combatterà fino all'ultimo per regalare un luogo sicuro a tutte le donne in difficoltà... È la disperazione a portare Solène al Palazzo delle Donne. Avvocato di successo, Solène è crollata il giorno in cui un suo cliente si è gettato dalla finestra del tribunale. Come parte della terapia, lo psicologo le ha suggerito il volontariato, così Solène ha scelto di aiutare le donne che hanno trovato rifugio tra le mura di quel grande edificio in rue de Charonne. Qui, Solène entra in contatto con un mondo lontanissimo da lei, fatto di miseria, di sfruttamento, di perdita. Ma anche di condivisione, di resilienza e di riscatto. A poco a poco, Solène capisce di non essere tanto diversa dalle ospiti del Palazzo: come lei, pure loro sono state sconfitte dalla vita. Però non si arrendono. Loro continuano a lottare per un futuro migliore, traendo forza l'una dall'altra, come legate da un filo invisibile di solidarietà e comprensione. E sarà proprio quel filo ad avvolgere anche il cuore di Solène e a cambiare per sempre la sua esistenza.

 

Commento:

Il palazzo delle donne è un gradevolissimo romanzo al femminile nato dalla penna di un'autrice molto promettente e sensibile. sSi tratta di una storia ripartita su due piani temporali, uno risalente al 1926 e l'altro riguardante l'oggi; entrambe le parti della storia sono ambientate a Parigi, in entrambe le donne hanno un ruolo preponderante e in entrambe c'è di mezzo la voglia di fare del bene, di accogliere ed aiutare e tutto ruota attorno ad un palazzo, Le palais de la femme. Questo palazzo fu il coronamento della missione di altruismo e abnegazione di Blanche – giovane donna energica e combattiva che non esitò a spendere la sua vita per gli ultimi – e di suo marito Alvin: un palazzo che, invece che cadere in rovina, accogliesse tutte le donne sole, diseredate, senza famiglia né un posto dove dormire e mangiare. È in questo palazzo che, per puro caso, quasi cent'anni dopo si imbatte Solène, giovane avvocatessa che, a seguito di un gravissimo incidente occorso ad un suo cliente, è colta da burn out e deve riprendersi. Due storie, due epoche, due delle tante facce della povertà che si compensano e alleviano il dolore. Una storia raccontata con semplicità e grande onestà, un libro da leggere.

 

Opera recensita: "Il palazzo delle donne" di Laetitia Colombani

Editore: Nord, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi

Pagine: 288

Prezzo: 16,90 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

domenica 9 agosto 2020

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - LA FINESTRA DEI ROUET


Sinossi:
Un lento, soffocante pomeriggio estivo. In un modesto appartamento di Faubourg Saint-Honoré, una donna sta ricucendo un vecchio vestito. Al di là della sottile parete che divide la sua stanza da quella attigua, due corpi giovani si stiracchiano voluttuosamente dopo aver fatto l’amore. La donna sente tutto, immagina ogni gesto, come se li vedesse: nudi, «carne contro carne, avvinghiati, con la pelle luccicante di sudore ... si crogiolano in quel colore, in quell’odore di bestia umana». Nel lungo specchio rettangolare dell’armadio, prima di provarsi il vestito, si guarda i seni, li prende in mano, li stringe: nessuno sa quanto siano belli, ancora adesso che sta per compiere quarant’anni, nessuno sa che il suo corpo – mai sfiorato dalla mano di un uomo – è lo stesso di quando ne aveva sedici. Poi, come fa sempre, si avvicina alla finestra. Dall’altra parte della strada vive la ricca famiglia dei Rouet, proprietari non solo del palazzo in cui abitano, ma di buona parte dei palazzi intorno. Per ore e ore, da dietro le persiane accostate, la donna spia la loro esistenza: quella dei vecchi, al piano di sopra, e quella del giovane Hubert e della sua bella, irrequieta moglie Antoinette, al piano di sotto. Sarà lei, in questo assolato pomeriggio di luglio, l’unica testimone di qualcosa che potrebbe anche essere un omicidio. E da ora in poi la donna comincerà a vivere per procura la vita di Antoinette: una vita «fervida, invadente, in tutta la sua spaventosa ferocia», una vita «proibita», che a poco a poco diventerà la sua. Con La finestra dei Rouet, storia di una torbida ossessione, Simenon ha scritto uno dei suoi romanzi più sottilmente perversi.

Commento:
Estate, le tre di pomeriggio in una strada di Parigi. È la controra, l'ora del riposo, dei sospiri e delle persiane accostate, ma in Faubourg Saint-Honoré non tutti dormono: dietro alcune finestre la vita continua sommessamente. C'è chi fa l'amore, c'è chi sta di vedetta dalla sua torre o mansarda, c'è chi sta per avere il solito attacco che lo coglie ogni pomeriggio e dal quale si riprende con le gocce che sono sul comodino, c'è chi sta per rientrare a casa. Poi c'è Dominique che rammenda il suo vestito liso mentre ascolta i suoi giovani affittuari fare l'amore al ritmo di un tango nella camera attigua. Tra pochi minuti si alzerà e si accosterà alla finestra da dove guarderà la bella, sofisticata e vitale Antoinette Rouet rientrare in casa col suo tailleur bianco e dare le gocce al giovane marito Hubert, malato da tempo. Ma oggi qualcosa di impercettibile muterà la sequenza dei gesti: uno degli attori protagonisti della routine che osserva di solito farà in modo che qualcosa cambi irrimediabilmente. Da quel momento anche la vita di Dominique cambierà, diverrà sempre più ossessionata da Antoinette, la osserverà con più intenzione, entrerà di fatto nella sua vita scrivendole dei messaggi anonimi, comincerà a seguirla fino a farsi notare, fino a cercare quasi di ricalcarne le orme per vedere cosa si prova, per toccare con mano… lei che non ha vissuto, che non ha mai fatto niente. Dominique vive sola, confinata nella sua camera da letto, ingabbiata in una vita monotona, strozzata dall'indolenza e dalla sua solitudine. Perciò si abbevera, si disseta avidamente con i dettagli delle vite degli altri: osserva, studia, indovina, capisce, unisce i pezzi. E proprio quando un cambiamento inatteso rompe gli schemi, qualcosa di latente in lei si risveglia e la conduce ad un'ossessione morbosa e perversa. E Georges Simenon descrive, analizza, seziona maniacalmente questa ossessione in maniera magistrale. Impareggiabile nell'analisi dei comportamenti umani, l'autore si serve di un concetto quantomai comune, il cosiddetto "spiare dal buco della serratura" per mostrarci fin dove può arrivare la curiosità perversa unita ad un senso di vuoto, di muta solitudine, di abbandono, di fallimento. Così, proprio come accade a Dominique con la vita dei suoi vicini, Simenon ci incatena alle pagine in attesa di uno sviluppo, una svolta, un cambiamento. Arriveranno? Eh, per saperlo bisogna aspettare e stare a guardare.

Opera recensita: "La finestra dei Rouet" di Georges Simenon
Editore: Adelphi, ed. originale 1945
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Parigi
Pagine: 177
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 11 luglio 2020

RECENSIONE: JANET SKESLIEN CHARLES - LA BIBLIOTECA DI PARIGI


Sinossi:
Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

Commento:
Non tesserò lodi sperticate su questo romanzo che è stato pubblicato in Italia appena un mese fa e si preannuncia già un caso editoriale. Dirò che è un buon romanzo, questo sì, e di buoni romanzi che non hanno paura di parlare di guerra da vicino ce ne sono tanti. Questo, in particolare, si concentra sulla Seconda Guerra Mondiale in Francia, a Parigi, in una Ville Lumière occupata dai nazisti, mutata nella sua essenza di città accogliente, ospitale, viva. C'è un posto, in particolare, in cui il senso di appartenenza, accoglienza e parità tra culture si respira più che in ogni altro luogo: è l'American Library di Parigi. È qui che lavora Odile, la protagonista di questa storia, una giovane donna innamorata dei libri che lavora come bibliotecaria proprio all'ALP e proprio in quegli anni disastrosi. È lei che ci racconta le privazioni, l'ansia per i familiari, la solidarietà, l'amicizia, ma anche la delazione, la colpa, la vigliaccheria, la meschinità della gente. La biblioteca rimase aperta per tutta la durata della guerra, baluardo di cultura, sapere e condivisione, a protezione dei libri, della conoscenza, delle storie. Attraverso gli occhi di Odile viviamo la guerra nella Parigi quotidiana, la scarsità di cibo, la corrispondenza che non arriva, i tedeschi che si appropriano dei locali, i francesi che si accomodano in case non loro… e gli ebrei e gli stranieri che, nonostante le restrizioni sempre più pressanti, vogliono ancora leggere, come fosse la loro unica ancora di salvezza. Tutta questa storia Odile l'avrebbe seppellita nel suo cuore per non rivangarla mai più, se nella sua vita non fosse arrivata Lily, molti anni dopo. Una ragazzina che ha molto da imparare e una gran curiosità e una donna attempata, gentile ma riservata: un'accoppiata realistica e tenera.
La biblioteca di Parigi, come dicevo, è un buon romanzo, basato su fatti realmente accaduti, ricerche e fedeli ricostruzioni storiche sulle vite di chi all'American Library ci ha lavorato davvero in quel periodo: alcuni personaggi, come scopriamo con piacere nella postfazione, sono esistiti davvero. Tuttavia, l'impressione è che voglia trattare troppi argomenti, soprattutto nella parte ambientata in America, e finisca per farlo in modo superficiale… in ogni caso, non guizza mai, coinvolge ma non avvince. Una buona lettura, sicuramente consigliata per la valenza storica e gli spunti di approfondimento, ma non più di questo: non lo definirei né una storia unica, né un capolavoro, né un romanzo che fa sognare, come pure ho visto fare. Ma in fondo, questa è solo l'opinione di una lettrice, smentibile ed ignorabile.

Opera recensita: "La biblioteca di Parigi" di Janet Skeslien Charles
Editore: Garzanti, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Parigi, 1939-1944; Stati Uniti, 1983
Pagine: 400
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 19 aprile 2019

RECENSIONE: VICTOR HUGO - NOTRE-DAME DE PARIS


Sinossi:
Quasimodo, il "gobbo di Notre-Dame", ed Esmeralda, la bellissima zingara di cui tutti si innamorano, sono i personaggi del romanzo che hanno maggiormente suggestionato generazioni di lettori. A queste due figure, e in particolare al "gobbo", si sono ispirati numerosi film di successo come anche il recente musical di Riccardo Cocciante. Ma nel popolarissimo romanzo di Victor Hugo cronaca fantastica dell'"autunno del Medioevo" - a dominare la narrazione appassionante, più che i singoli personaggi, è la folla brulicante di Parigi, sono i mendicanti della Corte dei Miracoli, i preti, gli scudieri del re e soprattutto la misteriosa, labirintica macchina della cattedrale.

Commento:
La mia personale definizione di capolavoro è quella di un'opera che, per costruzione narrativa, stile, vastità di contenuti, spunti di riflessione, capacità di superare il tempo e il luogo in cui è stata scritta, sia pregevole e meritevole di essere letta e conosciuta da tutti. In questo senso, Notre-Dame de Paris è un capolavoro. E' un romanzo scritto nell'Ottocento, ambientato nel Medioevo, letto ed apprezzato fino ai giorni nostri; a parte un paio di passi, è scorrevole – molto più di quanto pensassi – e la storia cattura ed appassiona il lettore d'ogni epoca ed estrazione sociale. Non arriva, sempre a mio parere, alla complessità narrativa dei Miserabili, ma poco ci manca. E' un romanzo popolare, in cui la vera protagonista è la società parigina dell'epoca, i borghesi, il clero, la nobiltà ma più di tutti il popolo e, in modo particolare, la sua componente più disgraziata e derelitta. Tutti, borghesi, nobili, chierici, malfattori, "egiziane", agiscono e vivono sotto l'occhio imponente e vivo della misteriosa Notre-Dame.
In questo romanzo Hugo ci fornisce un catalogo esaustivo delle miserie umane e degli effetti che hanno sull'uomo quando vi soccombe; ci mostra, Hugo, cosa può provocare il pregiudizio, l'ignoranza, la rabbia, il malcontento e cosa, invece, possono amore e devozione. La storia di Quasimodo, Claude Frollo, Esmeralda, Febus, Pierre Gringoire e tutti gli altri è monito ed esempio a noi che viviamo nell'oggi, perché le loro vicende sono adattabilissime a qualunque realtà, poiché sono l'espressione della varietà dei comportamenti umani che non cambiano nel tempo.
Un'opera da leggere, senza dubbio.

Opera recensita: "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo
Editore: vari, prima ed. 1831
Genere: romanzo storico, letteratura francese
Ambientazione: Parigi, 1482
Pagine: 416 (ed. Newton Compton, 2016)
Prezzo: 4,90 € (ed. Newton Compton 2016)
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


martedì 26 febbraio 2019

RECENSIONE: ROMAIN GARY - LA VITA DAVANTI A Sé


Sinossi:
Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

Commento:
Momò è un ragazzino cresciuto come arabo e musulmano da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa, nella banlieu di Belleville a Parigi. Non si sa con certezza quanti anni abbia, né chi siano i suoi genitori. Privato delle sue radici, Momò diventa tutt'uno con il quartiere in cui vive, si identifica con la pluralità di culture che lo contraddistingue riuscendo a suo modo ad assumere una sua identità. Ed è inevitabile che, negli anni della crescita, Momò si affezioni in modo viscerale a colei che l'ha cresciuto, la bislacca e folcroristica Madame Rosa, la cui salute però è ormai compromessa. Anche quando scoprirà di più sulle sue origini Momò resterà legato alla donna, al quartiere, ai suoi abitanti, nonostante si crucci pensando al futuro e sappia che la sua unica opportunità di salvezza sarebbe farsi adottare. La vita davanti a sé è, come il suo autore, un libro singolare che rappresenta il cambiamento di una città, di un Paese, di una cultura scossa eppure aperta alla convivenza di mille diversità. Di cosa parla questo libro? Me lo sono chiesto più volte durante la lettura: parla delle periferie e dell'arrabattarsi continuamente per vivere; parla della convivenza fra religioni; parla di una realtà come ce ne sono tante, squallida eppure capace di unione e solidarietà; parla della necessità di affetto e buoni sentimenti, del bisogno di legami e punti di riferimento che non ha età, né sesso, né religione né condizione sociale. Non credo di essere entrata completamente in sintonia con Gary, però questo libro mi è piaciuto, lo consiglio e ne apprezzo i risvolti sociali, culturali e psicologici.


Opera recensita: ""La vita davanti a sé" di Romain Gary
Editore: Neri Pozza, 2009 (prima ed. originale 1975, prima ed. italiana Rizzoli 1976)
Genere: narrativa francese
Ambientazione: Parigi
Pagine: 214
Prezzo: 11,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 3 giugno 2017

RECENSIONE: MARCO MISSIROLI - ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO


Sinossi:

Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita

a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo

guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica,

dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima

con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria

del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore.

Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare.

Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli,

da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.

Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di

Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta,

di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

 

Commento:

Ho deciso di leggere questo libro perché attirata dal titolo: mi sono detta “può essere bellissimo oppure unfiasco”. Bene, ha vinto la seconda ipotesi. A dire il vero qualche perplessità l’avevo avuta già leggendo la trama, ma ho deciso di provarci comunque.

Questo libro racconta, peraltro con una certa verve ed in modo molto schietto, l’ascesa e la maturazione sessuale di Libero, un ragazzo italo-francese che vive a Parigi negli anni 80. Tra studio, impegno giovanile, letture, film, lavoretti e conoscenze più o meno fugaci, Libero intraprende un percorso di ricerca dell’eros e del proprio appagamento che lo conduce fra passioni forti e durature, incontri fugaci ed epiche sedute di immaginazione solitaria. Dopo una forte delusione amorosa Libero si trasferisce a Milano, la città dei suoi genitori, dove comincia un periodo di sbandamento e poi di rinascita e dove, finalmente, la sua vita finirà per prendere la direzione giusta.

Un libro sicuramente ben scritto, con moltissimi richiami letterari e cinematografici interessanti, un racconto che può anche risultare piacevole o esilarante… Tuttavia a me, personalmente, non ha lasciato niente. L’ho terminato in fretta e senza difficoltà, perciò non posso dire che sia brutto. Dico solo che a me non è piaciuto e che non credo che me ne ricorderò in futuro. Tra l’altro non mi pare che brilli per originalità né nella trama né nei messaggi che trasmette. Per questi motivi non mi sento di consigliarlo… peccato!

 

Opera recensita: “atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli

Editore: Feltrinelli, 2015

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Parigi-Milano

Pagine: 249

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: no.

 

giovedì 29 settembre 2016

RECENSIONE: BRUNELLA SCHISA - LA DONNA IN NERO


Sinossi:

EDOUARD MANET HA TRENTASEI ANNI ED È UNO DEI PIÙ AFFERMATI PITTORI DI FRANCIA QUANDO INCONTRA BERTHE MORISOT, VENTISETTENNE DALL'INQUIETA BELLEZZA ALLA RICERCA DI UN PROPRIO SPAZIO NEL MONDO DELL'ARTE. DA QUEL MOMENTO LE LORO VITE SONO UNITE DA UN LEGAME INDISSOLUBILE. SULLO SFONDO DI UN EPOCA IN CUI ESPLODONO CAMBIAMENTI RADICALI, BRUNELLA SCHISA, CON RIGORE STORICO E SENSIBILITÀ DI NARRATRICE, METTE IN SCENA UN TRAVOLGENTE RAPPORTO A DUE CHE SPRIGIONA IL PROFUMO DEI GRANDI ROMANZI D'AMORE, UNA PARTITA DI PASSIONI E DI INTELLIGENZE FATTA DI CORPI E IMMAGINI, DI LUCE E COLORE, DI PAROLE ED EMOZIONI, DI EROTISMO E TENSIONE. UN RAPPORTO CHE HA SEGNATO IN MODO INDELEBILE IL DESTINO DEI PROTAGONISTI: QUELLO DI UN UOMO E UN ARTISTA TORMENTATO E IMMORTALE, E QUELLO DI UNA DONNA LIBERA E ROMANTICA, CHE SAREBBE DIVENTATA LA PIÙ GRANDE PITTRICE DELL'OTTOCENTO.

 

Parigi, seconda metà dell’Ottocento. Tra mostre d’arte, correnti pittoriche diverse, caffè e salotti dove si discute di cultura e di politica, nasce l’amicizia e poi l’amore tra due artisti accomunati da un temperamento forte e tenace e da un’anima tormentata ed insoddisfatta.

Si tratta di Edouard Manet, l’artista più denigrato dell’epoca, irriverente, testardo, passionale, geniale, e Berte Morisot, bruna affascinante ed altera, personalità apparentemente algida e scostante, ma in realtà romantica ed altrettanto tormentata.

Sono loro le due figure in primo piano in questo romanzo: il pittore e la sua modella, l’uomo e la donna. Sullo sfondo di una Parigi che in poco tempo si ritrova dal lusso elegante dei salons alla desolazione infernale della guerra, il rapporto tra Berte ed Edouard cresce indipendentemente dalla loro volontà, fino ad avvolgerli in un legame indissolubile al quale sarà difficile sottrarsi. La figura chiave del libro è indiscutibilmente Berte: bella, inaccessibile e tenace nel perseguire il suo obiettivo di diventare una pittrice. Berte non ha paura di ribellarsi alle convenzioni sociali che le imporrebbero di cercare marito e sposarsi: preferisce impegnarsi con tutta se stessa nel lavoro finchè non avrà trovato un uomo che ama e che ricambia il suo amore. Questo, almeno, è ciò che dice a se stessa ed alla famiglia… ma la realtà è un’altra: Berte è innamorata di un uomo sposato, di un donnaiolo impenitente, di un artista pazzo e geniale, del suo amico Edouard Manet. Lei ha paura della forza del sentimento che prova per il pittore e cerca di sottrarvisi, ma non sa che la paura è reciproca: anche l’uomo combatte contro l’amore travolgente che prova per la sua musa, la sua donna in nero. I due si cercano e si respingono in un crescendo di passione e tensione erotica che esplode in un amore travolgente e totalizzante.

Con una prosa delicata ed impalpabile come i tocchi di Berte, Brunella Schisa tratteggia questa storia a tinte contrapposte: i colori tenui ed eleganti della Parigi bene si contrappongono al nero intenso, simbolo della femminilità e della passione proibita, intervallati dal grigio della guerra e della distruzione. Lo fa indugiando nelle descrizioni dell’ambientazione e nella narrazione particolareggiata degli avvenimenti quotidiani, permettendoci di conoscere i protagonisti da una prospettiva più intima, senza mai sconfinare nella volgarità o nell’indiscrezione.

All’inizio e per buona parte del libro si ha l’impressione di osservare una storia che scivola via senza intoppi e si ha perfino il timore che il tutto si riduca a mero fumo senza mai arrivare ad una svolta. Tuttavia, pagina dopo pagina, si impara ad affezionarsi a questi personaggi e ci si ritrova coinvolti nella spirale delle emozioni di Berte, fino al momento in cui il romanzo sboccia con sensualità dirompente. Lettura consigliata a chi ama i romanzi storici che parlano d’arte e che non si limitano ad una fredda esposizione dei fatti, ma che mescolano la realtà storica all’immaginazione. Una bella storia d’altri tempi che profuma d’amore.

 

Opera recensita: “la donna in nero” di Brunella Schisa

Editore: Garzanti, 2006

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi 1868-1872

Pagine: 235

Prezzo: 15,60 €

Consigliato: sì.