simposio lettori copertina

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Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post
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sabato 17 ottobre 2020

RECENSIONE: MARIANGELA GUALTIERI - QUANDO NON MORIVO

Sinossi:

Siamo. Prima persona plurale del verbo essere: «siamo» è la voce verbale che attraversa tutta la nuova raccolta di Mariangela Gualtieri. Una voce, per l'appunto, prima ancora che una forma. Una voce che parla da non si sa dove e pronuncia l'essere e l'esserci come evidenza e nello stesso tempo come mistero. Né punto di partenza né punto di arrivo, ma consapevole e accidentato percorso. Gli approcci piú che definitori sono tentativi di collocazione: «siamo | nel calmo della nuvola turchina», «Siamo qui. Siamo | dentro un mattino assolato». Ma soprattutto sono indicazioni di stati d'animo: «Siamo confusi», «siamo stupidi un poco». Di sicuro non siamo soli. Un'altra presenza costante del libro (e non solo nella seconda sezione, ad essi dedicata) è quella degli animali. Fratelli, ma anche qualcosa di piú: sorta di angelici anelli di congiunzione con quanto si cela dietro la parola «siamo» e il verbo essere. E anche i cuccioli umani, ai quali è dedicata un'altra sezione, sono creature speciali, piú immediatamente partecipi di quei cicli naturali intorno ai quali ruota, come una preghiera, la scrittura della poetessa romagnola. Ma senza essere troppo francescana, senza dimenticare che il male esiste e che quella umana è una «specie con orchi». D'altra parte, anche nelle poesie piú introspettive le pulsioni sono del tutto contrastanti, in un'alternanza di estasi e smarrimento. Il filo rosso del libro resta comunque quello del sentimento panico (ancora una volta «siamo», tutto, insieme) che attraversa le varie sezioni e tocca forse il suo vertice nel Requiem finale.

 

Commento:

Quella di Mariangela Gualtieri, racchiusa in questa nuova raccolta, è una poesia che esalta l'umiltà, una poesia parificatrice e sincera, spirituale ed al contempo sensuale. Una poesia che esalta il noi, la pluralità di esseri e di anime, la natura, gli animali, l'amore e la morte. Tutto, nelle parole di Mariangela Gualtieri, viene focalizzato, modellato, mostrato nella sua essenza più vera, spogliato dagli orpelli, riportato all'origine. Come dita invisibili e operose, la voce intima e sanguigna di questi versi modella la natura e chi la abita rivelandone l'autenticità.

 

Opera recensita: "Quando non morivo" di Mariangela Gualtieri

Editore: Einaudi, 2019

Genere: poesia

Pagine: 128

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

domenica 24 maggio 2020

RECENSIONE: SIMONE WEIL - POESIE


Poesie è una breve raccolta di poesie di Simone Weil, curata da Roberto Carifi e pubblicata dalla casa editrice Le lettere nel 1993. L'ho trovata indicativa della poetica della Weil, un assaggio della sua opera per chi volesse approfondire poi la conoscenza. Temi e immagini ricorrenti: la lotta, la guerra, la donna, il lampo, la carne, la speranza.


Mare docile al freno, sottomesso in silenzio,
Mare sparso, flutti per sempre incatenati,
Massa offerta al cielo, specchio d’obbedienza;
Vi tesse ogni notte nuove pieghe
La lontana potenza degli astri.

Quando il mattino colma l’intero spazio
Lo accoglie rendendo la luce in dono.
Un lampo leggero si posa in superficie.
Si stende in attesa e senza desiderio
Sotto il giorno che cresce, risplende e dilegua.

Di riflessi serali luccicherà improvvisa
L’ala sospesa tra il cielo e l’acqua.
I flutti oscillanti e fermi,
Dove ogni goccia sale e ridiscende,
Restano in basso per sovrano decreto.

Bilancia dai segreti bracci d’acqua trasparente
Trova in sé la misura, e schiuma, e ferro,
Giustizia invisibile per ogni barca errante.
Sullo scafo un filo azzurro traccia rapporti
Senza errore alcuno nella riga apparente.

Mare immenso, sii propizio agli infelici mortali,
Stretti ai tuoi bordi, persi sul tuo deserto.
A colui che affonda parla prima che muoia.
Entra nell’anima, o nostro fratello mare;
Donale la purezza delle tue acque giuste.
(Simone Weil - Il mare)

Opera recensita: "Poesie" di Simone Weil
Editore: Le lettere, 1993
Genere: poesia
Pagine: 77
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

domenica 26 gennaio 2020

SEGNALAZIONE: CLAUDIO SPINOSA - QUORE


Sinossi:
Alchimia e poesia o meglio poesia alchemica questo ciò che quore offre al lettore. Versi dal sapore ermetico a volte criptico che inducono ad un arduo lavoro di introspezione e di sgrossamento. Un percorso alchemico appunto fatto di varie fasi fino alla scoperta e la conoscenza del proprio vero se'. Un libro peculiare nel suo genere.

Più info:
Il libro è acquistabile da amazon, Ibs, La Feltrinelli e tutti gli altri stores.
Si tratta di una raccolta di poesie (non la prima di Claudio Spinosa), perciò il miglior commento non può che essere, appunto, una poesia.

   ANISCAC

Tu
Corpo ammantato di grigio
Beatrice sublime
Nei campi spenti d'inverno
Ci vedremo ostentare
In un cielo
Che a volte volteggia
In vano.

Opera recensita: "Quore" di Claudio Spinosa
Editore: Officina poetica, 2019
Genere: raccolta di poesie
Pagine: 132
Prezzo: 11,00 €


venerdì 17 maggio 2019

RECENSIONE: MARIA PIA ROMANO - GEOGRAFIE MINIME


Sinossi:
Quella di Maria Pia Romano è poesia della Natura, che è benigna e avvolgente e protettiva, e ci sa dare la meritata carezza. Poesia del ricordo. Commovente è il passaggio che rammemora la figura della nonna sognata, "che impasta polpette e cuoce cantando". Poesia del sogno. I sogni sono fanciulle con i capelli di grano. In "Geografie minime" viene celebrata con dolcezza, più che mai, la terra del Sud. Il Salento, Otranto, Gallipoli, luogo dell'anima. E ancora Santa Maria al Bagno, Santa Caterina. L'Appenino, luogo d'origine, Ruvo di Puglia. (Marcello Buttazzo)

Commento:
Una raccolta di poesie che coinvolge l'anima e i sensi, proprio come i luoghi, i paesaggi, le atmosfere, le situazioni, i ricordi che racconta. Geografie minime è un viaggio spazio-temporale nei luoghi e nelle fasi della vita; ogni poesia è un piccolo cristallo lucente attraverso il quale guardiamo con occhi diversi ciò che ci circonda e ciò che viviamo. Questo breve libro è intriso di mare, di colori, di suoni, d'aamore per il Sud, da Gallipoli a Leuca, da Otranto a Santa Maria al bagno; un tributo ai luoghi di nascita e d'infanzia (l'Appennino, il Sannio, la Murgia); un dono alla terra prescelta in cui restare (il Salento). Un libro prezioso, da tenere con sé e sfogliare con un occhio al mare, lasciandosi cullare dall'alchimia di versi e suoni della natura.

Opera recensita: "Geografie minime" di Maria Pia Romano
Editore: il grillo, 2018
Genere: poesia
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 13 aprile 2019

RECENSIONE: MARIA PIA ROMANO - LA CURA DELL'ATTESA


Sinossi:
«Non era nuda abbastanza se non scioglieva i capelli. Lui la obbligava a farlo, ogni volta». Davide è stato per Alba la rivelazione della pulsante voce della vita, la scoperta dell'amore che s'incide sulla pelle, per la prima volta. Nel trascorrere degli anni lei ha cercato di scacciare l'immagine inopportuna di un volto riemergente dal passato, è diventata una donna decisa e brillante: un ingegnere capace di spiegare ai suoi studenti il mondo dei motori disegnando alla lavagna curve perfette come il suo grembo, tenero portatore di nuova vita. Nell'attesa, Alba sfoglia le pagine della sua esistenza: l'infanzia chiusa nel cerchio perfetto della sua casa, gli anni a Ruvo di Puglia, poi il trasferimento nel Salento, la dedizione allo studio, le oscillazioni dell'animo. E lo sguardo innamorato di Filippo, il suo presente. Cos'è l'amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude? Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all'improvviso? Le grandi storie come questa possiedono la forza per navigare in un mare di parole.

Commento:
Un mare di sensazioni, suggestioni sensoriali, paesaggi scolpiti negli occhi, sensualità discreta e dirompente. Così Maria Pia Romano dipinge la storia di Alba, ingegnere, giovane docente di ingegneria, intollerante alla lentezza, amante dei libri, del mare e della poesia. Alba è sempre stata una diversa, una che non si uniforma al branco, solitaria, riservata, libera. Alba vive l'amore in modo travolgente, ma non riesce mai a concedersi completamente: c'è una vita segreta che è solo sua e che nessuno conosce davvero. Ci tiene, Alba, a questa parte di sé, anche a costo di dover rinunciare agli altri. E quando l'indecisione tra due parti del suo cuore la fa vacillare, un nuovo evento, inatteso e felice, arriverà a completarla, a ricongiungerla a se stessa, in un muto grazie per il dono della vita.
Maria Pia Romano, pur con una prosa ricca – quasi opulenta – di suggestioni, immagini, suoni, tratteggia con tocco lieve, ma diretto e profondo la storia di questa giovane donna nella quale non è difficile ritrovarsi, specie per chi, come me, ama il mare – nel nostro caso quello del Salento -, le parole, i sogni di carta che ognitanto si trasformano in sogni di vita. Un libro breve, un afflato di poesia nell'appiattimento dei sensi, uno spicchio di sole, irriverente e tenace, in una giornata uggiosa. Consigliato.

Opera recensita: "La cura dell'attesa" di Maria Pia Romano
Editore: Lupo editore, 2013
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Puglia
Pagine: 160
Prezzo: 8,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 9 marzo 2018

RECENSIONE: BAHIYYIH NAKHJAVANI - LA DONNA CHE LEGGEVA TROPPO


Sinossi:

Nella Persia del 1800 Tahirih Qurratu'l-Ayn è diversa da tutte: nata in una famiglia benestante, è cresciuta "come un uomo", libera di studiare e imparare.

Bellissima, sensibile e curiosa, scrive poesie e discute di politica, proclama la dignità delle donne. La sua fama di poetessa e ribelle ("strega e puttana"

per chi ne ha paura) è ormai diffusa in tutto il Paese quando, accusata di omicidio, fugge, tenendo in scacco la polizia dello Shah come se potesse prevederne

le mosse. E quando infine viene catturata - dopo aver osato, nell'attimo che la consegna alla Storia, togliersi il velo in pubblico - il suo fascino e

la sua saggezza confondono i persecutori, scatenando l'amore dello Shah e l'ira funesta di sua madre.

 

Commento:

Fughiamo da subito ogni dubbio. Questo libro non mi è piaciuto, ha deluso molto le mie aspettative, non lo consiglio e me ne dispiaccio.

Mi dispiace soprattutto perché poteva essere l’occasione giusta per raccontare una storia davvero troppo poco conosciuta, quella di una donna sospesa tra realtà e mito, una donna diversa dalle altre in un contesto culturale prettamente “maschio centrico”… ma non è stato così. Questa storia è relegata nell’ultima parte del libro, soffocata fra intrighi politici, giochi di potere, una miscellanea di eventi raccontati in modo altalenante e di punti di vista che finiscono per intrecciarsi in un groviglio complicato del quale, a dire il vero, avrei fatto a meno. Qui avrebbe dovuto essere raccontata la storia della poetessa di Kasbyn, una ribelle, giudicata eretica, strega, puttana, ammaliatrice, una donna coraggiosa ed indomita che alle donne che incontrò insegnò a leggere se stesse, le proprie vite e quelle degli altri e a scriverne perché rimanesse traccia di loro al mondo.

Invece ci ritroviamo a leggere il racconto frammentato degli eventi occorsi durante la prigionia della poetessa nella casa del primo notabile a Teheran, dal punto di vista di varie donne in qualche modo coinvolte. Se pure questo libro avrebbe potuto essere utile a tracciare un quadro della condizione femminile nella Persia ottocentesca, questo risulta nebuloso e per nulla innovativo: non aggiunge né toglie nulla a ciò che personalmente già conoscevo sulla condizione della donna nei Paesi islamici in tempi relativamente antichi.

Per me una lettura deludente, dunque, su tutta la linea… peccato, perché la storia della poetessa di Kasbyn sembra davvero interessante e degna di attenzione.

 

 

Opera recensita: “La donna che leggeva troppo” di Bahiyyih Nakhjavani

Editore: Bur, 2007

Genere: narrativa straniera-romanzo storico

Ambientazione: Persia (Iran) 1849-1896

Pagine: 426

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: no

Voto personale: 5

 

sabato 11 febbraio 2017

RECENSIONE: ALEXANDR PUSKIN - EVGENIJ ONEGIN


Sinossi (Ed. Marsilio):

Uno spreco, una storia d'amore mancata, l'impossibile accordo tra educazioni sentimentali ispirate a modelli letterari diversi, la vita stritolata nelle

divergenze fra civiltà e natura. L'incontro di Evgenij e Tatiana nella campagna russa, la lettera d'amore della signorina di provincia al giovane dandy,

il duello con cui questo uccide l'amico, i suoi viaggi e infine l'arrivo a Pietroburgo per riconoscere Tatiana nelle vesti di altera principessa legislatrice

di salotti e innamorarsene perdutamente: Puskin racconta questa tragica storia con grande levità di toni.

 

Il protagonista di questa storia è Evgenij Onegin (da alcuni editori italianizzato in Eugenio), un giovane bon vivant di città abituato a passare da una festa ad un ballo, da una donna ad un’altra con molta leggerezza. Richiamato nella campagna russa da una missiva che gli ingiunge di assistere uno zio morente, al suo arrivo Onegin trova una pace insperata e la possibilità di oziare allontanandosi, almeno temporaneamente, dai lussi della città. Qui conosce Lenski, un giovane poeta bello ed ardimentoso con il quale stringe amicizia, e Tatiana, una giovane ombrosa e schiva che si innamora di lui.

Troppo affezionato alla propria libertà, il nostro eroe la rifiuta, ma a distanza di tempo questa scelta si rivelerà un fatale errore.

La storia ci viene raccontata da un narratore esterno, un amico di Onegin, probabilmente l’autore stesso. Costui interviene talvolta per spiegare le sensazioni provate dai personaggi, ciò che celano nel loro animo e spesso ha la funzione di chiarire al lettore i punti più oscuri. Il romanzo è scritto in versi divisi in stanze ed il linguaggio (consideriamo che l’Onegin è stato scritto nell’Ottocento) è parimenti poetico e a volte pomposo. Tuttavia l’opera si legge piacevolmente e senza intoppi, ma altresì senza particolari picchi di interesse.

Personalmente ho trovato questo romanzo, il primo che leggo di Puskin, piacevole ma non particolarmente emozionante: non è nonostante fossi curiosa di conoscere l’evoluzione della storia, il libro non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. Ad ogni modo riconosco che si tratta di un’ottima lettura, perciò la consiglio. Ultima considerazione: nei romanzi d’amore di solito mi piacciono i finali alla “e vissero felici e contenti”, ma in questo caso sono contenta che sia andata diversamente! Onegin come personaggio non mi piace e l’ho trovato borioso ed arrogante, perciò… ben gli sta!

 

Opera recensita: “Evgenij Onegin” di Alexandr Puskin

Editore: Marsilio, Feltrinelli, Einaudi, Bur, Sansoni

Genere: romanzo in versi

Ambientazione: Russia, 1800

Consigliato: sì.