simposio lettori copertina

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mercoledì 13 ottobre 2021

RECENSIONE: CAROLA CARULLI - TUTTO IL BENE, TUTTO IL MALE

Sinossi:

Bisogna avere coraggio anche per essere felici, e Sveva nella casa dei suoi genitori non lo è mai stata. Sarah, sua madre, ha puntato tutto sulla bellezza e sulla conquista di un ruolo in società, per osservare il mondo da una posizione comoda. Ma a Sveva non importa dei bei vestiti o delle scuole esclusive, né di cercare un uomo perbene e un matrimonio sicuro. Per questo, ogni volta che può scappa da sua zia Alma, la mamma che avrebbe voluto, la stramba con gli occhi di colori diversi, l’irregolare di famiglia, la ribelle a cui non va mai bene niente. In lei ha trovato un’amica e una complice, qualcuno da cui imparare il senso dell’amore, l’indipendenza e – perché no? – anche gli sbagli. Se la disobbedienza è un tratto ereditario, Sveva è certa di averla ricevuta da lei e dalla bisnonna, che aveva poteri da sensitiva e che da molto lontano continua a vegliare su di loro.  Quando Alma rimane incinta di Tommaso, creatura solitaria che appartiene unicamente al mare, il fragile e complicato equilibrio familiare rischia di rompersi. Per tutti loro arriva il momento di rimettere ordine dentro se stessi o, forse, di accettare che la vita è destinata a restare eternamente inesatta e che le persone più importanti sono quelle che ti piovono addosso senza preavviso.  Con delicatezza e una scrittura ricca di sfumature, Carola Carulli getta uno sguardo originale sulla maternità, sull’ambivalenza dei legami di sangue e

sulla straordinaria capacità delle donne di ferirsi e di curarsi l’un l’altra.

«Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti. Come parassiti proviamo

a ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il

buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde».

 

Commento:

“Siamo figli di chiunque sia in grado di prendersi cura di noi, al di là del grembo materno che ci custodisce prima di consegnarci al mondo". Sono le parole che una delle mie voci preferite degli ultimi anni, Levante, ha dedicato a questo libro, l'opera prima della giornalista Carola Carulli. E proprio di figli, di madri, di famiglia parla questo libro e lo fa a tutto tondo. Il titolo, "Tutto il bene, tutto il male" è – lo si capisce solo alla fine – la sintesi perfetta di ciò che questo romanzo vuole trasmetterci. Il tema chiave è la famiglia nelle sue varie forme, da quella perfetta, luccicante, fredda e respingente, a quella scombinata, disfunzionale, calda ed accogliente come un ventre materno. Le conosciamo tutti queste famiglie, le conosciamo bene, che ne facciamo parte o che le guardiamo dall'esterno. Le conosciamo perché tutti abbiamo avuto una famiglia che ha condizionato la nostra vita e dalle cui radici più o meno solide ha preso le mosse la persona che siamo diventati, nel bene e nel male, in tutto il bene e tutto il male. Perché dalla nostra famiglia, da un padre e una madre, da nonni, zii, fratelli o sorelle, tutti abbiamo imparato ciò che saremmo voluti essere o non essere. Sveva, per esempio, ha capito presto che non sarebbe mai stata come sua madre, bellissima e inappuntabile, ma sola, rigida, persa dietro alla forma, all'etichetta di icona di bellezza, donna perfetta come sua madre, moglie perfetta di un marito assente, troppo impegnato a fare altro. Lei, Sveva, si è sempre sentita molto più vicina a sua zia Alma, quella stramba, quella solitaria e un po' pazza come Jenny, quella libera come il vento e sempre in movimento come il mare davanti a casa sua. E proprio attraverso il racconto e i ricordi di Sveva abbiamo il privilegio di conoscerla anche noi, Alma, anche se purtroppo solo sulla carta… e la vorremmo anche noi un po' della sua forza, della sua saggezza fatta di esperienze di vita, di quella sua libertà conquistata abbattendo convenzioni, dicendo di no, provando ad essere sempre ciò che voleva essere. Sveva, Alma, Tommaso, Dafne, Leila, Emanuele… hanno tutti la bellezza e il calore di chi ci prova a vivere davvero e, a forza di provarci, di prendere botte, di perdersi e ritrovarsi altrove,  ci riesce davvero. I personaggi tratteggiati da Carola Carulli sono belli perché non convenzionali, belli perché veri, belli perché riescono con fatica ad essere un po' come tutti abbiamo sognato di essere, perché hanno quel coraggio che a tanti di noi troppe volte manca. Perché dalla propria famiglia ci si può sentire amati, ma talvolta si deve anche trovare la forza di scappare e percorrere una strada in salita, tortuosa, che è solo la nostra e di chi vorrà fare un tratto con noi. Un libro da leggere, intenso, a tratti duro, ma di certo vero.

 

 

Opera recensita: "Tutto il bene, tutto il male" di Carola Carulli

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana, opera prima

Ambientazione: Roma 

        Pagine: 224

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 29 marzo 2021

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - SANGUE INQUIETO

        Sinossi:

Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d'agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant'anni prima. Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un'indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste scuramente intrecciate.

 

Commento:

Sangue inquieto, quinto capitolo della bellissima serie Le indagini di Cormoran Strike, è un giallone lungo e corposo su cui ho un'opinione quantomai controversa. Adoro tutto di questa serie, i protagonisti, i comprimari, il modo di indagare lento e pacato, le descrizioni di luoghi, eventi e personaggi in modo a dir poco puntuale, la cura dei dettagli, persino la lunghezza dei romanzi che permette di dedicare alla lettura il giusto tempo… stavolta, però, in più punti mi sono sentita persa, smarrita, persino sul punto di chiudere il libro e rimandare la lettura ad un altro momento… cosa impensabile, per quanto mi riguarda, per un poliziesco. Il problema principale che poi racchiude tutti gli altri, a mio parere, è che Galbraith – alias J. K. Rowling, lo ricordiamo per i più smemorini – ha decisamente voluto strafare: un tomo di più di mille pagine con quella narrazione lenta che tanto mi era piaciuta nei romanzi precedenti, ma anche con una quantità di personaggi, storie, cambi di versione, ricordi mutevoli… decisamente difficile da seguire e da gestire. Ho avuto, in più punti, l'impressione che ci fosse uno stallo nella trama, non vedevo vie d'uscita. Il finale, poi, l'ho trovato sorprendente, sì, ma non incisivo quanto avrei sperato dopo cotanto impianto narrativo… per capirci, avrei voluto qualcosa che mi facesse saltare dalla sedia, che mi facesse pensare "ah, ecco dove voleva arrivare, magia magia!"… non l'ho trovata.

Ecco, dopo questa sfilsa di considerazioni non propriamente esaltanti, vengo ora a dirvi che il romanzo mi è comunque piaciuto. Cosa mi sia piaciuto di preciso non lo so neanch'io, ma non mi sento di dire che sia un flop, una battuta d'arresto né tantomeno che abbandonerò la serie. Anzi, continuerò a leggere i volumi che arriveranno con la stessa voracità, ad attenderli con la stessa trepidazione, sebbene anche con un pizzico di timore in più per ciò che mi attenderà. Strike e Robin li ho trovati in sintonia come e più del solito, il cold case era interessante sebbene vi prendessero parte troppi personaggi… dai, tutto sommato, non un cattivo libro.

 

Opera recensita: "Sangue inquieto" di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 1104

Prezzo: 24,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

giovedì 18 febbraio 2021

RECENSIONE: MARISA RANIERI PANETTA - MESSALINA E LA ROMA IMPERIALE DEI SUOI TEMPI

    Sinossi:

Aveva solo ventitré anni, Valeria Messalina, quando morì pugnalata dai sicari imperiali. Per sette anni era stata la donna più invidiata e ammirata di Roma: da quando suo marito, il cinquantenne Claudio, era succeduto a Caligola sul trono imperiale. In quel periodo, a detta delle principali fonti letterarie, si era macchiata di così tanti crimini e perversioni che il suo nome divenne nei secoli sinonimo di scelleratezza: Messalina era stata più lasciva di Cleopatra, più dissoluta di Poppea, più intrigante di Agrippina. Ma queste accuse corrispondono alla verità? O forse la damnatio memoriae a cui la condannò il Senato rese più facile attribuirle delitti che non aveva commesso? In un vivido affresco della vita di corte nella Roma del primo secolo dopo Cristo, questo libro analizza da ogni punto di vista le audaci trasgressioni dell'imperatrice, ripercorrendo le sue vicende attraverso le pagine degli storici antichi, mettendole a confronto e rilevando dove sono contraddittorie o ambigue. Si delinea così un ritratto di Messalina senza pregiudizi, che raccoglie le poche tracce rimaste di lei, scavando nei retroscena della Storia, in un saggio appassionante che si legge come un romanzo.    

 

Commento:

"Un saggio che si legge come un romanzo": è proprio calzante, questa definizione di Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi. Un saggio, sì, ma non uno sterile elenco di date, fatti, fonti, bensì una biografia ragionata di una donna tanto bella quanto chiaccherata, criticata e condannata dal suo tempo e dalla storia. Una biografia contestualizzata, rigorosa nel riportare le fonti storiografiche e gli usi del tempo, ma anche il racconto lucido, appassionante e ricco di interrogativi sulla vita, le azioni, i sentimenti di Valeria Messalina, imperatrice, madre, moglie, ma soprattutto giovane donna. Un libro intenso ed interessante che ci aiuta a scoprire qualcosa in più su questa donna così particolare, sul periodo in cui visse, sulle motivazioni che portarono alla sua Damnatio memoriae, ed a restituire un ritratto di lei non esente da colpe o macchie, ma certamente più tollerante e realistico. Una bella lettura.

 

Opera recensita: "Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi" di Marisa Ranieri Panetta

    Editore: Salani, 2016

Genere: saggio

Ambientazione: Roma

Pagine: 238

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

                  

sabato 30 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANLUCA ANTONI - IO NON TI LASCIO SOLO

                Sinossi:

L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa

e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci,

uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del

mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due amici a scriverli,

consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le

loro vite. In un paesaggio dominato dal contrasto tra la luce dell’eterna innocenza e il buio del dolore, Gianluca Antoni mescola le atmosfere del giallo

a quelle del romanzo di formazione. Con colpi di scena e toni delicati, racconta i rapporti tra genitori e figli, le strategie imprevedibili con cui affrontiamo

la perdita, ma anche la tenacia di legami fatti per sopravvivere al tempo.

 

Commento:

Quella raccontata da Gianluca Antoni in Io non ti lascio solo è una storia bellissima, una storia di bambini ed adulti accomunati, fondamentalmente, da una cosa: la paura di restare soli. Sì, perché sbaglierebbe chi pensasse che la solitudine fa paura solo ai bambini: loro magari la manifestano con la paura del buio o col non voler andare in cantina/soffitta senza qualcuno che li accompagni, ma in realtà di questo si tratta… di non essere in grado di difendersi dagli accidenti che la vita ci pone dietro l'angolo. E si sa, in due (o più) si è più forti, no?

Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini coraggiosi che sono diventati inseparabili, capaci di affrontare di tutto, senza paura, purché insieme. E insieme i due decidono di marinare il campo Scout cui i loro genitori li avevano iscritti, per intraprendere un'avventura che farà affrontare loro numerosi pericoli, ma grazie alla quale avranno modo di conoscere molte persone, di crescere e di misurarsi con se stessi… un'avventura che ha dell'incredibile, ma che in fondo è dolorosamente, teneramente realistica.

Io non ti lascio solo è un racconto sull'amicizia, è un romanzo di formazione, ma è ben lungi dall'assumere toni moralistici o melensi: in molti passaggi del libro si ha proprio l'impressione di leggere un thriller psicologico se non persino un noir. Ovvio che, personalmente, la cosa non ha potuto che farmi piacere! Al di là degli aspetti narrativi, il romanzo è ben scritto, fluido, piacevole da leggere: le pagine scorrono rapide nella curiosità di capire come evolverà l'avventura. Vi sono, poi, oltre a Filo e Rullo, altri personaggi che val la pena conoscere: Scacco col suo passo felpato e il suo cuore gigante, Amelie con la gentilezza e l'altruismo, il maresciallo, la droghiera Clara, lo stesso Guelfo e persino i due cani, Birillo e Diablo, così diversi eppure uniti nella fedeltà.

Mi sento di consigliare questo libro a tutti: gli adulti lo troveranno una storia godibile con qualche spunto di riflessione; gli adolescenti potranno trarne molto giovamento perché è una storia che induce a pensare, a porsi interrogativi, ad andare oltre le pagine; i bambini forse non ne coglieranno tutte le sfaccettature, ma di sicuro potranno seguire e apprezzare la trama.

 

Opera recensita: "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 288

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

domenica 13 dicembre 2020

RECENSIONE: J. K. ROWLING - L'ICKABOG

            Sinossi:

Un tempo Il regno di Cornucopia era il più felice del mondo. C'erano moltissimo oro, un re con i baffi più belli che si possano immaginare e macellai, pasticceri e casari le cui prelibatezze facevano piangere la gente di gioia. Era tutto perfetto: a parte le Paludi nebbiose del Nord, dove si narra vivesse il terribile Ickabog. Ogni persona di buon senso sapeva che l'Ickabog era solo una leggenda inventata per spaventare i bambini e convincerli a comportarsi bene. Ma le leggende sono strane e a volte assumono una vita propria. Può una leggenda spodestare un re molto amato? Può una leggenda ridurre in ginocchio una nazione un tempo felice? Può una leggenda coinvolgere due ragazzini coraggiosi in un'avventura sorprendente e inattesa? Scoprite questa fiaba straordinaria, scritta da una delle più grandi narratrici di sempre, sul potere della speranza e dell'amicizia e il loro trionfo su tutte le avversità. Una storia che i piccoli e grandi lettori vorranno leggere e rileggere in una preziosa edizione regalo, arricchita dalle illustrazioni a colori dei giovani vincitori del Torneo per le illustrazioni dell'Ickabog.

 

Commento:

Sì, le storie di fantasia possono piacere o non piacere, c'è persino chi di fronte a un libro etichettato come "per ragazzi" storce il naso ritenendo (a mio parere, scioccamente) di aver superato l'età delle fiabe, c'è pure chi (spesso senza aver mai letto un suo libro) snobba J. K. Rowling per le motivazioni più varie e spesso strampalate. E poi ci sono i fatti, innegabili, piaccia o non piaccia. E i fatti sono che J. K. Rowling sa scrivere e, soprattutto, le storie le sa raccontare, sa parlare ai ragazzi… anzi, fa di più: con la scusa di rivolgersi ai ragazzi, sa punzecchiare più di qualche adulto perché dietro ad ogni sua storia c'è ben più che una semplice favoletta, c'è un'analisi attenta e consapevole della società, c'è la volontà di lanciare un messaggio a grandi e piccoli, c'è la forza di quel messaggio data dalla determinazione di chi scrive per provare a cambiare qualche comportamento sbagliato, a indurre qualcuno a riflettere, in fondo, a cambiarlo questo mondo. E non è vero che i libri, o che le fiabe, non possono cambiare la mente delle persone, noi lettori lo sappiamo bene. Questa è una semplice fiaba, non è un capolavoro della letteratura (soprattutto non è Harry Potter, quindi chi immaginava una replica del maghetto o l'inizio di una nuova saga adegui le sue aspettative), ma è scritta bene, con tanti personaggi, buoni e cattivi, è illustrata dai bambini italiani che hanno partecipato al concorso dell'Ickabog… se volete leggere una storia scorrevole ed appassionante e al contempo riflettere (o magari far riflettere) sulla gentilezza, il coraggio, l'amicizia e la bontà d'animo… questo può essere il libro giusto. E secondo me è anche una buona idea regalo per il Natale alle porte: immagino genitori e figli che si immergono in queste pagine e condividono insieme una bella storia in questi pomeriggi invernali in cui c'è proprio bisogno di calore e buoni sentimenti.

 

Opera recensita: "L'ickabog" di J. K. Rowling

Editore: Salani, 2020

Genere: letteratura per ragazzi

Ambientazione: il regno di Cornucopia

Pagine: 320

Prezzo: 19,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

lunedì 6 gennaio 2020

RECENSIONE: JEAN-MICHEL GUENASSIA - IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI


Sinossi:
Parigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. È attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. Incorreggibili ottimisti. Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel cresce con Igor, Leonid, Imré, Pavel, Tibor, Sasha; impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali. Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano barzellette su Stalin, si offre se stessi e le proprie storie, storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda. Nella tradizione del grande romanzo francese, un affresco indimenticabile di un'epoca. Un libro di cui, una volta iniziato, non si può più fare a meno, capace di trascinare e di suscitare emozioni intense, e che lascia pieni di nostalgia per i suoi eroi.

Commento:
La bellezza di questo libro non è folgorante, dirompente… per coglierla bisogna addentrarvisi, leggere, scoprire pian piano storie, risvolti, non detti… proprio come accade al protagonista nonché voce narrante, il giovanissimo Michel Marini, che un giorno viene in contatto con il club degli incorreggibili ottimisti e, prima che possa conoscere le storie di quegli uomini così singolari e gli spettri che si portano sulle spalle, dovranno passare anni di frequentazione assidua. Ci sono tante cose in queste pagine, c'è storia, filosofia, ideologie superate in cui gli irriducibili continuano a credere; c'è l'adolescenza, l'esilio forzato, i rapporti familiari travagliati, le guerre, la separazione, l'amicizia… è un romanzo non facile, ma che sa catturare pagina dopo pagina, che sa fare compagnia, far riflettere, affezionare, commuovere. Il personaggio che ho amato di più, fra i tanti belli, è stato Sasa… chi leggerà il libro fino in fondo potrà capire perché. A chi vorrà farlo dico: provate ad immergervi in queste pagine senza aspettarvi niente, senza sapere cosa aspettarvi… ne sarete conquistati.


Opera recensita: "Il club degli incorreggibili ottimisti" di Jean-Michel Guenassia
Editore: Salani, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Francia-Russia
Pagine: 704
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 31 dicembre 2019

RECENSIONE: EMILIO ORTIZ - ATTRAVERSO I MIEI PICCOLI OCCHI


Sinossi:
Cross è un golden retriever allegro e leale, addestrato per aiutare alcuni uomini a muoversi in quel mondo che da soli non possono vedere, per essere il loro sguardo. Dal momento in cui viene affidato a Mario, un ragazzo cieco, la vita di Cross cambia per sempre con un patto non scritto e irrevocabile: amerà il suo padrone per tutta la sua esistenza e sopra ogni cosa. Cross condivide ogni istante della vita di Mario, vive in simbiosi con le sue gioie e i suoi dolori, cresce insieme a lui. Questo libro è il racconto delle avventure quotidiane di una creatura eccezionale, coraggiosa e altruista come solo un cane può essere, filtrate attraverso i suoi piccoli e attentissimi occhi capaci di osservare la natura umana in maniera sempre ironica e meravigliata, diretta e irriverente. Una storia commovente di fedeltà, nella prospettiva di un cuore puro e innocente. Una testimonianza del fatto che la differenza tra umani e animali non sta nelle apparenze ma nel loro sguardo sulla vita.

Commento:
Attraverso i miei piccoli occhi è la storia, dolce e bellissima, tra un cane guida e il suo conduttore non vedente; è la storia di due esseri che, dal momento in cui si incontrano, vivono in simbiosi: già il rapporto tra un cane e il suo padrone è molto forte, ma quello tra un non vedente e i suoi occhi lo è molto, ma molto di più. Dov'è la particolarità di questo libro? Beh, è che la storia ci viene raccontata, in modo sicuramente fantasioso ma davvero dolcissimo, direttamente dal cane! È lui, Cross, il narratore protagonista ed è fantastico leggere le sue osservazioni su di noi umani, sui nostri pregi e difetti, sulla sua capacità di comprendere i nostri stati d'animo ed empatizzare con noi in modo così viscerale. È chiaro che il tutto è filtrato, plasmato, immaginato dall'autore, Emilio Ortiz, ma mi piace pensare che molte cose siano proprio come ci vengono raccontate da Cross, e d'altra parte i segnali dei cani non si possono ignorare! Altro punto a favore di questo libro è che è stato scritto da un cieco conduttore di cane guida, quindi non ha tutti quei piccoli nei dati da percezioni sbagliate che si possono facilmente trovare nei libri scritti da vedenti. Il tutto sembra così naturale che, nonostante qualche sdolcinatezza narrativa, è veramente piacevole e a tratti esilarante leggere questa storia. La consiglio? Certo, non si era capito?

Opera recensita: "Attraverso i miei piccoli occhi" di Emilio Ortiz
Editore: Salani, 2019
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Spagna
Pagine: 276
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 9 settembre 2019

RECENSIONE: MALIN PERSSON GIOLITO - SABBIE MOBILI. TRE SETTIMANE PER CAPIRE UN GIORNO


Sinossi:
«C’è puzza di uovo marcio. L’aria è grigia e densa di fumo di polvere da sparo. Hanno tutti almeno una pallottola in corpo, a parte me. Io non ho neanche un livido».
Stoccolma, il quartiere più elegante. Nella classe di un liceo cinque persone sono a terra, colpite da una raffica di proiettili. Accanto a loro, Maja Norberg: diciotto anni appena compiuti, brava studentessa, popolare, ragazza di buona famiglia. Tra le vittime ci sono il suo fidanzato, Sebastian Fagerman, il figlio dell’imprenditore più ricco di Svezia e la sua migliore amica, Amanda.
Nove mesi dopo, il processo sta per cominciare. Maja è accusata della strage e ha trascorso un lungo periodo in custodia cautelare. I giornali non le hanno dato tregua, nessuno crede alla sua innocenza, la ragazza della porta accanto si è trasformata nella teenager più odiata di Svezia. Peder Sander, l’avvocato difensore, ha il difficile compito di mettere in discussione quello che ormai sembra scontato per tutti, la colpevolezza della ragazza, e di fare emergere la verità di Maja. Che cosa ha fatto? O, forse, è quello che non ha fatto ad averla condotta a questo punto? Attraverso la voce di Maja, irriverente, dura, unica, ripercorriamo i fatti fino ad arrivare a quel terribile giorno. L’incontro con Sebastian, un amore malato e totalizzante, feste, tradimenti. E, mentre il racconto prosegue, si sgretola la facciata rassicurante di una comunità agiata in cui gli adulti si voltano dall'altra parte per non vedere i loro figli che – tra violenza, tensioni razziali e problemi di droga – affondano sempre di più nelle sabbie mobili. Un crime avvincente e fuori dagli schemi, ma non solo. Sabbie mobili è un romanzo che dipinge con cruda acutezza i risvolti più bui della società occidentale di oggi.
Dopo il grande successo in Svezia, verrà presto pubblicato in 28 Paesi. Da questo romanzo è stata tratta la serie televisiva Netflix, Quicksand.

Commento:
C'è stata una sparatoria in una classe di un liceo di Stoccolma. L'insegnante e tre ragazzi sono morti, uno è ferito e privo di conoscenza, un'altra è illesa. E' Marja Norberg, Maja, in mano ha un'arma. Nove mesi dopo, il processo che stabilirà se Maja è colpevole di aver organizzato la sparatoria e di aver istigato il suo fidanzato Sebastian a farlo con lei sta per cominciare, ma Maja è già stata condannata. L'hanno condannata i giornali che su di lei hanno scritto articoli su articoli ogni giorno; l'ha condannata la gente che non c'era e che non sa, ma parla, influenzata dai media e convinta di sapere tutto; l'ha già condannata il procuratore "Chiamami Lena" che, insieme alla polizia, ha rovistato nella sua vita, fin nell'intimo, senza chiedere permesso e che per questo crede di conoscere tutto di lei. Hanno parlato e scritto tutti, tutti tranne lei, Maja l'assassina, Maja la stronza ragazzina ricca, l'egoista, insoddisfatta, drogata, viziata Marja Norberg che tutti etichettano, additano, accusano, ma che nessuno conosce. Nessuno conosce cos'è stato, per lei, innamorarsi del ragazzo più perfetto ed esserne ricambiata; nessuno sa cos'è stato averlo accanto mentre stava male per la droga e l'alchool, vederlo spavaldo e sbruffone con tutti e completamente sottomesso ad un padre detestabile. Nessuno sa cos'ha voluto dire, per Maja, non poter fuggire dalla trappola che le è scattata intorno. Tutti dicono che la cosa più grande è l'amore, che Maja ha ucciso per amore di Sebastian… ma non sanno che non è così. E Maja è qui per raccontarlo, per parlare, finalmente. La sua voce è dura, adulta, lucida, scava e lacera nelle nostre certezze preconfezionate, pianta dubbi duri come chiodi nelle menti di chi preferisce non guardare, girare la testa, non farsi domande; ferisce, affilata come una lama chi si erge a giudice implacabile di ciò che non ha mai voluto conoscere. Con chirurgica accuratezza ed sicurezza di chi conosce ciò di cui parla, l'ex avvocatessa scrittrice Malin Persson Giolito lancia una bomba contro una società perbenista, rassicurante, ipocrita. E la deflagrazione squarcia la cortina di indifferenza e satura l'aria. Un legal thriller da brivido che scardina ogni preconcetto su temi importanti come l'adolescenza, l'amore, l'approccio dei genitori nella società occidentale dei giorni nostri, troppo improntata all'apparenza, troppo impegnata a ben pensare e a fare la cosa giusta per preoccuparsi davvero di ascoltare e capire gli altri.
Sabbie mobili è un libro che non si dimentica, scritto magistralmente, duro, sincero, un muro contro le scappatoie e le scusanti. Assolutamente da leggere.

Opera recensita: "Sabbie mobili. Tre settimane per capire un giorno" di Malin Persson Giolito
Editore: Salani, 2017
Genere: legal thriller
Ambientazione: Svezia
Pagine: 449
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


domenica 4 agosto 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - OFFERTA ALLA TORMENTA (TRILOGIA DEL BAZTàN 03)


Sinossi:
Nella valle del Baztán infuria la tormenta mentre l’ispettrice Amaia Salazar deve indagare sull'omicidio di una neonata. È colpa di Inguma, il demone che ruba il respiro, dicono gli anziani della valle, perché lì, nel Nord della Spagna, tra i boschi della Navarra, entità misteriose e leggende ancestrali hanno ancora un grande potere sulle vite degli uomini. Ma non è così, chiunque può celarsi dietro quelle leggende tramandate di generazione in generazione, e l'ispettrice scopre ben presto che in quella zona, negli anni, ci sono stati altri casi di infanticidio accomunati da particolari inquietanti che non possono essere ignorati. Durante l'indagine, i traumi del suo passato paiono intrecciarsi con gli avvenimenti del presente e, nonostante il fiato dell'assassino sul collo, sempre più vicino, Amaia non ha intenzione di fermarsi, vuole fare i conti con gli incubi una volta per tutte…

Commento:
Ultimo volume di questa appassionante trilogia ambientata nella valle del Baztàn, nella regione della Navarra, in Spagna. Ritroviamo l'ispettrice Amaia Salazar, divisa tra le inquietudini familiari di un matrimonio in fase critica, un passato ingombrante e minaccioso, conflitti interiori e incubi mai sopiti e un caso che non accenna a chiudersi ed anzi, assume sempre più fosche tinte di orrore. Una nuova figura mitologica, l'Inguma, sembra terrorizzare la valle mietendo vittime innocenti, bambine di pochi mesi non ancora battezzate che vengono ritrovate morte nel sonno. Ma, per quanto si creda a divinità o creature leggendarie, i crimini li compiono sempre gli uomini e qui la scia sembra allungarsi infinitamente. E quando la morte viene a toccarla da vicino, Amaia capisce che si sta avvicinando a svelare il mistero e che farlo potrebbe essere molto, molto doloroso.
Ancora una volta Dolores Redondo ci porta nelle atmosfere cupe e affascinanti di una terra profondamente intrisa di credenze popolari radicate e inestirpabili. Qui l'indagine poliziesca si mescola con la tradizione, il folclore, le credenze popolari e le vite dei suoi protagonisti in un macabro equilibrio difficile da rompere. Ancora un ottimo thriller per questa scrittrice spagnola che ho scoperto solo da poco, ma che mi ha conquistato.


Opera recensita: "Offerta alla tormenta" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2019
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Valle del Baztàn, Navarra, Spagna
Pagine: 447
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 23 luglio 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - INCISO NELLE OSSA (TRILOGIA DEL BAZTàN 02)


Sinossi:
Ci sono indagini che ti costringono a mettere in gioco tutti gli affetti più cari. Ci sono assassini che ti costringono ad affrontare il tuo lato oscuro, a fare i conti con gli spettri e i segreti del passato, a rivivere ricordi che nemmeno sapevi di avere. Lo sa bene Amaia Salazar, brillante investigatrice, ma soprattutto una donna felice, prossima al parto, che vorrebbe dedicare il cuore e la mente solo all'imminente maternità. Nemmeno il suicidio di un uomo accusato di omicidio, nei bagni del tribunale, con un messaggio inquietante indirizzato proprio a lei, la distoglie dal pensiero del piccolo che sta per nascere. Ma ben presto questi strani suicidi di assassini accompagnati dalla misteriosa firma "Tarttalo" cominciano a diventare troppi per essere dettati solo dal caso e Amaia non può tirarsi indietro. Deve saperne di più, deve indagare. Muovendosi in una valle a volte magica, a volte infernale, tra incubi che forse sono qualcosa di più e rivelazioni che la metteranno a dura prova, Amaia dovrà ancora una volta confrontarsi con la propria famiglia e le proprie radici, affrontando contemporaneamente i ricordi tormentati di bambina e le angosce e le incertezze del presente di madre.

Commento:
Chi ha letto il primo volume di questa trilogia, Il guardiano invisibile, certo saprà quanto l'ambientazione qui sia importante per comprendere l'intero sviluppo della storia. E' fondamentale, infatti, calarsi completamente nell'atmosfera magica e ricca di fascino misterioso che caratterizza la valle del Baztàn, intrisa di cultura popolare, figure mitologiche, fortissime credenze al confine tra religione e culti ancestrali. Anche stavolta, l'ispettrice Amaia Salazar, originaria di questi luoghi e nel frattempo diventata capo della Omicidi della Policìa Foral di Pamplona, dovrà confrontarsi con una di queste creature mitologiche, il Tarttalo, e con l'uso che un criminale fa della mitologia. Si tratta di un fine manipolatore, un istigatore che induce altri a dare sfogo alla parte malvagia e più recondita della loro mente, quella che li spinge ad ammazzare. E su tutti i crimini c'è sempre una firma: Tarttalo. E stavolta il male si avvicina pericolosamente ad Amaia, alla sua famiglia, sembra proprio provenire dal buio dei suoi incubi.
Più lento, almeno nella fase iniziale, rispetto al primo libro, questo thriller non è, tuttavia, meno interessante. E' appassionante vedere come Amaia, refrattaria ad ogni forma di superstizione, sia suo malgrado costretta a superare i propri pregiudizi per risolvere casi che invece ne sono imbevuti; è bello osservare le dinamiche familiari e quelle della squadra che crescono e cambiano di pari passo con l'incedere della storia. Riuscirà, Amaia, ad impedire che le ombre la inghiottano e che il male la divori? Dalla sua ha una famiglia presente, una squadra collaborativa e un intuito e un acume non indifferenti.
Bella, bella, bella davvero questa trilogia del Baztàn… credo proprio che la finirò presto.

Opera recensita: "Inciso nelle ossa" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2016
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Valle del Baztàn (Navarra), Spagna
Pagine: 475
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 10 luglio 2019

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - IL GUARDIANO INVISIBILE (TRILOGIA DEL BAZTàN 01)


Sinossi:
Amaia Salazar non è una donna qualunque. È una poliziotta esperta e intelligente, che è riuscita a superare l’ostilità dei colleghi uomini fino a guadagnarsi la loro stima. Anche la sua vita privata è ricca e appagante, grazie a un marito che la ama moltissimo. Ma quando una serie di delitti atroci la richiamano nel paese di origine dove vive la sua famiglia e che Amaia era ben felice di avere abbandonato, ogni certezza si sgretola improvvisamente: antiche angosce si risvegliano, segreti che sperava dimenticati e che invece ritornano, come se fossero misteriosamente collegati a quegli omicidi. Per risolvere il caso Amaia è costretta a confrontarsi con il lato buio della sua anima mettendo a rischio la solidità della propria vita, i legami familiari, perfino la certezza del proprio lavoro, e cercare l’assassino lungo i sentieri di antiche leggende, superstizioni inquietanti che parlano di un potere ancestrale e invincibile… Dolores Redondo ambienta Il guardiano invisibiletra i boschi della Navarra, nel Nord della Spagna: con perfetto equilibrio unisce suspense e folclore, dando vita a un thriller in cui i paesaggi si animano, teatro dell’azione del male e allo stesso tempo della sua sconfitta. Consacrato dal successo internazionale, Il guardiano invisibile si legge avidamente e immerge il lettore nelle sue atmosfere come un tuffo in acque profonde.

Commento:
Uscito per Salani nel 2015, Il guardiano invisibile è il primo volume della "Trilogia del Baztàn", una serie di thriller ambientati nel Nord della Spagna, in Navarra, al confine con i Paesi Baschi, nella terra conosciuta con il nome di Euskal Herria. Perché vi dico questo? Perché è importante contestualizzare geograficamente questo libro, inquanto alla base della vicenda raccontata c'è proprio la cultura, la tradizione del territorio, che in questo caso è fatta di leggende, personaggi mitici risalenti a prima del cristianesimo ed ancora profondamente radicati nella coscienza popolare. Non è solo folclore: è un modo di pensare, condurre i propri ragionamenti e scelte, vivere, ed è così radicato da convivere nei secoli con la religione ufficiale. E' su questo sostrato che si impernea la storia così magistralmente congegnata da Dolores Redondo: è con queste credenze popolari che la scettica ispettrice Amaia Salazar si trova – dopo molti anni – a confronto.
Amaia vive a Pamplona con il marito James, un uomo perfetto, no scultore americano attento e amorevole; Amaia ama il suo lavoro, è stata a Quantico, all'FBI per perfezionarsi nel profiling e nelle tecniche di investigazione e sta facendo una meritata carriera. Sarà proprio il suo lavoro, una mattina di febbraio del 2012, a riportarla ad Elizondo, il paesino in cui è nata e cresciuta, immerso tra boschi e montagne, sulle rive del fiume Baztàn: delle ragazze, appena affacciate alla vita, sono morte, barbaramente uccise con un rituale sinistro ed ancestrale. Tocca a lei, ad Amaia, nata e cresciuta lì, districare questa matassa, ma non sarà facile, sia perché il killer è bravo, si nasconde dietro una vita al di sopra di ogni sospetto, sia perché Amaia dovrà fare i conti con qualcosa a cui non vuole credere, quella cultura popolare fatta di contatti, carte, porte aperte che devono essere richiuse, Belagiles, Basajaun… E se non bastasse, ci sono i ricordi del passato che, dopo vent'anni, tornano a sommergere Amaia che con Elizondo vorrebbe non avere più a che fare.
Tra magia, figure femminili indomite e fragili, uomini maschilisti e tradizionalisti e dolori risvegliati, Dolores Redondo ci porta in una realtà affascinante ed avvincente: se la storia in sé non brilla per originalità, ciò che davvero cattura e distingue questo romanzo dalla massa è proprio l'ambientazione, il background culturale, i personaggi. Sono questi, più ancora che la storia, ad avermi catturata, in particolare Amaia e la sua famiglia, la zia Engrasi, le sorelle, il passato non ancora completamente svelato. Leggerò di certo, e quanto prima, gli altri due romanzi… questo primo libro mi ha stregato!

Opera recensita: "Il guardiano invisibile" di Dolores Redondo
Editore: Salani, 2015
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Navarra, Spagna
Pagine: 400
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 23 febbraio 2019

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - BIANCO LETALE (CORMORAN STRIKE #4)


Sinossi:
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…

Commento:
Ok, questo libro è il quarto di una delle saghe che leggerei ininterrottamente senza stancarmi, mi piace un sacco il detective privato Cormoran Strike ma soprattutto adoro e mi identifico molto in Robin Ellacott, la sua ex assistente ed ora socia… quindi sarò meno obiettiva del solito. Questo romanzo ha più di un difetto che io, per quanto appena sostenuto, sono ben pronta a perdorargli: non si può dire che sia incalzante, anzi tutt'altro… ha un'andatura costante che in più punti tende a rallentare, specie nelle fasi di stallo delle indagini che, per la verità, in questo caso sono particolarmente intricate. La trama è complessa, finora la più complessa fra le indagini uscite dalla penna di Robert Galbraith (Alias J. K. Rowling per chi ancora non lo sapesse): qualche buco o calo di tensione è quindi inevitabile in un romanzone di quasi ottocento pagine. Se l'ho letto in poco più di un giorno, però, qualcosa di buono ce l'avrà, no? Nonostante la staticità che lo fa somigliare ad un giallo più che ad un thriller, è scritto in modo fluido, minuziosissimo, con continui riferimenti all'ambientazione, alle strade di Londra, ai movimenti dei personaggi, tanto che davvero sembra di esser loro accanto mentre si svolge l'azione. Il caso affrontato da Strike e Robin, poi, stavolta ci offre la possibilità più unica che rara di entrare davvero nei corridoi del potere: due storie si intrecciano e si legano in queste pagine ed entrambe hanno a che fare con un anziano ed enigmatico ministro e con la sua strana famiglia. Ancora una volta Galbraith ci mette di fronte alla varietà della società inglese di oggi e alle lievi ma significative differenze che ci vengono qui sottoposte con lucida precisione e senza forzature. Ma ciò che, ancor più delle indagini, caratterizza questa saga è il particolarissimo rapporto tra i due protagonisti, Cormoran e Robin: si sono reciprocamente indispensabili ma non ammetteranno mai la loro importanza per l'altro. C'è, in entrambi, un continuo ritrarsi, non credersi abbastanza, non voler intralciare la vita dell'altro che li porta a non capirsi sempre, a vivere con sottintesi, non detti che impediscono loro di vivere a pieno l'amicizia… e magari di far nascere quel qualcosa in più che è nell'aria da sempre e che sono gli unici a non voler riconoscere.
Una saga che consiglio, che adoro e che spero continuerà a lungo.


Opera recensita: "Bianco letale" di Robert Galbraith
Editore: Salani, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 784
Prezzo: 24,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 12 ottobre 2017

RECENSIONE: CARE SANTOS - TRE TAZZE DI CIOCCOLATA


Sinossi:

Sara, moglie e madre modello, è proprietaria di un negozio che a Barcellona è sinonimo di cioccolato, ed è fiera di continuare la tradizione di famiglia.

Prima ancora di lei Aurora, la cui madre era al servizio di una famiglia borghese del XIX secolo, per la quale la cioccolata è qualcosa di proibito e peccaminoso.

E all’inizio di tutto c’era Marianna, moglie del cioccolataio più famoso del XVIII secolo, inventore di una macchina prodigiosa. I destini di queste tre

donne sono intrecciati e indissolubilmente legati alla storia di un’antica cioccolatiera di porcellana, che passa di mano in mano trasmettendo l’amore

per la cioccolata, la vita e il coraggio di inseguire i propri desideri. Care Santos, narratrice magistrale, racconta di un’unica dolce passione che unisce

destini e segna la vita delle sue protagoniste attraverso tre secoli di storia. Un viaggio nel tempo che ha profumo e sapore, in cui ogni pagina è inebriante

come una droga leggera. Dopo i grandi bestseller al femminile Chocolat di Joanne Harris e Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, un grande intreccio

di passione, forza e dolcezza, che consacra definitivamente Care Santos al grande pubblico."

 

Commento:

Quella raccontata in queste pagine è la storia di tre donne coraggiose, vissute a Barcellona in epoche diverse, che nel loro piccolo si sono distinte per la loro tenacia e per la capacità di inseguire i propri sogni. Ciò che le accomuna – e che è al centro di questa storia – è un oggetto di particolare valore, semplicità ed eleganza: una cioccolatiera di fine porcellana bianca, appartenuta ad una importante dama francese. Proprio questa cioccolatiera, che può contenere appena tre tazze di cioccolata, passa di mano in mano nei secoli ed è testimone del cambiamento di una società che, dai pomeriggi di Versailles fatti di cioccolata ed esercizi di violino, arriva ad una pasticcera laureata in storia che oggi vive in equilibrio tra tradizione e modernità, passando per le serate all’Opera di inizio Novecento e, ancora prima, alla tenacia di una donna che deve difendersi dalle discriminazioni di un mondo prettamente maschilista. Qui la storia ci viene narrata in un racconto corale, partendo dalla fine, da Sara, la pasticcera-storica che la compra da un rigattiere dopo una notte di bevute: l’ultima proprietaria della cioccolatiera è lei, ma la storia di quell’oggetto comincia molto prima. Ripercorrendone le tappe, abbiamo l’occasione di viaggiare a ritroso nel tempo in una Barcellona in continuo adattamento, ma sempre bella, passionale ed amante della cioccolata.

Questa è indubbiamente una storia di fantasia, ma presenta risvolti storici interessanti e Care Santos ci racconta tutto questo con una prosa molto scorrevole ed accattivante, regalandoci un racconto goloso e traboccante di passione, tenacia e vita, dolce ma non troppo, proprio come una buona cioccolata. Una buona lettura, quindi, adatta a questi primi pomeriggi freddi.

 

Opera recensita: “Tre tazze di cioccolata” di Care Santos

Editore: Salani, 2015

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Barcellona

Pagine: 468

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì.

 

martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - LA VIA DEL MALE (CORMORAN STRIKE #3)


Sinossi:

Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna.

L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo

passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra

le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi

nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo...

 

Commento:

Proseguono le indagini dell’investigatore Cormoran Strike e della sua bravissima assistente Robin, ma questa volta il caso è molto speciale: qualcuno ha inviato a Robin un pacco contenente una gamba di donna.

Appare da subito chiaro che Robin è solo un mezzo per raggiungere Strike e ci sono solo 4 persone che potrebbero aver compiuto un atto così ignobile e macabro. I delitti, però, non si fermano e Strike si ritrova con un’indagine particolare da gestire, una cattiva pubblicità da evitare e un’assistente non nel pieno della forma. Robin, infatti, ha avuto un violento litigio con il fidanzato anche a causa del lavoro e non è più tanto certa di volerlo sposare. La causa del litigio, tra l’altro, ha aperto un vaso di Pandora che l’ha resa più vulnerabile e distratta… non il massimo quando c’è un pericoloso assassino che dimostra di essere intenzionato a farti fuori!

Adoro Robert Galbraith (che poi è J. K. Rowling), il modo di raccontare, le ambientazioni, i casi… tutto. E adoro il complicato Strike, ma soprattutto adoro Robin: è lei la vera protagonista di questo romanzo, il terzo della serie con protagonista Cormoran Strike. In questo libro, a differenza dei precedenti, si nota un indebolimento dell’indagine a favore di un passo avanti significativo nella vita dei personaggi: conosciamo meglio il passato di Robin e il modo di pensare di Strike e soprattutto il loro rapporto, sempre fra il detto e il non detto, va avanti! Il finale, a dire il vero, mi ha lasciata un po’ perplessa: forse avrei sperato in due righe in più.

In sintesi, leggermente al di sotto dei due precedenti, un po’ più macabro, ma comunque un ottimo libro! Spero che ci sia presto una quarta indagine per Cormoran e Robin!

 

Opera recensita: “la via del male” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2016

Genere: giallo-noir

Ambientazione: Londra

Pagine: 603

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

martedì 7 marzo 2017

RECENSIONE: J. K. ROWLING - IL SEGGIO VACANTE


Sinossi:

A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un'idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un'antica

abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia

si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale

e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato

della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all'interno dell'amministrazione locale è un terremoto

che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una

verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l'unico modo per non farsi travolgere,

oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo sulla società contemporanea, una commedia sulla nozione di impegno e responsabilità.

In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Pagford, con tutte

le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina da non lasciare indifferenti.

 

Commento:

Adoro J. K. Rowling, sia come madrina della stupenda saga di Harry Potter, sia come giallista nella serie dell’investigatore Cormoran Strike. Ma, come si suol dire, non tutte le ciambelle riescono col buco! E’ il caso di questo “Il seggio vacante”, il suo primo libro non legato ad Harry Potter, che personalmente ho trovato di una noia mortale.

Si racconta, con estrema prolissità e dovizia di particolari, la vita di una piccola cittadina inglese sconvolta dalla morte improvvisa di un popolare e ben voluto consigliere locale, dovuta ad un ictus. Fra chi piange il defunto e chi si contende il suo posto al consiglio, la cittadina elabora a suo modo il lutto e torna pian piano a dedicarsi ai suoi problemi quotidiani, quartieri in degrado, famiglie disagiate, famiglie altolocate con interessi da salvaguardare, amori giovanili, violenza, droga… il tutto accuratamente nascosto sotto il velo dell’ipocrisia e del perbenismo. Ma la morte del consigliere appassionato di canottaggio e sinceramente interessato alla povera gente, sconvolge gli schemi e solleva il coperchio del vaso di Pandora. Il fantasma di Barry Fairbrother non smette di togliere il sonno ai più illustri notabili della cittadina. Dopo tutta quest’ipocrisia accumulata e sedimentata, però, la deflagrazione è assordante e, purtroppo, mieterà delle vittime fra i più deboli e disagiati.

Ora, l’idea della Rowling di raccontare le beghe, gli altarini, i sotterfugi di una cittadina come tante, secondo me era ottima. Il problema è che l’intero libro, di ben 553 pagine, è decisamente troppo lungo, piatto e di una lentezza esasperante. Le descrizioni sono minuziose, i  personaggi sono molto ben caratterizzati e realistici, la Rowling non ha mai peccato in questo, ma si fa fatica a provare empatia ed ad immedesimarsi a pieno nelle loro storie, sebbene spesso somiglino a quelle che ogni giorno riguardano la sostra cittadina, il paesello, la società in genere.

In definitiva, una buona idea realizzata male, un’occasione sprecata. Ho avuto l’impressione, confermata nel finale, che la Rowling abbia voluto strafare ed il risultato non è né carne né pesce: cos’è questo libro? Un saggio? Un noir? Un romanzo? Io non sono riuscita ad inquadrarlo; ad ogni modo, anche se a malincuore, non mi sento di consigliarlo.

Opera recensita: “Il seggio vacante” di J. K. Rowling

Editore: Salani, 2012

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 553

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: no.

 

venerdì 6 gennaio 2017

RECENSIONE: KYOICHI KATAYAMA - GRIDARE AMORE DAL CENTRO DEL MONDO


Sinossi:

Sakutaro sta andando in Australia, ma la sua non è una gita qualunque: porta con sé le ceneri di Aki, morta a soli diciassette anni di leucemia. L'Australia

è la terra che Aki ha sempre sognato ed è là che lui disperderà le sue ceneri. Comincia così il racconto di Sakutaro, che rievoca il loro primo incontro,

gli appuntamenti dopo la scuola, il lento e dolce avvicinamento tra i due ragazzi. E infine la malattia, il ricovero, la disperata fuga dall'ospedale...

Da questo romanzo, grande successo in Giappone, Taiwan e Corea, sono stati tratti un film, una serie televisiva e dei manga.

 

Un libro delicato, eppure molto intenso questo di Kyoichi Katayama. E’ la storia di due ragazzi, Sakutaro ed Aki, costretti ad affrontare un dolore più grande di loro: la malattia e la morte.

L’io narrante è proprio il diciassettenne Sakutaro che rievoca per noi i tutti i ricordi legati ad Aki, la ragazza che ha amato tanto e che amerà per sempre, nonostante la leucemia abbia stroncato la sua giovane vita. Sakutaro ed Aki si conoscono da quando avevano dodici anni: hanno frequentato la scuola insieme, la compagnia era la stessa, sono diventati molto amici e, col passare degli anni, si sono innamorati. Quello di Aki e Sakutaro è l’amore puro e fortissimo tra due adolescenti che credono di conoscersi, ma finiscono per scoprirsi attraverso l’altro; è quel sentimento indissolubile che farebbe compiere follie per compiacere l’altra metà della nostra anima. Ma ad unire queste due anime non è solo l’amore: l’ombra scura della malattia che colpisce Aki rafforza il loro legame al punto che dopo la sua morte Sakutaro, non riuscirà neppure a disfarsi delle ceneri della ragazza perché lei è lì, con lui, dovunque c’è lui.

Quella contenuta in questo libro è una storia forte e drammatica, raccontata con sorprendente lucidità e pacatezza da un ragazzo di diciassette anni che, a differenza di molti suoi coetanei, si trova ad affrontare la morte a cuore aperto ed a dover convivere con la perdita della persona amata. Tanti e profondi sono gli interrogativi che Sakutaro si pone nelle lunghe conversazioni con il saggio nonno, davanti ad un bicchiere di Bordeaux; tanto è il coraggio che dovrà trovare dentro di sé per lasciar andare la sua Aki e continuare a vivere.

Leggendo questo libro mi è venuto in mente “colpa delle stelle” di John Green, altro libro che affronta il tema dell’amore adolescenziale e della malattia. Impossibile non fare paragoni: beh… personalmente trovo che, sebbene anche “colpa delle stelle” sia un buon libro, questo di Katayama sia più bello perché ha un approccio meno forte, ma ugualmente intenso. Lettura consigliata, sebbene sia tutt’altro che allegra.

 

Opera recensita: “Gridare amore dal centro del mondo” di Kyoichi Katayama

Editore: Salani, prima ed. 2006

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Giappone-Australia

Pagine: 183

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 23 settembre 2016

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - IL BACO DA SETA (LE INDAGINI DI CORMORAN STRIKE, LIBRO II)


Sinossi:

Londra. L’eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l’investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto di più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore se n’è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore…
Appassionante e ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, Il baco da seta è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.

 

Secondo libro della serie che ha per protagonista il detective Cormoran Strike, nato dalla penna di Robert Galbraith, alias J. K. Rowling.

Abbiamo già avuto modo di conoscere Strike e la sua giovane e brava assistente Robin ne “Il richiamo del cuculo”, dove veniva risolto il misterioso omicidio di una bellissima modella, indagine che ha portato il detective agli onori della cronaca.

Qui ad essere scomparso è uno stravagante ed irriverente scrittore, alquanto avvezzo alle sparizioni clamorose ed amante dei complimenti e della pubblicità. Ma Owen Quine è scomparso da un po’ troppo tempo e la moglie, l’insignificante ed alquanto irritante Leonora, è preoccupata e si rivolge a Strike per scoprire dove sia. Ben presto il detective scopre che c’è ben più di un po’ di spettacolarizzazione dietro la misteriosa scomparsa di Quine: l’uomo è stato assassinato in una sua vecchia casa e le modalità dell’omicidio sembrano copiate pari pari dal suo ultimo manoscritto inedito, “bombix mori”. Ma chi poteva aver letto il libro? Chi aveva le capacità necessarie a porre in essere questo crimine tanto macabro quanto efferato? Tra l’ostruzionismo della polizia, un intricata rete di segreti, colpe e risentimenti vecchi e nuovi, una bella manciata di neve e il Natale alle porte, Cormoran e Robin dovranno lottare contro una mente malata e geniale e rischiare il tutto per tutto per arrivare al colpevole.

Se il primo libro era stato bellissimo, questo lo è stato ancora di più: la collaudata coppia Strike-Robin funziona più che mai, gli alti e bassi, gli accenni di rosa e quelli di noir rendono il romanzo fluido e piacevole nonostante la mole. Se proprio vogliamo trovargli qualche pecca, diremo che a tratti la trama è un po' lenta e che certi espedienti, specie nel finale, sono un po' troppo fantasiosi, ma nel complesso è un bel giallo!
La particolarità dei romanzi di Galbraith, a mio parere, non è nell’originalità della trama o nella caratterizzazione dei personaggi “cattivi”, ma nell’immagine di stabilità, forza ed insieme umana fragilità della coppia investigativa: leggendo le indagini di Strike sai che, qualunque cosa succeda, per quanto macabro sia il delitto, per quanto folle sia il colpevole, loro sono lì, con gli acciacchi, le liti familiari, i malintesi e le idee geniali… loro sono lì e se salirai la scala in metallo dell’ufficio in Denmark Street, dietro la porta a vetri ci sarà sempre una tazza di thè o una pinta di birra e un divano spernacchiante ad attenderti. Inutile dire che lo consiglio e non vedo l’ora di leggere anche il terzo libro, “la via del male”!

 

Opera recensita: “il baco da seta” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2014

Genere: giallo

Ambientazione: Londra;

Pagine: 560

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

Consigli correlati: “il richiamo del cuculo” primo libro della serie con protagonista Strike.

 

martedì 23 agosto 2016

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - IL RICHIAMO DEL CUCULO (LE INDAGINI DI CORMORAN STRIKE, LIBRO I)


Sinossi:

Il primo caso per Cormoran Strike in questo romanzo di esordio di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, autrice della serie di Harry Potter e de "Il seggio vacante". Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata. Un page turner tra le cui pagine è facile perdersi, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con nettezza. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.

 

Il libro di cui vi parlo oggi è “Il richiamo del cuculo”, primo libro della serie “le indagini di Cormoran Strike”, edito da Salani.

Si tratta di un giallo, scritto alla vecchia maniera, ma ambientato ai nostri giorni con google ed il cellulare come valido aiuto nelle indagini. Sin dalla prima pagina si viene catapultati nella storia: già nel prologo troviamo una descrizione sommaria dei fatti. La stampa è radunata in una strada di un lussuoso quartiere di Londra per raccontare la morte della bellissima ed altrettanto famosa top model Lula Landry, precipitata dal balcone del suo appartamento in piena notte. Nel primo capitolo, invece, ci vengono presentati i due protagonisti: Cormoran e Robin. Lui è uno squattrinato trentacinquenne, figlio illegittimo di un cantante famoso e di una super groopie, veterano della guerra in Afganistan in cui ha perso una gamba, ed ha appena rotto definitivamente con la sua storica, ricca fidanzata. Lei, Robin, è una ragazza dello Yorkshire in cerca di lavoro, venuta a Londra per vivere con il fidanzato, un geloso contabile che le ha appena chiesto di sposarla. Per un caso fortuito i due si incontrano proprio il giorno in cui John, fratello adottivo della nota modella Lula, affida a Strike l’incarico di indagare sulla morte della sorella: egli è, infatti, convinto che non si sia trattato di un suicidio, come la polizia ha affermato sin da subito, ma piuttosto di un omicidio. Cormoran si butta a capofitto nell’indagine che gli permette di prendere un po’ di respiro dai debiti che lo assillano e di non pensare alla fidanzata che lo ha mollato. Ben presto, però, l’idea dell’omicidio, che in un primo momento era sembrata a tutti solo una fissazione di un fratello addolorato, comincia a trovare conferme nelle indagini.

Due mondi a confronto, nelle pagine di questo bel poliziesco: quello di Lula, costruito, effimero, lussuoso, seducente e quello della periferia, del degrado sociale, dei senzatetto e delle prostitute. A volte questi mondi si incontrano, si intersecano ed è lì che può avvenire il blackout… non in modo evidente, ma sordido, subdolo, magari nelle forme di un rancore covato per anni e nascosto da un amore fraterno.

Quando ho dovuto decidere se leggere questo libro mi sono trovata di fronte a sensazioni contrastanti: da un lato ero titubante perché avevo letto molte recensioni che lo definivano “un giallo puro” e mi risultava difficile pensare ad un giallo scritto oggi ma con le caratteristiche dei grandi classici dell’800 e dei primi 900. Dall’altro, però, ero curiosa perché, per chi non lo sapesse, dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith c’è la grande J. K. Rowling, l’ideatrice di Harry Potter e del suo mondo. Ero curiosa, dicevo, di capire se fosse in grado di scrivere qualcosa di diverso da ciò che (giustamente) l’aveva resa celebre. Beh, direi che la prova è stata superata! Mi è piaciuto molto Cormoran Strike, ma soprattutto ho adorato Robin: bella, intelligentissima eppure umile ed altruista, “Proprio una brava ragazza”! E poi il libro è ben scritto e ben architettato; l’ho trovato molto gradevole, pur senza la suspense e l’azione che tanto mi piace nei thriller di oggi. Bello, consigliato! A presto con le recensioni dei successivi due volumi!

 

 

Opera recensita: “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2013

Genere: romanzo poliziesco

Ambientazione: Londra

Pagine: 464

Prezzo: € 16,90 (rilegato); € 8,99 (ebook)

Consigliato: sì.