simposio lettori copertina

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venerdì 30 ottobre 2020

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA LEGGE E LA SIGNORA

Sinossi:

"La legge e la signora", opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s'improvvisa detective: è convinta dell'innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti "inadatti a una donna", riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate. Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vitt    oriana.

 

Commento:

Sebbene conservi un fondo di ambigua reticenza a staccarsi da certe convenzioni sociali di paternalistica natura, La legge e la signora è un romanzo giallo che contiene in sé una sfida e una promessa. La sfida è quella di una donna, di una giovane moglie che sfida l'intero sistema maschilistico che le impedirebbe di compiere azioni, leggere documenti, persino pensare in modo libero e scevro da ogni condizionamento o preconcetto; la promessa è quella di un'emancipazione femminile ancora di là da venire, ma che si incammina a grandi falcate e che trova in Valeria Macallan una sua degna promotrice. Questa giovane donna vissuta nelle campagne del Nord dell'Inghilterra presso uno zio vicario, sposa Eustace Woodville sapendo di lui ben poco oltre all'amore sincero e reciproco che li lega. In circostanze del tutto fortuite Valeria scopre che il marito in realtà l'ha sposata sotto falso nome per nascondere l'ignominia legata alla sua vera identità: l'uomo è stato vittima del cosiddetto "verdetto scozzese", un artificio giuridico per il quale, a seguito di un processo, si viene assolti per insufficienza di prove. Eustace, accusato dell'omicidio per avvelenamento della prima moglie, non è risultato di fatto né colpevole né innocente e, macchiato per sempre dall'onta, ha tentato di nascondere la verità alla sua nuova moglie. Vedendo scoperta la menzogna, perpetrata più per vigliaccheria che per malafede, decide di allontanarsi da lei nella convinzione che la scoperta comprometterà per sempre la serenità della loro vita matrimoniale. Valeria, al contrario, guidata dal suo amore per Eustace, da una volontà di ferro e da un profondissimo senso della giustizia, è più che determinata a scoprire cos'è accaduto realmente e a trovare lei la prova che scagionerà suo marito. Una figura femminile di tutto rispetto, quella di Mrs Valeria Macallan, un'investigatrice che ricorda tanto la protagonista di Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier per determinazione, fiducia verso il compagno  e temperamento volitivo. Eroine più coraggiose e indomite dei loro compagni uomini che si dimostrano fiacchi, vigliacchi, rassegnati all'ingiustizia della vita. Figure femminili che racchiudono in sé un esempio di forza di volontà e una reale promessa di emancipazione.

 

 

Opera recensita: "La legge e la signora" di Wilkie Collins

Editore: Fazi, prima ed. originale 1874

Genere: giallo classico

Ambientazione: Londra, Edimburgo

Pagine: 401

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 28 ottobre 2020

RECENSIONE: TEA RANNO - TERRAMARINA

Sinossi:

È la sera della vigilia di Natale e Agata, che in paese tutti chiamano la Tabbacchera, guarda il suo borgo dall'alto: è un pugno di case arroccate sul mare che lei da qualche tempo s'è presa il compito di guidare, sovvertendo piano piano il sistema di connivenze che l'ha governato per decenni e inventandosi una piccola rivoluzione a colpi di poesia e legalità. Ma stasera sul cuore della sindaca è scesa una coltre nera di tristezza e "Lassitimi sula!" ha risposto agli inviti calorosi di quella cricca di amici che è ormai diventata la sua famiglia: è il suo quarto Natale senza il marito Costanzo, che oggi le manca più che mai. E, anche se fatica ad ammetterlo, non è il solo a mancarle: c'è infatti un certo maresciallo di Torino che, da quando ha lasciato la Sicilia, si è fatto largo tra i suoi pensieri. A irrompere nella vigilia solitaria di Agata è Don Bruno, il parroco del paese, con un fagotto inzaccherato tra le braccia: è una creatura che avrà sì e no qualche ora, che ha trovato abbandonata al freddo, a un angolo di strada. Sola, livida e affamata, ma urlante e viva. Dall'istante in cui Luce – come verrà battezzata dal gruppo di amici che subito si stringe attorno alla bimba, chi per visitarla, chi per allattarla, vestirla, ninnarla – entra in casa Tabbacchera, il dolore di Agata si cambia in gioia e il Natale di Toni e Violante, del dottor Grimaldi, di Sarino, di Lisabetta e di tutta quella stramba e generosa famiglia si trasforma in una giostra. Di risate, lacrime, amurusanze, tavole imbandite, ritorni, partenze e sorprese, ma anche di paure e dubbi: chi è la donna che è stata capace di abbandonare ai cani il sangue del suo sangue? Starà bene o le sarà successo qualcosa? Cosa fare di quella picciridda che ha già conquistato i cuori di almeno sette madri e cinque padri? Tea Ranno torna a percorrere i territori fiabeschi e solari dell' Amurusanza con il suo stile che fonde dialetto siculo e poesia e si lascia contaminare dal realismo magico sudamericano. Il risultato è una narrazione corale ipnotica, un moderno presepe fatto di personaggi vitali e incandescenti, una generosa parabola di accoglienza e solidarietà.

 

Commento:

Ho cominciato ad adorare il modo di scrivere di Tea Ranno solo un anno fa, con quello che oggi è il suo penultimo romanzo, L'amurusanza. Era una storia bellissima, fatta di personaggi vividissimi, di cultura, colori, sapori, passione, di male che si tramuta in bene e di quel pizzico di magia che fa di ogni storia una fiaba da tenere nel cuore. Mi ero tanto affezionata ad Agata la Tabbacchera e alla sua meravigliosa cricca che cambia il mondo a colpi di poesia, così, appena ho saputo dell'uscita di un nuovo romanzo di Tea Ranno, ho subito desiderato leggerlo… ma qual è stata la mia sorpresa nel ritrovarmi di nuovo lì, in quel paesino in provincia di Siracusa, di nuovo insieme a quella stessa grande famiglia? Aprire il libro e ritrovarmi immersa in quell'atmosfera che sa di casa è stato proprio come scartare un regalo la vigilia di Natale. E proprio la sera del 24 dicembre, mentre un'insolita, abbondante nevicata ammanta le strade e rende più vero il Natale, comincia questa storia. La Tabbacchera, la sindaca Agata Lipari, rifiutando l'invito degli amici riuniti a festeggiare il Natale nella casa di rimpetto illuminata a festa, si è chiusa nel buio e nella solitudine a pensare alla sua vita disgraziata, a quel marito morto cui aveva giurato amore eterno e a quel maresciallo continentale che le stava riaccendendo il cuore e il corpo, dal quale si è strappata via a forza, dal quale si è scansata, ma che non vuole andarsene dai pensieri. "Sula lassatimi", ha detto a tutti gli amici che soffrono sapendola lì, al buio e al silenzio. Così è pronta a scacciare quell'impertinente che con fragore bussa alla sua porta rompendo il freddo e il vuoto della solitudine che si è imposta, quando si accorge, tuttavia, che si tratta di Don Bruno, il parrino, che di gran fretta porta in casa sua una bambina. Una bambina mezza morta, ritrovata nei pressi di un cassonetto, messa al mondo da chissà chi in quella notte gelida in cui in strada ci sono solo i cani. Una bambina che Don Bruno e tutta la cricca prontamente accorsa riportano alla vita e che presto inonderà di luce le vite di tanti. Ma chi è sua madre? Dove si trova? E quali domande, impegni, nuove lotte porterà con sé la piccola Luce? Questa è la storia di una bambina che rischiava di morire sola e senza famiglia e che invece ha trovato madri e padri in sovrappiù; è la storia di una ragazzina scucita che è scappata da una vita di soprusi e malvagità per ritrovare una nuova famiglia e quella Terramarina di cui le parlava sempre sua madre, quel luogo di sogno che sta dentro noi stessi nel quale tutto è bellezza e tutto è poesia. E poi è la storia di una donna che con le armi della legalità, giustizia, bellezza, poesia e amurusanza è in grado di cambiare il mondo, di una donna che finalmente ha ritrovato l'amore. E solo un animo sensibile e improntato a cogliere la bellezza come quello che, ancora una volta, dimostra Tea Ranno, poteva raccontarla, questa storia. E a noi, oltre a ringraziarla per questo regalo, non resta che sperare che quella certa signora che viene da Roma col suo taccuino torni ancora in quel paesino o magari giri tutto il mondo per raccogliere  tante, tantissime storie e farci sognare così bene.

 

 

Opera recensita: "Terramarina" di Tea Ranno

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sicilia

Pagine: 288

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

          

domenica 25 ottobre 2020

RECENSIONE: HELENE FLOOD - LA TERAPEUTA

Sinossi:

Sara, psicologa trentenne, gestisce uno studio privato per giovani problematici nella nuova grande casa che sta ristrutturando insieme al marito Sigurd, ambizioso architetto sempre oberato di lavoro. Un giorno, dopo aver lasciato un messaggio telefonico alla moglie in cui dice di aver raggiunto un paio di amici per una breve vacanza, Sigurd scompare nel nulla. Gli amici confermano che lo stavano aspettando ma che non è mai arrivato a destinazione. Dov'è finito? Perché ha mentito? Sara non ha idea di cosa sia successo e, mentre le ore passano, la rabbia comincia a trasformarsi in paura. Quando la polizia inizia finalmente a interessarsi alla scomparsa, la donna diventa uno dei principali sospettati perché ha cancellato definitivamente e troppo in fretta il messaggio vocale del marito. Sara si ritrova dunque sola nella casa da sogno rimasta incompiuta, dove ogni stanza diventa sempre meno ospitale e sempre più inquietante, anche lo studio dove riceve i pazienti. Ma è sola davvero? Non riesce infatti a scrollarsi di dosso la sensazione di essere osservata, è convinta che gli oggetti spariscano e ricompaiano misteriosamente e di sentire dei passi in soffitta durante la notte. È davvero così o è lei che sta perdendo lucidità? Mentre verità terribili vengono alla luce, Sara trova sempre più difficile gestire la propria vita e i propri pensieri. Può fidarsi della sua memoria? Riuscirà lei, esperta nell'interpretare le emozioni e le intenzioni degli altri, a guardare davvero dentro se stessa? E dove può considerarsi veramente al sicuro?

 

Commento:

Ambientato nella fredda Norvegia, in una Oslo quasi primaverile che offre di sé un'immagine lontana dalle classiche capitali europee, una città dove ciascuno sembra vivere isolato, chiuso dentro se stesso e circondato dal nulla fisico e da rari e freddi contatti sociali, La terapeuta è un buon thriller psicologico che mantiene una tensione costante e controllata e che riesce a regalare anche più di qualche brivido. Sara e Sigurd sono una giovane coppia che sta cercando, con fatica, di conquistarsi la sua indipendenza ed il suo equilibrio. Quando il vecchio nonno di lui muore lasciando loro la sua casa grande e di valore, i due intravedono in quest'insperata fortuna l'ottimo punto di partenza per cominciare a costruire la loro famiglia: con la ristrutturazione della casa, il lavoro di entrambi e magari l'arrivo di un figlio ce la faranno. Ma le cose non vanno proprio così bene, tutto sembra essere più difficile di quanto sperassero, tutto sembra andare a rilento… così quando Sigurd le comunica che andrà in montagna con gli amici per il weekend, Sara non è triste, anzi è quasi grata di poter restare sola e prendersi un po' di tempo per sé. Vedrà i suoi pazienti, poi mangerà da sola, farà spinning, guarderà Netflix, berrà vino bianco e… e poi basta, chi lo sa, chi vivrà vedrà. Ma i piani di entrambi i coniugi per il weekend ben presto si riveleranno sin troppo rosei. Lei scoprirà che il marito le ha mentito; lui… lui scomparirà nel nulla. Dov'è Sigurd? Se non era con gli amici come aveva detto, dov'era diretto? E come mai il suo tubo portadocumenti prima non c'era e poi è ricomparso? E di chi sono quei passi in mansarda? Cosa sta succedendo davvero? Sara non lo sa, non capisce più cosa sia reale e cosa sia frutto della sua immaginazione… e noi con lei. Helene Flood ci conduce per i meandri di una storia familiare intricata, fra insoddisfazione e rancori mai davvero sopiti, fra pericoli insospettabili e giustizieri per cui la legge è solo un pezzo di argilla da modellare a proprio piacimento. Un buon thriller psicologico che induce a riflettere su quanto possiamo realmente dire di conoscere noi stessi e le persone che abbiamo accanto.

 

Opera recensita: "La terapeuta" di Helene Flood

Editore: Mondadori, 2020

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

venerdì 23 ottobre 2020

RECENSIONE: BRUNO ARPAIA - IL PASSATO DAVANTI A NOI

Sinossi:

Forse le passioni di un'epoca non possono essere raccontate a un'altra. Eppure la voce che narra questa storia di ragazzi e ragazze che crescono negli anni Settanta in un paesino del Sud ha il timbro forte e consapevole di chi non può più tacere. È una nitida voce corale, quella di Alberto Malinconico, di Angelo Malecore e dei loro amici. Per loro, il punto di svolta è l'11 settembre 1973, quando il telegiornale trasmette le immagini del golpe in Cile. Come si fa a non esserne colpiti? Così, in quella stagione di lotte operaie, di austerità, di battaglie per la legge sul divorzio, tra le prime ragazze e le bravate con gli amici, matura la coscienza politica e la voglia di cambiare. E sono i volantini, i cortei, le interminabili discussioni in sezione, i concerti rock, le manifestazioni a Roma e a Bologna, gli scontri con la polizia, i viaggi in autostop a Londra, il vento del femminismo, la liberazione sessuale. Finché la lotta armata e la repressione dello Stato non chiudono bruscamente il futuro verso il quale quei ragazzi credevano che la Storia li sospingesse.

 

Commento:

Era da tanto che cercavo un romanzo che mi raccontasse in modo puntuale, approfondito ed accurato gli Anni di Piombo, che mi desse un punto di vista accorato su quel periodo, un punto di vista di chi quegli anni difficili li ha vissuti. Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia è questo, è un romanzo – non obbligato quindi alla verità storica – che racconta con puntiglio e talvolta prolissità, ma di certo con ardimento e schiettezza gli eventi che avvennero in Italia e nel mondo dal 1972 al 1980. Lo fa dal punto di vista di un gruppo di giovani di un paesino del Sud, alle porte di Napoli, ai piedi del Vesuvio; giovani impegnati politicamente, attivi nella lotta e nella vita. A raccontare tutto, guidato dalla voglia di ripercorrere i ricordi, di tirar fuori il dolore e il male, di raccontare l'irraccontabile, è, a distanza di più di vent'anni, uno di loro, Alberto Malinconico. Lo fa con la disperazione di chi ha bisogno di esorcizzare il dolore, i dubbi, gli interrogativi, i tarli che si porta dentro da troppo tempo e che lo corrodono dall'interno. Così ripercorre i giri sulla Diane con gli amici, le ragazze, i concerti dei collettivi, l'attacchinaggio, le mille mila riunioni di cellula, l'impegno, i discorsi, i manifesti, i volantini ciclostilati… poi le cazzate, i viaggi all'avventura, i giorni e le notti senza orari, interminabili come sembrava la vita. E poi l'università, le agitazioni, la lotta armata, i morti e i sensi di colpa… e il futuro incerto, il sindaco e le sue manfrine, i treni sulla vesuviana, il femminismo… tutto insieme, tutto in ordine, tutto, proprio tutto.

Il passato davanti a noi è un libro importante, ma anche parecchio complesso: non è una lettura facile, ci sono tanti eventi che si susseguono rapidamente, c'è un bel carico emozionale e tanto, tantissimo su cui riflettere. Però è una lettura utile, oltre che appassionante, sia per chi quegli anni li ha vissuti, sia per chi li conosce solo de relato. Un libro pregevole che racconta con perizia una pagina oscura, eppure bellissima, della storia italiana, percorsa da quell'"inquietudine incurabile" che ha fatto tanto bene e tanto male al nostro Paese e che, in qualche modo, ne ha cambiato per sempre il futuro.

 

Opera recensita: "Il passato davanti a noi" di Bruno Arpaia

Editore: Guanda, 2006

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Campania, anni 70

Pagine: 507

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

RECENSIONE: JULIE MAROH - IL BLU è UN COLORE CALDO

Sinossi:

Il primo sguardo tra due persone destinate a innamorarsi può essere un evento sconvolgente: una scossa destinata a far tremare le fondamenta di una vita banale, un'esplosione di colore che ravviva un mondo altrimenti grigio. È quello che accade a Clémentine 15 anni, in un pomeriggio qualsiasi, quando una macchia di colore si fa strada verso di lei tra la folla: una testa dai capelli tinti di blu, un paio d'occhi dello stesso colore che per i mesi a venire invaderanno, notte dopo notte, ogni suo sogno. Eppure, la storia di Clementine non è solo una storia d'amore. È una storia di vergogna, di negazione, di rabbia, di insicurezza: perché il nome della sua ossessione è Emma, e in un mondo intriso di pregiudizi vivere la propria omosessualità alla luce del sole può provocare fratture emotive insanabili, e deviare per sempre il corso di un'esistenza.

 

Commento:

"AH! SEMBRA CHE TU ABBIA ANCORA DEI

PREGIUDIZI. EPPURE NON TI SAREBBE

DIFFICILE CAPIRE CHE L’AMORE NON

RISPONDE ALLA MORALE CHE TI HANNO

INSEGNATO".

Cosa si prova quando ci si scopre innamorati, innamorati sul serio? E come ci si sente quando ci si rende conto che la persona di cui siamo innamorati non è quella di cui ci si aspetterebbe che ci innamorassimo? Clementine è un'adolescente, va ancora al liceo, quando, tra un flirt innoquo e una serata con gli amici, si rende conto di essere innamorata di Emma. L'ha vista un giorno, coi suoi capelli blu, e da quel giorno non l'ha più dimenticata. Clementine non vuole ammettere a se stessa di provare qualcosa per un'altra ragazza, non vuole ammettere a se stessa di essere lesbica, perciò, con l'incostanza e l'instabilità tipica della sua età, cerca di opporsi a questo sentimento che si fa sempre più pressante, sempre più importante e difficile da ignorare. E intanto intorno a lei le persone notano qualcosa e c'è chi la incoraggia a vivere quest'amore, nonostante le difficoltà e le ritrosie. C'è, però, anche chi la segna a dito, chi disapprova… per esempio i suoi genitori. Clementine dovrà decidere, scegliere, farsi coraggio e capire quanto è importante questo amore, ma dovrà farlo in fretta: non lo sa ancora, ma la clessidra della sua vita corre inesorabile, più veloce di lei, più veloce persino dei pensieri.

Il blu è un colore caldo… questo titolo, così evocativo, affascinante, intrigante, mi attirava da anni, ma trattandosi di una graphic novel mi risultava difficile approcciarmi a questa lettura. Avevo provato a leggerlo un paio d'anni fa, ma forse non avevo la giusta concentrazione, forse non ero pronta a cogliere il senso di una storia avendo solo metà o forse un terzo delle informazioni disponibili. Ieri sera, però, mi è tornata la curiosità che ha sopraffatto la pigrizia e i tentennamenti… così ne sono venuta a capo e, documentandomi sul web, ho scoperto che questa novel è stata poi portata sullo schermo da Abdelatif Kechiche nel film La vita di Adele che avevo già visto. Ecco che tutti i tasselli, o quasi, sono andati al loro posto. Per quanto il mio commento sia incompleto e parziale, mancando la visione delle tavole, dei disegni, dirò che l'ho trovata intensa, capace di rendere in poche battute tutte le emozioni dei personaggi, emozioni forti, decise come una macchia di blu che, se associato a un sentimento così travolgente, può decisamente diventare un colore caldo, bollente, scottante. La consiglio a chi possa apprezzarla pienamente e soprattutto voglia superare uno stereotipo, un pregiudizio, da un punto di osservazione diverso.

 

Opera recensita: "Il blu è un colore caldo" di Julie Maroh

Editore: Rizzoli Lizard, 2010

Genere: graphic novel

Pagine: 158

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

          

lunedì 19 ottobre 2020

RECENSIONE: KATE ELIZABETH RUSSELL - MIA INQUIETA VANESSA

        Sinossi:

Mia inquieta Vanessa è un romanzo provocatorio, disturbante e potente, è il ritratto magistrale di un'adolescenza travagliata e delle sue ripercussioni, che solleva interrogativi fondamentali su azione, consenso, complicità e sull'essere vittima. È il romanzo che definisce un'epoca, e segna l'esplosivo esordio narrativo di una straordinaria autrice.

2000. Delusa dalla fine di un'amicizia e alle prese con le prime difficoltà della vita ma ambiziosa e impaziente di diventare adulta, Vanessa Wye ha quindici anni quando affronta il secondo anno di liceo alla prestigiosa Browich School e inizia una travolgente relazione con Jacob Strane, il suo magnetico insegnante di letteratura di quarantadue anni. 2017. Quasi vent'anni dopo, quando iniziano il movimento #MeToo e l'ondata crescente di accuse verso uomini potenti, arriva infine la resa dei conti. Strane viene accusato di abusi sessuali da un'altra ex allieva, che contatta Vanessa chiedendole di fare lo stesso e denunciare il professore. Vanessa è inorridita, perché è sicura che la relazione che ha avuto con Strane non sia stata un abuso. Era amore. Di questo è certa. Costretta a ripensare il suo passato, a ripercorrere tutto ciò che è accaduto, Vanessa deve ridefinire la storia d'amore mai davvero finita che ha segnato la sua esistenza, e deve affrontare la possibilità di essere una vittima, e solo una delle tante. Si ritrova improvvisamente di fronte a una scelta impossibile: rimanere in silenzio, ferma nella convinzione di avere agito volontariamente quando ha iniziato la relazione da adolescente, o guardare con altri occhi se stessa e gli eventi del suo passato. Ma come può rinnegare il suo primo amore, l'uomo che l'ha trasformata radicalmente ed è stato una presenza costante nella sua vita? È davvero possibile che colui che tanto ha amato da ragazzina e che ha sempre professato di adorare solo lei possa essere così diverso dall'uomo in cui ha sempre creduto? Alternando il presente di Vanessa e il suo passato, la storia affianca memoria, trauma e l'emozione mozzafiato di una adolescente che scopre il potere che può esercitare il proprio corpo.

 

Commento:

Ci sono libri che se ne stanno lì, mimetizzati buoni buoni fra i troppi titoli in attesa, fanno gli indifferenti però li senti che ti chiamano, ti occhieggiano quando scorri la lista, fino al giorno che, ignara e inconsapevole, ci clicchi sopra, cominci a leggere… e intanto che arrivi alla fine scopri che ti hanno stesa, fregata, sconquassata, rivoltata, bruciata, marchiata, capita. Sono i pochi, pochissimi libri che parlano di te, della tua vita, della tua storia, di quelle parti intime della tua mente che non riveli a nessuno, delle tue domande segrete e dei dubbi amletici con cui ti addormenti la notte, di quella parte di te che ritieni più vera e autentica e che celi per paura che occhi troppo giudicanti e superficiali la insozino, la danneggino finendo per danneggiare irreparabilmente anche te. Mia inquieta Vanessa parla proprio di quella parte di vita di una ragazza, Vanessa appunto, che a trentadue anni si ritrova sull'orlo di un precipizio che potrebbe sconvolgerle la vita. È il 2017 e l'America è scossa dal movimento #MeToo e dall'ondata di accuse a uomini potenti per violenze su donne risalenti anche a molti anni prima. Una ex studentessa del suo liceo, la Browich, ha denunciato i presunti abusi ad opera del suo professore di letteratura, Strane e contatta Vanessa perché si unisca anche lei al coro, porti anche lei la sua testimonianza decisiva. Ma Vanessa non vuole saperne: lei non ha subito abusi, lei non si sente una vittima di Strane quindi non lo è, la sua relazione con Strane era amore, forse ossessivo, malato, travagliato, ma pur sempre amore… gliel'ha detto lui che l'amava. Vanessa e Strane, ventisette anni di differenza di età, si sentono ancora, nonostante siano passati diciassette anni dall'inizio della loro relazione. Sì, avete fatto bene i conti: quando tutto cominciò Vanessa di anni ne aveva 15, era una ragazza carina, intelligente, amante della poesia, ma era anche una ragazza problematica, senza amici, disordinata e fragile. Quando Strane posa gli occhi su di lei, comincia a farle complimenti sempre meno innocenti, dentro la mente e soprattutto nel corpo di Vanessa si innesca una bomba, la bomba della scoperta della sensualità, del potere, della capacità di suscitare desiderio, persino amore in un'altra persona, in un uomo, un uomo adulto, non un ragazzetto, un insulso coetaneo. I rischi ci sono, ma Vanessa si convince che per Strane siano più gravi, perciò quando la storia viene a galla fa di tutto per proteggerlo e il conto lo paga tutto lei. E sarà sempre così, in un'ossessione dalla quale non si può uscire: sarà sempre lei a giustificarlo, ad adattare la realtà al suo modo di vederla, a vivere nel bisogno di lui. Ma anche Strane, dal canto suo, è vittima delle sue pulsioni, della debolezza, dell'incapacità di controllarsi… E allora dove sta il limite della colpa? Quanto realistici possono mai essere, in una situazione come questa, concetti astratti come consenso, consapevolezza, circonvenzione, aggressione, abuso, violenza, vittima? Quanto vuote e labili si rivelano le definizioni giuridiche di fronte alla potenza di un sentimento, alla soggettività del dolore e dell'amore? Questo libro, che io ho trovato meraviglioso per la sua forza e il suo realismo, ci pone tutte queste domande e molte altre. Interrogativi che non possono trovare risposta, o quantomeno non ne troveranno una nunivoca. Questo romanzo ci esorta a non giudicare, ma a cercare di capire. È facile condannare una condotta considerata moralmente sbagliata, possiamo farlo tutti con facilità, ma prima di farlo dovremmo cercare di fermarci ed ascoltare entrambe le parti, cercare di guardare il tutto con gli occhi di chi quell'esperienza l'ha vissuta e solo dopo, magari, provare ad aiutare. Un romanzo scritto con un tale realismo che sembra quasi che l'autrice abbia vissuto ciò che racconta. Tuttavia nella prefazione la Russell chiarisce che questa storia non ha nulla di autobiografico… e perché non dovremmo crederle? D'altronde questa storia va oltre il #Metoo e le strumentalizzazioni del momento, dato che l'autrice ci ha lavorato per ben diciassette anni. Nota a margine ma non meno interessante, un altro pregio del libro sono le tante citazioni letterarie di cui è infarcito, tutte contestualizzate e chiarite, che servono a chiarire ed impreziosire il racconto. Insomma, un libro consigliato solo a chi pensa di poterlo reggere… però un libro stupendo.

 

Opera recensita: "Mia inquieta Vanessa" di Kate Elizabeth Russell

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa americana

Ambientazione: Maine, Stati Uniti, 2000-2017

Pagine: 360

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 10.

      

sabato 17 ottobre 2020

RECENSIONE: MARIANGELA GUALTIERI - QUANDO NON MORIVO

Sinossi:

Siamo. Prima persona plurale del verbo essere: «siamo» è la voce verbale che attraversa tutta la nuova raccolta di Mariangela Gualtieri. Una voce, per l'appunto, prima ancora che una forma. Una voce che parla da non si sa dove e pronuncia l'essere e l'esserci come evidenza e nello stesso tempo come mistero. Né punto di partenza né punto di arrivo, ma consapevole e accidentato percorso. Gli approcci piú che definitori sono tentativi di collocazione: «siamo | nel calmo della nuvola turchina», «Siamo qui. Siamo | dentro un mattino assolato». Ma soprattutto sono indicazioni di stati d'animo: «Siamo confusi», «siamo stupidi un poco». Di sicuro non siamo soli. Un'altra presenza costante del libro (e non solo nella seconda sezione, ad essi dedicata) è quella degli animali. Fratelli, ma anche qualcosa di piú: sorta di angelici anelli di congiunzione con quanto si cela dietro la parola «siamo» e il verbo essere. E anche i cuccioli umani, ai quali è dedicata un'altra sezione, sono creature speciali, piú immediatamente partecipi di quei cicli naturali intorno ai quali ruota, come una preghiera, la scrittura della poetessa romagnola. Ma senza essere troppo francescana, senza dimenticare che il male esiste e che quella umana è una «specie con orchi». D'altra parte, anche nelle poesie piú introspettive le pulsioni sono del tutto contrastanti, in un'alternanza di estasi e smarrimento. Il filo rosso del libro resta comunque quello del sentimento panico (ancora una volta «siamo», tutto, insieme) che attraversa le varie sezioni e tocca forse il suo vertice nel Requiem finale.

 

Commento:

Quella di Mariangela Gualtieri, racchiusa in questa nuova raccolta, è una poesia che esalta l'umiltà, una poesia parificatrice e sincera, spirituale ed al contempo sensuale. Una poesia che esalta il noi, la pluralità di esseri e di anime, la natura, gli animali, l'amore e la morte. Tutto, nelle parole di Mariangela Gualtieri, viene focalizzato, modellato, mostrato nella sua essenza più vera, spogliato dagli orpelli, riportato all'origine. Come dita invisibili e operose, la voce intima e sanguigna di questi versi modella la natura e chi la abita rivelandone l'autenticità.

 

Opera recensita: "Quando non morivo" di Mariangela Gualtieri

Editore: Einaudi, 2019

Genere: poesia

Pagine: 128

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.