simposio lettori copertina

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giovedì 26 novembre 2020

RECENSIONE: CLAUDIO FAVA & MICHELE GAMBINO - L'ISOLA

            Sinossi:

Sono gli inizi di ottobre, il giornalista Luca Banti è in arrivo a Lampedusa per seguire una pista: è convinto che la strage di 366 migranti avvenuta un anno prima davanti all’isola sia da imputare a un errore del comandante della Guardia costiera, il tenente Camarda. In quelle stesse ore, sulle coste della Libia, centinaia di uomini vestiti di nero e armati come un esercito si stanno imbarcando su dei pescherecci diretti verso Lampedusa. Sono i Leoni del Jihad, un gruppo terroristico pronto a invadere l’isola nel nome di Allah. A guidarli è l’Emiro Yussuf al-Mutlak: in una manciata di ore i suoi uomini sgominano le difese dell’isola, impongono la shari‘a, dividono gli uomini dalle donne, compiono esecuzioni di massa riprese e subito caricate in rete. Sotto gli occhi atterriti dell’Occidente l’isola diventa il primo territorio europeo sottomesso al fondamentalismo islamico. Appena le immagini di quello che sta succedendo a Lampedusa rimbalzano in rete, il governo italiano si prepara allo sbarco spalleggiato dai governi del g8, ma non tutto andrà come previsto. In un susseguirsi di crudi eventi mozzafiato Claudio Fava e Michele Gambino mettono in scena una galleria di personaggi indimenticabili, e raccontano la guerra santa che potrebbe scatenarsi sulle nostre coste, la fragilità della politica, la rassegnazione e il coraggio di chi si trova su quell’isola. E vuole disperatamente salvarsi la vita.

 

Commento:

Ci sono proprio tutti, in questo bel thriller politico,  gli attori che, prevedibilmente, svolgerebbero un qualche ruolo se, Dio non voglia, dovessimo precipitare in uno scenario come quello descritto in queste pagine. Quella che Claudio Fava e Michele Gambino ci prospettano è probabilmente la scena ipotetica che infesta le nostre paure ad ogni attentato, scaramuccia, rappresaglia dell'Isis: che il luogo dove viviamo, ci troviamo di passaggio per lavoro o stiamo trascorrendo beatamente le nostre vacanze venga attaccato e che noi, proprio noi, ci ritroviamo nel bel mezzo della carneficina. Riescono benissimo, gli autori, a catapultarci nel bel mezzo dell'assalto armato e dell'occupazione dell'isola di Lampedusa ad opera di un gruppo, numeroso e ben organizzato, di miliziani, i Leoni del Jihad. Riescono persino ad intercettare i timori più reconditi, quelli che ci fanno diffidare del vicino o del primo forestiero che incontriamo fra le solite facce che siamo abituati ad incrociare: che qualcuno aiuti gli invasori dall'interno, che ci siano dei complici, che non ci si possa fidare di nessuno. La tensione scorre costante in più di quattrocento pagine di adrenalina che, tuttavia, lascia il tempo di riflettere, tra un attacco e una sparatoria, sulla fragilità del sistema avvitato su se stesso mentre persegue molteplici interessi che nascondono neanche troppo bene l'egoismo di ognuno… riflettiamo sull'ingegno e l'astuzia di chi si trova in difficoltà e sa che deve salvarsi da solo; ammiriamo piccati il formarsi di amicizie e gruppi cooperativi tra chi deve sopravvivere e cercare di salvare il salvabile. Così una compagnia variegata e mal assortita che prima d'ora neanche si conosceva o, al più, si malignava, diventa un affiatato esercito di liberazione, coordinato sebbene insufficiente, con un obiettivo unico e condiviso: restare vivi. Un thriller politico scritto in modo immediato, diretto, semplice e di grande impatto, questo di Gambino e Fava, che si divora fra la curiosità di sapere come agiranno e reagiranno i vari fronti impegnati in questa inattesa lotta per la sopravvivenza, e lo sgomento naturale che non possiamo non provare quando scopriamo che non siamo gli unici a custodire nella mente certe paure e che, purtroppo, gli scenari prospettati sono più verosimili di quanto si auspicherebbe.

Un plauso va agli autori che sono riusciti nell'impresa non facile di unificare voci e stili narrativi rendendo il romanzo un unicum piacevolissimo da leggere, nonché a rappresentare con semplicità e nitidezza una situazione estremamente complessa mettendo a nudo le paure, le imperfezioni i sentimenti contrastanti di cui è vittima l'essere umano. Un'ottima lettura che intercetta paure e pericoli sin troppo attuali. Consigliato.

 

Opera recensita: "L'isola" di Michele Gambino e Claudio Fava

Editore: Fandango libri, 2020

Genere: thriller politico

Ambientazione: Lampedusa

Pagine: 432

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

martedì 24 novembre 2020

RECENSIONE: P. D. JAMES - A PROPOSITO DEL GIALLO. AUTORI, PERSONAGGI, MODELLI

Sinossi:

Come è nata la narrativa poliziesca? Quali sono stati i momenti cruciali nello sviluppo del genere? Quali i meccanismi caratteristici? E ancora, quali le ragioni della sua popolarità? E il futuro di questo amatissimo genere, ormai entrato di diritto nell'ambito della "Letteratura"? A tutti questi interrogativi risponde una grande autrice di gialli, P. D. James, che in queste lezioni non solo traccia una breve "biografia" della detective fiction, ma ne smonta gli ingranaggi insegnando al lettore a rimontarli: una guida gustosa e ricca di aneddoti personali, che insegna a leggere (ma anche a scrivere) narrativa gialla e noir.

 

Commento:

A proposito del giallo è, più che un vero e proprio saggio, un'analisi ragionata, organica e godibilissima della storia del giallo dalle origini ad oggi.

Con la maestria e la praticità di chi sa di cosa parla ed ha familiarità con ciò che descrive, P. D. James ci racconta le origini del giallo classico, il suo sviluppo nel tempo, il contesto storico, culturale e sociale, le ambientazioni, gli stereotipi, gli autori e le autrici più rappresentative e peculiari. Con penna sicura ci traghetta attraverso la Middle Age e poi ancora dopo, nel secondo dopoguerra, fino al giallo di oggi. Leggere questa disamina attenta e partecipata è interessante ed estremamente utile per chi cerchi una guida organica e ben scritta sul genere giallo, in particolare sul giallo classico, d'inchiesta.

Ho trovato questo libro molto utile oltre che scorrevole. Per me, promosso in pieno.

 

Opera recensita: "A proposito del giallo. Autori, personaggi, modelli" di P. D. James

Editore: Mondadori, 2009

Genere: saggistica

Pagine: 170

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

lunedì 23 novembre 2020

RECENSIONE: PETER CUNNINGHAM - IL MARE E IL SILENZIO

Sinossi:

Irlanda, anni Quaranta. Giovane e bellissima, Iz vive sulla costa sudorientale con suo marito Ronnie, vicino a un mare spesso inquieto che ama contemplare. Le circostanze che l'hanno portata ad abitare non lontano da Monument, una città portuale, sono però avvolte nel mistero. L'emergenza mondiale si è infatti riflettuta nel microcosmo di Iz che, dopo aver conosciuto il vero amore, è stata costretta da ragioni più grandi di lei a fidanzarsi con un uomo che non amava in nome della sicurezza finanziaria e poi a sposare Ronnie per il bene della sua famiglia. Inizialmente le cose con il marito sembrano funzionare, ma poi precipitano man mano che le debolezze di Ronnie vengono alla luce. Ripercorrendo i decenni successivi alla conquista dell'indipendenza da parte dell'Irlanda, tra le brucianti questioni di classe e gli scontri fra protestanti e cattolici, "Il mare e il silenzio" è un'epica storia d'amore ambientata tra gli sfarzi del ceto privilegiato anglo-irlandese ormai in declino, che Cunningham ritrae con sapiente maestria. Un romanzo sulla turbolenta nascita di una nazione e sugli amanti che ha diviso.

 

Commento:

Irlanda. Un nome che nel nostro immaginario collettivo evoca grandi distese verdi, cavalli, volti rubizzi e vecchie storie di folletti. Un Paeaffascinante e misterioso del quale si parla troppo poco. Troppo poco conosciamo, ad esempio, della storia di questo Paese orgoglioso e fiero che condusse per molti anni una sanguinosa battaglia per la sua indipendenza dall'Inghilterra. E, in parte, proprio di questo parla Il mare e il silenzio, il bellissimo romanzo di Peter Cunningham da poco arrivato nelle librerie italiane. È una storia d'amore, rinuncia, guerra; è la storia di una ragazza irruenta e inesperta che conobbe l'amore, ma una sorte beffarda e crudele glielo strappò condannandola a una vita di infelicità. Ci provò, Iz, a ricostruirla, la sua vita, ci provò a riprendersi la sua felicità, ma quella ancora una volta prese vie impervie evitando di farsi raggiungere. Con una scrittura asciutta, essenziale, ma delicata, sensibile, per nulla fredda o parsimoniosa, Cunningham racconta una storia d'amore insolita e bellissima macchiata dall'insensatezza dell'uomo. Un bellissimo romanzo, su un Paese da scoprire, con una protagonista donna che non si può non ammirare.

 

Opera recensita: "Il mare e il silenzio" di Peter Cunningham

Editore: Sem libri, 2020

Genere: romanzo storico, narrativa straniera

Ambientazione: Irlanda

Pagine: 224

Prezzo: 17,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5

  

domenica 22 novembre 2020

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - L'APPELLO

    Sinossi:

E se l'appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po' di più chi lo porta? Allora la risposta "presente!" conterrebbe il segreto per un'adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna. Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l'appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky... Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa. A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D'Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l'essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l'inizio di una rivoluzione? L'Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all'allegoria politico-sociale e alla storia di formazione –, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un'orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro.

 

Commento:

Chiamare le cose – e le persone – col loro nome vuol dire dar loro una collocazione, un posto nel mondo, vederle, dar loro l'importanza che meritano. Da troppo tempo i docenti di una classe di un liceo scientifico di una città indeterminata si erano dimenticati di chiamare per nome i loro dieci alunni, i dieci casi disperati rinchiusi in quella classe-ghetto. E loro, i ragazzi, erano completamente spaesati, avevano perso la fiducia nella scuola, ultimo baluardo di cultura, ultima certezza in un mondo al rovescio che confonde, ignora e divora. Poi in classe è entrato un professore di scienze, Omero Romeo, uno che quei ragazzi voleva conoscerli davvero, vederli attraverso le loro storie, il loro volto, i tumulti del loro cuore. Così, prima di cominciare la lezione vera e propria, ha cominciato a fare l'appello… in un modo diverso, che ha prodotto risultati straordinari: i ragazzi, proprio quelli cui sembra sempre non fregare niente, quelli disinteressati, persi, bruciati, hanno risposto in modo grandioso, con un entusiasmo contagioso, virale. L'appello è uscito, per loro volontà, dai confini della classe diffondendosi nel mondo tra l'entusiasmo e l'ostracismo. E così le persone, le vite, le storie hanno ripreso il posto che spettava loro, al centro della scuola, della famiglia, della società. L'appello ha scosso le menti, anche quelle più refrattarie e chiuse, creando bellezza, condivisione, energia.

Amo la prosa ricercata di Alessandro D'avenia, sin dal suo primo romanzo non ho mai smesso di meravigliarmi di fronte al suo modo di dire le cose, di raccontare la scuola, gli adolescenti, i professori, la cultura, la bellezza. Tuttavia questo libro l'ho concluso con fatica… non perché non mi sia piaciuto o perché non sia bello, anzi! I concetti espressi, la visione della scuola, l'energia dei ragazzi, le loro storie e le loro difficoltà… sono tutte cose importantissime raccontate, come sempre, con grande perizia, coinvolgimento e sensibilità. Però in queste pagine c'è qualcosa di troppo che mi ha disturbata… ho fatto fatica a capire cosa fosse, ma poi ci sono arrivata: c'è troppa cecità. Troppi riferimenti alla condizione del professor Romeo, troppa autoironia qualche volta buttata lì a sproposito ("Sono cieco, potrò permettermi di non guardare in faccia nessuno"…), troppo uso della cecità come giustificazione, come motivo della redenzione, quasi a rievocare una conversione sulla via di Damasco che, francamente, dopo un po' rischia di scricchiolare e non reggere più come "espediente narrativo". E badate, queste cose le dico da cieca e per di più molto autoironica. è vero, io cieca lo sono dalla nascita mentre Romeo lo è diventato da appena cinque anni, quindi qualche mio "collega" mi smentirà, ma non è da ciechi rimarcare la propria condizione in ogni frase. Questo continuo uso delle locuzioni "sono cieco" o "da quando sono cieco"… appesantisce, snerva e rende meno realistico il fluire della storia. E aggiungo questo, a beneficio di chi legga il libro prima di questo mio scritto: non so se per chi abbia perso la vista da adulto sia diverso, ma io non ho necessità di toccare il volto delle persone che ho davanti… non mi serve. Per conoscere chi ho vicino mi basta ascoltare le sue parole, anche quelle che non dice: sta lì il segreto, non necessariamente nelle pieghe del volto. Ma questo è un mio pensiero, legato alla mia esperienza, magari altri la pensano – e vivono – diversamente.

In definitiva, il romanzo di D'avenia è molto bello e molto intenso, leggetelo se, come me, siete suoi lettori affezionati, ma non lo consiglio a chi non abbia ancora mai letto niente di quest'autore.

 

Opera recensita: "L'appello" di Alessandro D'avenia

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: una città non definita

Pagine: 348    

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5.

          

mercoledì 18 novembre 2020

RECENSIONE: SALVATORE SCALISI - EVANESCENTE DEPRESSIONE

Sinossi:

Fabrizio è un depresso.  Ha tutto per avere una vita normale; ma un segreto tarlo lo corrode e non lo fa andare avanti. Bruna, la sua migliore “amica” di sempre, gli sta molto vicino. Così pure Biagio, l’amico malato di cancro, che incontra spesso al bar. Ed è bello anche fare conversazione col suo amico negoziante che lo invita ad una festa. Dablo, il suo cane, è in buone mani. Lo affida, infatti, ad Antonella, la bellissima donna che è la sua nuova fiamma. Ma il suo “male occulto” lo porta a tentare il suicidio. Il tuffo in acqua che lo fa quasi annegare, però, lo riporta ad apprezzare la vita. Sì; adesso vuole vivere alla grande e pienamente. Ce la farà o è solo un sogno quello che potrà accadere? Il nostro Salvatore Scalisi ci fa vivere una storia come sospesa in un mondo rarefatto, dove tutto è fluttuante ed evanescente, possibile ed impossibile. Verità e allucinazioni si susseguono. Spazi di luce e di buio si alternano subitaneamente. Fabrizio riuscirà a vivere bene? Chi lo sa; la vita è mistero. Come in una tela di Marc Chagall, figure colorate a tinte forti, volteggiano su sottofondi in cui luce e buio si miscelano incessantemente. Stavolta la penna di Salvatore Scalisi si fa pennello e, come il grande Chagall, crea figure misteriose ed evanescenti, sospese in un vuoto variamente colorato e variamente illuminato.

Prof. Maria Carmela Benfatto.

 

Commento:

All'apparenza Fabrizio è un uomo soddisfatto di sé, equilibrato, con una vita normale… è riuscito a mascherare così bene il suo segreto che nessuno, neanche il fratello, neanche gli amici di sempre lo hanno capito. Qual è questo segreto? In realtà Fabrizio la vita non la ama per niente, non riesce a godersi nulla di tutto ciò che di buono gli accade intorno; è roso e annebbiato da un malessere atavico e profondo che gli fa vedere tutto nero. Da tempo ormai il suo unico pensiero è farla finita, il suo unico obiettivo è trovare un modo per chiudere con la vita. Quando "finalmente" si è deciso e sembra aver trovato il coraggio, non prova la sperata gioia della liberazione… perché? Dipenderà forse da Antonella, la vicina così bella e simpatica che ha conosciuto da poco e con cui c'è stato subito feeling? O forse è per l'amico Biagio che ha un tumore e, anche se avrebbe davvero motivo di essere disperato, non si arrende alla morte? Fabrizio non lo sa, ma mentre annaspa nell'acqua gelida non può fare a meno di seguire l'istinto e di provare a sopravvivere. Da questo momento tutto è confuso, altalenante, spazio e tempo si mescolano, i ricordi e gli eventi si fanno sfuggenti… ce la farà, Fabrizio, a riemergere e riappropriarsi di quella vita che ha tanto bistrattato?

Evanescente depressione è un romanzo popolare, che narra con parole semplici una quotidianità tangibile, una realtà purtroppo comune a molti. La prosa di Salvatore Scalisi è immediata e schietta, lo stile è scorrevole, i dialoghi ricordano il fumetto, le scene si susseguono come fotogrammi di un film in cui l'ombra grigia del male di vivere turba una giornata altrimenti splendente. Un racconto interessante, quello di Scalisi, che ad un certo punto si biforca ponendoci davanti a più alternative… spetta a noi operare una scelta, così come spetta a noi scegliere come vivere la vita, l'unica e sola che ci è toccata in sorte.

 

Opera recensita: "Evanescente depressione" di Salvatore Scalisi

Editore: autopubblicato, 2017

Genere: narrativa italiana

Pagine: 133

Prezzo: 9,30 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

 

      

lunedì 16 novembre 2020

RECENSIONE: SLASH RADIO WEB. TREDICI ANNI DI VOCI, PAROLE, CULTURA E... TANTA INCLUSIONE. AUDIOLIBRO A CURA DI LUISA BARTOLUCCI

SLASH RADIO WEB. TREDICI ANNI DI VOCI, PAROLE, CULTURA E… TANTA INCLUSIONE. Audiolibro a cura di Luisa Bartolucci

 

Quella che segue non è la classica recensione che siete abituati a leggere qui al Simposio dei lettori. Non lo è né nella forma, leggermente diversa dal solito, né nei contenuti. È la prima volta, infatti, che mi ritrovo a parlarvi di un audiolibro, ossia di un libro di cui ancora non esiste la versione cartacea o digitale; inoltre è la prima volta che mi trovo a parlarvi di un libro in cui, in piccola parte, ci sono anch'io.

Sì, perché questo libro parla di una bellissima realtà di cui ho la fortuna di far parte, sia come ascoltatrice che come collaboratrice volontaria, di una realtà che conosco bene e che mi accoglie e coinvolge ogni giorno: Slash radio web, la webradio dell'Unione italiana ciechi ed ipovedenti. Il libro l'ha curato Luisa Bartolucci, colei che questa radio web l'ha creata, ideata, diretta per tredici anni, prendendosi il rischio – poi dimostratosi vincente – di rivoluzionarla completamente nel 2016 rendendola ciò che è ora. Dicevo che il libro lo ha curato Luisa, ma è un libro social, a più voci, lo abbiamo scritto tutti noi, dirigenti, consiglieri, ascoltatori vecchi e nuovi, collaboratori, irriducibili e saltuari, ognuno per la sua parte, con proposte, commenti, idee, anche con la semplice presenza.

Questa corposa pubblicazione (in audio consta di ben due cd e non oso pensare a quante pagine conterà in cartaceo) raccoglie i primi tredici anni della radio che dal 2007 ad oggi è diventata la voce dell'Uici fra i ciechi e per il mondo. Il libro si compone di quattro parti: una prima parte in cui si racconta la storia della radio, la nascita, gli albori, i contributi del presidente e dei dirigenti; una seconda parte decisamente più corposa in cui si dà voce a chi la radio la fa e la ascolta: giornalisti, curatori delle rubriche, ascoltatori, testimoni di un percorso di evoluzione crescente e condivisa di questo fondamentale mezzo di comunicazione. C'è poi la terza parte, più breve, in cui si descrivono più dettagliatamente alcuni eventi organizzati dalla radio e si fa un resoconto condiviso e partecipato della stagione 2019-2020, in cui si evidenzia la grande capacità dell'emittente di adattarsi ai tempi, di cambiare piani e programmi e di restare accanto ai propri ascoltatori anche nei momenti peggiori. La quarta ed ultima parte invece contiene alcune fra le tantissime interviste realizzate in questi tredici anni a scrittori, attori, cantanti, politici… Sì, perché sbaglia chi sta pensando che a Slash radio si parla solo di cecità ed Uici… a Slash radio si parla di tutto: il grande pregio di questa radio è il suo andare al di là dei ciechi, non essere solo una radio associativa, ma un'agorà in cui si discute a tutto tondo di letteratura, musica, cucina, cinema, politica, attualità, diversità, donne, sport…

Quella che emerge da queste pagine è dunque una radio che sa unire professionalità e convivialità, una realtà viva e vivace, in continuo mutamento, aperta ai soci e al mondo esterno; una radio in cui i due lati del microfono sono intercambiabili, gli ascoltatori diventano redattori o persino conduttori, cosa inaudita in qualunque altra realtà. Slash radio ha la redazione più grande del web perché sollecita continuamente i suoi ascoltatori ad esprimersi, ad intervenire, a proporre ed essi rispondono con entusiasmo. Così si viene magicamente a conoscenza che ci sono ciechi che leggono (anche molto), che discutono di qualsiasi argomento al pari degli altri, che consigliano film (con grande perizia), che viaggiano, lavorano, si spostano da soli, che cucinano in piena autonomia ricette gustose, che seguono la moda, che apprezzano persino l'arte! Pensate, se n'è accorto pure il Ministero! Tutte cose che a noi non vedenti sembrano normalissime, ma che purtroppo tanti ancora non conoscono.

Tornando al libro, esso può poi essere letto-ascoltato seguendo due ordini: quello classico, dall'inizio alla fine, e quello casuale, a salti, in base a ciò che più interessa. Di sicuro, qualunque modalità si scelga, si troverà qualcosa di gradevole ed interessante. La lettura magistrale dei due speakers professionisti Mariadele Cinquegrani ed Edoardo Camponeschi poi rende tutto più scorrevole e piacevole da ascoltare.

Una pubblicazione corposa, dunque, che racchiude tredici anni di voci, parole, cultura, storie, emozioni, musica, persone. E se non è inclusione questa…

Consiglio l'ascolto di quest'audiolibro (o la lettura quando sarà possibile) a tutti, vedenti e non vedenti, proprio come a tutti consiglio l'ascolto della nostra radio… una volta ascoltata non la lascerete più.

 

  

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - DONNE DELL'ANIMA MIA

Sinossi:

Con leggerezza e ironia, Isabel Allende rievoca momenti del passato e indugia sul presente per raccontarci le ragioni del suo femminismo. L’autrice parte dalle origini, dalla sua infanzia e adolescenza passate nella cornice di una rigida struttura patriarcale. L’istinto di ribellione è una sorta di reazione naturale al maschilismo imperante che genera in lei l’attitudine che negli anni l’ha portata a schierarsi sempre con i deboli, gli emarginati e tutte le donne che ancora lottano per l’emancipazione. Isabel ci racconta le tappe del suo cammino, a partire dal raggiungimento dell’indipendenza economica, le relazioni tra sessi, la sua biografia sentimentale e professionale. E poi la terza età, ciò che significa per lei, donna pienamente liberata e convinta che i modelli imposti portino a una forma di pregiudizio contro la vecchiaia non dissimile dagli atteggiamenti sessisti e razzisti.

 

Commento:

Se volessimo trovare un sottotitolo a questo nuovo libro di Isabel Allende, potremmo senz'altro scrivere "Autobiografia ragionata e riflessioni sparse di una femminista ante litteram". Sarebbe, credo io, un'ottima sintesi delle pagine in cui l'autrice cilena si racconta, parla della sua infanzia, degli anni di lotta, della vecchiaia e dell'amore. Lo fa non semplicemente per parlare di sé, ma come pretesto per parlare, in modo concreto e ragionato, di femminismo. Ne parla lei che femminista lo è da prima che il femminismo attecchisse nella sua mente pronta, lei che è stata una femminista sin da bambina, una bambina ribelle, un maschiaccio, molto lontana dall'ideale di ragazza e di donna sottomessa, obbediente e discreta che ci si aspettava. Ma Isabel non parla solo di sé, assolutamente: parla di donne, di femministe che l'hanno ispirata, che ha conosciuto, a cui ha affiancato il suo impegno; parla (tanto) di sessualità, amore, accettazione, testardagine e un pizzico di follia che spinge ad osare, a dire di sì alla vita e poi si vedrà. Parla anche molto di amore e di amori, di uomini, del loro modo di vedere la donna, delle loro paure… cita dati, studi, statistiche… In queste pagine di vita reale che sembrano quasi un romanzo, Isabel dimostra la sua ben consolidata bravura di scrittrice, unisce in un perfetto equilibrio fatti personali ed analisi sociale, dimostrandosi un'analista acuta, attenta, consapevole del femminismo di ieri e di oggi e della società in cui esso si contestualizza. Un libro davvero gradevole che regala ottimi spunti letterari e di riflessione. Consigliato.

 

Opera recensita: "Donne dell'anima mia" di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli, 2020

Genere: autobiografia, narrativa internazionale

Pagine: 176

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.